Poesie di Gino Rodi


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Anche i sogni mai pensati
Se dalla finestra guardo il ramo dell'autunno
e la luna è quella grande di cristallo
il giardino si trasforma e anche la betulla
si fa piccola nave di ricordi sul mare dei pensieri.
E lo sento il freddo del tempo andato
di quando si cantava per le strade
di quando guerrieri senza spada si guardava al futuro
o dentro un bicchiere di vino si credeva d'essere uomini.
Le onde si rincorrono spumeggianti oltre la battigia
come le fronde dei salici che ornavano di verde
le sere dei nostri primi batticuori
cullando nel sole d'un sogno il grande amore.
Quando si è stanchi e soli basta poco
per farsi compagnia, magari ritorna
quel desiderio assurdo della voglia di volare
sfidando i colori dell'aurora ed il rosso della sera
oppure si sogna di ritornare ragazzi
di ritornare a scuola con penna e calamaio
e cerchi la cartella lasciata chissà dove...
Dentro il bicchiere di vino siamo uomini ormai
e quel desiderio assurdo di sfidare il domani
è rimasto della rabbia solo un vagito implorante.
Fuori dalla finestra l'autunno corre di ramo in ramo
ma negli occhi della luna non danzano le farfalle,
forse domani io sarò solo un uomo nascosto
dietro il vetro appannato del destino
o la voce adagiata sui miei pensieri erranti
sarò il guerriero con la spada rivolta al passato
per difendere tutti i sogni anche quelli mai pensati.   

Amico clochard
Amico
tu che hai scelto il mondo
per domiciliare la tua vita
che vai per strade senza nome
come se in ogni via ci fosse la tua casa
cerchi forse un sogno mai pensato
o rincorri la sorte scritta dal destino,
sai che ti guardiamo di malo modo
con superficiale ironia
che vorremo tagliarti per vederti dentro
o punirti per la tua indifferenza,
e tu li leggi questi nostri sguardi
e ci vedi, ci conosci, siamo qui
dove il nostro nulla lo crediamo importante.
Vai amico dipingi la tua aurora, mordi
dove il sole danza nel vento, chiedi alle nuvole
di raccogliere i palpiti del tuo cuore
dove la sera trova la tua solitudine
gettata col sorriso bambino oltre l'antico pozzo
dei desideri e dei petali della felicità bramata.
No, non badare alle nostre inquietudini
che scivolano di casa in casa di città in città
con frenetica danza d'ansie e paure
dentro il volere viziato delle apparenze,
vai amico porta lontano il vivere quotidiano
cavalca il tuo sogno fino all'ultima luce
mentre dalle finestre dell'anima, noi
intrecciamo con falsa indifferenza sguardi di rabbia
senza accorgersi che le nostre mani cercano
parole di strada per invidiare la tua libertà.  

Briciole di pane nero
Briciole di pane nero
sulla tovaglia scolorata,
trovata sgualcita
dentro una cassa in soffitta.
Ritornano,
figlie del vento e della terra,
a ricordarmi la bellezza degli anni in erba
e d’una povera cena sulle ginocchia.
Briciole di pane nero
mi disegnano la strada dei sogni
nell’andare dell’acqua dei fossi,
tra i colori e i profumi dei campi
o nell’attendere dietro un vetro
che smetta di piovere
per vedere l’arcobaleno.
Briciole di pane nero
sulle mani che tremano
come la mia anima,
ombre d’infanzia
del tempo dei liberi credi
ora nel cuore rimasto bambino.
Briciole di pane nero
mi ritrovo negli occhi
come stelle appese al filo dei pensieri
e ritornano a vivermi dentro
con parole vere.

La complice illusione
Forse ti è rimasto solo il nulla o poco più
per raccontarti alla notte dei misteri,
ai fantasmi che ti truccano la luna
per scambiarla con falsi paradisi.
Le sento sai, amica mia, le tue lacrime
bagnarti il volto, passando tra le mie mani,
come gridi dell’anima che mi feriscono.
L’azzurro del tuo sguardo si è infranto
contro le illusioni di pochi attimi
per colorarti la bocca con sorrisi d’occasione,
avuti a prestito da chi t’insegnò a mentire.
Vorrei interrogarti, amica mia, chiederti
cosa cerchi, cosa vuoi dagli orizzonti virtuali,
dove il credo è voce che ignora il vissuto
ed il cuore solo un organo che batte per vizio!
Perché credi ti sia concesso di volare oltre l’infinito
se sai che il cielo non si prende con le mani?
Mi dici: - Non posso farci niente,
il baratro della siringa è più forte di me.
Ho cercato la felicità sulla strada delle lusinghe,
ma la voce smarrì il credo e si fece presto ferita.
Lo so che i discorsi non servono per spiegare il dolore
a chi non sente il cigolio del vagone arrugginito,
carico di delusioni e di rifiuti, che sempre più
corre veloce sulla rotaia dei giorni a venire.
Ogni giorno è un altro giorno per nuove speranze,
ma io lo so che non cambierò il pensiero del cuore
che mi tiene a guinzaglio della paura e delle tentazioni,
anche quando mi sento l’ombra che rincorre se stessa
e vedo il mio sole ritornare nella storia del silenzio,
portando con sé l’agonia di tutte le mie promesse.
Questa notte, amica mia, la luna è per me un’amaca,
dove tu dormi in attesa di rosee aurore,
è favola che mi racconta la nostra infanzia,
è la mia speranza che vuole spezzare la tua catena,
è la mia mano che vorrebbe staccare i tuoi sogni
da quella complice illusione che ti abbraccia.

L’ultima mia fata
“M’ama, non m’ama„ e volano i petali
dal tuo batticuore di fata
e il tuo seno mi fa tanto arrossire.
Valzereggia la primavera
con rossi sandali di rugiada
sui prati tappezzati di trifoglio
dove zefiri di violini
sciolgono inni di gloria
nella cupola del cielo turchino,
sul mare spalancato a ventaglio,
sui monti di pallido blu.
La tua bacchetta ha l’odore del salice
e zufola col vento libero
che ti scompone la sottana e la blusa,
Chiocciole di mulinelli nel vento,
dattilografa la pioggia trafigge il viso,
acqua di costato e di cuore
e tu respiri il nembo delle nuvole
in galoppi impazziti
perché ti è impossibile essermi guida.


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