Poesie di Sergio Passannanti


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Mio padre
Passeggiando
tra radici di tombe in fiore
rivedo i volti,
i nomi, le voci
di chi e' gia cenere.

Come pesa
questa Pasqua nei miei sogni!

Passo dopo passo
rammento le voglie, le speranze,
gli esaltanti pensieri
della tua antica
distratta vita.

Volevo darti l'anima
per farti approdare canuto
alle sponde.
La tenera terra si oppose,
si vestì di rugiada
e senza carezze ti portò via.

Qui, il mare dei miei ricordi
si infranse in nubi
cariche di pioggia.

Quando il giorno di luce è senza,
ricerco l'eco
delle mie verdi promesse.

Sidando gli orgogliosi raggi
di un sole nuovo,
costruirò il segno
che mi hai donato
a simbolo umano.

Elegia
Lasciami toccare
toccare una volta soltanto
l'ignota ansia che ti accatena.

Lasciami cercare l'alba dei tuoi pensieri
distratti e nostalgici
ma così fragili al mio primo sorriso.

Lasciami attingere dai tuoi abbracci
la voglia di un eldorado lontano
urlo unisono per l'amaro tempo.

Fermati su questo simbionte terreno.
Accogli l'esauriente giorno
e la dissetante notte
lasciando agli infiniti baci
la sfida al bramante desiderio.

Il tuo nome
Pronuncio il tuo nome
nelle notti scure d'inverno,
al sorgere delle stelle
quando si fa viva
la luce della luna,
fantasma nel triste quotidiano.

Pronuncio il tuo nome
ma la mia anima
è triste di pioggia serena,
rassegnata di tristezze di cose irrealizzabili
e mi sento vuoto
di vita e passione.

Che colpa ha mai questo
mio cuore
se si sente avvenire dentro qualcosa?

Ricerco in me la ragione
ma solo,
trovo il tuo nome.

Senza posa
Senza posa aspetto
Una scintilla
Una parola
Un sorriso.

Senza posa aspetto
Una mano tesa
Una mano nei capelli
Una mano nella mano.

Senza posa cerco
Una candida aurora
Una pallida luna
Un'emozione segreta.

Senza posa cerco
Un respiro congiunto
Una perla di sudore
Una goccia di nettare.

Senza posa regalo
Un fiore incantato
Una danza travolgente
Una poesia quotidiana.

Sei penetrata in me
Sei penetrata in me
Dall’estrema curvatura dell’orizzonte,
dall’apice della spuma di mare,
dall’incavo dell’albero assente.

Smarrito di ogni sogno
E perplesso da ogni voce,
ascolto l’estremo suono,
nascosto dietro un muro di carezze.

Il mio silenzio amaro
È un lamento rapito
Da un sorriso senza perdono
Che goccia a goccia scende nelle tenebre.

Sei penetrata in me
Con una dolce leggerezza rigogliosa,
tra illusione e angoscia taciuta,
al chiaro ricordo di un accorato dolore.

Mi hai lasciato godere schegge di sensi
E abbracci di desideri lontani,
con il volto stretto alla deriva
come un fiume senza meta.

Smarriti in queste acque affannose
Illuminate da sprazzi di incontri fugaci,
abbiamo travolto l’ombra dell’ignoto
in silenziosi passi solitari.

Sei penetrata in me
E l’inferno mi punge supremo!


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