Poesie di Maria Liz Salvatierra


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Non vi è niente nel sapere
vi è qualcosa nel niente...

Impossibili sono i casi della vita
riesci solo a capirne l'inizio mai la fine
un incidente che capita nel caso delle
probabilità... nulla sfugge al caso e niente
porta conforto all'errore umano...
piccole bestie schiacciate dalla casualità
e infine veniamo baciati poche volte dalla fortuna
ladra...accidenti tuttto è Possibile.

Momenti illuminati dal buio incrostato nel piccolo mondo
sottolineato, rivive la rovina dei secoli andati dove il marcio È sempre oro colato, dove il nulla È sapere esasperato... amici e nemici ascoltatemi ringraziatemi e se potete affogatevi.
Così l'innocenza del tramonto sfiocca in mille inutili particelle di luce volante la volubile morte ridacchia in faccia alla salute che di rimando risponde sorridendo e vomitando figli malati contaminati ed io sono qui a parlare raccontare della vera natura madre assassina chiedendo domandando cercando l'uscita inchiodata e rassegnata, a voi la scelta d'essere qualcosa o qualcuno.

Inesistente amore
soffocante contrazione muscolare
allucinazione della mia mente
volontà del mio cuore
rosso vivo magente
colore che assorbi il mio ego
complementare dei miei incubi
ti voglio ti desidero ti pretendo
ossessione malattia pazzia schizzofrenia...
dolce dolce dolce dolce dolce dolce
paura irrazionale.

DIO ascoltami sono una misera goccia di rugiada,
non amo molto la compagnia
altrui e per questo m'imprigiono...

DIO guardami non tremo davanti alle burrasche
però ho paura di una semplice brezza-
carezza, che mi sfiori il viso...

DIO senti il mio dolore egocentrico,
stranezza illusoria della mia vita sfiorita-
impaurita dal sole e dalle nuvole.

Sconvolgente l'immensità dei poeti indotti, ormai cadenti:
che cosa cercano?
Nascondersi?
Illudersi?
Nessun rumore può interrompere la mia avidità di sapere
e continuo nella mia torre d'avorio a sollecitare il sole e le stelle a scendere sulla madre terra e donarmi un poco di luce riflessa!

Ho paura di essere,
di volere, del dovere
ma non ho vergogna
della morte austera.

Io non sono nessuno,
non sono uno,
non sono centomila...

Sono luce propria,
canto esasperato,
grido stirato...

Solitudine amata, dolce implacabile tranquillità, adorata netitudine.


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