Poesie di Federico Olivotti


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breve pace
Vago nella notte
nelle semioscure vie
sospeso nell'attesa
della tenzon sospesa.

Ancor vivido 'l ricorso
tremula nel buio
come una luce fredda
che non offende la vista
e quasi m'assopisco
nella subitanea pace.

incontro fatale
che un senso ci sia
negl'incontri della vita,
io prego ogni giorno,
quando il ricordo di lei,
                         di ciò che non fu
                         ma che sognai....
 
Conto le stelle
nelle notti calde d'estate
 
e le foglie cadere
tra le nebbie autunnali
della mia mente stordita
 
e le ore passare
nei meriggi invernali
della mia gioia giacciata.
 
Così passa il tempo
che non porta il calore
che il sorriso di lei mi promise
 
sol rinnovate rughe
per quell'incontro fatale
il cui senso m'esclude.

briciole
Briciole del passato,
dov'è la fragranza che fu?

Nella dispensa dei ricordi eravate
e non mi piacete più.

in morte dello zio
Quell'ultimo saluto
Tremolante e sorridente

Non t’abbracciai
Per timore di spezzarti
Ma mi spezza il cuore
Quel sordo ricordo
Di un abbraccio mancato

Non più parole per noi
Che la tua polemica buona amammo
Non più dolcezza per noi
Che pur tanto ricevemmo

Ma solo un sordo ricordo
Di quel ultimo saluto
Tremolante e sorridente

La giostra
Prego, sorridi un po’
Che rovini la gran festa,
qui si vuole divertirsi,
non c’è spazio per mestizia.

Giri la giostra
continui a girare
per chi resta fuori
c’è il tunnel dei mostri

questo è il mondo del cielo sereno
questo è il mondo del cielo stellato
chi non ride, non ha capito
chi non capisce, va emarginato.

se sei triste
trova il motivo
poi dimentica, evviva!
Se sei triste sorridi un po’,
qui si vuole divertirsi.

Il Girasole
È primavera!
Un sole recente
Soppiantò le nubi
E già
tripudio di fiori
Protesi verso ‘l cielo,
Danze d’insetti impazziti
A disegnar nell’aria
Sinfonie giocose,
e canti d’uccelli,
a colorar la festa.

Ed allora che fa
Il solitario girasole,
il capo chino
ai bordi del campo?

Piange, il girasole,
chè la vita gli strappò
nel cuore
una genzianella
tenera e bella….
….

È giunto l’inverno
E tace il prato
Da poco addormentato.
Ma ai bordi del campo
Un raggio di sole
Pietosamente riluce
Sul girasole morto
E tacciono gl’insetti
in silenzioso requiem….

Passavo per un campo,
sul far dell’inverno,
e c’era un girasole
con il campo chino.
Pensa! Sembrava piangesse…
Ma era solo
Un gioco di rugiada.

Soffrire e sperare
Dev’essere un peccato
Di cui non m’accorsi
La punizione che oggi sopporto.

Ma come rimediare,
se non so il peccato?

Questo desiderio
Inesausto,
questa bramosia
implacabile,
questa voglia
insaziabile.

Questa testa
Vuota,
Questa battaglia
Nelle budella,
Questi occhi
Dal pianto accecati,
Questa volontà
fiaccata.

La lama affilata
Giunge al fondo,
ma quale difesa
se supera ‘l dolore
questo desiderio disperato

Quel ferro rovente
lo presi per mano
e piansi di gioia e di dolore
sapendo ch’era per sempre,
quel segno incandescente.

Oggi è la follia
mia sorella,
il pianto
il mio bastone,
il dolore
la mia cura,
il vuoto
la mia essenza.

Ma mentre così mi consumo
di sperare non smetto,
E almeno per ciò
merito rispetto.

Commento: la poesia è per me un momento di riflessione per capire meglio ciò che mi sta succedendo.
se poi riesco a toccare le corde emotive di qualche altra persona, ne sono orgoglioso, ma ciò che soprattutto importa è lo sfogo viene consentito.
è un periodo di speranza e sofferenza per me e l'unico modo per sopprotare tanto dolore e aggrapparmi alla speranza che il mio desiderio venga prima o poi esaudito. Ma finora, solo dolore.


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