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Vendetta ubriaca
Certo non son le parole di un saggio,
non le grane di un vecchio rosario
le voci che un giorno mi resero paggio
dell’ignomia d’esser detto sicario.
Sicario del male nell’indifferenza,
con la vendetta ad un tiro di schioppo
con in tasca nessuna prudenza
ed in mano un bicchiere di troppo.
Una sera incrociando lo sguardo
con chi distrusse la mia prima vita,
fu in un attimo che cane bastardo
sembrò quell’uomo nella sua sortita.
- Hai stuprato ed ucciso la mia sola donna
ed ora rivedo quel ghigno malato,
di quando pensasti che sotto la gonna
qualcosa per te fosse ancora restato! -
Una nebbia silente e due occhi impauriti,
una lama in custodia dal filo spuntato
in un secondo tutti impietriti
ed uno solo a terra ammazzato.
- Dovevi per anni marcire in galera
per il male delle tue mille azioni,
perché in preda alla morte più nera
non pagassero gli altri le tue umiliazioni.-
Il conto di morte fu così saldato
pari fra gli uomini come nel cielo
ma non assolto fu solo il peccato
di quel me ubriaco che uccise con zelo.
Due vite distrutte il prezzo salato
della furia di un solo momento
in cui per un giusto reato
ogni futuro si perse nel vento.
Il viso stravolto sbiancò come un giglio
e solo una frase riuscì ad ansimare:
- "Ma chi potrebbe se non un coniglio
dire ad un lupo che è male cacciare". –
Inverno
Segnato dal volo senza meta o riposo
dei neri corvi adagiati sul vento,
dove s’infrange l’andare del tempo
il cielo si veste d’un manto nebbioso.
Che ne sarà di ogni breve momento,
d’ogni sospiro sotto i rami del cielo,
sotto la pioggia che stende il suo velo
sarà come cenere d’un fuoco spento.
Nascosta dal buio d’una sera silente
si perde la strada fra gli alberi spogli,
in attesa che il sole dia vita ai germogli
e più non svanisca soltanto nel niente.
Se cade la pioggia, leggera e soave,
sopra la terra che aspetta un domani
colerà sul tuo volto e sulle tue mani
su quelle lacrime d’un incubo grave.
Appeso nel cielo non c’è più nessuno
non c’è più il volo dei corvi la sera
soltanto i presagi d’una nuova bufera
solo i miei occhi, negli occhi d’ognuno.
Lascia che il mondo scorra via lento,
come la pioggia che riga il tuo volto,
giunta da un cielo in grande tumulto,
che cullerà i corvi ancora sul vento.
La mia Guerra
E’ fuggita lì fra il cielo e mare
come nuvola in balia dei venti,
fuggì lasciando tanti corpi spenti,
fuggì la vita per più ritornare.
Anche il cielo ha il color del fuoco
e mille note sembran prender volo
ma è solo polvere sfuggita al suolo
come le anime di chi ha perso al gioco.
Questa valle non raccoglie fiumi
questa valle non ha più i suoi echi
sono mille i cento rami secchi
dispersi al vento con i loro fumi.
C’è una croce che dovunque appare
dove c’era la saggezza umana,
c’è una pietra lì dall’aria strana
senza un morto più da sotterrare.
Sono mille quei filari spogli
sono mille quei fucili in terra
son le croci che si usa in guerra
piantare al suolo come dei germogli.
Sono sporche le mie mani ora,
di un sangue che non è più il mio,
sono sporche lì davanti a Dio
le anime di chi è vivo ancora.
Arcanum
Vento che vai nella notte profonda
laddove la luna s’affoga d’oscuro
dove lo sguardo è minato e insicuro
lascia che trovi il mio andare la tomba.
Forse tu corvo conosci già l’alba,
e forse il colore del sangue celeste,
hai forse scorto nella sua lunga veste
il fuoco che arde ed il cuore non scalda.
Vanno i miei occhi dove vanno le nubi,
e dove il tuo volo è un punto lontano
dove più nulla è d’un essere umano
sulla scia di silenzio dove muoiono i dubbi.
E diventi emozione
Fuggono via, in quei cieli profondi,
fra le valli di pietra prendono il volo,
dal cuore di un uomo sempre più solo
come fuggono via i pensieri e i secondi.
Cerco la Luna, fra le basse colline
cerco la luce, sulle strade nascoste,
e forse in quegli occhi che cerco risposte,
cerco i tuoi occhi su d’ogni confine.
Dov’è la notte, dove muoion le stelle,
dov’è la tua voce, in questo silenzio,
sopra quel mare, che profuma d’assenzio,
dov’è il tuo profumo, dov’è la tua pelle.
E’ forse soltanto un’altra illusione
vederti o cercarti dove solo c’è il vento
ed averti soltanto in quel breve momento
in cui chiudo gli occhi e diventi emozione.
Luna Nera
Come una pallida vedova nera
col viso nascosto dalle trame del velo
fra i cirri leggeri che affollano il cielo
mi osserva una Luna dal volto di cera.
Ed è tutto silenzio, ed è tutto tempesta,
e tutti i secondi del tempo son morti,
nel profondo terrore di vederli risorti
come vaghi presagi del tempo che resta.
Vorrei che il mio cuore fuggisse lontano,
lontano dal mondo e da queste pianure
verso altri cieli e foreste più scure
dove né cadde occhio, né si posò mano.
E cerco, e ripenso, ed ancora ragiono,
ancora nel cielo io falco mi fingo
per sfuggire alla notte che pure dipingo
come la culla d’un dolce abbandono.
Ballata della Morte
Le strade si sa sono piene di gente,
tante persone che han fretta di andare,
di uomini infine incuranti del niente,
non temono il tempo incapaci a contare.
Io lo so bene che il tempo è sovrano
avendo potere sui savi e sui matti,
e su chi lo inganna la mia grave mano
riporta le ossa alle origin dei fatti.
C’è chi mi cerca nel triste bisogno,
c’è chi disprezza il mio modo di fare,
chi dice di avermi veduto in un sogno,
chi per vendetta non mi fa riposare.
Io me ne infischio di mille preghiere,
non conosco né il tempo né il giorno appropriato,
per me è tutto ineterno, deve tutto cadere,
il nuovo ha potere su ciò che è antiquato.
Dice la gente che ho il cuore di ghiaccio
perché per lavoro ho rinunciato ad amare,
si dice che è male tutto quello che faccio,
ma son loro stessi che mi fan lavorare.
Ma come potrei io provare passione
per la vita mortale di un essere umano,
se vuoi per natura, vuoi per religione
alla fine dei conti lo ucciderà la mia mano.
Amate la vita, tenetela stretta,
amate pure la mia stessa consorte
non datele solo, vi prego mai retta
se vi chiederà di vestirla da morte.
Le strade si sa sono piene di gente,
tante persone che si chiedono come,
io, la morte di ogni esser vivente,
verrò quel giorno a chiamare il suo nome.
Punto di fuga
Un gregge di nuvole discrete scinde il cielo della notte
cancellando nel silenzio lo sguardo bieco della luna
inabissandosi nel vuoto dove il vento le percuote.
Dove il vento le disperde l'occhio và cercando fuga
dove l'orizzonte buio non può descrivere le rotte
in mezzo alla foresta dove la pioggia non s'asciuga.
Un fuoco spento ha lasciato al buio questa vetta
e lo spettro del silenzio lascia immaginar la fine
mentre il dito sanguinante liscia il filo dell'accetta.
Questa volta le candele sembran esser più vicine
e il passo fra le rocce che sia giorno non aspetta
e le ombre della notte sembran esser le assassine.
Il rumore di un torrente ha cancellato i miei passi
e le candele indaffarate si interrogan danzando,
e lo sguardo ovunque spia, confuso in mezzo ai sassi.
I fuochi della notte s'andarono attenuando
soffocati nella pioggia prima che io me ne andassi
quando i figli della notte si uccisero sparando.
- NOOS - Libro I - Fondazione
Diffidate
Diffidate di coloro che giureranno il vero,
che chiuderanno ai vostri occhi i sentieri della vita
che penseranno falsa ogni strada che han fallita
e chiameranno erroneo ciò che loro vedon nero.
Diffidate di coloro che insegnano i sentieri
perché i sentieri cambiano come cambiano le nubi,
sgretolati in ogni tempo dalla pioggia di quei dubbi
che contro ogni ignoranza si dimostrano severi.
Diffidate di coloro che si fingono sereni
perché essi sono sabbia nell’acqua scura e vasta
che più è calmo il mare che immoto la sovrasta
tanto più sono sicuri dei loro fiacchi freni.
Prendete il vostro zaino con le sue superstizioni
e gettatelo lontano, in un baratro profondo
alzate il vostro sguardo sulle estremità del mondo
e cominciate a camminare per quelle vaste direzioni.
- NOOS - Libro II - L'abisso del nulla
Ordinaria Follia
Se per follia un giorno per sorte
appendessi ad un chiodo ogni falsa certezza,
andrei per le strade a domandar la saggezza
da chi ebbe in affitto la vita e la morte.
Se andassi per le strade senza ragione
chiedendo ad ognuno che senso ha la vita,
porterei a casa una stola infinita
di parole di porpora chiamate opinione.
Se andassi per le strade con volto severo
e chiedessi ad ognuno che senso ha morire
sarebbe per tutti al di là del venire
pensare se stessi nel lume di un cero.
Se come bilancia mostrassi le mani,
nei pugni un seme ed un soldo bucato,
che sceglierebbe la gente di fatto
se non ciò che brilla negli occhi profani?
Parole di porpora ed ombra di ceri,
questo è davvero quel significato,
certo ad un seme è meglio un bucato
come alla vita son meglio gli averi.
Ma quale saggezza si potrà trovare
fra chi ama la vita con le sole parole
che avanza ignaro su un mondo che muore
come chi crede di non esser mortale.
E' qui che nasce la più amara visione
che rende più scuro ogni senso vitale,
che scinde il distinguo tra il bene ed il male
e maschera il suicidio da mera opinione.
Se per follia un giorno per sorte
quel chiodo di ruggine rovinasse per terra
sarebbe la fine di pace e di guerra
nel baratro infine che chiamiasi morte.
Fra mille anni soltanto
Andate dov'io non sarò che fra mille anni soltanto,
nuvole dei cieli senza fine e senza forma
quando nuvole o pioggia saranno le mie membra,
e saranno le mie voci solo eco e non più canto.
Nascondete quell'abisso che più non posso contrastare
quel vortice di stelle che mi riporta a casa,
perché più casa non ho, fra queste rocce sconfinate
e non c'è terra che non sia solo terra in mezzo al mare.
Fingete di spostare un po' più in alto il cielo nero
come questo scuro specchio fra le rocce senza tempo
perché le aquile ritornino a sostener le vette
e possano vegliare il mio passo sul sentiero.
Come amore senza un senso passerà di roccia in fiume
come un lupo solitario in cerca della vita,
vita stessa che non fu che riflesso della luce
fra le fitte foglie che fluttuan come piume.
Come polvere di ruggine dispersa in mezzo ai flutti
portate il respiro dove - occhi mai si fermeranno
dite alla Luna che presto sarà il tempo
in cui vedremo insieme brillare i cieli muti.
Andate dov'io non sarò che fra poche lune ancora
nuvole dei cieli che ricordano l'immenso
dove il tempo è divenuto sentiero della vita
e i ricordi si dissolvono come tenebre all'aurora.
Dedicata a un
suicida e a sua madre
Potresti dire calmo lo scorrere del vento,
potresti dire caldo un giorno senza sole.
Eppure da lontano, nell’aria scorre lento,
e io son come sabbia in un deserto di parole.
Ci vuol forza a navigare nell’oceano della vita,
ci vuol forza per seguire le nuvole del cielo
che mostrano la luce, fra la pioggia nera e fitta
e nascondono quel sole che non può squarciarne il velo.
Per attraversar l’oceano una canoa è forse poco,
senza una nave sarai costretto a remare
e forse per la rabbia, pensando fosse un gioco,
nella delusione la lasciasti affondare.
Eppure sento l’eco, nel silenzio profondo,
che queste non furono, che le parole di un saggio,
ma finché saranno intatte, le terre di questo mondo
rimarranno solo lacrime a segnare il tuo passaggio. |