Mela acerba
niente più
soddisfa
i psicopatici voleri
di una a mente
arrugginita
Solo gli sbadigli
vincono
Ladro deforme incanto
pollici
pelle e ossa
gli anelli
mi stringono
nelle ore
mi paralizzo
nel sospiro dormiente
come un ragno
si raggomitola
quando gli si
soffia contro
si fa forza
con le zampe
contro il suo
esile corpo
perchè è consapevole
che il vento può
estinguere
il vano
il realistico
insieme
di suoni poetici
Elefante irreale
non ci vuole
poi tanto
perchè l'inchiostro
sgorghi
dalle fondamenta
del terreno
dall'aria
che sussulta
da una pelle
che trasuda
languore
un cuore
che si stringe
un viso
che si offusca
un tempo scandito
sul niente
sul mezzo
sul folto irreale
è il santuario
che si fonde
con l'intenso
maremoto
che sussurra
la più pura
indecenza
40 scarpe
Paura di non
sentirsi all'altezza
di bisogni insistenti
paura di un
fiore che marcisce
nell'ozio incauto
la meraviglia
di una notte
senza tempo
la consapevolezza
di aver bisogno
di remare
3 ottobre 2011
Non c'è più
vanità ne civetteria
nello scontroso
rincorrersi di
verbi altisonanti
l'animo mio
rifiuta le
frivolezze
di una penna
acida
7 settembre 2011
Non posso
dipingere
acquerelli disinvolti
con un pennello
spezzato
Lembranca
Piange la luna
su panchine brillanti
Rubami
Finestre chiuse
è notte
respiro fondo
bisbigli superflui
fruscio di
lenzuola
pausa...
si riavvolge
il tempo
Suona il
violino stonato
tra i lampi
tra volti di
opressori
volti indigeni
luoghi lucidi
sudore magnetico
fertile
negli spezzoni
del film
nei bui incoscienti
nell'ancor fresco
tramonto
Agape
Sillabe distanti
un eco
un lamento
un rintocco
scivola
nel tempo
romanzo perpetuo
una voce
poesia solitaria
canto scolpito
nel volo
sulla chiave
nel fondale
sulla porta
senza serratura
sulle sbarre
congelate
nelle mani
vuote
nello stomaco
pulsante
in riva
al mondo
in riva
al cemento
in ginocchio
negli spazi
aperti
nel mio sole
nella calma
luna
Epidosi
potessi spingerti
potessi sbranare
via da te
lento ruotare
infetto
molecole
di bramosia
se potessi
strappare
la mia
carne via
in cento scie
dosi inutili
di erranti veli
mi vedi
nella mia ira
mi vedi
In viaggio
vado in volo
un pò più in la
corre storto
il vento
osservo colpi
in un lamento
è ormai
il deserto
ormai ombre
brune profonde
nella sabbia
senza cielo
sole freddo
raggi fragili
sul colle
sul tramonto
ombre ruvide
di un fantasma
ormai già spento
Resto nel vento
in volo
ancora un pò
soffia cieco
e tremo
sulla terra tremo
campane
quattro stili
quattro punti
a nord
una panchina
a sud
la sabbia
a ovest
sui muri
a est
sulle strade
Deja-vu
domanda tranello
ritmo veloce
maschere sogghignanti
è un circo
clown equilibristi
mondi perduti
cieli a pezzi
striscia di luna
frastuono
tamburi
percussioni
i cieli
sono a pezzi
Strada asfaltata
di vapore
o dilemma
terreno
Angoli
bimbe bianche
rane sui bivi
nasi sudati
braccia spezzate
ogni città
bulbo fuso
d'insonnia
petali scordati
Volare via
nel vento caldo
tanto
rugiada
sopra un guanto
gioia di gambe
filmerà
una falena
Venti passi
Formiche
su una bussola
cantano
si sciolgono
tacciono
urlano
raccontano di
mille fogli
e scatti
di olio puro
e chewin-gum
spigoli
montagne
venti passi
la bellezza delle
onde.
Carillon
in una soglia
buia malferma
una bimba
un'ombra nell'aria
a piedi scalzi
nudi tementi
marmi grevi
crollarono
Così silenzio
diramò
si accasciò
ghigni insani
derisero
In una fredda
ghiaia pungente
rivolo fine
scese tremante
pena vergogna
della sua mente
buco nel petto
incontrò
sterile mano
non trovò
sul muro
lei si addormentò
rovi, ne guardia
maestrale
su quadranti schietti
perla effimera
su biancori ondeggianti
stella
nei freddi fondali
l'umano errore
sonagli vibranti
ora vivida luce
ma impazienza ancora
di pazzie e timori
si colora il cielo
persi tra la polvere
viaggiare in corti spazi
e perdersi tra la polvere
del mare
nell'abisso delle schegge
di parole
di occhi invisibili
volare su porte aperte
di vie cieche
nel pavimento di rose
velate
e gli inferi attendono...
ancora un saluto
il poeta e il calamaio
fortezza
è un assalto
si stringono gli occhi
lampi rinchiusi
è pronta tempesta
ululati, singhiozzi
bimbe nell'angolo
il ragazzo volante
rifiuta le rughe
Riposo
è inutile stare qui
è ora di chiudere
i nostri divieti
nell'armadio
quale uomo
quale donna
tutto tace
l'invitata tarda a venire
scintillano i cocci
e le onde dell'aria leggera
si infrangono
sui tappeti
entra ed esce
il barlume prodigo
per annientarsi fugace
sulle tempie
sul mausoleo
nascosto
dove la sua statuta
incombe
la chiave è scappata
con tremule gambe
guardando indietro
ali e scintille
un'impronta
una piccola lacrima
giace
Mondo solo
accartocciato
silenzioso giù da me
accartocciato, strangolato
una versione mia, e poi
il macello che avviene quaggiù
un'impronta arida
è una spina carica
un dolore blu, sei tu
Ahi, non controllo niente
così qui sto
No, non può
sono qui, pupazzo immobile
è stregoneria, arteficio
il freddo solo, muscoli
invecchiare perpetuo già c'è
tremare sulle ombre
non può restar così
il futuro labile
Ahi, perchè non spegne qui
così, qui sto
com'è la libellula azzurra?
cos'è questo siero per me?
è un inondare
sono quelle fresche
si srotolano infine
e si seccano com'è
Cambia pelle
confusione
mille volti
mille squarci
batte rabbioso
luna maligna
porti fantasmi
sussurrano
costantemente
loro fiabe
preme
preme
è pesante
mille gocce
e cade
succhia linfa
e rigenera
e parla ai venti
in lingue sconosciute
non si stanca
corre
con forza divina
e nega
ancora
la rugiada
continua a formarsi
dalle innumerevoli crepe
di una foglia
sgraziata
fluttua
sul vento sconosciuto
non la fa fermare
è insaziabile
di lei
a terra profondi
laghi
e sbavati
quadri
ancora
e ancora
aspetta...
Fiore
un bacio
morbide labbra
infantili
soccorrete dalle stelle
ardete
lingue fruste
piccole mani
mai sospirate
mai udite
leggero accarezzate
per sempre
righe sul
velluto
calmo e
in pace
ci incontreremo
abbraccialo
(dedicata a una piccola personcina speciale) |