Poesie di Andrea Scian
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| I miei sensi, assopiti
dall’incedere inesorabile del tempo, appaiono improvvisamente smarriti,
quando appari tu. Piccolo fiore ancora acerbo, ma ricolmo di una magia che
non ti appartiene. Magia che appare e scompare nell’intensità di uno
sguardo, nello splendore di un sorriso appena accennato. Mentre tutto
intorno il cielo si confonde con la terra, il vento compie strani giri
attorno a non so cosa. E tu li, immobile, bianca come la neve, eppure calda
e profumata come una rosa che non è mai esistita. Non c’è eternità nel mio sguardo. Mi guardo allo specchio, deforme oggetto che inganna le esistenze. Vedo una luce lontana, brillare lentamente nei miei occhi, segno tangibile che esisto. Ma questa luce, appare ogni qualvolta la voglia io, sembra quasi un mio gioco infantile, un mio scherzare con la vita. Eppure anch’io, mentre una mosca, perfida, assolve al suo compito divino, le mie labbra consunte dal non dire, pronunciano sotto l’influsso della dolce, cara, scontrosa luna, la parola più semplice, ma quasi impossibile: TI AMO. Notti incantate, mi portano singhiozzi lontani che mai avrei creduto esistenti. Li unisco ai miei, ormai stufi di essere i soli su questo mondo. Singhiozzi di amori mai nati, traditi sul nascere, erranti senza una meta, eppure così appassionati da sembrare veri. Ma anche i miei singhiozzi non mi appartengono, sono figli della terra da cui siamo nati, io ne ho solo tratto una parte per giustificare i miei fallimenti. Le stelle stanno a guardare l’incedere ciondolante dell’umana follia. Consumati dal non vivere, dal non passato e dal non presente, presentano ogni giorno a se stessi i propri errori, le proprie debolezze, sperando che il giudice supremo, cioè loro fantastichi giudizi non troppo severi, permettendo loro di continuare a dire, quello che non dovrebbero fare: NON VIVERE. Baci senza speranza, si incontrano furtivamente nella via satura di ogni ben di Dio. Un paradiso di sensi abbaglia tutti,compreso me. Mi sembra di ridestarmi da un lungo sonno, tremante mi avvicino furtivo ad uno di quei baci. Mi chiedo cosa sia, cosa voglia. La sua risposta è una risata fragorosa. Vattene via , mi urla, qui non si può stare, questa è la via dei sogni perenni. Una carezza, una carezza o mio dolce passione vorrei aggiungere alla collezione dei miei sogni infranti. Quei sogni che il vento così fastidioso ed indisponente sta cercando di portarmi via. Io fragile ed inesperto, mi faccio ingannare. Come vorrei, come vorrei, che dolci mani premurose, mi indirizzassero la strada che porta all’effimera gloria di un momento. Io ti guardo, fanciulla dei miei desideri come mai ti ho guardato. Il mio stupido sguardo da animale da soma, ha lasciato spazio ad uno sguardo ingenuo, infantile. E ora sono pronto per l’ennesimo giudizio, per l’ennesimo fallimento che dovrò ancor sopportare. Ma un bagliore mi illumina gli occhi, forse sono ancora vivo, forse in me qualcosa si è risvegliato, forse forse forse… La luce che emanano i tuoi occhi cerulei, abbaglia anche il più nero degli anfratti, penetra nel più profondo delle grotte. Incantato da tale visione, io cerco rifugio nella mia anima contorta, ma anche lì visioni ancora più strane, mi offuscano il cammino. E tu ti avvicini sempre più, incurante dei miei richiami. Ora nulla ci divide, tranne fosse il nostro passato. Ode alla luna. Notti di stelle Capodanno Visioni Sacrificio alla luna Vorrei trovare un luogo dove
poter piangere a lungo, senza freni. Vorrei che le mie lacrime, come un
fiume in piena tracimassero. Vorrei che raggiungessero luoghi inaccessibili
così da poter far conoscere a tutti il diluvio di merda che mi porto dentro. La mia anima, sferzata da un vento forte e fastidioso, guarda invidiosa la pioggia che provocante e spietata, bagna ogni cosa che incontra. La sento dimenarsi, urlare il proprio dolore, godere della propria libertà come un aquila che voli candida sopra vette inaccessibili, così la mia anima non ancora venduta, affronta il percorso accidentato della vita, sognando e delirando assieme a me. La mia anima, sferzata da un vento forte e fastidioso, guarda invidiosa la pioggia che provocante e spietata, bagna ogni cosa che incontra. La sento dimenarsi, urlare il proprio dolore, godere della propria libertà come un aquila che voli candida sopra vette inaccessibili, così la mia anima non ancora venduta, affronta il percorso accidentato della vita, sognando e delirando assieme a me. Deserto c'é nel mio cuore, come deserte sono le strade nelle fredde sere d'inverno. Mi affanno, all'interno del mio cuore, ormai inaridito dall'arsura che da troppo tempo mi affligge, a cercare una via d'uscita, cercando un filo che mi porti ad un approdo sicuro. Vago per calli, stradine, labirinti, scalo montagne, precipito in orribili crepacci. Cerco di aggrapparmi alle nuvole, nel tentativo di far piovere, di bagnare e far rifiorire a nuova vita, questo deserto che mi porto dentro. Spuntano, all'improvviso ombre che non riesco ad afferrare, forse sono le ombre del mio passato, forse quelle che mi accompagneranno. Continuo a vagare.. |