Ti vedo Non c'è saluto, non sai il mio nome, forse nemmeno la mia esistenza. Ma io ti guardo arrivare dalla solita strada Passarmi negli occhi , ogni sera. Troppo severa con te stessa. Con le spalle ricurve muovi passi veloci; Con gli occhi li conti, ma mai un numero s'aggiunge. Vestiti scelti con cura, ma troppo grandi Per un corpo minuto, forse a coprire ciò che tu vedi non-forme Non un filo di trucco, Tu non lo credi, ma sei bella lo stesso. Vorrei aiutarti ad alzare lo sguardo, sfiorare appena il tuo sussulto che scopre luci e persone oltre muri e palazzi. Vedere i tuoi capelli in un giro di valzer La tua testa appoggiata, e nei passi La gioia che gonfia anche il cuore. Vorrei essere io a farti danzare, perché M'accorgo sorpresa che il mio sguardo Rimbalza su un muro di specchi.Io so come sei. La stessa mia strada di tanti anni fa Altri ragazzi a raggiungere aule. Oggi anche i tuoi occhi fra quegli sguardi assonnati. Sei cresciuto, mi hai lasciato la mano. E seguendo il tuo incedere mi fai tenerezza Perché ti conosco, parli di rasta e Guevara ascolti canzoni infernali, ma ancora hai sulle labbra le poesie dell'asilo per la festa della mamma. Sii sempre vero, non farti umiliare. E nemmeno annientare da niente e nessuno. Tieni alto quel sole che hai dentro E ti brilla negli occhi, nei gesti, quando colpisci D'esterno il pallone che scavalca anche l'ultimo Ostacolo e gonfia la rete. E quei due 1 che hai sulle spalle diventano ali Per volare sopra la gente, fin dentro di me. Cosa portai con me? Me ne andai lasciando album con le foto appese ai muri che avevano bisogno d'essere imbiancati Me ne andai portando solo le mie labbra serrate come quelle di Man Ray Ciò che saremo Braccia a difesa per parare i tuoi colpi, fino a quando ho abbassato la guardia lasciandomi uccidere dalle tue parole un guizzo di speranza, al sentire il tuo dire un burrone infinito, cogliendo da esso soltanto menzogne. Come cani sciolti noi resteremo parole, treni impazziti, deragliati dalle nostre labbra. | Ciò che resta. Arrivammo all'ultimo capitolo D'un libro scritto a quattro mani. Mille e più pagine Di risate ed affanni, Pugni e parole Che chiamasti amore. Per me. Di quelle pagine in cristallo Restano solo frammenti e Fantasmi Che piangono con noi, Che ridono di me Col gomito appoggiato a Quel tavolino vestito d'antico.L'attesa All'ombra delle lacrime di un maestoso salice, le spalle appoggiate, m'assopisco in un grande giardino. Tutt'intorno solo verde e gardenie, stupite esse stesse d'essere nate in questo autunno accaldato. E tutt'intorno al prato, filo spinato Devo stare qui. E capire chi sono. Ma una cosa so Non sono cosa. E dimenticanza sia. M'inchino composta Come in una danza M'inchino sfinita Gettando lo scudo Sollievo sarà Stupirmi domani Scoprendo che intreccio Nastri ai capelli Guerriera - Non ho cercato di sembrare. Io sono Quella che dico. Ho impugnato la mia spada Ed ho combattuto. Ma ora che il bieco armigero Ha brandito il suo verbo, mi guardo da fuori e mi vedo inchiodata mani e piedi dal dolore a se stesso. Posso solo restare immobile, per non ferirmi Restare immobile Respirando piano Dire sì con coraggio Dire no senza vigliaccheria. Guardarsi Mi guardo allo specchio, mi ritorna una donna vecchia. L'ombra di uno scheletro vestito di pelle Poca, come sempre. Grovigli di vene, spuntoni di ossa Un cuore che batte inferocito. Se sforzo gli occhi mi appare anche l'anima Ci sono strappi, ferite profonde. Rimorsi e rimpianti vissuti nei miei giovani anni. Alzo la testa e lì, a guardarmi, due occhi tristi, senza più l'incoscienza di quello che è stato. |