Poesie di Robert.a


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Ti vedo
Non c'è saluto, non sai il mio nome,
forse nemmeno la mia esistenza.
Ma io ti guardo arrivare dalla solita strada
Passarmi negli occhi , ogni sera.
Troppo severa con te stessa.
Con le spalle ricurve muovi passi veloci;
Con gli occhi li conti, ma mai un numero s'aggiunge.
Vestiti scelti con cura, ma troppo grandi
Per un corpo minuto,
forse a coprire ciò che tu vedi non-forme
Non un filo di trucco,
Tu non lo credi, ma sei bella lo stesso.
Vorrei aiutarti ad alzare lo sguardo,
sfiorare appena il tuo sussulto
che scopre luci e persone oltre
muri e palazzi.
Vedere i tuoi capelli in un giro di valzer
La tua testa appoggiata, e nei passi
La gioia che gonfia anche il cuore.
Vorrei essere io a farti danzare, perché
M'accorgo sorpresa che il mio sguardo
Rimbalza su un muro di specchi.

Io so come sei.
La stessa mia strada di tanti anni fa
Altri ragazzi a raggiungere aule.
Oggi anche i tuoi occhi fra
quegli sguardi assonnati.
Sei cresciuto, mi hai lasciato la mano.
E seguendo il tuo incedere mi fai tenerezza
Perché ti conosco, parli di rasta e Guevara
ascolti canzoni infernali,
ma ancora hai sulle labbra le poesie
dell'asilo per la festa della mamma.
Sii sempre vero, non farti umiliare.
E nemmeno annientare da niente e nessuno.
Tieni alto quel sole che hai dentro
E ti brilla negli occhi, nei gesti, quando colpisci
D'esterno il pallone che scavalca anche l'ultimo
Ostacolo e gonfia la rete.
E quei due 1 che hai sulle spalle diventano ali
Per volare sopra la gente, fin dentro di me.

Cosa portai con me?
Me ne andai
lasciando album
con le foto
appese ai muri
che avevano bisogno
d'essere imbiancati
Me ne andai
portando solo
le mie labbra serrate
come quelle di Man Ray

Ciò che saremo
Braccia a difesa per parare i tuoi colpi,
fino a quando ho abbassato la guardia
lasciandomi uccidere dalle tue parole
un guizzo di speranza, al sentire il tuo dire
un burrone infinito, cogliendo da esso
soltanto menzogne.
Come cani sciolti
noi resteremo parole,
treni impazziti, deragliati dalle nostre labbra.

Ciò che resta.
Arrivammo all'ultimo capitolo
D'un libro scritto a quattro mani.
Mille e più pagine
Di risate ed affanni,
Pugni e parole
Che chiamasti amore.
Per me.
Di quelle pagine in cristallo
Restano solo frammenti e
Fantasmi
Che piangono con noi,
Che ridono di me
Col gomito appoggiato a
Quel tavolino vestito d'antico.

L'attesa
All'ombra delle lacrime di un maestoso salice,
le spalle appoggiate,
m'assopisco in un grande giardino.
Tutt'intorno solo verde e gardenie,
stupite esse stesse d'essere nate
in questo autunno accaldato.
E tutt'intorno al prato, filo spinato
Devo stare qui.
E capire chi sono.
Ma una cosa so
Non sono cosa.

E dimenticanza sia.
M'inchino composta
Come in una danza
M'inchino sfinita
Gettando lo scudo
Sollievo sarà
Stupirmi domani
Scoprendo che intreccio
Nastri ai capelli

Guerriera -
Non ho cercato di sembrare.
Io sono
Quella che dico.
Ho impugnato la mia spada
Ed ho combattuto.
Ma ora che il bieco armigero
Ha brandito il suo verbo,
mi guardo da fuori e mi vedo
inchiodata mani e piedi dal dolore a
se stesso.
Posso solo restare immobile,
per non ferirmi
Restare immobile
Respirando piano
Dire sì con coraggio
Dire no senza vigliaccheria.

Guardarsi
Mi guardo allo specchio,
mi ritorna una donna vecchia.
L'ombra di uno scheletro vestito di pelle
Poca, come sempre.
Grovigli di vene, spuntoni di ossa
Un cuore che batte inferocito.
Se sforzo gli occhi mi appare anche l'anima
Ci sono strappi, ferite profonde.
Rimorsi e rimpianti vissuti nei miei giovani anni.
Alzo la testa e lì, a guardarmi,
due occhi tristi, senza più l'incoscienza
di quello che è stato.

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