Ritorno Nessuno ritorna dove è già stato:
il tempo percorre le vene cosmiche, inarca la ragnatela dello spazio, scivola, plana, rimbalza, si scinde in mille scintille. Perpetuo, pesante come un atomo, leggero come il destino, grande, travolge ogni cammino. Si acquatta, talvolta sparisce, poi di colpo riprende, si accresce, risale, raggiunge le vette luminose, si unisce - fa paura - incalza, scuote, si abbatte.
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Ciascuno ritorna dove è già stato:
l’effetto si perde ad occhio nudo lungo la linea dell’orizzonte - parzialmente offuscato dalla luce del mattino: profumi mi ricordano quel fiore, quei giochi, quei dubbi impressi nella memoria dell’infanzia. Tutto è uguale, tutto è diverso. Tutto sembra uguale, tutto sembra diverso: la fame che ho odiato sospinge leggero un vento gelido che lotta con il calore del sole, con la luna, con le stelle: non ricordo quante ne ho viste mentre percorrevo il deserto, quando di notte attraversavo la palude fangosa quel vento respiravo, quel calore mi vestiva: un uomo è sempre nudo quando nasce.
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Nessuno ritorna dove è già stato:
sulla mano una linea scorre, lucida come il ghiaccio, tremante si apre a ventaglio e si perde in cento rivoli. Il passo la scuote, la proietta lontano ove il sole offusca e la mano copre lo sguardo: la sabbia e le stelle si specchiano nel mare dell’inconscio e del caos. Eppure questi atomi io sono: la rete del cervello non mi consente di vedere, di ricordare, di viaggiare, di comprendere ciò che sfugge come la sabbia, il mare, il tempo, come il vento, come il cammino che si srotola lungo questa linea che scorre lucida su questa mano, leggera come il destino pesante come un atomo.Poesia d’amore n°1 Non ci sono parole anima mia, non ci sono frasi, ci sono solo i miei occhi, i tuoi occhi scuri e profondi come il mare, come un abisso, come le onde che mi cullano e mi sospingono nei ricordi, nel mio “essere”.
Non ci sono parole, non ci sono frasi, anima mia, ci sono solo le mie mani, le tue mani, che calde, fosforescenti, si toccano nel buio della vita; le nostre mani che vedono, che costruiscono, che carezzano la “calda bestiola dell’anima”.
Non ci sono parole, anima mia, non ci sono frasi, discorsi, teorie, io sento solo la tua bocca che mi sfiora, che mi morde, che mi bacia, che mi dice le uniche cose che posso capire.
Non ci sono parole, anima mia, ma solo silenzi, violenti scintillii che urlano il mio/tuo/nostro amore. L’orchidea Non riesco a dipingere Le sfumature ardenti, a cogliere gli umori intensi,
a percepire quell’ala di farfalla che si posa lieve sui petali per attingere dalla fessura dischiusa.
Come avvertire quel polline sottile Sospinto da un vento tropicale che Feconda nel profondo l’essere e Spande aleatorio i rari semi.
L’essenza stessa della macchia Ascende dalle radici aeree, poi Scorre come sangue nei petali Che si aprono alla luce dell’alba.
Una rugiada sottile sfiora appena Le papille sensibili come vibrisse: scivola nel solco l’anima libera, sprigiona nell’aire circostante il profumo intenso della vita. Il pregiudizio lotta con l’armonia Riempire al colmo le riserve, invocare la furia delle braccia, sfondante la grigia corteccia che avvolge l’essere inerme:
lottare contro l’inerzia, la pigrizia - cercare nuove strade - la giustizia spingendosi oltre la sintesi dell’azione, la riflessione, la pseudosoddisfazione finché scaturisca il pensiero, si liberi l’azione: andante fremente, rombante, prepotente: oltre il tempo possente.
Ora che le braccia avvolgono l’essere completamente, il tutto ruota autospingendosi lentamente, movente come un uovo nel brodo primordiale galleggiante. S. Bibiana La montagna di marmo non è riuscita a schiacciare la musica del piccolo organo.
È vero
hai lottato come Davide, come il granello di sabbia nell’ingranaggio mostruoso.
Attenzione!
Il silenzio appare improvviso come nebbia a sussurrare sentimenti di pace.
Immagina .....
un sentiero che sale lontano tra boschi incontaminati ….. verso la luce ……
rifletti!
Una candela arde come una parola anche per te - dentro di te: quando una porta leggera si chiude. | Risveglio Lasciato il tempo sgocciolare, da una montagna di nulla, nuotavo come una foglia nel buio cerebrale (abisso degli abissi) ove l’uomo è solo una speranza.
Finché un giorno improvvisamente comparisti, come inviata da un Dio e quando - senza chiedermi nulla, senza che io mi opponessi - mi baciasti lungamente sulla bocca
il tuo respiro divenne il mio respiro: una piccola stella lontana divenne un’accecante luce sommergente di candida neve (silenziosamente assordante) il paesaggio lunare circostante.
Ora che la vita non è una questione di percentuale le tue parole scorrono nei miei occhi come un uccello lanciato contro il cielo, vere come il pane: vere come io sono vero.Traccia il cerchio Ove striscia la serpe Tra le paglie e le brine Eco non s’ode dell’uomo Ma polveri e sassi.
Onde di giallo, di verde, di nero, Di rosso, abbagliano l’animo mite Vede il bambino il sole, la luna, le stelle ruotare, la causa e l’effetto danzare
Tutta la vita in un granello di sabbia Sospinto come foglia dal vento Rimbalza nella scatola buia, si posa
Quando l’uccello canta L’albero di ferro urla di gioia e Saluta il nuovo sole che sorge. La rosa nera Il profumo ricorda la notte senza stelle, il colore, nessun colore.
Non farfalle, né api si posano sui petali villosi come ragni.
Sboccia improvvisa, tale all’odio e la sua bellezza promana sgomento.
Un abisso è il terreno dove poggia, un filo spinato lo stelo che la sorregge.
Le foglie sono di carne viva, la rugiada, che su di lei si posa, sono lacrime amare
perché il dolore, fecondo nutrimento, l’accresce, laddove la speranza con le radici da piovra annienta.
Non sappiamo dov’è, forse all’interno di noi e prima o poi sboccerà come un malvagio fiore. Quel che resta d’un uomo Un paio di scarpe sformate, di pantaloni lisi, quasi un calco del corpo.
Proprio lì dove dormiva un orologio sul comodino ancora segna le ore.
Persiste il suo profumo nelle camicie piegate, l’odore del corpo nel letto disfatto.
E il ricordo, ora vivo, ora sfumato, sempre più annacquato, si sofferma su alcuni episodi.
Talvolta lascia un addio, una rosa, un bimbo che piange, o solo una foto su una lastra di marmo. Fiore appassito Laddove il giorno declina l’inerzia dell’esistenza dispensa ancora i suoi tenuti profumi.
Ma la linfa non sorregge appieno il capo adagiato, tremante ad ogni bava di vento.
Ora il ricordo dispiega un sorriso triste, inumidisce quel bocciolo un po’ molle che s’aggrappa a ogni raggio di vita. La donna E’ l’oggetto trasparente che compare e scompare, rotonda, profumata, nuota lasciando una nuvola di sogni nel cuore assetato.
La donna vive nei sogni e si nutre di liquidi amorosi, si afferra come si afferra una musica e si penetra come si penetra l’aria: tutto accoglie e rigetta come il mare.
Odia i tronchi degli alberi, le montagne, la luce, perché trasparente: lei segue le onde, le comete e si specchia nella Luna. |