Racconti di Teresa Passaretta


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Diario del pellegrinaggio diocesano in Terra Santa 13/ 20 novembre '08
Dopo un'attesa carica di emozioni, di aspettative e di speranze, ecco finalmente arriva il grande giorno 13 novembre 2008 ... si parte per il pellegrinaggio in Terra Santa.
Tutti insieme, come amici da sempre, ci ritroviamo sorridenti e felici, anche se assonnati, davanti al seminario per recarci, animati da uno spirito di gioia, nella terra di Gesù e per condividere momenti di preghiera e di fratellanza, accompagnati e guidati da un gruppo di sacerdoti e dal nostro carismatico arcivescovo S.E. Mons. Giancarlo Maria Bregantini.
Ecco … arriva il pullman … si parte … si arriva all' aeroporto di Fiumicino, dove incontriamo la nostra guida, padre Antonio Bernardo. Dopo estenuanti e dettagliati controlli di sicurezza israeliani ci imbarchiamo su un volo El Al per Israele,un viaggio, per molti atteso da tanto tempo, in una terra venerata dalla maggior parte dei credenti del mondo, quanto tormentata da problemi apparente-mente irrisolvibili. Siamo pronti a sollevarci da terra e a salire … salire … e poi, dopo tre ore di volo … oltre le nubi …. la luce … è così che ci sentiamo di dire di fronte alla luminosità che questi giorni di cammino sul percorso della vita di Gesù ci regaleranno.
Arrivati a Tel Aviv, dopo le rituali operazioni di controllo, saliamo sul pullman che ci accompagnerà durante gli otto giorni del pellegrinaggio, diretti verso Nazareth.
È quasi buio, perché in questo periodo imbrunisce molto presto! Durante il tragitto, la nostra prima tappa è al Santuario Stella Maris al Monte Carmelo. Nella parte inferiore della basilica è ubicata la grotta dove visse il profeta Elia quando si ritirò sul Carmelo. Qui si celebra la nostra prima messa presieduta dal nostro vescovo e concelebrata da tutti gli altri sacerdoti, animata dai canti intonati dalla bella voce di padre Roberto e partecipata da noi in un clima di serenità, fratellanza e concentrazione.
Ripartiamo per Nazareth, la città dell'annunciazione, dove visse Maria a cui apparve un angelo che le annunciò che sarebbe divenuta la madre del Signore per opera dello Spirito Santo e per volere di Dio. Qui Gesù visse la sua adolescenza e giovinezza nell'anonimato " sottomesso" a Maria e Giuseppe.Tutto è partito da qui. Da qui è iniziata la storia di tutta la cristianità , dalle tre parole pronunciate dall'angelo e da Maria: " Tu" … " Non temere" … "Eccomi". Da qui la grande storia del mondo … Gesù tra gli uomini. Da qui iniziano grandi segni e messaggi del Signore.
Si arriva all'hotel di Nazareth … e ci si sistema.
14 novembre
Ore 8 del mattino, visitiamo la Basilica e la Grotta dell'Annunciazione. La basilica è a forma di giglio rovesciato, la grotta è tutta bianca con un altare al centro. Sulla base dell'altare è incisa una scritta: Verbum Caro Factum Est. L' emozione è enorme! Qui celebriamo la messa, ma proprio al momento della preghiera che ci unisce in fratellanza ecco … un tonfo … un botto terribile … padre Antonio, la nostra preparatissima ed instancabile guida, all'improvviso ha un malore, cade all'indietro battendo la testa su un gradino retrostante. È una caduta rovinosa. Seguono grida, pianti, " don Antonio sta male, esce sangue, non riconosce!" La messa si interrompe e si attende il pronto soccorso, mentre medici ed infermieri presenti prestano immediato intervento per evitare il peggio. Arriva l'ambulanza, si va in ospedale, le condizioni di Don Antonio non lasciano sperare niente di buono … ma poi … la sera il nostro vescovo, alcuni sacerdoti e i medici si recano in ospedale e il primo segno di Dio è lì … Don Antonio è in piedi, pronto a riprendere il suo posto di guida al più presto possibile. Sia ringraziato il Signore!
Dopo la messa alla grotta e la caduta di Don Antonio, in nostro aiuto viene un giovane frate francescano croato, bravissimo sia nel parlare italiano che nel guidarci per tutta la mattinata.
Nazareth è una località molto suggestiva, umile ,ove si evidenzia dappertutto la presenza di Maria e la sua vita vissuta insieme a Giuseppe e a Gesù. Il Museo, gli scavi archeologici, la Chiesa di San Giuseppe testimoniano la semplicità del posto e al tempo stesso la grandiosità degli eventi.
La Chiesa di San Giuseppe è a 200 metri dalla casa di Maria. Qui la Sacra Famiglia abitò al ritorno dall'Egitto. Sotto la chiesa vi sono 7 gradini che simboleggiano i 7 doni dello Spirito Santo. Nel Museo Francescano ci sono i resti degli scavi effettuati nell'antica basilica crociata. Vi si trovano dei meravigliosi capitelli di un artista francese con la vita degli apostoli; furono scolpiti, ma mai utilizzati, perché sepolti all'arrivo dei musulmani e trovati per caso con gli scavi. Vi è inoltre su una pietra il primo graffito con il nome di Maria - Xe Maria = Ave Maria.
A piedi raggiungiamo,poi, la Fontana della Vergine. Secondo i vangeli apocrifi è una sorgente legata alla Vergine, ma non vi sono scavi archeologici. Una cripta medievale conserva la sorgente. Qui , secondo alcuni, forse apparve per prima l'angelo per invitare Maria a tornare a casa dove avvenne poi l'annunciazione. Sul fondo della piccola abside c'è una tela che riproduce Maria con nel seno il piccolo Gesù.
Nel pomeriggio ci raggiunge da Gerusalemme, per farci da guida, padre Raoul, un prete peruviano che si trova in Terra Santa per compiere studi biblici. Partiamo alla volta del Monte Tabor, che si trova a 558 metri di altezza . Alcuni salgono in taxi, altri, i più coraggiosi ( tra cui il nostro vescovo ) percorrono a piedi una lunghissima strada tutta in salita. Bravi i nostri scalatori!
Il Monte Tabor è straordinario! Qui è avvenuta la trasfigurazione di Gesù alla presenza degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Il colore della luce all'imbrunire è fantastico, è un emanare intenso di colori, un momento di grande splendore , un messaggio di serenità. La basilica attuale è imponente, trasmette la maestosità di Gesù trasfigurato.
Poi si va a Cana … è già buio. Qui avvenne il primo miracolo di Gesù. Quando trasformò l'acqua in vino, Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui. Nella cappella della chiesa,durante la celebrazione eucaristica, Mons.Bregantini rinnova alla presenza di molte coppie il rito matrimoniale (estendendolo anche ai partecipanti sposati venuti senza il coniuge ). Alle coppie viene rilasciato un attestato.
15 novembre …. Siamo ancora in Galilea … di prima mattina partiamo per il Lago di Tiberiade. Il sole splende ed il lago è veramente bellissimo; lo attraversiamo in battello, che sogno! Fa un certo effetto pensare che Gesù scelse di vivere su queste rive nei tre anni della sua vita pubblica. Questo è l'ambiente in cui è successo molto di quello che i Vangeli narrano: è in questo lago che Gesù camminò sulle acque, operò la pesca miracolosa e parlò ad una moltitudine di persone accorse ad ascoltare la sua parola. Qui a Tiberiade restano da sole due"pecorelle" del pellegrinaggio. Tanto panico iniziale …. Ma poi tanta serenità, soprattutto per la solidarietà e disponibilità della gente del posto che, nonostante la difficoltà della lingua, aiutano le due amiche e le conducono sul posto d'incontro con gli altri …. Altro segno del Signore …. Niente pregiudizi, niente paura …. Ma solo sorrisi.
Da qui si va a Banyas , alle sorgenti del fiume Giordano, dove ci sono i resti di un tempio romano dedicato a Pan. Celebriamo la messa all'aperto, in un angolo di frescura tra gli alberi. Rinnoviamo le promesse battesimali e alla benedizione Mons. Bregantini ci asperge con l'acqua del Giordano.
Pranziamo in un convento di suore francescane dove mangiamo un gustosissimo pesce S. Pietro e degli ottimi datteri. Ci riuniamo con le due " pecorelle smarrite" che ritornano un po' arrabbiate per essere state " abbandonate ", ma contente di aver sperimentato la gentilezza delle persone arabe che le hanno aiutate. Il nostro vescovo, in segno di scusa, le serve a tavola
Dopo pranzo visita al Monte delle Beatitudini, luogo dove Gesù predicò il suo "Discorso della Montagna". Qui sorge un sontuoso santuario, la chiesa si trova lungo la costa del Mare di Galilea, immersa nel verde, dal quale non si riesce a definire il contatto cielo-acqua tali sono le tonalità dei colori che li uniscono all'orizzonte: dal blu al giallo, dal giallo al blu. È uno spettacolo meraviglioso; non si può fare a meno di pensare che questa immagine deve essere rimasta impressa anche negli occhi di Gesù.
Poi si raggiunge Tabga per la visita al Santuario della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci ed a quello del Primato di Pietro. Il Santuario della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci rievoca il luogo del miracolo. Un mosaico con due pesci e un paniere di pani segnati da croce è richiamo all'evento. Questo era il luogo prediletto da Gesù, qui parlava alle folle. La moltiplicazione dei pani è narrata sei volte nel Vangelo, segno della sua importanza. La Chiesa del Primato di Pietro si trova a 200 metri da quella della moltiplicazione. Una pietra ricorda l'affidamento della Chiesa a Pietro. Il Papa Paolo VI si prostrò su quella pietra. Qui i nostri sacerdoti rinnovano le promesse sacerdotali.
Ci dirigiamo a Cafarnao. I resti della casa di Pietro e la sinagoga a fianco sono i luoghi frequentati da Gesù a Cafarnao.La casa di San Pietro, povera e in pietra lavica, rievoca con assoluta verosimiglianza la condizione di vita di Gesù venuto a condividere la povertà della nostra condizione umana. Qui Gesù guarì la suocera del suo discepolo, il ricordo dell'evento provoca dei commenti ironici sulle suocere da parte dei partecipanti maschi.
Si riparte per Nazareth, ultima sera, domani saremo a Gerusalemme. . L'ultima sera di Nazareth è emozionante. Tante luci, sono le luci della suggestiva e partecipata fiaccolata che si svolge in onore di Maria, ogni sabato, lungo la strada circostante il santuario, partendo dal piazzale della Basilica e terminando davanti alla Grotta dell'Annunciazione, dove il "si " di Maria rese possibile che il Mistero si facesse carne. Oltre all'emozione, ciò che colpisce di più è la partecipazione attiva di tanti giovani di nazionalità diverse sia nelle preghiere che nei toccanti canti. Con le luci della fiaccolata termina la sera.
La mattina del giorno dopo, 16 novembre, si parte per Gerusalemme.Attraversiamo la valle del Giordano e il deserto con il Monte della Quarantena, dove Gesù affrontò le tentazioni. Facciamo una breve sosta in questo panorama desertico. Il monte è suggestivo, sembra un presepe ove la montagna e l'attuale monastero ( ortodosso) si fondono in un unico colore, il colore del deserto … il dorato. Durante la sosta dei venditori e dei bambini scalzi si avvicinano per chiedere l'elemosina o per vendere dei datteri e delle cianfrusaglie; è una pena vederli così poveri!
Arriviamo poi a Gerico, intorno all'oasi ed al sicomoro di Zaccheo. A Gerico in un negozio facciamo acquisti di frutta e di creme del Mar Morto.
Altra sosta al Mar Morto, a 400 metri sotto il livello del mare. Sostiamo sulle rive con un sole meraviglioso ed un caldo afoso. Alcuni di noi provano l'esperienza di un bagno nelle acque salatissime, altri si spalmano il fango medicamentoso, altri ancora si siedono ad osservare e fotografare. L'atmosfera è gioiosa, allegra, spensierata; beh ci divertiamo, ci rilassiamo alle onde "impercettibili" delle acque e ci abbronziamo.
Non molto distante è Qumran, luogo del ritrovamento di importanti documenti biblici e dei rotoli degli Esseni, ebrei asceti, che si erano ritirati nel deserto per purificarsi. Qumran si trova nel deserto ai piedi di una parete rocciosa piena di burroni e grotte; proprio in una di queste grotte, nel 1947, un beduino trovò delle giare contenenti gli importanti documenti. Il sito è imponente e molto suggestivo. Pranziamo in un ristorante piuttosto squallido; che confusione! Quanta gente! Che ressa!
Il nostro viaggio verso Gerusalemme prosegue tranquillo. Verso il pomeriggio sostiamo a Betania, il villaggio in cui vissero Lazzaro, Marta e Maria,amici di Gesù .A Betania Gesù resuscitò Lazzaro. Il nostro vescovo sottolinea la grande amicizia che lega Gesù ai tre fratelli e la differenza tra Marta e Maria: la prima servizievole e instancabile, la seconda umile e sempre vicina al Signore, pronta all'ascolto della parola. Alla domanda di Mons. Bregantini: "Chi delle due pensate sia più meritevole?" si accende un'animata discussione; i pareri restano discordi. La messa viene celebrata nel santuario francescano ,mentre non è possibile visitare la tomba di Lazzaro perché trovasi in una casa privata. Al ritorno davanti al pullman ci aspetta un cammello! Che morbidezza, che dolcezza nei suoi occhi!
È quasi sera, una miriade di luci ci circonda a destra e sinistra, colori … rosso, arancio, blu …. dominano il cielo … oro che copre le cupole. E' un panorama stupendo, indescrivibile,incredibile! Siamo a Gerusalemme! "Ora siamo nella casa del Signore" ripetiamo cantando " Oh! Gerusalemme, aiutaci nel nostro cammino!" E' una sensazione bellissima entrare qui, il cuore è pieno di gioia: possiamo percorrere le strade toccate da Gesù, dove ha parlato,dove è stato perseguitato, dove è morto, dove è risorto, dove è nata la luce che ci ha ridato la speranza, la speranza che cancella ogni ombra di dolore di, odio, la speranza che accresce la nostra fede, che ci conduce all'amore. Ed è a quell'amore grande che noi dobbiamo attingere attraversando, osservando e toccando questi luoghi, posto per posto.
Arriviamo in albergo; è un albergo enorme , con tanti gruppi di pellegrini. Don Antonio Bernardo è tornato in piena forma fisica a farci da guida, padre Raoul ci lascia e torna ai suoi studi.
Si va a cena e purtroppo ci arriva la notizia della caduta della mamma del nostro vescovo,siamo presi da sgomento e preoccupazione, non possiamo fare altro che pregare per lei.
17 novembre Si parte di buon mattino. Arrivo al Monte degli Ulivi, il monte santo, che è colmo di ricordi evangelici. Da lì si può vedere Gerusalemme in tutto il suo splendore. Il monte è diviso dalla città dal torrente Cedron.Una decina di ulivi millenari possono aver assistito alla preghiera di Gesù. Certamente il passare del tempo ha modificato l'"originalità" di questi posti, ma la suggestione e il messaggio che trasmettono sono indelebili. Il Monte degli Ulivi provoca sempre una grande emozione, lì si trova l'Orto degli Ulivi dove Gesù ha pregato, ha pianto, è rimasto da solo prima della sua cattura. Osservando i tronchi degli alberi di ulivo, in quell'orto,ci sembra di vedere Gesù che prega ; il messaggio che cogliamo è un messaggio di amore per tutta l'umanità. La commozione è intensa, e così in tutti gli altri luoghi visitati oggi: l'edicola dell'Ascensione, la grotta del Getsemani, la Basilica dell'Agonia, la tomba di Maria. L'Edicola dell'Ascensione è sulla sommità del monte. Una pietra con un'impronta a forma di piede testimonia il luogo dell'Ascensione. Siamo tutti presi dalle spiegazioni minuziose ed interessantissime di Don Antonio.
A 200 metri dall'edicola dell'Ascensione si trova la Grotta del Pater Noster, grotta nella quale, secondo la tradizione , Gesù avrebbe insegnato ai suoi discepoli a pregare. Vi si trovano ceramiche col Padre Nostro in tutte le lingue. La Grotta del Getsemani si trova a pochi passi dal Monte degli Ulivi .Getsemani in ebraico significa frantoio. Secondo la tradizione cristiana, qui Gesù si recò a pregare, qui in preda all'angoscia sudò sangue, qui fu tradito da Giuda ed arrestato, qui praticamente iniziò la sua Passione. Ci fa veramente soffrire il pensiero della solitudine e del dolore che Gesù dovette provare in quei momenti! Al lato dell'uliveto sorge la Basilica dell'Agonia. Una pietra ricorda che Gesù sudò sangue in quella terribile notte. Accanto al Getsemani si trova la Tomba di Maria. È una camera funeraria con un banco di pietra dove, secondo la tradizione, sarebbe stato deposto il corpo di Maria prima di essere assunta in cielo anima e corpo. La superficie del blocco è tutta perforata, i buchi sono stati fatti dai pellegrini quando la tomba non era ancora protetta.
Riprendiamo il pullman per andare a Betlemme in territorio arabo. Il lungo muro costruito dagli Ebrei la separa da Gerusalemme. Per entrare a Betlemme ci sono vari posti di blocco. Tutto questo ha allontanato i pellegrini, un disastro per una città araba che viveva quasi esclusivamente di turismo e di artigianato e da dove i cristiani se ne stanno andando. Arriviamo all'ora di pranzo, pranziamo nel convento "Casa Nova" tenuto dai Francescani. Dopo pranzo, padre Mario, un prete di Arezzo in Palestina da 4 anni, ci parla della condizione terribile dei Palestinesi, costretti a vivere in un ghetto e a dover attraversare il muro subendo continui pestaggi e perquisizioni, una situazione insostenibile che li priva di ogni dignità. Con padre Mario c'è anche un signore venuto da poco dalla Sardegna per portare avanti un progetto di aiuto ai Palestinesi che mira ad insegnare loro l'arte di lavorare la madreperla usando delle macchine portate apposta dall'Italia. Ci chiediamo se anche noi possiamo aiutare in qualche progetto. Subito dopo un piccolo gruppo si reca a visitare,accompagnato da padre Mario, un orfanotrofio di bambini disabili; secondo le testimonianze la visita è toccante, unica ed indimenticabile. Il resto del gruppo si reca alla Basilica della Natività. La porta della basilica è bassa. La parte più antica, quella tenuta dai cristiani ortodossi, nonostante la suggestione delle numerosissime lampade e delle icone argentate è scura e maltenuta. La parte tenuta dai francescani è più recente e, in netto contrasto con la parte della basilica ortodossa è molto luminosa. Scendiamo alcune scale e siamo nella Grotta della Natività. In questo posto è nato Gesù, più poveramente di così non avrebbe potuto. L'Onnipotenza di Dio è passata da qui, da una mangiatoia! Qui, in un'atmosfera quasi struggente, viene celebrata la santa messa e festeggiamo il nostro Natale a Betlemme con canti natalizi di gloria, omelia e preghiere, anche spontanee, legate al momento vissuto. Prima di ripartire facciamo degli acquisti in un negozio collegato ad una cooperativa artigianale palestinese. Torniamo a Gerusalemme che è già buio.
La mattina del 18 novembre ci rechiamo sulla Spianata del Tempio. Per entrare dobbiamo attraversare un check-point arabo. Don Antonio ci consiglia di toglierci di dosso e dalle borse tutti i simboli cristiani, altrimenti i musulmani non ci lasciano passare. Anche il nostro vescovo è costretto a togliersi la croce che porta al petto e a lasciare in albergo la bibbia che porta sempre con sé. Sulla Spianata del Tempio sono state costruite la Moschea di El Aqsa e quella di Omar o della Roccia. La Moschea di El Aqsa è la più importante, è il luogo da cui, secondo la leggenda, Maometto salì al cielo. La Moschea di Omar ha una cupola dorata ed è più bella. Davanti c'è una fontana dove i musulmani si lavano i piedi e le altre parti del corpo impure per purificarsi prima di entrare. Le moschee sono state chiuse ai visitatori nel 2000 dagli Ebrei, vengono aperte solo in alcune ore stabilite della giornata per le preghiere e solo ai musulmani
Un po' più avanti visitiamo la Chiesa di Sant'.Anna. E' essenziale e massiccia, è l'unica rimasta del periodo crociato. E' la memoria del posto dove nacque Maria. Saladino la trasformò in una scuola coranica; ora è di proprietà francescana. Mons. Bregantini, come sempre ad ogni posto visitato, ci legge e commenta i passi della bibbia legati agli avvenimenti evangelici. Qui ci parla dell'importanza della famiglia e dell'esempio familiare: "da una madre santa nasce un figlio santo". Accanto alla Chiesa di Sant'Anna c'è la Piscina Probatica dove Gesù guarì il paralitico. Qui viene letto e commentato il brano della guarigione del paralitico . Il paralitico simboleggia l'umanità
( storpi, ciechi, paralitici, cioè le diverse realtà). Gesù gli dice : alzati , prendi il tuo lettuccio (cioè le tue fragilità) e cammina (credi nella mia parola). Da soli non si può guarire. Cristo cammina con noi.
Si riparte a piedi per raggiungere la città vecchia e la Basilica del Calvario e del Santo Sepolcro. La chiesa non è bella, ma è grande l'emozione che ti prende quando entri, pensando a quello che custodisce. Subito dopo l'ingresso, sulla destra, c'è una scalinata molto ripida che ti porta in cima alla Collina del Calvario. Arrivi davanti ad un altare e vedi dietro al vetro la roccia vera del Calvario, proprio quella che c'era 2000 anni fa quando Gesù fu crocifisso. Tutt'intorno c'è penombra, tante candele e tante lampade tipiche delle chiese ortodosse. Poi si scende la scalinata e lì vicino c'è la pietra dove Gesù fu deposto e a un "tiro di sasso" il vero e proprio Santo Sepolcro. E' una piccola cappella con un'apertura stretta. Dopo una fila lunghissima ed estenuante, riusciamo ad entrare, cinque per volta. Sulla destra c'è una pietra, la superficie di un altare, levigatissima, chissà quante mani l'hanno accarezzata. Passare le mani su quella pietra, proprio lì, dove Gesù è risorto, è un 'esperienza toccante. Lo spazio è angusto, al lato delle candele accese, dal soffitto pendono lampade. Quando ti inginocchi ti prende un'emozione incontenibile.
Si va a pranzo. Nel pomeriggio andiamo al Cenacolo. L'edificio, in stile crociato, è costruito sopra il luogo dov'era il cenacolo. Si è sicuri della montagna, ma non del luogo esatto. L'edificio fu trasformato in moschea dagli arabi. Appena entrati ci sembra quasi di percepire la presenza di Gesù raccolto con gli apostoli per l'Ultima Cena. In questo luogo furono istituiti l'Eucarestia, il Sacerdozio, Il Perdono, grandi doni d'amore di Gesù nei nostri confronti. In questo stesso posto, dopo la sua morte, Gesù apparve ai suoi discepoli e chiese all'incredulo Tommaso di toccare il suo costato. Perché ancora oggi tanta incredulità?
Dal Cenacolo al Cenacolino Francescano. Qui celebriamo la messa solenne con canti, preghiere, lettura e commento della parola. Siamo avvolti in un'atmosfera commovente, sentiamo quasi tangibile la presenza di Cristo in mezzo a noi.
La sera,dopo cena, ci riuniamo tutti insieme per dare voce alle nostre esperienze ed alle emozioni provate. Alcune testimonianze sono commoventi.
La mattina del 19 novembre partiamo per Ain Karem, luogo del Santuario della Visitazione, che ricorda il mistico incontro tra due donne privilegiate: Maria ed Elisabetta, madre di San Giovanni Battista. Maria apprese della maternità straordinaria di Elisabetta dall'angelo Gabriele come prova della sua maternità verginale. L'evento ci porta a riflettere sulla risposta diversa di Maria e Zaccaria all'annuncio dell'angelo e sulla figura di Giuseppe, che rispose fedelmente ai disegni del Signore condividendo pienamente con Maria il voto di castità.
Torniamo a Gerusalemme e andiamo al Museo della Shoah o Yad Vashem, il memoriale dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. E' raccapricciante ed emozionante vedere le foto, le lettere, i filmati e le testimonianze della Shoah. Ci chiediamo come sia stata possibile tanta scelleratezza. Fuori, nel parco, delle targhe attaccate ad alberelli di carrube ricordano i nomi dei "giusti", persone non ebree che hanno salvato molti ebrei dallo sterminio, mettendo a repentaglio la loro stessa vita. Più avanti c'è il memoriale dei bambini uccisi nei campi di concentramento; un altoparlante, che fa accapponare la pelle, scandisce i nomi dei due milioni di bambini uccisi.
Nel pomeriggio visita al Muro di Preghiera o Muro del Pianto. E' il luogo più sacro agli Ebrei e il simbolo della loro unità. Il muro fa parte del muro di contenimento del Gran Tempio del Re Erode. E' l'unica parte che non fu distrutta dai Romani durante la conquista della città. E' diviso in due parti- per gli uomini e per le donne; ci sono tanti Ebrei ortodossi che pregano e lasciano bigliettini con le loro preghiere infilati tra le fessure delle pietre. Molti uomini sono vestiti di nero con un cappello nero in testa, ricci lunghi ai lati e una folta barba; essi pregano ondeggiando perché bisogna pregare Dio con tutta l'anima, con tutto il cuore e anche con tutto il corpo.
Dopo la sosta al Muro del Pianto ci rechiamo al Convento della Flagellazione dove incontriamo di nuovo padre Raoul e dove inizia la Via Crucis, la strada che Gesù percorse verso il Calvario. La Via Crucis è tutta dentro il suq, le stazioni sono nelle viuzze del quartiere arabo piene di negozi e negozietti; al naso arrivano gli odori più strani, mentre intorno passa la gente di razze diverse, ognuno orgoglioso di quel che è, della sua identità. E' strano fare la Via Crucis in mezzo a tutto quel caos, ma poi pensi che quando Gesù ha attraversato la città con la croce sulle spalle deve averlo fatto proprio tra l'indifferenza e gli insulti dei più. La Via Crucis si conclude nella cappella francescana del Santo Sepolcro. L'emozione è grande, ci rendiamo conto che siamo alla fine del nostro cammino nella Terra Santa. Preghiamo affinché questa terra di speranza, anche se velata dal dolore, un giorno possa essere avvolta dall'amore e non dall'odio.
Torniamo in albergo per prepararci per la partenza.
Il giorno 20 novembre alle due del mattino partiamo per Tel Aviv dove riprendiamo l'aereo per fare ritorno in Italia. All'aeroporto i controlli di sicurezza sono lunghissimi ed estenuanti, tutto viene passato ai raggi X, valigie, zaini, borse, ma questo ci dà anche una certa garanzia che il volo sarà sicuro da attentati. Purtroppo al check-in una brutta sorpresa! Manca un posto sull'aereo. Dovrebbe restare a terra e prendere un altro volo una signora del nostro gruppo, ma Roberto, un giovane partecipante al pellegrinaggio, con spirito di sacrificio e grande altruismo cede il suo posto e prende un volo che fa scalo a Zurigo. Ci raggiungerà a Roma nel primo pomeriggio. Saliamo sull'aereo. Quando le ruote si staccano dalla pista si può leggere sugli sguardi di tutti un sentimento di gratitudine e rinnovata energia. Si vola tranquillamente; alle nove si atterra dolcemente in Italia.
A Roma terminiamo il pellegrinaggio con una messa celebrata nella Basilica di San Paolo in occasione dell'anno paolino. Il nostro vescovo ci invita non a provare nostalgia, rivolta al passato, ma benedizione, che riguarda il presente e il futuro. Agli altri trasmetteremo i segni significativi del nostro pellegrinaggio e le nostre esperienze. La nostra fede, ravvivata anche dalla presenza e dalle parole dei sacerdoti che ci hanno accompagnato, sia testimonianza di valori cristiani. Ringraziamo il Signore per averci dato come guida spirituale Sua Eccellenza Mons. Giancarlo Bregantini il quale in ogni momento ci ha fatto vivere la spiritualità e la presenza di Gesù nei luoghi santi. Le sue letture e i suoi commenti, di una tale profondità e nello stesso tempo semplicità, hanno inciso significativamente in noi e nella nostra fede ed hanno lasciato un indelebile ricordo nelle nostre vite.
Pranziamo ancora tutti insieme in un ristorante e partiamo per il rientro. Fine del pellegrinaggio.

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