| Il respiro dell'anima
Piacevole tormento
Aerea, leggera, quasi trasparente,
è una miniera di esperienze,
di gesti possibili,
di cortesie e situazioni imprevedibili,
è generatrice di contatti umani,
d'incontri.
E' avventura,
pellegrinaggio,
parola che acquista peso
e senso nell'andare.
E' il mio piacevole tormento.
Con lei tocco terra
senza mai mettere giù un piede.
Incanto e magia
Taglia l'aria,
infonde buonumore,
lava lo stress,
e fa partire i pensieri,
come una legge fisica,
facendoli sgocciolare uno a uno.
Ha una proprietà inutile ma sublime:
genera complicate ombre di ogni lunghezza,
sculture effimere di luce,
ombre che ipnotizzano,
divenendo entità amiche.
La bicicletta
è incanto al mattino
e magìa nella sera.
Foschia autunnale
Vagolo nella foschia autunnale
che trasforma i pioppeti in plotoni di fantasmi.
L'aria di piombo,
ossidata da una leggera bruma,
attutisce profili e rumori.
L'umidità ammorbidisce
la fragilità scoppiettante dei colori
e la bicicletta incede tra il fogliame
con un rumore quasi acquatico,
librandosi sullo sfacelo autunnale.
La caligine attenua
le sagome degli alberi
e spegne i colori,
sospendendo il paesaggio
in uno strano e incantato
punto di equilibrio.
Vibrazioni
Pedalo in leggera salita
e avverto gli effetti che mutano,
si esaltano,
s'inteneriscono.
Sembra una recita di colori.
Il rumore dei pneumatici sulla strada
ha un suono grasso,
saporito, gradevole,
come di mani che accarezzano il velluto.
Dove l'asfalto è più umido
sento vibrazioni acute,
come di donna intenta
a grattarsi la calza nera
con le unghie lunghe.
Nell'aria lilla spenta,
nel cielo pallido dove soffia già l'autunno,
il fruscio delle gomme
s'accorda con le gambe che si scaldano,
con il respiro che immette
vento fresco nei polmoni,
con lo sguardo che sbadiglia
esplorando il paesaggio.
La catena scende sull'ingranaggio più piccolo,
con un colpo di pollice,
e la velocità aumenta.
L'asfalto corre più rapido
sotto le ruote.
L'odore dei campi
Sale incessante nella bruma autunnale
l'odore dei campi arati da poco.
La terra scura fumiga
e si riverbera nel sole germogliante del mattino.
I cipressi del camposanto, in quella chiarità,
s'inzuppano d'ombra greve
come fossero spugne di buio.
Pensieri innocenti
mi portano in luoghi lontani,
nell'inquietudine di molti uomini,
nell'elegia evasiva
riflessa nei volti dei contadini
e nelle emozioni picaresche
delle genti molisane.
Sarmento
Pedalo sotto un pallido sole autunnale,
appena filtrato da una nebbiolina alta nel cielo.
L'ombra lunghissima
della bicicletta in corsa
s'infila tra gli alberi,
s'arrampica per un attimo
sui muri stinti di un casolare,
sussultando, come cuore spaventato,
su ogni covone di fieno.
Si spezza sulle zolle scomposte dall'aratro,
s'avvolge per un secondo,
come sarmento, al palo della vigna,
precipitando nei vuoti spazi dei filari.
Dilaga, infine, nei campi liberi
e nei gorghi infuocati dell'anima.
Rapsodia
Luce cinestrina di lampada,
rumore di voci
sfrenatamente volgari
nel silenzio disincantato.
Vita glabra,
nostalgie
come piccole cicatrici,
pruriti
leggeri ed effimeri.
La realtà e la vita
come un miraggio:
non si lasciano raggiungere,
si posseggono solo nel ricordo,
nella fantasia, nella parola,
nel racconto.
Ombre sfocate,
assurde passioni.
Come un rapsodo
di antiche civiltà
giro il mondo,
zingaro ricco
di storie e visioni.
Forzieri della vita
in un paese aspro
e pieno di neve.
Nuvola d'illusioni,
sfinge dalle ali iridescenti
su un clivio assolato.
Sogni e apparenze
si spostano più in là
come un arcobaleno.
Brezza
Un vento leggero
sale dal torrente
e porta odori
di cicuta e di menta.
E' la brezza che parla
nelle porte spalancate,
nelle bocche dei pozzi
e nelle bige quartare.
Felicità
La catturo nella luce del sole,
nei verdi boccioli
e nel profumo dei fiori.
La colgo in uno sguardo d'amore.
E scopro la terra
nel profondo meandro
della sua nudità,
assaporando profumi,
vivendo emozioni
in boschi di betulle
e in estese brughiere.
Ogni sentimento emana
musica e immagini.
Ogni sensazione irradia un'eco.
Eterno dolore
Portano dentro
l'eterno dolore del mondo,
perciò sembrano tristi
e piangono in silenzio.
Con le braccia alzate nel vento
gli ulivi emettono
un urlo senza voce,
un grido a gesti,
uno strazio senza fine.
Frutti drupacei
Venti umidi del sud
lambiscono i clivi del Molise
e la campagna si accende
di un baluginìo argentato.
Foglie di ulivi sparsi
espongono al sole
la pagina inferiore,
rivoltata dal libeccio,
lucida e brillante
come un metallo prezioso.
Gemme, fiori ermafroditi,
inflorescenze a grappoli.
Frutti drupacei
con bucce verdi,
rossicce, violacee, nere.
Dal polposo mesacarpo
i frantoi ricavano l'olio:
anima espressiva e variegata,
intrisa di penetranti sfumature,
serbevoli fragranze,
tenere sapidità.
Ulivi
Ondate argentee di ulivi
cavalcati dal vento,
abbacinanti e cangianti
al rilancio di qualche raffica calda
che disidrata l'aria e le genti.
Ulivi vecchi sparsi nella campagna
come un gregge al pascolo,
ulivi nuovi in filari ordinati.
Piante bizzarre e rugose,
segnate dalle intemperie,
sorgono dal terreno,
sospese su radici filiformi,
mostrando le cavità
scure come bocche silenziose.
Un popolo sterminato
di legni contorti,
dissimuli uno dall'altro.
Profumo di viole
Ritorna il sole lungo
e il paese si fruga l'anima.
L'aria odora di letame
e di viole.
Il vapore rossastro
delle gemme dei pioppi
si gonfia in un tenue color salvia.
Tra vigne, uliveti e campi
dilaga il rosso carminio
dei papaveri.
Rane e grilli
ravvivano l'ambiente
con le loro colonne sonore.
Al bar centrale ricompaiono
i tavoli all'aperto.
Gerani e begonie
fioriscono alle finestre.
Il borgo, lentamente, si riveste
della sua decrepita giovinezza.
Sere grigie
Il cielo cade sul borgo.
L'aria si spegne.
Non c'è un filo di vento
e cumuli di nubi
toccano i tetti delle case,
avvinghiando in un abbraccio,
sordido e turgescente,
usci, davanzali,
ringhiere di balconi
e piccole altane.
Sere grigie
si smorzano nella notte
senza un fiato di vento.
Torre angioina
Nuvole sfiorano le case
e le montagne si annullano nei cirri,
bianchi come visi in clausura.
Per le strade strati di fanghiglia.
Macerati nell'umido della bruma
finestre e balconi.
Le solide pietre
della torre angioina
affidano la tristezza,
la solitudine,
l'inadeguatezza,
all'acqua piovana
che le blandisce
nel cupo autunno.
E dalle pietre
affiorano storie antiche,
ricordanze che imbrigliano
il cuore e la fantasia.
Sapori di sale
In avvallamenti scoscesi
il grano maturo
rosseggia di papaveri.
Un venticello birichino porta,
da luoghi remoti,
sapori di sale
e lascia cadere, a tratti,
della sabbia sui monti.
Dalle alture dell'Abruzzo
parte una mirabile tensione
che allontana i sottofondi delle colline,
dilata le piante
in pennacchi fumosi
e illumina la sommità
di forche spiritate,
nell'aria iridata.
Calanchi
Al di fuori di strepiti appenninici
e di cinture di selve
svaniscono i pensieri coerenti,
fusi in fievoli ombre
di colline.
Aspri sentieri,
venuzze di bronzo,
selci celesti,
si sciolgono in turgidi calanchi
e affiorano, come da un caleidoscopio,
in filettature verdazzurre,
nella buccia rutilante
di fichi e mandorle.
Chiarore lunare
Il cielo, sopra di me,
stagna in una cupa immutevolezza.
Al di là delle chiome di ulivi
il chiarore lunare
ruota su costoni renosi
e su formazioni argillose,
rotti da dossoni di zolle.
Torrenti d'acqua chiara
Strane ombre
mi vengono incontro
d'ogni parte.
Vacuità di fenomeni
senza senso.
Nella notte inquieta
stempero le idee affastagliate
trascinando negli occhi
boschi sconfinati e
doviziosi torrenti d'acqua chiara.
Caleidoscopio
Il verde ciarliero delle colline
si mescola con i prati fioriti
in un caleidoscopio
di colori iridescenti.
Giovani spighe di avena
si piegano blandamente
sotto le carezze dello scirocco.
Oltre il sentiero
ombre profonde di ulivi
lasciano il posto a ginestre,
faggi, ontani.
Grandi querce
punteggiano, leggiadre,
campi di frumento.
Borgo antico
Il sole aureola le nuvole
di una luce diffusa
e la chiarezza del giorno
soverchia ulivi e perastri dirupati.
Le colline affondano
in una polvere azzurrigna
che ne sfuma i profili.
Il borgo sonnecchiante
affiora dalla sua eterea stanchezza
e s'immerge nella campitura
del cielo giallastro,
come un intonaco vecchio
e sfinito dalle piogge,
sovrastando campi
di mais e grano,
gelsi e pioppi,
quasi soffocati
nelle prime foschie.
Sommossa popolare
Arrivò la notte buia
e l'estremo anelito
si spense negli angoli tenebrosi
del piazzale desolato,
oltre il circolo di luce
della luna piena,
alta e gagliarda nel cielo.
Il mare scatenato nella tempesta,
nella fosca oscurità,
non consentì più di pensare
che la vita,
la felicità,
la speranza,
la luce,
potessero splendere nuovamente
sulla sinistra devastazione di quella piazza.
I mutamenti accaduti
a seguito della sommossa popolare
portarono in quel remoto paese
sorprese e illusioni;
ma, per finire,
pure quell'anno
arrivò il caldo estivo,
mutarono ciclicamente le stagioni,
piovve e nevicò,
come tutti gli altri anni,
e i poveri rimasero poveri.
Nella solitudine della stanza
assaporai l'aria ilare della libertà,
respirai con voracità
il profumo intenso del glicine,
sperimentai la quieta malinconia
della notte agiata;
e l'agrezza nottivaga
dell'impeto percettivo
entrò nel nido iridescente
del mio cuore,
attraverso un'indefinibile
breccia dell'anima.
Ero io stesso la notte.
Ombre al crepuscolo
Un'alluvione di gente insofferente
avanza come una torma di randagi,
uno stormo di cavallette.
Un popolo, taciturno e lapidario,
vissuto sempre nella miseria,
eternamente prevaricato e sopraffatto,
lontanissimo dal Paradiso,
emarginato anche dalle
anticamere del Purgatorio.
E' l'ora del crepuscolo,
nel cielo volano i corvi
e nella piazza
il tumulto sfocia in guerriglia.
La Capitanata è piena d'ombre
e le ombre avvolgono
i monti viola e neri
che serrano l'orizzonte.
Brillano, oltre le colline,
le prime stelle;
scintillano, di là dal Fortore,
le luci di Serracapriola
e più lontano, appena visibili,
quelle di Lucera e San Severo.
Il corso d'acqua,
i monti e le colline
hanno un'aria cupa e cattiva
che fa stringere il cuore.
Scarcatagliole (1)
Gente fiacca
e, d'ordinario, vile.
Gente servizievole
verso i potenti,
a patto d'immunità
nelle cattiverie contro i poveri.
Gente senza scrupoli.
Gente senza famiglia,
senza onore, senza fede.
Gente infida, poveri
ma nemici dei poveri.
Di stare tutti insieme
hanno bisogno
per darsi coraggio
e fare gruppo, branco,
come un gregge.
Puzzano di vino
già al mattino
e se li guardi negli occhi
non osano sostenere lo sguardo.
Gente povera, pure loro,
senza terra e senza mestieri,
o con molti mestieri,
e ribelli alle attività pesanti.
Troppo deboli e meschini
per ribellarsi ai ricchi e alle autorità:
preferiscono servirli
per avere il permesso di rubare
e opprimere gli altri poveri,
i cafoni, i villani,
i fittavoli, i braccianti.
Incontrandoli per strada, da soli,
sono, abitualmente, umili e ossequiosi;
a stuolo o in piccoli crocchi
cattivi, malvagi,
traditori e bastardi.
Sono sempre al servizio
di chi comanda
e sempre lo saranno.
(1) Scansafatiche.
Nobiltà
Quando siedono ai tavoli
del bar centrale
poggiano le mani sulle cosce,
con l'inforcatura dei pantaloni allargata,
il cui panno lucido brilla
più del cuoio delle grosse scarpe.
Hanno panciotti di velluto
con larghi risvolti
e orologi con sigilli ovali di corniola.
I loro visi scialbi,
un po' bruciati dal sole,
riverberano il colore del rosolio dolce
e le guance abbondanti
vengono fuori dai favoriti
che si adagiano
su grandi colletti duri,
sostenuti da cravatte bianche
con le trine ben stirate.
I volti farisaici del potere
e il colorito della ricchezza
risaltano nel pallore delle porcellane,
nel lucido cangiante delle sete,
nei fazzoletti con orli ricamati
emananti un odore soave.
Negli sguardi
indifferenti e profanatori
vaga la calma delle passioni
quotidianamente soddisfatte.
Dalle maniere gentili
trapela una particolare brutalità,
derivante dal dominio di cose
non troppo difficili,
nelle quali esercitano la forza
e compiacciono la vanità,
come nel maneggio
dei cavalli di razza
e nella compagnia
di donne perdute.
Virilità
Sensualità rattenuta
nella tumefazione di gesti arcani.
Uomini imbrattati di virilità,
rozza e umbratile.
Pazienza e rassegnazione
scritte sui loro volti,
foschi e grifagni,
e nella desolazione del paesaggio.
Desiderio di evasione nell'aria,
disilluso nel miraggio bolso,
nell'eterna speranza.
Cicale
Catapecchie sbilenche,
accumulate una sull'altra,
una di fianco all'altra,
perdono il loro umidore,
si fanno aride
e scottano come forni.
Campagne infestate
di biancospini e ginestre.
Aria piena di odori.
Cicale grattano l'etere
e le foglie degli alberi.
Dietro i muri calcinati delle masserie,
sotto le piante di noci e fichi,
s'intuisce il calpestio iroso
di cinghiali affamati.
In paese c'è gente
sulle scale e sui ballaturi,
chi a cicalare,
chi a sferruzzare,
chi a filare,
chi a ricamare a cerchio.
Il sole taglia le case,
i muri affumicati,
e i ragazzi vociano a schiere
dietro nuvole di rondini.
Dal davanzale
Il vallone di Santa Maria
si è inaridito da un po' di giorni
e vedo biancheggiare
il letto sassoso
in un luccichio accecante.
Un ballatoio scarnamente rialzato
mi nasconde la brughiera
che, arida e dorata,
s' allunga attorno al paese.
Osservo la cresta dei colli dauni,
uguali, senza asperità,
pieni di campi seminati a frumento,
intervallati, a tratti,
da forre cosparse di ulivi.
Nell'immobile elegia
di giorni quieti
e inconsapevoli,
con i gomiti poggiati sul davanzale,
seguo, con lo sguardo assorto,
il corso vuoto del torrente
perdersi in una valletta
piena di ciclamini
e cardi polverosi.
Indovino la mia immagine
nel riflesso di un bicchiere,
nella chioma degli alberi,
nei fiori che spuntano lievi
dalla terra verde,
nel vento che trema
e agita appena le fronde del glicine.
Granello di polvere
Ombra errante
in foresta impossibile:
gli alberi sono case,
idee, religioni, filosofie.
Granello di polvere
che il vento solleva
e fa ricadere, cautamente,
sulla collina.
L'ora è sempre incerta,
il cielo sempre lontano,
la vita sempre estranea,
il gesto sempre assurdo.
Silenzio
Il silenzio è nelle cose
e negli uomini.
Il silenzio si riempie
di un brulichio di pensieri.
Il silenzio accompagna il pianto,
difende una lenta agonia,
e penetra, dimesso, nelle gioie.
Il silenzio circoscrive
la solitudine
e la morte dell'anima,
divenendone condizione e misura.
Stille di silenzio,
scabre e difformi,
come umili emblemi,
tenui e reietti.
Aspro contegno
Nelle sere brune di giugno
il cielo cupo
s'incurva sul monte Crocella
in uno scintillio di stelle,
basse come nuvole bianche.
Nel silenzio delle tenebre
odo il fruscio
delle frasche d'ulivi,
profondo e complesso
come il brusio ansioso
di una folla.
La felicità si riverbera
nello scorrere lento del tempo
e nei voli liberi della fantasia.
Il contegno aspro
di gente povera
sopravvive spavaldo,
tra ombre sfuggenti,
nel nitore sublime
di un'evasiva elegia.
Oltre le fronde di platani
Oltre le fronde di platani,
stormi d'uccelli
affollano la luce cinerea.
Folate di piume e garriti,
chiazze nere che oscillano,
si sfiorano senza ferirsi,
si aprono,
si disperdono,
prima di tornare a serrarsi
in un altro volo.
Lento scorrere di attimi
Lento scorrere di attimi,
giorni carichi di tensioni
e fatiche,
di scalate alla sussistenza grama,
alla sopraffazione
e all'impotenza.
Canto di cicale
e un po' di polvere
lasciata da un cavallo in fuga.
Ai confini della sera
Sul versante opposto del pendio
il tramonto arde
in decine di finestre,
in un alto riverbero
di fuoco freddo.
Nella soavità del giorno morente,
dai confini della sera,
una brezza leggera si alza
colorandosi di scorci fiammanti.
Incoerenze del visibile
Una lievissima nuvola
indugia vaga sopra la luna
come un nascondiglio.
Nel chiarore lunare
della notte lenta
il vento agita cose
che creano ombre in movimento.
Il mistero del mondo
s'illumina algidamente
di luce malevola,
falsi intervalli,
dislivelli assurdi,
incoerenze del visibile.
Profumi di campagna
Contemplo le stelle
per leggerne i segreti.
Aria fresca della notte,
silenzi e profumi di campagna.
Paura di fruscii,
rumori del bosco
mi tengono alle corde.
Nel buio ogni albero
sembra animarsi
e la collina si popola
di figure enormi e orrende,
nere stagliantisi,
nel blu profondo del cielo.
Ambizioni
Le ambizioni,
come certi detriti,
si posano sul fondo della coscienza.
Una stretta di mano,
un abbraccio,
un'intensa emozione.
Lunghi anni
trascorsi senza vedersi
divengono una pausa insignificante,
un attimo sfuggito
al controllo dei sensi.
Conto finale
Non arriva mai da sola
la morte.
Segni,
tempi,
storie,
l'annunciano.
Stanchezza,
disperazione,
rinuncia,
esaurimento,
tenacia,
si scontrano
e poi un giorno
la storia chiede
il conto finale.
Tormento e tribolazione.
Porto il carico
di mille pensieri.
Trasporto l'anima
e la solitudine dell'esistenza,
nel silenzio interrotto
dal fischio dei merli
e da un lontano
scampanare di mucche.
Una nube mi raggiunge
e mi frena
con la sua presenza ingombrante.
Viaggio lungo e impervio,
tormento e tribolazione,
quotidiano assillo.
Briganti
Fame,
freddo,
solitudine,
rabbia,
sopravvivenza,
girovagare sui monti
come famigerati briganti.
Timori di servile monotonia,
sapore di sconfitta.
Speranze
Odori di fieno tagliato
e di erba greca.
L'alba si preannuncia
con la luce dorata
di un giorno ventoso.
Eccitato
fiuto gli odori.
Sento il fresco delle sorgenti
sul volto
e il fiato di un cavallo
sulle mani.
Dimentico tutto
e la vita si allunga,
prendendo viottoli conosciuti,
bevendo in fresche fonti,
cavalcando puledri arzilli,
cogliendo ciliegie, fichi e uva.
E i ricordi si trasformano
in speranze.
Silenzi
Silenzi
esasperanti e lenti,
parole come ringhi.
Silenzi amari,
permeati dalla mestizia
dei pensieri.
Scende la sera
e la violenza delle emozioni
si trasfigura
in esausta serenità.
Amore
Come un grimaldello
squarcia porte saldate
da ruggini di tempo,
scardina finestre incollate
da paure e moralismi,
spiana montagne
di timori e titubanze.
Corre senza freni
su prati verdi
e danza nei roseti.
Apre strade
e sentieri l'Amore.
Rende possibile l'assurdo,
facile l'arduo,
semplice il complicato,
glabro il ruvido.
E smussa l'acuminato:
l'Amore.
Parole
Un mormorio
cicaleggia nelle orecchie,
voci che vibrano
come corde metalliche.
E le parole si snodano
sciolte,
veloci,
intercalate da brevi risate.
Parole sferzanti
che sfidano il silenzio,
la prudenza,
il buon senso.
Lupo mannaro
Ruderi intristiti,
coperti d'erba maligna
e di lucertole guizzanti.
Case a un solo piano,
senza intonaco,
di pietra grezza e dura
e tagliente
come la gente che le abita.
In certe sere
di luna crescente
il lupo mannaro,
col suo tormento,
si ferma fino all'alba
e calma la sua arsura
nell'acqua freschissima
dell'abbeveratoio.
Odori di libertà
Odori d'allegria,
di libertà,
di macchia mediterranea.
Odori di mirto
e agavi,
di rosmarini,
aloe ed eucalipti,
cedri e ginestre spinose,
mentuccia e finocchio selvatico.
Odori di mille giorni
sotto il sole
e sapori di foglie macerate.
Odori di mille notti
sotto il silenzio della luna.
Odori di cardi e ciclamini,
ginepri e gelsomini.
Pruriti d'avventura
e voglia di perdersi
in arabeschi amorosi.
Nuvola di fumo
Rumoreggiare di storie
tra anime perse
e cupe gole.
Gusto terrigno
di lava e polvere.
Consistenza effimera
del sogno.
Nuvola di fumo
si dissolve nell'aria
come nebbia.
Fantasie primitive
Terra affascinante,
di bellezza aspra
come le sue uve,
e amara come
le sue mandorle acerbe.
Terra ricca di leggende,
di storie,
di fantasie primitive.
Testardaggine
Odore di boschi resinosi,
di faggi ed eucalipti.
Odore di piogge autunnali
dal suolo che fuma
come un vecchio con la pipa.
Guardo le piante oscillare
sotto la spinta del vento.
Ascolto il canto degli uccelli
e lo scroscio del torrente.
Nel grigiore della campagna
scopro le curve
sinuose dei frassini,
le venature armoniche
degli abeti,
le striature e le gobbe
nodose dei carpini,
come la mia testardaggine.
Vita trascorsa
Erosione del tempo,
malattie,
fiacchezza senile.
E' scritta negli occhi
di un vecchio
la vita trascorsa,
con tutto il suo
peso di dolore.
Rassegnazione e attesa
dell'ultimo passo.
Eternità
Cammino con le mani nelle tasche
e sento il sole sulla pelle.
Respiro tempo libero
e aria di vita
sui crinali della contraddizione.
L'ombra dei tigli pare risucchiata
dalla terra, coperta di ristoppie,
in parte nere e bruciate,
con gli ulivi dardeggiati dalla calura.
D'un tratto una barriera di rovi
nelle pieghe sotterranee dell'esistenza.
Voci non chiare
come strozzate da imbuti
nei sonnolenti meandri della storia.
Dal clivio arriva un'aura soave,
un soffio caldo
che viene da occidente.
E' il vento del destino
che muove le cose.
E' un fluire di brezze lontane
che fa danzare gli uomini
e li porta via.
Li porta altrove
sui sentieri dell'eternità.
Emozioni
Cielo basso, nero
come fondo di culo
e le stelle che dilagano
in fumosi precipizi.
Scorci di tetti consunti
che ogni notte raccontano
antiche storie d'amore
e di gloria.
Un tappeto d'emozioni,
soffice come i ricordi
del tempo incantato.
Terra mia
Terra di borghi antichi,
con vecchi selciati
e torri merlate.
Terra di boschi secolari,
di silenzi incantati,
di suoni naturali.
Terra di monti solenni,
di garruli torrenti
e prati percorsi da gioiosi cavalli.
Terra di cinguettii
e di campane,
di panchine di pietra
e variopinti roseti.
Terra di pane fresco
con la crosta che crocca
e la mollica che s'intenerisce
in rilevate mollezze.
Terra di dolci colline
e di ulivi ancestrali
le cui foglie tremano appena
in tenui sbuffi di brezza.
Terra di antiche civiltà,
di arcaiche vestigia,
di profonda spiritualità.
Esistenza
Provò a sfiorare
la levigatezza di un foglio di carta,
provò a distinguere
le nervature di una foglia d'albero,
provò ad abbracciare
il calore della cenere del camino,
provò ad accarezzare
la morbidezza della pelle del viso,
provò a gustare
la sofficità di una mollica di pane,
provò a calpestare
la ruvidezza di una pietra di strada,
provò a saggiare
la fluidità dell'acqua di ruscello.
Provò a leggere il buio,
una notte.
Alzò le mani
e andò tastando
lo spessore scuro
intorno al letto.
E la notte,
impigliata
tra le sue dita,
si addormentò
silenziosamente
fino all'alba.
Notte di San Lorenzo
Animali luminosi
e misteriosi
pascolano
nel grande campo scuro
della notte.
Cuccioli,
vogliosi di tornare
sulla terra,
si staccano, talvolta, dal cielo
nelle notti infuocate d'agosto.
Luci si arrampicano per le finestre,
su altane e ringhiere,
e i treni piangono lontano,
prima di entrare nelle campagne.
Desideri si accendono
e si spengono
come stelle cadenti.
Urli di maestrale
Le tenebre, d'un rosso polveroso,
scendono prestissimo;
le serate accanto al fuoco
che stride e sfrigge,
soffia e fuma,
sono lunghe e tristi.
Si apre il mio orecchio
agli urli struggenti
del maestrale e al richiamo
lontano dei lupi.
Suoni e pensieri
Frinio di grilli
starnazzare di fagiani,
gracidio di rane.
Nell'aria
profumo muschioso di tigli
e sottili volute di fumo azzurrastro
dall'aroma pungente.
La calura svuota i sentieri
di suoni e di pensieri,
snodando la brullità del terreno
in ritorti passaggi.
Un alone di luce diafana
come un velo di nebbia argentata
mi avvolge nel fruscio
lieve della brezza nascente.
Una siepe di prugnole
chiude l'orizzonte,
e all'orizzonte s'intravedono nuvole
e cose lontane.
Chimere di sera
Calmo il respiro
come il lago dietro la collina,
nel rimpianto cristallizzato,
cupo e silente.
Sogni esaltanti sfumano
in morigerate passionalità,
nel vicolo cieco
bagnato di brina.
Sbasire di chimere
nella sera:
le cerco nel riverbero poroso
di acque lacustri,
azzurre e d'alabastro.
Amicizia
Scrigno di emozioni,
complicità e ricchezza.
Scrigno di affetti,
gioie e rinunce,
fedeltà e attenzioni,
ascolto e silenzio,
disponibilità e condivisione.
E' un sentimento nobile e gratuito
e non conosce il linguaggio del prezzo.
E' un rapporto che lega due persone
come il manico alla scure,
come il neonato alla mamma,
come l'albero ai rami,
come il lampo al tuono,
come la rondine al nido.
E' un cesto di bontà
e accomuna gli uomini, irrefrenabilmente,
come la neve all'inverno,
come l'afa all'estate,
come la malinconia alla solitudine,
come l'inquietudine alla pazzia,
come il dubbio alla verità,
come la verità all'amore,
come l'infinito al colle,
come l'eclissi alla luna,
come il crepuscolo alla sera,
come l'aurora al mattino.
E' un intreccio indissolubile
che stringe le pareti del cuore,
mette profonde radici nell'anima,
e vincola il ricordo alla bellezza,
il mito alla chimera,
la tristezza all'abbandono,
la libertà al vento di tramontana,
l'orgoglio al pregiudizio,
il diritto al dovere,
il vizio all'assurdo,
il mestiere di vivere al lavoro che stanca,
il sintomo al dolore,
il suggello al patto,
l'autunno alla caduta delle foglie,
la primavera al risveglio della natura,
la fame al pane,
la sete all'acqua,
la tenerezza all'amore,
la speranza al rosso di sera,
la felicità all'arcobaleno.
E' un grillo parlante
che urla nella quiete delle coscienze,
tempestando il castello dei sogni,
di favole e racconti,
di fantasie e libertà,
di pianti e singhiozzi.
Escursione in collina
E' una giornata piena di sole,
fresca, pungente, odorosa di viole,
di fiori di tiglio
e di nuove foglie di eucalipto.
Parliamo poco, io e il mio amico,
e stiamo chini a guardare la terra brulla.
In lui la curiosità s'impasta con la fierezza
e spesso non è l'una o l'altra a prevalere,
ma piuttosto entrambe,
in una bizzarra mescolanza.
La mulattiera s'insinua tra colli e boschi,
nel silenzio rotto solo dal vento e dagli uccelli,
e s'affaccia sull'ocra degli appezzamenti ondulati
e sulle rare chiazze di pini e perastri.
Camminiamo per la campagna
che lunghe piogge di aprile hanno nutrito;
steli d'erba hanno succhiato fino all'ultima
stilla di umore per verdeggiare i prati meravigliosi.
Attorno a noi c'è una barriera di rovi
e di là si vedono gli ulivi del piano
le cui foglie tremano appena
per un po' di brezza che si è levata.
E' un soffio caldo che viene da occidente.
E' un fluire di venti lontani.
Ci sdraiamo un po' sull'erba del prato,
lasciando scorrere nelle orecchie
il rumore del vento
e dell'acqua che sfrigola sulle pietre del ruscello
e fissiamo il cielo azzurro tra i rami,
mentre luce e ombra giocano
magie da fiaba nordica
nei boschi di faggi e di ontani.
Chiuso da ulivi secolari,
sempre più fitti, adesso il sentiero
si snoda e sale in ritorti passaggi,
vere gole in cui procediamo piegati.
Più avanti il viottolo s'allarga
e s'imbianca in schisti anfrattuosi
che nascondono un dirupo.
Agavi alla nostra destra, alte,
con le foglie dure e puntute.
Poi la salita si fa più ripida
e bisogna aggrapparsi alle sporgenze;
soltanto sul versante di sinistra
la terra si addolcisce, giù giù,
in un largo costone
da cui arriva un rodìo inesorabile di grilli.
Infine il viottolo diviene
meno erto e meno pietroso,
liberandosi anche delle fronzute siepi di rosmarini,
in un montare d'aria più fina
che arriva da fondovalle.
Camminiamo da ore
con passo da tranquillo vagabondaggio,
per salite e discese di poggi.
Caliamo nelle vallette,
rimontiamo nelle serre del monte Crocella,
attraversando macchie di rovi e lentisco.
I raggi del sole, rotti dalle rocce,
illuminano un breve tratto del cielo
di luce folgorante, lasciando il paese
e il suo agro nell'ombra.
Nel primo pomeriggio
risaliamo un pezzo del crinale
che affaccia sul lago
e sulla fontana di Mattice,
quando il sole già basso sulla pianura
la riempie tutta di pulviscolo
e le gaggie cominciano
a tremolare alla brezza.
Procediamo taciturni,
con il vento nelle maniche
e il sole nei capelli,
fermandoci ogni tanto
a dare un'occhiata alla pianura.
A tratti, ci sembra di scorgere,
nella voragine
della caligine pomeridiana,
le casupole del paese sottostante,
mentre un refolo,
tra i cespugli,
emette piccoli sbuffi
che accarezzano i nostri visi.
Sera d'autunno
La sera scende veloce
e i tetti delle case,
digradanti sul pendio accidentato,
si fanno cupi,
con i coppi sospesi
entro la nuvolaglia irrequieta.
Villani tornano dalla campagna
per viottoli tortuosi
pieni di sassi
e di sole morente.
Si leva, a tratti,
una tramontana fine
e batte i vicoli del borgo
che si oscurano
mentre lontano, verso
i colli turgescenti della Daunia,
nascono cumuli biancastri di nubi
che salgono e mandano
un bagliore sanguigno
sulle distese, infinite,
del Tavoliere e della Capitanata.
I ragazzi si arrampicano
per le scalinatelle erte del colle
dove le donne chiamano le galline
che, a gruppi, corrono verso le stalle,
chioccolando.
L'orologio del Purgatorio
lancia e dissolve le ore nell'aria brumosa,
scandendo il brillio del crepuscolo
nel riverbero dei monti violacei
che chiudono il cielo.
Il campanile della chiesa del monastero
si staglia enorme nella rossedine nebbiosa
e manda un'ombra gigantesca che oscilla,
al muoversi di pochi e sperduti lampioni,
sulle case, nella china scoscesa
e lungo la scalinata che mena in piazza.
La notte,
con rapide incombenze,
soffoca il teatro di luci
e un'oscurità monsonica e tiepida
avvolge tutto,
inghiottendo nel suo vortice
l'ultimo arcobaleno e l'orizzonte
infuocato di mango e di arancio.
E vado a dormire
con voglia di freddo,
di vero e duro freddo
dell'inverno imminente.
In chiesa
Chiesa del monastero,
domenica mattina,
messa cantata.
Il prete inizia
lentamente a litaniare
con una vocetta acuta di testa
cui risponde il mareggiare folto
del coro riveniente dalla folla
sprofondata nell'ombra di piccole navate.
Una lunga lama di sole
filtra dal rosone e attraversa
la parte centrale della chiesa,
rendendo ancor più cupi
i passaggi laterali e gli angoli.
In fondo al transetto
l'altare sorge dalle tenebre,
illuminato da una lampada di rame
piena d'olio d'oliva
su cui naviga un lumino
che naufraga e, di tanto in tanto,
riaffiora, come per sortilegio,
con appena un sospiro di luce.
Satana passeggia per le vie del mondo,
abita in tutte le case,
si annida come un predace avvoltoio
in tutti i cuori, predica don Carlo,
nel cerimoniale liturgico.
Il mondo si ricarica di peccati lussuriosi,
di pensieri lubrichi,
di immagini spudorate,
di desideri sfrenati e inverecondi.
Il demonio soffia nelle menti
i suoi perversi disegni
e le donne, le fanciulle,
le spose, le vedove
hanno le carni infuocate
dalle fiamme fervide dell'inferno.
Al termine del rito religioso
la voce del sacerdote
diviene tenue, accasciata,
cavernosa e si spegne,
tra nuvole d'incenso,
in una specie di borbottio doloroso.
I corpi dei fedeli,
stretti l'uno all'altro,
fermentano
nel calore di fiati roventi.
E le donne si sentono invase
da un feculento turgore demoniaco.
Le mani del prelato,
al postutto, non indicano più
il cielo tenebroso dell'abside,
ma si stendono affrante sui fianchi.
Lucciole
Notti frastornate
dal canto ossessivo di cicale.
Aria densa di odori di rose,
di tigli, eucalipti e frassini.
Nelle viuzze infestate ancora
dall'aroma amarognolo dei lampascioni
soffritti nelle nere sartaine,
sui tetti consunti dall'acqua piovana
e dall'incuria umana,
nei cespugli frastagliati di more
e intorno ai rododendri
rischiarati dalla luna,
bivaccano, a stormi,
le lucciole.
Le notti estive sono placide,
le stelle ammiccano indifferenti
e le lucciole,
con il loro sfavillìo,
piroettano a migliaia negli angoli bui.
Avanzano ondeggiando
prima da una parte
e poi dall'altra,
si sparpagliano, girano,
sembra che giochino.
Vanno su a gruppi,
qualcuna resta indietro,
altre si affollano intorno
agli arbusti di rosmarini.
Danzano nell'aria
un ballo antico come l'uomo,
una piccola,
incantevole magìa notturna
che riporta
ai sogni dell'infanzia
e ai sbalordimenti strazianti
dell'adolescenza.
Forse per comprendere meglio
le ansie degli uomini
potremmo provare a volare
come le lucciole
o quantomeno a sollevarci da terra,
come San Giuseppe da Copertino,
levitando sopra le miserie,
le inquietudini,
le violenze,
il mondo senza grazia,
la storia orfana
dei miracoli.
Come le lucciole
potremmo regalare più luce
ai paesi e alle campagne,
agli uomini pigri,
a quelli con la fregola,
a coloro che, inconsciamente,
anelano al delirante progresso universale.
Come le lucciole
potremmo partecipare
anche noi al grande ballo sotto le stelle,
accoppiandoci in mezzo ai cespugli
di more e lavanda:
un godimento estremo
e poi la morte a suggellare l'incanto.
Inno alla luna
Il sole non c'è più
ma la sua luminosità permane.
Cipressi, pini, querce,
sono soltanto sagome scure
e il cielo assume tutti i colori del cambiamento:
un filo dorato sull'orizzonte
e poi l'azzurro trasparente,
l'azzurro più intenso, il blu chiaro,
il blu indaco della notte,
le stelle che s'accendono a una a una
e la luna che, ancora pallida,
sovrasta ogni cosa.
Dall'alto della collina
contemplo la sua brillanza luminosa;
con i bordi rossicci
sale lenta sul paese,
sfiora il campanile della chiesa,
accarezza il monastero
e il suo luccicore, come una cupola di vetro,
si struscia, irriverente, sui tetti delle case.
E' grande e bianca,
senza una macchia
e la sua luce è bassa
sulle strade vuote,
dove si vedono solo i lampioni
che perdono i contorni,
sfumando, lentamente,
entro una polvere azzurrigna
densa di chiarore.
Ritorno a casa,
percorrendo il sentiero illuminato
dai bagliori lividi della luna;
la malinconia degli alberi si riverbera
nello scintillìo incupito
dei miei passi affrettati
e ogni cosa appare bianca,
anche i monti del Matese,
nascenti da un lontano candore
come a festa.
Camminiamo in silenzio
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminiamo
nella tranquillità incontrastata
di un bosco di cedri,
misto a pini d'Aleppo,
che urla messaggi di pace
nelle nostre orecchie.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminiamo
su antichi selciati,
in angusti vicoletti,
e, alla fine, rimaniamo storditi
dalla quiete circostante.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
L'incedere è una metafora centrale
del pensiero e della parola,
una semplice azione che va a braccetto
con filosofia, letteratura e religione,
ma anche con quotidianità,
tradizione, cultura e meditazione.
E racchiude in sé
mille e nessuna motivazione.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminando apprendiamo la vita,
avanzando conosciamo gli aspetti delle cose,
spostandoci saniamo le ferite del giorno prima.
Non riusciamo a meditare
se non camminando;
appena ci fermiamo non pensiamo più
e il nostro intelletto
si mette in sincronia con i piedi.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Il camminare è la cosa più ovvia
e più oscura del mondo,
è l'antidoto contro la vulnerabilità
che deriva dalla complessità della vita,
è un'attività poetica
che può guarire la società dai suoi mali.
Camminando superiamo la paura della fatica
e la mente diviene più lucida e aperta.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E i nostri passi smarriscono facilmente
nella religione, in politica, nella storia,
nel suono aulico di un pianoforte,
nel paesaggio, nell'anatomia,
lungo i dirupi e sulle colline,
nell'allegoria e nel crepacuore.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E non sono solo gli occhi
a cogliere la bellezza dei luoghi.
I sassi delle strade sono briciole,
la polvere dei sentieri è nebbia di cristallo,
giallo è il colore dei campi
e giallo è il colore di una masseria
risistemata da poco,
bianca è la luce
che arriva dritta nelle pupille,
mentre nel cielo avulso
si dimenano mandrie di nuvole.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E il cammino è una terapia antidepressiva
che realizziamo, lentamente,
a contatto con la natura
e nel cammino ritroviamo noi stessi
e l'essenza briosa della vita.
Così l'incedere diventa un caleidoscopio,
un fine, una sintesi,
un'alba luminosa,
un tramonto incantevole,
una connessione, quasi dimenticata,
tra corpo e mente,
tra gambe pesanti e testa leggera.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E dopo il cammino
portiamo a casa i canti,
i suoni del silenzio,
le parole non dette,
le risate con i viandanti:
tutti miti dell'amore
per il lento incedere.
E portiamo a casa, soprattutto,
la voglia di camminare ancora.
Presenza di Dio
La neve cade abbondante
turbinando nel vento alacre di grecale.
Nelle sere cupe
si posa sui cuori della gente
e, contrita, sgattaiola nell'anima dei derelitti,
originando ansie e paure.
Nevica ormai da alcuni giorni:
come fiati stanchi
i fumi dei comignoli
salgono a confondersi con i fiocchi di neve,
subito assorbiti e cancellati
dall'immenso grigiore del cielo.
Il paese affonda
in un silenzio querulo, inquietante.
Appare triste e disumano
e sembra aver spento
il suo respiro più profondo.
Va a pezzi e gira senza amore.
E' diventato come una palla sgonfia
che si accartoccia,
soffocando le bellezze della natura,
distruggendo l'armonia
tra le persone
e spegnendo i sogni dei bambini.
Ma Dio non abbandona il borgo
e assicura la sua paterna presenza:
abita nei tuguri dei contadini,
si corica nei loro letti rozzi,
li accompagna nei lavori dei campi,
li chiama confidenzialmente per nome,
s'impegna con loro per fare
più bello e più giusto il villaggio,
gioisce e soffre con essi
e non li lascia mai soli,
neanche quando il male
e la morte fanno loro paura.
Tramonto
Il sole sornione si appoggia
stanco sui pioppi
e l'odore della paglia secca
stringe la gola.
Bruciano nel tramonto,
fosco e polveroso,
le cime rutilanti delle colline,
con il rosso cocciniglia
dardeggiante nell'aria
come il lamento di un mondo stregato.
La luce rossastra
tinge il ciglio della strada,
i tetti spioventi,
i muri delle case,
colorando bizzarramente, nel riverbero,
i capelli delle persone.
Nelle sere, chiare e serene,
si cena all'aperto
sotto il pergolato d'uva fragola,
non lontano dai tigli e dal glicine
che emanano le loro dolci fragranze,
con il cielo turchino e bluastro del Molise
che sfavilla di stelle e di lucciole.
Di fronte la sommità di Monte Calvo,
con la sua severa brullità,
si confina nel remoto orizzonte.
Stella cadente
Andò via
una sera di maggio
attaccata alla coda
di una cometa.
Forse ad agosto
tornerà sulla terra
sotto forma di stella cadente.
Un bambino
Vedo il risveglio
e il mattino
negli occhi dolci
di un bambino.
Vedo virgulti
e grandi alberi
nel sorriso innocente
di un bambino.
Vedo prati verdi
e flessuose colline
nei sogni fantastici
di un bambino.
Vedo pampini arrossati
e brume serali
nelle claustrali paure
di un bambino.
Vedo ombre sfuggenti
e castelli fatati
nelle pieghe dell'anima
di un bambino.
Vedo il sole
e luccicanti riverberi di luce
negli occhi dolci
di un bambino.
Vedo profumi di fiori
e uzzoli di frutta fresca
nel sorriso innocente
di un bambino.
Vedo aironi
e aquiloni
nei sogni fantastici
di un bambino.
Vedo cupi groppi
e turgori notturni
nelle claustrali paure
di un bambino.
Vedo fiabe mirabili
e sempiterne chimere
nelle pieghe dell'anima
di un bambino.
Vedo lacrime
e dolori
negli occhi dolci
di un bambino.
Vedo albe algide
e azzurrati crepuscoli
nel sorriso innocente
di un bambino.
Vedo emozioni
e palpiti salmastri
nei sogni fantastici
di un bambino.
Vedo lupi mannari
e voli di pipistrelli
nelle claustrali paure
di un bambino.
Vedo gesti inconsapevoli
e torrenti d'acqua chiara
nelle pieghe dell'anima
di un bambino.
Un bambino
apre e sfoglia
il libro dei giorni,
scoprendo pulviscoli effimeri
e chiarori lunari
sul sagrato delle confessioni.
Un bambino
apre e sfoglia
il libro dei giorni
e scova assurde finzioni,
rose d'inverno,
profumi e sapori d'eternità.
Provvidenti, agosto 2011.
Paura
Distruggo tutto
dentro di me:
amore,
odio e fede,
perfino il dubbio.
Rimane la paura.
Sottile,
indistruttibile
e terribile
la paura pervade
il mio essere,
permea i pensieri,
sta in agguato
nel mio cuore
e spia sulle labbra
la lotta dell'ultimo respiro.
Stimoli di vita
Camminiamo commossi,
uno vicino all'altro,
e sorridiamo
e parliamo di lavoro
e di progetti.
Intorno a noi
il mormorio del vento
e il profumo stuzzicoso
della terra nera
infondono stimoli di vita,
carezze che aprono
l'animo alla speranza.
Palpiti
Nel vaso delle emozioni
affluiscono dolcezza e amore,
spavento e agitazione.
Palpiti violenti
di cuori liberi.
Toni di voci provocatori
e canzonatori,
mascherati da sfrenata allegria.
Una pesante ironia
aleggia su eccessi d'ira,
muti rimbrotti,
speranze perdute.
Vento di grecale
Il vento di grecale,
a grandi strisce nere,
si dirama su strade e tetti,
e solleva, di tanto in tanto,
dei mulinelli di terriccio asciutto
che oscurano l'aria.
Parla a bisbigli con gli usci,
cupi e granati, delle case
e s'insinua sibilante,
come qualcosa di acquoso,
fra le imposte verde-malva
socchiuse.
Danza con le foglie,
arrossate e incupite,
e cerca, fiuta e smania,
trasformando il borgo
in una palla grande e scura
librata sul vertice della collina.
Il fragore del silenzio
Alcuni alberelli mascherano
il rudere di un casolare.
Angoli pieni di tempo stagnante,
di polle d'ombra
nel gaio tepore del mattino.
Il guaito di un cane
spezza la pace solenne
che regna nella romita
valle del Fortore,
immobile come un respiro trattenuto
nella quiete castigata di una clausura.
Vaga una volpe affamata
nella monastica clandestinità
di anfratti e dirupi.
Dietro il vigneto
si leva in volo un fagiano.
Tra macchie di acacie e ontani
assaporo il fragore del silenzio.
Passioni sdrucite
Emozioni arruffano la memoria
nell'assurdità di passioni sdrucite
e di gesti inconsapevoli.
Nell'incanto del vespro
fasci di chiarore evanescente
lambiscono la collina,
accarezzando prati e fronde di alberi;
e la campagna sembra gioire
di questa benevolenza porporina,
come un finimento prezioso.
Risplendono comignoli e pietre,
di luce propria,
interna, non comunicata.
Una grande luna esile,
trasparente, irreale, falcata,
s'affaccia, incredula, dai colli dauni,
sopra gli ulivi grigi
e le case fatiscenti,
nell'aria rosata del crepuscolo,
come un osso di seppia
corroso dal sale
sulla riva del mare.
Gesti inconsapevoli
Come acque fresche di fiume
la vita scorre.
Giorni e mesi
fluiscono lenti,
raggrumandosi in anni
carichi di vicende umane.
Pigro macinare
di gesti inconsapevoli.
Il tempo mitiga paure,
impeti di commozione,
lacrime di tenerezza.
Ragnatele
Un profondo respiro,
sguardo gettato lontano,
sorriso languido nelle pupille,
impercettibile movimento di labbra.
Inquietudine sulla porta
dei segreti.
Spiragli di luce
a rianimare spazi d'incertezza
e ragnatele in agguato.
Solitudine
Paura e incanto,
ispirazione e prodigio
mitigano l'inquietudine.
Un lamentevole mormorio
penetra la solitudine
e l'indifferenza sublime.
Suoni esitanti e vaghi
fluttuano nell'aria:
una forza religiosa,
una specie di orazione,
una somiglianza di clamore.
Un sorso di quiete
Anima sottomessa
al destino quotidiano,
al sogno inutile,
alla speranza senza fondamento.
Anima estranea
alla solennità del mondo,
indifferente al divino,
sprezzante delle umane passioni.
Attraverso gli occhi
imbevo l'anima di colori:
un raggio di sole,
un prato di papaveri,
un sorso di quiete.
Maschere
Nei volti della gente,
sul finire dell'estate,
leggo sempre una grande,
allappata malinconia.
All'ora del vespro
cammino da solo
per le stradine del paese,
arrossate dal sole declinante,
e osservo i volti,
le espressioni della gente,
scruto i loro corpi,
i movimenti, gli sguardi bassi.
E più li guardo
e più mi chiedo:
"Dove sono le persone?"
Più che esseri umani
vedo maschere:
maschere di tristezza,
maschere di risentimento,
maschere assatanate di disperazione
che vagano rutilanti nella sera.
Con le narici protese
captano l'odore forte
e stallatico dello strame,
riveniente dai vicoli della taverna;
con lo sguardo evanescente
inseguono fumi di comignoli
che azzurreggiano, svogliatamente,
il cielo grigiastro di settembre;
con il cuore affranto
rincorrono il vento
negli sbuffi sublimi
di giorni perduti.
Anche la luce dei lampioni
sembra morire
nei gorghi dell'anima,
nell'ombra incerta di un sussulto.
La collina, invece,
quasi intimidita dagli eventi,
avvampa, come un bisonte,
nel cavernoso orizzonte
e nei fiori cremisi del crepuscolo.
La voce dell'Eterno
Gocce di sudore scendono
sul viso bluastro
immerso nell'esalazione
di un vapore metallico.
Un urlo rauco,
un confuso crepuscolo invade il cervello.
Il lamento del suo povero cuore,
dolce e indistinto,
come l'ultima eco di una sinfonia,
si dilegua nell'aria vuota.
E si lascia scivolare
nei meandri degli arcobaleni primaverili;
e presta orecchio alle arpe sui laghi,
ai canti dei cigni morenti,
a ogni caduta di foglie,
al vento soffice che sbuffa nelle valli romite,
agli Angeli che librano le candide ali
nel cielo infinito
e alla voce dell'Eterno
che parla, tenebrosa, nelle brughiere.
Le membra contratte,
il corpo cosparso di macchie scure
e il polso che scivola sotto le dita
come un filo teso,
come la corda di un'arpa
in procinto di spezzarsi.
Mento abbassato sul petto,
palpebre enormemente spalancate,
mentre le povere mani
annaspano nel caleidoscopio ingrigito.
Negli occhi l'espressione di serenità
s'immerge nel misticismo del
curato che recita il miserere.
Poi una grossa lacrima solca il viso
e la sua testa ricade sul guanciale.
Un marezzare di increspature cangianti
sulle lenzuola ricamate.
Tutto si perde, confusamente, nel silenzio
e nelle ore che passano lente,
nel vento soffice che muove le tende,
nei sentori umidi che salgono dall'anima.
Querule preghiere si forgiano
nei fiori vermigli e nell'ipocondria
feculenta del tramonto.
Ora il corpo riposa
davanti al tabernacolo,
tra il nitore soffuso di pareti monastiche
e vaghi nugoli di incenso fumante.
E il giovane arbusto,
solo rimasto, cerca di suscitare in sé
la devozione, di abbandonarsi
alla speranza di una vita futura,
dove poter rivedere suo padre.
E lo immagina partito per un viaggio,
molto lontano, distante nel tempo.
E si raffigura paesaggi nordici
irrorati dalla luce dell'alba,
baite avvolte nei tenui colori autunnali
e nelle brume vespertine.
E si raffigura diafani diademi
rivestiti di fiori e di diamanti,
buie e claustrali miniere del Belgio
come malinconie impietrite
in notti senza luna.
E si raffigura nubi vaganti
su darsene sublimi,
effimere clandestinità,
pittoresche elegie,
vele nivee,
nella solitudine di un lago immobile.
Cupola di grandi ombre
Cupola di grandi ombre
sovrasta miti e leggende.
Collere, profezie,
racconti, indignazioni:
infinita ripetizione di eterno archetipo
nell'effimero senso umano.
La follia è una parola,
cartello delirante
che affiora dalla nebbia,
lettere fumose senza significato.
Il respiro dell'anima
La vita è una sonnolenza
che non arriva al cervello.
Vago indefinitamente
per strade silenziose
e blindo lo spirito
per vivere dentro i sogni.
Il silenzio totale dell'anima
si riconosce incapace di agire
e come un attento scrupolo
sceglie i modi per poltrire.
Un disprezzo che dorme
nel mantello del mio avvilimento.
Passare dai fantasmi della fede
agli spettri della ragione
è solamente un cambiar di cella.
Occorre dare personalità
a ogni emozione,
occorre trasformare in sentimento
ogni stato d'animo.
Il tedio esiste
nei paesaggi inesistenti
e nei libri non letti.
Al suono di un violino
la mia anima si quieta.
Frammenti di canzoni
Cupi e tremendi rumori,
urla repentine,
frammenti di canzoni
provengono dal manicomio.
Dardeggiano striduli e acuti
in getti di suoni discordanti
e sembrano slanciarsi
oltre il muro
a cacciare ogni pace
sotto le stelle.
Inquietudine
Da un angolo indefinito
della memoria
strappo angosciosi segreti.
Animo crudo,
labbra serrate,
occhi rimpiccioliti
dal sole estivo.
Solchi profondi
si sbriciolano freneticamente
nell'inquietudine.
Disperazione e sofferenza,
ricchezza e povertà:
infinite verità di pace.
Gesti inutili
Scandaglio gli abissi
dell'orrore
e della disperazione.
Trovo riposo nel convincimento
che la vita non ha più segreti.
Vecchi pensieri,
odi e amori,
gesti inutili e incomprensioni
come vizi assurdi,
rispetto e trasgressione,
hanno una nuova luce.
Ostinata lucidità
fra disadorne follie.
I colori della mente
Nel silenzio della notte arrivano lamenti,
sorde imprecazioni,
suoni di bestiale disperazione,
aspirazioni al vizio assurdo
e al gesto inutile.
I matti sono come fiumi in piena
e qualche volta straripano.
Essi non fingono mai
e i loro pensieri sono liberi
di andare oltre i corpi,
oltre ogni legge,
al di là di tutte le bugie del mondo.
Connessioni sentimentali e poetiche
crescono nei loro cuori
e si sviluppano liberamente,
come la lupinella e le erbacce selvatiche
che infestano i terreni incolti.
Come l'edera si arrampicano
sulle pareti murate
e sulle umane debolezze,
senza alcun senso.
Smanie di speranza,
frenesie irraggiungibili,
fervori di felicità
assurdi come temporali estivi,
come chimere incartate
nelle brume rossigne della sera.
Frantumi di parole stellate,
seta sbriciolata tra raggi di sole.
Scavando nei meandri dell'imponderabile
ritrovo steli ghiacciati,
parole senza sangue,
volti senza religione,
tensioni e pulsioni,
sarcasmi e furori,
sussurri e deliri,
inconsapevolezza assoluta,
generosità claustrale,
candore infantile,
inattesa nobiltà.
Nella Casa di cura non ci sono luci
che irradiano gli occhi dei pazienti
e la putredine quotidiana
insanguina i crepuscoli vermigli.
Il respiro dell'anima corre lontano
e i cuori danzano su prati verdi,
come piedi nudi di un evaso
sull'asfalto rovente.
Sentieri dell'anima
Dalla finestra osservo strisce di vigne
e il respiro assurdo dei solchi nei campi,
della terra aperta a maggese.
La terra, ondulata e ampia,
come la schiena di un cavallo,
fuma generosa
nel sole germogliante del mattino.
All'interno della stanza
l'immenso lago del nulla,
l'opacità dei sentimenti,
il cielo plumbeo della psiche
e un sottile sorriso di pietà umana.
Nella Casa di cura
il lassismo della vita,
la mancanza di sussulti
nei gorghi dell'anima,
fa appassire le gemme di felicità
ancor prima che le falene
s'impadroniscano del buio della sera.
Minuti, ore, anni,
scivolano lenti lungo il fiume della vita,
quasi a voler levigare il marmo duro del cuore,
quasi a voler stemperare la disillusione
che, a tratti, s'incrosta nell'ardito sentiero,
diluendosi poi nel livore tenue
di una felicità impossibile.
Nei cameroni e lungo i corridoi
pazienti sventurati, non si lamentano,
non palesano le stille di malinconia,
non esternano i loro deliri vespertini.
Piangono di notte negli antri oscuri,
lontano da sguardi
indiscreti e indagatori.
Piangono con dignità e orgoglio
e non chiedono affetto,
non si lasciano amare.
La malinconia accompagna la loro fierezza
e punge, gelosa, l'intelligenza,
il sentimento, le azioni.
La malinconia crea in essi
il dubbio sulla vita.
La malinconia chiede informazioni
su tutti i 'perché'
e nessuna parola cancella il dubbio.
E allora mi accorgo che
le ombre sono più importanti delle luci,
il silenzio delle parole,
la solitudine del rumore.
Ogni parola diventa un inganno,
ogni azione naviga nel tarlo dell'inutilità.
E allora cerco di vedere al di là
delle parole, degli eventi,
per scoprire la compostezza dell'ombra,
per scandagliare il mistero.
Deserto
La potenza dell'amore
supera la dispersione
e l'irretisce sull'uscio
della mia fortezza.
Nella frescura di un convento
e in clausure ideali
mi perdo tra indefinite meditazioni.
Incontro il deserto
in un vagone ferroviario,
nelle strade del mio paese,
e in metropolitana.
Incontro il deserto
in una grande città
e vedo tutte le cose con occhio nuovo,
le tocco con spirito nuovo,
le amo con sentimento rinnovato,
le abbraccio con un cuore casto.
Scovo il deserto
in una nicchia di solitudine
e nella frenesia quotidiana.
Oggetto misterioso,
e fonte inesauribile.
Luogo di silenzi
e d' inquietudini.
Come un ponte sospeso,
gettato dall'anima
sull'abisso tenebroso
del mio spirito,
vacillo sui profondi crepacci
della tentazione e
sui precipizi insondabili
delle mie paure.
Come una dimensione fondamentale
della mia esistenza
trovo il luogo idoneo
per riprendere coraggio
e pronunciare parole di verità.
Come un'oasi di purificazione
piena di carboni ardenti
m'imbatto in un desiderio di felicità
vasto quanto l'oceano,
bello più della luce,
caldo più del fuoco di un vulcano.
E ricerco il mistero
nel silenzio della notte.
Radici di quercia
Radici di quercia
forgiano il carattere
come i boschi dei dintorni.
Radici centenarie
coperte di terra e di speranze.
Cumuli di amarezze
e di ricordi radicati
nelle zolle dure da coltivare.
L'agitazione cede il posto
alla fredda determinazione,
lo sguardo diviene
specchio dell'anima
e i pensieri zampillano in racconti
e descrizioni come dopo un viaggio.
Nel vago orizzonte
miseria e frustrazione
e un brusìo d'insetti
che fascia i pensieri
come un lamento familiare.
Turbinio di pensieri
Come uno spasimo metafisico
irrompe la mia vita passata.
Gesti sicuri,
idee chiare,
propositi logici.
Ubriacatura innata,
follia naturale,
immensa ignoranza.
Depongo sui mosaici delle anticamere
tutti i miei giorni trionfali,
nel sogno e nel tedio,
e salgo la scalinata della memoria
in un turbinio di pensieri.
Estrema elemosina
della mia desolazione.
Nugoli di speranze
Scende nel cervello,
tra pensieri e immagini,
una certa nebbiolina
che turba la quiete
e mi costringe a sognare.
Nugoli di speranze
scivolano come valanghe in precipizio
e franano sulla ragione.
Occhi luminosi e dolci
penetrano nel fondo della coscienza
in un delirio d'angoscia e rassegnazione.
Panico sarcastico della vita
e sfiducia che oltrepassa i confini
della mia individualità.
Acquerugiola
Come polvere d'argento
un'acquerugiola insistente
si posa sui vestiti della gente,
bagna i volti,
rende lucidi i lastroni del selciato,
scurisce i muri,
scivola dagli ombrelli.
Come polvere d'argento
un'acquerugiola insistente
gorgoglia nei canali,
singhiozza su tetti e comignoli,
schizza sopra gli alberi spogli
e mormora la sua solitudine
alla lussuria dei gatti vaganti
nella notte buia.
Come polvere d'argento
un'acquerugiola insistente
scroscia attraverso gli ombrinali,
si adagia sui cuori degli uomini,
accarezza la loro anima
e lava le coscienze.
Luna falcata
Voci lontane,
soffici ombre,
ricordi svolazzanti
avvolti nel buio dell'esistenza.
La solitudine taglia i pensieri
come una falce di luna.
Testa china
e occhi senza speranza.
Nell'aria odore di lacrime
e singhiozzi bloccati in gola.
Percuote l'orizzonte
e rimbomba sulle acque
tranquille del lago
una malinconia incupita.
Stagno d'indifferenza
Piove da un cielo invisibile
oscurato di nebbia
come fosse notte perenne.
Nelle strade
fango attaccaticcio.
Pensieri si rincorrono
rapidi come fulmini.
Impulsi d'uggia e d'affetto,
di rammarico e dispetto
nel rimbombo di voci cavernose e remote.
Occhi cosparsi di melma invernale,
ombre del viso percorse da lampi d'ira.
Il diavolo digrigna i denti
e incendia le coscienze.
Il tempo, come tornio,
lima sussurri e infedeltà,
consuma i ricordi
e modella figure inanimate.
Uragano di dolore,
sisma d'afflizioni,
stagno d'indifferenza.
Pianto di libertà
Notte della vita e dell'anima,
silenzio del pensiero e dello spirito.
La libertà piange in silenzio
come la luce che entra dalla finestra.
Nella quiete parlano
il sole e la pioggia,
alberi e prati,
pietre e ruscelli.
Il silenzio, come una tomba,
mi avvolge con fremiti notturni.
E nel silenzio della natura
mi difendo dalla vita.
Gatti innamorati
L'erba secca,
sospinta dal vento,
s'impiglia nei capelli
e graffia il viso,
mentre le chiome degli alberi
mormorano parole sconnesse.
Gatti innamorati
miagolano alla luna.
Sdraiato sulla nuda terra
ascolto il frinire dei grilli,
il canto roco di uccelli notturni
e l'ululare di cani in lontananza.
Sipario di tenebre
Aria raggrumata di pigrizia.
Strade imburrate di quiete
s'indorano di voci umane.
Canto di grilli
dispersi nel buio,
stormi di lucciole
in brulichio tra i cespugli.
Guizzi di luce si posano
su case e persone
smantellando angoli bui
e croste opache di sonnolenza.
Magica veste di ombre e silenzi,
ultimi respiri della strada
in un sipario di tenebre.
Fuoco dell'anima
Rumore di torrenti,
sole scherzoso tra le nuvole
e pietre che danzano
nei sentieri di campagna.
Alito di cavalli,
freddo di montagna
e odori di erbe secche
rassegnate al proprio destino.
Brontolio di tuoni lontani,
gemiti di vento
e stormire di foglie
nella putredine del bosco.
Striature cariche di tensione
solcano il cielo
e nascondono il fuoco dell'anima
dietro mandrie di nuvole nere.
Frammenti di parole
Incaprettata tra due cirri famelici
la luna falcata libera il suo ghigno
nel riverbero assurdo delle falene.
Un fulmine caldo percorre la mente,
lampi improvvisi serpeggiano
fragorosamente nel cuore,
un tuono assordante sconquassa l'anima.
Occhi rappresi nell'incendio di sogni,
ricordi, dubbi corrodenti.
Frammenti di parole
articolate con spasimo
in suoni gutturali.
Senilità
Viso segnato
da un intrico di rughe
profonde e nere
come culo di tegame.
Stecchino incastrato
tra i pochi denti superstiti.
Sguardo marchiato
da privazioni e angustie,
patimenti e umiliazioni
lungo i selciati dell'indifferenza.
Voce spenta e tremula,
accartocciata come foglia infreddolita
in una mulattiera dell'anima.
Fedeltà
Sentieri, pause, fatica
e frescura di acqua
bevuta nell'incavo delle mani.
Ombra di grandi alberi
per riprendere fiato in salita.
Falò per accompagnare
interminabili notti
e bivacchi sotto le stelle.
La vita si perpetua
nel viso dolce
di un agnellino appena nato,
nella fedeltà di un cane da gregge,
in una foglia
strapazzata dalla tempesta.
Un raggio di sole
Nella stanza priva di luce
lo spazio sfuggente
mi riempie d'angustia.
Movimento silenzioso di labbra,
vaga indecisione degli occhi,
lieve mutare della voce
e vacua inclinazione
verso la guerra inutile
di un esercito senza stendardi.
Mi volto indietro
ad osservare le schiene
dei poveri vinti.
Immensa vile sconfitta.
Tra il fango e i giunchi
affiorano vaghi pensieri
e il sogno si smorza
in un raggio di sole
che indora il letame.
Negli occhi trascino
la miseria di tutte le incongruenze
e porto con me
il futuro nel passato.
Attraverso una ripida scala a spirale
scendo pensoso nella mia anima.
Pulviscolo floreale
Mi crogiolo al sole
come un lago ghiacciato
circondato di fiori
e lascio nell'ombra
la fierezza nobile dell'individualità.
Vita di passioni
ai margini del tedio,
vita lontana dalle emozioni
e dai pensieri.
Nell'anima disattenta
si snodano paesaggi di abdicazioni,
aiuole di sogni
e gesti incoerenti,
come muri di bossolo
che separano cammini vuoti.
Tutto s'ingarbuglia
e appare povero nel triste disordine
delle mie sensazioni confuse
come vecchie fontane senza zampillo vivo.
Un vento sconosciuto
solleva tracce di vita
come pulviscolo floreale
nella brezza della sera.
E il torpore dell'imbrunire
si perde nella musica
del mendicante affamato
e nella reliquia di un pellegrino.
Tristezza da crepuscolo,
spossatezze e false rinunce,
dolore come di singhiozzo soffocato
o di verità ottenute.
Dal pozzo delle emozioni
contemplo astri infiniti
e l'azzurro scuro dell'orizzonte.
Vita estranea
Vuota immensità dell'universo
entra nella mia coscienza
come malinconia di sera inutile.
Tranquilla insoddisfazione,
lucida emozione,
sentimento del vacuo
e del tedio.
Grande oblio del cielo e del cosmo
scende lieve e leggero
come naufragio esistenziale.
Fragile speranza
inonda la terra fredda
come foschia senza nebbia.
Fradicia illusione
irradia le foreste
e muove le foglie arrossate
come un quadro esteriore,
spettacolo senza trama,
balletto senza senso.
Nello specchio
del pozzo profondo
contemplo il mio volto
e scopro il tedio senza torpore
che scivola dalla collina
come cenere invisibile
su vecchie strade
tracciate casualmente
in punti insoliti della città.
Felicità dell'incoscienza
brandisce il mio cuore
come onda di luce esausta
su spettri timidi e furtivi.
E l'inquietudine dell'anima
assapora l'amarezza sostanziale
di una vita estranea
come dolente monotonia.
Naufragio dell'anima
La pioggia è cessata,
l'allegria dell'aria
è troppo fresca sulla pelle.
Il giorno sta finendo
non nel grigiore
ma in un pallido azzurro,
un vago azzurro che si riflette
sul selciato delle strade.
Fulmini di razionalità
evidenziano il nerume dell'esistenza.
Inerzia e falsità,
inutilità laboriosa
di giorni uguali.
Trascino la mia vita,
assurda come un orologio fermo,
nel privilegio della mia penombra.
M'invade un sentimento
peggiore del tedio,
un sentimento di desolazione,
di naufragio dell'anima intera.
Tutto diventa niente
nella luce ancora calda
delle ultime nuvole colorate.
E il mio tedio
assume tratti di orrore,
la mia noia è paura.
Il mio sudore non è freddo
ma è fredda la mia coscienza del sudore.
Il malessere dell'anima
penetra nei pori del corpo
e lo inonda.
Sono come uno scaffale vuoto.
Funerale della speranza
nel silenzio dorato di cieli inerti
e di grandi pianure biancastre.
Giaccio sotto la vacuità precipitata
dell'universo intero.
Lacrime senza pianto
Tristi giunchi sulle rive
di un fiume senza barche
nereggiano nitidamente
fra i margini distanti
come indefinito pallore
di sera acquatica.
Sentimenti irrazionali,
emozioni intense,
ansia di cose impossibili,
nostalgia di ciò che non è stato
desiderio di ciò che sarebbe potuto essere,
tristezza di non essere altro,
insoddisfazione dell'esistenza.
Lenta follia dello sconforto,
reminiscenze di un altro mondo,
reminiscenze intrecciate e mescolate,
come viste in sogno,
assurde nell'immagine
ma non nell'origine.
Lacrime senza pianto
ardono nei miei occhi induriti.
La finzione mi accompagna
come la mia ombra.
Una sorta di angoscia inesistente
si rigonfia nella gola secca.
Cado addosso
alle speranze e alle certezze
come il tramonto
sulla collina.
Anagramma del grigiore
Afferro ombre di uccelli,
ghermisco spettri d'erba nel vento,
come in un gioco di bimbo
al crepuscolo.
Metafisica di sagome autonome,
poesia della rimembranza
e della disillusione,
tra diplomazie di sorde battaglie.
Analisi lenta di vibrazioni,
scienza atomica dell'anima,
musica della volontà,
fragile anagramma del grigiore.
Parole oziose,
perdute in sciolte metafore,
incatenano le mie ombre
in vaghe angosce.
Cornici che inquadrano sensazioni,
rilegature di ciò che pensiamo.
Paesaggi colorati
di case e comignoli,
di prati e foreste,
di speranze e felicità.
Paesaggi scialbi
di anime monotone
che salgono in superficie
con parole antiche
e gesti logori.
Fondamentale stupidità
dell'espressione umana.
Ghirlande di astri
Nuvole atone
insaponano di grigio il cielo,
nuvole che soffocano la luce
con coperte di lentezza.
Come un raggio smorto
di sole fosco
che si adagia sul verde scuro
degli alberi
trascino per strada
i miei piedi
e la mia spossatezza.
Come una matassa
aggrovigliata
trascino per strada
la mia anima.
Come ghirlande di astri
nella notte,
tra unzioni di quiete
e viali di solitudine,
faccio naufragare
il mio deambulare.
In vaghe ombre di luce
assaporo, senza pensare,
il piacere di errare per la città
e cammino come se nulla
avesse una soluzione.
Libro di pietra
Sensazioni come elastici
si tendono
in una flaccida continuità.
Mero riflesso dell'esistenza.
Ho la bocca chiusa
come se le labbra
si dovessero incollare.
Una tristezza diffusa mi accompagna.
Tra nuvole desolate,
leggere e monotone,
vago e sfoglio la mia coscienza
come un libro di pietra.
Le cose morbide
su cui mi adagio
hanno spigoli
per la mia razionalità.
Aspetti fluttuanti,
macchie di movimenti,
voci d'incertezza,
cose che passano
e non accadono.
Grandi fruscii di alberi
intorno a me.
Da isole lontane
osservo la pianura
della mia meditazione.
Finzione e turbamento,
disordine e fredda pietra tombale.
L'anima ricorda e piange.
Sogni di gloria
Truppe di un esercito in ritirata
si perdono nel fango di paludi
e nei sogni di gloria.
Riempiono fessure del fare quotidiano
come la polvere gli interstizi dei mobili
non puliti a dovere.
Nella luce incolore
di un giorno qualunque
brillano come tarli grigiastri
sul mogano rossiccio.
Si possono estrarre
con un piccolo chiodo
ma nessuno ha la pazienza di farlo.
Resta solo la nozione di grandezza,
la coscienza di essere appartenuti all'esercito
e un silente vuoto di memoria.
Nel fango di fossi e canali
salutano la vittoria
che non hanno potuto ottenere
e di cui rimangono false briciole
tra le macchie della tovaglia
che qualcuno ha dimenticato di scuotere.
Nuvole nel vento
Volontà di non pensare,
desiderio del nulla,
disperazione cosciente
mi brucia dentro.
Come un fantasma informe
il mistero della vita
s'incarna in verità
di profondissimo orrore.
Ambizioni squarciano
la coscienza del mondo
come nuvole nel vento.
Il respiro dell'anima
diviene cenere di nebbia,
straccio di ciò che non è.
E dietro la sconfitta
sorge la solitudine,
nera e implacabile,
del cielo deserto e stellato.
Torpori di follia
Rumori di pioggia
si diffondono nel silenzio
e sulla grigia monotonia
di un vicolo cieco.
Voglio abbandonare i miei doveri,
ripudiare il focolare domestico
e vivere di indeterminatezze
tra grandi torpori di follia.
Come una filigrana in movimento
abbandono falsi merletti di maestà sognate,
come amarezza d'intima vacuità
trascino l'uggia della pioggia esterna.
Un soffio lieve di vento
squarcia in dislivelli aerei
la caduta rettilinea degli scrosci
rischiarando una parte di cielo.
Dopo il piovasco resta
un pulviscolo di diamanti piccolissimi
come nello scuotere di briciole
da una grande tovaglia azzurrata.
Come memoria d'infanzia
chiusa nella soffitta polverosa
di casa altrui
vago senz'anima e pensiero
per strade che contornano montagne.
Inconsciamente sgambetto
per valli nascoste
tra impervi pendii,
perdendomi nel paesaggio
come in un quadro.
Non c'è quiete in fondo al mio cuore
e non c'è neppure desiderio di averla
come in un vecchio pozzo
al confine del podere venduto.
Danze scaramantiche
Volgo lo sguardo al cielo
con aria di sfida
e disperata follia.
Spinto da una voce interiore
raccolgo freneticamente
rami spezzati,
pezzi di tavole tarlate
e foglie secche
accatastate sul selciato.
Il mio animo turbato
si acquieta dietro fiamme
crepitanti di scintille.
Nell'opacità della notte
bagliori intermittenti penetrano l'etere
come lame incandescenti
e annientano le tenebre.
E mentre l'odore acre del fumo
riempie le narici
un dio amico
trascina sorrisi di bimbi
in un girotondo
di antica memoria.
Trovo stimoli di vita
in sogni bui
e nei suggerimenti del maligno.
Trovo serenità
in danze scaramantiche.
Impulso di vita
Mi perdo in un vuoto d'aria,
in uno stordimento allucinante
che trasporta il pensiero
oltre le fragili pareti della coscienza,
oltre le sponde dell'ignoto.
La stanchezza sfibra l'anima,
gli incubi l'assottigliano
e l'istinto di sopravvivenza
si rifugia in un pianto di solitudine.
Discorsi strani,
scatti d'ira
stringono il cuore.
La mia razionalità
trova conforto nell'essenza del tempo
e nel contatto diretto con l'Eterno.
Un'impercettibile corrente d'aria
mi offre un impulso di vita.
Ombre del passato
Come sbuffi di vento caldo
le ombre del passato
si scontrano in un banco di nebbia.
Come cervoni a primavera
le ombre del passato
sgusciano nell'erba dello stradone
perdendosi tra le siepi
e gli ispidi cardi
del vasto tratturo.
Mi rifugio nei ricordi
e in un flusso di sangue fresco
che scorre lento
nelle vene indurite.
La luce degli occhi illanguidisce
e lo spirito annaspa
in una coltre di vapore,
caracollando come una nave
tra i marosi.
Soffro in silenzio
e mi mordo le labbra
sfogando la rabbia
nel desiderio di sopravvivenza.
Come un relitto
avvinghiato in una morsa d'acciaio
diffondo il mio respiro asmatico
in ogni angolo della casa.
Voglia di paternità
Rumore d'acqua tra gli alberi,
risacca di grandi fiumi,
fresco di pomeriggi tristi
e lento respiro in petto.
Dormo senza avere sonno
nel crepuscolo di me stesso
come un'indolenza infantile
sul clivio della contemplazione.
Cecità dell'anima
e nullità separata
come in un sogno futile.
Orrore della vita interiore,
nausea fisica per i misticismi
e le meditazioni.
Rocce del trascendente
e dell'occulto
come in una sublime aspirazione.
Vaga inquietudine di lontananza
si attenua nel piacere incerto
e nell'orgoglio soave dell'esilio.
Nella cenere di un focolare
si stempera la banalità.
In una nicchia di felicità
si riverbera il desiderio d'infinito
e la voglia di paternità.
Mendicante
Spengo la mia sete di sogni
in case inespressive,
volti inespressivi,
gesti inespressivi.
Pietre, corpi, idee,
tutto è inanimato.
Nella mia anima,
vedova e claustrale,
visioni di fuga,
un dolore intenso e invisibile,
una tristezza come il lamento
di chi piange in una stanza buia.
Nel mio cuore
si spalanca un abisso
e un soffio freddo
mi sfiora il volto livido.
Come un mendicante
piango il silenzio chiuso
di tutte le porte.
Una voce,
un canto,
un profumo occasionale
alza il sipario
dei miei ricordi.
Pretendo
Molti parlano di fame nel mondo
ma pochi offrono ristoro:
pretendo pane per gli affamati.
Molti parlano di speranza
ma pochi infondono fiducia:
pretendo speranza per i rassegnati.
Molti parlano di giustizia
ma pochi si comportano con equità:
pretendo giustizia per i diseredati.
Molti parlano di carità
ma pochi danno briciole di bontà:
pretendo misericordia per gli indigenti.
Molti parlano dei poveri
ma pochi parlano con i bisognosi:
pretendo dignità per i poveri.
Molti parlano di felicità
ma pochi regalano gioia:
pretendo felicità per le anime assopite.
Ingredienti dell'anima
Guardo la luce
che si diffonde
sui tetti delle case
e trascino nei miei occhi
il lieve agitarsi
degli alberi alti
sul declivio.
Ingredienti dell'anima,
erbe raccolte nei recessi
delle rovine dei sogni,
papaveri neri
accanto alle tombe dei propositi,
lunghe foglie di alberi osceni
agitano i rami
su rivoli inascoltati
della coscienza.
Inizio il quadro
della consapevolezza
perché non ho
la forza di pensare,
termino la tela
della razionalità
perché non ho
il coraggio di interrompere.
Confusione di vari intervalli
getta sterminati silenzi
nella mia conversazione interiore
e nella dissimulazione irreale della coscienza.
Mi perdo nel vaneggiamento
di un sentimento sincero,
mi ritrovo in un'emozione trasognata
e in vacue tenebre di vita.
Il mio cuore si svuota,
senza volerlo,
come un secchio rotto.
Nuvole del sud
Esistono metafore
più reali delle persone
che camminano per strada.
Immagini nelle pieghe
nascoste di un libro.
Falsi sorrisi,
inganni di tenerezze,
astuzia di carezze.
Vestigia di ore migliori
vissute lungo viali alberati.
Lampada spenta
il cui oro brilla nell'oscurità
attraverso il ricordo
della luce estinta.
Parole affidate al vento
e alla terra,
fatte scivolare sulle dita
senza presa,
come foglie secche.
Nostalgia di fontane
situate in ville altrui,
razionalità di ciò
che non accade mai.
Ore d'ansia
nella mia azzurra tranquillità.
Tra le nuvole del sud
perdo la mia anima.
Stalagmiti
La mia vita inquieta
piange in ogni goccia di pioggia
e la malinconia spegne i desideri
negli acquazzoni notturni.
Come la mia tristezza
il temporale rovescia inutilmente
i suoi strali sulla terra.
Le grondaie vomitano
torrenti d'acqua,
la mia anima è umida,
la mia carne è liquida.
La pioggia batte
contro la vetrata
e scende sulla mia coscienza
con un rumore molesto
come di acqua su stalagmiti.
Un freddo smanioso
cinge con gelide mani
il mio povero cuore.
Ore grigie si allungano,
si fanno pianura nel tempo
e trascinano oscurati momenti.
Romantico
Non mi indigno
perché l'indignazione è dei forti,
non mi rassegno
perché la rassegnazione è dei nobili,
non taccio
perché il silenzio è dei grandi.
Soffro e sogno.
Mi lamento
perché sono debole
e romantico.
Mi diverto
a rendere musicali
i miei lamenti
e ad arrangiare i miei sogni.
Mi spiace solo
di non essere bambino
per continuare a credere
ai miei sogni,
di non essere pazzo
per potermi uniformare
all'anima di tutti coloro
che mi circondano.
Porto con me
la coscienza della sconfitta
come uno stendardo di vittoria.
Il mondo piange
Il mondo piange
su sguardi distratti
e su ansie di vita,
su sorrisi ondulati
d'aria inquieta,
su volti immersi
nella putredine di un ghetto,
su labirinti di cunicoli
senza via d'uscita.
Il mondo piange
la sordida monotonia
di voci piatte e rauche,
di urla sprezzanti
e ghigni felini,
di facce purpuree
nello sforzo di gridare,
di strepiti clandestini
riflessi in dolorose afflizioni.
Il mondo piange
su guance scavate,
su occhi infossati,
su visi esaltati e tetri,
su sussulti spasmodici
e crisi di paura,
su movimenti imbrigliati
nell'essenza del tempo
e nella giustizia del cuore.
Il mondo piange
nei santuari della coscienza,
in grigi riverberi d'isteria,
in opachi scandagli morali,
nel sospiro profondo
di uno spirito vagante
alla ricerca di un raggio di luce.
Il mondo piange
su schegge di pietra,
su argini di tempo perduto,
su plumbei sepolcri di nuvole,
su fragili dignità umane
e sulla rassegnata solitudine
di una fermata d'autobus.
Una nebbia triste
mi entra nell'anima
spegnendola.
Grumi di verità
Viso rugoso
come guscio di noce,
zigomi sporgenti
e bocca infossata.
Capelli crespi
e baffi che coprono,
come una fettuccia di neve,
tutto il labbro.
Grandi mani callose
radicate in zolle di terra,
temprate in austera fierezza
e nella dignità di aspre briciole.
Fragili parole artigliano
la coscienza in grumi di verità.
Sguardo assente e incupito
nel tormento dell'esistenza.
Languida come il cielo al crepuscolo
la luce degli occhi
assorbe l'infinito
col tremore di un groppo in gola.
La forza dei ricordi
Rimorsi e rimpianti
come rovi
intralciano il sentiero.
Se non li spezzi
t'intrigheranno sempre.
Ma i rovi ricrescono
e i sentimenti smarriti ritornano.
E allora occorre
un nitore incessante
per spazzolare i dolori
e renderli levigati
come ciottoli di torrenti.
E allora occorre
un nitore incessante
per ridare serenità
ai sentieri della coscienza.
Come una falce
la forza dei ricordi
taglia i tristi fieni dell'oblio.
Chimera
Appoggio la testa
al tronco di un albero,
alle pietre, alle rocce
e ascolto la voce delle foglie,
il racconto del ruscello.
Appoggio la testa
sul dorso della collina
e odo le musiche tradizionali,
le fiabe autentiche,
i discorsi folcloristici del popolo.
Nel riverbero soffuso
di una chimera
rivedo l'alba algida,
il tramonto rutilante,
il sorgere della luna
sulla solitudine
delle campagne molisane.
Accordo musicale
Nelle orecchie il respiro
leggero degli ulivi
e un accordo musicale basso
come la luna nel cielo.
Negli occhi le ombre quiete
dei monti molisani che si stagliano
ingrugnate, nel remoto orizzonte,
simili a bisonti addormentati.
Nelle orecchie il fruscio
di un richiamo sommesso,
indefinibile, come un vento carico
incuneato nel folto del bosco.
Negli occhi la calotta azzurrigna
che trabocca di stelle,
un buio pieno di luce scordata
come dopo uno spettacolo pirotecnico.
Bozzolo di quiete
Case di pietra
raggrumate su un colle,
gente povera.
Una piazza,
una chiesa,
un ritaglio di storia.
La masseria dei nonni,
un ciuffo di basilico,
un cespuglio di rosmarino,
l'androne delle scale.
Un odore,
un ricordo,
un colore,
un'amore.
Il naso dentro
le pagine di un libro nuovo,
non ancora sfogliato.
Belle visioni nel cuore
e un bozzolo di quiete.
Una vita volgare
Le pareti della stanza
generano nel mio spirito
la nausea quotidiana
della vita volgare.
Desidero fuggire
per non vedere più questi volti,
queste abitudini
e questi giorni.
Voglio riposare,
estraniandomi
da questa assurda monotonia.
Voglio sentire arrivare
il sonno come vita
e non come riposo.
Una capanna
in riva al mare,
un pagliaio
sul terrazzo ruvido
della montagna. |