Poesie di Emanuela Pepe


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Di primavera…
Di primavera…
…giovani amori sono petali
di cristallo abbozzolati…
sul loro capo splende
il serto di chiari gigli…
e miele dorato sgorga
gioioso.

In quel tempo
l’etere profuma
di melograno…
(mimosa di un’altra stagione)…
…da zaffiri ornate le fronde
frizzano
le chiome dei fanciulli marini…
…e il loro fruscio rapito dalla luce…
…lumeggia dai viticci puri glicini incantati.

Così zefiro addormenta
sorgenti di farfalle campestri
e i papaveri chinano il capo
su cuscini di stelle cadenti.   

Pie donne
Pie donne
nascondono
angosce
negli abissi
della solitudine.

Loro quiete velata
travolta e distrutta
dal porpora maremoto.

Fame

Potrai mai
scordare
il tozzo di pane
arrugginito?

Le gengive
orfane
rimembrano ancora.

Visi celati
Visi celati
alla libertà nascosti.

Visi celati
della notte
il sudore nelle mani.

Passate notti
passate a contare
coriandoli avanzati
al carnevale
i manichini.

Visi celati
chiedono sguardi
non conoscono specchi

(cantate usignoli angeli della strada).

La luna affonda
in acque di tempera
e riaffiora
accarezzando
le vostre tempie.

Solitari spiriti
passeggiate la notte
piegati su legni
impregnati di tempo

legni sbiaditi
invecchiati e morenti
su cigli dispersi
fiori di calla
di anonime strade

cantate usignoli
angeli da visi celati.

Briciole di miseria
Coglievamo
briciole
dell’angusto
rimasto
nel catino del mondo.

Inumidite le labbra
ammorbidita la lingua
le briciole
cascavano,
lentamente
cascavano
come frantumi
di roccia rara
in un fondo di palude.

Il ventre rimbombava
di violenti tonfi.

Famelici eravamo tutti famelici e coglievamo briciole…

Ora
Ora
o mai più
strapperai
la tela
della colpa.

Ora
la lingua paralitica
esordirà
miracoli
in piazze
gremite di api.


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