Via Salentina Oleandri affiancano in corsa l'auto blu e gli occhi tracciano in prosa quest'angolatura grecànica in guerra, di conquista, terra rossa nel bianco di mazzi di case e dal mare, uno scherzo: maioliche, tetti per lingue sinfoniche in giravolta. Mantra sembra di salamandra, un morso, un passo di taranta come l'aurora bionda gonfia l'estate che muove sempre l'estate che danza. Al capo d'Otranto affollato di vento oppure al porto lento dove delle pietre resta lo sgretolarsi si arriva. Confusi i verbi, una prima luce tocca fiori ricurvi carezzati dal sale, una seconda su brevi o lunghi muri a secco non lascia che tu ne avverta l'esatta voce. Perdute due bocche nella sensualità d'un niente, in coscienza è già per moto di rimpianto saper che la Croce nasce d'inverno. Chi del mondo Chi del mondo sia oggi in croce, rifugiato sia un nomade o domani il mite afferra l'oscuro sorridendo? Chi nasce confessando che la morte andrà vivendo? Chi fugge il silenzio nominando? E se ha voce per primo il silenzio cosa dice? Férmati, non dire è delle stagioni rispondere e tanto abbattere e costruire. Sette Maggio (a S.) E se dopo quattro giorni di pioggia t'incontro? Darei parole al vento e schiaffi ai giorni, già troppi. Le nubi si portino altrove! Se voglio il sole t'incontro. In quattro giorni il sole matura, indurisce il cuore e spiove la pupilla del cuore. Da Venezia Svegliarmi domani al chiarore in un nulla d'aroma allora respirare nel nord di pioggia perfetta. Prima di me voi sarete, voi che svegli da sempre nome non avete come parole oscure alla ragione semi d'amore sugli umidi ontani... Aria, folate di Venezia, la laguna, destato, ritocco. Svegliarmi in Italia, case erba cemento; suono la mia chitarra, accordi nel vento. Fiamme voi di fuoco lento, vita mai spenta. Strada e storia Un mattino per la strada tra i tigli bracci nerastri d'inverno e svettati il limite di passi di vicoli il margine di case di Padova. Procedere in un vorticare usuale il pendolare in brighe cittadine t'arresti, due parole, si riparte. Ciascuno mantiene in volto la propria età; negli occhi sta tutto l'attimo e il tempo e così nei miei i miei rapidi anni ora sfiorano l'esca della memoria per farsi prendere nel personale pensieroso e sull'onda della storia agitato in movenze musicali. Qui, mi dico, ripasserò. Altre volte passerò negl'irrisolti pensieri. Domande, ancóra, e vaghe sciocche pose prendere, allora, architetture di ieri. Dunque cosa si mostra a questi occhi? rabberciati gli attimi una bottiglia scolata risa dell'impiegata, "Dio è morto soffocato dalla teologia" che leggo dal Corriere nella terzapagina? L'uomo che in blu vagola al freddo dei binari agita parole telefonando. Da quell'aspra confusione tremante, suono od eco di febbrili parvenze, possa darsi nuovamente la realtà ad occhi sopra il filo in vertigine, quindi lasciarmi in abbandono ai nomi così accecato dall'ira consueta. La realtà mi scopra già remigante sull'ala tesa alla chiarità prender volo e con me quel poco o niente che sia sentire per certo che non sarà cuore il cuore che pur parlando tace. Cosa avremo visto, cosa perduto maldischiusa la voce insellata ad un urlo? Il passato e il futuro tessono sul corpo, morta la voce, lacerti dimenticabili, pochi fili spersi che raggomitolati oggi negl'occhi cuciono la storia. In quest'Europa vi vedo giungere, vecchi ponti passare claudicanti o restarvene relitti alle coste. In chiara luce possenti gli altari sono ombre lunghe distanti da udire. Godi, dunque, tu sia fanciullo o anziano. | Personale Vibra, riàlzati dal fondo della vita, cresci in luce come su quelle torri cadute, chiudi il tramestio dei difetti e viaggia finalmente. Non t'innamoravi: raccogli alcune migliori memorie, muoviti sgombro da ricordi stranianti dunque edìficati lasciando da te l'inutile ridda dei bui ricordi. Mai t'immaginavi: redimere il tuo tempo. Molto è da scartare. Scrivi tutto il futuro.Al termine del giorno Nuvole che giungono lineari striano il cielo tutt'intorno; la comoda coloreria qui sopra prende posto con l'inverno. Per dipingere un'elegia: questo mi resta al termine del giorno. Semplice Tu sarai all'ombra d'un suicidio ed io forse ti ho amata di terra, semplicità, sventura. Risalirai il destino tra la tomba degli angeli e quella degli uomini. Sono uguali inchiostri i nostri debiti d'amore. Il tessitore Spergiuri negli eccessi di parola. Quel che di scritto trattiene l'infinito all'orizzonte resta confuso nel pulviscolo malfermo. Sorpassando la cura dell'ascolto la parola d'azzardo mal taciuta dell'arte va smarrendo la musica. Di trame che il tessitore sa fare il mondo qui non è solito dire. Della tela gli strappi d'improvviso quindi le mani sopra e il consumarsi. Sdraiato a margine del tempo dimentichi il nome che porti. Umile quel lavoro, tanta vita perduta. Come quel lavoro ora tenti un goal di rapina e a quel goal di gioire. Ma a margine del tempo ti avvince un altro nome, nuovo ordito di frase. Quegl'intrecci di tela: si vive il chiaroscuro, l'anima, il più alto muro. Quella parola in poesia Lei dice: il vento muove morte foglie dagli alberi. Non l'uomo, attento, neppure la terra raccoglie i morti e la terra spesso non sa crescere che secche ramaglie. Il tuo sorridere alla mia più recente rima è come questo tempo carico di foglie dal vento: del tempo odio e amore, colmo il vento d'illusione. Alcuna poesia è sufficiente né questa tiene il passo. Il sole insiste, pur sgomento, a baciare il mio povero nome; d'ironia di luce il bacio. È una parola che maggio non porta la pioggia che tarda e il giglio asseta. Autunno Spesso affilato l'autunno come un coltello obbliga al ripensamento. Nostro rinascimento sarà uccidere un'ansia lasciarne in memoria un'ara. La storia passa come brunita l'acqua prima della chiusa: son resti del naufragio alla spiaggia deserta le nuvole sparse alla finestra aperta o i massacri che scorgi dietro porte dipinte. Tanto affilato l'autunno in altalena cicatrice e sangue il cuore carica le vene e l'arte. |