Racconti di Pina Scintu Belli
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| Passioni per rinascere E' sempre stato un antidoto alla quotidianità la passione di Giada per l'arte.Ed è così ancora adesso. La letteratura prima di tutto, poi l'amore per la pittura, dopo la scoperta di impressionisti e macchiaioli. Era bambina, amava già i libri. Quei pochi posseduti li teneva molto cari. Li nascondeva nella vecchia soffitta, dove si rifugiava per leggerli nei pomeriggi estivi, perché il sole delle isole era cocente. Le prime ore pomeridiane erano dedicate alla siesta, perché in giro per la strada non c 'era nessuno, Quell'ozio le sembrava una perdita di tempo, per questo, quei pochi libri da leggere le sembravano una benedizione. Dalla vecchia scatola usciva Salgari, regalato da sua sorella maggiore. Cominciava a sfogliarlo nella penombra, con le finestre socchiuse. I raggi del sole penetravano tra le fessure del canniccio del tetto.Già allora con la sua mente spaziava, sognava terre lontane che un giorno avrebbe voluto raggiungere, come i protagonisti di quei libri. Giada ogni tanto si assopiva perché il caldo prendeva il sopravvento, ma si riprendeva subito. Sognava di addormentarsi sulle rive di un fiume dell'Amazonia, oppure sotto le palme di un'altra isola. Le sembrava di sentire il vento sfiorarle il viso. Dai tempi della vecchia soffitta Giada è ormai lontana, tanta strada percorsa via dall'isola, e ancora tante cose da realizzare. Forse nella sua vita ha dato più spazio alla famiglia, ma riconosce ora che le energie spese all'interno di essa non sono mai sprecate. Giada fa confronti con amiche più in carriera e nota che anche loro lamentano dei vuoti, o sensi di colpa, magari per non aver dedicato molto tempo ad un figlio. Il tempo per un figlio secondo Giada è sempre ben speso. La ricchezza di Giada stava, nelle passioni che non ha perso quasi mai. La passione per l'arte le ha fatto superare tante difficoltà. da ragazzina in soffitta si rifugiava per evadere e sognare leggendo. Ancora oggi donna ormai, si salva dalla monotonia delle azioni quotidiane con la creatività. Van Gogh, uno dei suoi pittori preferiti, quando sintetizzava il suo pensiero sull'arte, diceva che l'arte appunto è l'uomo sommato alla natura. Il pittore aveva la capacità di trasportare sulle sue tele, i colori, le pulsazioni della natura con grande carica umana. Montale, poeta ligure diceva della poesia, che era un prodotto assolutamente inutile ma quasi mai nocivo. Tra le sue righe si immaginavano i colori del suo mare e dei tetti rossi di Liguria. A Giada le passioni ancora una volta l'avevano aiutata nei momenti bui, anche di dolore. E' stata in una sala di rianimazione per una settimana,per un intervento lungo e difficile. Un mondo diverso. Quando era li, sognava, come nella vecchia soffitta.Organizzava la sua vita futura, senza potersi muovere.Vedeva chi non era li. Il Papa per esempio, che incontrò davvero qualche anno prima. Poi sognava spiagge dorate nella sua isola, con i cavalli in corsa. Sognava paesi da visitare. Mentre in quella rianimazione Giada sognava, passò il medico per controllare la sua flebo, Giada borbottava e si capiva che parlava di Venezia, città molto romantica e parlava di pittura , una mostra da visitare. Ricorda ora che è guarita che il medico le disse: "Giada anch'io amo l'arte, vedrà, che quando guarirà potrà andare per davvero a Venezia, però ora deve stare ferma, perché la flebo che lei ha al braccio non deve muoversi." Giada continuava il suo viaggio immaginario dimenandosi un po'. Venezia era per lei una città magica anche d'inverno. Per lei nata in un'isola, spostarsi e visitare città d'arte era sempre stato davvero un sogno. In quella rianimazione il sogno proseguiva. Era una fredda mattina di marzo, con il vento pungente come aghi di pino ghiacciati, Giada passeggiava incappucciata lungo il Canal Grande. L'aspettava la mostra di pittura. Le piaceva girare tra le calle, scoprire viuzze meno invase dai turisti. Tra quelle vie si ritrovava a riflettere. Osservava pensierosa i colombi, divoratori di briciole abbandonate dai turisti. Sonnecchiante e pensierosa quasi si scontra con un giovanotto con gatto al seguito, con tanto di fiocco rosso e campanellino al collo. Si scusò per la distrazione . Gli occhi di Giada si posarono sul gatto, aveva una elegante bellezza. Il giovanotto aveva uno sguardo vivace, quasi allegro come il suo gatto. Ma qui il protagonista era proprio il micio che, si accorse subito d'istinto che Giada amava gli animali,le si strisciò subito sulle gambe. Il galante padrone volle offrire da bere a Giada per scusarsi dello scontro precedente. Giada rifiutò, ma alla fine dietro insistenza del ragazzo accettò. L'uomo disse che Fiocco, questo il nome del gatto, andava matto per i frullati. Il barista lo conosceva bene,era infatti il loro locale abituale. Giada fu stupita dopo aver visto Fiocco sorbire con velocità notevole, il frullato dentro ad una scodellina per gatti. . Si leccò i baffi e con aria sorniona si avvicinò a Giada, la quale prese per solidarietà , anche lei il frullato alla pesca. I discorsi tra Giada e l'uomo furono subito, scorrevoli perché parlarono di arte,che era stata comunque la motivazione per la visita a Venezia. Qualcosa li univa ,discussero. sulle differenze artistiche tra pittori del 500 e 600, come il Caravaggio. Il ragazzo continuava a sostenere che c'era un abisso tra contemporanei, amati da Giada e questi pittori del 600. Vuol mettere " disse " opere come la vocazione di San Matteo o la morte della Vergine, con un impressionista? Sono disse lui, opere che trasmettono la grandezza di un uomo e, che hanno lasciato una inquietante testimonianza delle condizioni umane. Non era all'altezza Giada di discutere o interpretare opere del genere. Continuò a parlare del suo istinto nell'amare i colori e i paesaggi, come quelli del pittore francese Manèt. Fiocco, il gatto veneziano era assorto, tra le braccia del suo padrone, e ci stava bene. Si era fatto tardi, fuori le luci illuminavano i canali e la luna quella sera si specchiava sull'acqua. Era giunta l'ora di salutarsi. Si erano però accorti di non essersi presentati. Lui era Gianmarco, lei Giada. Scoppiò una risata per questa seconda distrazione. Lei ripartì da Venezia con nostalgia, Gianmarco però la ritrovò. Nacque anche una corrispondenza lunga e bellissima. Giada pensò che se avesse preso un gattino per lei, lo avrebbe chiamato Fiocco. Intanto in quella sala di rianimazione era passata la notte, cambiarono i turni, le luci si accesero penetranti. Il medico si avvicinò a Giada e le disse" Oggi lei andrà in reparto e tra non molto tempo potrà anche andare a Venezia. Magari a vedere i quadri del suo pittore preferito" Giada fu stupita, non capiva e rispose che lei a Venezia c'era già stata, aveva anche incontrato un signore di nome Gianmarco con un gatto di nome Fiocco, un micio bellissimo. Il medico sorrise dolcemente. Arrivò Giada in reparto un po' prima di Natale, le infermiere si prodigarono per farle trovare l'albero davanti alla porta della sua camera. Quell'albero di Natale, con le luci scintillanti le allietavano le lunghe notti, quando non riusciva a dormire, e pensava che un altro sogno della sua vita sarebbe stato, quello di uscire di li , per poter trascorrere il Natale a casa. Un pomeriggio,arrivarono le sue bimbe, le intravide in lontananza con qualcosa in mano, ma non capiva cosa potesse essere. Si avvicinarono, offrendole subito questo grosso regalo, che si era rivelata: una gabbietta con , un biglietto per un viaggio di tre giorni a Venezia. Non capiva nuovamente, pensava di essere ancora stordita dalle dosi massicce di anestetici usati precedentemente. La realtà era invece un'altra. Mentre lei era in quella terapia intensiva il medico raccontò i suoi discorsi sull'arte e su Venezia ai suoi famigliari. Una grande prova d'amore. Giada andò a Venezia appena si riprese, con il suo Gianmarco vero, e le sue bellissime bimbe. Essere in quella città magica, girare con le sue gambe, non essere più legata in un letto, era una gioia immensa.Sprizzava voglia di vivere da tutti i pori della pelle. Ricominciare a vivere, ammirare i tramonti, la luna che illuminava davvero i canali, come nel suo viaggio immaginario. Era un dono della natura che le era stato offerto. La passione per la vita, l'amore per le cose che amava l'avevano aiutata a lottare. Una grande prova che le fece apprezzare e cogliere ora più che mai, ogni piccolo momento di semplicità. Saggio |