Poesie di Cristiano Poletti


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Via Salentina
Oleandri affiancano in corsa
l'auto blu e gli occhi tracciano
in prosa quest'angolatura grecànica
in guerra, di conquista,
terra rossa nel bianco di mazzi di case
e dal mare, uno scherzo: maioliche,
tetti per lingue sinfoniche in giravolta.
Mantra sembra di salamandra,
un morso, un passo di taranta
come l'aurora bionda gonfia l'estate
che muove sempre l'estate che danza.
Al capo d'Otranto affollato di vento
oppure al porto lento dove delle pietre
resta lo sgretolarsi si arriva.
Confusi i verbi, una prima luce tocca
fiori ricurvi carezzati dal sale,
una seconda su brevi o lunghi muri a secco
non lascia che tu ne avverta l'esatta voce.
Perdute due bocche
nella sensualità d'un niente,
in coscienza è già per moto di rimpianto
saper che la Croce nasce d'inverno.   

Chi del mondo
Chi del mondo
sia oggi in croce, rifugiato
sia un nomade o domani il mite
afferra l'oscuro sorridendo?
Chi nasce confessando
che la morte andrà vivendo?
Chi fugge
il silenzio nominando?
E se ha voce per primo il silenzio
cosa dice?
Férmati, non dire
è delle stagioni rispondere
e tanto abbattere e costruire.  

Sette Maggio         (a S.)
E se dopo quattro giorni di pioggia t'incontro?
Darei parole al vento
e schiaffi ai giorni, già troppi.
Le nubi si portino altrove!
Se voglio il sole t'incontro.
In quattro giorni il sole matura,
indurisce il cuore e spiove la pupilla del cuore.   

Da Venezia
Svegliarmi domani al chiarore
in un nulla d'aroma allora respirare
nel nord di pioggia perfetta.
Prima di me voi sarete, voi
che svegli da sempre nome non avete
come parole oscure alla ragione
semi d'amore sugli umidi ontani...
Aria, folate di Venezia,
la laguna, destato, ritocco.
Svegliarmi in Italia, case erba cemento;
suono la mia chitarra, accordi nel vento.
Fiamme voi di fuoco lento, vita mai spenta.   

Strada e storia
Un mattino per la strada tra i tigli
bracci nerastri d'inverno e svettati
il limite di passi di vicoli
il margine di case di Padova.
Procedere in un vorticare usuale
il pendolare in brighe cittadine
t'arresti, due parole, si riparte.
Ciascuno mantiene in volto la propria età;
negli occhi sta tutto l'attimo e il tempo
e così nei miei i miei rapidi anni
ora sfiorano l'esca della memoria
per farsi prendere nel personale
pensieroso e sull'onda della storia
agitato in movenze musicali.
Qui, mi dico, ripasserò. Altre volte
passerò negl'irrisolti pensieri.
Domande, ancóra, e vaghe sciocche pose
prendere, allora, architetture di ieri.
Dunque cosa si mostra a questi occhi?
rabberciati gli attimi
una bottiglia scolata
risa dell'impiegata,
"Dio è morto soffocato dalla teologia"
che leggo dal Corriere
nella terzapagina?
L'uomo che in blu vagola
al freddo dei binari
agita parole telefonando.
Da quell'aspra confusione tremante,
suono od eco di febbrili parvenze,
possa darsi nuovamente la realtà
ad occhi sopra il filo in vertigine,
quindi lasciarmi in abbandono ai nomi
così accecato dall'ira consueta.
La realtà mi scopra già
remigante sull'ala
tesa alla chiarità
prender volo e con me
quel poco o niente che sia
sentire per certo che
non sarà cuore il cuore
che pur parlando tace.
Cosa avremo visto, cosa perduto
maldischiusa la voce
insellata ad un urlo?
Il passato e il futuro
tessono sul corpo, morta la voce,
lacerti dimenticabili, pochi
fili spersi che raggomitolati
oggi negl'occhi cuciono la storia.
In quest'Europa vi vedo giungere,
vecchi ponti passare claudicanti
o restarvene relitti alle coste.
In chiara luce possenti gli altari
sono ombre lunghe distanti da udire.
Godi, dunque, tu sia fanciullo o anziano.

Personale
Vibra, riàlzati dal fondo della
vita, cresci in luce come su quelle
torri cadute, chiudi il tramestio
dei difetti e viaggia finalmente.
Non t'innamoravi: raccogli
                                      alcune
                                               migliori
memorie,
muoviti sgombro da ricordi
stranianti dunque edìficati
lasciando da te l'inutile ridda
dei bui ricordi. Mai t'immaginavi:
redimere il tuo tempo.

Molto è da scartare.
Scrivi tutto il futuro.

Al termine del giorno
Nuvole che giungono lineari
striano il cielo tutt'intorno;
la comoda coloreria
qui sopra prende posto con l'inverno.
Per dipingere un'elegia:
questo mi resta al termine del giorno.

Semplice
Tu sarai all'ombra d'un suicidio
ed io forse ti ho amata
di terra, semplicità, sventura.
Risalirai il destino
tra la tomba degli angeli
e quella degli uomini.
Sono uguali inchiostri
i nostri debiti d'amore.

Il tessitore
Spergiuri negli eccessi di parola.
Quel che di scritto trattiene l'infinito
all'orizzonte resta
confuso nel pulviscolo malfermo.
Sorpassando la cura dell'ascolto
la parola d'azzardo mal taciuta
dell'arte va smarrendo la musica.
Di trame che il tessitore sa fare
il mondo qui non è solito dire.
Della tela gli strappi d'improvviso
quindi le mani sopra e il consumarsi.
Sdraiato a margine del tempo
dimentichi il nome che porti.
Umile quel lavoro,
tanta vita perduta.
Come quel lavoro ora
tenti un goal di rapina
e a quel goal di gioire.
Ma a margine del tempo
ti avvince un altro nome,
nuovo ordito di frase.
Quegl'intrecci di tela:
si vive il chiaroscuro,
l'anima, il più alto muro.

Quella parola in poesia
Lei dice: il vento muove morte foglie dagli alberi.
Non l'uomo, attento, neppure la terra raccoglie i morti
e la terra spesso non sa crescere che secche ramaglie.
Il tuo sorridere alla mia più recente rima
è come questo tempo carico di foglie dal vento:
del tempo odio e amore, colmo il vento d'illusione.
Alcuna poesia è sufficiente né questa tiene il passo.
Il sole insiste, pur sgomento,
a baciare il mio povero nome;
d'ironia di luce il bacio.
È una parola che maggio non porta
la pioggia che tarda e il giglio asseta.

Autunno
Spesso affilato l'autunno
come un coltello
obbliga al ripensamento.
Nostro rinascimento
sarà uccidere un'ansia
lasciarne in memoria un'ara.
La storia passa
come brunita l'acqua
prima della chiusa:
son resti del naufragio
alla spiaggia deserta
le nuvole sparse
alla finestra aperta
o i massacri che scorgi
dietro porte dipinte.
Tanto affilato l'autunno
in altalena cicatrice e sangue
il cuore carica le vene e l'arte.


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