Poesie di Antonio Pisano


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Orme
I miei passi solcano l'umida terra della battigia,
il volto segnato dal gelido vento di tramontana.
La spuma del mare emerge tra remote onde,
con dolcezza raggiungono le mie orme cancellando
inevitabilmente il mio passaggio già divenuto passato.

Rivivo momenti di intima tenerezza al ricordo
di spensierata giovinezza e di estivi amori,
quando il cuore forte batteva
all'incrociare di fugaci sguardi
pieni di fervore e desiderio.

Volgo lo sguardo al lumeggiar del giorno
che nel lento suo tracollo trova la forza di
invadermi con un fascio di accecante luce,
proiettandomi in una nuova dimensione.

Ritorno sui passi miei e guardo
le orme lasciate da un uomo di oggi
con la memoria del suo passato:
il grigiore nei capelli,
il verde degli occhi,
il rosso del cuore,
il turchese dell'anima.

Orme incancellabili di futura memoria,
al divenir maestri di sentimenti e d'amor,
a cantar lodi dell'umano animo,
a tingere in versi la natura madre,
ad attingere amor da donna amata,
a donar immantinente se stessi
al divino spirito, che guida i passi miei
in questa terrena esistenza.

Uno sguardo verso il cielo
Cosa nasconde lo sguardo degli innamorati
quando l'iride s'inonda d'amore e splende
di luce propria.

Cosa nasconde lo sguardo di un bambino
abbandonato… tristezza, amarezza, odio,
rassegnazione, sconfitta.

Cosa nasconde lo sguardo del tossicomane
che guarda la sua vita in retrospettiva e vede
le rovine d'una esistenza.

Cosa nasconde lo sguardo di un poliziotto
che vede la quotidiana ingiustizia dominare
sui valori di costruita civiltà.

Cosa nasconde lo sguardo dell'uomo di oggi
che vaga senza meta alla ricerca della verità…
… il mistero della vita.

Volgo uno sguardo verso il cielo alla ricerca
della verità… incontro gli occhi di Dio ed il
mio essere s'illumina immensamente…

… d' amore.

Lettera a mio figlio
Figlio desiderato, concepito, amato,
nato, cresciuto, vissuto, fatto uomo.

Dove sei mio dolce pargolo di un
tempo trascorso in spensierati giochi
e di costruttivi discorsi fatti di perché,
di quotidiana e curiosa scoperta del tuo
essere presente in un mondo di adulti
che adulavano le tue intemperanze di
bimbo che venivano punite dal mio amore
paterno; resta il triste interrogativo, sono
stato un buon padre? Non rispondermi ora,
ma fra trenta anni, quando io vecchio e stanco
avrò bisogno di sorreggermi a te; allora e solo
allora mi piacerebbe sentirti dire: papà ti voglio
bene! Sei stato un buon padre!

A te figlio affido la mia eredità di uomo, fatta di
verità, onestà e sana filosofia; usala con parsimonia,
non disperderla; è un patrimonio al quale molti uomini
ambiscono; il materialismo, il relativismo, sono comuni
al bieco cammino dell'uomo che sta precipitando nel più
profondo baratro che lo condurrà in un'altra dimensione
dell'oscurantismo.

Allora e solo allora figlio mio, accederai alla mia eredità;
userai la tua verità per smascherare i falsi amici,
userai la tua onestà per vivere in pace ed armonia,
userai la tua filosofia per dare a tuo figlio la gioia di vivere.
                                                                         … papà

Meticcio
Tenera vita senza madre,
al mondo venuto senza casa.

Fato volle a te donar
calore e amor di gentil animo,
all'apertura degli occhi tuoi
vedesti luci ed ombre a te sconosciute,
sentisti un latrato di diverso tenore.

Pargolo di cane adottato,
dal fulgido pelo maculato,
accolto in familiare armonia
di affettuosi gesti condivisi.

Amico sincero di spensierate corse,
di assorte camminate,
di rincorse al felin nemico,
di guardingo sguardo a tua stessa natura.

Al raggiunger tuo dell'età mia,
agiato vivi al calor del fuoco.

Il tuo tranquillo dormir osservo
e penso all'amaro animo di chi,
dei tuoi simili, in abbandono li ferisce.

Amico goloso di rinunciate pietanze,
ancor più quel che ti manca,
all'accoppiare di femmina tuoi eredi.

Amico meticcio di umano sguardo,
a capir voci di segnate parole,
volgi il capo ad obbligato comando.

Tua quotidiana riconoscenza pronunci
in teneri scodinzolar di coda,
a ricambiar fedeltà dovrei
ringraziar tua esistenza.

Dedicata al mio caro amico meticcio di 7 anni a nome Buk
ed a tutti i cani di strada ed abbandonati.

4 Gennaio 2008

O mia Patria!
Popolo di politicanti, oratori e menzogneri;
Nazione partitica di indubbia degenerazione,
ineluttabile faziosa complicità d'intendimenti,
unico fine maestro la bramosia del potere.

Ripetuta storia di contrapposte fazioni:
guelfi e ghibellini,
neri e bianchi,
destra e sinistra;
gente sottomessa che più non crede
all'ideal dell'avvenire.

Divenuta sei baldracca d'Europa;
esportatrice di eccelse menti,
importatrice di anime dannate.

O mia Patria! Sei bella e perduta,
monumentali opere sepolte dall'umana
immondizia, scelleratezza di inconsueto
animo nero condiviso dall'amaro pensiero
di sociale rassegnazione.

Prosaico ideale di rivivere gesti di antichi
guerrieri Templari, a ristabilire gloria e dignità,
giustizia e libertà, religione e società.

Ascetico momento d'euforica nostalgia,
di Patria ostaggio di impudica politica;
in Dio confido affinché possa illuminare
l'umano animo di chi un giorno glorificherà
la sentimentale appartenenza alla Patria mia…

… all'Italia mia.

Amo Te Donna
Non ti ho tradita e non ti tradirò,
tradendo te, tradirei me stesso.
Tradirei l'amore, unico e inviolabile,
l'amore di un tempo lontano.

L'inafferrabile essenza del nostro amore,
vive e prospera, si imprigiona e si libera,
non si spegne, vola e combatte contro le intemperie
del tempo, le incomprensioni, le delusioni.

Amare non significa dirti ti Amo.
Amo la tua vita, i tuoi sacrifici, le tue intemperanze,
i tuoi dolori, le tue paure, amo te donna nella sua interezza,
nella sua dolcezza, nell' intima sua natura.

Passate primavere, future saranno;
al fianco tuo vivrò l'umana vecchiaia,
che non spaventa, che non abbatte,
se questo nobile sentimento luce avrà.

Al tramontar di nostra vita,
nel fatal silenzio della morte
al capezzale mio ti vorrò e
sussurrerò, ultimo anelito: …. Ti Amo…..
(Dedicata a mia moglie)

Il volto di mia Madre
Ricordo i tuoi occhi fissi nel nulla
per i pensieri tuoi di famiglia,
quante volte si sono persi in una culla,
per sorridere poi alla nascita di una figlia.

Otto sono i solchi sul viso segnati
ed altri quattro coperti dal pianto,
per quei figli da te tanto amati,
per quel cuore che adesso s'è infranto.

Ricordo quel tuo dolce e triste sorriso
nelle tue trasparenti labbra racchiuso,
con quel destino che ti ha di certo deriso,
che di tanti materni baci ne hai fatto uso.

Dedico a te questi miei pensieri
del bene materno che mi è stato tolto,
ti ricorderò così come eri,
di mia Madre il suo candido bel volto.

Oblio
Alle falde dell'umana pazzia,
impietosito dal Divino pianto,
muove il popolo ebreo per
il mortale esodo.

Anime incatenate dall'amaro destino,
ultimo viaggio di un mondo tradito
da menti insane di tanto terrore che nulla
pietà del pensiero sfiora.

Disumana speranza di vita sospesa
alla viltà di uno Stato infamante,
che non si ribellò al cinismo
di una schizofrenica illusione.

Oblio perverso di uomini persi
nei meandri dell'infero fuoco,
accecati dal blasfemo razziale odio
di ordinarie umane virtù.

Memoria perenne incisa nel tempo,
mai più futura generazione perdersi
potrà in olocausto compromissorio
e fraterna uguaglianza di popoli vivrà.

Donna
Inebriante essenza dell’umano genere
musa ispiratrice di guerre e cantori
ingannevole oceanica argentea sirena
creatura nata dal centro dell’universo…

tutto si muove, orbita e confluisce a te…
donna che accettasti il primordiale patto
d’alleanza con il minor essere, al quale
hai permesso bere l’amaro calice d’amor.

Il viaggiare tuo nel tempo porta a me
cantore a citar del maggior intelletto
soffocato dall’orripilante convinzione
d’onnipotenza dello stolto umano essere.

Lui...
che ha reso te:
schiava, concubina, strega e amante,
spia, prostituta, partigiana e repubblicana;

Io…
che ho fatto di te:
moglie, regina, sposa e madre,
compagna, amica, donna e divinità…

Noi…
che abbiamo fatto di te… Poesia.

Apolide Poeta
Apolide Poeta di mille parole,
triste e ramingo vàghi tra versi
e rime, sonetti e poemi.

Quale Patria i tuoi avranno?

Seguo la via…
ad incontrar cantori
di cotanta levatura,
a chinar il capo
in omaggio loro.

Sento il vibrar dell'animo mio
all'unisono unirsi al liberar dei
carmi loro.

Seguo il senso del viver loro…
di eguale mia concezione,
al separar distanze
di sconosciute vite.

A voi rivolgo il canto mio,
datemi Patria!
Fraterni Poeti a voi volgo di nuovo,
la mia anima indivisa io vi porgo.

Corto Circuito
Fomento ancestrale di vita passata,
ereditaria follia d’esistenza,
prigioniero d’un corpo lontano
dalla mente che sfugge all’orripilante
pensiero di morte.

Stanza chiusa da mura alte,
ombre s’annidano negli angoli bui,
lucido pensiero di fantasmi presenti
con i quali parlare, urlare, compiangersi
dell’amore negato e mai più ritrovato.

Amore impazzito d’amore rifiutato,
spezzi la vita della donna amata,
ancora tra le mani il coltello insanguinato
gocce di sangue cadute sul triste sudario
gesto folle di tre pugnalate.

Corto circuito celebrale,
amore e odio collassato,
ombre notturne e fantasmi mentali
a tormentare i giorni tuoi verranno
per parlarti di amore e perdono.


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