A Mario Luzi
Mario, cosa dirai adesso?
Con quali versi s'esprime
di là dal nostro,
il mondo che hai cantato
fuori dal tempo,
ora deluso ora contento
calato più degli altri
nel pozzo che c'inghiotte
ben prima che la notte
ti portasse l'ultimo saluto?
Dirai che gli ottant'anni
trascorsi sulle rive dell'Arno
a pescare parole
non son passati invano,
che la luce che vedevi era il ramo
d'un albero che affonda le radici
oltre le sponde del cielo,
alle pendici del monte che il Poeta
aveva visto nel suo sogno terreno
secoli fa, e forse riderai
del nostro modo buffo di cercarci
a tentoni nel buio delle coscienze
ciascuno superato dal suo dubbio,
dalle sue vuote speculazioni;
ma noi restiamo, per quanto poco
è dato, immersi dentro al fuoco,
esattamente al centro della nostra controversia,
tra il futile, l'inutile, il non senso
dei nostri sforzi per una vita diversa
e l'inerzia che ci risucchia il passo
ed ogni cosa viva o morta, allegra o triste
e tutto il resto che sulla terra esiste.
Solo fra cent'anni, forse tra mille o
forse più
Come filo d'erba sottile
Increspato dal vento,
il gaio sorriso
di bimba curiosa,
al sole d'aprile,
mostravi contenta.
.
Bianchi …i denti
in sgargianti sorrisi,
fra labbra cremisi
aprivi ridenti,
e rapide occhiate
e sguardi sfuggenti.
La Tua primavera
Ancor scevra di lutti,
già pregnava di odori
i tuoi seni,
e le agili spalle.
Di fulgenti bagliori,
il sole rivestiva
i capelli ribelli,
e vivaci i colori
accendevan le guance
alle prime passioni.
Le tempeste invernali
Di oscuri presagi foriere,
sembravan lontane a quel tempo,
che persino la pioggia, anzi,
invitava alla danza,
e la neve ed il vento…
Lontani ormai,
quei tempi e quelle viole,
Che di sole e di effluvi
riempivan le aiuole
e i vivai…
giammai torneranno,
lo sai!
Con tutto ciò la tua purezza
è ancor qui,
presente,
conchiglia levigata da infiniti
marosi, eppur lucente…
Non basteranno dunque quest'onde,
a cancellare i segni del tuo amore,
e questa frenesia che ci vuole consunti
dal dolore.
Nei silenzi del giardino spoglio
e della quercia,
quel filo è germogliato infine,
aggrappato come l'edera
alla calce viva del muro imbiancato…
Come quel muro,
ti terrò stretta al petto,
e solo fra cent'anni, forse mille o forse più,
ti lascerò tornare al mare,
mia candida conchiglia,
mio ciuffo d'erba d'aprile.
Poetare
Poetare é sognare o volare?
O il poeta scrive versi
perché non sa piú riaversi
dal dolore che lo ha colto,
poverino?
Ma che pena, se ci pensi,
smi-nuz-za-re le pa-ro-le
come in uno spezzatino?
Frantumarle come miche
date in pasto alle formiche!
A che serve tutto ció?
Forse, a dire a Lei che é bella?
o a descrivere l´ignoto?
o chissá ... magari il vuoto
dentro a un animo ribelle?
Forse a questo o forse no...
Poetare é capire o intuire?
E chi mai lo vuol sapere?
Mi dirai ... Meglio la prosa!
che con poche cantilene
lascia intendere ogni cosa!
Non é troppo se ti chiedo
Come pochi vaghi segni
possan dire, fare, amare...
come l´eco di una grotta
che s´insinua nelle mente
in maniera ricorrente?
Lascia dunque che si dica
che poesia é maledizione,
che i poeti sono ladri,
solo complici ruffiani,
E poetare la canzone
di una farsa mal riuscita,
la commedia di un attore
cui va via pure la vista
mentre legge il suo copione!
Battito di ciglia
Questo nostro amore di carne,
questo nostro amore di ossa, di terra, di sudore,
questa pianta che trascuro...
Morira´prima o poi - lo sento -
gracile,
non sopravvivera´all´inverno.
Eppure, guarda, il suo seme
e´germogliato sul terreno arido
della mia anima,
irrigata ogni santo giorno dalle tue lacrime di pioggia,
fermamente protesa verso l´infinito vuoto
della mia cupidigia.
Che faro´ allora, quando Tu non ci sarai?
Dimmi... che cosa faro´domani?
Forse, solo, rincorrero´a lungo la tua treccia chiara,
il tuo profilo snello,
il tuo incedere elegante di regina;
Ma allora sarai gia´lontana:
troppo perche´ possa raggiungerti;
e di tutto cio´ch´e´stato fra Noi,
solo un flebile, cadenzato respiro restera´,
un battito di ciglia.
ìSono Sono un Uomo o …forse non lo sono, Di certo lo sono stato, qualche volta, e qualche volta avrei voluto esserlo ma non ci sono riuscito. Sono padre, sono madre, sono figlio, sono vivo. Forse sono tutto o forse niente; mai qualche cosa, mai troppo, mai poco. Dunque, chi sono se non so neppur Io che cosa vorrei essere? Chi ero se non so neppur Io se per me c’è stato un passato? e che cosa sarò se non so neppur Io se per me ci sarà un futuro?
ìOrizzonti di carta Perduto al limite del nuovo giorno, in quello stesso profondo orizzonte di carta tracciato a matita su un sogno indolente, guardavo confuso la mano fraterna posarsi sul capo. E vedendoti vivo, quantunque un po’ triste, dicevo a me stesso che in fondo un Dio esiste se ancor mi permette di stringerti e amarti. Ma, desto dal sonno, scompari nell’ombra, lasciando alla notte l’ingrato dovere di nuove illusioni. In nome di Dio In nome di Dio avete versato sangue oggi, come ieri. In nome di Dio, un Dio che chiamate Giusto, avete distrutto città, massacrato altri Voi. Oggi, come ieri, credete che Dio il Grande, il Giusto vi aiuterà a liberarvi dal nemico. Ma questo Io vi dico: il vostro nemico siete Voi, Voi con le vostre illusioni, Voi con le vostre fanatiche mode a oriente come a occidente al Nord come al Sud, Voi con il vostro denaro che compra anime e, con la stessa voracità, le distrugge; Voi che una casa e dei vestiti sono sufficienti a definirsi uomini; Voi che una macchina di lusso Vi fa sentire importanti o un lavoro al servizio di un potente. Il vostro Io fondamentalista è lungi dall’agognata libertà e lo sa bene il Vostro Dio, il Dio del non ritorno. |