Ti chiameranno Re
Ti ¹ chiameranno Re, e aspetteranno
che tu diventi grande per ascoltare la Vita che - dalle tue parole -
gorgheggerà lieve e soave, come se fosse quel vento leggero che a
primavera gioca, tra le novelle foglie.
E scruteranno ognun dei gesti delle tue mani, che portino il miracolo
richiesto, desiderato. O forse solamente incuriositi dall'esser lì, vedere
ciò che accade per raccontare....
Uno dirà di aver davvero visto e con i propri occhi il mistero dei
misteri, l'altro racconterà vaghe magie, non afferrate, di certo non
capite... credute o non credute poco importa...
Sarà di te che entrambi parleranno, mossi dall'onda che alza le maree e
quieta raggiunge la spiaggia destinata, ne bagnerà i granelli ad uno ad
uno e li trasformerà forte della sua acqua e del suo eterno moto.
Ti invocheranno, fino all'ultimo giorno e ogni tempo è colmo della tua
presenza, e lo è fin d'ora, Bambino Dio che mostri a tutti l'arte
dell'affidarsi, come fai tu.
Forse la tua leggenda è proprio in questo che attinge la sua forza:
nell'esser piccolo, pur se sei tanto grande. Così simile a noi, così
vicino che viene quasi voglia di girare gli occhi per non vedere, nello
specchio di te la nostra immagine, fatta a tua somiglianza.
Quando si guarda qualcosa di perfetto, bisogna innanzitutto essere forti e
per due ragioni: perchè si vede con uno sguardo solo la propria
imperfezione, e se ne soffre... e, sempre nel breve tempo di uno sguardo,
si può vedere al tempo stesso il suo opposto, ciò che già vive in noi e
che tu rifletti così bene.
Si può soffrire allo stesso modo anche quando si guarda ciò che di bello e
buono c'è dentro di noi, per la paura di non poterlo mai realizzare, di
non esserne in grado e di non esserne poi neanche all'altezza. Così si
distolgono gli occhi e, quando riesce, si prova a distogliere pure il
cuore.
E quel tuo sguardo, lungo quanto può essere lungo il tempo di tutta
l'Umanità, vede ogni cosa e nel vedere, guarda e ne sorride. Ha già
accettato ogni perplessità, ogni tentennamento e ripensamento, ogni scelta
corretta e tutte le scelte che appaiono sbagliate. Ogni gesto d'Amore e
ogni viltà. La faticosa via delle metà tu la conosci, e indichi il mezzo.
Segni la via, quella mossa dai passi delle intenzioni buone. Segni
l'inizio e segni anche la fine. Accendi il lume che non si spegnerà più.
Porti la congiunzione tra gli opposti, la concretezza. Doni, dall'alto del
tuo esser Dio, l'umanità, così che l'Uomo possa alla fine amare anche se
stesso. Che poi succeda perchè ama te, intanto ama. Ama la povertà e ama
il dolore, la malattia, gli odi e le iniquità. Amando te re-impariamo ad
amarci come siamo.
Noi così piccoli, fragili e terreni. Non siamo in grado di poter camminare
sulle acque o non lo ricordiamo più. Eppur si può, se un giorno tu l'hai
fatto... No, scusa, è presto ancora, volevo dire: se un giorno lo farai.
Rimane il sogno, la voglia di volare e la ricerca di come poterlo fare.
Restano fame e sete delle tue parole, anche dopo millenni.
Che sia leggenda quella che ci raccontano, ha una sua strana peculiarità:
sembra che il cuore ne raccolga il giusto, forse l'essenza, o solo
l'essenziale... e che su quello si possa edificare una leggenda propria e
personale, magari non aderente alla realtà ma sempre giusta, che resta
sempre vera. Comunque guardi, quello che porti già dal primo istante della
tua venuta non cambia il contenuto e quando capita che ne smarriamo un
po', c'è sempre il modo per ritrovare il senso, arriva sempre il giorno.
"Re" forse non è, nei nostri tempi, la parola che rende maggiormente
l'importanza di una persona. Ultimamente poi, le cose cambiano così
rapidamente... Però c'è sempre almeno una parola, o più di una che
pronunciata accanto al nome tuo o solamente vicino al tuo pensiero,
acquista l'importanza che tutti i re di tutti i tempi andati e quelli
ancora neanche cominciati, non hanno avuto mai. A volte è "fratello",
altre "fanciullo" o "bambino", "forestiero"... Se ci sei tu vicino tutto
cambia e assume i toni della verità, i cuori aprono con fiducia le loro
porte, e arriva la comprensione giusta delle cose.
Si aspetta che tu torni, ma forse sei tornato mille volte e hai rivestito
i panni dell'Amore, in qualunque apparenza tu abbia portato.
Si aspetta, tuttavia, che torni ancora. Di assaggiare, ancora una volta
insieme, pane e fichi e dissetarci ancora alla Tua Fonte.
Ti chiameremo come Dio vorrà, come vorranno i Tempi del momento, come sarà
più giusto ti si chiami...
Però, se solamente puoi, ritorna ancora come questa volta. Torna ancora
bambino fra di noi a mostrarci di nuovo il miracolo vero della Vita, che
non lo si possa dimenticare più, con una nuova nascita. Quella di un Dio
Bambino, da poter contemplare con tenerezza, coprire perchè non prenda
freddo, cullarne il sonno perchè sia sereno seguendone la crescita un
giorno dopo l'altro.
¹ Uno di noi.
La Colomba
Una colomba, per ricordare con le sue piume bianche la purezza in cui
sicuramente siamo nati tutti quanti... forse ora smarrita o forse solo un
poco colorata diversamente. Un volo guidato dall'elegante battito delle
sue ali per disegnare una riga colorata tra Terra e Cielo, reinventando
ancora l'Arcobaleno, simbolo di unione, amore puro e di speranza.
Ma in alto vedi aerei militari tracciare non l'arcobaleno colorato ma
lunghe scie di fumo velenoso e minaccioso. Sembra che il Cielo sia stato
creato apposta per portare distruzione aprendo le sue porte ai lanci delle
bombe.
Sembra che un Dio cattivo si diverta ad ammirare la distruzione, puntando
di tanto in tanto una scommessa su chi sarà capace di annientare il numero
maggiore di birilli che quando cadono però lasciano rivoli di sangue e di
dolore sulla Terra. Vanno in frantumi, al ritmo delle bombe.
Alla Colomba stanno spezzando il cuore, lentamente. Non fosse ancor
bastato quanto è già stato fatto nei millenni. Non fosse ancor bastato!
Ora, si toglie luce al mondo ed ai suoi figli un po' per volta. Si toglie
aria al lume dell'Amore.
Vola Colomba Bianca, vola lontano da tempi di follia. Mettiti in salvo per
chi, meglio di noi, potrà arrivare e potrà far tesoro della purezza tua e
dei doni del tuo volo. Porta con te l'Amore e mettilo al sicuro in un
nascondiglio. Toglilo da dove lo metterai soltanto quando le anime pure e
buone dei nostri figli ne abbisogneranno per costruire un mondo nuovo
sulle macerie della nostra incoscienza.
Ma cosa fai? Dov'è che stai andando? Lasciaci stare, è pericoloso!
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Si dice e si racconta in questa guerra che tra un aereo e un
elicottero, un missile e una bomba,
il fumo degli incendi e le macerie voli continuamente un piccolo uccello
dalle piume bianche.
Aspetta che qualcuno di lui si accorga e che lo guardi e va a posarsi
vicino a chi ha bisogno.
Quando si rialza in volo sembra che venga avvolto in una luce immensa e
sconosciuta in cui
si legge la parola "Pace".
- Questo testo l'ho scritto due anni fa, quando cominciò la guerra in Irak.
A distanza di due anni può essere ancora attuale e il messaggio della
*Colomba* vorrei idealmente dedicarlo a tutte le vittime innocenti di
tutte le guerre che ancora feriscono, col pianeta, l'umanità. -
Se l'albero di Natale non fosse un pino.... Vorrei che il Natale diventasse, un giorno o l'altro, la nascita di un piccolo Dio dentro ognuno di noi. Un Dio giusto e buono, come solo un essere umano sa essere giusto e buono... quando lo vuole. Un Dio piccino che diventa immenso, stringendoci la mano. E vorrei pregare, così come so fare... ma di tanto in tanto vorrei che un altro Dio mi insegnasse una preghiera nuova, che non conosco. E un nuovo rito, per la mia mente e il cuore, che possa dimostrare in altro modo sempre la stessa cosa: rispetto per la vita e per il dono grande che ci porta col sole di ogni giorno, la luna di ogni notte e le stagioni. E se il Natale vero fosse il compleanno spirituale della gente, forse non ci sarebbero più guerre. E se ogni volta che un bambino nasce, tutti corressimo come tanti Magi, ad onorare il Dio che è nel suo cuore... non ci sarebbero più morti per sete e fame. Vorrei poter sognare di trovarmi a casa, qualunque sia il posto della Terra in cui mi trovi. E ovunque vorrei trovare cuori aperti e mani tese a raccogliere il dono della mia presenza tra fratelli dallo stesso mio sangue; anche se sulla tavolozza della Vita un magico pennello per loro ha usato colori variopinti per la pelle. Ma il cuore mio, di fronte a loro, vorrei che aprisse non una porta ma un portone, perché più grande ancora il loro dono e più prezioso, mi sarebbe. Vorrei nuovamente nascere, ogni nascente giorno. E vorrei guardare il mondo con stupore e meraviglia, per cominciare a viverlo di nuovo. Come se fosse ieri, con gli occhi di domani. E, rinascendo, vorrei provare quella meraviglia senza fine di ritrovare - anch'essi nati a nuovo - occhi a me cari, sembianze conosciute... ma in altre vesti per celebrare insieme ancora l'alba nuova della Vita. Vorrei sentire, in me e in tutti, la dolce irruenza di un'emozione che scorre in un punto indecifrabile del corpo... e che, vera e intangibile, ci fa sentire vivi. Scorrere dentro di noi l'amore, come un fiume, questo vorrei ascoltare. E non i pianti, i rombi dei motori appesantiti dalle bombe, lo stridio delle voci di chi ha il potere in mano e non ricorda di avere tra le mani un dono da gestire con amore e con riguardo. Perché sotto i bottoni del comando ci sono miliardi di persone la cui vita dipende da un bottone rosso o da uno nero. Vorrei che mai andasse loro in corto circuito il cuore ad interrompere il flusso del loro amore. Se l'albero di Natale non fosse un pino ma l'Albero della Vita, saremmo vivi per raccoglierne i frutti. E se ogni pacchetto di regali sotto di esso, fosse adornato si del fiocco rosso della passione ardente… ma dentro vuoto, saremmo in grado con un sol sorriso di riempirci gli occhi di ogni meraviglia che ci è stata data. Che non si può narrare con parole e non può alcun oggetto dimostrare... ma basta il gesto a portarne il valore. Vorrei sentire dentro me l'indecisione di un pensiero: oggi è Natale, ma quale Dio è nato? E' nato Gesù ed è nato il suo messaggio, o col suo messaggio è nato lo stesso giorno anche l'amore per tutti quanti gli altri? E se col suo messaggio è nato questo, mio Dio che faccio.... in quale Chiesa corro ad onorar la festa? Basilica o moschea? Forse è abbastanza che corra nella Chiesa della famiglia che vive accanto a me? E forse non basta un Natale solo, se ovunque guardi vedi il vero Dio. E forse così ancora una volta Gesù si dona a noi. Lasciando che il nome Suo venga sostituito dal nome anonimo di un "signor Luigi". Il nome cosa conta, sarà così? Forse non è così e ancora una volta la nascita di Dio sarà ricordata un giorno 25 di un mese molto freddo. Ma nel brusio di voci, di motori, di rumori.... di notizie... Nell'intasato ingorgo di pensieri che siamo diventati tutti quanti, almeno per quel giorno vorrei una magia.... Sssshhhhhhhhhh................. un po' di silenzio tra le nostre menti... intoni un canto solo il nostro cuore.... oggi è Natale, al mondo sta bussando un’altra volta l’Amore. |