Poesie di Schiava D'Amore


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Danza di pioggia
Lungo gli avidi lidi alle labbra,
chiara fila la luna un latte e tela
la luce cèrea d'un sorriso inviso
l'aurea di un'ultima lacrima pianta

e dondola sul bordo il dito, l'indice,
sente i sospiri fremènti, i sollievi,
la culla d'onde compagne del cuore

lungo gli angoli angusti alle ciglia
nere le linee rilucono all'ombra
gli schiocchi, i sibili, i figli di frusta
le strade terse di terra ormai rossa

e rantola col cuoio aria di nenia
tende le note, una danza di pioggia,
una doccia d'elettrica schicchera

lungo gli argini aperti alla voglia
viòla chiama la via lavica e cola
la vita avvinta alle pieghe di grida
come fenice tra cenere salva  

D'Onda in Onda
e se - piegata appena
appena di prua
la piena nave vela,
- là - laguna l'albero maestro
che d'estro stracca
d'onda in onda la stiva a perdifiato

e se - gonfiato fitto
fitto il flutto
la gran risacca sale,
- lì - spuma il mare amaro
che d'áncora s'arena
ancora e ancora in scia controcorrente

e se sempre
vira il vento e l'acqua quieta
sempre un rollio resta
che caro abbraccia a culla   

Mie le mani
Mie le mani, preghiere dispiegate,
come ali nane ostacolate al volo,
come di costrizione,
che ora a pietà dimeno tra i sospiri,
tra parole orfane di voce estinta,
come spauriti agnelli in sacrificio.
Così la mente mi lavora al palo,
il tronco del delirio;
così la furia in cenere mi induce,
brandello dell'io debole;
così lo sguardo mi depone arresa,
rosa recisa al suolo
tra i nùgoli adombrati in movimento,
tra i mobili sipari degli applausi,
che indistinti echi in cerimonia innalzano
di fragorosi spacchi a risa e grida,
di mugolii in ondoso divenire,
come le fronde frastornate al vento
che sfregandosi sfidano il silenzio
come segreti amanti
che mòrmorano lai per chi li ascolta,
come un incavallato incitamento.

Mie le mani, spianati paraventi,
come ali libere impedite al volo,
come di smarrimento,
che ora a pietà dibatto tra i fruscii,
tra sibili accecati in nero cuoio,
come felini vigili in agguato.  

Prima d'ora in poi

Prima,
eri l'ombra alta sul cammino incerto
e il lato oscuro dell'anima informe
lo sguardo ostile sul tremito inerme
e l'eco ambiguo del grido distorto

Ora,

sei la crepa sul muro della logica
e il varco occluso dell'ideale morto
la breccia sul confine della follia
e il picco impervio dell'ardore vivo

Poi,

sarai il ghiaccio sul filo del rasoio
e il graffio dell'artiglio a cuore aperto
la piaga immensa dell'amore al taglio
e la brace dei sensi a sogno chiuso

Eri, sei e sarai il duro disincanto   

Iniziazione inconscia
(da La Genesi)

incontro casuale d'ali di falene,
d'anime notturne, ombre della mente,
rapita da due lune, lusinghe d'acque chiare,
da occhi di possesso, fessure di parole,
il tempo non staziona, avanza sui binari
diretti di uno sguardo, di un sì senza pensare

e cade,

un fùlmine d'amore,
di perle d'oltremare,
una grandine sul cuore,
- hm, non so, ti seguo? -
è il viaggio dell'inconscio,
è la pioggia sul confine,
sul limite isolato,
d'un deposito nel buio

e lùccica il pensiero, bagliori alla deriva,
una ragione fuggitiva, una gitana senza asilo,
riscatto nella vita, rincorsa mia comèta,
sconvolta tuoni - gemi, in cenere mi muori,
nell'abbrànco repentino, una presa netta a scatto,
nella gabbia di uno sguardo, d'una belva inferocìta

e scuote,

un vòrtice di voglie,
la frana d'inquietudini,
d'appelli spaccacuore,
- ma aspetta, che fai? -
è la terra dell'incerto,
è la follia più sottopelle,
fra i vetri d'una fabbrica,
d'una lente d'illusioni

e sfòlgora il cantiere, un sogno di colori,
d'un'agonia celeste, un intrigo surreale,
smarrita tra i cristalli, occhi di mille gatti,
ritagli di finestre, d'albori variopinti,
il silenzio si trascina, si lamenta tra i residui
solitari dei miei passi, degli specchi frantumati

e sale,

lo stràscico dell'ansia,
il corteo di strani sìbili,
di ombre in coda d'occhi,
- ehi, ma dove sei? -
è la smania del silenzio,
è l'attesa ferma immobile,
in un abbraccio di difesa,
di un'ermètica crisalide

ma ora il bòzzolo si stringe,
e un bocciòlo già si schiude,
mia anima, mia smania
sei un vizio   

Così stanno
(Asia)

Coricàti,
d'ossa stanche, come panche
smembrate al tempo, arti
sconnessi e senza scampo.
Ed è nero ognora, fango e gesso
di un istante, ripetuto
oblio che torna e, torna e tace,
sgomenta in fondamenta e a terra induce,
senza pace.
Che di bianco, azzurro o d'altro
colore in vita, solo elettrico uno spasmo
imprime l'occhio, a impatto morto.
Errante, mutilata,
radice al fondo, trattenuta,
dal dio mondo - Sua Indifferenza -,
in un risucchio.

Così stanno,
le immagini al rimpianto, affogate
ancora a strenna, tra di loro sopra al banco
come pesci, nudi in resa,
di qualcuno che al bisogno, cerchi tregua
alla ricerca.   

Fuoco di paglia
Incenerisce il cuore,
incendiato d'un fuoco di paglia
dentro il fumo dei giorni
in cui svanito si svapora in voglia,
come fragile fusto d'un fiore,
la risoluta speranza dei sogni,
s'avvizzisce nell'ombra,
senza frescura né sole d'amore,
nelle radici d'un dubbio che ingombra.
Come cambia arida l'aria?
Come il tempo già brucia,
tra brame, tra diramate illusioni?
Già certi pensieri a tentoni
s'inerpicano in domande complesse
come fronde nodose che scuotono
le foglie in risposte sconnesse,
che afone cadono al suolo,
come belle farfalle, domani,
nel vento avvinghiate, le mani,
trecce che legano pelle e promesse,
fiacche fibre alla fine d'un ruolo.

Appassirà in un tramonto sepolto,
la fame d'ardore in ritrovo
con la sete infame del nuovo,
avvamperà come un pianto sul volto.

In libera mentis
In terra e notte
- la tua -
nodi di rami e mani
piante a presa d'arresa
d'appesa preda riversa all'arena
estesa nuda a discesa
punte di piedi ad un palmo dall'acqua
- e tu -
tendi un albero ad arco - frattanto -
frammezzo fruttevoli curve
zolle innalzano colli
molli valichi e varchi
boccioli per roride labbra
per pietre affilate e fogliame
di trame messe in attesa - in assesto -
in mosse rimosse di sesso
a colar lacrime rea
con e senza consenso
- il tuo -
in adesso e avvenire

Mio acino d'uva
(A Silvia)

Facevo l'amore e l'anima moriva,
piegavo gli angoli, remoti dei pensieri,
mentre le mani fingevano preghiere,

richieste d'estasi, di pace alle memorie,
che la mente disconosce, non ritrova
se non nel sogno d'una penna fra le dita.

Facevo l'amore e tu mio piccolo tesoro,
pendevi ai giorni, come un rosso acino d'uva,
prigioniero d'un inverno, d'una vita

passeggera come un vento, una bufera,
che infame si prendeva, la tua anima giuliva.
Facevo l'amore. Perché?

Se tu morivi.

Vola farfalla vola
(A Silvia)

L'inverno non sarà rigido ancora
vola farfalla vola
il ghiaccio cieco della paura cuoce
di tiepida rugiada cede ogni ora
si scioglie in goccia e cola
tra i giorni inginocchiati alla tua croce
mia Silvia senza voce
a te alzo amica un canto
la vita ti ha incendiato le parole
il tempo delle aiuole
e pure sarà la neve dolce un pianto
nel sole a primavera
sarai fuori la grandine severa.

Domani sarà il giorno un bel giardino
vola farfalla vola
dal mare il cielo prenderà colore
d'un fiore avrai il risveglio più vicino
lo sgelo della gola
con le ali forti scrollerai il dolore
mia Silvia con amore
a te apro la mia mano
sarò il vento di sostegno in volo
il tuo respiro solo
o pure sarà di brace il mio vulcano
nel buio una luce viva
d'energia sarò un faro per la riva.

Ed ora prova unita a me nel canto
vola farfalla vola
prendi lo slancio da ogni mia parola.

Sarà che un no
Sarà che un NO è un freno

al sentiero delle dita sul confine del buongiorno
del piacere buonasera con la mano chiusa stretta
al galoppo della lingua a parole srotolata
alla corsa del pensiero senza redini alle voglie

Sarà che un NO è un taglio

alla rete dei sorrisi come uncini sulla pelle
al gettito lontano degli sguardi oltre gli orli
all'approdo sottosotto dentro al mare tra le anse
tra le ripide scosciate alla grotta in bassofondo

Sarà che un NO è un NO!

Ma chi lo dice?

Che donna sono?
E' piatto l'orizzonte, teso,
del pensiero - mio - ricaduto
indietro, di giorni e giorni, ieri
solo.
Che donna sono?

Se ogni tuono di grida, ogni lampo
scoperto di sguardo, trapassa,
scuote, questo passo che sbatte,
a comando, nel petto che offro,
un tempo, un cuore scalzo
dal riparo.
Sono terra che trema?
Se il sangue di un Uomo, Uno,
ad ogni tiro di luna, una donna,
sale e poi scende, come marèa,
avvolgendo ogni falda, ogni lembo
di pelle di terra.
Sono un'ape operaia?
Se certe parole, àride, pungono,
come api regine e, la corteccia,
la mente operosa, modellano,
in celle ubbidienti, incerate,
di umile miele.

Che donna sono?

Alberi al buio
Al buio lùgubri gli alberi, tanti,
le alte chiome nottàmbulano anni
in farfugli di facili foglie e
ramoscelli che oscillano in nenie

Al buio gli alberi bèlano canti,
voci bianche in catene vibranti,
in lamenti scordati al decòro
che in perdono percuotono il cielo

Al buio bocche tra gli alberi, gabbie
imbavagliano i venti, i momenti
che in un volo invecchiato di tempo
corvi vedovi portano indietro

Al buio albergano gli alberi, i ritmi,
i motivi remoti, i ricordi
che dei sogni ignorati il dolore
ogni volta rinnovano a notte

Incantesimo
Tra le tantriche dune, che al sole insieme
la luna lieve imprigionano ignara, le stelle,
piccole animelle, esplodono in stupore
a intimidire i cieli e, i cuori a tormentare.

E la mente tace, esanime all'amore,
sul mare che perdura, l'ora della speme
in oasi di sogni e sempreverdi onde
di sabbia dentro gli occhi, ad incantare.

Che laddove il vento, sottovoce a filo
tra i granelli attoniti, trattiene il volo,
il tempo di una vita, di un poeta il canto
l'illusione svela, sabbia mobile ad aspettare


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