Poesie di Vincenzo Patierno


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Al pescatore
Nell'età che ti fu acerba
l'abbraccio di tuo padre
t'era feudo, in quel suo adoperarsi
a menare il legno.
Sognante miravi la prua
orientata al pelago
e ai tempi vigenti
le cime lasci andar
da in seno alla sirena fanciulla,
che dal poggio pare
donarsi al Tirreno.
Al modo d'impavido gladiatore
le reti armi pescatore,
ove non v'è riparato ormeggio,
e le porgi all'indomito canto,
di quel che è il mare…

Piccola crisalide
Che ali di farfalla
ricamate hai in predone ragne
è a naufragar il narrar di novelle e nenie,
nell'intento di lenire
il sommesso pianto.
Nelle intrecciate maglie
il tempo primo è ormai
ninnolo in frantumo, precipitato
in un polifago mar d'inverno…

Mia amata terra
In ciò che si può definir sogno,
nelle capillari formosità
mi trovai a passeggiar
spoglio da timori;
né vidi arder braci
e né artefatte nebbie
rendere acre l'etere.
Andavo a zonzo
incrociando visi non gotici
e dissipate le ombre,
tra le partenopee calle,
s'eclissarono lucchetti e barricate.
Gongolavo in quel
che è chimera!
Diletta radice
se pur lande
ti furon resi i granai
l'indottrinamento non fu
emergere dalla notte palustre,
che abbuia le tue grazie…

Mia luna
Girovagando vai musa gitana
e al morir del giorno sei lì,
a farmi visita; cinereo visino
e lanterna in cui lo scenario si trasla.

Di me, teatrante del librato scoglio,
non v'è intimità che ti sia evasa,
ed è alla letterale foggia
che rimetto il mio brusio:

mia luna sai
che sol nei sogni ho sentore
d'essere in patria…

RiVivere in uno sguardo
In terra a me forestiera l'incontrai
ed è tutt'or indelebile l'olezzo:
la di lei veste di donna!
Seta marina l'imbrunita pelle;
la corvina chioma
approdava su nudi seni;
le iridi richiamavano l'abissale notte
in cui emigrare e il riso
era neve adagiata su cime.
Amabile amaro il gusto del pensiero
che vaga in quei orizzonti…
Rami lignei di rosa i rimembri:
turbinii e origine d'uragani,
sconquassatori di sogni,
in cui incrocio ancor il suo sguardo.
Sguardo da cui son esiliato,
ma con cotanta speme
in mille e più vite rivivrò…

Occhi spenti nel buio
Colori spalmati su tela
catturati dall'arcobaleno,
che pare congiungere cielo e terra,
sfumature del vestirsi della natura
è l'immortalar del pittore,
di ciò che i suoi occhi guardano.
Mani modellano la dura pietra,
dando vita e sembianze al mondo
che attornia lo scultore.
Lo scivolar della penna,
su canditi fogli, del poeta
nel compor versi di gocce di rugiada
distillati dalle emozioni del cuore.
Nella diversità di occhi spenti,
che vagano nel buio incolore,
solo lo sguardo dell'anima
può descrivere immagini,
sfumature e colori della vita,
concedendo ad essi
l'immaginaria percezione…

Al solitario merlo
In orlo di cielo vaghi solingo
se pur zufolando vai al mattino
e dal primario volo non concepisti
l'emigrar dalle natie radici,
riparandoti alla sera
sulla vegliarda magnolia.

Natura beffarda a te non donò
conoscenza di terre all'altrove
e a me non fornì ali
per abbandonar la tana cara.

Sei a soffermarti
sulla ferrea balaustra
volgendo un fugace sguardo
a una vita che non t'appartiene,
se pur condividi con essa
il quotidiano tempo.

Se sol tu potessi, amico pennuto,
cogliere or il mio dialetto t'enuncerei:
Se il domani fosse
a portar a me novella
del tuo repentino andar
ad esplorar stranieri orizzonti
sollazzante sarebbe per te
il ricordo mio…

Rose e mamme

Secerne giovinezza il paesaggio, ivi
si vien inebriati da effluvi
di policromi boccioli
aggrappati alla vita;
simili a bambini ancorati
ai seni della lor puerpera.

Il flautato seme s'evolve
ed è a partorire vita in fiore;
l'arbusto e la madre mutano
il cerchio delle stagioni,
prolificando circuito
ove la vita è l'aurora di sé.

Al vicinar del maggengo avvento
si è a foggiar il sole dell'amore, la rosa,
vellutata stella e incarnazione
della mamma, liliale e prode vestale
di noi, suoi germogli fin al compiersi
il di lei estremo rintocco.

Echi lontani
Il mare ha consegnato a sé orme,
solchi abbandonati
in distante data…
Le vibrazioni delle onde
rievoca giochi lontani
e la scia è vissuto
sull'oceano dei ricordi
dissipato in granelli,
che fan del compiuto
mosaico d'immagini:
tuonanti echi
che percuotono
la scogliera torreggiante.



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