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Apparenze
Inerme e spoglio
l'albero solitario d'inverno
macchia il paesaggio
della sua ombra,
così i cieli tiepidi tristi
trasmettono sfondi lontani e inanimati.
Non viene catturato
il vento attraverso i rami trasparenti
né il suo canto si ode,
solo flebili fronde lamentano.
I passeri non cantano al mattino,
né le rane nel loro conversare,
anche i grilli hanno smesso
e le cicale sotto la terra a marcire,
solo i vermi a gioire.
Dove in apparenza tutto muore,
in morte altrui linfa nuova rinasce.
riflessi dal mare
I fondali blu e
gli occhi che ti scrutano
da giù.
Il cielo,
intorno il mistero
tutto affascina,
avvolge,
entra,
penetra nel profondo
fino in fondo.
Il sole abbaglia,
riscalda fuori
e dentro il pensiero,
risolve il mistero,
mentre la sabbia riflette
luci intermittenti
di nuvole
impenitenti.
Il vento pura energia,
sinfonia,
ritmi senza tempo,
un continuo spostamento
unione e forza se capito,
ma al contempo
confusione e
distruzione
in un dito.
Onde che si infrangono
sulla scogliere del nostro io:
un continuo demolire ansie
ed istinti negativi,
liberazione per ammirazione,
come vivere sulle brezze
in contemplazione.
......miscelania di immagini,
sensazioni,
riflessi dal mare.
Il tamburino
Invasione!
Allarme!
Invasione!
Tutum, tutum, tutum.
Fate tutti attenzione.
Tutum,tutum.
Ascoltatemi attentamente,
risvegliate la vostra mente,
risvegliatevi da questo torpore,
risvegliate il vostro cuore.
Tum, tutum, tum.
La colonizzazione è ormai iniziata.
Tum,
la cultura del superfluo è arrivata,
tum,
del lavoro unica verità
tum,
di questa nostra società,
tum,
di frenesie ingiustificate,
tum
di solitudini ormai consolidate.
Tututm, tutum, tutum.
Questa cultura di un altro continente
Tum
che non ha storia,
che ha poca memoria,
tum
dove tutto viene mischiato
come in un unico grande frullato,
tum,
che imbastardisce ogni cosa,
dove i valori son poca cosa,
ha invaso le vostre menti,
rendendovi informi dentro o come dei dementi.
Tutum,tutum, tutum.
Condizionati al suo volere,
condizionati ad ogni effimero piacere,
ogni azione ormai non controllate
ed i vostri gesti sono martellate,
contro voi stessi e ciò che vi sta attorno
e tutto questo per un misero ritorno:
per una ricchezza sempre ostentata,
ma che in realtà non c'è mai stata,
per godere nel possedere,
per avere.
Tututum.
Alzate or dunque le barricate,
liberatevi e liberate
con libri antichi, ricordi,
con storie di bimbi e fate,
con cibi che solo la vostra terra sa dare,
col vostro unico modo di fare,
cantando anche canzoni dolci e mielate,
come le antiche e andate serenate.
Tum.
Risvegliate allor il vostro orgoglio perduto
di essere diversi e non omologati,
di essere come i cittadini di qualche millennio fa
quando ancora c'era la diversità.
Tutum
Tam.
(La burla di questa poesia nasce dal ricordo di un racconto
di mia
nonna e cioè che anticamente nei paesi siciliani, non
essendoci mezzi di
comunicazione ed essendo molte persone analfabete,
l'informazione era
affidata al tamburino che con il suo tamburo e con i suoi
suoni speciali
portava in ogni borgata le notizie più importanti e
necessarie per la
comunità. Le notizie così possedevano un valore aggiunto: il
suono del
tamburo ritmato ed intercalato nei discorsi, che risaltava i
periodi più
importanti quasi a sottolinearli.
Sicuramente questo modo di diffondere le notizie, con stili e
sfumature,
è antichissimo, non era solo una prerogativa del paese di mia
nonna,
ricordiamo ad esempio i tamburi delle tribù della foreste
africane, e
forse esso è iniziato con il canto ed il linguaggio ed allora
erano un
tuttuno, non c'era differenza fra informazione e canto di
gesta epiche.
Inoltre non dimentichiamo che il tamburo è uno degli
strumenti musicali
più antichi dell'uomo diffuso in tutte le culture del mondo
perché il
suo rumore ricorda quello naturale del cuore, anche il più
facile da
imitare.
Mi piace concludere queste mie divagazioni, sperando di
avervi fatto,
almeno, ridere, riprendendo il ritornello di uno spettacolo
realizzato
con strumenti a percussione e tamburi da bambini
palermitani,tenutosi
presso la Biblioteca comunale di Palermo il giorno di
primavera di
quest'anno, : " Io vi curo col tamburo!".)
Scoprire la Sicilia
Venite turisti
venite in Sicilia
scoprite e guardate le pietre e i palazzi,
le verdi colline che sembran arazzi
i bassi giardini di arab fattura
coltivati da sempre con ogni cura
intrisi di storia antica e tumultuosa
e di luce intensa e luminosa.
Il passo nei vicoli delle città
immagini nuove vi porterà
Madonne, edicole e fontanelle
Chiesette e piazzette delle più belle.
Mercati gioiosi di umani fermenti
di canti lontani dei suoi componenti
accoglier potranno la vostra presenza
riempiendola subito di ogni essenza.
I frutti dolcissimi dovete gustare
e pesci del mare almeno ammirare
e poi qualche cosa rimarrà da comprare,
non per bisogno ma per ricordare
la terra del sole, del mare infinito ,
di popoli e genti che coi i lor movimenti
animan sempre dalla mattina
ogni cosa, ogni casa, ogni anfratto tumefatto
rendendolo vivo, rendendolo astratto.
Incontrate quindi queste genti
quelle che ancor non son indifferenti
al saluto affettuoso, alla stretta di mano
allo stare insieme senza i ritmi del nostro tempo
passeggiando, chiacchierando e che ti salutano con un bacio
non atto di mafia ma di affetto sincero
di un popolo antico di un popolo vero.
E poi osservando una ragazza
rivedrete in lei non una razza
ma uno dei popoli antichi e lontani
come fenici, normanni o romani
che ancora vivono vicino a te.
Amor tormento
Amor tormento,
Amor del vento,
passato in un tempo
diventato troppo presto istante,
fissando negli occhi il ricordo
e nel cuore la speranza
di un ritorno,
presto…..
prima dell’ultimo respiro.
Perdersi
Perdersi nel buio universo,
assorbire asteroidi senza soffrire,
non bruciare
dentro una pace apatica
piena di silenzi isterici.
Continuare nel viaggio
senza un perché,
senza partenza e meta,
in completa assenza...
così anche di te.... dimentico.
Non so più come mi chiamo
per non sentir, dentro, ti amo.
Di nuovo primavera.
Il freddo inverno
il tempo aveva messo in sosta,
ed ogni cosa si era dimenticata
di essere,
di vivere.
Poi un vento
prima leggero,
poi dirompente
cominciò con forza a soffiare,
a scuotere e toccare,
come a voler destare,
trasmettendo nuova linfa
dando un nuovo ordine.
La forza vitale, nascosta dentro,
cominciò a prender il sopravvento
sull’inerzia dell’essere,
e gemme bianche
sui primi raggi
in una sinergia riflessi
cominciarono a brillare
di luce propria
in una tiepida mattina.
D’improvviso un’esplosione di bianco
in un mandorlo in fiore,
poi in un altro
ed un altro ancora…..
in una reazione a catena
fino ad irrompere sui colori in penombra,
spenti e sedotti da giorni
lontani e malinconici.
Nuovi rumori nell’aria
misti a odorosi fiori e colori,
in uno sfondo di un cielo azzurro
striato di bianco leggero,
trasformarono dissonanze di prima
in una fragorosa armonia
e tutto ricominciava,
circuitava in un nuovo disegno,
ciclico a se stesso,
in un passaggio-paesaggio di primavera.
La mescita perfetta
Una moglie trascurata dal marito
per svegliare al consorte l'appetito
pensò bene di mettere un vestito,
attillato e scollato quanto basta
per non far più la vita casta.
Lui, a tanta grazia, era indifferente
e di contro dava poco, anzi niente!
Ogni sera il lei piedino strofinava,
ma la cosa di consueto non andava!
La donnetta disperata,
dalla vita contrastata,
passò allora al contrattacco,
richiedendo aiuto a Bacco,
preparò una cenetta
con la mescita perfetta:
del viagra col buon vino
da accompagno ad un tacchino.
Lei attenta lo osservava
mentre lui ingurgitava ,
aspettando la reazione,
preparandosi all'azione.
Ma l'intruglio fu fatale
e l'ometto stiede male:
l'infarto lo colse di sorpresa
ed il dolore al petto fece presa.
La donnina al soccorso di Ciprano,
con un bianco fazzoletto nella mano,
nel rimorso e il pianto più totale,
confessò l'azione fatta male
e li marito tramortito,
con la flebo ad un dito,
perdonò la sua consorte
che la porta della morte
ebbe aprire suo malgrado
per avere troppo grado.
Svista d’amore.
Fu un amore a prima vista
durato il tempo di una svista,
due e-mail furon scambiate
per non esser più dimenticate.
La vita li colse di sorpresa
dando lor diversa ascesa,
vietando lor ogni contatto,
ma il legame forte rimase intatto.
Gli anni passaron veloci
e i loro scritti furon voci,
lanciati da coltelli dritti al cuore:
il rinfuocar eterno... il loro amore.
Nel silenzio di una panchina
il mar di notte a lui avvicina
di lei l’immagine, gli occhi, il sorriso:
il respirar... ormai del suo viso.
Mentre lei, sull’autobus di mattina,
vede da lontano una vetrina
e nel riflesso di un manichino
scorge un sorriso a lei vicino.
Capodanno 2007
Ho varcato un'altra volta
la soglia del tempo
mettendomi sulla stadera,
con la gioia del sopravvissuto
e con l'amaro in bocca
per ciò che è rimasto incompiuto.
Mi ritrovo sul nuovo treno
all'inizio del viaggio.
Sento in me:
il desiderio,
la speranza di fortuna,
la voglia di incontrare.
La luce intensa che annuncia il mattino
diventa capoverso di nuovi progetti,
ma anche di vecchi ricordi
che rilasciano i loro profumi
come fresie a primavera,
mentre, dal promontorio di Milazzo,
il mio sguardo si perde e si inebria
nell'Etna che fa da re alla scena,
nei Peloritani che fondono nel mare,
nel mio cuore che vede la Madonna Nera
che dal piccolo colle
prega per la pace di tutta l'umanità
il Dio- Bambino senza colore
che coccola fra le braccia con amore;
di fronte, poi, si chiude l'orizzonte sulle isole di Eolo
che prolungano il desiderio di libertà
fino all'estate che verrà.
Anche i vecchi argenti saraceni,
che già si rivestono di gemme,
partecipano la loro presenza,
così come quel misero ficodindia
aggrappato alla roccia sul vasto mare
che riflette nel suo splendore,
e il Tutto mi parla di nuovo.
Miraggio
Rigogliosa primavera
di profumi intensi
di colori brillanti
nei traboccanti seni di LEI
mi catturavano
gli occhi
rendendomi inerme.
Nel SUO sguardo
cascate limpide
per colui che
ha sete.
Nel SUO essere
solo perfezione.
Immediato desiderio,
brama di possederLa
subito,
ma appena sfiorato
il miraggio svanisce
lasciando solo curve del deserto
dove la mia immagine
già trasparente
cercava risposte,
nuove verità
e assenze ristoratrici.
L'amore cancellato
incapace di respirare:
dilata nel tempo
di notti buie
e fonde nei silenzi.
Un solo fuoco
arde lentamente nell'immenso.
La iena sa ed aspetta.
Il coyote canta la vittoria
della notte.
Il conflitto contro
se stessi e la vita
divampa.
Solo la pioggia
di un sonno
lungo di ricordi
darà un senso
per ripartire
o finire...
Abusivo.
Era nato abusivo
a causa di un abuso
di un bruto ubriaco
nei confronti di sua madre.
La donna, per la vergogna,
non lo registrò,
così il piccolo entrò abusivamente
a far parte della popolazione
Palermitana.
Non conosceva veri giochi,
la mattina lavorava
abusivamente da garzone,
mentre il pomeriggio il suo passatempo
era far l'ambulante di frutta e verdura
trascinandosi con un laccio
una cassetta strillando,
"Frutta frescaaaa!!!";
con sommo dispiacere
del sonnellino pomeridiano di molti.
A quattordici anni,
ormai uomo,
aprì la sua prima attività
davanti la salumeria del quartiere
con quattro casse di arancie
ed una bilancia di sua madre,
di quelle per pesare la pasta.
Lì si innamorò di Carmela
ed abusivamente a sedici anni,
senza il permesso né dei sui genitori
né di Dio
se la portò via
in una fuga d'amore.
Dopo due giorni di pensione
decise di occupare
abusivamente le nuove case popolari
nella periferia della città,
ancora in costruzione,
senza luce ed acqua.
Dovendo sostenere la sua famiglia
e non trovando lavoro
decise di diventare libero professionista
lavorando autonomamente
nella Piazze più importatiti della città
dove durante la sua vita
trovò varie occupazioni :
posteggiatore abusivo,
venditore di frutta e verdura abusivo,
venditore di gadget,
lavavetri,
il dispensatore di fortuna
con schedine totocalcio,
precompilate in serie dai suoi nove figli.
L'unica costante delle professioni svolte
era il cielo che poche
volte era gli era stato nemico.
Morì longevo, vecchio e felice
per non aver mai avuto e che fare
con tasse, burocrazia, assicurazioni,
notai,avvocati, medici e poliziotti.
Non fu redatto il certificato medico di morte
perché non era mai esistito
e la sua bara ancora giace
abusivamente nella camera mortuaria
e lì starà per l'eternità.
-Potrà sembrare fantascienza ma a Palermo molti, ancor oggi,
nel 2006,
vivono così, ma nessuno li vede , sembra che queste persone
siano
trasparenti.-
Sole di novembre.
Sole di novembre
di spento dolore
come fatiche dell’anima,
la vita che prende
che induce a da andare
senza mai voltarsi.
Gli occhi pieni
del ricordo
ed un immagine improvvisa
ritorna
istiga alla ricerca
di lei scomparsa
come arsa.
Una fiamma si riaccende
un emozione riprende
il battito alle stelle
eccola....
La moda del momento:un innocuo
abbraccio
Sorpresa,
sgomento
lo sguardo stravolto
sul viso del passante
meraviglia nell'istante
di un abbraccio affettuoso
profuso da una signorina
che dice con dolce vocina:
Ti voglio bene!
Ti amo!
Mentre la moglie
osserva la scenetta,
aspetta ,
e prepara un colpo di borsetta.
Palermo nei ricordi.
Silenzi sopra i passi sul cammino
e nel protrarsi in avanti
la ricerca ..........
Una chiesa si affaccia sulla via
ed un richiamo
accompagna per mano.
La memoria dentro San Domenico
ritorna:
all'ingresso, ricordi recenti di mafia,
di funerali fra i marmi barocchi,
mentre fuori
quattro rintocchi
riecheggiano,
scuotono,
vibrano.
Ma poi l'occhio osserva
linee curve a forma di vite,
le colonne di pietra proiettate
come se volessero il cielo
in un 'esplosioni di vita e colori
e quei fregi cominciano a parlare
di operosità, ingegno e rivoluzioni
contro tutte le usurpazioni,
dell' estro e dell'arte unica cultura,
unica cura dei mali,
di liberazione.
In quel luogo casa
le storie di Palermo
si sovrappongono a strati,
si mischiano,
si alternano,
si ha l'impressione di guardare
nella memoria,
nei ricordi di una vecchia signora
che cristallizzano assumendo un senso:
una linea nel tempo,
che per ,fortuna,
distacca il dolore dei vivi,
ridona giustizia e serenità ai morti.
Saluto il divino,
alle spalle
colonne di speranza
e sui passi
nuova gioia.
L'isola come la puttana.
Era inverno sull'isola,
il mare alternava i suoi monologhi ai silenzi,
mentre rappresentazioni di nuvole in bianco e nero
come i film malinconici,
romantici e comici di una volta
mutavano nel cielo di ponente.
L'aria era rassicurante e familiare
ed i ritmi lenti permettevano
di osservare,
contemplare il creato
da quel luogo isolato.
Venne primavera,
ed ogni cosa comincio a mutare,
l'isola divenne angelica come una giovane vergine:
il suo paesaggio veniva arricchito
dalle rondini che incrociavano il loro cerchi,
mentre i canti di passerotti
si sostituivano pian piano
alle cantilene di piogge scroscianti di lontani inverni
e frizzanti profumi di brezze risvegliavano i sensi
mischiandosi a odorosi fiori rupestri.
Ma tutto questo cominciava ad attirare
ad ammaliare gli esseri della terra ferma,
che da lontano la ammiravano
e la desideravano protendendo la mano.
Ad un tratto,
il natural mutare venne interrotto,
rotto in mille pezzi,
dallo sbarco di mille e mille formiche
invadenti e rumorose, sporche,
che sembravano proliferare
ad un ritmo vertiginoso,
sembravano mutare in pidocchi
e poi in cicale venute solo a rubare la quiete.
Tutto questo veniva definito benessere.
Tutti venivano per poi dire:
Io ci sono stato!
Ho visto quell'anfratto
e ne sono rimasto stupefatto!
Ma dopo qualche giorno ripartivano
lasciando solo il loro cattivo odore:
un po' come andare dalla puttana
mischiando il proprio sudore a quelli
degli altri che già avevano visitato quel letto.
Riuscivano a percepire solo il suo aspetto
esteriore visto attraverso un vetro opaco,
ignorandone l'anima.
Nessuno ascoltava
I suoi racconti
conosceva tutti i suoi tramonti
la gente che di lei era parte vitale
e le stelle del cielo d'agosto.
Tutti erano li solo per godere,
in nome del benessere.
Ma io mi domando:
"Di chi?".
-Dedicato a tutte le isole che ogni anno vengono stuprate in
nome del benessere.......... da orde di pseudo ammiratori.-
Meriggio.
Un sonno profondo,
fondo,
una cicala canta per amore,
ore,
ed il vento che soffia dietro la porta,
porta:
il sogno di essere leggeri
nei meandri dei misteri
di un meriggio.
Incontri improvvisi
di vecchi e nuovi visi
di chi non c'è più
e forse sta.....
lassù
o qua giù?
Dialoghi passati
come registrati
tornano
ripetono se stessi
e verità inconfessate
manifestano le assenze
che ora son presenze.
La paura mi ha lasciato,
non son più turbato,
ormai ho imparato,
ho accettato:
la tristezza,
la consapevolezza
che tutto è un continuo
esistere e morire
che si può ridere
ma spesso poi soffrire
che il dolore è parte
del vivere....... che è arte:
dipingere
sulla nostra tela
tinte forti e leggere,
scuri bui
alcune volte assenti,
alternati,
mischiati,
a colori sgargianti di vita.
"Alzati!
Il caffè è pronto."
Superman.
Capriccioso,
con un ego infinito
il fannullone voleva fare.
Studiare non era dovuto
dal lavoro non l'aveva mai posseduto
ed il dormire di giorno
era la consuetudine
che accompagnava le notti bianche.
Far soffrire chi gli stava attorno,
infliggere dolore,
mostrarsi nudo,
aggredire
era il suo stile personale,
da vero getleman.
L'anziana madre pregava,
accendeva lumini al Santo
ormai unica speranza,
rimedio,
conforto.
Così un giorno
Superman
incontrò LEI:
Wonderwoman
L'eroe la invitò nel suo castello di ghiaccio,
lei lo ammaliò con uno sguardo da strega
ed allora lui si trasformò,
il suo sguardo divenne fedele
e la lingua gli cominciò a penzolare.
Così la vita cambio:
Lui a lavare i cessi,
a rifarle i letti
a coccolare,
a fare la spesa,
a preparare
e Lei a maltrattare:
ad affondare
i suoi incisivi
sulla preda,
a lasciarla andare
per poi riafferrarla
con i suoi artigli
in un sadico gioco.
Sicuramente
qualcuno lassù
aveva pensato
che l'amore
fosse meglio
della Kriptonite.
Fantapoesia
......una matita cercò la mia mano
per esprimersi,
un foglio trovò su di una scrivania
così sogni sospesi a mezz'aria
disegnarono amori
piaceri e forti desideri
trasformandosi in una rima
che venne abbandonata, dimenticata
in un file di pagina web
dove incontrò,
ammaliò,
un tipo solitario, un navigatore
dal cuore triste
che si liberò da farfalla
dorando in un battito
con polvere di stelle illuminanti
una bui stanza
dall'altra parte del mondo
e tutto ritornò in un sogno:
sospensione temporale
nell'attesa di un nuovo
improcrastinabile viaggio
dettato da un incontenibile raggio
di fantapoesia........
Come biglie vaganti.
Una vita svolgeva
un'altra in un altro luogo
percorreva sentieri diversi
nello stesso tempo
simile in apparenza,
un'altra ancora disegnava strane traiettorie
sfiorava le prime per poi distaccarsi,
mentre il caso giocava
si divertiva come un bimbo capriccioso
nel tavolo verde
a scoccare steccate su vite
ormai biglie.
Alcune si univano
per poi allontanarsi,
altre percorrevano
percorsi paralleli,
osservandosi
senza mai toccarsi,
altre ancora
si univano immobili
senza più essere sfiorate:
avevano trovato
il baricentro dei loro mondi?
Sembrava che tutto
fosse governato dal caso,
ma alcune volte
succedeva:
attrazioni e repulsioni improvvise
si opponevano
a direzioni preordinate
e tutto mutava in continuazione.
Solo la gioia ed il dolore
dell'istante rimaneva
nei ricordi dei vaganti.
Ti ritroverò.
Negli occhi smarrimento
e poi qualcosa di nuovo si concretizzò dal
nulla
come note di un'orchestra jazz
che suona al buio,
note affascinanti,
irresistibili,
più che accattivanti.
Immediatamente subentrò un complice....
un cosciente sorriso
che rendeva assenza ogni cosa,
anche la luce intensa
vicina a te diventava fioca
e la tua immagine splendeva
già in me da sempre.
Il vedersi univa
in un legame inscindibile
superando ogni spazio
ogni cosa interposta
e sincronismi inconsci
rendevano tutto armonia
in un continuo scambio di messaggi.
Lo stesso scorrere del tempo
veniva alterato
in un tempo animato
da passione infinita
fermando le lancette dell'orologio
che pian piano scomparivano
per poi riprendere oggi,
ma non so dove mi ritrovo,
non so dove sei,
non so......
Guardo l'azzurro
ed in esso sospeso,
assente dal mondo intorno,
scrivo ancora di te
per rinnovarti-incontrarti in me.
Tutti i cerchi si chiudono,
tutti i tempi concludono,
solo l'amore non ha confini,
per questo so
Son certo
che ti ritroverò.
Meccanismi.
Staccarsi da terra
e cedere alla voglia di lei
per credere,
per amare.
Amore che intrappola,
che blocca,
soffoca lentamente
nelle sue reti.
Sentirsi drogati
in un’infinita agonia
dall’irrefrenabile desiderio
in amplificate risonanze
che riempiono il pensiero
per sentirsi amati
.....inspiegabili meccanismi del cuore.
Non ricordo di aver mai chiuso gli
occhi
Toccai l'erba fra le dita
e sdraiato su di essa
guardai il cielo
e già sentivo di galleggiare
in un tempo azzurro
di tranquillità eterna.
Una brezza marina soffiava,
mi sfiorava delicatamente
e sul viso mi accarezzava
sussurrandomi parole nuove come:
distacco,
felicità,
consapevolezza,
mentre tristi ricordi riaffioravano
proiettandosi di fronte
senza provocare dolore,
per poi svanire.
Ormai non sapevo:
chi fossi,
perché fossi lì,
perché....
L'umano che era in me
si distaccò,
si trasformò,
assumendo un'altra forma,
una forma comune e semplice
tornando all'universo,
alle cose così com'erano
e vide le cose viste dalle cose stesse.
In quell'attimo un sorriso
dal mio viso spicco un volo sul mondo
abbracciandolo per intero
cancellando il mistero.
Poi il sogno svanì,
di esso rimase solo una traccia
che potei vedere per un istante al risveglio,
eppure questa minuscola frazione,
quasi impercettibile
mi diede coscienza e speranza
di un mondo nuovo, diverso, plurale
non più dell'umano razionale.
Non saprò mai se realmente era stato un sogno:
non ricordo di aver mai chiuso gli occhi.
La punizione
Guarda cosa hai fatto!
Guarda che misfatto!
Tutte le molliche per terra
per mangiar un biscottino,
tutto il pomodoro sulla maglietta
per gustare una salsetta,
sei davvero una maialetta!
Ti meriti una punizione,
stasera non vedrai la televisione.
Lavati le mani,
lavati bene,
strofina forte con il sapone,
togliti di dosso quel brutto alone.
Ma mamma, non vedi?
Non vedi che è l’abbronzatura.?
Allora per punizione di darò io la cura,
starai a casa a dismisura.
È sera, sono le otto.
É già tardi,
su presto,vai a dormire.
Ma mamma, lo sai
che non ho sonno
e che lo stare sveglia per dormire
mi fa soffrire.
No, no m' importa,
vai a letto lo stesso,
domani ti dovrai alzare presto,
domani tanto dovrai fare,
altrimenti non potrai studiare
e poi una punizione ti dovrò dare.
No hai scritto i compiti,
Non hai appreso bene
non hai...
non hai....
e tu lo sai,
ora sarai punita,
ora saranno guai.
Dopo quantanni.
Mi tremano le mani
e non ci vedo bene,
cammino a fatica
ed inciampando
con il latte
ho sporcato la camicia,
cara la mia Lisa.
Ora ti darò una punizione......Mamma
così migliorerai e ricorderai .
Su... vai digiuna a letto,
altrimenti saranno guai,
come tu ben sai.
La vita è gioia.
Scoppia cuore fra le nuvole
vola alto sopra la vita
esulta di ogni cosa
prima che tutto finisca,
bacia,
accarezza,
avvicinati ,
scontrati,
mischiati come l'acqua,
non esitare a toccare
ad afferrare
a prendere l'amore,
non esitare..
e non avere paura mai,
solo così in ultimo non piangerai
non lascerai lacrime
sopra i tuoi figli,
ma solo gioia
in uno scemante sorriso.
Emigrare 2000
Il buio della notte sfiorò le stelle,
dipinse di nero sereno ogni cosa:
i monti affacciati,
il mare che li univa
come un abito da sera lungo ed elegante,
ricamato di strass luccicanti sulle coste.
I due mondi vicini si osservavano,
ma non si toccavano,
si guardavano come amanti
mandandosi messaggi
traghettati ad intermittenza
in un linguaggio d’occhi
di passionale frequenza
di luce di fari in lontananza,
e tutto rievocava amor lontano,
ricordi ed affetti staccati
e timore di non ritorno.
Sapore di sconforto misto a sale amaro
in questo strano galleggiare su olio nero,
poi d’improvviso il risveglio,
quasi un terremoto rivelatore
e rumori di pontili all’attracco.
Ora so,
so per certo che mai ti lascerò….. terra mia,
sempre con te sarò,
dovunque andrò.
Ma tutto questo
accadeva qualche lustro fa:
quando volare era un lusso,
il cartone andava di moda
e le lettere lunghe e malinconiche
parlavano fra loro di vite lontane.
Oggi le nuvole dei Low Cost sono per tutti,
anche per i nuovi affamati,
ed i distacchi sono repentini, più che fulminei,
come una revolverata alla tempia.
L’emigrante appena sceso,
toccata la terra che non ha radice,
comunica con una telefonata:“Sono arrivato”.
Ed immediatamente, il suo essere rassegnato, ormai automa,
ricomincia far parte del nuovo sistema,
a girare da ingranaggio
in un meccanismo a lui ostile e malvagio.
La miniera d’oro.
Con il suo piccone,
in fondo alla buia miniera,
il cercatore d’oro
scavava i suoi sogni
immensi, ricchi, prosperi, abbondanti,
ridenti e splendenti.
Tutto era bellissimo,
tutto era proiettato in avanti
in un tempo lontano
ma già presente nella sua mente.
La vita era frenetica,
cadenzata giorno e notte
dal ritmo di un metronomo
e le immagini diventavano sassi scrutati,
pestati e trasformati
nel metallo giallo,
che però non bastava mai
a riempire, a saziare la voragine dell’ingordigia.
Un giorno,poi,
un altro cercatore lo trovò lì,
nella sua miniera
accartocciato su se stesso
come lamiera bruciata.
Aveva uno strano sorriso
stampato sullo scarno viso,
ormai i suoi denti
fuoriuscivano del cranio
ed il piccone fra le falangi
era diventato un tutt’uno.
“Sicuramente era stato felice”
Pensò.
E con fare indifferente
prese quell’arnese
e felice diede la prima picconata.
Il passero rumoroso
Ancora sua maestà il sole
non si era alzato
e lui con il suo canto era già arrivato.
Un frastuono mattiniero,
un cantare a squarcia gola,
un rumoreggiare d’ali dietro la finestra,
per lui ogni mattina era una gran festa.
Cha gran rottura di …….,
il sonno ormai era avventura:
speranza di tempo tenebroso,
più che piovoso,
che smorzasse lo spirito dell’uccello
ed il suo rumore che era un gran bordello.
Ma poi un giorno ci conoscemmo,
ci presentammo:
io con le molliche del mio pane,
lui con i minuetti alla finestra
ritmati, leggiadri da tarantella,
ed il conoscerci mi gratificava,
mi faceva accorgere che
non capivo nulla di ballo.
Qualcosa d’improvviso cambiò,
in quella vicinanza comincio il rispetto,
il salutarsi,
ed anche i rumori divennero familiari,
confidenziali e concilianti
e partecipativi dei sogni,
anche nei caldi pomeriggi di luglio.
Poi un giorno,
uno dei soliti,
con il sole fiero
e pomeriggio afoso,
uno strano silenzio,
insopportabile da non poter prender sonno.
Il giorno successivo lo stesso
ed il giorno appresso ancora,
ancora insopportabile silenzio.
Dovetti uscire
e cercarlo sul suo ramo,
in fondo alla villetta sotto casa.
Non c’era.
Poi lo vidi per terra,
era Spacciato,
denutrito,
colpito da qualcosa,
già immaginavo cosa.
/“Ciaò!”/Gli dissi con fare indifferente,
di quel deficiente che aveva conosciuto alla finestra,
e lui sgranando gli Occhi Vivi di allora rispose:
/“Cip, Ciap, Ciop, Ciup!”/
/“Ho capito amico mio non ti sforzare,/
/non ti devi affaticare,/
/fra qualche giorno tornerai a volare/
/ed a mostrare la tua arte,/
/non t’incazzare,/
/proprio a te doveva arrivare?”/
/ /
Lascia le molliche ed un’illusione,
sperando che questo bastasse a
Lui ed Me stesso,
che ci permettesse di rincontrarci, ancora,
in un giorno soleggiato e rumoroso di ogni luglio.
La magia della notte
Amo l’incantesimo della notte
ed il suo rimbombante silenzio
accompagnato dal solista ticchettio,
dove ogni singolo nuovo piccolo rumore
si interseca come verso baciato di un lampo.
Solo in questo magia
le parole scritte, lette e libere
possono, leggere, finalmente ascendere
senza irrispettose interferenze
Di nuovo primavera.
Il freddo inverno
il tempo aveva messo in sosta,
ed ogni cosa si era dimenticata
di essere,
di vivere.
Poi un vento
prima leggero,
poi dirompente
cominciò con forza a soffiare,
a scuotere e toccare,
come a voler destare,
trasmettendo nuova linfa
dando un nuovo ordine.
La forza vitale, nascosta dentro,
cominciò a prender il sopravvento
sull’inerzia dell’essere,
e gemme bianche
sui primi raggi
in una sinergia riflessi
cominciarono a brillare
di luce propria
in una tiepida mattina.
D’improvviso un’esplosione di bianco
in un mandorlo in fiore,
poi in un altro
ed un altro ancora…..
in una reazione a catena
fino ad irrompere sui colori in penombra,
spenti e sedotti da giorni
lontani e malinconici.
Nuovi rumori nell’aria
misti a odorosi fiori e colori,
in uno sfondo di un cielo azzurro
striato di bianco leggero,
trasformarono dissonanze di prima
in una fragorosa armonia
e tutto ricominciava,
circuitava in un nuovo disegno,
ciclico a se stesso,
in un passaggio-paesaggio di primavera.
La prova
L’amore già lo aveva,
tutto era programmato,
la carriera,
il titolo blasonato,
pure il fiato,
il lavoro,
la casa impossibile,
il ritmo del successo.
Poi un incontro,
un sorriso nuovo,
qualcosa di indescrivibile,
fuori da ogni schema,
che tutto rendeva magnetico desiderio.
Quale scelta?
Cosa fare?
Come scegliere?
Facciamo scegliere loro:
i contendenti,
facciamoli incontrare,
allora vedrò
chi mi vuol amare.
Due mondi si sfiorarono,
ma nessuno si fece avanti.
Tutto fu buttato alle ortiche del caso.
Poi tutto ritornò nei schemi apparenti,
ma tutti gli attori sapevano
che nulla sarebbe stato come prima.
Il nano e la fata
Lo spettacolo stava per iniziare,
c’era attesa nell’aria,
l’ansia d’ascoltare
il bel canto antico
che tutti i sentimenti toccava,
come note suonate
dai colori dell’arcobaleno.
E lì,
in un angolo della sala,
tra donne eleganti ed uomini in frac,
il nano accompagnava la fata,
le sorrideva,
le parlava dolcemente,
pendeva dalle sue labbra,
ma non eravamo al circo.
Lei muoveva l’aria intorno a se,
le sue lunghe mani affusolate
delicate,
magiche
liberavano stelle
ed i suoi sorrisi
animavano ogni cosa.
Così il mostro era inebetito,
era felice quella sera,
si sentiva un gigante,
e poi seduto accanto
non si notava la differenza:
il testone deforme,
l’altezza,
il mento pronunciato,
il busto un po’ ingrossato.
Lei parlava,
parlava…
Parlava….,
lei gli toccava i capelli
come al cucciolo più bello,
facendolo scuotere,
facendolo ridere,
ancora ridere e sognare
Ad un tratto silenzio,
poi un suono lieve
ed a seguire l’energia di un uragano:
la forza dell’orchestra,
il bel canto.
Tutto era diventato incanto.
I sentimenti cominciarono
a viaggiare nell’aria
il desiderio,
la passione,
l’odio,
la gioia ed il dolore,
ma poi venne l’amore
immenso e denso,
amplificato,
ingigantito dalla sala,
dai volumi e dagli spazi,
dalla musica e dai vocalizzi,
e nella penombra la perfezione
toccò ogni cuore.
In quell’istante
due mani nel buio della sala
si unirono,
si strinsero,
si riscaldarono,
si amarono,
ma nessuno poteva vedere,
osservare, criticare e ridere
beffeggiare…..
Nessuno.
Poi tutto svanì,
ci fu grande applauso
e la sala comincio ad scemare,
anche loro,
come l’ultimo raggio
di un tramonto grigio.
Uscirono non come amanti,
ma sempre come padrona e cucciolo.
Solo due cuori erano rimasti
nei ricordi di due poltrone
di velluto rosso.
Progetti lineari.
Progetti lineari
di vite preordinate,
fissate in identità univoche,
nei soliti spazi,
negli stessi ambienti,
con gli identici gesti,
senza alternanze,
perdenti per scelta.
E poi una rivelazione:
il progetto che si costruisce nel tempo,
sulle forme dei campi d’azione
o nei meandri del dedalo,
la meta che non ha meta certa,
le mete che si moltiplicano e si diversificano,
la certezza che tutto è mutabile
funzione di scelte dettate dagli eventi
dai tempi,
dai luoghi,
dalle pieghe delle vita,
dagli incontri di genti
e dei loro sentimenti,
dei pensieri detti,
scritti,
sussurrati,
interpretati.
Più obiettivi possibili da raggiungere:
sicura vittoria.
Divorzio
Oggi mi sono alzato male,
la luna mi ha guardato storto,
e mia moglie
appena aperto gli occhi,
invece di darmi un bacetto,
Mi ha detto:
Ancora a letto!
I tuoni si sentivano nell’aria,
la bufera avanzare,
la testa dolorante
ed io pronto ad esplodere
più forte di un vulcano,
pronto a buttare lapilli e lava
a distruggere ogni cosa
ed anche la mia sposa.
Ho detto, ancora a letto!
Con tono minaccioso
e sguardo un po’ ombroso,
il ringhio di una cagna
di questa mia compagna.
Per poco mi sparava,
fulmini e saette
con sguardi assassini
e occhi sibillini
Il limite è raggiunto,
il fiume è ormai in piena
i giochi son iniziati
e già siamo afferrati.
E partono i ceffoni,
e volano gli insulti,
e pure gli spintoni,
mentre vicinato assiste
e tifa per il marito,
ma senza metter dito.
La lite è furibonda,
il tifo è alle stelle
e volano padelle
da ufo roteanti
e piatti più pesanti.
Stanchi ormai sfiniti,
la sera è alle porte,
il sole è tramontato
e tutto è già mutato.
Il campo è minato,
il solchi son scavati
e poi le barricate:
letti alzati e tavolini,
le storie vecchie da cretini.
Chiamate i rinforzi!
Le mamme corazzate,
e nonne incazzate,
completano la battaglia,
supportano i contendenti
mostrando pure i denti,
sbraitando a più non posso,
ma non mollando l’osso.
Chiamate gli avvocati
e poi la Sacra Rota,
sciogliamo presto lo sposalizio,
andiamo in tribunale,
a farci ancora più male,
togliamoci in fardello
di questo gran bordello.
Pierluigi
Come un geco
era rimasto lì
ad aspettare una vita
che l’amore passasse vicino,
lui non sapeva correre per cacciare,
solo aspettare.
Era triste,
era stanco di stare,
ogni speranza aveva perduto,
la giovinezza era passata
e la malinconia era arrivata.
Ma un giorno,
quella mosca bianca si poso,
lo tocco con indifferenza
e fu subito un colpo di lingua.
Vecchie cose
Il mercato degli antiquari improvvisati,
straccioni a vendere tarocchi,
cinesi pieni di nuovi balocchi,
polacchi con icone rubate
a chiese lontane
spogliate,
affamate.
Vecchia merce di ogni tipo,
buttata sui marciapiedi,
torna dal passato dalla porta del tempo
come a voler ricordare come eravamo,
le nostre aspettative
ed i nostri desideri
riemergono dietro i giocattoli di ieri,
lampadari di strass,
libri,
stampe,
foto.
Ogni oggetto una volta utilizzato
diventa la chiave
per aprire alcune porte,
richiama piaceri dimenticati
ed anche il dolore provato
come una reliquia è conservato,
è ripreso tra le mani con delicatezza,
ma non brucia più,
non turba la nostra psiche,
esso è accettato ed anche amato,
perché appartiene al quel passato,
al nostro eravamo.
Così tutti si accalcano ad osservare,
a toccare il lontano lì presente,
a cacciare ricordi,
per accendere i fuochi
di un' epoca fatta di semplicità,
di volti che vivono ormai solo nelle mente,
che oggi sono cambiati,
non sono più gli stessi,
che spesso se incontrati
si stenta a riconoscere ed associare
ad uno spazio-tempo-evento-sentimento.
Due visi simili.
Due visi simili,vicini,
pelli delicate bianco carta,
capelli lunghi
e collane colorate,
orecchini e turchini,
trucchi sui visi divini,
identici vestiti senza grazia
su corpi androgeni
in movimenti femminili,
eppure uno aveva la barba!
Mi sono strusciato gli occhi.
Mi sono svegliato male?!
Ho sognato?!
No, tutto ormai è contronatura,
la mente che supera gli istinti
ed uccide la sensualità
più sessuale
di una danza ammiccante di un ventre.?!
Ha vinto la nuova idea?
Hanno vinto loro: le superdonne?
Quelle senza grazia
che prendono
e non chiedono mai?!
E' vero,
scartano gli uomini come mele,
li assaggiano,
li mordono
e poi li sputano disgustate,
quando ormai sono sazie.
E lui è spiazzato,
confuso,
restio a legarsi
per non flagellarsi,
ormai è ferito nel profondo.
Quanto durerà?
Verrà un nuovo giorno
di un lieto ritorno
di donne donne
e uomini uomini?
Sua maestà Natura,
pur essendo femminile,
penso che ce la farà,
farà cessare idee e geni
di lei …..innaturale,
estinguendola,
forse estinguendoci.
Cento
Strasognata guardava i suoi anni,
uno strano sorriso le si leggeva
davanti ad una torta
che portava un cento
acceso,
pronto per essere spento.
I baci si susseguivano sul suo viso
mentre i ricordi tornavano da lontano:
di rami spezzati
da un vento improvviso,
ma anche dei nuovi germogli
che in lei erano chiari.
A tutti dava il suo amore,
per tutti c’era posto nel suo cuore,
ma il suo viso
emozione sfoggiava
all’incontro dei piccini,
i suoi mille nipotini.
Con un soffio da professionista,
da veterana,
spense quegli anni
e come una quindicenne
si avventurò fiera
come una Tomb Raider
per quelli avvenire.
- Dedicata a nonna Angela. -
Nella fotografia
Nella fotografia
il ricordo dell’attimo
che va via,
l’istante magico,
irreale del sogno
in essa è fissato,
e tutto è già passato.
Stupore…..
l’incontro della forma
che sposa della prospettiva
dei neri ai bianchi,
in grigi stanchi
disegna una sedia
posta in una stanza
illuminata dal raggio
in giochi di ombre sublimi.
Santa Lucia
Panelle e Arancine!
Fritte?
Divine.
Intossicazione alimentare,
ma è bello stare male.
Viva la cuccia,
oggi è festa
andiamo a mangiarla a casa mia
è Santa Lucia.
Sono arrivati i marziani.
Sono arrivati i marziani!
Grida il bambino.
Nel cielo sono in tanti
ad occupare la volta celeste,
in una notte di stelle senza nuvole,
con strane macchine poste lì ad osservare
un mondo piccolo,
dove piccole cose si muovono,
altra stanno a volare,
alcune a galleggiare,
in mezzo a colori che
macchiano di vita
il buio cosmico.
Guarda!
Guarda!
Sono scesi.
Grida un altro.
Non sembrano strani nani,
ma neanche giganti.
Sono venuti da lontano?
Da un altro universo?
Hanno percorso molta strada?
Hanno supertao la barriera del sesto senso?
L’abbiamo superato insieme?
Siamo pronti per incontrarci?
Guarda!
Eppure ci vediamo e ci riconosciamo,
come gocce di pioggia
simili a se stesse
riunite nello stesso mare.
L’1% dell’amore.
L’1% dell’amore:
dolce dolore,
apertura, aprirsi senza aver paura di ferirsi,
condivisione di sogni,
vivere una dimensione comune
fuori da ogni logica
da ogni tempo,
superare insieme, superarsi,
cercarsi senza un perché,
desiderio immotivato,
segnali celati e crittografati
solo da noi interpretati
in sguardi con espressioni da bambini,
sorrisi in apparenza cretini,
vedere le stesse cose assenti,
armonia di sentimenti,
comunicazioni extrasensoriali
di pelle sfiorata, accarezzata,
occhi che scrutano dentro ad altri occhi,
che osservano ciò che esiste
solo in uno spazio irreale,
dove per capire bisogna essere in sintonia,
dove la percezione è possibile
solo dietro una nostra proiezione
sconfinata di desiderio
misto ad affetto,
incommensurabile,
immotivato
e strasognato,
che non ha difetto.
Urlo di madre.
Ho visto una madre Urlare,
un suono disumano,
sordo e duro
come il crollo di un muro.
Lei capiva
e voleva morire,
lei pensava,
ma voleva sparire
con quel corpo esamine,
coperto per pietà da un lenzuolo
macchiato del suo sangue.
E tutto questo perché?
Perché,……si domandava,
mille volte e mille volte ancora,
battendosi con i pugni il petto,
quel petto che era stato nutrimento,
….che era stato vita.
Uno zombie senz’anima,
con l’anima cancellata da una religione,
aveva schiacciato un bottone,
troppo….
troppo vicino alla sua creatura.
Amore
Amore di bambino:
uno sguardo innocente.
Amore adolescente:
il bacio è imminente.
Amore di gioventù:
la scoperta sei tu.
Amore adulto:
è tutto un tumulto.
E poi il matrimonio,
la convivenza:
intreccio di sentimenti,
AMORE……….
ma anche sofferenza.
E poi un addio,
un distacco inaspettato,
l’amore è andato,
tutto ormai sarà solo ricordato
e nell’intimo sognato.
Autunno
Foglie ingiallite
in prospettive di rossi intensi
trasformati in scuri immensi,
come fragili vite
pronte a cadere
su se stesse,
recise di netto
nell'attimo certo
di un futuro presente,
imminente,
bagnate dalla pioggia
di un sogno infranto
di eterna giovinezza.
Un angelo caduto in piscina.
(piscina comunale di Palermo 03/10/2005)
Un angelo caduto in piscina,
lo sguardo di una bambina,
il corpo nudo sotto un velo
e un nuoto lento, preciso e fatto con zelo,
in mezzo a sirene e tritoni vigorosi,
con movimenti e ritmi sfreccianti,
vertiginosi.
A dorso il corpo volava
e lì leggero, al centrovasca stava,
…..dissonanza di movimenti ad esaltare
quello strano corpo galleggiare,
mentre tutti attoniti ad osservare
Concetta armoniosa nel suo fare,
con slip e maglietta bianca,
che tutto lasciavano intravedere
i fianchi, il petto minuto e pure il sedere,
perché la bella aveva dimenticato
il costume sotto un fiume
di pensieri fastidiosi , assillanti e martellanti,
di una vita giornaliera
fumosa, densa come gas di ciminiera,
ma al bagno non aveva rinunciato,
il piacere non si era negato,
così uno spettacolo inaspettato era iniziato,
per la gioia degli occhi presenti,
ed il rammarico di quelli assenti,
venuti a sapere del fatto accaduto
e di cui non avevano goduto.
- Da un fatto vero. Concetta è un nome di fantasia non so chi Lei
sia.-
Primo giorno.
Sera prima delle elementari,
notte insonne,
l’ansia che si respira,
eppure è tutto pronto:
la cartella, la voglia di iniziare,
il desiderio di crescere e sognare.
Chissà come sarà domani,
la mia nuova classe,
l’insegnante,
la mia compagna preferita,
speriamo che sia la mia migliore amica!
La notte è lunga
non riesco a stare,
è il mio cuscino
che non mi fa riposare.
Poi tutto si rasserena,
la mamma accarezza,
la mano nel silenzio ristora,
il messaggio arriva chiaro nel silenzio,
sfiora la mia mente
e lì cade:
“non ti preoccupare
ogni cosa accadrà,
non l’aspettare,
al suo tempo,
senza pensare,
lasciala entrare.
Tu saprai cosa fare”.
È gia mattino,
la luce alla finestra,
inizia la festa.
“Oggi un fiore porterò
alla maestra!”
- 14 settembre 2005, dedicata a Federica ed a tutti i bambini al primo
giorno delle elementari.-
Scrivere
Scrivere l’immaginato,
rimandare a se stessi
ciò che è passato
e non voluto,
solo avuto
dell’evento,
dall’emozione,
dal caos a caso.
Come un cambiamento,
un modo nuovo di oscillare,
spostarsi su più frequenze,
ascoltare la radio,
l’etere dello spazio vuoto
che in un'altra dimensione,
ricolmo di nuovi intrecci,
inaspettati,
son pronti ad esplodere da stelle.
Tre poesie e lo stesso tramonto.
prima
Osservare il sole tramontare,
scendere giù per scomparire nel mare,
dipingere il cielo di rossi intensi,
di grigi immensi,
che preparano il finale
e l’inizio di un buio surreale,
magico,
mentre un barchetta lascia la scia
e rumori di motori scoppiettanti
rimbombano nei silenzi
ridisegnano gli spazi immensi
e così Venere prima finta stella
si affaccia nella volta
dando l’inizio della svolta,
la luce a il vento tendono a scemare,
la vita, per la felicità, tende a rallentare
per imbrigliare quell’attimo.
seconda
Osservare il sole tramontare,
scendere giù per scomparire nel mare,
dipingere il cielo di rossi intensi,
di grigi immensi,
che preparano il finale
e l’inizio di un buio surreale,
magico,
mentre un barchetta lascia la scia
e rumori di motori scoppiettanti
rimbombano nei silenzi
ridisegnano gli spazi immensi
e così Venere prima finta stella
si affaccia nella volta,
viene invocata per la sua bellezza
da un vecchio porco
per abbagliare la giovincella
portata a cena nel ristorantino,
nel localino affacciato allo spettacolo,
alla rappresentazione grandiosa,
ed offre languidamente alla sua bella una rosa
terza
Osservare il sole tramontare,
scendere giù per scomparire nel mare,
dipingere il cielo di rossi intensi,
di grigi immensi,
che preparano il finale
e l’inizio di un buio surreale,
magico,
mentre un barchetta lascia la scia
e rumori di motori scoppiettanti
rimbombano nei silenzi
ridisegnano gli spazi immensi
e così Venere prima finta stella
si affaccia nella volta
dando l’inizio della svolta.
Allora tutto si quieta
dentro e fuori di me,
la mente si rasserena,
anch’io faccio parte della scena.
Il mio nuotare
Il mio nuotare rigenera il corpo e la mente
portandomi dove non c’è niente:
ritorno ai primordi della vita,
ad uno stato embrionale
in assenza di gravità.
Distacco dalla realtà,
dove tutto in me viene rivisto,
modulato:
il mio modo di sentire,
il mio ritmo interiore,
il battito del cuore.
Misura della mia forza
ad ogni bracciata,
dove la sfida è con se stessi:
riuscire ancora a fare
contro il passare del tempo.
Rumori di vita
Ascoltare rumori di vita
nei vicoli antichi
dei vecchi sobborghi.
Passeggiare e sentire il
ticchettio ritmato
del martello sull’incudine,
la ruota di carretto rotolare sul selciato,
il cigolare di un portone,
le foglie agitate dal vento.
Suoni di un’altro tempo,
ma rimasti immutati
ancora vivi,
attuali.
Suoni che ci ricordano come eravamo
e come realmente siamo……
dentro,
creature dotate di anima
che hanno bisogno di realtà,
di sentire il freddo sul viso,
del soffiare del vento attraverso i capelli,
del sole bruciare la pelle,
che hanno bisogno del contatto umano,
della stretta di una mano,
di guardarsi negli occhi,
di sentire odori e sapori.
Sensazioni che stiamo perdendo
per mondi immaginari poco reali,
dove tutto è finzione,
dove la ricercata perfezione
è imperfetta.
Il circo
Si spengono le luci,
rullo di tamburi,
squillo di trombette,
i colori comincian
a prender forma dal buio,
lo spettacolo inizia.
Bellissime,
come sirene dai grandi occhi
ammalianti,
le ballerine salutano
il pubblico,
elargiscono i loro sorrisi
a tutti i presenti
che restano incantati, inebetiti,
quasi tramortiti.
I cavalli, gli elefanti
fanno le loro danze equestri,
mentre i clown
inciampano sulle grosse scarpe
suscitando ilarità
comicità,
gioia.
Atmosfere surreali,
da fumetto,
mentre la trapezista
vola come un angelo
col suo bilanciere
sui mille visi.
Tutti partecipano
al grande spettacolo.
Per l’artista ed il pubblico è
un comune sentire:
uno scambio continuo
di ammirazione e consensi,
un continuo fragore
di applausi scroscianti.
Anche negli errori,
tutto è reale
non è finzione,
non è né cinema
né televisione.
L’artista,
intrepido,
ricomincia il suo esercizio
fino ad eseguirlo alla perfezione
suscitando ancora più emozione.
Questa è la regola:
“ci si rialza sempre!”
Un caloroso saluto,
cala il sipario,
tutto è finito.
Lo spettacolo della vita,
sospeso per un attimo
nell’immaginario,
riprende.
La notte si fece giorno
La notte si fece giorno
in un mattino dai colori incerti
mentre il mio io correva,
fuggiva,
scappava dalla verità,
percorrendo le solite strade,
ormai non più rassicuranti.
In quella luce vidi il distacco,
la certezza di nessun ritorno,
la scomparsa dei riferimenti,
spostati, ormai, chissà dove
ed il vuoto assoluto
che trovava in me
allocazione stabile.
Chiesi…..,
Chiesi pure a DIO,
MA LUI NON C’ERA,
cercai la risposta….
E adesso?
Potrò ancora?
Andrò avanti,
senza l’aiuto dei miei santi?
I miei simili mi strinsero,
si strinsero,
dimostrarono affetto
al mio cospetto,
fecero,
dissero,
promisero,
ma tutto questo non bastava.
Solo due alternative:
annullarmi anch’io
o riprendere il cammino
senza memoria
nella direzione del tempo,
che nel suo alveo
come un fiume sereno
imperturbato scorreva.
Le Zitellone
Galline starnazzati
in cerca di marito,
di un gallo tipo fico
o pollo quanto basta
per mettere la pasta.
Galline coccodé,
con piume spennacchiate
di età ormai avanzate,
con culi da sgrassare
o petti da gonfiare,
che s’agitano come occhette
ed escono a coppiette.
Galline travestite,
muffite, camuffate ed imbrutite
di vestiti attillati
su corpi corpi maltrattati,
insaccate da salami
per sentirsi dire, poi : mi ami!
Ed il trucco messo male
fa da stucco grasso di maiale,
completa il quadretto
che non ha il reggipetto.
Galline poverette
che gli anni han bruciato
nel sogno ormai fallito
di un timido marito.
Tristezza ormai sovrana,
grandissima puttana,
governa i loro giorni
e i loro non ritorni
e complessi un po’ perplessi
sono ormai consolidati
per essere scaldati
a pranzo o a colazione
nella desolazione
e senza più emozione.
Ed ora che son vecchie
e vogliono ballare,
riprendersi il passato
e ciò che non è stato,
volendo sculettare
per prendere e afferrare,
le ganze voglion fare,
ma il tempo disse:”No!,
E’ tutto ormai passato
per questo tuo reato,
ormai l’adescamento
è quasi un fallimento!”
E carote senz’anima
dritte…
dritte dritte….
allusive di desideri
che ormai son di ieri,
assieme a cipolle lacrimose
e verze un po’ rugose,
patate rinsecchite
e ossa ribollite,
l’aspettano in cucina
per il solito brodetto
e cucinare ogni affetto
…con amaro: l’amore prediletto.
La donna dei miei sogni.
Ho incontrato all’aeroporto
la donna dei miei sogni,
era alta, slanciata come una gazzella,
con un passo accattivante,
era veramente bella,
con occhialoni neri immensi,
i capelli biondi, fitti e densi,
e una scia nell’aria lasciava,
anche il suo profumo mi catturava.
L’emozione trasformò il mio corpo,
il calore invase la mia mente,
la mia anima un valzer ballava,
già in un sogno con lei stava.
Ma poi si voltò,
e pose in me lo sguardo,
dicendomi ciao,
che suonava come miao.
Tutto si trasformò,
il buio più fitto in me calò,
non era la mia Lei,
quella che ogni notte avevo incontrato,
ma la Nina,
la baldracca,
la mia vicina,
che l’acconciatura aveva colorato
e degli occhialoni aveva comprato.
La felicità: andare nel traffico in automobile.
Palermo 20/09/2005
Sono sceso in centro
con la mia automobilina,
e mi è soggiunta un domanda:
“Sarà cosa saggia o cretina?”
Quattro scioperanti,
contati sulle dita di una mano,
tutto hanno bloccato
ed il maxi ingorgo, quasi inaspettato,
è subito bello ed arrivato.
Stare vicini sull’autovettura,
è una consuetudine che ormai dura:
dalla mattina alla sera
per rallegrare l’atmosfera
di gas esilaranti per tutti quanti,
di polveri sottili più che inquinanti.
Si comincia la discussione,
c’è chi dal finestrino fa pure opinione,
come affacciato da un televisore
fa il suo discorso
e gli autisti vicini ad ascoltare,
non fa mica male socializzare.
C’è chi istiga all’incidente,
perché ha fretta e male forte ad un dente,
c’è chi ascolta l’autoradio,
chi si mangia un panino,
chi sta sempre a parlare
con il suo cellulare,
rilassato da beato
con lo sguardo strasognato.
Mentre un vecchietto prostatico
deve fare il bisogno,
così tutto diventa un sogno:
il piccolo bagno di casa,
desiderato ed immaginato
come un regno
dove arrivare presto,
altrimenti tutto sarà perduto,
altrimenti il nemico si sarà impossessato
del piccolo mezzo motorizzato.
E suonano le sirene protestanti,
con luci roteanti,
all’impazzata,
ci si sente in una mega discoteca,
dove rumori assordanti e colori si mischiano,
ma tutti se ne infischiano,
non lasciano passare
chi deve presto arrivare.
Mentre vigili inermi
di fronte alla sconfitta
lasciano il campo
per andare al bar,
per togliersi con lo zucchero delle paste
e creme di ricotta affettuose e consolanti,
molto confortanti,
la forte depressione
per aver avuto l’opinione
di una direzione.
Tornati a casa nella notte,
facciamo l’operazione immaginata,
tanto agognata,
sognata.
Ma poi decidiamo di ripartire subito,
presto,
per l’ingorgo a sud della città,
chissà quanta bella gente che ci sarà.
Ormai siamo presi da questa vita da vip,
molto mondana,
anche se un po’ strana.
Unica cosa, però, mi fa incazzare:
perché tutto questo non si deve raccontare?
Non deve essere pubblicizzato dalla televisione
o dalla radio che fa informazione!
Non discutono di questa nuova moda,
molto accattivante ed incentivante
per una sana società
che aspira alla modernità.
Loro pubblicizzano solo
l’auto nel deserto o in Groellandia,
dove non ci sono strade superaffollate,
anzi non ci sono strade affatto,
chissà perché questo misfatto?
Dimenticavo, un consiglio:
compratevi l’utilitaria del momento,
l’ultima arrivata,
con televisione e radio incorporata,
sarà veramente una cosa considerata!
Buon fortuna, buon viaggio interstellare,
scusate, meglio dire:
buona vita prospera e sana,
molto mondana.
- Odio il traffico automobilistico, i politici che non
fanno nulla per
risolvere questa piaga, ma più
ancora i giornalisti che non ne parlano e
soprattutto
VOI che non lasciate la macchina a casa per
andare in centro città.
Ma non l’avete capito
che non serve a nulla, si fa prima ad arrivare………
a piedi
portando al guinzaglio una lumaca.
“Camminate lumachine! Camminate!”. PER I MIEI CONCITTADINI: “UN
FATI I BABBALUCI!”
Pensieri sparsi.
Sabbia tiepida di Settembre,
l’aria rinfrescata,
spiagge quasi deserte,
non più ombrelloni,
ma solo aquiloni
e poca gente
come gigli di San Pancancrazio
a contempla il mare,
a stare li a guardare
mangiando patatine,
bevendo le lattine,
giocando rilassati,
dormendo da beati.
Giornate ormai più corte
con sere alla porte
e la bimba impegna scenario,
l’ultimo raggio:
prova la danza che verrà,
che sarà domani alla Scala,
tra salti e balletti
e dolci minuetti.
Il freddo vento arriva:
soffia,
soffia forte,
è già su di te
arriva sulla schiena,
ti trafigge,
ti invita a vestirti,
alzarti,
per poi munirti
di nuova volontà
e poi chissà,
chissà cosa accadrà.
Amori terminati,
estate ormai a morire
e tutto ricomincia
nella normalità,
non più vitalità,
ma la monotonia,
l’esistenza che va via
e solita via.
La vita che sospira,
le acque sono chiare,
salate quanto basta
per fare salamoia
di fatti ormai passati
e sogni inconfessati.
È buio già intorno!
Non possiamo più riflettere,
non possiamo più specchiare,
ricordare,
è tempo di tornare.
Paesaggio montano.
Verde,
Verde,
Verde,
…..sulle montagne in ogni direzione,
sugli alberi e la sue foglie
sull’orizzonte che si sublima
in azzurro,
azzurro,
azzurro,
indefinito ed infinito,
impenetrabile,
eterno.
*Il gatto con gli stivali*
*
*
*Il gatto con gli stivali,*
*un gatto che non ha eguali,*
*crea dal niente*
*anche un deficiente,*
*uno che nella vita *
*non ha mai avuto mordente.*
*Il gatto con gli stivali*
*è sempre affettuoso e sorridente,*
*amico di tutti all’apparenza*
*e con la sua vivacità*
*riesce ad architettare,*
*creare e fare*
*situazioni sempre vincenti.*
*Ti vende fumo,*
*ti fa sentire ricco, *
*costruisce palazzi e castelli *
*nella tua mente *
*e ti dice sempre :*
*“non ti preoccupare,*
*ci sarò sempre io a fare,*
*sarò io il tuo alter ego*
*in ogni situazione,*
*in ogni difficoltà,*
*in ogni tipo di realtà”.*
*Ma quando avrai bisogno,*
*veramente,*
*lui non ci sarà,*
*ci sarà il nulla *
*e ti troverai solo,*
*solo con un sogno.*
Progettare
Progettare:
fare girare un’idea nella mente
molto lentamente,
assimilare,
assimilarla per poi lanciarla in vortici,
mulinelli del pensiero,
o con raggi in varie direzioni.
Idea che ti perseguita in ogni momento,
che diventa un’ossessione,
forse un’opinione,
una droga,
una vera distorsione
e modifica del pensiero,
che ti permette di raggiungere spazi irreali,
dove apparentemente non c’è niente,
eppure là è nascosto il modello,
lo schema da seguire,
l’anello di congiunzione
tra ciò che è oggi
e ciò che sarà domani:
la materia informe,
grezza senza anima e
la creatura che verrà,
che ancora deve nascere,
ma che già vive in noi
in nuovi scenari,
che poi saranno reali.
Il ritorno
Viaggiare
quasi sognare
per poi tornare,
vedere la propria immagine da lontano,
la solita vita che scorre
nei stessi spazi
negli stessi tempi.
Riprendere ……
la nausea mi fa venire,
il solito tran tran
mi fa soffrire:
ascoltare il solito ticchettio
dell’orologio di casa,
portare sempre
gli stessi pesi,
farsi trascinare
dalla stessa risacca
ogni giorno
come un peso morto
sulla battigia,
Ritorno alla realtà.
Primavera
*Le giornate cominciano ad allungare*
*ed il vento più forte a soffiare,*
*a spazzare le nubi dal cielo,*
*a sciogliere i ghiacci sul melo.*
*I raggi di sole *
*ad ogni essere vivente*
*nuova forza danno:*
*riscaldano i semi *
*dentro la nuda terra,*
*infiammano i cuori*
*di ogni specie,*
*mutano la visione di ogni cosa,*
*la vita diventa radiosa.*
*Un nuovo ciclo sta per cominciare,*
* tutto si rinnova.*
L'amore
L’amore per la donna desiderata
è l’unico pensiero che scandisce
i secondi, i minuti e le ore della giornata
dell’uomo innamorato,
stregato,
ormai accecato.
Rincontrare nuovamente
lo sguardo dei sui occhi,
vederla ridere,
ascoltare la sua voce,
osservare il suo camminare
e la femminilità nel fare
sono le uniche cose bramate
che lo fanno ancora respirare
e giustificano la sua vita
dando significato ad ogni cosa,
mentre l’universo intero
ruota intorno
a questo pensiero. |