La fretta "Pare a tono la cravatta, cara moglie, al tuo occhio c’ogni pelo sempre coglie?", alla cara chiedo in fuga e trafelato, aggiungendo: "Ma perché non m’hai svegliato?" A me pare che titùba e non m’attardo, alla porta sento addosso il suo sguardo, scappo via e di lassù, dalle verande: "Dove vai? ma non vedi? sei in mutande!"Acqua e limone Questi giorni, gran calura, vogliam spegnerti l'arsura: col limone, cara cocca, poni l'acqua nella brocca; con le mani sfiora e tocca, avvicinala alla bocca e ne bevi solamente un sorsetto dolcemente; che t'appaia bello o brutto, leva al cielo e versa tutto sulla testa e, stai sicura, tu vedrai che frescura. Questo dono vogliam farti, perché possa ricordarti di chi t'ama... un bacione! Lidia è l'acqua ed io il limone.Primo maggio In cucina le signore taglian fette di quel pane veramente assai gradito, mentre Chiara, con la foga che ci mette, molto furba, taglia invece il proprio dito. Per offrirci pranzo sano e genuino, che soddisfi il gusto nostro sopraffino, il sor Carlo quasi nero è diventato, armeggiando col braciere ch'ha inventato. Siamo a Fermo, or passate le Paludi: fresca è l'aria nella casa di campagna, gli spiedini, sulla brace, ancor son crudi, giunge voce che già pronta è la lasagna. Nonno Leo, ch'è seduto sul cuscino, sgrana l'occhio alla vista del buon vino, mentre allungan sotto il desco lor manacce Fabio e il Tardo, vomitando parolacce. Un figuro tra le fave è colto in fallo, vispi i pargoli scorrazzano felici, fiero leva il canto e la sua cresta il gallo, l'occhio volgo per un caso alle pendici: nel cielo rosso una cupola si staglia, lo splendor d'una finestra l'occhio abbaglia, lieve brezza porta l'abbaiar d'un cane, muore il giorno e pace si diffonde immane.All' Aprìca Alte le cime sulla valle nel verde…. antico profumo nell'aria si perde. D'un tratto si china: "un lampone!", ella dice, lo porge al bimbetto e sorride felice. Lieve soggiunge, dalla pieve lontana, rintocco col vento di dolce campana: soavi sussurra parole al tuo cuore; i sensi risveglia il suo canto d'amore.Il Carnevale delle Olme Ogni scherzo par che vale, su danziamo in allegria, or che giunge Carnevale, fai un sorriso, dai, suvvìa! Color mille fra i capelli e le stelle son filanti, Arlecchini tanti e belli, per la gioia degli astanti. Angelina, schiamazzando, fa veder la giarrettiera, poi s’inchina salutando, il suo petto sì mostrando. Agostino, impettito, la feluca di traverso, sembra molto divertito, se gli fanno qualche verso. Qui la Paola ridente offre dolci tanto duri raccogliendo qualche dente, e dicendo: "son sicuri!" Poi la Lidia va menando per il naso, saltellante; sotto il braccio va agitando, il pallone strombazzante. Quindi al fine appare tosto, sghignazzando qual cornacchia, il Pasquale che s’è desto e lor lancia una pernacchia. | Brecce Bianche Seduto avanti alle ginestre: qualcuno spia dalle finestre; vedo loro ritrar le teste, bionda e mora, e sono leste. Una donna sul balcone stende, lo sguardo in alto ella protende; lieve fruscio solleva il vento, piovon le foglie a cento a cento. Frammisto all'abbaiar d'un cane, tremore inebria il core immane, alto leva e gentile il canto la rossa della porta accanto. Silenzio regna nei giardini: evoco voci di bambini. Un'ombra appare e si trascina: vorrei fuggire......s'avvicina!Undici settembre Uccello di fuoco, da schiavi montato di tetri signori, la torre sfracella: senz’ali alcun vola da fiamme pressato e l’inferno ti lascia senza favella!La Duchessa delle Olme Mentre scende, disturbata dagli odori emanati da quei vili cavolfiori, per le scale, apre tutte le finestre, imprecando e denigrando tal minestre. Quale affronto alla sua vista quelle piante lì posate, mal tenute, brutte e tante, al cospetto del giardin del suo balcone, grande vanto dei vicini e del rione! Che vergogna quelle stese di bucato: non è fine, è un disdoro pel Ducato! Cosa dire delle donne sottostanti, spesso ignude alla vista dei passanti? Affollate son le case dei villani: troppi bimbi son cresciuti! Qual domani? Quelli giocano felici: quale orrore! Alla stirpe delle Olme fan terrore. Tira dritto: alto e nobile è il lignaggio, ma qualcuno l'ha invitata a far quel viaggio, in contesa per qualcosa, dal terrazzo, profferendole di petto: "Hai rotto il c...!"Il Pellegrino Al pian nobil le terrazze sono colme di quei fiori ch'ad ognun mirare piace; nasce 'l giorno sul castello de le Olme, l'ombre fuga della notte... tutto tace. D'un vociare dal pian basso giunge l'eco: balza lesta dal suo letto la signora, sulle spalle uno scialle porta seco, vuol conoscere le nuove di quell'ora. Apre appena una fessura della porta, semignuda, non può sporgere la testa, poco dentro, poco fuori, s'è distorta, non capisce: ell'ancora è poco desta. Il rimbombo d'una porta d'ascensore, trascinar di piedi e mugolio di cani destan quindi finalmente il suo torpore: si fa d'uopo d'indagar sin'a dimani. Con dimande a chicchesia,tutto è vano, con sollazzi e congetture si procede, non c'è verso di svelare qui l'arcano, urge l'opra di colui che tutto vede. Il Bonuomo ascolta assorto e già deduce, alla caccia egli si pone e segue l'orme e disvela il fatto strano, che conduce di filato al casato de le Olme: la Duchessa,dai plebei disvegliata, si dispera e verbi strilla poco fini: contra d'essi pone il Duca, arrabbiata, perché possa redarguir quei contadini. Egli ingiunge, con lo stil che lo distingue, di non prender più caffè anzi le sette: urla il bruto di pulir le loro lingue, protestando per le cose da lor dette. Con la coda fra le gambe si disquaglia, simulando gran coraggio, quel fellone, mentre il nostro alla sua volta si discaglia, pellegrino appellandolo e coglione. |