Poesie di Pasquale Retico


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A mio padre
Rimembro ancora:
quando in bicicletta
andavi per i campi al primo albore
e per ristoro solo una fiaschetta;
vaghezza ancor mi prende
di un tempo assai lontano,
quando nel tegamino preparavi
quel tuo soffritto forte e saporito
che ad eguagliar nessuno è mai riuscito;
ti vedo ancor nei campi
col vecchio aratro in mano
nell'ubertosa terra a fare spaglio
dei semi degli ortaggi,a tutto spiano;
e quando s'appressava
il tempo del raccolto,
talvolta pur venivo ad aiutarti
ma tosto di stanchezza ero stravolto;
hai sempre lavorato
col freddo e il solleone,
e quando ritornavi alla magione
vedevo nel tuo volto la fatica;
lo stile di tua vita,
sì schivo e pur silente,
avaro nel parlar,per tuo costume,
ma tanti amici avevi tra la gente.
Ed io son certo che,
pur nei celesti lidi,
restio a riposar,fra tante stelle
ancor spargendo vai le tue sementi.
Nel tuo ricordo,che saldo il cor rinserra,
deh,veglia il mio cammin su questa Terra.-      

Il privilegio del silenzio
(Intervista ad un pastore errante)

In su la soglia dell'antico stazzo
la pipa stai fumando,buon pastore,
chè altro inver non hai per tuo sollazzo.
Inizi la giornata al primo albore
recando il gregge per l'erboso prato
fin quando il sole spande il suo calore.
Tra i pascoli montani confinato,
della solinga vita non ti duoli
chè questo è il sol mestiere che t'è dato.
Il fido cane,il gregge e la sua prole,
il bosco,i prati e degli uccelli il canto
è tutto ciò che hai,null'altro vuoi.
Or dimmi: perchè tu non hai rimpianto
del viver nel progresso e tra la gente
e di tua vita meni pure vanto?
Non ti par gramo stare in quest'ambiente
che nulla ti può dare a tuo ristoro
ancor che tu lo trovi conveniente?
                      ***
Amico mio:è questo il mio lavoro
chè dà sostanza a me e alla famiglia,
lo faccio per dovere,il resto ignoro.
Non ho rimpianti,nè la nostalgia
di un mondo che trasuda violenza
e d'ogni cosa fa demagogia.
Io vivo col mio gregge in prevalenza,
mi basta quel che ho,non mi lamento:
perchè non provi tu quest'esperienza?
Io certo son più ricco e fortunato
perchè tra questi monti,grazie a Dio,
ho quello che il progresso non ti ha dato:
il raro privilegio del silenzio.-    

L'ultimo lupo
Cadono lenti i fiocchi della neve,
di candido nitor s'ammanta il suolo;
sopisce la natura e si fa grève,
s'acqueta il bosco e degli uccelli il volo.
S'affretta già il pastore a radunare
il gregge nello stazzo:ormai è vano
restar sui monti a pascolare
e pel tratturo antico scende al piano.
S'ode lontano un coro lamentoso
è il lupo che il richiamo a valle effonde,
sparuta coppia che,senza riposo,
erra cercando il cibo e si nasconde.
Trova boccon di carne "abbandonato",
lesto l'afferra il lupo ma,d'un tratto,
rigido a terra crolla avvelenato,
morto per fame e non per il mal fatto.
La lupa guarda attonita e sgomenta,
ulula al vento la funesta sorte;
corre nel bosco e più non si lamenta,
l'istinto sopravvien e si fa forte.
Risuona l'eco d'un sinistro sparo:
la lupa giace al suolo assassinata;
nel grembo già tenea,destino amaro,
novella vita spenta pria che nata.
Per man dell'uomo,che ognor si vanta
d'avere dato al mondo civiltà,
che del progresso pure si millanta
e della sua conquisa libertà,
s'estingue d'una specie l'animale
di razza secolare altera e fièra,
non domo,combattivo e senza eguale
che ha fama di ferocia menzognera.
Ha senso questa strage demenziale
che boschi e monti ancor impoverisce,
ne rompe l'equilibrio naturale
a danno d'un ambiente che perisce?
Se vero è che l'uomo ha l'intelletto
preservi il lupo dall'annientamento;
alla natura serbi più rispetto
perchè ciascun ne tragga giovamento.-         

Io nel pensier m'annullo
A sera,al calar dell'ombre,
quando la frenesia del giorno
pur s'acqueta e d'intorno
la natura,più silente,
rilassa lo spirito e la mente,
io nel pensier m'annullo,
chè altro non v'è
al viver presente
per ritrovar se stessi:
nella memoria del passato
che torna nel rimpianto
di sogni inappagati;
nell'attesa del futuro
cui l'uomo pur s'affida
tra il desio e la speranza.
E mirando la luna
che sorge e tramonta
nel suo perenne vagare,
così mi raffiguro
il corso della vita,
sì come al giorno suole
succedere la notte.
Dell'uomo l'esistenza
è sempre alternativa:
non v'è pace senza guerra,
felicità senza dolore,
speranza senza illusione,
amore senza odio,
fino al tramonto della vita
che non dà contropartita.-

A mia madre
Rimembrar m'è dolce:
il tuo sofferto passo
che incerto ti rendeva il movimento
alla bisogna pronto e mai lasso;
vaghezza ancor m'assale
d'un tempo ormai passato,
quando per casa forte si spandea
l'odore del tuo pane,già inornato;
le sere al caminetto,
quando alla tua saggezza
ponevo i dubbi di un'età matura
traendone conforto e sicurezza;
lo stile di tua vita,
sì schivo e pur paziente,
che tosto le tensioni mitigava
e di conforto era a tanta gente;
poi,in egual maniera,
un giorno sei partita:
t'ho vista nel momento del trapasso,
il viso stanco ma l'espression fiorita:
Or dai celesti lidi
miri la torre antica,
la tua magione avita e l'orticello
che allora già curavi con fatica;
or che udir non posso
la quieta voce al desco,
il fragore del silenzio pur m'invade
e il tacitar m'è vano,non riesco.
Nel tuo ricordo,che saldo il cor rinserra,
deh,veglia il mio cammin su questa Terra.-

All'amico perduto
Giacevi supino nell'umida terra,
sembravi dormiente
ma il viso contratto celava la morte.
Povero Amico! l'infausta sorte
non s'è più distratta,
la corsa è finita,violento l'impatto.
Or che la vita Ti ha dato lo sfratto,
null'altro mi resta
che un fiore,una prèce e il rimpianto.
Di droga Ti facevi ogni tanto,
dicevi:sol per gioco,
ma d'essa schiavo tosto sei rimasto.
Dell'eroina il micidiale impasto,
se l'estasi Ti dava
il corpo Ti rendea stanco e bruto.
Sembravi di recente ravveduto,
ma l'ultima siringa
ogni altra alternativa Ti ha negato.
I sogni e le speranze che hai desiato
e quell'amor sofferto
ormai ti seguiranno in sepoltura.
La vita è una scommessa,un'avventura
difficile per tutti,
e dove c'è l'azzardo,si sbaraglia.
La droga ha vinto ancora una battaglia,
ma il sacrificio Tuo
consenta alfin di vincerne la guerra.-

Tu donna
Trepida,nel grembo Tuo ci accogli
nei lunghi mesi dall'atteso evento;
infin la vita che ci doni tra le doglie
e che a Te poi ci lega ogni momento.
Sei Donna ed esser Madre pur t'alletta,
un dono,una virtù,un privilegio
che ad altri non è dato e che ti spetta.
La carezza d'una Madre non ha eguale
pel figlio che l'amor ha generato;
è un vincolo sì forte e naturale
che il tempo pur preserva inalterato.
Sei Donna,Madre,Amica e ancor Sorella,
per ogni ruolo svolgi una missione
e tanto brilli al pari di una stella.
Come la nave che affronta il mare
nel buio della notte e tra i marosi,
e cercando il porto dove può attraccare
segue del faro il raggio luminoso,
cos'io nella mente raffiguro
Te Donna,Sposa,Moglie e pur Compagna
che all'uomo rendi certo il suo futuro.
La vita di ciascuno è cadenzata
dal ritmo dei giri d'un motore
ch'esige solo d'essere curato
e l'Universo intero chiama Amore.
Tra i popoli diversi per cultura,
costumi,usi,lingua e religione
è l'unica risorsa duratura.
Non è determinante la bellezza
perchè la Donna assuma più valore,
di certo conta più la Sua dolcezza
che l'uomo rende duttile e migliore.
Tra i ruoli che la Vita T'ha assegnato
saper donare Amore invero è quello
che fa di Te l'essenza del creato.-

Come una foglia al ramo
Sul ramo pendulo,foglia romita
ancora stai;
non ti cale il vento e la morta stagione
e il ciclo naturale della vita.
Riflesso nell'acqua del ruscello
il verde tuo sembiante ancor t'alletta
e cieca pur ti rende alla lusinga
ch'al ramo stesso fa misero orpello.
E mentre tu,indomita e ribelle,
al destino che t'è dato sei restia,
proficua coltre all'albero
son già le tue sorelle.
Rischioso e vano è il tuo cimento
or che la natura intorno,
ligia al mutar del tempo,
s'appresta al cambiamento.
Ahi,quanto somiglia al tuo
il vivere dell'uomo
che nel serbare intatta giovinezza
ogni espediente cerca e gli s'appiglia.
La legge della vita mai non cangia
nè d'ogni età il valore;
beltà e prestanza è giusto preservare
e finchè natura può non si sbilancia.
Ma l'uomo non s'arrende all'alternanza
che la ragione impone
al punto che clonare vuol se stesso
per far dispetto al tempo che s'avanza.
L'eterna giovinezza è un'utopia:
è meglio il carpe diem che l'affanno
del vivere il presente nell'inganno.-


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