Poesie di Guglielmo Ricci


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10 aprile
Alla riconquista dei tuoi spazi,
al di là di quell’orizzonte che
non mi è concesso vedere,
- e sembro infranto senza un perché di ciò -
ma dove miriadi di colori si evolvono
voci di nuvole martellano
costanti nei cieli dell’immenso e del paradisiaco
che t’appartengono.
Proponiti sorda e immune da effrazioni
che si prendono gioco di noi
e che infettano i miei nobili intenti...
...per niente stanchi, a costante rischio
e già latenti.
A pochi passi dal candore
delle onde del mare,
nelle conchiglie
che decantano un fragore,
odo l’eco di un ricordo un po'
sfocato e un po' intrigante;
rammendo a fatica i frammenti
di me che ho perso; e a conti fatti
devo sputar sentenza:
forse è il tempo di partire
guidato dai suoni che altrove ascolto.
Ad occhi chiusi.
Lentamente verso l’Alba.
Troppo a lungo la curiosità
mi ha condotto a contumacia
Io, zingaro inappagato,
ozioso e irriverente,
scalmanato
veemente.
allora
?

Entelechìa
entelechìa
ti illudi di serbar riCordo…
quando le mie mani da pianista si flettEvano e giocavano
e ti induCevano a ciondolare tra una nota e l’altra.
Non sapesti pazientare all’Incontrarmi
ed eccoci qui, a proclamare a squarciagoLa
a chI sa ascoltare
del nostro ascetico Amore.

Il limite
Suppongo di aver profanato
pertanto.
volevo sedurmi del tuo odore.
Soltanto.
Riservata e indiscreta.
Ami aggirarti nelle sinuosità
della mia logica contorta;
stato di parossismo mentale e
la mia ben avvezza inettitudine.
Ti giova lasciarmi perplesso,
c’è da perdersi nel loro nonsenso
fino ad urtare in antinomia,
esasperarsi nel tormento
della propria asimmetria.
Aritmia arida di sogni,
olezzo casto, mio malgrado...
ho impresso vivido l’istante:
ho temuto quel candore del Paradiso
la tua cera esangue, l’occhio spento
e indifferente; il tuo crine incendiarsi
senso, coscienza d’ostacolo.
Ambiente, archi che armonizzano
e fiati a smuovere il vento tra le esteriorità inutili
si inerpicano sulla tua coscienza
e mi suggeriscono di me
simile o pari a un ego
non ben congegnato.
E’ una intima discordanza
a riproporsi nefanda in ogni sogno
in ogni realtà…

Autoritratto
delibare un pasto frugale
Io falso morigerato commensale
non parlo
grugnisco da buon predone dell’altrui rettitudine
Fallisce il mio blandire con tal mostaccio
Me stesso
tracotante suggello dell’ultima aberrazione

Desolazione
i tuoi occhi
due pietre preziose con cui giocare
ineffabile esplorazione
che non so rinunciare
al di là c’è alcunché di seducente
a cui non pervengo, forse
perché è bello solo guardare,
contemplare coscienti di ciò che sono:
i tuoi occhi, e niente altro.
Un raccapricciante senso di inezia
sconvolto, ombrato e sinistro.
Una voce che talvolta mi suona scontata.
posso solo abdicare,
perché la mia coscienza non è più la stessa...
...Passarle da mano a mano per subirne
l’incostanza e le mansuete metamorfosi,
patirne le stagioni che si affacciano
all’orizzonte emule e ineluttabili:
si cibano del mio amore mentre nutrono
angosce, sogni e tremori di una coscienza
che la interpreta anche da lontano
e di un’anima che l’ama.
Talora il suo corpo è freddo da
sopirmi le vene. Almeno tenerti stretta
in tali istanti fino al rapprendermi e morire!!
Coccolarmi nel loro splendore e tacere
perché nulla è da dire,
un senso di deturpato benessere
che ha messo le sue radici, che si
sviluppa su tronchi e rami dando
vita ad una fauna mutata a firmamento;
frotte di lucciole vi danno luce ed ornamento.
Tastarne coi sensi la superficie liscia
e levigata poi lasciare che guizzino
di mano; nasconderle sotto l’aurea
sabbia marina e vivere l’eterno
a cercarle negli abissi di un sentimento raro.
Strepiti e lamenti che si aggirano insidiosi
nelle sinuosità dei tuoi propositi
di donna: alibi labili.

Il profumo delle memorie
Il profumo delle memorie
di un albero secolare
l’Arte di flettere quelle dita
in fare sontuoso
Un senso di smarrito che altrove
sa di vita nuova
Gli archi e le arpe accordano un inno
al mio riposo

Incubo
Nella necropoli delle mie repressioni
inaspettata hai fatto un cenno
cosciente, integerrima vena di sottomissione: Eccomi !
patologico ripetersi di un atto volto alla ricerca.
smanio.
esulto; poi realizzo il tranello…con il mio inconscio
suturo e mi fondo in un groviglio colloso e confuso.


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