Poesie di Pasquale Mesolella


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Pasquale Mesolella

 

Pasquale Mesolella è nato a Teano il 18 gennaio 1949. Dopo aver frequentato le scuole medie e superiori in alcuni istituti religiosi della Campania, ha seguito i corsi di diritto presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Napoli. Ha lavorato per alcuni anni a Milano e poi a Prato in un Ente pubblico dove esercita
l'attività di funzionario. Vive, con la moglie e i due figli, a Prato, in Toscana.
Con le raccolte di poesie inedite "Parole al vento", "Canti d'amore", "Frammenti", "Electa", ha partecipato a diversi concorsi, segnalandosi
per il suo vivo e intenso sentimento poetico. Ha recentemente pubblicato un carme dal titolo "Carme alla mia terra", a ricordo della sua città natale, Teano, in provincia di Caserta. Con la casa Editrice Bastogi, ha pubblicato nel 2005 la raccolta di poesie dal titolo "Tornerò a riprendermi il sole", e nel 2006 un'interessante raccolta di detti e racconti popolari dal titolo "Cose della mia terra".


Nota d'autunno
L'estate smarrita
Riempie di rimpianti
Il chiaroscuro dell'anima,
Come un lampo improvviso
E fendente sulla pietra del ricordo
Che preme.

Si può anche andare oltre il perimetro
Della dissolvenza umana
tra i fitti pianti di pioggia
e le torbide colonne
Nere di nuvole vaganti.

E far finta di nulla che si muova
dentro per tenere costante
l'orecchio al vocio silente delle foglie morte
e di altre stagioni che passano
veloci come il vento.

Tornare semplici da dove si era partiti,
umili come monaci con i loro
Copricapi neri di penitenza
Per difendere il mondo smarrito
dalle fugaci e contrastanti intemperie
della vita.

Prato, 23/09/2020

Per guardare il tuo volto nascosto
Tra le grate del ricordo
E non abbandonarmi più all'ansia
irraggiungibile del desiderio.

Regalami un paio d'occhiali
Attraverso il quale io possa
Vedere il tuo volto immortale.
Anima mia!
Perché io possa fugare
Tutte le ombre più nere ed oscure della notte
Che si ostinano a tormentare la mia
Mente erosa dai dubbi.

Regalami un paio d'occhiali
Attraverso il quale io possa ben bene
Mettere a fuoco le parti essenziali
Del vivere e capacitarmi che non tutto
Ciò che mi circonda mi è dovuto o mi è necessario.
E che poco o nulla conta
Se si è uniti o si è in compagnia .

Regalami un paio d'occhiali per interpretare e intuire tutti i geroglifici
della sapienza antica.
Quando non riuscirò più a leggere e a distinguere i caratteri sbiaditi e invisibili della tua presenza.

Regalami un paio d'occhiali
Per difendermi dagli strali furiosi
E battenti del vento sulle mie ciglia
Impacciate di sguardi .

Regalami un paio di occhiali da mare
Per ripararmi dal sole accecante
D'estate in questo pianeta assolato
Di marziani solitari.

Prato, 06/08/2020

Amen!
Se tutto dovrà succedere
Anche contro il nostro volere
Amen!
Se tutto potrà avverarsi
Sopra ogni previsione o diceria
Amen!
E tutto ciò che avviene
È bene che avvenga!
Ci piaccia o non ci piaccia.
Lo desideriamo o non lo desideriamo.
Ci accostiamo o ci allontaniamo da esso.
Lo scacciamo o lo richiamiamo.
C' impegniamo o lasciamo andare.
Per tutto questo,
Amen!
In qualunque attimo, in qualunque ora, in qualunque momento
Amen!
E non siano solo le parole
A chiarire la lucidità dei versi,
Ne' l'intensità dei pensieri a smuovere
La gravità delle montagne dei nostri sogni.
Amen!
Per tutto quello che non sappiamo
Descrivere o spiegare,
Per tutto quello che ci rimane
Ancora da decifrare e da interpretare quando i desideri
non coincidono più con la realtà,
E le sequenze si perdono nel mistero.
Per tutto questo o forse
Per qualcosa di più .
Tutti insieme, tutti uniti come ramoscelli d'ulivo argentati, come grappoli d'uva
Succosi, pendenti dalla vite dorata.
Come cantori gioiosi in piazza, in giubilo,
In coro
Amen!
Umilmente e silenziosamente,
Come docili agnelli sacrificali,
Vogliamo dirti Signore Amen!
Amen! Amen Signore
E cosi sia!

Prato, 23/09/2019

Per poco non mi stanco
Per poco non mi stanco di soffrire
per questa marea di gente
che parte e mai arriva,
per questo esodo di disperati
a cui pochi sanno stringere la mano.

Per poco non mi stanco di navigare
lungo le rive dei loro occhi stralunati
in cui è difficile scoprire un miraggio o un approdo.

Per poco non mi stanco
di sentire la guerra addosso
come fosse mia e non di altri
e attraversare ferrovie e fili spinati
dove poter ritrovare un rifugio o una casa.

Per poco, alla mia età, camminare
lento e stanco: meravigliato,
come se questo tempo e questa ora
fossero altro tempo e altra ora;
questo luogo e questo spazio
fossero altro luogo e altro spazio.

Per poco non mi stanco
di guardare intensamente
I tuoi occhi dolci di bambino
abbandonato come un giocattolo
sulla spiaggia di una lontana città.

Per poco non mi stanco e non mi arrendo
a dire che non è vano e non è perso
questo tuo acerbo morire navigando.

Prato,15/09/2015

'A l'urdimo amico mio
Sulo ieri te verevo 'e camminà
acussì allero ncopp''a bicicletta
pa via 'e Sant'Antonio 'e 'a Carità.
E ncoppa 'a chella moto tantu bella
ca tu tenivi lucida 'e cu cura.

Ire n'ommo sicuro e senza scuse
c'amava 'a cumpagnia 'e ragiunà.
Su ogni cosa ca se presentava
cercavi sempe 'e ricere 'e spiegà.

Io nun sapevo ch'ire 'e che facivi
'a do venivi 'e chello ca vulivi.
Ma te tenevo accanto comm''amico
comme te cunuscesso 'a tiempo antico.

'E Te, nun m'impurtava 'e sapè
si ire ancora scapulo o 'nzurato.
si avivi figli o eri divurziato,
si avivi casa o quacche poco 'e terra:
chello c'avivi 'ncapa m'empurtava!

Mo m'hanno ditto ca tu si' partuto
chianu chiano na sera d'autunno
e ca nisciuno sa dove si' gghiuto.

'E ato io nun faccio ca pensà:
comme simmo strani nui umani!
Parlammo tantu tanto e mai chiarimmo
chello che poi nisciuno sa spiegà.

'E quanno poi mai ce l'aspettammo,
luntano zittu zitto ce ne jammo.

Prato, 26/09/2015

Opinione politica
Di questo passo si può anche tacere
Se i pensieri non convincono le parole.
Semmai si potrà discutere di astrofisica
O di altro mutevole accadimento:
se gli astri coincidono con le stelle
e se gli eventi non si ripetono ciclicamente
allo stesso modo.
E le periodiche promesse
Già volano come foglie al vento.
Sempre uguali, nello stesso tempo!
Ora che lo spettro malizioso dello spread
Travolge la povera gente
E le campane a raccolta hanno
Il medesimo suono stonato di altre chiamate.
Non rincorreremo più l'astuto illusionista che fuggì
Con la borsa piena dei nostri trenta denari
E non aspetteremo più che il gallo impettito
Canti ancora tre volte
Prima di poter capire che c'eravamo di nuovo sbagliati.

Testa a testa
Testa a testa, guancia a guancia
fianco a fianco, corpo a corpo,
cuore a cuore.
Nel tuo cammino, nel mio cammino
per vecchie strade, impervie vie,
camminando di sbieco senza guardare i tralicci.
Vale più nulla! : la bianca luna,
il caldo sole, la stagione nuova
Vale più nulla!: spingere il tempo
oltre i confini del'inferno, mostrando i muscoli
allargando le reni, abbassando le palme
per abbattere il muro, aprire le porte
spegnere il fuoco, sconfiggere l'orso;
per distrarre la noia, fugare il dolore,
allontanare la morte.
Vale proprio più nulla di solido e duraturo!,
se i corpi divisi non si trovano uniti,
se i cuori induriti non si fondono insieme

Succede che
Succede che
l’ora aspettata è poi
improvvisamente arrivata
e la decisione ultima
non era quella da prendere.

Succede che
in certi momenti le cose pensate
non hanno valore reale
e si rimane a rimpiangere
la speranza coltivata dalle inutili parole
come l’amaro sapore di un bacio
da sempre aspettato e mai dato.

Succede che
l’inutile e misera commedia
ti spinga fin sopra al disperato
convincimento della determinazione
e ti convinca ad essere risoluto
a compiere ogni inesplorata e difficile azione.

A volte succede che
non si ha neppure più il tempo
di rimanere a pensare.

Ora sogno la costellazione dell’impossibile
Perché mi chiedi di scrivere ancora?
Di dividere la chimera col filo teso della riflessione.
Potrei forse con gli scongiuri
arrestare la paranoia comune?
Ma la bussola dei desideri è oramai ferma
al segnale contrario all’orientamento.
Ora sogno la costellazione dell’impossibile
e i sogni hanno altro punto d’orientamento.
Se dovesse accadermi di scoprire una nuova galassia
mi c’immergerei come l’ippopotamo
in una enorme pozza africana.

Voglio
Voglio quel che voglio!
Tornare a posarmi sulle tue braccia
doloranti di madre amante.
Voglio quel che voglio!
Tornare a poggiare la mia testa
sul tuo seno candido di latte .
E come una farfalla impazzita
della tua preziosa essenza
voglio succhiare tutto il nettare che hai.
Voglio che le mie ginocchia
si genuflettano sulle tue ginocchia.
E le mie mani si congiungano alle tue mani
nell’unico atto implorante d’amore.
E chiederti perdono per tutto quello
che non ti ho saputo dare
per tutto quello che non hai saputo
chiedermi .

Cresceremo
Non sarà il gambo esile e lungo
a mostrare la bellezza della rosa.
Non il dito fermo e sicuro del passante
a indicare la certezza della strada.
Non saranno le nubi gravide di pioggia
a mostrare l'abbondante raccolto.
Non il pianto disperato dei bimbi
a narrare l'affetto infinito di una madre
Cresceremo come abili convolvoli,
attaccati all'albero resistente della vite,
come i raggi insicuri e tiepidi del mattino
ad illuminare questo nostro
precario ed offuscato cammino.

Venitece a truvà
( 'a preghiera re muorti )

Quanno 'a staggione trema chine 'e tronule
E 'o viento è brutto e l'acqua arriva all'osse
Venitece a truvà ca nuio vulimmo
Nu poco 'e cumpagnia 'e voce amiche.

Vulimmo 'a vuio sentì si tutto è a posto
Chello che v'ammo rato 'e sentimento
Si ve vulite 'bbene come a quanno
Nuje duje ve cercàvamo p''a chiazza
Scauze e cu nu marchio 'mmiezz''e rine.

Quanno 'u calore forte re l'estate
Ce brucia sempe chisti quatte fiuri
E 'a sete piglia a tutti pure a i cani
Venitece a truvà ca nui vulimmo
Nu poco 'e refrigerio e re preghiere

Pecché nui simmo ancora chine 'e spine
Pecché nui simmo ancora 'mmiez''a stretta
Dove se passa curvo e cu fatica
Dove se passa 'u tiempo a cuntemplà.

Nel giorno della Liberazione
Tre bandiere rosse stropicciate:
una sgangherata banda di dannati
al cadenzato passo "O bella ciao! "
Poche frange di reduci stremati
tra stinti labari e divise decorate.

Con miserando sguardo ho contemplato
quello che c'è rimasto della millantata
" Libertà!"

Poi con occhio ladro come d'una telecamera
mi sono fatto largo tra i passanti,
tra quelle quattro anime disperse:
tra quelle quattro anime affannate
che vinte e trascinate dalla età,
ribelli e forse troppo temerarie
non sanno ancora bene simulare
quel vecchio loro sogno di giustizia e libertà .

Premessa
Per smentire noi stessi
o forse verità scontate
spesso sul libro spergiuro
della nostra magra esistenza
aggiungiamo un titolo
o una premessa che contraddice
l'attesa.
Non siamo per nulla sicuri
che si parli di noi
come nel capitolo oscuro del vaticinio.
Con altrettanta supponenza
ci arroghiamo il diritto di sentenziare
e confondendo il naturale sentimento
della riservatezza
prendiamo lucciole per lanterne.

Veglia di natale 2007
( per la morte di Jole Tassitani)

Se pensavi che
il mondo vivesse nel bene,
puoi ricrederti.
E’ la morte spietata che
gira
per l’aria rarefatta e assonnata
di questa mesta vigilia di Natale
nel richiamo di parole
che non hanno eco, per nessuno,
in nessun
luogo.
E il profano candore della vita nel buio
si tinge di
disperazione nella sete
inspiegabile del niente.
Verrà come sempre,
in questo buco nero di miseria,
forse a riprendere il comando,
in questa
notte tetra di paura.

Senza occhiali
Senza occhiali
ho provato ad immaginare
quello che avrei potuto scorgere
oltre la linea
del nulla.
E con passo azzardato
nella penombra indistinta
dei pensieri
immagini vuote di luce
ho attraversato
senza scorgere
il minimo appiglio.
A fragili
e sguscianti morgane di logica
per breve tempo
mi sono retto
a fatica
senza potermi
rialzare.
Poi da solo
mi sono ridestato
dal torpore sfocato
della solitudine
e con ardua semplicità
mi sono spinto
fin sopra le vette più ardite
della pura contemplazione.

L’amore
L’amore
come un raggio di sole
ha scherzato
con la farfalla
del pensiero.
La malinconia
in compagnia del ricordo
ha preso il volo
per non so dove.
Saprei andarlo a cercare
anche in capo al mondo,
lo riconoscerei
tra le più strane genti
questo pazzo giocoliere
della vita.

A Parigi
Sulle tombe dei grandi a Montparnasse
gli uccellini dell'estate
a rubarsi le ultime briciole
di baghette che il vento
silenzioso e furtivo ha trasportato
dai freschi giardini del Luxembourg.

Sulla riva sinistra della Senna
l'impacciato e temerario bacio
di due giovani amanti
si confonde al lento sciabordare
dell'acqua smeralda che si perde
sulle boe arancione dei battelli
attraccati alla riva.

Ho negli occhi accesi i colori
e le pennellate veloci
di Renoir e di Gauguin
viste dappoco
al museo d'Orsay.

Come in trans mi trascino tra i
vicoli
animati e illuminati di Montmartre e
mi fermo a guardare le
brasseries,
i vecchi bistrots del Quartiere Latino.

Stanotte ho intravisto
l'ultimo barbone di questo strano
paese che per sopravvivere
frugava
tra i resti opulenti di spazzatura
che tre eleganti signore
hanno lasciato l'altra sera
da Jenny in piazza della Repubblica.

Altre piccole briciole ho rubato
di sogni,
altre scarne rimanenze ho frugato
di dolore,
altri vivi e fugaci colori ho immaginato
di speranza
a
Parigi, mentre solo e sconosciuto
camminavo per i Campi Elisi.

La mia città
Nella bruma sonnolenta di novembre
occhi inceneriti
di marmo
ha la mia città
appollaiata come una gatta indolente
a fare
le fusa sulla sua precarietà.

Labbra consunte e rattrappite
di vecchie ciminiere tessili:
turiboli prodighi di acre fumo cardato
lungo gli argini contaminati del Bisenzio,
come di rallentati sbadigli
o di ansiosi respiri
di gente fiaccata dall'incerta fatica.

Di altre
festanti luci
Il maestoso viale s'inorgogliva
ieri.
Di altre temerarie
promesse
l'abituale baro a spergiurare
sulle rivincite della bella
vita.

Di un insolito e strano
tremore il cuore
stamani traballa
in questa testarda città di mercanti.

Nel giorno dei morti
Nel giorno dei morti
un piccolo cero
di ricordanza
ho deposto
sulla tomba solitaria
dell'anima nel cimitero
appartato del cuore.
E passeggiando lungo
il viale che porta al sacrario
le croci ho contato
che mi passavano accanto:
le ho confuse con altri ritratti
di persone mai incontrate:
sembrava che mi stessero
a spiare.
E mi sono fermato a parlare
con l'immagine offuscata
di un ragazzo di appena sedici anni,
disperato e ucciso sulla strada
non voleva che raccontassi
la sua disgrazia.
E mi sono perso
nei suoi occhi velati
di malinconia.
Poi tra i cespugli di rose e i crisantemi
dall'altro lato della passeggiata
il fresco viso di una dolce donna
di parto morta ho scorto
col bambino:
pareva che cercasse la mia vista,
pareva che invocasse il mio respiro .
Non più il coraggio ho avuto
di sostare
confuso ed umiliato del mio atto
sono ritornato stanco sui miei passi
con la vergogna addosso di campare.

Testamento breve
Di me,
nulla ti lascio
che tu possa vendere
al mercato effimero
delle vanità.
Nulla ti lascio
che ti faccia inorgoglire
d'essere diverso.
Solo ti lascio
un piccolo barlume
di speranza
che t'illumini
la mente:
una sottile percezione
di sofferenza
ti regalo
che ti faccia ricordare
ogni tanto
di essere
uomo!

L'albero della passione
Di rosso dipinto
sull'enclave dell'ultimo
lembo di terra
di questa città: "le lacrime
di Giuda" ho scorto
nella tarda e languida settimana
di passione.

Per anni questa vecchia strada
sterrata
ho percorso.

Per anni questo irraggiungibile
confine
ho misurato
con l'occhio vigile
dell'acrobata
per raggiungerlo.
Con ansia pellegrina.
le mille buche di peccati
ho ricoperto
con i semi ibridi
del perdono
Attorno a questo albero schivo:
senza arbusti e senza foglie
mi sono ritrovato
nudo
col cuore risorto
dal recinto occluso
della disperazione  

Stanotte questi poveri versi
Del firmamento
sul capo gli astri
si fermino
tutti!

La luna a giocare ritorni
con la pazzia
del bimbo
incosciente!

Il cuore irrequieto
ha voglia di ripetere
vecchie canzoni
d’amore dimenticate
nello stagno argentato
dei ricordi

Oltre il mare
oltre l’ombra
oltre il cielo,
oltre ogni umana speranza
stanotte
questi poveri versi.   

Oggi mio Dio!
Oggi mio Dio!
Felice e rilassato
mi distendo sul
divano
ordinato dell’anima
e non penso
ad altri tsunami
devastanti.

Come una farfalla
variopinta
torno sul tuo albero
a succhiare tutto il
nettare
sparso per le strade intrise
d’umanità.
Sono come un
mendicante
sperduto
e raccolgo a caso
le cose più imbarazzanti
di questo viaggio
per regalarle ad altri
che non sanno dove
andarle a
cercare.
Oggi mio Dio!,
ho ripreso la voglia
di perdere
gli anni
di ritornare a balbettare
un linguaggio
mai pronunciato.
Oggi mio Dio!
Un
cantico vero
voglio cantare.
Un cantico nuovo
di belle speranze
sopra a ogni altro
voglio narrare,
oggi mio Dio! 

Settembre
La soffice brezza di settembre
un fino profumo di fungaia
smuove dall’ombra trasparente
dei pini che piccoli cespugli di ortiche
appena nate teneramente copre.

Il richiamo breve e ripetuto dell’
usignolo
per il campo rincorrere pare l’incalzante
e sordo colpo di
canna nel bosco.

Non torme grigie di migratori uccelli
nei cieli
in coreografiche parate
questo anno vedo,
né ola impazzite in
cinguettii incessanti
e sovrapposti odo,
solo un lento e monotono
abbaiare
di cane per chissà quale preda puntare.

Il tiepido sole
annoiato del giorno trascorso
stasera soavemente accarezza le fresche
corolle
delle viole profumate sul davanzale ordinato
del mio povero
cuore che ride.

Solo in un mattino d’estate.
Questo vuoto assordante di pensieri
Ha come di silenzio l’apparenza
Dopo lungo naufragio di parole

E il cinguettio capriccioso
E insistente di versi nell’aria
Ha come di contorno
un bisbiglio irrequieto
Di frasi mai concluse.

E l’ascolto per strada d’auto
Che sfilano senza soste
Su vie indistinte e levigate
È come il profilo inutile di persone
Già perse nel vuoto di questa città.

Anche il sole di spettri più non buca
Stamani le persiane abbassate
Della mia anima buia

Di notte
Di notte fra le tenebre
M’aggiro nell’inferno
Desolato della mia anima

E tra dirupi e voragini
Calpesto le immagini indelebili
Della mia esistenza.

E mi rivolto come uno squalo
Impazzito nel mare
Sconfinato della mente:
Vile naufrago
d’una sofferenza buia
Per sfuggire all’arpione
Del dolore che mi perseguita

Crepuscolo.
so di fatui bagliori
nella notte del mistero
ove la mente
si perde e si dispera

d'invisibile mostro
a cui spesso
viene voglia
di chiedere
se vale la vena
di vivere

di chimere innanzi tutto
sospingere il freno
della memoria
più in là
per chi sa cosa
scrutare
oltre il confine
della vita
che non ha limite

Per tanto tempo…!
(a ricordo dell'amico morto)

Per tanto tempo…!
Per non dimenticare
Il veloce tuo passo
E l’allegro saluto.
Per tanto tempo…!
Per ascoltare
L’affranto lamento
Del vento
Che disperato trascina
Questi fragili versi
Di terra
Lungo sentieri disseminati
Di ricordi
Per tanto tempo…!
Per guardare
L’ombra che fugace
Si muove
Dietro l’angolo
Di casa tua.
Per tanto tempo,
Quasi sempre
Per venirmi a cercare.

Bianca è la neve.
Là dove a breve
in rivoli si sfrangia
bianca è la neve!
e la gioia
del cuore
si ride
e le alte cime dei pini
goffi fantasmi
affannati
ondeggiano

E le guglie dei tetti
d’antiche ville
in cima al monte
incappucciati sai
di bianco
appaiano

altro vivo bagliore
del cuore
l’occhio non guarda
e di mille pensieri
il silenzio nascosto
della notte
Non vede.       

Luglio 2005
Non ritorno deluso!

In questa afa di luglio
sul treno dei ricordi
ho ripreso la voglia
di correre
veloce.
Sull' immensa giostra
di girasoli genuflessi
ho posato
Il mio debole sguardo
stanco
per contemplare
l'abbandono
dell'ultimo raggio
di sole.
E mi sono spogliato
del vecchio abito
per vestirmi
dei panni nuovi
della domenica,
per fare bella figura
con me stesso.
Ho giocato
a lungo
a mosca cieca
a rincorrerlo
fin sopra i gradini
dell'ultima rampa
di scale
della mia casa
in Toscana
il cavaliere errante
dei miei sogni.

Vorrei che tu mi sentissi.
vorrei che tu mi sentissi
come il sibilo veloce
del vento che ha fretta
d’arrivare

come il dolce tramonto
dell’estate
su le deserte scogliere
australi
ove il cielo sconfina
col mare

e sfiorare le tue labbra
di susina
e riempirmi dei tuoi
occhi trasparenti
di tigre

e come lievemente
lambire le tue guance
di fuoco
e i tuoi seni
pesanti
sulle mie deboli spalle
appena stanche.    

alla ricerca del tempo perduto.
"alla ricerca del tempo
perduto"

in altre parole
come un orologio
eternamente
ritardato
nei ricordi
è la tua ora
che si somiglia
al crudo lamento
dei venti
nel deserto dell'anima

e le scelte del dopo
a ripetersi in nuove storie
già raccontate

spesso desideri indecifrabili
di dirsi diverso
o per chi sa cosa
raccontarsi nel tempo passato.

se potessi
se potessi
con le lacrime
ribattezzerei
di sogni
la tristezza
della povera gente
e mi trascinerei
da solo
come un cane
la contentezza
degli altri.

Ultimo canto
mi poserò
sul tuo cuore malato
di rancore e di odio
quando perduta
la strada
del ritorno
pianterò
l'ultima croce
del questo calvario
di dolore

ti farò sentire
il più lugubre
suono
di sofferenza e di morte
mai udito
in queste notti
infinite
e ti farò capire
com'è duro cibarsi
d'indifferenza e di odio

Legati a catena.
ci si potrebbe anche dimenticare
di non essere soli
oggi come ieri
e lo stesso domani
quando non ci saremo

ci si potrebbe dire tante cose
che vale la pena di dire
anche se non ci si può capire

e sentirsi legati a catena
nella pazza frenesia
d'essere felici
per raccontarsi analogie indiscrete
di desideri nuovi e sempre vecchi

ci si potrebbe leggere negli occhi
felici e sempre verdi di speranza
per darsi tutto quello che si ha


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