Poesie di Vittoria Scalari


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Quando la realtà si fa limpia,
idicibile, impossibile, irrefrenabile,
il pensiero scivola nell`essere,
lo schiaccia, lo impone, lo scoraggia.
La verita’ dolcemente ferisce,
l’immagine riflessa resta inerme,
e il coraggio all’istante perisce,
ubriaco di dubbi, al bivio.
Ma poi nè paura, nè dolore, nè rimpianto,
niente vita in un corpo senz’anima,
marionetta di me stessa, degli altri, del mondo.
Una scelta, solo una, distrugge una vita,
silenziosa, non sono più.

Ti ho cercata e ti ho trovata in un’aurea calendula.
Sei un’eccellente illusionista:
crei, immagini, contagi.
Alleati ne hai,
perché allora mi temi!
Non c’è guerra, nè amore.
Persa nelle allucinazioni,
effetto della doloreroina.
Guizzare nell’oblio da sollievo alla colpa,
ma la colpa rimane
se qualcuno soffre.
Nella tua Babele
é meglio deporre le armi
e rinunciare a capire.
Decidi l’altrui destino
e poi te ne lavi le mani,
ma lo spirito che diede luce al tuo credo
non é condiviso dal mio.
Saltuario infestatore,
rimane il dubbio,
atroce e vorticoso,
solitario e irrisolto,
ma fortuna della vita
sono le sorprese senza ricorrenza
che aiutano a obliare chi l’attentato ha tentato.

Andalusia andata e ritorno.
Come vagabonde pazze e spensierate
partimmo cariche di sogni,
e dall'impetuoso Levante
ci lasciammo trasportare in silenzio,
scortate dalle nubi dell'est.
Lungo la strada infinita
paesi e spiagge ospitarono i nostri umori
ubriachi di sole e sangria.
Parlammo di segreti e poesia,
inebriate dai gustosi vapori magici dell'oriente,
sotto quel cielo corvino
stillante zingari desideri.
Ma con la nuova stagione arriva la nostalgia
Per un viaggio che finisce
E un sogno che svanisce.

Caro papà
Il telefono squilla. Che senso ha rispondere?
sarà la tua voce a disilludere le mie aspettative,
ma posso aspettare per le nuove dall'Inferno
che bruciano più della tua assenza.
L'indifferenza ha smesso di puzzare,
ho chiuso il gas e spalancato le finestre,
ho gettato le folli idee e l'insicurezza
nella discarica della memoria.
Restano solo le inutili chiacchiere,
il sangue e i frutti del tuo seme
a farmi tornare da te.

Ogni Giorno.
Derido la mia figura prigioniera nello specchio,
sono sempre io, io che fumo, che bevo, che piango.
I denti color dell'oro digrignati nell'odio
La fossetta ironica dei progetti perduti
Lo sguardo piegato dall'insoddisfazione
Perché la ragione ancora vuole realizzare i sogni degli altri.
Un sorso di vodka per brindare alla mia pazzia,
Cresce sbiadisce crolla sotto il peso dell'oblio
Lungo come l'emicrania del giorno che segue,
Il giorno in cui ancora il riflesso urlerà che sono sempre io.


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