Poesie di Pierluigi Pulone


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Appassionato studioso di filosofie orientali, si è interessato alla poesia sin dall'adolescenza. Recentemente sono apparsi suoi componimenti in siti letterari, con apprezzamento da parte del pubblico. Quella di Pulone è una poesia scorrevole ed apparentemente semplice, che intende riflettere su temi della vita quotidiana. Da segnalare la raccolta di poesie d'amore ed i versi sui fiori.
I suoi primi componimenti possono essere consultati nel sito personale http://web.tiscali.it/pulone 

Ritorno
Nessuno ritorna dove è già stato:

il tempo percorre le vene cosmiche,
inarca la ragnatela dello spazio,
scivola, plana, rimbalza,
si scinde in mille scintille.
Perpetuo, pesante come un atomo,
leggero come il destino, grande,
travolge ogni cammino.
Si acquatta, talvolta sparisce,
poi di colpo riprende, si accresce,
risale, raggiunge le vette luminose,
si unisce - fa paura - incalza, scuote,
si abbatte.

                        ***

Ciascuno ritorna dove è già stato:

l’effetto si perde ad occhio nudo
lungo la linea dell’orizzonte -
parzialmente offuscato dalla luce del mattino:
profumi mi ricordano quel fiore, quei giochi,
quei dubbi impressi nella memoria dell’infanzia.
Tutto è uguale, tutto è diverso.
Tutto sembra uguale, tutto sembra diverso:
la fame che ho odiato sospinge leggero
un vento gelido che lotta con il calore
del sole, con la luna, con le stelle:
non ricordo quante ne ho viste
mentre percorrevo il deserto,
quando di notte attraversavo la palude fangosa
quel vento respiravo, quel calore mi vestiva:
un uomo è sempre nudo quando nasce.

                    ***

Nessuno ritorna dove è già stato:

sulla mano una linea scorre,
lucida come il ghiaccio,
tremante si apre a ventaglio
e si perde in cento rivoli.
Il passo la scuote, la proietta lontano
ove il sole offusca e la mano copre lo sguardo:
la sabbia e le stelle si specchiano nel mare
dell’inconscio e del caos.
Eppure questi atomi io sono:
la rete del cervello non mi consente
di vedere, di ricordare, di viaggiare,
di comprendere ciò che sfugge come la sabbia,
il mare, il tempo, come il vento, come il cammino
che si srotola lungo questa linea che scorre lucida
su questa mano, leggera come il destino
pesante come un atomo.

Poesia d’amore n°1
Non ci sono parole anima mia,
non ci sono frasi,
ci sono solo i miei occhi,
i tuoi occhi scuri
e profondi come il mare,
come un abisso,
come le onde che mi cullano
e mi sospingono nei ricordi,
nel mio “essere”.

Non ci sono parole,
non ci sono frasi, anima mia,
ci sono solo le mie mani, le tue mani,
che calde, fosforescenti, si toccano
nel buio della vita;
le nostre mani che vedono, che costruiscono,
che carezzano la “calda bestiola dell’anima”.

Non ci sono parole, anima mia,
non ci sono frasi, discorsi, teorie,
io sento solo la tua bocca
che mi sfiora, che mi morde,
che mi bacia, che mi dice
le uniche cose che posso capire.

Non ci sono parole, anima mia,
ma solo silenzi, violenti scintillii
che urlano il mio/tuo/nostro amore.

L’orchidea
Non riesco a dipingere
Le sfumature ardenti,
a cogliere gli umori intensi,

a percepire quell’ala di farfalla
che si posa lieve sui petali per
attingere dalla fessura dischiusa.

Come avvertire quel polline sottile
Sospinto da un vento tropicale che
Feconda nel profondo l’essere e
Spande aleatorio i rari semi.

L’essenza stessa della macchia
Ascende dalle radici aeree, poi
Scorre come sangue nei petali
Che si aprono alla luce dell’alba.

Una rugiada sottile sfiora appena
Le papille sensibili come vibrisse:
scivola nel solco l’anima libera,
sprigiona nell’aire circostante
il profumo intenso della vita.

Il pregiudizio lotta con l’armonia
Riempire al colmo le riserve,
invocare la furia delle braccia,
sfondante la grigia corteccia
che avvolge l’essere inerme:

lottare contro l’inerzia, la pigrizia
- cercare nuove strade - la giustizia
spingendosi oltre la sintesi dell’azione,
la riflessione, la pseudosoddisfazione
finché scaturisca il pensiero, si liberi l’azione:
andante fremente, rombante, prepotente:
oltre il tempo possente.

Ora che le braccia avvolgono l’essere
completamente, il tutto ruota autospingendosi
lentamente, movente come un uovo
nel brodo primordiale galleggiante.

S. Bibiana
La montagna di marmo
non è riuscita a schiacciare
la musica del piccolo organo.

È vero

hai lottato come Davide,
come il granello di sabbia
nell’ingranaggio mostruoso.

Attenzione!

Il silenzio appare improvviso
come nebbia a sussurrare
sentimenti di pace.

Immagina .....

un sentiero che sale lontano
tra boschi incontaminati …..
verso la luce ……

rifletti!

Una candela arde come una parola
anche per te - dentro di te: quando
una porta leggera si chiude.

Risveglio
Lasciato il tempo sgocciolare,
da una montagna di nulla, nuotavo
come una foglia nel buio cerebrale
(abisso degli abissi)
ove l’uomo è solo una speranza.

Finché un giorno improvvisamente
comparisti, come inviata da un Dio
e quando - senza chiedermi nulla,
senza che io mi opponessi -
mi baciasti lungamente sulla bocca

il tuo respiro divenne il mio respiro:
una piccola stella lontana
divenne un’accecante luce
sommergente di candida neve
(silenziosamente assordante)
il paesaggio lunare circostante.

Ora che la vita non è una questione
di percentuale le tue parole scorrono
nei miei occhi come un uccello lanciato
contro il cielo, vere come il pane:
vere come io sono vero.

Traccia il cerchio
Ove striscia la serpe
Tra le paglie e le brine
Eco non s’ode dell’uomo
Ma polveri e sassi.

Onde di giallo, di verde, di nero,
Di rosso, abbagliano l’animo mite
Vede il bambino il sole, la luna, le stelle
ruotare, la causa e l’effetto danzare

Tutta la vita in un granello di sabbia
Sospinto come foglia dal vento
Rimbalza nella scatola buia, si posa

Quando l’uccello canta
L’albero di ferro urla di gioia e
Saluta il nuovo sole che sorge.

La rosa nera
Il profumo ricorda
la notte senza stelle,
il colore, nessun colore.

Non farfalle, né api
si posano sui petali
villosi come ragni.

Sboccia improvvisa, tale
all’odio e la sua bellezza
promana sgomento.

Un abisso è il terreno
dove poggia, un filo spinato
lo stelo che la sorregge.

Le foglie sono di carne viva,
la rugiada, che su di lei
si posa, sono lacrime amare

perché il dolore, fecondo nutrimento,
l’accresce, laddove la speranza
con le radici da piovra annienta.

Non sappiamo dov’è, forse
all’interno di noi e prima o poi
sboccerà come un malvagio fiore.

Quel che resta d’un uomo
Un paio di scarpe sformate,
di pantaloni lisi, quasi
un calco del corpo.

Proprio lì dove dormiva
un orologio sul comodino
ancora segna le ore.

Persiste il suo profumo
nelle camicie piegate, l’odore
del corpo nel letto disfatto.

E il ricordo, ora vivo, ora sfumato,
sempre più annacquato,
si sofferma su alcuni episodi.

Talvolta lascia un addio,
una rosa, un bimbo che piange,
o solo una foto su una lastra di marmo.

Fiore appassito
Laddove il giorno declina
l’inerzia dell’esistenza
dispensa ancora i suoi
tenuti profumi.

Ma la linfa non sorregge
appieno il capo adagiato,
tremante ad ogni bava di vento.

Ora il ricordo dispiega
un sorriso triste, inumidisce
quel bocciolo un po’ molle che
s’aggrappa a ogni raggio di vita.

La donna
E’ l’oggetto trasparente
che compare e scompare,
rotonda, profumata, nuota
lasciando una nuvola di sogni
nel cuore assetato.

La donna vive nei sogni
e si nutre di liquidi amorosi,
si afferra come si afferra una musica
e si penetra come si penetra l’aria:
tutto accoglie e rigetta come il mare.

Odia i tronchi degli alberi,
le montagne, la luce,
perché trasparente:
lei segue le onde, le comete
e si specchia nella Luna.


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