Poesie di Roberta Mella
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Sbriciolo il pane sopra il mio davanzale, aspetto il passero dietro ai vetri, il suo frullo d’ali. Sbriciolo me stessa aspetto te. Guardo dietro ai vetri se ti vedo arrivare.
Strappo con le unghie
Aggrappati fortissimo,
Il mio pensiero a te
Luna (che ovvietà) |
Ho compiuto il periodico e fatidico pellegrinaggio nel mito della mia persona: la stagione è propizia anche l’ora lo è stata. Tanto varrebbe però puntarsi un blak & deker in mezzo al petto e trapanarsi dentro. Gli occhi poi ho dovuto afferrarli con le mani per scagliarli nei luoghi da esser rivisti, perché loro non se ne davano per inteso. Allora invece andavo cieca, gli altri sensi attenti. Ho detto:- Adesso guardo avanti e vi incontro tutti. Ma poi nessuno è apparso, nessuno c’era.
Aspettatemi,
I miei baci intrecceranno una ghirlanda,
Le tue spalle di nidiaceo Ma non desidero: |
| Ti ho pensata con desiderio,
ho pensato al tuo viso, alle sue espressioni, alle tue parole e alla tua
voce, quando sei abbandonata all’amore. Non l’ho fatto con intenzione, non sono cose che cerco, ma ogni tanto mi capita, e sono sorpresa io stessa. Restare presente a questi pensieri che appaiono di contrabbando nella mia mente, mi sembra possibile. Poi, come stelle cadenti, si spengono, io non li alimento. Da dentro questa mia casa ti percepisco fuori, dietro ai vetri ti
seguo con i sensi. Esco in giardino e resto di qua dello steccato, ti
osservo attraverso i rovi delle more, che feriscono gli occhi, e ti
osservo attraverso le volute del gelsomino, che per gli occhi sono
sollievo. Se vai via non dirmelo, non
passare per un saluto, io lo so: ti benedico e ti poso un bacio sulla
fronte. Sei la mia privata ossessione, il mio
amore clandestino, la mia emozione di contrabbando. Quando tutto sarà calmo e disteso, e si alzerà un alito tiepido che
sfiora appena e poi cade, non pensare ad un angelo stanco del suo
anonimato. Sono io che ti tocco delicatamente i pensieri e con un dito ne
seguo il contorno. Lasciati cadere su di me,
voglio sentire il tuo peso lieve contro il mio. Ho un tatuaggio delle tue sembianze nella carne della mente, e un altro del tuo canto nella carne dentro il cuore. Sirena, di cui seguo il canto
ineludibile, mi fai naufragare nel mare indaco notturno. I miei orecchini te li lascerei per sempre, ma ne ho una grande nostalgia, adesso che li hai portati tu e mi è toccato metterteli, chinandomi su di te e tenendo tra le dita quei piccoli lobi e delicati che hai, dei petali, praticamente. Una tortura, praticamente Vorrei profanare il tuo cuore, come la camera
proibita in fondo a un tempio. Mi son vista da lontano, salutarti
come se io restassi sopra un molo e tu partissi col piroscafo. La notte è tua, e tu sei la creatura dalle cui mani
cola la luce che bagna i pensieri, e si fa stelle. |
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Dormono sulla collina Eri così piccola che una mano mi sarebbe stata sufficiente per portarti via rapirti dentro il sogno mio. Eri così trasparente che una mano delle mie sarebbe bastata per oscurarti dentro il buio mio. Niente di me sarebbe bastato per frantumarti in qualche tuo angolo invisibile.
Mi piace guardare le aurore dalla finestra
Vieni insieme a me
La Madre mi si nega
La vite senza fine gira,
E’ partita la mia bambina
Ditemi dunque dove si trova
La dov’è andata, |
Una volta e sola avrei voluto farti tremare i polsi come tu a me tutte le volte Solo una volta avrei voluto vederti le palpebre abbassate I tuoi polsi invece, ancorché sottili, sono di marmo ambrato levigati, immobili. Le palpebre, spesse, sontuoso velluto, sipario sempre aperto Le vostre dita intruse Io mi consegno
È colato il catrame
Tu potresti afferrarmi
Ho imprigionato le parole
Cosa ne faremo |