Poesie di Stefano Medel


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Mi chiamo StefanoMedel, sono nato e vivo ad Ovada, piccolo centro nel sud del Piemonte, in una valle tra due fiumi. Sono Perito Meccanico e, da sempre, mi interesso di letteratura ma non solo. Mi piace scrivere, lo faccio da sempre, e leggere. Da anni mi diletto a redigere piccoli saggi, poesie, trattatelli e recensioni di cinema, fumettistica; ma i miei interessi sono da poligrafo, e spaziano tra storia, sociologia, arte, lettere e chi più ne ha...
Quando ho tempo, e anche soldi, partecipo a premi letterari, ormai sono anni che lo faccio, tra cui: il premio Gronchi, Potendera, Amici di Rivalto, Premio Marigliano, a cui ho partecipato più volte. Ai posteri la sentenza.


Neve bianca
Compatta e congelata,
da un po’ di giorni,
luccica sotto il sole
invernale,fiacco e tremulo
vedo la macchina
circondata dal manto bianco,
dovunque un tappeto bianco,
l’erba non esiste più,
la ringhiera,
e gli oggetti sono scomparsi,
il tempo indulge,
e passa lento
e snervante;
inverno,
stagione inerte.

Silenzio,
guardo dentro di me,
cercando libertà,
nel mio tempo,
nei miei pensieri,
nel giorno,
di notte,
fuori,
in casa;
libertà.

Stancamente,
guardo la pagina bianca,
davanti a me,
bianca come il manto di neve dura,
fuori dall’ingresso,
come la distesa nel cortile di neve
ghiacciata,
di questo inverno lungo e
pieno di sviluppi
e imprevisti;
mentre il sonno,
và e viene,
mentre il tempo,
indulge,e si blocca,
un po’ impietrito dal freddo,
anche lui;
mentre il giorno,
è ancora lontano,
mentre i pensieri si agitano nella mente,
un po’ congestionata dal sonno,
vanno e vengono le idee,
i pensieri,
la rabbia per le cose sbagliate,
ingiuste,
cattive;
cerchi la pace,
e il ristoro,
la tranquillità e la calma,
scrollandoti di dosso,
le amenità e le idiozie,
della giornata,
alzi le spalle,
e vai avanti,
senza guardarti indietro.

Alba prossima,
le ombre sono ancora dense,
ma presto spariranno,
presto la luce,
solcherà la barca del cielo,
fendendo l’oscurità;
occhi pesanti,
naso che cola,
freddo,
brina;
guardo il nero del vetro,
e vado col pensiero a te,
amore,
che adesso dormi,
adesso sogni ancora,
e non sai il bisogno che ho di te,
non sai,
quanto sono solo,
e tediato da questo posto;
da te,
da te,
vengo da te.

Persiane chiuse,
fuori il freddo
fulminante del mattino,
con la brina,
i vetri ghiacciati,
il cielo bianco e smorto,
e la voglia solo di starsene al caldo,
in casa.
Naso che cola,
il solito raffreddore,
chiudi gli occhi,
e ascolti musica,
senza pensare a domani,
a quel che si deve o non si deve fare,
può aspettare;
ascoltare il silenzio della stanza,
i rintocchi della sveglia,
telefono spento,
mondo remoto,
sperduto,
come l’inverno,
venuto da lontano;
voglia di calma,
e di calore.

Gracchiare
D’una gazza
Ladra,
cielo
pallido,
i colombi
planano,
in cerca
di becchime;
dai camini,
una scia di fumo,
da te,
nessuna notizia,
dove sei,
come stai,
non parli,
non dici niente,
febbraio,
inizia…

Non c’è altro
Per me,
che questa libertà,
libertà,
che sento,
che ho dentro,
libertà di cui ho
bisogno,
che voglio;
libertà che è libertà,
di pensare quello che voglio,
di fare
o di non fare,
di non muovermi,
di restare,
traccheggiare,
pensare,
rimandare,
di perdere tempo,
se mi và,
e di non fare niente,
se non fa per me,
se non mi
interessa;
e tengo solo,
a questa libertà,
e lotto,
per fare cose mie,
come mi và,
come decido io;
c’è chi dice quà,
chi dice là,
non mi muovo,
non mi và,
non corro,
e me ne frego;
faccio solo,
come mi dice,
la mia libertà.

C’è una parola
Sempre viva,
una parola per cui ricomincio
la mia vita,
una parola al femminile,
una parola,
che ripeto quando dormo,
quando sogno,
o cammino per la città livida e innevata,
mentre i fiocchi scendono;
una parola in cui credo,
che è mia,
è lotto un pochino ogni giorno,
la parola si chiama,
libertà;
libertà,
di fare,
o di non fare nulla,
se non mi và;
libertà,
di aspettare,
di perdere tempo,
di pensare,
riflettere,
creare,
sognare,
scrivere
una poesia,
un verso d’amore,
solo per te;
libertà,
di decidere
da solo,
di andare avanti,
come voglio,
per la mia strada,
di alzare le spalle,
sulle chiacchere della gente;
di non muovermi,
stare fermo,
fregarmene;
libertà.

Mattina,
luce soffusa del neon,
rumori spenti,
ovattati,
bagno,
scroscio d’acqua,
la lavatrice carambola
rumoreggiando,
fuori
il trillio degli uccelli
del mattino,
ascolti il nulla,
ancora dormono,
atmosfera soft
pacata;
poi il risveglio.

Ti sei chiuso,
dentro,
non parli
più;
non frequenti,
il mondo è sempre
più lontano;
e il tuo povero
cuore,
soffre
per la solitudine,
ubriaco di malinconia,
ha bisogno d’amore,
ma tu fai finta,
ti volti e dormi;
apri il tuo cuore,
e vola,
cerca di amare,
guarda
il tramonto ramato,
apri il tuo cuore,
cerca di crederci,
di crederci;
và da lei,
và da lei.
Forse c’è ancora
Speranza,forse…

Bene e male,
sempre un eterna lotta,
tra le due forze;
a una cosa positiva,
che và benino,
ne segue una
negativa,
un guaio o qualche intoppo;
bene e male si contrastano
continuamente,
e si avvicendano,
si accalcano,
e non si finisce mai,
di avere qualche problema,
che rompe le scatole;
ma è così che vanno le cose.

Questa è la mia strada,
e non la cambio,
non la smetto per nessuno,
nessuno ha mai capito,
nessuno mi ha mai
aiutato;
tutto quanto è successo,
me lo sono visto io,
tante parole inutili,
tanti sbagli,
e porte chiuse in faccia;
ma la mia vita non la cambierò,
mai,
mai;
tante volte degli idioti
a parlarmi sulla schiena,
alzo le spalle,
tutto passa,
se ne và;
non dico niente a nessuno,
quello che voglio,
che sono,
lo so io,
la gente non sa niente,
e mi tengo dacconto
questa mia libertà;
se non capisci,
se non ti và,
non m’importa,
io mi volto e m e ne vado,
non ti ascolto,
la mia vita non la cambio,
e mia,
mia,
la mia vita non
la cambio…

Se non avessi te,
non so come farei,
se non avessi te,
sarei perduto,
in me stesso,
in balia del gorgo
della mia
solitudine,
della tristezza,
con giorni uguali,
fatti di noia,
menate,
e scemenze;
se non avessi te,
che mi stai vicino,
il tuo volto,
sfiora il mio,
e ti appoggi a me,
non sa dove andrei,
che farei,
cosa mi rimarrebbe,
niente,
il nulla,
solo
parole
e gente da perdere,
da dimenticare,
da cui scappare,
evadere,
lasciare;
circondato da squallore,
e meschinità,
dalla crudeltà degli altri,
dalla loro indifferenza,
dall’imbecillità della
gente;
se non avessi te,
ti inventerei,
uscirei fuori
a cercarti,
scriverei
una poesia,
per sognarti,
per citarti,
per amarti,
come stò facendo adesso;
se non avessi te,
manderei al diavolo
tutto,
chiuderei la porta,
e basta;se non ti avessi….

Nottata interminabile,
quando il sonno,
fugge e và via,
e si nasconde,
nel paese di alice,
tra sogni
e miraggi,
incubi e
fantasia;
allora la notte,
diventa,
eterna,
sempiterna,
immane,
un guanto nero,
di velluto,
che ammortizza
e spegne i rumori,
mentre chiudi gli occhi,
o guardi la tele,
e fissi l’orologio,
aspettando l’alba;
mille pensieri,
mille cose,
e nessuna;
vorrei restare
avvolto
nell’alveo
della notte,
non essere più trovato,
lasciato in disparte,
in pace,
in pace;
ascoltare
il frinire degli insetti
e dei grilli,
che una volta,
udivi da bambino,
il cicalare
delle civette,
un fischio lontano,
una sirena,
momenti della notte.

Primo
Pomeriggio,
presto;
sole battente,
noia incombente,
atmosfera
sonnolenta
e stracca;
voglia di dormire,
riposare,
fare una siesta,
lasciare che il tempo,
passi pacato;
non fare niente,
pomeriggio,
attesa di tutto,
di niente,
forse il
telefono chiamerà.

Adesso che stò qui seduto,
a guardare gli altri passare,
nel lento stillicidio degli anni,
adesso che i giochi sono quasi compiuti,
e tante cose sono successe,
accadute,
passate;
sempre di più mi accorgo,
delle cose semplici della vita,
e le cose più genuine e piccole,
sono quelle che apprezzo di più;
come la calma,
la tranquillità,
il piacere di un posto cheto,
d’un tramonto velato,
di una parola amica,
d’un sorriso di chi conosco,
e mi apprezza,
l’amicizia per le persone
che mi vogliono bene,
che mi aiutano e mi vedono volentieri;
e vado avanti per il mio destino,
senza che nessuno veda,
senza che nessuno sappia,
e molti non capiscono;
mi tengo la mia storia,
le mie cose per me;
in mezzo all’indifferenza,
e la crudeltà del mondo;
vado avanti.

Notturno,
occhi piccoli dal sonno,
sogni caduti e spezzati,
come statue di vetro,
come castelli di sabbia ,
sulla riva;
ronzio e lo schermo,
davanti a me;
un bicchiere d’acqua,
una puntata al bagno,
qualcosa da riporre;
ore nicchiano sul quadrante;
la mente vola via,
inseguendo chimere,
e pensieri,
sulle ali della fantasia,
alle porte del giorno,
ancora lontano;
occhi si chiudono,
spengo,
riposo,
buio,
nero.

Fuori la pioggia,
cade a rovesci,
zampillando sui ciottoli
e le mattonelle,
rumore di gocce
ritmico,
scroscio
continuo,
sinuoso,
armonico,
rilassante;
ascolti
il ribattio della pioggia,
per fortuna sei in casa,
il rumore delle stille,
distensivo,
danno un senso di calma,
mondo primitivo,
forza
primigenia della natura,
cascata d’acqua,
dove tutto scorre via,
anche i pensieri.

Uscire fuori da tutto,
alzare le spalle,
e non pensare più,
non sapere,
non sentire;
stare calmo,
con le cose mie,
la mia vita,
i miei amici;
camminare,
senza curarsi del domani,
poter tornare all’infanzia,
e correre libero
tra i prati e i covoni di fieno,
col sole che ti colpiva la faccia,
contento di esserci,
pieno di vita e di amore,
per ogni cosa;
con la nonna,
che batteva i lenzuoli,
e la tua età minuta,
per cui tutto ti sembrava,
strano,
magico e invitante;
tornare all’infanzia,
con la merenda e la scodella,
con le figure,
i fumetti,
e la tv coi pupazzi,
tornare indietro,
e ritrovare tutti,
e lasciare,
questa malinconia,
e tutti questi casini
da adulto.

Ho chiuso la porta,
per aprire il mio cuore,
e guardare in me stesso,
nella mia anima,
per stare per conto mio,
per fregarmene del mondo,
aspettare,
stare calmo,
perdere tempo,
non avere fretta;
ho chiuso la porta,
per pensare
in modo autonomo,
per essere libero,
indipendente,
per decidere da solo,
nel silenzio,
facendo gli affari miei,
lontano dalle balle della gente;
ho chiuso la porta,
per fare pulizia,
per vedere chiaro,
per fermarmi,
riflettere,
e fare come voglio,
seguire solo le mie idee,
non ascoltare nessuno,
andare per la strada mia.

Sabato a gennaio,
il velo della notte,
ancora copre
la città,
nero intorno,
oscurità,
silenzio cotonato,
pochi rumori,
ti alzi,
un bicchiere d’acqua,
il bagno,
guardi le persiane
chiuse,
che tempo sarà;
mattina presto,
tutto gelato,
croste di brina sui vetri,
erba bagnata,
le cornacchie volano,
il tempo indulge a passare,
un sabato qualunque,
d’inizio anno,
dove fai tutto e niente,
passerà,
passerà.

Polvere,
nei miei pensieri,
polvere di ieri,
di cose andate,
finite,
lasciate;
polvere
di stanchezza,
di cose non fatte,
o non ancora finite;
fatica a togliere la
polvere,
da un lavoro da cominciare,
una cosa da fare;
vorresti scappare,
o nasconderti un pochino,
girarci intorno,
finchè puoi;
polvere,
da togliere,
sopra la tua pigrizia,
e voglia di fare,
che devi ancora trovare,
polvere,
per le cose da fare,
che aspettano lì,
finche non le finisci,
finchè non le fai.

Non ascolto nessuno,
e do retta solo a me,
vado per la mia strada
e penso per me;
a volte tizi
che mi gridano
questo,
quello,
alzo le spalle,
mi volto e chi se  ne frega,non mi
interessa;
questa è la mia vita,
la mia vita,
e lo so io,
la verità,
solo io decido,
solo io sò,
la mia storia;
non devo niente,
e quello che faccio
è per me;
il tempo che rimane,
le cose da fare,
quello che voglio,
quello che sento;
vado per la mia strada,
per conto mio,
è la mia vita,
la mia vita,
solo mia,
non di altri,
è così.

Tu sei come il pane e salame,
dai sapore alla mia vita,
con la tua forza,
la tua energia,
la tua incoscienza,
sei un po’ furba,
un po’ astuta,
un po’ folle,
assolutamente imprevedibile
e immensa,
sei come
il pane e salame.

Amore mio,
sono qui,
di fronte a questa notte
scura,
buia,
silente
e infinita;
nessun rumore,
solo la mia mano che scrive;
occhi appannati dal sonno,
pensieri di oggi e di domani,
che si affrontano,
e si scontrano;
voglio solo stare tranquillo,
con me stesso,
scordando il mondo,
lontano dalle parole vuote,
dall’indifferenza,
da tutto questo grigiore,
questa vita affannosa.

Per i tuoi occhi
Lisa,
per i tuoi occhi,
faccio dei trucchi,
per i tuoi occhi mi metto a barare,
per i tuoi occhi,
non mi stacco da te;
per i tuoi occhi,
ho pensato a te,
tante volte,
per i tuoi occhi,
mi torni sempre in mente;
per i tuoi occhi,
non vorrei più
ritornare;
per i tuoi occhi,
mi metto
a sognare
ancora una volta,
a ridere,
a tentare
qualcosa.

Sera,
gennaio,
inizio di tutto,
voglio solo silenzio,
pace,
per me stesso,
e che il mondo
rimanga remoto,
pace per me,
lontano da tutto.

Lunedì,
di nuovo lunedì,
ancora lunedì,
con l’anno nuovo,
si ricomincia,
nella normalità,
col tedio e la noia,
la tristezza per la fine
delle feste,
ancora delle luci,
e gli addobbi attaccati,
mettono un po’ di allegria;
tra gelo,
brina,
e ghiaccio per le strade,
sperando che nevichi,
il più tardi che può;
giornate di sole tiepido,
che fa solo luce,
e scalda poco;
di nuovo un anno da vivere.

Hospital,
via vai
a getto
continuo,
di persone,
chi stà seduto,
chi legge,
chi prende l’ascensore,
chi parte,
chi torna,
chi và;
odore di amido,
di medicine,
di camici,
infermiere
vanno di fretta,
inservienti,
pulitrici;
macchinette del caffè,
dove ti fermi,
e osservi intorno,
col solito bicchierino
e le monete in tasca.

Monna lisa
Tra le stanze in penombra,
corridoi
e anfratti,
arazzi e dipinti;
poi avanzo e vedo te,
monna lisa,monna lisa,
lisa;
di sotto mi dicono di uscire,
il guardiano vuole un'altra botta
in testa ora,
monna lisa,
monna lisa,
lisa;
mi fermo davanti a te,
e contempo
il tuo sguardo
enigmatico
nei secoli;
e mi pare che mi fissi,
e mi pare
che mi scruti,
stare fermo ore,
a fissarti,
e il tempo,
non lo sento più;
di sotto mi gridano di uscire,
il custode vuole
probabilmente vuole
un'altra botta in testa,ora;
monna lisa,
lisa,
se potessi ti ruberei,
ti prenderei,
ti porterei via lontano,
lisa,
lisa
lisa…

Uscio
Sono stufo,
del mondo;
del grigiore,
lo squallore
della gente,
non voglio sapere,
non voglio esserci,
né rispondere,
basta,
basta;
mollo e basta;
chiudo l’uscio,
i guai aspettino,
stiano fuori.

Cielo nero,
ancora notte,
che dura,
e pesa sugli occhi stanchi;
guardo lo schermo,
sbadiglio,
freddo;
la mattina si avvicina piano,
silenzio plumbeo,
ancora buio,
non sento niente,
tutto dorme,
riposa.

Buio,
oscurità,
silente notte,
desolatamente
quieta,
vuota,
mancante di ogni
suono;
atmosfera onirica
da sogno,
il mondo dorme;
la notte
pare interminabile,
senza fine,
e le ore nicchiano,
sembrano arrugginite,
e non passano;
mi adagio nel silenzio,
cullandomi nei pensieri,
nei sogni,
dimentico di tutto,
gettando fuori
il mondo,
per fortuna.

Leggera nebbia
Che offusca la vista,
paesaggio inglese,
con un po’ di pioggia
insistente e noiosa,
tedio e silenzio,
dopo la festa
e il capodanno,
adesso resta il silenzio mesto,
dei primi giorni dell’anno,
il calendario nuovo,
e la befana che
si avvicina.

Passa il tempo,
mestamente,
in questo inizio
d’estate,
il sole già
caldo,
scalda le giornate,
e alza la temperatura,
gente in canottiera,
sbracciata,
pomeriggio
assolato e afoso,
già troppo
infuocato;
e intano,
non ci pensiamo,
ma tutto và
tutto passa,
e finisce;
e tu amore,
dove sei,
scena muta,
muro di silenzio,
tristezza,
tedio e noia,
mi chiami tu,
o io,
gara tra noi,
chi l’avrà vinta.

L’anno vecchio se ne và,
ecco il nuovo,
tra botti,
casino,
luci e ombre,
speranze illusioni;
chi lo sa,
che cosa succederà,
posso solo tirare avanti,
sopravvivere,
un altro anno;
voglia di relax,
di passare il capodanno,
tra la quiete,
e la calma della mia stanza;
senza andare,
fare,
o correre,
solo stare,
non pensare,
chiudere gli occhi,
riposare,
dimenticare,
non ascoltare nessuno,
non ascoltare il mondo,
e lasciarlo,
fuori
tra il gelo,
e i resti dei botti,
e delle stelle filanti
buttate via;
voglia di pensare a me,
lontano da tutto.

Chiudere gli occhi,
stanchi del giorno,
di vedere guai,
di notare problemi,
di constatare scemenze;
occhi stanchi,
voglia solo di chiuderli,
scivolare,
nel nero,
nel niente,
sonno,
buio,
oblio;
e staccarsi da suolo,
scendere nel regno di alice,
fare cose strane,
sognare,
pensare,
ricordare;
fuggire via,
a bordo d’un drago onirico,
spiccare il volo,
sganciarsi
da ogni cosa,
ritornare un po’
bambino,
un po’ piccolo,
e non sapere più niente,
non conoscere niente,
solo vivere,
alla giornata,
un po’ di più,
un po’ alla volta.

Pochi minuti
Insieme a te,
pochi minuti per noi due,
per dirti,
cose in un minuto,
che ho pensato per ore,
per farti capire,
per farti sognare,
e fermarti un pochino;
pochi minuti,
e vorrei tenerti,
una vita intera,
e vorrei solo stare con te,
e invecchiare vicino a te,
e non lasciarti più andare via;
pochi minuti,
prima che arrivino
dei rompiscatole,
per parlarti d’amore,
per dirti cosa sento,
pochi minuti,
ecco sono già passati;
non ci sei più,
sei andata.

Tramonto,
d’inverno la notte
arriva di botto,
d’improvviso,
e ti coglie quasi alla
sprovvista,
e il sole svanisce presto,
con lo scuro, che arriva veloce
e svelto,
e riempie di ombre e di buio,
che preme sui vetri;
e la notte giovane,
già ti aspetta,
e non sai che farai,
la notte,
con le sue ore lunghe,
interminabili
e lente.

Buio novembrino,
che scende presto,
e oscura la città,
il paese,e ogni dove;
non fai tempo ad uscire,
è già notte,
e arriva la tristezza e
la malinconia d’un inverno,
che torna ogni volta,
a rompere le balle,
coi suoi silenzi,
i suoi freddi,
i suoi stati letargici,
la natura sopita,
e anche la gente,
che è più pigra,
e ha meno voglia di uscire,
e di lavorare,
e tutti scappano a casa,
per sfuggire al gelo e
alla brina;
e l’edificio,si svuota repentino,
rimangono pochi ritardatari,
quiete,
pace,
esco e rincaso,
pensando alle mie cose.

Assenza di suono,
stò insieme al niente,
calma bucolica notturna,
fatta di sogni sfumati,
di sonno arretrato,
di risvegli,
di pensieri,
di fantasie;
cerco di non pensare,
d’altronde ho sonno,
e non ho voglia di riflettere troppo,
ascolto il silenzio,
capto i segnali della notte,
il suo misticismo,
la sua magia arcana,
il giorno è lontano,
non so che sarà domani,
non ci penso,
vivo e basta,.
Buttando via tutto,
sprofondando nel silenzio,
nella quiete,
pace e buio intorno,
si vedrà,
si vedrà ,
domani.

A santo stefano,
la festa è agli sgoccioli,
e il natale si è già quasi esaurito,
e la baldoria natalizia,
non è più una primizia;
il tempo corre è la festa scema,
natale ce l’hai già alla tua schiena,
e avresti voluto,
fare e andare,
scappare,
ma hai potuto solo sognare,
un pochino di più,
dormendo al mattino,coi parenti che chiamano,
per fare gli auguri;
e ti buttano giù dal letto,
dove dormi come un furetto;
natale se ne và,
ma capodanno arriverà,
e la befana,
poi scenderà.

Vigilia di natale,
traffico caotico,
auto frettolose,
gente con pacchi,
e sporte,
negozi illuminati,
gastronomie fumanti,
con odore di fritto,
la festa è quasi
arrivata,
domani è natale,
per quello che ancora significa;
un natale come tanti,
fatto di consumismo,
di mangiate,
gran bevute e indigestioni;
speriamo di no,
che il natale,
non sia solo quello.

Con te,
se fosse per me,
verrei a prenderti e ti porto via,
con me,
e starei con te,
negli anni miei,
con te,
ascolterei ogni tua cosa,
ogni parola,
le tue fantasie,
i sogni,
le stranezze,
i desideri,
i tuoi guai,
il tuo dolore;
con te starei,
ogni giorno dei miei,
con te,
non sentirei,
l’amarezza e il silenzio,
della paura e
della solitudine;
se potessi,
ti terrei con me,
tutti i giorni miei.

Sole pallido tra i vetri
Dell' istituto,
eppure c’è chiaro,
luce,
e ti conforta,
mette allegria,
la giornata sembra più lunga,
più promettente;
la gente passa e và agli uffici,
o agli ambulatori,
li guardo con la coda dell’occhio e
sorseggio il caffè,
via,vai,
chi è indaffarato,
chi infreddolito,
chi invece no;
le ore corrono svelte,
ed è già sera,
saluto le facce amiche,
parlo e chiacchiero ogni tanto,
il giorno se ne và.

La mia piccola libertà,
è questa vita mia,
che è solo mia,
e non è un giocattolo in mano agli altri,
e non è un pupazzo,
con cui la gente può giocare,
e non sono gli altri,
a decidere;
questa è la mia piccola libertà,
ed è mia,
una cosa mia;
decido io cosa voglio,
cosa faccio,
cosa penso,
la gente non sa un cavolo,
solo noi sappiamo,
la verità di noi;
ed è la mia piccola libertà,
la libertà,
che non è un fiammifero,
un fazzoletto in tasca,
la libertà,
di difende un po’ ogni giorno,
la mia piccola libertà.

Voglia di solitudine,
di cercare il silenzio,
di sfuggire,
dal casino e dal caos,
dalle menate sempre uguali,
dai riti di sempre,
voglia di starmene per conto mio,
e non sapere ,
non sentire;
rimanere qui,
nella mia stanzetta,
e sbattere fuori il mondo,
non esserci e basta;
tranquillità.

La notte se n’è andata,
le ombre sono fuggite,
a nascondersi,
gli spiriti della notte ,
giacciono chiusi
nei loro anfratti arcani;
mi muovo cogli occhi,
ancora pieni di sogni sfumati,
cercando di racappezzarmi un po’,
nel mattino,
voglia di tutto, di niente,
di stare nel silenzio,
di ritardare tutto,
di fare con calma,
di pensare,
ieri con te,
ora mi sembri cosi lontana,
e non parli,
stai già prendendo la colazione,
la terapia,
con l’aria assonnata
e un po’ menefreghista del mattino,
se solo, pensassi un po’ a me.

Seduto accanto a te,
sentirsi felici dentro,
grazie a te,
aver voglia di sorridere di nuovo,
grazie a te;
studiare i tuoi contorni,
il tuo viso,
il naso e i capelli col codino,
ti guardo in silenzio ,
quattamente,
per non seccarti,
per non stufarti,
ti guardo,
perché non sai,
quanto mi sei mancata;
e ti voglio bene di più,
e ti cerco un po’ di più,
e ti penso,
ti studio,
ti voglio;
ringrazio il cielo,
di te,
sei arrivata,
e non ci speravo più,
ti amo,
e ti rispetto,
per questo ti spio un po’,
con la coda dell’occhio,
in punta di piedi,
ma il mio amore è forte,
e faccio quello che posso,
nonostante,
gli anni,
e gli acciacchi,
e vorrei il tempo
andasse indietro,
e le lancette a ritroso,
per avere la tua età,
ed essere come vuoi;
ma questo è un sogno,
amore la realtà,
è quella che è,
e io non so stare,
senza te.

Presto,
occhi bruciano
per il sonno finito,
ti alzi,
qualche doloretto,
vai in bagno,
scroscio dell’acqua fredda,
che colpisce la faccia;
metti a posto un oggetto,
butti nell’immondizia;
mattina presto,
sei scappato da un sogno,
dal riposo,
dal niente,
e il mondo strano dei sogni,
non ti accoglie più,
forse ti coricherai ancora un po’,
forse no;
ascolti la radio,
poi il caffè;
fuori un freddo cane,
con la brina che copre i vetri e
la macchina,
sarà nuvolo,
non si sa.

Quiete,
buio,
silenzio diafano notturno,
cono di luce,
solo il ronzio dello schermo;
davanti a me,
la notte infinita,
grande,
maestosa,
interminabile,
solo il mio sonno è poco,
ed è scappato via,
furtivo come un gatto;
voglia di tutto,
di niente;
di pace,
relax,
al caldo,
nel focolare,
fuori,
il gelo e il freddo;
e non vorresti uscire,
ti alzi,
bicchiere,
sete,
seduto,
la notte all’inizio,
sembra senza fine,
come un orizzonte
che tocca il cielo,
indistinta,
dai contorni sfumati,
notte.

La notte di fronte a me,
col suo abbraccio,
di crine nero,
il suo manto vellutato,
i giochi di ombre,
il tempo strano,
che rallenta un po’,
e sembra durare per sempre;
i pensieri che si accavallano,
vanno e vengono,
sulla giornata passata,
sugli sbagli,
sulle cose non dette,
quelle perdute,
e le occasioni smarrite,
e le parole taciute;
che si ammucchiano nel cervello,
e ti fanno rabbia,
o sconforto,
e nostalgia;
e il pensiero di lei,
e tutto quello che vorresti,
tutto quello che è solo un sogno,
e non si avvererà mai;
la notte con le sue illusioni,
e i trucchi di prestigio,
il sonno fuggito,
le speranze sofferte,
andate,
sogni ,
incubi,
e un po’ di tutto;
la notte.

Mi alzo,
sonno fugato,
sparito,
dileguato,
spento;
s’è inquattato nella notte,
e chi lo ritrova più;
il pensiero di te,mi tiene desto,
dei tuoi capelli,
il tuo sorriso,
la tua faccia,
il tuo corpo;
ora le ore,
sono piccole
e danzano come ballerine
polinesiane intorno al fuoco,
con le collane intrecciate e tutto il resto;
ed io corro col pensiero a te,
e tu dormi,
o fumi,
o ascolti la radio piano,
o chissà cosa combini;
e la notte pesa come
un macigno o quasi,
mi godo il silenzio perfetto,
e il tuo pensiero è con me,
e mi tiene compagnia.

Giorno fuori,
persiane accostate,
poca luce,
inverno,
ci sarà un po’ di sole,
ci speri un pochino,
ti lavi la faccia,
zampillio e acqua fredda sul viso,
poi fai qualcosa,
guardi l’ora,
metti a posto un abito,
ti guardi intorno,
poi dovrai decidere qualcosa,
cosa fare,
dove andare,
vuoi solo rimandare,
goderti il silenzio,
mentre fuori,
i colombi cercano qualche cosa,
il verso delle cornacchie,
il cielo rannuvolato,
l’immagine dell’inverno,
che dura ancora,
e ti accompagna.

Notte incombe
Come un velo
Vellutato di nero che copre
L’intera città,
il tempo si è fermato,
indulge,
nicchia,
gironzola su se stesso;
ho dormito un ora,
un secolo,
un eternità;
ore piccole,
e il sonno
s’è involato,
ed è sgattaiolato via;
mille pensieri,
e nessuno;
domani,
domani,
verrà,
si vedrà,
si penserà;
m a non adesso,
adesso non voglio pensare,
non voglio fare,
voglio stare in pace,
sognare,
riposare,
rimandare,
spostare tutto a domani;
che arriva presto,
è
gia qui.

Natale adesso,
natale tra un po’,
natale prossimo,
natale ancora;
cosa resta dei tempi
andati,
dei vecchi natali,
dell’infanzia,
delle luci,
l’albero,
il presepe di nonna,
dentro la grande scatola,
il muschio,
le statuette,
restano i ricordi
d’un età spenta,
passata,
lontana;
e tante cose non ci sono più,
neanche tu sei più lo stesso,
non ci credi più,
non ci speri,
vuoi solo un po’ di pace,
fregartene,
un po’ di silenzio,
una parola,
sonno,
riposo,
questo rimane del natale ,
per te.

Mentre il giorno và,
consumandosi lentamente,
e avanzano le ombre della notte ,
sveltamente;
io sono qui,
nella quiete della casa,
pensando a te,
solo a te;
e il tempo
è stracco,
nuvolo,
e noioso,
senza poter vedere te,
ti ho persa un po’,oggi,
ma sento il bisogno di correre li da te,
sei per me tutto quello che manca,
uno sprazzo di luce,
una fonte di vita,
e trovare te,
è stato il giorno,
più bello;
e non vedo l’ora ,
di essere da te,
da te,
fuggendo dal mio silenzio.

Cercare di te ,
appena sveglio,
reduce da un sogno,
con le ombre della notte, appena fugate via,
cercare di te,
in un momento vuoto,
un momento di solitudine,
in un giorno spento,
soliti rituali mattutini;
cercare di te,
che non ci sei,
che sei lontana,
cercare il tuo viso,
i tuoi occhi,
il tuo calore;
cercare di te,
all’inizio d’un giorno
sbiadito,
nel silenzio della stanza,
nella noia d’un gesto,
per fuggire dal vuoto,
dal tedio;
cercare di te,
che torni sempre in mente,
sempre a galla,
nel cuore,
e nel pensiero.

Notte senza fine,
il sonno s’è dileguato,
come un amico
che si volta,
e ti pianta in asso;
ascolto il nulla costante,
assoluto,
mancanza di rumore,
per fortuna;
il tempo pare aver perso
il suo potere,
e la sua dimensione,
mi trovo in un limbo
senza tempo;
guardo l’ora,
la notte non passa più;
è giovane,
fatta di ombre,
di nicchie,
di sospiri,
di parole soffuse degli
innamorati,
se stanno fuori,
a quest’ora;
appartengo alla notte,
la sua magia,
la sua complicità,
le idee.
Volano,
vanno e vengono,
e poi,
rimangono,
in questa pagina bianca;
notte.

Con te,
starti vicina,
tenerti la mano,
e mi sento un altro,
mi sento felice,
vorrei il tempo si bloccasse
di schianto,
rimanesse un po’ lì ,
congelato, fermo,
di stucco,
e restare con te,
con la tua mano nella mia,
e ti voglio bene un po’ di più,
in questo mondo folle
e stupido,
che non capisce,
e non sa nulla di noi,
la mia mano,
nella tua,
e ho voglia di
sperare di nuovo.

Il sonno si fa tenue,
leggero,come carta velina,
sveglio,
mi guardo attorno,
cose da fare,
da riordinare,
da finire,
pensieri,
speranze ,
sogni,
incubi;
fantasmi scacciati,
svaniti,
col sonno che se n’è andato,
mi alzo,
bagno,
bicchiere d’acqua,
ascolto la radio,
faccio qualcosa,
muoviti,
muoviti,
c’è ancora da fare,
da andare,
sperare,
pensare,
ancora,
ancora.

Notte,
buio profondo,
velo nero,
china,
vuoto e silenzio,
non un anima,
solo i miei pensieri,
i miei fantasmi,
i ricordi,
sentimenti,
idee che volano,
rimembranze di te,
di ieri,
del giorno finito,
di quello che ho perduto,
di tutto quello che è passato,
e non tornerà;
questa notte giovane,
giovane,come te,
è per te,
pensandoti,
fissandoti,
se solo non dimenticassi,
se solo tu pensassi,
a me,
a me.

Quel che resta del giorno,
sei tu,
quel che mi rimane sei tu,
chi mi salva la giornata sei te,
e riempi il cuore mio,
di sereno,
e mi togli dalle mie  immani
solitudini
sei tu;
quello che mi resta,
la mia risorsa sei tu,
col tuo sorriso,
i tuoi capelli raccolti,
i tuoi occhi profondi
e sfuggenti,
pieni di malinconia,
quel che resta di buono nella giornata sei tu,
tu che voglio,
che spero,
e rivederti,
e ritrovare il sorriso,
e tutto ciò che è buono, sei tu.

Rumori della fiera,
casino e brusio,
gruppi di gente,
via,vai,
una radio suona un
motivetto triste,
fiera d’inverno,
lottando contro il freddo
e la brina,
la gente passa
e guarda
i banchetti e le merci,
mille tentazioni,
pochi quattrini;
la giornata non passa mai,
traffico incasinato,
le auto non possono passare,
confusione ,
vocio;
fiera così.

All’imbrunire,
la luce scema alla svelta,
e il buio avanza,
in questi giorni,
troppo corti,
troppo brevi,
dove la sera ti coglie
impreparato,
e la notte t’affligge,
con la sua tristezza,
la sua penombra,
inverno;
e non ci puoi fare niente,
il tempo scappa,
tra le nuvole ammassate e
brutte,
domani ci sarà pioggia o sole,
non si sa,
sfuggi al freddo come puoi,
nel tuo paltò,
saluti gli amici,
che vanno di fretta,
malinconia.

Montagne voltaggesi,
aria fredda,
nebbia,
lassù è già inverno,
tra gli alberi,
i pini,
e la boscaglia,
che si erge,
ai lati della strada,
e sei sperduto,
tra i monti e i bricchi,
a contatto con l’aria pura,
e la natura,
silenzio naturale,
ancestrale,
primigenio,
perfetto,
lontano dai casini e dai rumori di città,
la macchina si arrampica,
inerpicandosi,
per strade umide e
bagnaticce;
speriamo che la neve,
stenti ancora a venire,
e il tempo regga,
meglio non pensare,
al ghiaccio e la tormenta,
meglio dimenticare.

Albeggia,
strati ancora vivi
della notte,
aloni di chiaro scuro,
ombre lunghe  che resistono,
albeggia,
la città immota,
assenza di suoni rilevanti;
davanti al lavabo,
ronzio del rasoio,
monotono rumore,
che spacca la quiete
notturna
e siderale,
cappuccino ,
sapore di caffè e moka,
di dolce
e zuccheroso aroma,
poi le ombre si alzeranno,
tornerà la luce del giorno,
casini vari,
ci penserai,
ci penserai.

Ho visto cose ,
che voi umani non
potete concepire;
navi in fiamme al largo
dei cieli di orione,
le supernova collassare
ed esplodere e collidere nel buio siderale;
e relitti di guerre dimenticate,
al di là della galassia;
adesso,
però,
è tempo di morire,
e questi ricordi svaniranno
per sempre come gocce di pioggia,
la mattina di rugiada,
dopo il temporale;
adesso è tardi,
umano,
adesso,
è tempo di
morire.

Vieni avanti,
in un vestito
bianco
colorato e fiorato,
capelli raccolti
viso pacato,
occhi grandi
e pieni di vita;
cammini sinuosa ed
elegante e stai benissimo,
quasi non ti riconosco,
sei alta,
slanciata,
forte,
eretta;
ti guardo,
e non smetto di farlo,
e vorrei
poter stare con te,
e trascorrere i miei anni
che restano con te,
vederti,
sentirti,
tutti i giorni,
e non lasciarti
mai,
e non dovermene
andare;
ma che vuoi fare,
è così;
e sono contento lo stesso,
di tutto quello che puoi darmi,
anche se è poco;
facciamo quello che possiamo,
nel poco tempo che c’è,
tra le mura ospedaliere;
parliamo ,
ci guardiamo,
vediamo la tele,
mangiamo,
o beviamo se
ce n’è;
io con te,
stò bene,
e non ti lascio,
non ti dimentico,
qualche volta è dura
viaggiare,
ma và bene così;
grazie a te,
che mi dai tanto;ascoltami,ascoltami..

Ti seguo
In punta di piedi,
ti stò dietro
in silenzio,
faccio piano,
per non rubarti il
sorriso;
mi fai star bene,
mi fai sentire
un altro,
mi rendi sereno,
mi fai sperare;
lo so,
non sono il massimo,
ma il bene che ti voglio,
non lo immagini,
per quanto possano,
prometterti.o dirti,
io ti voglio di più;
anche se a volte,
non ci sei,
non capisci,
non senti,
e non usi
il cuore,
fischietti
e te ne vai;
vicino  a te,
stò vicino  a te.

Perché mi fai questo,
perché sei così lontana,
così distratta,
non chiami,
non parli,
non dai un segno,
non ti interessi;
chiusa nel tuo guscio,
di preoccupazioni
quotidiane,
ed io,
che spazio ho,
in tutto questo,
nella tua vita,
tra le tue cose,
dimmi;
ti penso,
ma anche un po’
ti perdo,
ogni volta,
che tu taci,
e non rispondi,
insegui le tue chimere,
i tuoi sogni,
apri il tuo cuore,
e vola,
da me,
da me,
lascia tutto com’è,
e vola da me,
pensami un po’,
lascia che le banalità,
e la noia,
vadano via,.
Vola da me,
pensami,
pensami…

Mille lire,mille lire,
che bellezza,
tu mi chiedi
con noncuranza,
ma è la spesa la
sostanza,
tesoro cerca di capire,
spendere è facile,
più facile che avercene,
cerca finalmente
di intuire,
che la money,
per me ,
non è un belvedere,
che se spendo e spando,
non arrivo al pranzo;
mille lire,mille lire,
ti ho fregato;
anche se tu tesoro,
devi
comperare,cerca di
almeno moderare,
la tua vocazione,
a sperperare…

Sei seduta,comoda
Nella sedia
E fumi come
Una turca;
non mi vedi,
non mi senti,
non ti viene in mente
di sederti accanto a me;
te lo dico,
allora eccoti,
ti sdrai su di me,
e io ti abbraccio,
momento magico,
il tempo si ferma,
e mi sento al settimo cielo,
sei tu la mia forza,
sei tu,
con la tua pelle,
i tuoi capelli castani,
abbronzata,
stiamo vicini,
vicini,
per un pochino,
e sono contento,
di quello che mi puoi dare,
anche se sei distratta,
a volte frivola,
a volte lontana,
o chiusa in te;
momento con te,
e mi sento bene,
felice.

Parola di libertà,
voglio
riempire la mia
bocca,
voglio pensarci con la mente,
voglio ricordarmela,
nella memoria;
libertà,
da tutto,
dai luoghi comuni,
dalle giornate oziose,
dallo squallore
e la noia di paese,
gettarla in faccia,
alle idiozie della gente,
alle opinioni,sbagliate
alla presunzione della gente,
che crede di capire,di decidere;
voglio libertà,
per la mia vita, di guardare lontano,
di fare come voglio,
di stare fermo,
e non fare niente,se mi và,
e non correre,
e non ascoltare nessuno;
per me ,credo solo
a libertà.

Voglio allontanarmi
Da tutto,
dal chiasso della gente,
dal loro berciare,
dalle loro opinioni
stantie;
starmene per conto mio,
volare libero,
come una sterna,
sopra la tundra  e
le alture;
come un aquilone
perduto,
e preso dal vento,
che se lo porta via;
lontano,starmene
lontano
dalle mene,
dal chiasso,
dalle troppe parole,
dalle fregature;
volare via,
libero,
respirare.

Zuppa strana
E se mi và,
lo sai cosa faccio,
preparo una zuppa
strana,e la riempio
di parole,
di virgole,
di idee,
e ci metto un po’ di sogni,
un po’ d’emozioni,
e la condisco con un po’ di speranza;
una zuppa piena di pensieri,
un po’ seri,
un po’ faceti,
per farti ridere,
per farti stare,
rimanere,
e non partire,
per trattenerti,
per interessarti , così resti,
e non mi lasci,
ridi
e ti ricordi,
di me, per farmi sentire da te.

Con questo sole,
qua fuori,
con questo caldo,
un po’
seccante,
un po’ sfiancante,
non trovo le parole,
non c’è più
il contatto,
con c’è più il dialogo,
e ho solo
voglia di stare a casa,
al fresco,
lontano dalla calura,
lontano
dai viaggi;
e non dover andare,
non dover pensare;
anche se tu,
ci sei tu,
tu,
tu;
impossibile non pensarti,
impossibile scansarti;
ma voglio un po’ scappare,
stare calmo,
respirare,
non fare,
non muovermi,
degli altri
non mi frega,
lontano dalle
storie,
dai pareri altrui,
voglio solo dimenticare,
sognare,
dormire,
riposare,
rimuovere tutto,
non correre
per nessuno;
ma tu,
ci sei tu,
tu,
tesoro,
un po’ a te penso,
e mi dispiace,
ma oggi non rispondo,
non ci sono.

Notturna autunnale
Buio sovrasta ogni cosa,
che pare spenta,
che pare morta;
tutto tace,
tutto è rimandato,
rinviato a domani,
solo la luce lattea dei lampioni
sporchi di polvere,
un gatto che passa
tra l’erba bagnata,
un latrato,
lo stridio d’un auto,
una sirena lontana;
notturna autunnale,
domani,
pioverà,
o forse ci sarà,
un sole debole
e stantio,
domani verrà,
sarà un altro giorno,
ora è notte,
la notte giovane;
ora.

Cara,cara,
vieni,
vieni,
vieni via con me,
è una brutta giornata,
tira vento,senti che fresco,
senti che spifferi,
le rondini
sfrecciano in alto,
rotolano le foglie,
vieni,
vieni,
vieni via ,con me;
senti il tempo che cambia,
guarda come siamo cambiati
noi;
mi dicevi tante cose,
mi parlavi,
mi amavi
eri vicina,
vieni,
vieni via
con me;
o non ti importa,
o non mi vuoi,
o sei stanca,
stufa,
e non vado bene,
cosa sono,
cosa sono,
uno che non vuoi più,
vieni via
vieni via,
con me;
staremo insieme,
lontano da questo casino,
da questo vento
strano,
dal male,
dal brutto,
vieni
vieni via con me..

Strada di foglie,
viale cosparso di foglie gialle
ocra e scarlatte,
ai lati della strada,
spazzate dal vento,
e dai netturbini,
inondano la via,
rotolando la centro
del passaggio,
mare di foglie,
che sa di fine,
di termine,
della stagione,
conclusione d’un ciclo,
la natura và a sonnecchiare;
silenzio e quiete
autunnale,
pausa di tutto,
la strada,
invasa dall’autunno,
acquista i mille colori
delle foglie morenti,
senso della natura,
stagione intermedia.

Auto autunnale
Pioggia battente,
sera scura,
il temporale non
passa più,
pioviggina a
a ritmo continuo;
passa un auto,
piena di foglie,
gialle,zuppe e fradice,
inghirlandata di fogliame,
come un carro da sagra
autunnale;
senso d’autunno,
pioggia,
poca luce,
foglie caduche.

L’auto,
lentamente,và,
arrampicandosi
sulla strada montana;
casette lontane,
su pinnacoli,
guglie e
sommità,
sopra i bricchi;
chissà che pace,che silenzio,
le guardo mentre sfilano
lente,
poter lasciare tutto,
cambiare casa,
godersi la pace
tra le alture,
ai piedi delle montagne;
tra radure,
altipiani,
colline,
spazi erbosi,
tenute e cascine
in mezzo al verde,
tra boschi e pinete;
paesaggio montano.

Lampo
Pioggia a secchi,
rumore scrosciante,
d’un tratto,
una luce primordiale,
fende l’aria,
e illumina, la tenebra di china;
lampo,
sussulto,
istante di luce forte,
rischiara la terra.

Tesoro sei lassù,
in mezzo ai bricchi e ai
fossi;
e io qua,
a trafficare,
a travasare,
a cazzeggiare;
in questo paese
fetente,
in questo paese
monotono,
e assente,
in mezzo  a gente,
che non gliene
frega niente;
e che vuoi farci,
a volte,
non ho voglia di partire,
non ho voglia di venire;
voglio solo,
chiudere gli occhi,
e starmene
fermo,
seduto,
nella mia casetta,
a dimenticare,
a scordare,
staccare da tutto,
e non pensare;
lontano dal mondo,
incasinato
e affannato,
con le sue mene,
  le sue storie,
che spesso,
è
meglio perdere,
che trovare;
tesoro,
abbi pazienza,
voglio solo
riposare,
senza urgenza.

E ti cerco,
ohh,
nell’universo,
ohh,
e grido forte,
per te;
anche se sei lontana,
anche se non mi senti;
è maggio ormai,
e la brina
è lontana,
l’inverno
è andato,
portato
via
dal vento;
e noi,
due canne sferzate,
dal maestrale,
due vite sospese,
due anime perse;
io e te,
da soli,
in questo mondo scuro,
futuro incerto,
chi lo sa,
e restiamo
solo noi,
e non ti perdo,
e ti penso,
anche se è passato,
tanto tempo,
anche
se la gioventù,
è alle spalle,
noi due,
vite
in mezzo a questo niente,
a questo
casino;
mondo indifferente,
non capisce niente,
mondo da dimenticare;
solo noi due,
io e te.

Illusione,
tu facilmente riderai,
tu mi prendi in giro,
illusione,
illusione;
ed io corro da te,
da te,
che altro posso fare,
sono solo un pagliaccio,
è vero,
rido e scherzo per te,
corro per te,
in bilico
tra la mia solitudine,
e la speranza,
tra falso e vero,
odio e amore;
come sai giocare bene,
e giochi con me,
povero pagliaccio,
come il gatto e il topo,
dicendo bugie
travestite di verità;
ed io corro,
e salto,
per il tuo divertimento,
e non so,
se ridi solo di me,
oppure no;
pagliaccio,
sono solo
un pagliaccio
per te..

Vorrei che vincesse l’amore,
solo l’amore,
e non l’odio,
non la chiusura,
non l’egoismo;
non il muro contro muro,
e si cercasse di capire;
vorrei che ci fosse,
ancora spazio per la speranza,
e che vincesse la verità,
sulle opinioni,
sulle menzogne,
sulle frottole,
sui sentito dire;
vorrei un mondo più umano,
con posto per tutti;
che ci fosse l’amore,
che ci fosse un sorriso.

Scappa
Questo reo tempo,
mi sfugge dalle mani,
scolora le foto,
ricordi sbiaditi,
ma vivi
vivi;
stop,
ed è già
tardi,
tutto fugge,
tutto passa;
cara pensaci un po’,
e non c’è tanto tempo,
non lasciarmi,
non dimenticarmi,
non buttarmi,
tra i ricordi
vecchi
e scartati;
siamo qui,
io e te,
eh,
tutto può succedere,
se mi vuoi,
se mi vuoi;
non andartene ,
non voltarti..

Silenzio,
è già
tardi,
è già buio,
colpa anche
dell’ora nuova;
nessuno
con cui parlare,
nessuno;
silenzio tra noi,
e mi sento
solo
sperduto,
come una chiatta
che và
a rilento,
senza di te,
cosa rimane;
buio,
solitudine,
quiete,
e un mare
di malinconia;
è quasi primavera,
anche se pioviggina;
tu non mi pensi,
non mi senti,
mi hai già cancellato,
e sono
meno d’un particolare,
spero di no;
sei la cosa,
migliore che avevo,
in questo
squallore,
sei la
cosa migliore.

C’è un
Momento anche
Per te,
anche se non posso,
anche se
il tempo è poco;
un momento per te,
in cui mi ricordo,
in cui ti rammento,
in cui mi fermo
un attimo,
a respirare
a pensare,
e mi vieni
in mente;
un momento
per te,
anche se tu
non lo crederesti,
anche se tu,
non lo sai,
non ci pensi;
un momento
anche per te,
e non è un giorno,
che stiamo
insieme;
in cui ti immagino,
e mi figuro
il tuo profilo,
lo seguo con la
mente,
e vorrei
tu ti
fermassi
un attimo,
lasciassi tutto
com’è;
e capissi,
pensando a me,
ai giorni
che restano,
al tempo
che passa
tiranno,
senza requie,
senza aspettare
nessuno;
un momento,
anche per te.

Resto in ascolto,
ma silenzio,
null’altro da te,
nessun segno,
non ti fai viva,
non parli,
non chiami;
scomparsa,
nelle pieghe della tua vita,
è festa,
e la primavera
è iniziata
da un po’,
tutto è verde,
in fiore,
cade la pioggia
primaverile,
ma tu non ci sei,
non ti sento,
che fai,
che pensi,
dove sei;
rimango qui,
sospeso,
tra il serio e il faceto,
tra malinconia
e noia,
in questi giorni di festa,
manchi,
come l’acqua fresca,
come una doccia dopo il caldo,
il relax dopo la fatica,
il silenzio,
dopo il chiasso;
dove sei,
che stai facendo,
mistero,
non pensi più
a noi,
non t’importa,
forse è finita,
forse,
ma io ti penso,
ancora,
ancora

In questa stanza,
pareti bianche,
spazio angusto;
sedia vicino alla finestra;
chiudo gli occhi,
per volare via,
per fuggire via;
verso spazi liberi,
e mondi strani,
tutti miei;
volo via sopra gli anni miei,
sopra il tempo reo,
che semino indietro,
e ritorno ai vecchi tempi,
ai miei nonni,
al paese,come era
una volta,
all’innocenza e
pacatezza
dell’infanzia,
ritorno
al tempo mio,
e lascio,
il brutto,
lo schifo e il male,
del presente,
e del reale,
con le sue sozzure,
le parole
stantie,
e inutili,
della gente;
vado via,
a modo mio,
inseguendo
le ali della fantasia,
e del ricordo .

Montagna di notte,
la macchina avanza
lenta,
fendendo
l’oscurità,
coi fari bianchi,
ombre enormi
e titaniche,
cespugli,
sagome di pini;
finestrelle
illuminate,
lampioni
e lucette di cortesia;
qualche stalla
lontana,
cascine e baite,
immerse nel buio,
la strada sembra più lunga
e interminabile;
quiete
e silenzio,
magari passerà una lepre,
o un capriolo;
spazi grandi,
i contorni dei monti
e bricchi,
si stagliano
nella notte;
mentre mi allontano,
da questa pace alpestre.

Ciao amore,
sei là,tra i monti,
e non so perché,
non parli,
non dici,
non chiami;
ciao amore,
quaggiù,
è sempre più grigio,
più autunno,
la pioggia cade
a catinelle,
picchiando sul cortile,
e allagando le cantine,
con noi che imprechiamo,
e ci incazziamo,
freddo autunnale,
umidità,
grandi nuvole pregne,
le prima foglie adagiate;
spazzate e buttate
nei sacchi,
chissà lì da te,
in montagna,
è già inverno
avanzato,
col vento che ti
perfora i vestiti,
coi giacconi e i berrettoni,
ciao amore,
tutto si fa in bianco e nero,
e tu lassù,
non parli,
non parli.

Una volta tutto era diverso,
una volta eravamo più giovani,
e tutto sembrava chiaro e scontato,
una volta era tutto diverso,
c’era più allegria,
e il mondo ci sembrava giovane;
una volta,
c’erano i tuoi cari,
che adesso ti hanno lasciato;
una volta c’era un sole che metteva
allegria,
e il tempo è volato,
amore,
e tutto passa in fretta,
i giorni volano,
i mesi,schizzano via,
al punto che se non stai attento,
la tua vita
te la sei già giocata;
tutto passa,
senza tregua,
e il mondo cambia,
senza spettare nessuno;
il futuro
non ha pietà,
non ha tempo,
e và dove vuole,
senza guardarsi indietro;
amore
ascoltami.

La notte mi sovrasta,
diafana
e
priva di suoni,
almeno per ora,
le ore piccole
ballano intorno a me,
nicchiando e indulgendo,
tutto pare fermo,
e rallentato,
come il passo d’una testuggine
vetusta;
vuoto,
se potessi farti capire,
il vuoto che hai lasciato,
ma tu ora non sei qui,sei laggiù,
pensi alle tue cose,
ed ora dormi,
dormi,
incurante di tutto,
e a me non pensi;
solo nella notte,
ascolto il silenzio,
assente,
della notte,
e il tempo,
pare allungarsi
all’infinito,
come il mare
all’orizzonte,
immane e sconfinato.
La notte passerà,
prima o poi,
e tu non sai nulla,
non sai nulla,
di tutto questo,
di quello
che provo,
adesso,
per te.

Incoscienza
Dormo,
occhi chiusi,
il sonno mi ha accolto
finalmente,
sono
nel dominio di morfeo,
nel suo mondo,
i suoni sono lontani,
non sento niente,
sogno ricorrente,
inseguo
pensieri a casaccio,
buttatti nella mente,
come tanti pezzetti di carta
scritti,
d’una tombola;
faccio diversi sogni,
situazioni,
idee,
la mente vaga
a tentoni;
quando stò per realizzare un sogno,
e stò vincendo,
l’incubo finisce,
e riemergo,
sotto il pelo dell’acqua
della realtà,
sono vicino a svegliarmi,
socchiudo le palpebre,
è giorno,
orologio,
sveglia,
me lo conferma,
è giorno,
giorno.

Soffio
Questa mia vita non è,
che un soffio breve;
un battito di ciglia,
un respiro,
un volo di libellula,
e in un attimo,
tutto insieme,
è già tardi,
e l’ora volge al tramonto;
è tutto si fa veloce,
e passa in fretta,
è il tempo diventa poco,
ed è tiranno;
e il passato scorre
davanti alla memoria,
e lotta ,contro il presente;
la vita,
non è che un soffio,
un rimpianto;
nostalgia.

Cara, tu sei là,
lontana,
là,
e non ci pensiamo,
ma tutto và,
tutto passa
svelto,
tutto finisce
e si conclude,
e il domani,
chi lo sa,
non c’è niente
di sicuro;
oggi ci sei,
domani no,
domani,
domani..,
amore mio,
pensaci un
po’;
e il futuro,
e un bambino,
che chiude
gli occhi davanti al muro,
e vede il futuro già;
il futuro
è un astronave
senza pietà,
che và qua e là,
và dove vuole, e non si ferma mai,
neanche
un momentino,
per riflettere,
per respirare,
per pensare un attimo,
ha solo fretta,
e ci porta via,
questo e quello;
il futuro,
è già quà.

paese
Questa città,
con le vecchie strade,
i vicoli,
gli anfratti,
il solito volto,
le solite facce della gente;
i posti e luoghi,
che hanno tanti ricordi,
che ti portano indietro,
ad anni migliori,
ai tempi della gioventù e
dell’adolescenza,
strade dimenticate,
dove passavi con nonna,
la vecchia segheria,
dove il nonno arrivava,
e tu eri bambino,
e ti sembra ieri,
e ti sembra poco fa;
e cosa daresti per
rivederli,
per rivivere quei giorni,
per stare tranquillo,
per essere felice
e sereno come una volta;
vecchia città,
paese polveroso,
identico,
quasi immutabile,
un po’ invecchiato come te,
e altre cose,che invece,
una volta non c’erano;
paese un po’ caro,
un po’ bastardo,
un po’ da perdere,
e da ricordare;
paese ,la mia storia.

Poesia d’emergenza
C’è bisogno di tutto,
ci vorrebbe un trucco,
una poesia d’emergenza,
che scaturisce dall’impellenza;
un po’ poesia,
un po’ porcheria,
metà poesia,
e forse un po’ fesseria;
con dentro le parole,
che vorresti,
che terresti,
da conservare,
da recuperare;
per sperare,
e ridere
dopo tanto
che non lo fai;
e scrollare le spalle,
dimenticando i guai.

Senza parole,
le avevo qui,
erano intorno,
me le ero messe da parte,
ma poi sono scappate,
sono volate,
sono andate;
senza parole,
e come farò,
a riempire
questo foglio,
questo spazio,
questo vuoto,
come la solitudine,
d’una panchina
a novembre;
senza parole,
le avevo qui,
ma ora,non più;
e tu te ne andrai,
e tu scapperai,
e non mi parlerai;
senza parole.

Tracce d’autunno
Le giornate
Si fanno brevi,
tira il vento,
che fa
galoppare le nubi,
fa frescolino,
la notte si gela ,
con un freddo,
che sa già d’inverno,
cerchi qualche traccia d’estate,
ogni giorno,
che svanisce sempre
più;
sensazione
di stagione finita,
passata,
ti senti più vecchio.

Per te
Se potessi fermarti un attimo,
bloccare la tua corsa,
la tua inquietudine,
il tuo nervosismo,
lo farei,
inventandomi un mucchio di parole,
cercando quelle giuste per te,
per farti pensare,
parole un po’ sensate,
un po’ pazze,
un po’ artiste,
parole strane,
per farti riflettere;
se potessi farti scendere giù,
dal tuo mondo chiuso,
dalla luna ,in cui ti rifugi
a volte,
e non vuoi tornare sulla terra,
se potessi farti scendere,
lo farei,
cercando per te,
parole d’amore,
col cuore in mano,
parole semplici,
di quello che sento,
che provo;
se potessi farti capire me stesso,
e il bene che ti voglio,
lo farei,
per restare,
per non essere dimenticato,
da te;
per te,
per te,
farei mille cose,
lo sforzo
di dire sì,
per fare posto a te.

Me ne vado
Per il sentiero mio,
non ascolto
più nessuno,
non ho tempo,
il mio tempo scarseggia,
e lo voglio spendere solo
per me, come voglio;
sono stanco di parole,
di buffonate,
di menate
della gente,
le chiacchere,
l’ipocrisia,
c’è chi dice qua,
o là,
io non mi muovo,
io non vado,
non faccio;
stò qui,
con me,
e penso per me,
e quello che faccio
è per me,
per stare meglio,
pen pensare,
per riflettere,
per scrivere un verso,
per dire la mia,
e fregarmene se mi và;
me ne vado
per la strada mia;
tutto è stato in salita,
nessuno mi ha mai sentito,
mi son tenuto
i miei segreti,
le mie cose;
adesso è tardi,
non mi frega di nessuno,
voglio solo tempo per me,
voglio fare
e rifare,
tutto e il contrario di tutto,
o non fare nulla,
rimandare
e perdere tempo,
decidere io,
starmene qui,
e non fare nulla
se mi và,
per il sentiero mio.

Nero,
finestra chiusa,
silenzio
criptico,
il nulla
della notte;
sonno dileguato,
vuoi tutto e
niente,
nessuno con
cui parlare;
tutti dormono,
la tua anima
si agita,
come un
cencio,
mosso dal vento;
non vuoi niente,
solo calma,
relax,
dimenticare tutto,
non fare niente,
non pensare
a niente;
le lancette corrono,
implacabili,
poi sarà giorno;
vorresti
solo il sonno
d’un bambino,
come tanto tempo fa;
come nei vecchi tempi,
una volta,
quando eri leggero,
e innocente,
vorresti i vecchi tempi,
vecchi tempi..

Oblio notturno,
silenzi disumani,
sepolcrale quiete,
assenza di suoni,
profondo alveo
della notte,
in cui mi perdo,
le ore rallentano,
nicchiano;
la notte
sembra,
non finire mai.

Buio,
notturno,
dimensione
irreale,
trascesa,
onirico mondo,
in bilico
tra sogno e incubo,
vero e falso,
fantasia  o ricordo;
il sonno fugge,
resto in compagnia di ombre,
e fantasmi.

Vai su
Io sto
Seduto nella panca
Così,
e tu non mi
vedi,
come se fossi
niente,
come se fossi
inesistente;
ti volti,
e vai su,
blaterando,
e io rimango,
solo,rimuginando;
amore,
amore,
pensa,
pensaci,
pensaci;
pensa a me
a me,
ma tu vai su,
e non ti frega,
e io
ti ho vista
a malapena.

Chiudo la persiana,
il mondo m’ha stufato,
non voglio più vedere,
non voglio più
pensare;
chiudere gli occhi,
stare in silenzio,
guardare in me stesso,
riflettere,
respirare,
lasciarmi andare,
rilassarmi e basta.
Scrivere punto e
A capo,
e fregarmene,
di chi dice no,
di chi non gli và bene,
chiudo la persiana,
in faccia al mondo,
ai furbi,
ai rompiballe,
non ho più tempo
per nessuno,
voglio pensare
solo a me,
fare con calma,
decidere
a modo mio,
fare le mie cose,
senza guardare in faccia;
chiudo le persiane,
ho bisogno di staccare,
di calma,
al diavolo
guai
e tutto il resto,
calma,
voglio prendermela
con calma.

Bruxelles,
con le sue vie umide
e mandide di pioggia,
con la rugiada
e le strade
slavate piene di
chiazze e pozzanghere,
il cielo sporco e grigio,
che sembra debba sempre piovere,
le vie antiche e medievali,
i negozietti,
i bistrò,
le insegne al neon,
le vetrine,
le sue chiese
e cattedrali,
le vie un po’
malinconiche,
tipo in bianco e nero;
Bruxelles,
Sogno nella notte.

Sabato cheto,
solito sabato
di fine settimana;
e con un aria
da commedia
americana
finisce
pure
questa settimana;
tra calura,
afa,
e sete,
e non sappiamo
come vestirci;
voglia di relax,
di pensare,
riflettere,
di rimandare tutto,
di stare in casa
al sicuro,
tra le proprie cose,
i propri affari,
le faccende,
i sogni;
fuori
il sole stà picchiando,
e già mi stà rompendo,
cosa si farà,
dove si và,
non lo so,
si vedrà.

Cosa hai fatto,
al mio vecchio cuore,
cosa hai fatto alla
mia mente,
non so,
tu mi catturi,
mi attiri,
come una
libellula alla luce;
mi hai stregato,
preso,
avvinto;
non so stare,
lontano,
solo tu,
mi vedi,
capisci,
mi sei vicina
a volte;
che hai fatto,
hai preso le carte
della mia vita,
e le hai
gettate per aria,
scompigliandole tutte,
hai cambiato,
e mi hai salvato,
dalla mia solitudine,
dal mio sconforto,
dal silenzio
di chi è solo,
e non sà che fare;
che mi hai fatto,
hai fatto…

Silenzio perfetto,
ovattato,
velluto notturno,
le ore vanno via lente,
nicchiano,
dormono;
quiete spettrale,
in bilico tra sogno e
realtà;
mille pensieri lottano
contro il sonno;
notte.

Ti ho incontrato
Una sera,
un giorno,
chi se l’aspettava,
dopo aver attraversato
il
deserto della mia vita,
tra noia,
malinconia,
vuoto,
e ricerca di te;
ti ho incontrato,
senza più aspettarlo,
senza più crederci,
quando ormai,
non ci contavo più;
ti ho incontrato,
e sei arrivata tu,
ti sei seduta,
baci tra noi,
e sei entrata nella vita mia,
e sei diventata,
più di ogni altra cosa,
e ti voglio bene,
come la prima volta,
un amore ,
che ancora,
mi dura;
e i miei anni,
il mio tempo,
non è più stato lo stesso;
grazie,
grazie perché,
sei una forza,
uno scudo;
anche se a volte,
sbagli,
e sei un
po’ testona,
grazie perché,
cerco il tuo
volto,
in tanti volti;
la tua faccia,
tra facce,
nemiche,
di cui non mi
frega,
grazie
perché,
alzo lo sguardo,e tu ci sei.

E t’amerò,
finchè respiro avrò,
nei dolci anni tuoi;
e starò vicino a te,
respirando piano,
per non seccarti,
per non disturbarti;
anche se tu,
a volte non ci sarai,
non penserai a me;
io t’amerò,
finchè potrò,
e non ti lascerò,
e come posso ti ascolterò,
le tue risa,
o se piangerai,
o avrai un problema;
io ci sarò,
in qualche modo ci sarò,
te lo prometto;
anche se qualche capello
grigio avrò,
io verrò,
e camminerò,
fino a te,
fino al tuo cuore;
bella sei,
nei dolci anni tuoi,
e ti amerò,
finchè
che respiro avrò,
e poi si vedrà,
che succederò;
e il futuro,
fa un po’ paura,
ma ci sarò,
ci sarò,
finchè potrò.

E cercarti in un momento,
sentirsi soli,
e sospesi,
in bilico ad un giorno inconcludente,
senza niente,
sentire il male intorno a te,
cercarti un momento di dolore,
di stupore,
di silenzio,
di abbandono,
quando senti,
che non  importa  a nessuno
di te;
e cercarti proprio adesso,
in un a notte
monotona,
una notte plumbea,
di sopore,
cercarti per te,
per me,
per sfuggire
alla solitudine e
ad una struggente malinconia,
cercarti
perchè e così,
mi vieni in mente,
solo senza te,
perché sei unica,
che mi ascolti,
che mi vedi,
che mi parli.

Notte,
schermo acceso,
e come un bambino,
non so se dorme o fa finta:
ore piccole,
ferme,
il tempo
nicchia indulgendo,
il buio sembra uno
scuro perenne;
pensieri,si accavallano,
lottando tra presente e passato;
se tu fossi qui,
ti direi mille cose,
se tu fossi qui,
la noia e il dolore,
se ne andrebbero;
la notte mi pervade,
il sonno fugge nella notte
come un ladro randagio;
domani,
sarà domani.

Notte interminabile,
a cavallo d’una scopa,
in bilico tra realtà e sogno;
mille e più pensieri,
tra ieri e oggi,
passato e presente;
vorresti tutto e niente,
stare bene,
amare,
trovare,
il tuo posto,
fare meglio che puoi
raggiungere
le tue mete,
notte opaca,
perfetto silenzio,
domani,
si vedrà.

Sei in me,
e ti penso,
e ti ricordo,
anche quando non mi và,
anche quando ti ho mandata
al diavolo,
anche se mi stufi,
anche se mi deludi,
e non ti sopporto più,
e quasi vorrei
non averti mai vista;
eppure ti ripenso,
di continuo,
ho bisogno di te,
dei tuoi capelli,
il tuo viso,
il tuo modo di fare,
la tua voce;
sei in me,
non ti lascio.

Il cielo è pieno di nuvole
E ammassi immensi e giganti,
spira un aria fraschetta,
la polvere e le foglie
sono spazzate dalle correnti,
è l’autunno che viene,
adesso che sei abituato al caldo,
proprio ora l’estate
è the end,
fine,
basta,
chiuso,
fine stagione.

E il tempo è volato
Come un treno mattutino,
che hai perduto,
gli anni li hai sulle spalle,
la scuola,
quanti ricordi,
e i compagni che fine
avranno fatto;
e poi lei,
la tua storia fallimentare,
che cagava tutti,
meno che te,
meno che te;
e i capelli sono ingrigiti,
la panza prominente,
ma dentro se tu,
tu,
sempre lo stesso,
con mille domande,
mille perche,
ancora la voglia
di ribellarti,
di dire,
pensare,
amare;
di andare via,
lontano,
lontano.

Sono distante
Da te,
dai miei
tempi,
dai ricordi,
dagli anni
che erano,
e non saranno più;
sono distante
dalla gioventù,
e tutto si fa
difficile
e triste,
coi tuoi capelli
grigi,
i tuoi
anni,
in mezzo a un mondo
folle,
che non capisce niente
di te;
sono distante amore,
voglio stare nel
mio mondo,
al caldo,
al sicuro,
tra le mie cose,
tra gli affari
miei,
al diavolo
gli altri,
non devo niente,
tutto
quello
che ho,
dipende solo da me;
nessuno mi
ha regalato;
sono distante,amore,
voglio
solo sognare,
dormire,
fregarmene.

Cerco di te,
nel mio pomeriggio,
troppo lungo e ozioso,
cerco di te,
del tuo viso,
la tua pelle,
la tua voce per parlarti,
il tuo corpo,
per accarezzarti,
la tua presenza per
scaldarmi,
in questo autunno qua,
ai nostri piedi,
che inizia,
e porta via,
la bella stagione;
mi manchi,
vuoto e silenzio
senza te;
in mezzo al lento
soffiare del vento,
che butta per aria polvere
e
  foglie rinsecchite;
vorrei trovarti,
sentirti,
parlarti;
mi manchi.

Il tempo si ferma,
e non passa,
quando sei malato,
tutto nicchia,
tutto indulge;
voglia di correre fuori,
di
respirare,
di andare via,
di gironzolare,
in mezzo ai primi sintomi
dell’autunno che viene;
le giornate corte,
il vento,
le nuvolaglie ,
che corrono veloci nel cielo;
e tu con la tua voglia
di sparire,
di partire,
di guarire.
E con lei,
nella testa,
cercando,
il suo viso,
la sua immagine.

Vicino a te,
dimentico il brutto
e il male
del giorno;
vicino a te,
mi sento già in recupero,
sei una risorsa,
una risposta,
una speranza
rinnovata;
sei un sorriso che torna,
un raggio di luce,
che fende
la penombra,
sei questo
e di più;
e per te,
ritrovo
la voglia di aprire
un po’ la porta,
la voglia di ridere,.
Di credere di nuovo;
sei così piena di vita,
di energia;
sempre in moto,
avanti indietro;
hai sete,
hai fame,
tutto in te sprizza
di vita e di voglia
di esserci;
guardo la tua forza,
e ti invidio un po’,
con stupore
e ammirazione;
vicino a te,
dimentico i miei anni,
il passato,
e la nostalgia
dei tempi che non tornano
più;
ascoltami un po’,
un po’.

Cosa si fa,
dove si và,
in questo
giorno
stracco,
e incolore;
che si fa,
dove si và,
e tu ora
sei lontana;
e lontano da te,
tutto mi appare,
triste,
noioso
e vacuo,
come del resto è;
siamo soli,
con noi stessi,
le nostre cose,
i pensieri,
la nostra esistenza,
i crucci;
siamo soli,
e nessuno sà niente,
e capisce;
solo parole  insulse
e vuote,
della gente che non sa
niente,
non capisce ;
solo noi ,
sappiamo di
noi stessi.

Casa mia,
sogno solo
di tornare
a casa mia;
tra le mie mura
amiche,
le mie finestre con
le tende di mamma,
i miei cassettoni,
il telefono,
gli oggetti,
le foto,
la credenza
della nonna;
casa mia,
rifugio,
riparo,
fiordo,
oasi privata;
col mondo
fuori dalle scatole,
con le sue mene,
le sue frottole;
casa mia,
col cortile,
la ringhiera,
e il prato
da tagliare,
con gli alberi,
e le vecchie case,
con le colombaie,
le foglie
e  gli sterpi,
da raccogliere,
spicchi di cielo,
con nuvole strane;
la bici del vicino,
la roba stesa;
casa mia,
casa mia;
non voglio altro,
non mi fido ,
solo di casa mia.

Non so dove sei ora,
non so che stai facendo,
stai dormendo o fumando,
o ascoltando musica;
non so,che sarà domani,
se starò bene o male,
col caldo,
e poche nuvole
in alto,
cercando un po’ d’ombra ,
un po’ un ristoro;
ma so che tutto passa,
tutto svanisce,
tutto corre di fretta,
anche se non ti và,
se non vuoi;
ti viene tolto tutto,
per questo non smetto di pensarti,
di cercarti,
immaginarti,
di scriverti,
in questa poesia,
per questo,
mentre il tempo,
fugge lontano
da qui.

Bordello infernale dal cortile,
ci svegliamo tutti,
e usciamo con gli accappatoi,
guardiamo fuori,
la vicina si siede,
taglio dell’erba,
con la falciatrice grande meccanica,
che avanza sollevando
nuvole di polvere e
di erba,
odore di verde,
di erba tagliata,
il camion aspetta,noi
assonnati guardiamo per un po’,
l’erba cade,
e diventa un prato
regolare,
che sa di clorofilla,
di gambi,
di radici troncate,
una mattina un po’ diversa,
la steppa cede il passo,
all’erba bassa,
tutto qui.

Pioggia
Insistente,
mille rivoli
e rigagnoli,
cadono in terra;
stille si infrangono
sugli stipiti,
il ciottolato,
e le grondaie,
con un rumore
di martellio,
pioggia amica,
che spezza
il silenzio
e la monotonia
della mattina;
ancora scuro
pesto,
caseggiato immoto
e dormiente,
lunedì imminente,
purtroppo.

Quiete
Immane e assoluta,
pausa notturna,
dove il sonno
và e viene;
mi alzo
nella quiete
selenica,
bagno,
un getto d’acqua,
mi lavo la faccia,
bevo un attimo,
il tempo
pare
traccheggiare e
perdersi,
nella tenebra
lunare,
non voglio pensare a niente,
non voglio lambiccarmi,
rimando a domani,
tutto quanto;
luce a basso consumo,
un pensiero per te,
voglia di tutto,
e di niente,
di partire,
per un viaggio
mai tentato,
mandare tutto
a quel paese,
non esserci,
non farmi trovare.

Sei qui,
davanti a me,
fremi e sei nervosa,
vai avanti  e indietro,
che hai,
cosa fai,
che vuoi;
hai il fuoco addosso,
non mi ascolti,
ti alzi più volte,
e non so se è colpa
mia,
non so se stò sbagliando,
ma prendi e te ne vai,
via,
via,
ed io rimango qui,
e ti cerco,
nel mio universo,
e dico forte,
il tuo nome,
e ti penso forte,
ma non so,
so che se te ne vai,
è un guaio,
e io me lo tengo;
non riesco a legarti,
non riesco a fermarti,
vai,
vai,
v ia,
via ,
così,
e io resto qui,
resto qui.

Niente di strano
Se stò qui,
a far niente,
tanto è così;
è così bello vederti felice,
che di rubarti
il sorriso,
non sono capace;
tu non capisci,
che non voglio fregarti,
rubarti,
o chiuderti,
tu capisci,
solo,
la tua libertà.
E io stò qua,
in questa sedia,
mentre,
tu vai via,
a girare,
scompari,
e
tanti saluti,
ma la tua libertà
è tua,
e rispetto,
la tua volontà,
di libertà;
voli,
vai,
non pensi,
sei libera,
come una cicala,
come un aquilone,
sospeso
dal vento;
libera,
libera.

Corridoio ;
vecchio ospèdale,
i soffitti alti
d’una volta con le arcate,
porte antiche e porticine in disuso;
i cartelli prensili,
sportelli
fogli,
manifesti affissi;
foglie entrano ,
spintonate dal vento,
le poltroncine vuote,
pomeriggio;
chi viene,chi parte,
chi stacca,
chi traffica;
saluto le impiegate, e mi godo la frescura
e la corrente;
qualche amico che passa,
mi offre un caffè,
una parola,
un amica mi saluta,
assistente sociale,
passa e se ne và;
le ore nicchiano,
la macchinetta gorgoglia
e stride,
la giornata vola
lentamente.

Non c’è libertà,
tra le parole
le opinioni sballate,
la spazzatura della
tele,
non c’è libertà,
solo apparenza,
solo illusione,
tra luci,
negozi,
insegne,
strade,
casino;
tante cose sì,
tante parole,
ma in fondo è così,
non c’è libertà,
libertà
di startene in pace,
di fare quello che vuoi,
di rimandare,
di non seguire nessuno,
di stare per conto tuo,
di dire basta,
e non fare niente,
se non ti và;
non c’è libertà,
libertà,
solo chiacchere,
solo trucchi di prestigio,
illusioni.

Esagerare,
voglio esagerare,
senza
far capire,
cosa faccio,
cosa dico,
la gente non deve sapere,
la gente la butto fuori,
non la voglio nella mia vita;
l’importante è
esagerare,
nelle cose mie,
che mi piacciono,
in quello che voglio,
che mi piace,
negli affari miei,
in quello che sento,
in quello che provo;
esagerare a modo mio,
senza dire niente a nessuno,
non mi interessa
è una cosa solo mia,
è la mia vita,
la mia vita,
e la spendo,
come credo,
come mi và;
l’importante è esagerare,
ma gli altri non c’entrano,
non devono sapere,
non dico nulla a nessuno,
cavoli miei
e basta;
l’importante è fare cose per me,
per me,
l’importante è trovare
libertà,
respirare libero,
e mandare al diavolo,
tutto quanto,
le menate,
i compromessi,
la polvere e il
pattume della gente,
le loro frottole,
le scemenze,
le opinioni
ciccate e sbagliate;
voglio solo esagerare,
come voglio io,
affare mio,mio soltanto.

Guardo la città,
la stessa piazza,
le stesse vie;
ma intanto gli anni
volano via,
tante cose finite,
cambiate,
tanta gente,
che chissà dov’è,
e come stanno,
e cosa faranno;
questa vita che ti frega,
in realtà così breve,
che tutto scappa via,
poco tempo,
per tutto,
poco tempo,
per te,
e ogni
cosa è persa,
e
l’autobus passa
solo una volta,
e il tempo,
non ritorna
più,
non ritorna…

Tante facce intorno a me,
passano a frotte,
chi ha fretta,
chi ciondola,
chi parla,
chi non ha nulla da fare,
sono seduto,
e osservo la gente,
vicino alle macchinette,
ombre che passano,
molti non ti vedono,
o fanno finta di non vedere,
altri meglio perderli,
chi parla troppo,
chi non ti vuole
e non capisce niente di te;
gente passa,
qualche volta
un barlume,
un sorriso,
un amica,
o un amico,
facce che ti conoscono,
chi dona un sorriso,
chi non sa donare niente,
neanche quello;
gente che passa,
via ,vai,
mentre mi appoggio
al bastone,
e aspetto
che il tempo passi,
o devo fare qualcosa,
aspetto seduto,
e vedo le facce della gente,
che credono di sapere,
e non sanno niente di te,
guardo e so e capisco,
anche quello che la gente,
crede che io non sappia;
me ne frego,
e stò seduto,
pensando ai casi miei,
bevendo un cappuccino,
guardando il telefono,
stò seduto,
e vedo al vita che passa,
e nessuno sa niente,
e non vede niente,
stò seduto…

E il tempo è volato
Come un treno mattutino,
che hai perduto,
gli anni li hai sulle spalle,
la scuola,
quanti ricordi,
e i compagni che fine
avranno fatto;
e poi lei,
la tua storia fallimentare,
che cagava tutti,
meno che te,
meno che te;
e i capelli sono ingrigiti,
la panza prominente,
ma dentro se tu,
tu,
sempre lo stesso,
con mille domande,
mille perche,
ancora la voglia
di ribellarti,
di dire,
pensare,
amare;
di andare via,
lontano,
lontano.

Breve
Ogni giorno
È unico e insostituibile,
la vita è breve,
e scivola via,
ti sfugge tra le mani,
come acqua salata di mare;
per una sequoia gigante,
la vita umana ,non è che un attimo;
e provvisoria ,
temporanea,
cangiante,
e dura poco;
possiamo solo cercare
di passarla al meglio,
fregandocene e divertendoci
più che possiamo,
di domani non c’è certezza.

E adesso sono qui,
dentro questo pomeriggio,
silente e afoso,
col sole
che bombarda le teste,
e il caldo arrivato;
qui,
e sento il vuoto ,
senza te,
mi sento sperduto,
lasciato,
dimenticato;
senza te
ho visto delle
foto tue,
e penso al tuo viso,
i tuoi occhi,
così grandi,
così buoni,
e un po’ tristi;
e mi manchi,
e ho voglia,
solo
di rivederti,
e correre da te.

Gettare alle
Spalle,
le cose sporche,
dimenticare gli errori,
lo squallore,
le parole idiote
della gente,
che non conta,
che non c’entra,
e camminare,
libero,
per sentieri voluti da me,
nella calma,
nel silenzio,
come da bambino,
quando tutto era
chiaro,
tutto era semplice;
provare gioia per tutto,
per le cose semplici,
il pane caldo,
un focolare,
un campo
di fieno raccolto,
i sapori d’una volta,
i vecchi tempi;
mandare al diavolo,
questa realtà,
questo oggi,
così pesante,
così carico di
scemate,
di cose idiote da dimenticare;
tutta questa società
greve.

La vita è
Poca cosa,
è un breve momento,
dove l’essere umano,
si agita e sbraita,
credendo a tante cose;
e tutti gli rompono
le balle,
per questo o quello;
io non ci credo,
non mi muovo,
stò qui,
me ne frego;
penso solo
a cose mie,
faccio
come voglio,
e non
ascolto nessuno;
gentaccia a volte,
crede,
di sapere,
di capire,
di decidere al posto mio;
alla larga,
dico no;
non ci stò,
non mi frega,
non mi muovo,
non ci sono,
vado via;
faccio come voglio
e basta,
questa vita corta,
la voglio spendere,solo
come voglio io.

O cara,
dormi ora,
dormi,
immersa nei regni
di morfeo il sacro;
io non ti sveglio,
non ti desto;
guardo solo il tuo sonno,
fantastico e unico;
il tuo volto,
le gote  pallide e rilassate,
il respiro,
un sospiro mesto;
graziosa creatura,dormi,
dormi pure,
mentre ti guardo nascosto,
cercando di indovinarti il sogno,
segreto che ti possiede e ti domina,
in questa che passa con flemma.

Pagina vuota,
che ci metterò,
parole per te,
per me,
per farmi coraggio,
per pensare,
per meditare,
per trovare coraggio;
per farti ridere,
o pensare, o ascoltare,
e fermare la tua corsa, e
i casini,
dove sei messa;
parole per te,
nella pagina bianca.

Mattino
Albeggiante,
occhi pesanti,
capelli arruffati,
bevi un po’ di latte,
poi lavi la faccia,
per svegliarti,
e fuggire da un sogno;
fuori
un debole chiarore
mattutino,
fà freschetto,
ancora nessuna
luce alle finestre;
d’altra parte
è domenica;
solite menate,
tedio,
cose banali,
faccenduole domestiche,
il bucato,
roba da stendere;
magari ti corichi ancora un po’;
tutto tace;
aurora.

Voglia di starmene
Fermo,
di stare calmo,
di stare  a casa,
di stare tra le mie cose;
e non ascoltare
nessuno,
non sentire le menate
della gente,
le loro falsità,
le loro ipocrisie;
nessuno sa niente,
nessuno capisce niente;
la mia storia,
la sò soltanto
io,
solo io,so
la  verità,
chi sono,
cosa voglio;
non mi frega
di altri,
voglio starmene
per conto mio,
vivere
a modo mio,
camminare
per la mia strada,
per sentieri,
scelti da me,
in libertà,
pensando per conto mio,
senza guardare nessuno;
facendo il mio cammino

Cerco refrigerio,
piccoli spazi d’ombra,
fuggo dal caldo,
dall’afa,
dal clima umido,
e asfissiante
dell’estate;
nel cielo,
volta sgombra,
non una nuvola amica,
attendo una perturbazione
amica,
un annuvolamento;
ma invano,
sete,
voglia di doccia,
di ristoro,
di dormire,
di sparire,
rimandare,
respirare;
caldo spietato,
boccheggio,
e sonnecchio,
voglia di dormire,
alla messicana.

Provvisorio
Resto qui,
a far niente,
tanto è così,
e tu amore,
manco a dirlo,
ti volti prendi la
rincorsa,
e te ne vai;
ed io,resto qui,
senza parlare,
senza dire,
e a te non passa per la mente,
di noi,
e di come tutto ,
và di fretta,
come te,
come tutto passa,
e siamo provvisori
ed effimeri,
e consumiamo in fretta,
come candele,
che danno il
doppio di luce,
e finiscono in fretta;
e poi non né rimane
che pochi avanzi;
e così amore,
e noi due siamo
un po’ così,
tu te ne freghi,
ma tutto passa,
tutto finisce ,
prima o poi;
amore pensaci,
e non lasciarmi,
adesso,
non
lasciarmi, ancora.

Senza te,
è tutto strano,
tutto anomalo;
ogni cosa mi pare brutta e
opaca,
come un film
in bianco e nero;
ti penso ,
a te lontana,
a te che taci,
che dimentichi,
che non parli,
e non ti fai sentire,
hai già messo una pietra
sopra;
mi resta solo
la speranza,
in te.

Notte ,
buia,
fosca,
in attesa del temporale;
nubili maligne,
abnormi,
livide,
opache transitano
in alto,
aria fresca,
ventate
cariche
di gocce,
e di ozono;
improvviso,
un lampo,
squarcia la sera,
e illumina a giorno,
come un flash;
qualche goccia,
aria fresca in faccia,
respiri,
stai bene;
un tuono remoto,
echeggia burbero e
minaccioso…

Vuoto,
estate,
un'altra estate,
di noia,
di caldo,
di afa,
e di polvere;
coi pomeriggi lunghi ,
che non passano più,
col fuggi fuggi generale,
dalle città,
la solitudine ,
la tristezza,
il tempo che và,
gli anni,
il loro peso,
quello che sogni,
un desiderio nel cassetto
voglia di partire,
di sparire,
di calma,
relax;
un'altra estate.

Voltaggio,
inerpicato sopra la salita,
su un bricco,
città molto ligure,
con viottoli,
viuzze,
vecchie saracinesche,
botteghini
e carugi genovesi;
paesino gradevole,
calmo
e silenzioso,
a parte le sagre
e le processioni;
paese staccato dal tempo,
un po’ fermo,
un po’ immobile,
con un aria da anni 50’;
e poi il fiume,
l’acqua pura e l’aria fresca;
montagna.

Vento sopra,
folate si abbattono
sul cortiletto,
arriva un sentore
di pioggia,o forse se ne và la
primavera,
e poi il vento,sarà
solo un bel ricordo,
con il caldo che viene;
colpi di vento e correnti,
lanciano in aria,
foglie  e
polvere,
scuotono la biancheria,
piegano le bacche,
sbattono le imposte;
la vicina esce con
la ramazza,
borbottando,
e fa pulito come può.

Cade questo giorno,
e domani non si sa,
che succederà,
che vuoi che dica, tesoro,
siamo qua,
io e te,
in mezzo al mondo,
due puntini sull’universo;
due vite in bilico,
due vite sospese;
e camminiamo
in mezzo alle buriane,
nella notte scura,
e abbiamo un po’ paura,
cara,stammi vicina,
ho solo te, che mi
salvi dalla noia,
dall’apatia,
dal mio guscio,
tesoro,
rispondi, un
poco…

Senza parole,
le avevo qui,
erano intorno,
me le ero messe da parte,
ma poi sono scappate,
sono volate,
sono andate;
senza parole,
e come farò,
a riempire
questo foglio,
questo spazio,
questo vuoto,
come la solitudine,
d’una panchina
a novembre;
senza parole,
le avevo qui,
ma ora,non più;
e tu te ne andrai,
e tu scapperai,
e non mi parlerai;
senza parole.

Morrison,
Morrison,
poeta maledetto,
poeta con la bottiglia,
artista,
genio,
precursore,
un po’ zingaro,
ribelle,
libertino,
un po’ poeta;
tra eccessi e contrasti,
vita,
vita,
re del rock,
per sempre.

Montagna notturna,
scendendo lungo
il crinale,
verso la vallata di gavi;
cespugli e arbusti
in penombra;
alberi e pini,
oscuri  e velati;
odori di montagna
primaverili;
odore di fieno,
di stalle,
di erba novella tagliata,
di paglia,
di lavori alpestri;
odore di montagna,
di natura,
di libertà,
che ti accompagna,
mentre discendi,
con la macchina,
sperando di non
cozzare,
contro qualche capriolo,
o cinghiale;
qualche lepre,
corre a nascondersi,
abbacinata
dai fari;
montagna.

Notte estiva,
dove l’aria fresca
è solo un ricordo;
tardi.
Mi sveglio,
accendo la luce,
orologio,
bagno,
un bicchiere d’acqua,
la notte non è più
tanto giovane,
stà passando in fretta,
tra poco l’alba,
rintocchi di campana,
desiderio,
di frescura,
refrigerio,
di aria,
di una giornata di nuvolo,
di un po’ di pioggia amica,
ma niente,
solo caldo,
un'altra doccia magari,
acqua che zampilla
nello scarico,
come un ruscello
brinato di montagna,
sapore di fresco,
e pulito,
maledetto caldo,
quando finirà.

Mantello notturno,
ore piccole,
mente vuota,
silenzio
assoluto,
perfetto,
sacro,
magia notturna;
dimenticare,
non pensare,
stare in pace,
cullarsi nel silenzio.

Noi i pazzi
Siamo qui,
solo noi,
i pazzi,
e scusate il popolo ci aspetta,
andiamo di fretta,
e oggi pure noi
vogliamo parlare,
pure noi,
vogliamo esserci,
e per la gente ,
siamo solo noi,i pazzi,
quelli che non fanno niente,
quelli che non
capiscono,
quelli che vegetano,
e poltriscono,
quelli con cui è inutile ragionare,
quelli da perdere,
da non trovare,
non ascoltare;
perché è più facile e comodo,
dire pazzo,
che capire,
che comprendere;
la gente è sorda,irrazionale
e indifferente;
e i pazzi siamo sempre noi,
quelli che non lavorano,
quelli ridicoli,
e siamo pure diplomati,
e siamo strani,
per farci notare,
per farci vedere,
ascoltare;
ma non c’è niente da fare,
c’è sempre il sospetto,
il dubbio,
siamo solo noi,
quelli che è sempre colpa nostra,
che non contiamo niente,
gli esclusi,
da una parte,
seduti a guardare,
gli altri,
siamo noi,
i pazzi.
Ma anche noi ci siamo,
sentiamo,amiamo,soffriamo;
noi,i pazzi.

La notte,
è un abisso
di infinite nottate,
un oscuro avello,
un manto vellutato
di nero;
pieno di echi,
di fantasmi,
di spiriti
e sogni;
il tempo và lento,
come un orologio rotto,
mille pensieri,
voglia di volare
libero,
al di là
delle tenebre,
e del male.

Vai avanti e indietro,
non ti fermi,
sei nervosa,
e non sai perché;
ehh
tu non puoi chiedere,
tu non puoi esagerare,
siamo qui,
sospesi nel vuoto,
a cavallo d’un filo,
siamo qui,
vivi,
vivi,
e domani,
domani chi lo sa,
tutto passa presto,
e s e ne và
la nostra età;
cosa vuoi che ti dica,
tesoro,
fermati un po’,
ascoltami,
guardami
un po’;
senza di te,
le ore,
diventano
infiniti abissi,
che non passano più;
tesoro fermati,
almeno un po’,
fermati.

Esagerare,
voglio esagerare,
senza
far capire,
cosa faccio,
cosa dico,
la gente non deve sapere,
la gente la butto fuori,
non la voglio nella mia vita;
l’importante è
esagerare,
nelle cose mie,
che mi piacciono,
in quello che voglio,
che mi piace,
negli affari miei,
in quello che sento,
in quello che provo;
esagerare a modo mio,
senza dire niente a nessuno,
non mi interessa
è una cosa solo mia,
è la mia vita,
la mia vita,
e la spendo,
come credo,
come mi và;
l’importante è esagerare,
ma gli altri non c’entrano,
non devono sapere,
non dico nulla a nessuno,
cavoli miei
e basta;
l’importante è fare cose per me,
per me,
l’importante è trovare
libertà,
respirare libero,
e mandare al diavolo,
tutto quanto,
le menate,
i compromessi,
la polvere e il
pattume della gente,
le loro frottole,
le scemenze,
le opinioni
ciccate e sbagliate;
voglio solo esagerare,
come voglio io,
affare mio,mio soltanto.

Ora che tu non
Sei qui con me,
tutto mi appare
triste ,
grigio
e bianco e nero
com’è;
ora che tu,
non sei qui con me,
il tempo
è un macigno,
un peso,
un eterna notte,
di infiniti abissi,
che non passa mai,
ora che tu non sei qui con me,
non ho più
forze,
non ho risorse,
e resto qui,
senza dir niente,
in preda a infinite
solitudini,
tu non sei qui.

Sole alto,
poca aria,
afa
e polvere secca,
testa pesante,
sudore,
sete implacabile;
pomeriggio ozioso
e stracco,
il tempo non passa,
vicine rumoreggiano,
quiete pomeridiana,
coni di luce,
caldo..

Desiderio di casa,
di mura domestiche,
silenzio,
riflessione,
di pensare,
oppure no;
voglia di casa,
stanco di tutto,
di parole,
di questo,quello,
di richieste,
di casini;
voglia di casa mia,
stare cogli occhi chiusi,
dimenticare,
respirare,
scusa amore,
non ci sono,
non mi muovo,
voglia di stare in pace,
con me stesso.

Fuori,
la luce
balugina,
attraverso gli
anfratti delle persiane,
ci sarà il sole;
sbadiglio,
mamma stà facendo
la colazione in cucina,
mattinata avviata;
forse andrò via,
oppure,
non lo so che farò,
futuro incerto,
mentre il tempo passa,
impassibile ed
inesorabile,
ed io resto qui,
mentre tutto fugge,
tutto và.

Impossibile,
impossibile ogni cosa
senza te;
e stò qui,
in questa mezza festa,
senza arte né parte,
e tutto mi appare
noioso e sbiadito,
com’è,
senza te;
impossibile,
c’è troppo silenzio,
troppa tristezza,
nella mia vita,
se tu non ci sei,
se tu non
sei con me;
impossibile,
starti lontano,
impossibile,
e con te,
mando al diavolo
il mondo
e le sue mene,
volto le spalle a tutto,
e me ne frego;
impossibile stare
lontano da te.

Cosa è successo,
è stato bello sognare,
ora le luci si sono spente,
la festa è finita;
silenzio,
sei lontana,
distratta,
affaccendata,
torni su
e non scendi più;
non ti volti,
non mi guardi,
non ti ricordi,
una volta stavamo più insieme,
una volta ridevamo,
e passavamo tempo insieme;
cosa è successo,
non hai voglia,
non ci pensi,
ti volti e sparisci,
e tanti saluti,
non capisci,
niente è cambiato per me,
ed allora perché,
abbiamo così fretta,
non parliamo più tanto,
non abbiamo più molto da dividere,
che succede,
che succede…

Agosto che caldo fa,
per ammazzare il tempo,
vorrei mettere insieme
una roba scritta,
con tante parole e
pensieri pensati,
e riempire,
questo muro bianco
della gente,che non
ha imparato a dire,
un solo sì;
vorrei escogitare
uno scritto un po’ importante,
un po’ non tanto,
mezzo riuscito,
mezzo serio,
o forse no,
che faccia sorridere,
e pensare
un po’,
ma non so se riuscirò,
come un bambino
che chiude gli occhi,
e vede il futuro già,
che è già qua,
non ha pietà,
e ci porta via,
chissà dove,
chissà quando;
uno scritto,
che riempia
il vuoto,
e il grigiore,
della lontananza
e della solitudine.

Ti sei chiuso,
dentro,
non parli
più;
non frequenti,
il mondo è sempre
più lontano;
e il tuo povero
cuore,
soffre
per la solitudine,
ubriaco di malinconia,
ha bisogno d’amore,
ma tu fai finta,
ti volti e dormi;
apri il tuo cuore,
e vola,
cerca di amare,
guarda
il tramonto ramato,
apri il tuo cuore,
cerca di crederci,
di crederci;
và da lei,
và da lei.
Forse c’è ancora
Speranza,forse…

Notte
Estiva,
il frinire
degli insetti,
il cicalio
delle gazze,
e dei colombi,
notte alla fine,
quel che ne resta,
stà facendo giorno,
finestra aperta,
pensando a tutto,
e a niente;
domani è già qui,
giorno,
tutto succederà.
O forse no.

Cielo sgombro,
poche nuvole solitarie
e striminzite,
arriva un po’ di vento,
per fortuna,
la tele accesa,
finestre aperte,
ora di cena,
piatti
e vivande,
posate che sbattono,
farai una doccia,
o forse no,
impossibile,
farne a meno.

Settimana che si spegne,
noiosa
e pallosa;
niente di nuovo,
tutto passa
e finisce,
l’inverno se ne và,
arriva il caldo,
a rompere,
e chi se ne frega,
meglio non pensarci;
ed io,tra voi,
e tu ,
che fingi di non
vedermi,
di non sapere,
stò lì e non dico
niente,
come posso farti capire,
non mi ascolti,
non mi pensi,
non mi parli;
ed io tra voi,
non c’entro nulla,
vorrei gridarti forte,
per farti vedere,
per farti sentire,
capire,
sono qui,
qui;
ma non mi senti,
non mi parli,
ed io tra voi,
tra voi.

Cara amica,
da quando non ci sei,
tutto è strano,
tutto è cupo,
non ho voglia di parlare,
non mi fido di nessuno;
tutto è tristo e scuro,
e questo vuoto,
che hai lasciato,
non diminuisce,
amica mia,
dove sei,
che fine hai fatto,
senza te non parlo,
non rido,
e ogni problema,
è un gran casino;
amica,
non ti lascio lì,
il tuo posto vuoto,
è triste,
e cupo,
senza di te,
mi sento,
solo,
in mezzo ad una foresta,
di gente foresta;
amica mia senza di te,
non c’è festa,
il tempo non passa,
si ferma,
indulge,
come una testuggine,
che stà ferma.

Voglio
Chiudere gli occhi,
pace,
respirare,
dimenticare,
scordare tutto,
stare quieto,
libero,
tranquillo;
sentire il silenzio,
non pensare,
stare calmo,
calmo.

Se potessi,
io ti farei,
quasi una canzone,
ah ahg ah,
e ci metterei
dentro,
delle parole,
mai usate,
mai sentite;
delle parole per te,
se sapessi
trovare il tuo cuore,
scriverei
una mezza canzone,
una mezza poesia,
per dirti cose,
che sento,
che provo,
per farti ascoltare,
per farti fermare,
così tu non andresti via,
non mi lasceresti,
non ti volteresti,
fischiettando,
e pensando ad altro;
se potessi,
stupirti,
comporrei
una strana poesia,
metà canzone,
metà strofetta,
che ti dica un
po’ di tutto,
e un po’ di niente,
che ti ricordi
di me,
quando sono lontano,
quando sono stanco,
triste
e solo.
Se potessi…

C’è un istante anche per te,
vieni qui un momento,
lascia tutto com’è,
e smetti di fumare,
smetti di ascoltare musica,
stammi a sentire un attimo,
c’è un istante anche per te,
quando ti penso nel mio giorno,
mentre cammino da solo,
in un pomeriggio stracco e noioso,
stanco di menate,
quando ritorno,
quando stò seduto,
dormo,
o penso,
un istante per te,
per noi due,
comunque sia,
se stò bene,
o male,
se piango,
se rido,
un istante per te,
anche se non ci sono,
anche se siamo lontani,
fermati un attimo ,
stammi a sentire,
pensaci,
non dimenticare,
lascia stare il vestito,
lascia stare
le cavolate,
fermati un attimo,
torna qui,
non andare,
non scappare,
un momento anche per te,
solo per te,
in cui mi ricordo di te,
e ti penso,
e tu non lo sai,
non mi senti,
non ascolti,
fermati un attimo,dai…

Libero,libero,
perché
è così difficile,
dov’è
dov’è,
la libertà,
che ho dentro,
nel cuore,
nell’anima,
nella testa;
si parla di libertà,
ma poi,
non ce né;
libero,
libero,
voglio
libertà,
di fare,
e non fare,
di stare fermo,
fregarmene
e basta,
muovermi,
o forse no,
stare quì,
sognare,
pensare,
rimandare,
decidere,
libertà.

È stato bello sognare,
ma adesso non c’è più
nulla da fare,
solo il silenzio
è restato tra noi;
e tu non ci sei,
tu dove sei,
è estate,
e sei andata via,
immersa nelle tue cose,
presa dai tuoi pensieri,
è stato bello sognare,
ma non c’ è più nulla da fare,
non so cosa pensi,
cosa resta di noi;
e tu non parli più,
non chiami,
non mi senti,
non mi parli;
forse è finita
così,
no non può essere,
no,
non voglio,
non ci credo,
ma tu dove sei,
che fai…

Folate di vento improvvise,
gettano per aria cespugli e foglie,
sbattono pezzi di carta,
piegano le imposte,
scuotono i cavi da bucato,
mandando in faccia
colpi di vento fresco;
guardo il cielo dallo sdraio,
nuvoloni grossi,
corrono nell’atmosfera,
chissà se pioverà un po’,
o no;
voglia di stare in casa,
di godersi
gli spifferi ,
di non fare nulla,
chiudere gli occhi,
senza pensare,
rimandare a dopo,
tutto quanto,
mentre il tempo
passa,
senza posa,
come sempre,
consumando anche l’estate.

Passa il tempo inesorabile
E i giorni,
partono
e sfilano veloci,
e i mesi volano,
snocciolano via
gli anni,
senza posa,
inesorabilmente,
tutto si conclude,
tutto ha una fine,
e ogni cosa è
una questione di tempo;
e la vita poi,
a ben guardare attenti,
è ben poca cosa,
breve  e veloce;
e conta come te la sei
passata,
e ogni giorno è unico e insostituibile,
e non ritorna,
tutto fugge via,
e i tuoi cari,
oggi ci sono,
domani non più;
siamo soli,
e lottiamo
contro la solitudine,
e la tristezza,
mentre intorno a noi,
si fa
il vuoto,
e tutto ci viene tolto;
tempo che passa.

Ascolta,
prima che ti volti,
e te ne vai,
io non so se pensi  a noi,
oppure no,
non so se hai capito,
ma se te ne vai,
questo è un guaio,lo so;
eh quante scene fai,
se te ne vai,
ma di noi ti importa,
oppure no;
o già vai per la strada tua,
verso il futuro,
e me,
mi hai scartato via,
dimenticato,
non ci sono più,
ma che fai,
te ne vai,
e io,
io,
non so se stare,
oppure no,
andarmene via,
ma non posso,
non posso,
stare senza di te.

Amore,
tu sei lassù,
tra i bricchi e i fossi,
tra mulattiere
e sentieri,
stalle
e case di montagna;
starai passeggiando,
godenti l’aria buona;
qui c’è un vento forte
di città,
un libeccio,
o maestrale,
chissà,
che sferza le foglie,
alza il terriccio,
piega gli steli
delle piante,
e dei fiori
delle vicine;
un vento alleato,
che ferma
la monotonia
del caldo
desertico;
amore tu sei là,
ti vedrò,
o no,
non lo so,
a casa mia bene stò,
lontano dal casino
e della calura;
amore scusami,
voglio stare a casa mia,
chiudere gli occhi,
ascoltare le folate,
rimandare,
lasciare tutto così,
fregarmene non pensare,
lontano da questo sole,
rompino,
lontano da tutto,
felice di stare
con le mie cose;
amore,
prima o poi,
ci vediamo,
ma con calma,
che fa caldo.

Spruzzatore
Congegno da bagno,
apro l’acqua,
in quest afa,
in questo caldo
inumano,
boccheggiando;
mille canaletti,
mille rivoli,
fuoriescono,
dallo spruzzatore,
come rigagnoli di sorgente,
zampilli in faccia,
gocce,
che colano,
capelli
bagnati,
odore di cascata,
di acqua di
rugiada,
che tutto porta via,
la stanchezza,
la fiacchezza,
la noia,
la voglia,
di mandare tutto
a quel paese,
stare a casa,
in questa estate,
barbosa,
e rovente;
spruzzatore,
cascata
di stille
lucenti,
gocce amiche.

Che belle scene,
di lei che arriva,
stò aspettando
nella holl,
lei stà per arrivare,
non stò nella pelle,
e sono contento;
e poi eccoti,
finalmente,con
la tua tuta
coi brillanti,
che sberluccicano
alla luce;
eccoti,
coi tuoi capelli,
il tuo viso
fresco e forte,
i tuoi occhi grandi,
eccoti,
tante cose da dirti,
e poco tempo
per farlo,
ma tu sei svampita,
distratta,
devi andare,
fare,
incasinare;
non stai ferma,
non mi senti,
non mi senti,
che belle scene,
tu che arrivi,
ma sei lontana,
anni luce,
non riesco a darmi
ascoltare,
devi andare,
andare..

Rubinetto,
lucente e cromato,
apro,
gorgoglio d’acqua,
getto bianco,
fruscio nel lavabo,
mi pare un laghetto rupestre,
d’alta quota,
mi pare di
essere lontano,
al fresco,
in una baita,
presso quelle
sorgenti di montagna,
per riempire borracce
e bottiglie;
mi lavo,
sensazione
di fresco,
e pulito,
mondato,
caldo alleviato,
afa dimentica,
rubinetto,
volo via,
fantasticando,
immaginando di
non essere qua,
alle cascate
del niagara,
o in Africa,
o chissa dove;
rubinetto,
gorgogliante,
tutto sparisce
nello scarico,
anche i pensieri.

Acqua minerale,
miriadi di bolle,
fresca,invitante,
con le gocce
che scivolano lungo il
collo della bottiglia,
tolta dal frigo;
acqua
che scivola,
che entra,
che placa,
calma,
ristora,
rinfresca;
e chiudo gli occhi,
vedo torrenti
ghiacciati,
brina,
neve novella,
acqua amica,
cristallina,
mi alzo,
e tracanno,
in questo caldo
desertico,
e shaarariano.

Doccia
Il giorno incanutisce,
con monotono languore,
fuori c’è un sole peperino,
afa,
caldo,
gola secca;
non c’è scampo,
faccio la doccia;
doccia,
mille zampilli,
bianchi e cristallini,
piovono sul capo,
come sorgente
pura di vetta,
torrente della moldavia,
le gocce tergono la pelle,
scrosciano e vanno,
verso lo scarico;
fresco e pulito,
di ruscello alpestre;
e fuori c’è un caldo boia,
non mi muove un ombra,
il sole ristagna,
e tutta una lagna,
questa estate,
arsa
e secca;
doccia,
rivoli
adamantini su di me,
amore,
di meglio non c’è..

È stato bello sognare,
non c’è più nulla
da dire,
da fare,
tra noi;
e tu
non parli più,
tu non chiami più;
non ti sento,
non ascolti,
non ricordi;
è stato bello sognare,
la festa è finita,
le luci son spente,
la fine
la fine di tutto,
tra noi,
o forse no;
ma tu non chiami,
non senti,
non parli,
che hai;
è stato bello sognare,
ma adesso sei lontana,
distratta,
non parli,
non senti,
non ricordi più,
e vai per il tuo
sentiero;
è stato bello sognare…

Caldo d’africa,
tropico,
giungla urbana,
gola secca,
come carta vetro.
Voglia di doccia,
di fresco,
di acqua zampillante,
di ristoro;
il tempo non passa,
le nuvole non passano,
cielo a specchio,
sole efferato,
crudele;
maledetto caldo,
scappare tra la neve,
respirare,
lontano da questo.

Alture di voltaggio,
avvolte  e pregne
di verzura,
di verde,
piante  e foresta,
che sembra un
paesaggio del Borneo,
con le giungle di Sandokan;
e poi filari di pini
svettanti,
incolonnati,
alberi,cespugli e sterpi;
spazi cin baite e cascine
di montagna,
ambiente parco e tranquillo,
frescura
e silenzio
montano;
e ti perdi nel verde,
e non più,
vorresti il ritorno.

Domenica di luglio,
che caldo fa;
la vicina parla,
odore di cucina,
di cibo,
di cipolla,
di consumè;
sole forte fuori,
meglio evitare,
meglio scappare,
cielo pulito come
uno specchio;
afa dominante,
sete,
voglia di gelato,
di fresco,
doccia,
bibita;
ombra,
fregarsene,
solita estate.

Il vento spazza il cortile,
maestrale,
amico vento,
che fa respirare,
rimanesse;
foglie e sterpi,
corrono,
polvere,
folate veementi;
la vicina ramazza;
fine settimana.

Lenta,avanza l’alba,debole
Chiarore,
buca la tenebra,
cinguettio
degli uccelli,che
salutano
l’imminenza del
mattino;
alba,col futuro che è già qui;
occhi velati di sonno,
puntata in bagno,
bicchiere d’acqua,
silenzio magico,
naturale,
mattutino;
cosa sarà,
ti assalgono,
i ricordi,
del giorno prima,
fatti buoni,
o brutti,
è passato,
è storia,ormai;
aurora incipiente,
giorno,
inizio;
speranza,
illusione.

Vento estivo,
spifferi e folate,
amiche,
che ti fanno respirare,
che ti fanno star bene,
e ti salvano dalla canicola,
e dall’afa;
correnti e sbalzi di vento,
che alzano le cartacce,
nugoli di polvere:
le imposte sbattono di
brutto,
voglia di correre dietro al vento,
di rimanere al fresco,
di fregare il caldo estivo,
che toglie il fiato,
di scappare verso un'altra
primavera,
verso il fresco e l’aria;
tristezza,
per il vento che se ne và via

Tesoro,
nevica da un po',
tutto gremito,
da masse bianche,
neve fresca spalata;
freddo,
lieve nebbia,
tristezza,
il mondo pare
assediato;
il verde,
l'erba scomparsa,
mi manchi,
mondo bianco
latteo,
polare,
ghiacciato.

Plumbeo,
oscurità,
sonno,
nervosismo;
tra non molto
albeggerà,
mi sento solo
e sperduto,
remoto,
chiuso nei miei
problemi,
le mie cose;
cosa sarà domani,
cosa;
meglio non
pensare,
meglio
rimandare;
il giorno,
il futuro,
magari sbagliato,
magari amaro,
meglio fregarsene,
finchè si può,
cercare un sorriso,
una scappatoia,
finchè si può,
finchè si può..

Tarda mattina,
pranzo,
languorino,
mangerò
poco,
o tanto,
me ne fregherò,
ci penserò
più
tardi;
domenica,
silenzio
amorfo,
soffuso,
silente;
non un anima,
a parte,
rompiscatole
vari,
telefono suona,
sarà mamma,
o sei tu,
non so,
non so,
che faccio oggi,
tra un minuto,
un secolo,
non so,
voglio
solo,
ignorare il
mondo.

Domani,
domani,
tu parli
di domani,
non so che farò,
non so che sarà;
non so nemmeno che succederà
tra poco;
chi lo sa,
dove saremo,
che faremo,
domani,
staremo
a vedere,
non chiedermi
niente,
non lo so
se potrò,
che farò,
non lo so domani,
anche se ci sei tu,
non lo so,
che sarà domani.

Mattina,
insegui
da vicino
un sogno,
onirico,
buio,
occhi
chiusi,
i rompiballe
fanno casino;
ti alzi,
stropicci gli occhi,
mah,
accendi computer,
adesso fai
rumore tu,
calma,
e quiete,
sabato mattina,
lieto dormire,
ci fosse
un po'
di tranquillità,
lei non chiama,
brutta storia.

Amica mia,
se non ti vedo,
sono perduto,
cieco,
solo;
tutto diventa,
grigio
e sbiadito,
sei una luce
di coraggio
per me,
sei nel
mio cuore.

Ancora non albeggia,
tenebre,
il sonno
s’è squagliato,
voglio
pensare,
decidere,
ragionare,
come voglio;
il mondo fuori dalle
scatole,
non mi và,
non voglio
niente,
fregarmene,
e credere in me,
dare un calcio
a tutto,
libero
dalla gente,
dalle opinioni,
dalle storie;
vita mia,
solo mia.

Amore
Lo so
Che mi aspetti,
lo so,
che sei sola,
come me;
sei nel cuore,
nella mente;
sempre,
non ti dimentico,
non ti dimentico.

Uggiosa,
domenica
malinconica,
stracca,
plumbea,
cielo bianco,
stille di pioggia,
si adagiano
sul parabrezza,
triste,
oggi
uscirai,
o no,
penserai
a lei,
certamente.

Pioggetta
Cade in silenzio,
colmando la strada
già piena di buche,
di pozzanghere,
chiazze e conche
di piovana;
giornate tetre,
grigie,
noiose
e stucchevoli;
tutto
è sfumato,
in bianco e nero;
voglia di tepore,
focolare,
calduccio;
e il mondo
fuori
dalle scatole.

Calma,
voglio calma
solo quello,
voglio pulizia nella mia vita,
chiarezza;
gettare via
gli errori,
i compromessi,
le situazioni sbagliate,
la brutta gente;
voglio una vita
calma
e pulita,
serena,
per quanto sia possibile,
in un mondo come questo,
mandare a quel paese ,tutto
quanto non và bene;
non accetto mezze misure,
ambiguità,
cose rinunciatarie;
pulizia nella mia vita,
e mandare al diavolo,
tutto quanto non và.

Amore
Ascolto
Il silenzio
Fatto di niente,
della stanza;
voci sporadiche
di vicini,
il postino,
qualche rompiscatole;
ma ho te,
ho te,
e penso
ai tuoi occhi,
il sorriso,
la tua carica vitale;
vuoto,
senza te.

Amore,
vuoto
intorno
a me,
lontana
tu,
tra i bricchi
e le vette,
baite e
cascine;
silenzio
che grava
su di me,
lontano
dal tuo
sorriso,
la tua voce,
ti porto nel
cuore,
sempre
e
mi immagino di te

Cercherò
Di essere
Più
Libero
Che posso,
e mandare a
quel paese,
compromessi
e mezze misure;
cercherò di dire la mia,
di ridere ultimo,
cercherò
di
non
mollare mai,
nelle cose
che mi
piacciono;
di alzare le
spalle al mondo
intero,
fregarmene,
girarmi
e andarmene,
che dicano
cosa vogliono,
non ci sono,
non me ne
frega niente,
vado per il
mio cammino,
che conosco
solo io.

Se non ho te,
mi resta,
la mia ombra nel muro;
il male,
il dolore,
la rabbia
per questo mondo
squallido,sbiadito
e meschino;
se non ti vedo,
perdo
il sorriso,
mi smarrisco,
in preda
alla mia
tristezza;
penso ai tuoi
occhi,
il tuo
sguardo,
lo cerco negli angoli,
per la strada,
camminando,
ti penso
ovunque.

Non ho più tempo
Per certa gente;
il mio tempo,
è solo per me,
quello che voglio,
che sento che provo;
non m’importa
di nessuno,
non mi fido,
ho tempo,
solo per me,
e per te,
amore,
noi
due,
il
mondo
si tolga di
torno.

Amore,
vorrei solo
stare con te,
tirare i remi
in barca;
fregarmene,
e scrollarmi
di dosso
il sociale
e la gente,
come un gatto
la polvere;
vorrei solo
chiudere gli
occhi e dimenticare,
non pensare ,
sognare,
scordare tutto;
pace.

Mi manca il tuo viso,
i tuoi occhi vivi,
e un po’ tristi;
sei in me;
sei tanto per me;
la tua immagine,
sempre con me;
aspettami,
pensami.

Ti chini
Verso di me,
seduta vicino,
il tuo collo
vellutato
e
le spalle,
ti accarezzo,
sei
sensuale,
fresca,
giovane;
sonnecchi,
mentre ascolti
musica,
e la festa
và;
è tardi,
tengo stretta
la tua mano,
non vorrei perderti
mai,
non vorrei
partire mai;
ascoltami,
ascoltami.

Silenzio
Cotonato,
plumbeo cielo,
ultimo
giorno
di san silvestro,
ultimo giorno
per tutto;
vorresti
un po’ di pace,
di calma,
e mandare a
quel paese tutti
quelli
a cui non vai,
che non te ne frega
niente,
non pensare,
e cacciare i guai,
fuori di casa;
tutti dormicchiano,
poi si vedrà,
l’importante è
stare non male,
l’importante è
vederti,
sentirti;
dov’è la
speranza,
tranquillità.

Solo,
casa
silenziosa,
luce spenta,
tutto immoto,
fermo;
solo,
ho bisogno di te,
vorrei correre lì,
dove sei,
aspettami,
pensami,
credimi;
tristezza,
non mi resti
che tu.

Dove sei,
che pensi,
sei distaccata,
stanca,
nervosa,
niente ti interessa,
non chiami,
non parli;
silenzio,
che c’è,
che c’è;
le feste
ti stordiscono,
ti portano
lontano
da me…

Tra poco
Albeggerà,
tra poco,
nuovo giorno,
cielo bianco,
ghiaccio,
e aria
polare,
grumi di neve
negli angoli,
voglia di casa,
tepore,
calma;
e tu sei lontana,
e tu ,
dove sei tu.

Sei
Così lontana
Adesso,
milioni di
anni luce,
e non ascolti,
e non parli,
non senti;
allora
è fine,
sulla nostra
storia,
the end,
così,
senza una
parola,
non c'è
speranza,
o forse si,
si;
che fai,
che fai.

Non mi parli,
non mi senti,
sei distante,
remota,
perduta ,
chiusa nei tuoi pensieri,
coi tuoi problemi,
lassù,
nessun contatto
tra noi,
per motivi
che sfuggono
ad entrambi;
ti stai allontanando
per la festa,
vuoi startene da parte,
divertirti,
staccarti,
troncare col passato,
non lo so,
che vuoi,
che fai,
spero non sia finita,
spero.

Per i tuoi
Occhi,
scappo via,
per i tuoi
occhi
cerco di fare,
per i tuoi
spero di nuovo;
per i tuoi occhi,
vado incontro al
giorno,
per i tuoi occhi
lascio tutto
e vengo via,
per i tuoi
occhi
posso lottare,
fregare,
credere.

Mattinata
Triste,
bianco e nero,
cielo grigio,
gocce e
umidità
ovunque,
tracce di neve
nei prati
e negli anfratti;
il cielo non promette
buono,
aria raggelante,
cerco te,
ma tu non ci sei,
sei lassù,
non chiami,
non parli,
che hai,
sei già
avvinta
dall’atmosfera
pre natalizia,
e pensi solo
alla festa,
a uscire,
luminarie,
locali,
e a me no;
mi hai scordato,
messo da parte,
trascurato;
perché non parli,
perché sei così distante,
come sperduta
nell’inverno..

Mondo in bottiglia,
cose mie,
roba mia,
stà bene con me,
tutta guadagnata,
meritata;
mondo piccolo,
di cose antiche,
mondo mio,
fuori da tutto,
e chi se ne frega,
sto bene così,
per conto mio,
in santa pace,
non cerco nessuno,
calma.

Che casino che c’è qui,
non si finisce più,
allora sai cosa fò,
soddisfazione non ne dò,
e faccio il contrario di tutto,
e il resto a mia mercè,
e nicchio aspetto,
e dormo di più,
mi giro dall’altra parte,
e faccio un sogno,
dò retta solo a me,
delle opinioni,
mi faccio un baffo,
l’importante
è divertimi,
e fare quello che mi pare,
mi prendo il mio tempo,
per me,
non mi frega d’altro,
solo delle cose mie,
di me.

Amore,
è notte,
buia e fosca,
neve imminente;
ho bisogno
di te,
ho bisogno,
di libertà,
di rompere
ogni vincolo,
ogni catena,
di essere libero
e tranquillo.

Amore,
ci sei tu,
e io,
e il
mondo
fuori,
non c’entra
niente,
con
la sua follia,
le sue storture,
la folle corsa
dietro sogni;
mi
interessi solo tu,
e basta,
tu,
io;
il mondo
non sa neanche
che ci siamo,
non me ne importa,
voglio te,
e basta,
il resto
vada via.

In mezzo
A questo grigio,
al freddo
dell’inverno,
che ormai è qui,
tra gente da perdere,
e la malinconia
della stagione;
solo tu,
amore,
raggio di sole,
forza vitale,
solo tu,
mi fai vivere,
e credere in
qualcosa.

Chiudo la porta,
stanco del mondo,
di parole,
di giudizi altrui,
di avere a che fare,
con certa gente;
voglio il tempo
che mi resta,
solo per me;
voglio pensare,
riflettere,
fermarmi,
fare con calma,
fregarmene,
voglio
il
mio tempo,
solo per me.

Amica mia,
non chiami,
non ti sento,
scivolo
nella
noia
plumbea,
di questo
giorno
stracco
e
piovigginoso,
fa freddo,
gocce sui vetri,
triste,
il tempo
senza te,
non passa,
mi schiaccia,
e resto
solo
e prono.

Voglia di
Dare un calcio
A tutto,
e correre
da te,
lasciare alle spalle,
questa casa,
questa gente
infima,
i loro giudizi,
le loro opinioni;
voglia di lasciarmi dietro,
questo sporco
paese,
gretto
e
ipocrita;
voglia di
fregarmene
completamente,
di rimandare tutto,
chiudere
la porta,
e avere solo tempo
per me;
il tempo che resta,
il tempo che mi è dato,
tutto quello
che posso ancora
fare,
sperare,
spassarmela,
per me,
pensando
alle cose solo
mie,
agli affari miei,
e buttare fuori
tutti quanti,
voglia
di serenità,
e di libertà,
scrollandomi
di dosso,
tutto quanto.

Amica mia,
solo
nei tuoi occhi
ridenti,
ritrovo il sorriso
e la calma;
vorrei essere lì,
e non
staccarmi mai da te,
abbi pazienza se sono
stanco,
nervoso;
come vorrei portare
indietro le
lancette,
e avere la tua età
e forza;
non sai,
che farei per te,
non lasciarmi
non…

Aurora,
da poco
alzato,
silenzio
magico,
irreale,
rumori
di vicini,
rubinetto
acqua scroscia,
voglia di caffè fumante,
di brioches,
di tepore,
basta con
la pioggia;
vorrei
una giornata
di sole autunnale,
che spezzi
le nubi,
e faccia
chiaro,
sui viali,
tappezzati
di foglie,
di sterpi,
legna pronta
in un orto,
terra fangosa,
l’inverno viene,
quando finirà;
tu ,
solo tu,
mi porti
un po’ di calore,
amore.

Arrivo a te,
dopo aver
viaggiato,
inoltrandomi
nelle tenebre,
diradate
dai lampioni
e dalle luci
delle vetrine
e degli esercizi;
salgo piano,
piano,
come una testuggine
verso te,
nonostante il sonno,
e la stanchezza;
sino a vedere
le alture,
e le montagne
verdastre,
intorno a te,
col fresco,
e il clima
già invernale,
dei monti e dei bricchi,
sono felice,
seduto accanto a te,
ti sfioro le guance,
ti accarezzo i capelli,
un tuo sorriso,
vuol dire tanto;
sono un po’ stanco,
un po’ nervoso,
ti voglio bene,
e voglio
stare con te,
non andartene,
non
andartene
amore
amore;
scacciamo,
la tristezza,
e il grigiore
per un po’.

Se potessi,
ti darei di più,
se potessi
trasformerei
tutti i tuoi sogni,
in cose vere;
voglio
vederti serena,
voglio che tu senta,
che mi hai vicino,
che non sei sola;
ascoltami,
ascoltami,
fermati un attimo,
se solo
tu capissi.

Silenzio,
quiete selenica,
senza te,
c’è il silenzio
nella vita mia;
senza te,
sono smarrito,
sono perduto,
solo;
momento per te.

Casa,
pareti amiche,
il caldo
dei termosifoni,
tepore;
non cerco altro;
che starmene
in casa mia,
dando un calcio al
mondo;
prendendomela comoda,
prendendo tempo.
Non so cosa sarà domani,
non so
se andrà bene o male;
so solo
che voglio starmene fuori
da tutto,
dal casino,
dall’imbecillità altrui,
a casa mia,
e tutto il resto fuori,
voglio pensare
ai fatti miei,
fare cose,
solo per me;
pensare a
quelli che mi
vogliono bene,
gli altri
stiano
fuori dai piedi,
stò in casa mia,
casa mia,
non c’è altro.

Divano,
caro divano,
meno male che ci sei,
quando stò con lei,
e scende giù,
dopo aver fatto le sue cose,
una fumatina,
una sigaretta,
la musica con lo stereo,
i pettegolezzi con le amiche;
e poi finalmente eccola,
con le sue tute,
i suoi capelli
castani spioventi
e incornicianti,
il viso lungo,
il naso,
e gli occhioni un po’ tristi,
un po’ provati,
come ombrati da pensieri,
e dai guai;
stò con lei,
divano,
vicini,
appoggiati,
il braccio intorno a
lei,
parliamo piano,
guardiamo la tele,
beviamo
qualcosa,
guardiamo
una cavolata
in tv;
io la osservo ,
la bacio,
seguo i
lineamenti
della bocca,
del naso,
il tocco
e calore,
del suo corpo;
e vorrei non andare
più,
e vorrei,
fare e dire tante cose
per lei;
ancora di più
aiutarla,
e poi,è già ora,è già tardi.

Scelgo
Il mio cammino,
per sentieri solo
miei,
non ascolto parole,
non ascolto opinioni,
non accetto sì o nò
di altri,
proseguo per la mia strada,
con me stesso,
tentando di stare calmo,
di pensare,
guardare,
riflettere,
rifiutare,
e mi stacco da tutto,
e faccio a modo mio,
me ne frego e alzo le spalle,
di fronte alla stupidità,
all’arroganza,
a chi crede di aver capito
tutto,
e non sa niente,
solo io so,
della mia vita,
delle mie idee,
di quello che voglio,
che sento,
che provo,
vado per il mio sentiero,
e non ascolto più nessuno,
non mi cercare,
non ci sono,
me ne sono andato,
stò per conto mio,
calmo,
tranquillo,
non corro,
non mi muovo.

Fine,
immerso
nel buio
d’inchiostro,
oleoso,
perfetto,
manto scuro,
ascolto
il nulla
opaco e plumbeo,
della notte
che si ferma,
e pare diventare eterna;
sono stanco di tutto,
di guai,
di pensare,
voglio
solo dormire,
sognare,
viaggiare via
nell’immaginario,
dimenticare,
avere l’oblio di tutto,
non dico niente più,
e decido solo io,
faccio o non faccio,
cerco libertà,
libertà;
e mi confondo
nell’eterno velo in maschera,
di questa notte
enigmatica,
piena di ombre,
e di ganti,
di demoni e di paure;
notte.

Le parole,
di chi si crede,
di mettersi in mezzo,
di chi,
pensa
di decidere per me,
di chi crede ,
di essere meglio,
per poter comandare,
non le sento più,
non le ascolto più,
faccio di testa mia,
dò retta solo a me;
e penso,
e la prendo con calma,
rifletto,
anche su quello
che la gente non crede,non sa;
non ascolto nessuno,
non m’importa
di altri,
penso a me,
e vado avanti,
per la mia strada,
per conto mio,
su quello che voglio io,
libero.

Adesso che non
Sei qui,
penso
alla cascata dei tuoi
capelli castani,
ai tuoi occhi
tristi e fuggitivi,
al tuo naso,
le tue spalle
agili,
le tue gambe
inquiete,
ripenso,
e senza te
vicina,
sono smarrito
e stanco.

Domenica,
pomeriggio
sciatto e sbiadito,
noia e freddo
e foglie
svolazzanti;
ho aspettato
che chiamassi,
telefono morto;
noia mortale,
dove sei,
non chiami,
non chiami,
perché;
non so niente,
e sono solo,
con la mia tosse,
e una dose di malinconia
in saccoccia;
tedio,
vuoto,
menata di festa,
se solo ti sentissi,
se solo mi parlassi.

Sabato,
dormiente,
silenzio,
riposo,
tenui rumori
per ora;
noia
gira per aria,
come bolla di sapone;
sto nella mia stanza,
piccolo mondo in
bottiglia,personale;
e mi basta.

Sveglio,
il sonno
s’è involato,
niente,
voglia di niente,
di silenzio,
di calma
come l’autunno
di fuori,
con la sua quiete,
le sue malinconie,
le panchine vuote,
piene di foglie,
i giorni grigi,
il freddo;
tosse,
fuori
domenica,
voglia di tepore,
di focolare,
di casa,
fregarmene del mondo,
e dei problemi,
dare un calcio
a tutto,
non pensarci,
sorridere,
pensare,
prendersi cura di se
stessi,
volersi più bene,
più di quanto non faccia
la gente,
con la sua indifferenza;
fare con calma,
solo
le cose,
che ti vanno,
ti interessano,
senza che ne sappia
niente nessuno.

Leggero,
leggero come
se potessi volare via,
come un aquilone di carta,
smosso dalla brezza
autunnale,in alto,
tra le nuvole più immani;
voglia di buttare via tutto,
per strada;
problemi,
grane,
pensieri,
al diavolo tutto quanto,
io ho fatto del mio meglio,
adesso basta,
non ci penso più,
voglio essere leggero,
tranquillo,
immergermi nella calma
di casa mia;
non voglio
più pensare,
pensare;
stare sereno,
e alzare le spalle,
nicchiare,
e rimandare,
camminare piano,
senza fretta;
tra le foglie caduche.

Stò nel mio mondo,
fuori tutto
è lontano,
remoto per me;
il mio tempo,
è
solo mio,
è per me,
e lo uso
a modo mio,
per cose mie,
perché mi và,
perché la mia
vita,
appartiene solo
a me,
a me.

Ne ho abbastanza,
problemi
e menate varie,
basta,
non ne posso più,
voglio scaricare la
testa,
respirare,
chiudere gli occhi,
smettere di pensare,
basta con grane,
basta;
al diavolo tutto
quanto,
chiudere gli occhi,
e sognare,
procrastinare,
nicchiare,
ridere lo stesso,
della sventura
e della sfortuna,
rimanere a casa,
e dare un calcio al mondo,
un calcio a tutto,
fregarmene,
fischiare,
e fare a modo mio,
quello che mi và;
fare di testa mia,
cercare la libertà,
fuori dalle gabbie,
dalle parole,
dalle regole
e dai divieti
del cavolo;
non stare a sentire nessuno,
alzare le spalle,
e usare solo
la mia testa,
e decidere da me,
capire,
le cose,
che gli altri credono non capisco,
fare come voglio,
quando voglio;
al diavolo
quello che è giusto,
oppure no,
al diavolo.

Luce saettante,
si insinua tra
gli stipiti della finestra,
mattina,
giorno fatto,
luce,
fuori c’è un
sole pallido
e tiepido autunnale,
che però dà coraggio
e allegria;
vorrei starmene
a casa mia,
non uscire,
non vedere,
non mi interessa il mondo,
le sue mene,
le sue follie,
le sue storie;
vorrei solo rimanere qui,
pensare alle cose mie,
riflettere,
prendere tempo,
prendermela con calma,
fare senza fretta,
lasciare tutto com’è,
rimandare e basta,
stufo,
stufo di grane,
di problemi,
di doverci pensare,
voglio solo fregarmene,
e posticipare tutto ,
anche se non si può,
chi se ne frega,
non ho voglia di fare,
non voglia di andare,
casa mia,
casa mia;
e l’unico posto,
voglio solo riposare,
non pensare,
gettare tutto dietro,
seguire solo i miei
pensieri,
essere leggero,
libero,
tranquillo.

Occhi grevi,
rossi,
per il sonno
negato,
fuori è mattina,
è già chiaro,
è già domani,
non m’importa
di niente,
voglio solo
starmene in casa,
pensare per me,
ascoltare un po’
il silenzio,
finchè dura,
riflettere su di me,
solo per me,
fare con calma;
prendere tempo,
rimandare,
gettare fuori
i problemi,
come lattine
scadute;
non pensarci,
fare tabula rasa,
tanto è lo stesso,
tutto passa,
comunque,
tanto vale,
starsene
tranquilli.

Casa,
pareti
conosciute,
la doccia
gocciolante,
la sala,
la tele,
i libri;
mondo a parte,
mondo mio,
cose mie,
la mia vita
personale;
e gli altri
non c’entrano,
stiano fuori,
non m’interessa,
non mi và,
stò a casa mia,
casa mia.

Intorno a me,
solo gabbie,
solo balle,
frottole,
chi dice questo ,
o quello;
mondo corrotto
e squallido,
non ci stò,
non ci stò,
io cerco
libertà.

Monotono
Ribattio
Frusciante
Di pioggia,
non smette più,
conche d’acqua,
pozzanghere,
mattonelle
slavate e
lucide,
sfarfallano
alla luce;
tedio
piovano,
che si può fare,
dove andare;
meglio la casa,
il tepore,
tosse che peggiora,
freddo
e umidità,
pioggia gorgoglia
e si spande
in mille rivoli
e canaletti,
aumenta
il raffreddore,
cielo scuro,
torbido,
pioggia.

Notte,
stà spiovendo,
e forse,
il temporale
ha smesso
per poco,
la notte stà finendo,
anche se il tempo
pare indulgere,
e perdere colpi,
come una tartaruga
che zampetta piano;
voglio solo stare
da parte,
in casa mia;
il mondo fuori,
fare cose mie,
per conto mio,
senza dire niente
a nessuno,
senza dare retta;
pensare per me,
in funzione mia,
fare cose per me,
e lasciare che il
mondo vada per la sua strada,
con le sue mene;
stò bene qui,
stò bene così,
non voglio altro.

Manca poco
All’aurora,
occhi velati
di sonno,
stanza,
neon,
quiete,
silenzio,
presto;
non
ti ho sentita,
non hai chiamato,
cosa c’è,
che hai,
mi lavo
la faccia,
guardo
i vetri
e l’oscurità
appiccicata,
voglia di casa mia,
fregarmene
e basta,
casa mia.

Non voglio sapere,
cosa c’è fuori,
non voglio pensare,
non voglio perdere
tempo,
col mondo;
non ho tempo
di ascoltare,
le idiozie della gente,
la cattiveria;
non mi frega niente;
voglio tempo per me,
pensare,
riflettere,
perdere tempo,
stare fermo,
aspettare,
nicchiare;
rilassarmi
e riflettere
con calma;
non mi interessa
il mondo di fuori,
non mi interessa,
non c’è mai stato
niente di regalato
per me,
niente di facile;
basta coi guai,
non ci voglio pensare,
non mi interessa,
dimenticare,
amare,
sognare.

Basta,
basta
con le grane,
pensieri,
menate,
chiudo la porta,
chiudo gli occhi,
non rispondo più,
non ascolto più,
alzo le spalle,
e me ne frego,
anche se è proibito,
anche se non si fa;
ne ho abbastanza,
ho fatto quello che potevo,
basta,
basta,
voglio vivere,
ridere,
fermarmi,
sparire;
guardare la
sera d’autunno,
le foglie,
il vento,
il freddo gelido,
la caldaia,
col suo tepore;
basta,
voglio
rilassarmi,
e fregarmene,
non ci sono,
non rispondo.

La lontananza,
mi fa
star male,
nostalgia
e groppo
Alla gola
Di malinconia,
quando sono qui,
vorrei essere lì,
da te,
quando sono lì,
sono stanco,
e vorrei casa mia;
ti penso,
mentre tu,
chissà
che fai,
che combini;
non dimenticare amore,
non mi lasciare,
vorrei
pensassi a me,
come io faccio di te;
ma la lontananza
fa dimenticare,
scordare,
e tu già
ti darai da fare,
col telefono
per chiamare
altri ;
e io qui,
vuoto,
chiuso,
tra noia
e menate,
tra facce
e parole,
di cui non
mi frega niente;
lontananza.

Fine della notte,
rumori
dai vicini,
voci,
mi alzo,
ascolto musica,
accendo lo schermo,
stufa accesa,
fuori
ancora scuro,
insonnolito,
rincorro
un sogno fresco,
che farò,
e chi lo sa;
freddo,
scarpetta,
un bicchiere di te;
forse ti sentirò,
mi sentirai.

Ore piccole,
arrivate di botto,
sonno leggero,
finito,
sfumato,
irreale,
atmosfera notturna,
strana,
evanescente,
ancestrale;
niente di tutto,
tutto assorto,
sopito,
smarrito,
non un fiato,
un anima;
a quest’ora,
c’è solo
la tua ombra,
a farti compagnia;
e domani,
meglio
non pensarci.

Mezzogiorno,
quiete,
qualche voce
da fuori,
languorino,
sgranocchi
qualcosa;
poi si vedrà,
poi si andrà;
adesso non pensi,
adesso dimentichi,
un po’ di musica,
per scacciare
le preoccupazioni,
la lavatrice che
che cigola
e sussulta,
la tavola,
fornello,
cosa mangerai,
mah
si vedrà…

Calma,
ascolto il
silenzio
vellutato della stanza,
non voglio nessuno,
non voglio pensare,
né fare;
solo stare calmo,
in pace,
riflettere,
rimandare tutto
a dopo;
fuori,
forse un tenue
sole autunnale;
ronzio del computer,
non mi interessa di
nessuno,
voglio liberta,
una vita pulita,
lontano,
dal pattume,
e il ciarpame della
gente;
volto le spalle,
a chi non mi vuole,
a chi mi vuol male;
scrollo le spalle,
non sono più qui;
mi giro
e dormo,
arrivederci e grazie,
voglio solo calma
e libertà per me.

Rivedere te,
vuol dire,
riavere il sorriso,
rilassarmi
e dimenticare,
il brutto,
la noia,
il tedio della stagione
delle foglie,
col grigio e
la pioggia
sempre pronta a cadere;
arrivi col tuo
giubbotto invernale,
e i capelli al vento,
che ti scendono
lungo le spalle,
ci sediamo vicini,
parliamo,
e guardiamo
la tele,
ti bacio
sul naso
e così via,
mi scruti
sorridendo,
e stiamo lì,
appoggiati,
mentre il mondo
corre,
e và a ramengo;
poi ti addormenti,
non ti sveglio,
guardo il tuo viso
calmo
e sopito;
è tardi,
devo partire,
ti bacio,
ti lascio,
triste,
fine giornata.

Il sonno
S’è dileguato,
sto qui,
pensando
un po’ a tutto,
e a niente,
ascoltando
il silenzio,
assenza di tutto,
puntata in bagno,
acqua scrosciante,
luce accesa,
sete,
te nella testa,
dove sei ,
che fai;
telefono muto,
sei svanita,
come mai;
ti penso,
in mezzo a questa nottata,
a questo buio,
a questa notte,
livida,
con la neve che si ritira
sempre più,
quiete,
non penso al giorno,
domani,
domani,
meglio rimandare,
non pensare.

Mattina,
ancora il velo
della notte,
presto,
silenzio;
tutto immoto,
quieto,
domenica,
niente da fare,
nessuna fretta,
meglio così,
il mondo aspetti,
lontano,
lontano;
resto a casa mia,
separato da tutto,
non voglio altro.

Sabato,
cala la sera,
ombre
e giganti,
forme
astratte,
e contorni
sfumati;
ti mando messaggi,
la notte incalza,
il tempo scappa,
e ci fa
soli
e perduti,
pensi a me,
o no;
le lunghe
ombre
notturne,
sono qui.

Banchi di nebbia,
mondo
irreale,
sfuggente,
notte di spettri,
scuro pece,
notte fonda;
l’auto,
và lenta ,
piano,piano;
illuminando
alberi bui,
fronde,
recinti,
e vigneti
scarni;
l’umana
specie,
sembra
inghiottita
dal buio;
arriverò a casa,
mah,
tu sei andata a
dormire;
mi muovo
nella notte,
solo e ramingo;
cielo nero,
foschia,
nebbia e freddo;
autunno
perdura…

Siamo
Lontani,
che succede;
sarà la
festa,
sarà la noia
dell’inverno,
il freddo,
il bianco
sterile
e livido,
sarà che non ti vedo,
abbastanza,
che non mi
capisci,
che pensi solo
a cose tue,
e hai la testa piena
di pensieri,
desideri,
sogni;
siamo lontani,
che c’è,
che c’è,
sei distratta,
nervosa;
non lo capisci,
non lo capisci,
siamo soli,
siamo soli.

Notte,
il buio è come,
un bambino,
non so,
se dorme o mi ascolta;
i lampioni rischiarano l'oscurità;
non ho sonno,
voglio capire,
pensare,
intuire;
amare,
e non perdere tempo,
in stupide battaglie;
non sparire tesoro,
non sparire.

Lisa
Il giorno
È andato,
la festa
è fuita,
l’uovo è rotto,
e forse fuori,
piove a dirotto;
e non c’è scampo,
non c’è nulla da fare,
il tuo nome mi dà da
pensare;
Lisa,Lisa,
Lisa,
coi tuoi occhioni,
il naso,
e la giacca bianca,
da volpe bianca,
probabilmente,
non so dove sei,
che fai,
dove vai,
che combini,
Lisa,
Lisa,
Lisa
Non ti fermi mai,
e sogni
a ruota libera,
e balli,
canti,
fischi,
con la musica alla radio;
Lisa senza te,
rido di rado;
non c’è via di scampo,
sono cotto come un tonno,
Lisa,Lisa Lisa;
ci sei,
o ci fai,
sei sveglia,
o russi,
o mangi
di nascosto
un dolce,
e tracanni un sorso;
Lisa,Lisa,Lisa,
senza te non stò,
non me ne vado,
io ti amo,e non è un caso.

Terreno,
bagnato di pioggia,
come tante lacrime
di cristallo,
cadute
dal cielo;
pozze,
e chiazze,
stille
e mattoni
lucidi
e brillanti
per l’acqua;
atmosfera
grigia
e triste;
autunno
che viene,
un anno
che và,
e ti senti più vecchio,
sorpassato,
solo,
coi ricordi.

Vado per la mia
Strada,
percorso solitario,
dove tante cose,
sono successe,
dove tante cose sono finite,
andate;
col ricordo di nonna
dentro,
con le facce,
e gli amici,
e i tempi della scuola,
che sono
già nel vento,
dove saranno
andati,
che fine avranno fatto,
a tutti loro,
dovunque siano,
sono dedicate un po’
queste parole,
e poi i primi palpiti,
e i battiti del cuore,
il primo amore,
fallimentare,
e lei che non hai
mai capito,
non ha mai intuito,
quello che era;
la strada mia,
con le foto,
e le immagini
sfocate
nella memoria,
e l’infanzia
distante,
un sogno dorato,
ormai perduto,
e tanta gente,
che non c’è più;
e vado avanti,
sperando,
sognando,
lottando,
credendo
in un speranza per il domani,
cercando un sorriso,
una mano da stringere,
un come stai,
e l’amore così difficile
da trovare,da capire,da meritare.

Giornata tiepida,
come un estate
di san martino,
un sole coraggioso
che fende le nubi,
e smembra la neve
negli angoli
e negli anfratti;
chiaro e luce,
una piccola
primavera;
apri le persiane,
e fasci di luce
dardeggiano
nel muro,
aria fresca,
sicuramente uscirai,
da qualche parte,
speranza e
allegria,
ti fai coraggio
e speri
in lei,
capirà,
speriamo.

La gallina
Non è un animale,
poco intelligente,
e c’è della gente,
che hanno meno sale
in zucca di loro,
e non ci puoi neanche fare
il brodo;
saranno forse i rompiscatole
e i cretini;
come vorrei,
che tornassero i vecchi tempi,
di quando
nonna aveva il recinto
con le galline,
e tutto sembrava che andasse
bene;
vedi qua,
cosa mi tocca inventare,
per ridere
e sperare,
adesso
che tutto è finito,
che tutto passato,
amore mi resti solo tu.

La notte
Mi
Sovrasta,
solo,
silenzio,
tu mi sembri
lontana,
perduta,
irraggiungibile;
il tempo
nicchia,
e si ferma;
notte,
buio,
cenere,
nero;
mi sembra sempre notte,
ogni giorno,
finisce nella notte,
e vorrei
chiamarti,
sentirti,
urlarti,
la mia pena,
la
mia
solitudine,
non hai capito,
non hai capito.

Alba si avvicina,
a grandi passi,
tra poco,
il peso
d’un nuovo
giorno,
e avresti voglia
di startene in casa,
chiudere gli
stipiti e basta,
sognare,
ascoltare musica,
perdere tempo,
lasciar scorrere
il tempo,
pensando a cose
tue,
dimenticando
il resto,
dimenticando
il mondo,
e le sue storture;
cerchi la
calma,
libertà,
la pace.

Mattinata,
freddo,
vetri appannati,
la vicina
spazza il
cortiletto,
colazione,
tazze fumanti,
biscotti;
che farai,
dove andrai,
non ci hai ancora
pensato,
pensi a lei
a lei.

Crepuscolo primaverile,
le giornate durano di più,
è ancora presto,
e dell’ora te ne freghi,
c’è luce e chiarore;
in alto nuvoloni
sinistri e minacciosi
a volte compatti,
a volte smembrati,
circolano nell’aria,
fa frescolino,
ancora freddo
e si respira,
meno male,
vola un ape,
o una vespa,
erba verde e
alta,
orti in fiore,
qualche falò
di rumenta
e di erbacce;
ti godi
il tepore,
dopo tanto freddo.

Occhi rossi,
ore piccole,
freddo,
sciarpa sul collo,
un po’ di musica,
silenzio
criptico,
immenso,
mortorio;
assenza di suoni,
buio di china
sulla finestra,
l’alba può aspettare,
insieme
al giorno.

Notte che incombe,
come una coperta spessa,
che non puoi spostare;
ore piccole,
silenzio
perdurante;
tele spenta,
mille pensieri
e nessuno;
bisogno d riposo,
dormire,
scordare,
rimandare
a domani;
nero china,
preme sui vetri,
non senti nulla,
solo
il frinio del computer,
solo quello.

Amore,
dove sei,
dove vai;
adesso te ne vai,
così,
improvvisamente,
e forse ti perdo,
ti smarrisco,
che sarà domani;
adesso te ne vai,
il destino ha voluto,
e io,
non so,
se potrò,
vederti,
chi lo sa,
domani,
che succederà;
te ne vai,
e magari sei contenta,
e magari,
non vedi l'ora,
te ne vai,
te ne vai,
e io,
e io,
a me non pensi;
te ne vai,
semplicemente
te ne vai..

Amore
Si fa tardi,
non lo vedi,
parli e ridi,
e non mi vedi,
sono qui,
sono qui,
ora,
per te;
hai una parola
per tutti
e per me,
no;
che sono qui,
sei lontana,
distratta,
allegramente vai
e io,
seduto tra voi;
non capisci,
non mi senti,
la sera qui,
qui.

Fuori
Mattino grigio,
slavato,
cielo bianco
immoto,
luci e ombre
del mattino presto;
voglia di dormire,
riposare,
sognare,
dimenticare;
meglio non fare,
non esserci,
tepore domestico,
poi farai colazione,
più tardi,
poi tante cose,
saranno più tardi;
voglia di pace,
di stare qui,
separato,
staccato dal mondo,
come una spina;
fregarsene e basta,
gettare le menate.

Sole invernale,
tra vento
e freddo,
fiato che vedi,
cielo bianco;
cammini paludato,
cappotti
e pellicce,
berretti
e colbacchi;
sperando
non
nevichi,
ci speri forte;
cerchi tepore,
in macchina,
davanti
al termosifone,
speri,
speri sempre.

Stanco
Delle parole della gente,
delle idee,
dei giudizi da due soldi,
tutti sbagliati,
del fango e la meschinità;
non voglio sapere,
non m’importa più niente,
voglio chiudere
l’uscio,
stare in pace,
in silenzio,
ascoltando me stesso,
il mio tempo,
le mie idee;
non m’importa
di nessuno,
basta,chiudo tutto,
mi giro,
me ne frego,
non ci sono,
non mi frega,
alzo le spalle,
non ascolto più;
penso solo,
alla mia vita.

La sera,
stà passando,
viene tardi,
un po’ di vento,
giornata soleggiata;
forse già
un accenno
di primavera;
dove sei amore,
tutto passa,
tutto và;
pensami,
pensami,
questo
momento
l’ho voglio
con te,
tutto corre,
tutto scappa;
pensaci amore,
pensami.

Notte
Di sorpresa,
mi coglie
senza te;
buio,
sonno,
sogno spezzato,
come
un pezzo di ghiaccio,
cosa resta;
non so che fare,
dove andare,
dormire,
far,
baciare;
voglia di te,
di compagnia,
la notte,
sembra eterna,
infinita,
immutabile;
occhi chiusi,
sento telefono,
poterti dire,
poterti,
far capire,
sei tutto
quello
che
ho,
che ho,
amore…

Basta
Con le parole,
basta con le
opinioni
della gente,
basta
con chi crede,
di farti,
andare,
correre;
basta.

Alture non
Lontane dalla
Strada per
Voltaggio;
monti scuri,
folti,
boscosi,
misteriosi
e suggestivi;
li guardi
cercando di scorgere
qualche animale,
qualche cercatore
di funghi;
natura maestosa,
che ti dà
un senso
di silenzio.

Libertà,
voglio solo
libertà,
per me,
per i
miei pensieri,
le mie
idee;
per fare come voglio,
per dare un calcio
a tutto,
per non scendere,
per non esserci,
per prendermela con calma,
e non correre;
alzare le spalle,
e sbattermene,
delle opinioni altrui,
delle menate della gente;
libertà,
per stare da una parte,
per conto mio,
per non essere solo un numero,
una pecora del gregge;
libertà,
di essere autonomo,
e indipendente;
e fregarmene di tutto
il resto,
libertà,
che è libertà.

Ti ho vista
Fugacemente,
per poco;
ti ho vista chiusa in te stessa,
nei tuoi problemi,
nei tuoi pensieri,
poco tempo per noi;
sei sparita,
non sei scesa,
non hai voluto,
non hai capito;
ti ho vista poco,
e ti ho persa un poco;
domani,
domani,
chi lo sa,
quando ti vedrò,
se mi ascolterai,
mi ascolterai,
oppure no,
oppure no.

Casa mia,
voglia di pace,
di quiete domestica;
non m’importa del mondo
fuori dalla soglia,
casa mia,
rimanere,tra le mie cose,
i miei ricordi,
i fatti miei;
fuori dalla porta
c’è il mondo,
meglio casa mia,
non ci sono,
non rispondo,
voglio continuare
il mio sogno,
pensare per me,
casa mia,
casa mia.

Porta chiusa,
fuori il giorno,
stà spazzando via,
le coltri della notte;
voglio solo starmene
per conto mio,
non mi interessa
nessuno,
non mi interessa
il mondo,
con le sue mene,
le sue ipocrisie;
voglio starmene
lontano da tutto,
pensare,
riflettere,
godermi la calma
delle mie stanze,
le mie cose,
i miei ricordi,
la foto di nonna;
gli altri non c’entrano,
non sanno niente,
non capiscono;
solo io so cosa sono,
cosa voglio,
dove vado;
il mondo non
c’entra niente.

Casa mia,
il mio mondo
in bottiglia;
rifugio,
riparo,
fiordo,
rada,
approdo sicuro;
le pareti amiche,
gli oggetti,
le cose di mamma,
i ricordi di nonna,
con la foto,
e tante cose qua e là;
di tutti i posti ,
cerco solo casa mia,
e non vedo l’ora di
ritornare,
di fare ritorno,
alle mie cose;
lasciando il mondo,
alle sue follie
e buffonate,
chiudendo fuori,
parole inutili,
e storie meschine,
e gente che ha imparato solo
a fregarti;
torno a casa mia,
e me ne frego ,
tranne che degli amici,
e di te,
che sei nel mio cuore;
di tutto il resto,
non voglio sapere,
alzo le spalle e
chiudo l’uscio;
per chi mi vuole male,
non ci sono,
non rispondo,
non c’è che fare,
me ne resto
in casa mia.

Fiotti
Di luce,
sprizzano
dagli spazi
delle persiane;
fuori sole,
mattina,
giorno;
tristezza,
silenzio,
non un anima,
telefono zitto,
dove si và,
che si fa;
il mondo pare
remoto
e dormiente;
ti penso un po’,
ti vedrò
o forse no;
rumore d’ali
dei colombi,
in cerca di
minuzie,
un campanio lontano;
tranquillo,
voglio
starmene tranquillo,
sganciato da tutto,
per conto mio.

Basta,
con le chiacchiere,
basta,
con lo schifo
della gente;
chiudo la porta,
chiudo la finestra;
voglio solo casa mia,
le mie cose,
il mio mondo,
i miei pensieri,
non ho tempo,
per nessuno,
basta con gli altri,
non perdo tempo,
non mi và;
chiudo la porta,
non mi frega,
non ci sono,
non sono disponibile,
il mio tempo,
è solo mio,
quello che resta,
non lo spreco,
per nessuno;
voglio tutto per me,
spassarmela,
fregarmene,
sia quello che sia;
chiudo la porta.

Buio
Finestra chiusa,
tepore domestico,
stanza;
le ore volano,
schermo
luminoso,
occhi stanchi;
domani,
domani,
vedrò,
farò,
o forse no;
voglio
solo
libertà,
il mio mondo,
fregarmene delle
mene degli altri,
dei loro calcoli,
di chiacchiere;
staccare la spina,
respirare,
lasciare fuori
tutto quanto,
stare con me
stesso,
pensare,
scordare;
il mondo
chiuso fuori.

Viene
Inesorabilmente
Tardi,
viene tardi presto,
e il tempo si eclissa
e non aspetta,
non dà tregua,
né ha pietà
delle cose umane;
i giorni corrono,
i mesi,
gli anni,
tutto fugge,
e il tempo è limitato;
anche se cerchi
la tua libertà,
la tua calma;
l’uomo non è come una sequoia;
la pianta ha davanti a sé,
cent’anni,
e anno più o meno,
può prendersi dei ritmi
lenti e pacati;
la vita dell’uomo invece,
è tutta di corsa,
anche se non te ne frega nulla,
anche se non vuoi.

Voglia,
di stare a casa,
di chiudere la porta,
e saluti a tutti;
voglia di sbattere fuori il mondo,
di fregarmene,
e pensare solo a cose mie;
voglia di non esserci,
di mandare fuori dalle scatole,
le frottole e le storie
della gente,
non mi frega,
non ci sono;
non c’entro,
non mi fido,
e do retta solo a me,
vado
per la mia strada,
non seguo,
nessuno,
chiudo la porta
e basta;
penso solo
alla vita mia,
le mie cose,
le mie speranze;
non mi frega di nessuno,
non ci sono.

Libertà,
quello che voglio
è la mia libertà;
essere libero,
da tutto,
dalle idiozie,
dalle balle
della
gente;
dalla loro ipocrisia,
dai calcoli,
da chi crede
di sapere,
e di poterti
manovrare,
e fregare;
voglia di libertà,
libertà
di fregarmene,
di non fare nulla
se mi và,
di rimanere qui,
di non uscire,
di non andare,
di non credere,
e non mi frega
di ascoltare
nessuno;
libertà,
di fare o non fare,
di decidere solo io,
quello che voglio,
di staccare da tutto,
di andare sino in fondo,
a modo mio,
a modo mio.

Luce del giorno,
notte fugata,
il chiarore
si insinua tra
gli interstizi,
voci dei vicini,
la mattina inizia,
merendine,
caffelatte caldo,
finestra socchiusa,
giorno,
si vedrà.

Pioggia che
Cade giù,
sento il frammestio,
fuori dalla finestra,
gocce e stille,
si infrangono,
sulle persiane e i
vetri;
chiazze
e polle
di acqua
nelle cavità
e i buchi,
ti bagni i piedi,
camminando svelto,
al sicuro,
notte da lupi,
umidità,
pioggia scrosciante,
noia,
tristezza,
e la notte
si ferma,
e non passa,
come
una tartaruga,
che và con flemma,
prigioniero delle ore,
quando sarà
l’alba,
quando sarà domani;
non ci pensi,
vuoi dimenticare,
dormire,
sognare,
non pensare.

Scivolo ancora
Dentro un mondo
Di sogno,
mentre il mattino
avanza,
ed emerge
il giorno,
sole fuori
dalle persiane,
non ho voglia di niente,
solo di uno sbadiglio,
d’un caffè,
una musica,
l’acqua scrosciante,
che mi lava la faccia,
un occhiata alle notizie;
voglia solo di silenzio,
di concentrazione,
di non pensare,
di lasciare il mondo
e le sue menate,
lì dove stà,
pensare a ruota libera,
a me stesso,
le mie cose,
i miei sentimenti;
come voglio io,
gli altri dicano qua,
o là,
non me frega niente,
vado per la mia strada,
come voglio io.

Notte
Siderale,
buio che preme
sui vetri,
plumbeo scuro,
cerco
pace,
silenzio;
fuga da tutto;
non voglio esserci,
non voglio
rispondere,
né andare,
solo stare
con me stesso,
meditare,
evadere;
casa mia.

Mattina
Presto,
nuvoloni
immensi e paurosi,
forse piove,
forse no;
aria fredda,
tutto sopito
e dormiente,
aria domenicale,
dove tutto
si rimanda
a dopo,
si nicchia,
si dorme,
si fa tutto con
flemma;
cappuccino,
la lavatrice
ballonzola,
il tempo,
passa,
indulgendo.

Aurora vicina,
il sonno
mi ha lasciato
sul più bello,
occhi rossi,
sbadiglio,
vetro nero,
oscurità
prima dell’alba;
non so che sarà
domani,
non so,
che farò,
oppure no;
non lo voglio sapere,
non voglio pensarci,
voglio solo starmene
in casa mia,
pensare ai cavoli miei,
fregarmene alla grande
del mondo,
e delle sue mene,
di quello che gli altri vogliono,
o meno;
non m’importa,
il mio tempo,
il mio destino,
la mia vita,
è solo mia,
nelle mie mani,
solo io so
la verità,
solo
io,decido
e basta;
gli altri sono fuori,
non c’entrano,
non ci sono,
non ci sono.

Sole fuori,
stà spiovendo,
silenzio
della
festa,
solo casini
dei vicini;
vuoi niente,
solo silenzio
nella tua vita,
pensare come vuoi,
fare come vuoi;
lontano da sociale,
dalle parole della gente,
dalle opinioni sbagliate,
dalle balle non vere;
vuoi solo
silenzio,
per te,
le tue emozioni,
il tuo affetto,
la tua vita;
solo tua,
solo tua.

Piove ancora,
pozzanghere
e avvallamenti
d’acqua dappertutto,
freddo e umidità,
voglia di rimanere a
casa,
di rimandare tutto,
di aspettare,
nicchiare,
dormicchiare,
davanti alla radio
e al termosifone;
pensando a te,
lontana,
anche tu, starai guardando
la pioggia,
dai vetri;
anche tu.

Pioggia,
scende
caracollando,
e capitombolando
a catinelle;
rumore ritmico,
di ribattio
sull’ asfalto;
odore di umido,
freddo,
ciottolati
lucidi
di piovana,
brillano
alla luce;
e bello rimanere
a casa,
al caldo,
ascoltando
la pioggia,
cadere a rovesci,
non pensando a
niente,
tutto è mondato,
lavato.

Il mio piccolo
Mondo in bottiglia,
la mia stanzetta,
il neon,
la foto di nonna,
la sedia,
i libri,
le mie cose,
i fatti miei,
i miei pensieri,
le mie emozioni,
solo io
so di me,
solo io mi
conosco,
e so la verità;
le chiacchere della
gente,
non mi frega nulla,
non le ascolto più,
mi prendo il mio tempo,
penso per me,
decido io,
sò io cosa fare,
sò io come stanno le cose;
me ne stò per conto mio,
e faccio cose mie,
come voglio io,
il mondo non c’entra nulla,
che si tolga dai piedi,
opinioni,
bla,
bla,
non fa per me,
non m’interessa,
vado via,
o resto quà,
a modo mio,
solo a modo mio.

In questa notte,
che cade giù,
in questo buio
totale e perfetto;
tra pensieri,
e sogni,
misteri notturni e
demoni,
e ricordi di ieri,
ti stò pensando;
poi uno squillo,
sei tu,
che sorpresa,
non riesci a dormire,
parliamo un po’;
in questa notte,
che non passa più;
pensando a te,
mi faccio coraggio,
e cerco di non pensare,
di dormire,
scordare.

Pioggia fitta,
freddo,
stille sul parabrezza,
mattonelle umide
e
annerite di pioggia;
cielo strano,
plumbeo,
sporco;
ritorna per un po’
l’inverno.

Accanto a te,
se ne và il male,
il brutto di una giornata
stracca
e
noiosa,
fatta di cose
troppo uguali,
di gente da dimenticare,
di cose da non fare,
di ore ferme,
che non passano mai;
accanto a te,
dimentico
il tempo che è volato via,
e gli anni alle spalle,
e i vecchi tempi,
da cui mi
pare,
mi separa un eternità;
accanto a te,guardo
il tuo profilo,
le tue guance ;
tra noi,
un bacio,
le risate,
ti guardo
di soppiatto,
se ridi,
riderò,
se stai male,
piangerò;
non ti dimentico
mai,
non ti lascio,
mai.

Lontananza,
silenzio
tra noi,
dove sei adesso,
che fai,
che combini;
e mi manchi,
come alla notte
manca la luna,
al giorno
l’abbraccio del sole;
mi manchi come
l’acqua,
lassù da te,
penserai a me
un pò,
o forse no;
sempre non
posso,lo sai;
ma sento
il vuoto che lasci,
quando non ti vedo,
non ti sento;
manca qualcosa
alla giornata,
le tue risa,
i tuoi occhi,
una carezza,
che tutto
porta via;
mancanza di te.

Arriva il sole,
sbucando da
sotto le imposte,
tra gli interstizi;
fa freddo,
anche se i coni dorati
di luce,
mettono speranza e forza;
farai colazione,
cappuccino,
latte,
poi
qualche faccenda
domestica,
qualche commissione,
chiami qualcuno,
ascolti la vicina
che passeggia
nel cortile,
il tempo nicchia,
e non passa più,
mattina scialba e
qualunque,
il telefono tace,
silenzio,
lei dove sarà,
che penserà,
non chiama.

Mattina
Stracca,
e incolore;
cielo
slavato
e sbiadito,
freddo,
silenzio intorno;
ancora presto,
colazione,
tazza fumante,
bagno,
acqua ti sveglia,
col suo getto;
poi che sarà,
non si sa.

Stà sorgendo il giorno,
sento i rintocchi mattutini
delle campane;
casa ancora in penombra,
rumori attutiti
di vicini che si alzano;
ombre lunghe
della notte
vanno a morire
lentamente,
tra non molto,
la luce,
squarcerà
il velo del buio,
tra poco,
di nuovo
giorno;
mattina,
inizio.

Lunedì,
giorno
infausto,
noia
mortale,
voglia di scappare,
dare un calcio a tutto,
non esserci,
non uscire;
restare in casa,
non pensando,
cercando
la tranquillità
e il relax;
lasciando che
il lunedì sia caotico
quanto vuole,
sia rompiballe
quanto vuole;
non rispondere,
chiudere la porta,
lunedì non ci sono,
assente,
vado via.

Notte
Magica,
strana,
buia,
scura,
spettrale;
pace,
cerco pace,
dimenticare,
sognare,
riposare;
il tempo,
sembra fermo,
bloccato,
avvinghiato dal buio,
aspetto il nuovo giorno,
che non viene.

Domenica,
noia,
tedio,
aria
pallosa,
irreale,
leggera
della festa,
me ne andrei,
scapperei,
fuggirei,
via da tutto
questo,
dalle cose da fare,
da quelle che aspettano,
dalle menate,
dalle cose sbagliate,
che ti danno fastidio;
e non essere cercato,
né trovato;
me ne andrei,
alla ricerca,
della pace perduta,
di calma,
di quiete,
me ne andrei,
cercando
di svuotare
i pensieri,
come da bambino,
senza pensare
a niente,
me ne andrei.

Notte,
il sonno
và e viene,
non puoi fare
a meno di
pensare;
pensieri
fluttuano,
e ti inquietano,
sbagli,
errori,
cose venute male;
domani,
ci penserai domani,
non puoi fare altro.

Penso a te,
volando col pensiero,
togliendomi di dosso,
i pensieri,
la tristezza,
e la noia;
di questo inverno freddo,
alla fine ormai;
volo da te,
col pensiero,
da te,
per non lasciarti,
per ritrovarti.

Mamma,

quante cose vuol
dire una mamma;
è il calore
che ti è vicino,
è chi pensa sempre a te;
sempre pronta,
sempre vicina;
cosa vuol dire mamma,
tante cose;
è poter avere un consiglio,
non rimanere solo,
ricevere sempre una buona
parola,
un aiuto,
un consiglio;
quante cose vuol dire mamma,
l’unica che ti chiama,
che ti telefona,
che si ricorda che ci sei,
che esisti,
che ti soccorre,
ti aiuta,
ti suggerisce,
ti parla,
e ascolta,
i tuoi sfoghi e
il tuo dolore,
a cui parli delle tue preoccupazioni,
quante cose vuol dire
mamma.

Buio,
mi avvolge
come un lenzuolo
notturno,
fatto
di tenebra
e ombra;
non voglio
pensare a domani,
non voglio
esserci.
Non voglio
Andare,
voglio solo
stare a casa mia,
chiudere gli occhi,
continuare un sogno,
dimenticare il reale,
pensare per me,
dormire,
sognare,
fregarmene,
e non credere,
non correre per
nessuno;
solo calma,
calma,
nella vita mia.

Ultima neve di febbraio,
ultima neve
alla fine di tutto,
fine stagione;
l’inverno stà morendo,
le giornate
sono un po’ più lunghe,
freddo
e vento,
ma nell’aria,
si sente odore di primavera,
una neve fiacca
e stentata
cade ancora,
e fa un po’
di bianco,
rompendo le scatole,
ma è la fine;
l’inverno stà andando.

Stanco,
di rimanere
in trappola di
situazioni
vecchie,
scontate,
senza rimedio;
stanco
di essere messo in mezzo;
voglia di sputare tutto,
gettare tutto via,
girarmi
e andarmene,
da dove sono venuto,
libero,
libero;
buttando via la polvere,
di situazioni,
che tanto,
non c’è nulla da fare,
sogni,
illusioni;
voglia
di libertà,
tranquillità,
staccare la spina,
non rispondere,
non esserci.

Nel mentre
Di questa mattina
Festiva,
un po’ sciatta,
un po’ pallosa,
solite cose,
latte,
caffè,
lavandino,
la madre con
la colazione,
la luce del sole,
entra dalle persiane;
domenica come tante,
tutto fermo,
sopito,
in pausa,
intervallo;
non lo sai che farai,
non si sa mai,
tutto può succedere,
credimi
amore,
chi lo sa;
mentre sono qui,
che mi
vieni in mente.

Sole invernale,
bella giornata,
la luce,
il chiarore
dà forza
e
allegria;
i colombi
strepitano
e friniscono,
abbassandosi
a cercare briciole
e qualcosa
di commestibile,
la neve si ritrae,
si squaglia,
si scioglie,
in questo giorno
solare,
che sa di primavera
in anticipo,
vuoi solo
riposare,
sospirare
tranquillo,
liberarti
dei problemi,
non pensarci più,
non vederli più,
libero,
come un foglio di
carta velina,
sospinto
dal vento
tenace
d’inverno,
chiudere gli occhi,
non sapere,
non c’entrare
più nulla.

Amore
Non ci sei,
non ti ho visto,
eravamo stanchi,
eravamo provati,
e oggi niente,
siamo lontani,
perduti,
staccati;
e io qui,
anima
inquieta,
vado avanti indietro,
mangio,
mi alzo,
doccia,
ascolto la tele,
non ho pace,
niente calma,
senza te,
vorrei scappare di casa,
e correre da te,
giornata alla fine,
notte ormai,
sei quasi a dormire,
o forse no;
ti sento lontana,
distaccata,
distante,
soffro,
e non vedo l’ora,
che sia domani,
per vederti,
e tu stai pensando a me,
o stai dormicchiando,
con la radio vicina,
nella tua stanza,
tra le tue cose,
il tuo mondo;
non ho pace,
non ho pace,
senza te.

Mi chiedi tante cose,
cerco di
risponderti,
e dico si,
sinceramente;
ma il domani,
chi lo sa,
il domani
che farò,
che sarà;
cerco di
farti contenta,
e dico sempre sì,
ma il domani,
non lo so,
non so;
tante cose
succedono,
domani;
vedremo,
forse sì,
forse no.

Mezzogiorno,
mangerò qualcosa,
una cosa veloce;
tutto ammutolito,
la vicina
imbandisce
il tavolino,
vapore
delle pignatte,
e sfrigolio
della roba che
cuoce;
pranzo,
poi chi lo sa,
si vedrà,
telefono
tace,
nessuno.

La notte
Scema lentamente,
non ho voglia
del nuovo giorno,
non voglio sapere,
non voglio esserci,
non essere trovato;
poter restare a casa mia,
dimenticato,
tranquillo,
nella calma della
mia stanza,
tra le mie cose amiche,
in pace;
non essere trovato,
e non pensare
a domani,
a quello
che succederà;
alzare le spalle,
continuare un sonno,
un sogno,
senza fretta,
senza correre,
non mi muovo,
voglio solo,
casa mia,
casa mia.

Voglia di
Perdermi nel
Silenzio,
fare calma,
fare chiarezza;
non rispondere,
quiete,
la mattina và
và;
non voglio pensare,
solo starmene
per conto mio,
pensare a me.

Casa,
mondo
tutto mio,
rifugio,
riparo;
cose mie,
ricordi,
oggetti;
il mondo fuori,
da qualche parte,
non ci penso.

Rain,
pioggia
battente,
ritmo cadenzato,
regolare,
sincopato,
monotonia,
d’una giornata
da lupi;
le gocce si spezzano su tegole,
e selciato,
picchiettando,
il tempo non passa,
viene sonno,
ancora inverno,
che dura.

Notte

Greve,
plumbeo vetro,
nero canicolare,
preme sui vetri,
che ora è,
che giorno è;
poi sarà domani,
meglio
non pensare,
meglio rimandare;
il tempo
pare fermo,
nicchiando su se stesso;
freddino,
termosifone spento,
sonno scappato;
notte giovane,
anche troppo,
non passa,
infinita pausa,
solo il rumore
della ventola,
schermo,
e tu
dove sei,
che fai,
dormi,
dormi.

Mattina,
presto;
freddo,
scuro,
cielo velato,
sarà nuvolo
o pioverà,
non lo so,
cosa sarà;
voci mattiniere,
bagno,
cappuccino,
sacco della
mondezza,
piccole cose,
cerchi un sorriso,
speranza.

Buio
Profondo,
plumbeo,
infinito,
notte
sepolcrale;
non voglio sapere,
non voglio pensare,
rilassarmi,
rimandare;
domani,
domani.

Sera,
mi sovieni,
il buio,
la tenebra,
solo nella stanza;
e penso a te,
con la giacca
il berretto,
a te,
il tuo sguardo,
il tuo corpo,
la tua testa appoggiata
a me,
le tue mani,
il tuo affetto,
e mi manchi,
e mi sento perduto;
penso a te,
speranza,
luce,
in questa vita
di casini
e problemi,
a te,
a te.

Amore,
a volte sono stanco,
a volte sono sopito,
a volte ne ho abbastanza,
del mondo;
ma senza di te,
mi fermo,
non sono nulla,
e la mia esistenza,
si fa
vuota,
deserto
metropolitano,
ti cerco nel mio giorno,
nel mio tempo,
sei un raggio di sole,
in mezzo
al grigio.

Libero,
voglio
liberarmi,
di zavorre,
di polvere,
di gentaccia,
voglio essere,
libero e leggero,
come da bambino;
libero,
dalle parole,
dalle futilità,
libero.

Amore tu
Seduta qui,
guardi la tele;
partita,
io con te,
ti sbircio
di soppiatto,
il tuo naso
il mento,
gli occhi agitati
e vispi,
il berretto
e la giacca,
ti stringo
e ti sfioro;
sereno,
sereno,
accanto a te,
non voglio
perderti,
non voglio
andarmene,
non voglio
stare solo,
aiutami
amore,
in questo tempo,
dove tutto passa,
come le foglie secche,
la neve sciolta,
il falò
di roba vecchia;
inverno,
non finisce più,
amore ,
stai con me,
vicina.

Calma,
voglio
pace,
stare
in pace,
dimenticare,
chiudere gli occhi;
buio,
silenzio,
levitare
sino a te,
pensarti,
stai bene
o no;
pace ,
pace
per me,
libertà.

Amore,
accanto a te,
il calore,
il tuo profumo,
la tua forza vitale;
accanto a te,
scaccio il male,
non vorrei
smettere l’abbraccio,
con cui ti cingo;
vorrei fermare
questo tempo,
per rimanere,
per baciarti,
sentirti,
accarezzarti;
davvero,
davvero.

Notte,
buio
mi
sovrasta,
ricopre
ogni cosa;
abbandonato
al silenzio,
mi spaurisco,
e soffro,
in balia,
della mia paura,
dei demoni,
dei cattivi pensieri;
il peso di domani,
che sarà,
che succederà,
meglio non saperlo,
meglio
non vederlo,
scappare lontano,
pensare ad altro,
trovare un ricordo,
un sorriso,
una stretta di mano,
una parola buona;
non pensando a
domani.

Neve recente,
a cavallo
tra gennaio
e febbraio,
ancora inverno,
tiri fuori la
pala,
poca voglia
di usarla,
crei una stradina,
un passaggio,
un sentiero;
mucchi di
coltre bianca,
nel dorso
dei muri,
fiancheggiano
lo stabile,
neve ammonticchiata,
se il sole viene,
la
dissolverà,
rumore
felpato
della pala,
fende
e ferisce
la neve fresca,
poi si vedrà,
un sole tiepido,
febbraio,
di nuovo
tutto bianco,
latteo,
ma
le feste,
sono lontane,
un anno da
vivere.

Vieni accanto a me,
ma
sei stanca,
devi digerire,
ti addormenti
stendendoti sul
sofà;
gli occhi
calati,
tremano ogni tanto,
ti gratti,
ti sposti,
i capelli raccolti,
ti coronano la fronte,
come fluttui castani;
non ti chiamo,
non parlo,
disturbarti non voglio,
sei nei tuoi sogni,
un altro mondo,
mi piace guardarti,
il tuo viso,
le gote,
il naso,
le tue labbra
accattivanti;
vorrei stare con te,
ma è tardi,
devo ripartire,
e senza te,
c’è solo
solitudine,
e
malinconica
mancanza di te.

Amore,
mi sento
smarrito
e solo,
alla deriva,
come una vecchia
foglia secca,
che galleggia
sull’acqua;
spero che mi
pensi,
come io
faccio con te,
ricordati,
ricordami,
non mi
lasciare,
non mi
lasciare,
ricordati.

Sei nel mio cuore,
ogni cosa,
parte da te,
e a te ritorna;
ritorna da te,
dalla mia
solitudine,
la tristezza,
la noia;
un giorno bianco,
grigio e sfatto
d'inverno;
ritorna a te,
il pensiero,
dopo
aver vagato
solitario
e smarrito,
ritorno a te,
perché mi và,
è giusto,
sei
la luce,
nella mia vita,
ritorno a te,
come una falena
stanca;
ascoltami,
ascoltami.

Amore,
lo so
che non
sono lì,
lo so
che ti trascuro
un po’;
lo so,
che tu
mi aspetti;
ma vedrai,
correrò da te,
da te;
sei l’unica
luce,
in questo
grigiore,
in questo
inverno.

Penso a te,
in questa aurora,
alba;
fuori ancora scuro,
ancora sonno,
ancora sopimento;
silenzio
notturno,
per te,
per te,
voglio farcela per te,
voglio credere per te,
ricominciare.

Amore
Sei distante,
amore
hai problemi,
e a me,
non pensi;
sperduto,
qui,
poco
nevischio
per terra,
freddo,
gelo,
cielo smunto,
triste,
vorrei scappare,
e correre da te,
vorrei
tu pensassi
a me,
non lasciarmi
solo,
tra la noia,
e il brutto
tempo
grigio.

Sera,
buio,
veloce,
il tempo
è schizzato via,
voglia di parlare,
vedere qualcuno,
in questo
giorno di fine gennaio,
neve gonfia
e fresca,
umidità
e gocce
dappertutto,
il cortile
fattosi bianco,
tutto
sparito,
fumaioli
col vapore che esce,
inverno,
silenzio,
freddo.

Notte,
sonno scappato,
voglia di libertà,
tirare un respiro,
alzare le spalle,
mandare tutto al diavolo;
pensare solo a te,
unica;
della gente,
me ne frego,
non sono,
sono assente.

Casa mia,
casa mia,
ritorno
e chiudo la porta,
oggetti amici,
il tavolo ,
la tele ,
le mura,
il mio mondo;
come mi và,
come voglio io,
chiudo le persiane,
al diavolo il mondo,
la gente,
e tutto il resto;
non voglio sapere,
alzo le spalle,
dicano quello che vogliono,
io non c’entro,
non me ne frega niente,
voglio solo pensare a me,
alle mie cose,
il futuro,
i miei pensieri,
le speranze,
quello che mi và,
che voglio;
casa mia,
casa mia.

Libertà,
da tutto,
dalle frottole,
le opinioni,
le cose assurde,
dalle menate solite;
starmene con
la mia
vita,
per conto mio.

Silenzio,
ti perdi
nella
sua
essenza,
morbido e
vellutato;
puoi
pensare,
riflettere;
guardi
in te stesso.

Amore,
la tua voce
morbida,
mi fa sentire
affetto,
mi fa sognare,
mi fa
dimenticare
la gentaglia,
il male,
il brutto;
la tua voce,
mi dà forza,
e sento,
che non
sono solo.

Cielo pallido,
stracco,
aria fredda,
noia,
malinconia;
vuoi
solo
il
calore
della
casa,
il tepore,
le tue cose,
le pareti,
il tuo
mondo,
gli altri,
stiano lontani,
amore,
non ti fai sentire.

Notte,
non voglio
sapere,
non voglio
pensare;
solo andare,
volare libero,
lasciare galoppare
la fantasia,
guardare un sogno,
pensare a cose mie,
a quello che mi và,
cose giuste,
semplici,
come il pane caldo,
come il fuoco nel camino;
ascoltare il piacere
del silenzio,
della quiete;
lontano dai rompiscatole,
ascoltare la notte,
notte.

Nebbia
Diradata
Un po';
non per molto,
senso
di malinconia,
freddo,
il fiato che esce,
sale per la strada;
vorresti tutto o niente;
la calma
e la tranquillità,
di quando eri bambino,
e c'era la neve alta,
e la vecchia casa;
non t'importa di altri,
vuoi solo andare avanti,
vuoi solo pensare,
riflettere,
staccarti da tutto,
vuoi camminare
tranquillo,
mentre tutto và,
tutto passa;
poter fermare ogni cosa,
i visi cari,
gli amici perduti,
ritrovare il sorriso,
e una stretta di mano;
ridere come una volta,
mentre tutto và.

Nebbia
Vela
La strada,
atmosfera
plumbea
e fosca,
da film
dell'orrore,
pare di stare a
Londra,
o in Scozia,
i passanti,
spariscono
nel
nulla,
tristezza,
freddo,
gelo,
gennaio.

Banchi di nebbia,
pallida,
esangue;
ti avvolge,
e ti perdi,
ti senti smarrito,
non si arriva mai,
la strada pare
interminabile;
nebbia,
nasconde ogni cosa,
come galleggiare
sul niente,
tutto è spettrale,
strano,
cangiante.

Nebbia,
schermo bianco,
evanescente
barriera,
bianca lattea;
inghiotte
le ombre umane,
tutto sembra svanito.

Nebbia spettrale,
la strada pare sparire,
inghiottita dal nulla;
bianco dappertutto,
banchi di nebbia;
si vedono i fari
a stento,
apparire da nulla;
freddo,
plumbeo,
ogni cosa,
appare
remota,
svanita,
inconsistente,
nebbia.

Nebbia circostante,
velo che offusca,
ottunde,
nasconde;
le figure spariscono,
come spettri
lontani;
tutto pare
irreale,
trasognato,
grottesco;
nebbia
sulla strada,
ai lati,
nelle conche
delle valli
montane;
mondo magico,
tutto evanescente.

Mattina,
chiaro,
luce amica,
fuga i sogni,
le tenebre,
i demoni;
i pensieri
si squagliano
come la neve;
vuoi
pensare,
amare,
fregartene;
sole invernale,
speranza.

Mattino,
albeggia,
il sonno
è fugato via,
luce neon,
acqua in faccia,
bagno,
lavabo,
schermo acceso;
oggi non ci sei,
non ti vedrò,
giorno triste,
questo mio,
senza te,
non è possibile,
non è possibile;
se non ti vedo,
mi perdo,
mi smarrisco,
mi sento vuoto,
e fregato,
non ci sei,
non ci sei,
e a me hai pensato,
ti sei guardata indietro,
hai capito,
hai capito,
o sei distratta,
presa dalle tue cose,
dalle faccende,
dai tuoi scopi,
e io qui,
qui,
senza te,
impossibile
stare;
vuoto,
e grigio;
tristezza,
un giorno
senza te.

Amore,
senza te,
sono
un vascello
senza nocchiero;
senza te,
sono solo,
smarrito,
sperduto;
porto dentro
te,
il tuo sorriso,
i tuoi
occhi,
sei la luce,
del mio
mondo
solitario.

Notte giovane,
notte senza fine,
perenne,
interminabile;
vorresti essere
il bambino che non
è più;
chiudere gli occhi
e basta.

Amore,
voglio te,
non il
mondo,
non la gente,
non le parole,
le opinioni,
voglio solo te.

Amore
Siamo
Lontani,
ieri sera,
noi due;
sei nervosa,
tesa,
distratta,
le feste si
avvicinano,
e tu vorresti,
tutto e niente,
scappare,
evadere,
aspettami,
ascoltami,
ascoltami;
non fuggire,
ascoltami.

Tu devi andare,
vuoi partire,
fare un giro,
uscire fuori,
vedere la città,
scappare,
evadere,
posso capire il tuo bisogno
di spazi,
di libertà,
ma io stò bene qui,
non ho voglia
di andare,
di correre,
di sentire
blateramenti;
io rimango,
ho sperato che tu capissi,
che tu volessi restare con me,
starmi vicino,
come io faccio
ogni volta che posso con te,
ma tu devi partire,
qualcosa ti muove ,
ti agita,
e io non so,
non voglio fermarti,
se tu resti,
devi volerlo tu,
devi capirlo,
devi sentirlo,
la voglia di stare con me,
ma tu parti,
fai giro,
vai ;
e io resto qui,
triste
e assorto,
col peso dei miei anni,
dei miei guai,
di quello che non mi và,
delle cose che mi hanno stufato,
di tutto questo,
tu vai,
tu vai,
non mi senti,
non mi senti.

Non ti sento,
non parlo,
non insisto,
non sò
perche non
chiami,
aspettando
che tu lo faccia;
non ho voglia
di niente,
solo
di
godermi
il silenzio,
quiete
autunnale,
è quasi inverno;
ti ho persa,
o forse no,
aspetto,
aspetto….

Vuoto,
non ti fai
sentire,
e io rimango
qui,
sospeso,
tra il serio e
il faceto,
tra tutto
e niente;
senza di te,
mi fermo,
nicchio,
traccheggio,
in bilico,
tra noia
e sconforto;
senza te,
rimane solo
solitudine.

Giorni
Di tedio
E tetraggine,
strade
fradice
di pozzanghere
e di neve
ai lati
dei viali,
il verde è sparito,
dietro le staccionate,
nei rilievi,
e promontori,
cumuli di neve,
il bianco ha invaso
ogni cosa,
solo la striscia della strada,
è sgombra,
e gli uccelli si posano,
in cerca di qualche cosa da mangiare,
cielo latteo,
natura morta,
ti vedo accigliata,
stanca ,
snervata,
cose sentissi
il tempo;
voglia di serenità,
di calma,
di evasione,
atmosfera natalizia,
vorresti tutto e niente.

Amore,
non mi frega,
più di certa gente,
non ho più tempo,
sono stanco di parole,
di menate,
di credere
a questo,
o quello,
non sono disposto
a correre,
non dò retta
a nessuno;
lotto solo per la mia libertà,
di altro non mi frega,
alzo le spalle
e me ne infischio del mondo,
non tocca a me,
non mi riguarda;
io posso solo
pensare per me;
niente ho ricevuto,
e niente sono tenuto
a dare;
non ci sono ,
non rispondo,
me ne frego di tutti;
che vadano da altri,
che vogliono dalla
mia vita,
non ho tempo per nessuno,
il mio tempo ,
è solo per me,
per me.

Amore,
sei lontana,
vuoto immane,
deserto in me;
ti penso,
e costruisco il
tuo viso nel cuore;
fino a quando,
non
mi condurrà
a te.

Epifania,
ultima festa,
le altre le
porta via;
ho solo sonno,
voglia di chiudere gli occhi,
ignorare tutto,
non sapere,
non esserci,
io non c’entro,
non voglio nulla,
solo riposare,
pensare,
fregarmene;
fine delle feste,
fine;
ancora intorno, le luci e gli alberi
incorollati di lampadine
e lucette,
insegne,
neon,
giochi di luci,
mi mancherà lo spirito
del natale,
mi manchi tu,
lassù,
e non ho saputo
darti di più,
non ho saputo,
stare di più;
ma cosa vuoi,
la stanchezza,
il viaggio;
il tempo che passa,
e noi in mezzo,
sballottati
dal destino;
adesso fine delle feste,
fine di tutto,
cosa rimane,
non so,
desiderio di pace,
e di tranquillità,
solo quello.

Amore,
ti sento
lontana,
separato
da te,
da questo gelo,
questa neve farinosa,
cortile imbiancato;
si stà bene in casa,
al caldo,
vorrei guardarti,
e portarti,
un po’ di serenità;
vorrei pace,
calma,
per noi due;
ti penso,
e tu ti
guardi dietro,
ricordati,
pensami.

Amore ciao,
giorno normale,
dopo le feste,
noia e tedio,
solita routine;
freddo,
voglia
di starmene in
casa,
voglia
di scappare,
evadere,
non esserci,
fregarmene;
non mi
lasciare amore,
non mi lasciare.
I fuochi sono finiti,
le bottiglie vuote,
e adesso,
un anno da vivere,
da vivere.

Amore,
non ti sento,
telefono
quieto,
silenzio,
distante,
sei distante anni
luce;
chiusa nelle tue
cose,
pensieri,
dolori,
preoccupazioni;
la festa si avvicina
e tu ti allontani,
vuoi scappare,
evadere,
troncare con tutto,
amore,
non mi
lasciare,
rispondi,
fermati un attimo,
voltati e ascoltami,
non andare,
non scappare;
non lasciarmi solo
adesso,
tra questo
freddo,
la nebbia,
la tristezza,
e le prime luci
natalizie,
che parlano della
gioia degli altri,
non mi lasciare
solo adesso…

Amore,
il tempo
brutto,
il ghiaccio,
la neve,
ci separano,
ma io conto
di essere da te,
prima o poi,
non
mi lasciare,
non ti scordare,
sono vuoto
e triste,
come questo
cielo d'inverno;
questa neve dura,
farinosa,
questo
gelo,
che spacca le mani,
distante,
sei così distante;
aspettami,
aspettami.

Amore,
solo
per te,
esco
e cammino,
fuori,
in questo
mondo,
tra
facce estranee,
di cui non
mi importa.

Giorni
Di festività
Negozi,
luci,
festoni,
addobbi,
alberi
luccicano nella
notte,
atmosfera
frettolosa e indaffarata
della gente;
voglio solo
casa mia,
starmene al caldo,
tepore,
gustare
il silenzio
il calore,
non pensare,
non vedere,
fregarmene
degli altri,
e trovare tempo
per me,
voler bene
a me stesso;
a me ,
a me.

Amore,
sapore
di festa,
posate,
cibo,
cucina;
ma la
tranquillità,
non te la regala
nessuno;
cerco la pace,
serenità,
cerco te,
amore.

Amore,
guardo
il cielo
spegnersi
per la sera
che viene,
vedo il buio
premere sui vetri;
mi manchi,
più di ogni
altra cosa,
mi manchi,
ed esco di casa,
fluttuando
con la fantasia,
sino a te,
lassù tra i monti;
vorrei vederti,
vorrei sentirti;
cielo latteo,
freddo
e neve
ghiacciata,
e sono
solo
e chiuso qui,
senza di te.

Amore,
Festa nell'aria,
luci,
alberi che
baluginano
con lucette e festoni,
freddo,
e ghiaccio,
e voglia solo
di calore,
fuoco,
e tepore casalingo;
ti immagino,
nella tua stanza,
mentre
vorrei solo
starmene
in casa,
in pace.

Silenzio
Tra noi,
giorno di festa,
grigio e in colore,
tra pioggia
insistente
e freddo;
parlami,
parlami,
amore,
mi sembri
così distante,
adesso.

Sei là,
tra le alture,
dove l'inverno
arriva lesto,
dove è scuro
e i tornanti,
sono ghiacciati
e pini di nebbia;
io tossisco,
e guardo fuori,
tepore della stanza,
la mia sciarpa,
le pastiglie,
raffreddore;
il sonno
è sgattaiolato
altrove,
notte natalizia,
desidero solo,
starmene da solo,
pensare per me,
sganciato da tutto;
un po' di calma,
pace,
solo quello.

Telefono tace,
silenzio,
e tu,
dove sei,
che pensi,
di noi due,
sei arrabbiata,
o
distratta,
dormicchi sul
divano,
sbadigliando;
non chiami,
non dici
niente,
perché;
lontana,
sei lontana
adesso,
come una
chimera;
il nostro sogno
è finito,
oppure no,
telefono tace.

Assenza di suono,
la notte
mi tiene compagnia
in silenzio,
non so niente,
non voglio sapere niente,
solo starmene in casa,
con questo freddo,
questo inverno
rigido,
temperatura
bassa,
neve fresca,
i colombi,
sminuzzano
col becco dove
trovano qualcosa,
voglia di casa,
calore,
tepore,
e tu lassù,
lassù,
lontana.

Cielo ombrato,
freddo,
nevischio
recente per terra,
chiazze e pozzanghere,
neve sui muretti,
e gli stipiti,
camminare
è un problema,
scivolare è facile;
noia
e
tristezza,
mi
manchi,
tu lassù
nei monti,
chissà
che ghiaccio,
mi pensi
o no;
quando ci
vedremo,
stò male
senza te,
penso al
tuo sorriso,
a te,
a te,
in mezzo,
a questo inverno.

Freddo,
sferza la faccia,
vorrei vederti;
cielo bianco,
pallido
come cera,
voglio
credere che
non nevichi,
altrimenti,
staremo di nuovo
lontani;
tutto brullo,
scarno;
inverno.

E l’alba arriva già,
con i sogni che
si spezzano,
come vetri,
la tua faccia
stanca,
le solite
cose,
facce,
parole da
buttare,
cose da dimenticare;
e tutto quello
che voglio
che penso,
sei tu,
solo tu;
solo tu,
riempi
il
mio cuore,
e mi fai stare
bene,
solo tu,
sei la risposta
alle mie preghiere;
te,
voglio te,
aspetto te,
in mezzo a questo
pattume,
a questo squallore..

Mattino presto,
il sonno
è scappato
via furtivo,
in qualche angolo
della mente;
intorno
quiete,
ancora buio,
che giornata sarà,
non si sa,
speriamo nel sole,
nel tepore,
e che la neve vada
da un'altra parte;
voglia di casa,
di mura domestiche,
di cose famigliare,
di cose mie,
casa mia,
lontano da tutto,
fuori
da ogni cosa,
non mi frega;
voglia di casa,
libertà,
tranquillità.

Alba,
arriva
lento
chiarore,
che fende
il velluto
della notte;
e il giorno,
è già davanti.

Negozi addobbati,
luci,
striscioni,
lucette natalizie;
dov’è finito
il natale dell’infanzia,
cerco la serenità,
noia e malinconia,
tu lontana,
ti sentirò,
mi sentirai,
chiamerai
o no;
il freddo dell’inverno,
ghiaccio,
ti sento lontana,
distratta,
stanca,
sei attirata da tutto
e da niente;
dall’attesa del natale,
i suoi miti,
il suo consumismo;
vorrei esserti più vicino,
più vicino,
fare di più;
vorrei tu mi capissi.

Amore,
sono stanco,
della gente,
le loro opinioni,
le loro ipocrisie;
stanco di ascoltare parole
vuote;
amami,
amami,
non
lasciarmi
in
balia,
di questo
mondo pazzo.

Dove sei,
cosa fai;
stai in silenzio,
non ti fai
sentire,
non pensi
a
me,
non ti stò
a cuore;
sotto
le
feste,
pensi ad altro,
sei distratta,
lontana,
cosa c’è,
cosa c’è,
amore,
parlami,
parlami;
sono qui,
qui,
ti
ascolto,
parlami.

Perche non chiami,
che c’è amore,
stai male,
sei lontana,
distratta,
non hai voglia
di me,
non mi pensi;
cosa c’è,
qualche nuvola
ti turba,
qualche cosa nuova,
sei staccata,
indolente,
non chiami,
non ti sento,
che c’è,
che c’è;
sei stanca di noi,
e non lo dici,
te ne stai andando,
e non lo so;
perché non chiami,
perché non chiami,
amore,
non dimenticarmi,
perché non chiami,
cosa c’è,
qualcosa ci separa,
cosa c’è.

Fermati,
non mi devi lasciar
così,
come uno scemo
che molli qui,
fermati,
fermati,
sono qui per te,
non lo capisci,
non lo sai,
hai fretta,
vuoi andare,
partire,
girare;
fermati,
fermati,
non ti rendi conto,
sono qui,
sono
qui,
tesoro
per te,
per
starti vicino,
ascoltarti,
scacciare il male
e la tristezza,
d’ una giornata pallosa,
d’un mondo pesante;
non andare,
non andare,
fermati un attimo,
aspetta,
pensaci,
pensa un po’ a me,
non andare.

Se un giorno tu,
non ci fossi più,
mi son mai chiesto che
farei,
dove andrei,
come potrei tirare
avanti
e stare a galla,
se un giorno
tu ,
non mi amassi più;
momento critico tra noi,
nervosismo,
noia,
tedio,
e tanta
stanchezza,
con il grigiore
dell’inverno
imminente,
giorni corti,
pioggia,
freddo;
e tu che sei distratta,
e lontana,
e se non mi amassi più,
mi son mai chiesto
che farei,
ti prego pensami,
non te ne andare,
non dire,
è finita;
così di colpo,
stop,
staccata la spina,
non andartene,
ti prego
ti prego,
cosa farei
senza di te,
ho
solo te,
che farei…

Amore,
vedo te
e mi caldo,
vedo te
e sorrido;
vicino a te,
le nubi se ne vanno,
e si allontana
il male,
e il temporale;
come farei,
dove andrei,
senza te;
sei necessaria,
come acqua sorgiva,
sei tu,
sei tu.

Lisa,
lontano
dai tuoi
occhi,
dal tuo sorriso,
dalle tue parole,
si spegne il
giorno mio;
tutto tace,
e si fa solitario
e triste,
e mi manca
la parte di te,
che è in me;
e mi rotolo,
nella noia,
in menate,
e nella banalità
squallida
della giornata,
tra gente
da perdere,
parole da buttare,
giudizi da scartare;
e mi viene voglia
di vederti.

Tesoro,
lascia aperta
quella porta,
voglio vedere
il tuo viso,
i tuoi lineamenti,
il sorriso,
il naso;
voglio ricordarti,
fissarti
nella mente;
amore,
lascia aperta la porta,
lasciami ancora
una chance,
ancora uno spiraglio,
una possibilità,
per farti capire,
spiegare,
dirti,
quello
che sento,
che provo,
e quanto sei necessaria,
e non posso
perderti,
per te
è diverso,
sei giovane,
forte,
per te,
ci sono tanti,
io ho solo te,
amore ,
lascia aperta
la porta,
non
te ne andare,
parlami,
ti prego,
parlami..

Da qualche parte nella notte,
fonda e siderale,
da qualche parte,
del crepuscolo,
si staglia,
il dragone rosso,
l’ultimato,
il definitivo,
dopo essere stato trasformato,
tatuaggio sulla schiena,
red Dragon,
l’angelo nero,
red dragon,
il figlio della notte;
dove sarà,
chi lo vedrà,
attento,
egli vola,
maestosamente,
coperto
dal manto notturno,
il grande red dragon;
forse hannibal the cannibal,
capira,
intuirà,
chi può
mai essere,
red dragon
red dragon
re della notte,
il flagello,
l’ultimato,
red dragon,
figlio della notte.

Tranquillo,
voglio
starmene qui,
separato
dal mondo,
raccolto,
a guardare
in me stesso;
non mi frega,
di fuori,
della gente,
solo calma
per me;
fare chiarezza,
dire basta,
fregarmene,
andarmene,
dormire,
sognare;
voltare le spalle,
alle opinioni,
ai giudizi,
alle menate;
dare un calcio
a tutto,
tranquillità,
calma,
silenzio,
nella
mia
vita,
e basta.

Chiudo,
voglio
separarmi,
staccarmi
dal resto,
dal mondo,
dalle parole,
dalle balle,
da questo
mondo
così
fetido,
così allo
sfascio;
chiudo,
non ho tempo,
voglio
pensare per me,
quello
che voglio,
quello
che sento.

Amore mio,
notte
sepolcrale,
perfetta,invernale,
freddo intenso,
me ne stò intabarrato
nella stanzetta,
pensando a te, e
ascoltando musica;
tu sei laggiù,
tra i bricchi
e le alture
montane,
lì ci sarà parecchia neve
a cumuli,
i sentieri e le mulattiere
a fianco delle strade,
saranno ingombrate
e ghiacciate,
e io chissà quando
ti vedrò;
nostalgia di te,
dei tuoi capelli,
la tua faccia,
il tuo muoverti,
tutto di te,
mi manca un po’;
col pensiero volo da te,
sento tristezza,
mentre
tra poco ,
sarà natale,
ho voglia di te,
del tuo calore,
il tuo affetto,
senza di te,
impossibile,
senza te,
sono solo
una statua di ghiaccio,
inerte.

Niente,
ascolto
il nulla della
notte,
mentre nevica
piano;
voglio stare al
di fuori
di tutto,
fuori
dalla gente,
dalle opinioni,
dalle storie,
dalle menate;
voglio stare
nel mio mondo,
separato
dalla corsa folle
del mondo,
dal casino
perenne;
voglio
il mio tempo,
per me,
spenderlo come voglio,
fare
o non fare nulla,
se mi và;
non ho tempo per nessuno,
voglio
spendere
il mio tempo
per me,
e per te,
tesoro,
non andare,
pensami,
pensami,
mentre i
fiocchi,
planano adagio,
sul selciato,
bisogno di tepore,
casa.

Notte,
vetro
nero
cenere,
buio
immenso,
generalizzato;
mi perdo nel silenzio,
penso a domani,
che sarà,
che succederà,
ti vedrò o no,
ti penso,
vuoto dentro me,
voglia di calma,
libertà,
di vivere con te,
in pace;
mandando
a quel paese tutto
il resto,
il tempo passa,
è per me,
lo voglio per me,
non per altri.

Eh siamo
Qua,
la neve è caduta,
che ci vuoi fare,
infarinatura
bianca,
freddo,
il naso cola,
brutta giornata,
non posso venire da
te,
termosifone,
il
mio più grande amico,
bisogno
d’aria,
odore di chiuso,
tutti dormono,
silenzio.

Buio,
forse nevica,
forse no,
speri
l’inverno
stia ancora
un poco in là;
giornate fredde,
nuvoloni abnormi,
noia ,
tetraggine;
ricerca
di serenità.

Fuori
Nevischio,
sento il
fruscio
dei fiocchi
per terra;
tristezza,
stasera senza te;
come farò,
il tempo
nicchia
e non passa più;
noia,
serata barbosa,
vorrei libertà,
per me,
per te,
noi due.

Voglia di
Andarmene,
di voltarmi,
chiudere gli occhi,
e continuare a dormire,
e non sapere,
non vedere,
lasciar perdere,
staccare da tutto,
mandare al
diavolo
regole
e quello che è giusto,
o sbagliato;
fare tutto e niente,
ribellarsi
anche se non è permesso,
libertà,
ritrovare libertà,
pensare,
anche quello
che non ci si aspetta,
che non vogliono,
fare il contrario,
spezzare i calcoli,
le opinioni,
libertà.

Mattinata,
sarà giorno,
o forse no,
boh,
persiane serrate,
luce neon,
frizzio computer,
sono staccato da tutto,
spina tolta,
mi frega niente,
voglio solo
stare qui,
casa mia,
mie cose,
pareti,
stanza,
oggetti;
il mio piccolo
mondo antico,
cavoli miei,
al diavolo
il resto,
il
mondo,
menate,
cavolate;
lavabo,
acqua zampillante
in faccia,
porta socchiusa,
non voglio vedere,
non voglio sapere,
niente rompiballe,
gente che dice,
quel che devi fare
o no;
casa,
voglio
solo casa mia,
pensare,
a chi mi importa,
sentimenti,
cose mie,
casa mia,
il mondo
stia fuori,
lì.

Cala
Il
Velo
Di crine
Della sera,
buio pesto,
immensa
voglia di te;
lontana tu,
vado alla
deriva,
come un relitto,
senza nocchiero,
smarrito,
solo.

Sera,
già qui,
manto
nero
di china;
il buio
mi
sovrasta,
è già
sera,
è già
tardi.

Sera,
buio preme
sui vetri,
comincia la
notte;
tu
sei
in
pizzeria;
io sono qui,
senza te,
chiuso,
solo,
spento;
insopportabile
silenzio
vellutato;
non chiami,
non chiami,
ho bisogno di te,
amore,
amore,
pensami
se puoi…

Vuoto,
non ti vedo,
oggi senza te,
e vado in rovina;
mi sento a pezzi,
schiacciato
dalla noia,
le menate,
il lavoro;
vorrei scappare
furtivo,
e correre da te;
non chiami,
triste;
tutto grigio,
smorto,
invernale;
amore pensami
un po’.

Dove sei adesso,
che fai,
fumi,
cammini,
passeggi,
o cosa;
vuoto
spinto
senza te;
giorno
brutto,
non
passa più,
menate
e
cose
da dimenticare;
mi resti
tu,
tu.

Sommessamente,
è un'altra mattina,
occhi velati,
voglia di colazione,
poi doccia,
un po’ di radio,
ascolti a occhi chiusi,
dormicchiando ancora un po’,
ti lavi la faccia,
l’acqua scroscia,
che farai,
che farai,
la vedrai,
forse sì,
o no.

Continua
La pioggia,
tutti giù
per terra,
noia
tra le pareti
casalinghe;
la radio,
un bicchiere d’acqua,
doccia,
il pensiero di lei,
che non chiama mai,
ha dimenticato,
cosa succede,
cosa le prende,
adesso che è inverno,
paura di solitudine,
di abbandono,
di camminare
tra le foglie morte,
con un rimpianto,
dolore,
speranza,
cielo grigio…

Pioggia a
Dirotto,
novembre,
sempre più inverno,
ogni giorno di più;
foglie fradice
per terra,
rumorio
del temporale,
cadere cadenzato
delle gocce;
scuro,
cielo torbido,
tristezza e grigio,
solo tu,
mi dai un po’ di luce,
mentre
ti penso un po’,
mentre mi manchi,
e vorrei essere lì da te.

Il mio tempo
Con te,
non mi basta mai,
appena vado,
vorrei
ritornare
subito da te,
che il tempo
scorresse
velocizzato,
come una moviola,
per essere di nuovo
in viaggio verso te,
appena non ti vedo,
mi manchi,
vuoto grande
dentro me,
tristezza,
e ripenso al tuo sorriso,
i tuoi capelli,
il tuo capo adagiato
sulle mie spalle,
i momenti insieme,
mi manchi,
mi manchi;
ti penso,
e questo
momento
è per te.

*lontano,
giro lo sguardo,
cammino lontano,
lontano da tutto,
dalle opinioni
degli altri,
dalle parole,
da tutto
questo mondo;
lontano,
me ne stò lontano,
per conto mio;
non voglio
sapere,
non voglio
esserci;
voglio la
mia vita
e basta.

Mattina presto,
socchiudo
persiana,
freddo,
sferzata in faccia
gelida,
cielo di biacca,
latteo,
grigio,
silenzio
indulgente del mattino,
voglia di caffè,
di cappuccino,
radio,
un occhiata
alle notizie;
ti vedrò o no,
tristezza
se non ci sei,
coi tuoi
silenzi,
la tua assenza,
telefono muto,
cosa fai,
cosa fai,
pensami
un po’,
un po’.

Una tua telefonata,
mi strappa dalla
solitudine,
dal silenzio,
dal tedio
della
pioggia battente,
che sporca i vetri,
e inonda tutto,
facendomi tossire,
calzini bagnati,
quando finirà,
questo temporale sempiterno.

Serata autunnale,
stanza,
neon,
tepore;
sento un vuoto,
senza te,
senza i tuoi sorrisi,
le tue risate;
mi resta poco,
mi sento prono,
chiuso,
dentro la noia,
la solitudine,
e gente che
non m’importa;
vuoto,
senza te,
vuotaggine
e noia.

Sono stanco
Di parole,
stanco
delle opinioni
altrui,
dei giudizi,
delle menate;
alzo le spalle,
mi giro
e me ne vado,
non mi troverai più;
non ho tempo da perdere,
con la gente,
il tempo si invola,
e scorre rapido
nella clessidra,
e tutto fugge via,
e tutto diventa ricordo,
e si fa lontano;
non ho tempo per la gente,
devo pensare a me,
alla mia vita,
alle mie cose;
cerco la calma,
e un po’ di pace,
stando lontano
dai guai,
più che posso,
gli altri dicano,
quello che vogliono.

Quiete,
sabato
primo pomeriggio,
non sento niente,
atmosfera stracca
noiosa
e umida,
cielo
torbido
e plumbeo,
freddo,
che sferza il volto;
autunno che avanza,
e il tempo passa,
novembre;
tetraggine e noia,
e tu dove sei,
che farai,
ti vedrò,
forse sì,
oppure..,
voglio solo
stare in pace ,
tranquillo,
senza far parte di niente,
fuori da tutto…

Amore,
in questa sera
cadente,
in questa natura
decadente,
fatta di autunno,
di foglie morte
a tappeto,
di pioggia
e colori smorti,
mi manchi tu,
e domani,
che sarà
domani,
spero di
vederti;
tristezza nera,
intorno me,
male
e cose funeste,
e tu,
adesso
dormi,
dormi,
amore.

Manchi tu,
e sono perso,
manchi tu,
e sono giù,
manchi tu,
e il giorno
mi piomba
addosso,
col peso
della noia,
della gente
di cui
non
mi frega,
di menate
e rotture;
manchi tu,
e sono vuoto,
debole,
solitario.

Assenza di te,
solo
nella
stanza;
tu dormirai
adesso,
sul tuo cuscino,
accanto
il comodino,
la tua radio,
le tue cose,
l’armadio,
gli abiti;
mi manchi,
e scivolo,
dentro
un abisso
di solitudine,
e di sconforto;
oggi ti ho
perduta,
lasciata,
non vista;
non ho altro,
senza di te,
resto,
piegato,
senso di vuoto;
tu
lontana

Piccola stanza,
amica mia,
rifugio,
riparo,
coi
miei segreti,
le mie cose,
i ricordi,
gli oggetti;
mi siedo,
chiudo gli occhi,
sentendo una musica,
e dimentico il mondo,
stò tranquillo,
non m’importa d’altro;
gli altri non ci sono,
non esistono;
voglio solo la mia stanza,
il silenzio,
la mia vita,
i miei pensieri,
cose mie,
solo mie.

Casa mia,
porta chiusa,
libero,
finalmente
libero;
libero
dal mondo,
dalle sue
mene,
da certa gente;
non ho tempo,
il mio tempo,
è solo mio,
domani non si sa,
domani potrebbe
essere tardi,
il
mio tempo,
è solo
mio.

A casa mia,
stò bene solo,
a casa mia;
il mio mondo,
le mie cose,
solo io,
so chi sono,
dove vado,
la verità,
quello che sento,
che provo;
casa mia,
non c’è altro,
fuori il mondo,
e chi se ne frega,
stia pure lì,
con le sue mene,
le sue parole,
il suo voler far correre,
per una scemata,
o l’altra;
casa mia,
chiudo la porta,
non mi interessa,
vadano tutti
a quel paese,
non ci sono per nessuno,
non mi muovo per nessuno,
silenzio,
voglio solo silenzio,
e chiarezza,
casa mia,
me ne stò a casa mia.

Hai visto mai,
hai visto mai,
che qualcosa cambierà,
hai visto mai,
che il male passerà,
hai visto mai
hai visto mai,
che ci sarà il tempo per noi,
hai visto mai,
che capirai,
mi sentirai,
e la tristezza
svanirà,
e questa pioggia smetterà,
hai visto mai,
hai visto mai,
che qualcosa succederà,
hai visto mai,
che poi sorriderai,
quando il male passerà,
quando i guai
prima o poi
smetteranno,
chi lo sa,
che succederà,
hai visto mai,
hai visto mai,
io ti parlerò,
e tu sentirai,
e non avrai fretta
di andare,
e non dovrai partire,
hai visto mai,
hai visto mai,
tesorò,
quel che sarà.

Stanco
Di certa gente,
stanco
delle parole,
delle opinioni,
voglio
prendere in mano
la mia
vita,
fregarmene,
gettare via
il pattume,
di chi mi vuol male,
e pensare solo a me,
chiudere la porta,
e stop,
fine.

Che il
Mondo
Vada dove vuole,
non mi interessa;
penso per me,
per me;
voglio tempo
per me,
non
mi interessa di nessuno;
è la mia vita,
solo mia,
e di nessun altro.

La notte
È finita ormai,
ancora regna
un silenzio perfetto,
dalla finestra vedo un
nero caliginoso,
plumbea atmosfera,
termosifoni spenti,
freschetto;
occhi che cercano
ancora il sonno,
ma i miei sogni
onirici sono ormai fuggiti via,
e non torneranno;
un altro giorno,
voglia di dare un calcio a tutto,
e rimandare ogni cosa,
chiudere gli occhi,
e prendersela comoda,
fregarsene,
e stare calmo,
pensare alle cose belle della vita,
ai fatti positivi,
è gettare tutto il resto
nella rumenta;
non voglio
muovermi per nessuno,
a modo mio,
voglio stare in pace,
e fare piano ogni cosa,
libero,
libero,
pensare,
decidere,
il mondo può aspettare,
con le sue mene,
le sue pazzie,
le parole vuote,
e tutto quanto
il resto;
attendo il giorno,
in silenzio,
e nel silenzio,
mi perdo.

Pioggia notturna,
scrosciare
di acqua zampillante,
rutilante,
che cade con cadenza ritmica,
in un turbinio di gocce,
laghetti
e chiazze di piovana
dappertutto,
non sai dove camminare;
in mezzo a strati di foglie
autunnali secche,
che fluttuano tra le stille,
cielo nero,
leggera nebbiolina,
i fari scrutano a stento,
temporale
autunnale,
e il mondo sembra ai primordi,
malinconica
monotonia della pioggia,
che tutto monda
e lava,
e ti fa piacere,
tornare a casa,
al riparo,
al caldo,
focolare.

Meriggio
Autunnale
Ottobrino;
il sole
ancora non
ci ha abbandonato,
e ritorna,
un po’ malato,
un po’ debole,
a darci luce e coraggio;
porta chiusa,
con la mia tosse,
voglio solo
starmene per conto mio,
in casa;
non ho voglia
di niente,
non mi
và di andare,
di partire,
di menarmela,
di stare fuori,
voglio
casa mia,
le mie cose,
le mie idee,
i miei pensieri,
e nessun altro;
poi si vedrà.

Sera
Nuvole
Torbide e
Nere,
in alto;
freddo intenso,
vetro appannato;
è autunno,
sera fredda,
buio presto.

Voglio
Svegliarmi
Libero,
respirare,
alzare le spalle,
e scrollarmi di dosso,
ciarpame,
e parole,
e giudizi
che non mi vanno;
voglio fare,
o non fare,
aspettare,
rimandare,
nicchiare,
e non avere fretta,
fino a domani,
o anche più;
non voglio correre per
nessuno,
e nessuno mi ha mai
regalato;
voglio preoccuparmi solo di me,
e del tempo che resta,
di chi mi ama,
di chi crede;
di tutto il resto me ne frego,
non c’è ,
non esiste,
libero,
libero.

Seduto,
accanto a te,
ti sfioro
i capelli
castani,
miriadi di fili,
guardo il tuo naso,
mentre
scruti la tele,
vicini;
ti abbraccio
e non sento
più dolore,
il peso di
questa vita,
i guai,
e i pensieri
menosi
di ogni giorno,
con tutto
il resto,
e la pazzia
infingarda
del mondo;
stò con te
e mi basta,
il mondo vada pure
dove vuole,
la gente dica quello
che vuole,
me ne frego;
stiamo attaccati,
ti appoggi a me,
e mi racconti,
i tuoi pensieri,
i tuoi
guai,
le cose che ti affliggono;
cerco di aiutarti come posso,
questo mondo
è così torbido,
così squallido;
vorrei poter fare di più,
per te,
risolvere tutto,
ma non è possibile,
posso solo starti accanto,
posso solo,
volerti bene,
ed essere vicino a te,
più che posso.

Voglio
Un mondo libero,
il mio mondo,
alzarmi quando mi và,
fare quello che voglio,
pensare,
ragionare,
rimandare,
fregarmene,
e muovermi solo
se voglio;
fare il contrario di quello
che vogliono gli altri,
e pensare per me;
fare pulizia nella mia vita,
e gettare via,
parole,
e gente inutile,
che mi vuole solo male;
voglio un mondo libero,
un mondo per me ,
respirare,
e prendere fiato,
fermarmi,
nicchiare,
e non correre
per nessuno,
dare un calcio a tutto,
e rimandare i guai
a dopo,
voglio libertà,
libertà..

Ti porto nel mio
Cuore,
ogni volta che mi sento solo,
ogni volta,
che sono lontano,
ogni volta che
non arrivo a te,
e mi resta solo
la mia stanza,
e la solitudine,
e gente intorno
da perdere,
che non c’entra niente,
ed allora col pensiero mi rifugio in te,
e vedo il tuo sorriso,
i tuoi occhi grandi,
e mi faccio coraggio,
in questo inverno che stà per
iniziare,
e già il freddo e il buio,
fà tristezza,
e già,
vorresti andar via,
fuggire via,
da qualche parte,
lontano,
da qui;
e per te,
ricomincio,
e per te,
spero ancora,
e mi sforzo
di tornare a sorridere,
ancora…

È sempre più autunno,
giornate corte,
è il buio è già qui,
per strada fogliame qua e là,
la fiera di paese,
giungla di banchetti,
vociare,
casino,
e il natale non è tanto
lontano,
i mesi corrono,
i giorni corrono,
il tempo vola via,
amore mio,
e ogni cosa lasciata
è persa,
ti senti un po’
più vecchio,
con un autunno in più,
freddo gelido di notte,
e di mattina presto,
e ti attacchi sempre più
ai termosifoni,
caldaia amica,
col suo brontolio,
del bruciatore,
occhi stanchi,
domani
è già domenica,
domani,
che farai,
una dormita si spera,
silenzio intorno,
la sciarpa che ti
cinge,
tosse,
mali autunnali,
il caldo se n’è andato,
un ricordo
lontano.

Sole autunnale,
gradito come
un amico atteso,
che da un po’
non si fa vedere;
ti ristora,
e ti fa sembrare
tutto più gaio e colorito,
mette allegria,
mentre le foglie
gremiscono i
piedi
degli alberi
e dei castagni,
prati di foglie rosse
e scarlatte,
rinsecchite
per terra,
viene buio presto,
e fa freddo,
che ti entra nelle ossa,
un po’ di tosse,
un po’ di raffreddore,
ti aggrappi,
ai pochi giorni
di sole che ancora restano,
sperando
che l’inverno
tardi ad arrivare,
più che può,
panchine vuote nei viali,
sedie e poltrone
di plastica
all’aperto,
abbandonate
e solitarie,
fa fresco adesso,
per stare fuori,
nel cielo,
nubi
enormi,
colossali,
si spezzano
ogni tanto,
e si frastagliano,
l’estate,
è sempre più
lontana.

Insomma che,
per un motivo o
per l’altro,
non c’è pace quaggiù,
sempre nuove rotture,
ma io sono stufo,
sono stanco,
stacco la spina,
chiudo la festa,
e vado via;
mi giro,
e continuo a dormire,
e non me ne frega niente,
mi giro è non faccio niente,
nuovamente;
sono stufo di guai,
di pensare,
di rompermi l’anima,
sono stufo di stare male,
voglio pace,
silenzio,
fregarmene del mondo,
chiudere la persiana,
e stop,
tanti saluti,
arrivederci e grazie,
ai suonatori,
a chi mi vuol male,
a chi non mi vuole,
tanto meglio,
io non voglio loro,
non ci sono non rispondo,
fuggo via,
dai guai,
dai casini,
colpa o non colpa,
me ne frego,
getto un colpo di spugna,
cancello la lavagna e me
ne vado,
non ci sono più,
sono a casa mia,
parlate basso,
tanto non rispondo,
me ne frego e basta,
finalmente.

Chiudo
La porta,
dietro di me,
basta con la gente,
basta con le chiacchere,
voglio stare lontano
da tutto,
dalle opinioni altrui,
da parole,
dai giudizi,
dall’umana idiozia;
voglio stare a casa mia,
e tutto il resto vada via,
non sapere ,non sentire,
non dover fare niente;
io comunque non mi muovo,
per nessuno,
per questo,
o quello,
perché lo dice qualcuno,
io non mi muovo,
non mi muovo.

Fuori il mattino,
chiarore
attraverso gli interstizi
delle persiane,
socchiudo la porta,
fresco del giorno
che entra,
forse un po’ di sole,
per fortuna;
acqua fresca sugli occhi,
vampata sferzante,
che gorgoglia nel lavabo,
cappuccino,
il telefonino pronto,
e tu dove sarai,
che farai,
chiami o no,
mah;
rumori dai muri
vicini,
un anziana
spazza il cortile,
cinguettio e tramestio degli
uccelli
nascosti negli anfratti,
cose da fare,
altre no,
forse le farai,
forse no,
il tempo corre veloce,
la mattina passa,
veloce..

Il buio inghiotte
Il mondo,
cielo nero,
come cenere,
notte su di noi;
immensa vastità di quiete,
mi immergo in questo niente,
e voglio svanire
rapito dal silenzio;
tutto tace,
dove sei adesso,
occhi rossi,
il freddo
ti assilla e ti
assedia,
basta non vuoi pensare,
a domani,
vuoi solo
confonderti con la notte,
non essere cercato,
né trovato..

Sera,
a casa finalmente,
il mondo
lo voglio dimenticare,
la gente da scordare;
tante cose,
tante parole,
luoghi e posti,
ma non c’è umanità,
non c’è comprensione,
nei sentieri umani,
sei solo,
in mezzo all’indifferenza
degli altri,
solo in una stazione,
seduto vicino alle macchinette
del caffè,
solo mentre tutto và,
tutto continua
lo stesso,
anche senza di te,
in questo mondo,
che non sa,
non capisce.

Domenica,
il tempo non passa più,
rintocchi di mezzogiorno,
silenzio,
atmosfera,
irreale,
trasognata,
ovattata,
cielo plumbeo,
forse c’è un debole
sole autunnale;
calma,
voglio ascoltare la calma e
il silenzio,
fare con calma,
non ho fretta ,
il mondo aspetti.

L’autunno
Si vede ormai
In ogni giorno,
fa sempre meno caldo,
il sole nicchia,
e sparisce in fretta,
dopo un debole tepore,
nuvole grandi
stagliano il cielo,
piove spesso,
sempre più spesso;
ti stringi dentro la giacca,
fa frescolino,
trattori trasportano l’ultima uva,
odore di mosto,
fa freddo,
autunno,
tappeti di castagne
schiacciate per terra.

Lontano,
lontano da tutto,
stare per conto mio,
fare a modo mio,
o non fare nulla,
nulla,
chiudere gli occhi,
e cedere ad un sogno,
al sonno;
rimandare,
pensare,
dimenticare;
fare il contrario di tutto,
e uscire dagli schemi,
fregarsene,
di regole,
e di quello che si deve fare,
stare qui,
fermo e basta,
lasciare correre gli altri,
dire di no
di no e basta,
non seguire nessuno,
non imitare nessuno,
non entrare in gioco,
libertà,
avere solo
libertà…

Il tempo
Vola,
come sempre,
imperterrito,
non si ferma mai,
non ti aspetta,
non ha pietà
delle cose umane,
e non fa sconti;
chiudi gli occhi,
e ti immagini il futuro,
è quello,è già lì,
che ti aspetta;
non c’è mai tempo,
o ce n’è troppo poco;
e di sbagli grossi,
di errori,
te ne puoi
permettere pochi;
se li fai,
te li porti dietro,
e non te ne liberi più;
tutto ti scappa,
e fuggono gli anni,
sempre più velocemente,
che ti senti,
vecchio e sorpassato,
tanto il mondo cambia e si trasforma;
tu non ci pensi,
ma tutto cambia,
cambia,
anche senza di te,
anche se non ti và;
ti puoi nascondere in un buco,
o sopra un albero,
che tanto è lo stesso,
il tempo passa,
e prima o poi,
sei vecchio anche tu;
e allora vorresti rimediare,
e recuperare,
e fare cose mai fatte,
tutte quelle che ti sei perso,
che te ne sei fregato;
a volte ci riesci,
ma a volte no;
è meglio non perdere tempo,
se si può,
ed è meglio un uovo oggi,
ogni cosa che lasci
la perdi,forse per sempre,per sempre..

Silenzio,
sei in vacanza,
un altro posto,
un altro luogo;
cerco di immaginarti,
stai passeggiando,
ridendo,
o mangiando
un gelato,
ascolti musica seduta
su un piumone,
chi lo sa,
so solo che non ci sei,
e non sono più nulla,
mi rotolo nel mio silenzio,
poi corro al telefonino
e ti mando un messaggio,
rispondimi,
rispondimi…

Rain,
la pioggia
cade a rovesci,
già da un po’,
rumore di stille,
e di gocce che
saltellano e si infrangono,
sulle tegole e i vetri,
picchiettando in modo
ritmico;
rumore scrosciante
del temporale,
chiazze,
e polle d’acqua
schizzano al passaggio
delle macchine,
tutto lucido
e brillante,
capelli bagnati,
odore di umido,
freddo;
qualche grondaia
bucata,
vomita,torrenti d’acqua;
sembra una notte
primordiale,
come se il mondo fosse appena uscito,
dal buio e dal diluvio;
stai bene a casa,
rifugio,
focolare,mentre
la pioggia cade
battente;
non esci più,
e aspetti,
prima o poi,
finirà,
finirà,
il temporale…

Immenso buio,
ovattato silenzio,
occhi pesanti,
il sonno s’è dileguato;
un momento con te,
passato in fretta,
stai per partire,
viaggiare,
e riderai,
guarderai tutto coi tuoi occhini,
fumerai,
canticchiando;
e a me penserai un po’,
chissà;
già mi manchi tanto,
vuoto intorno a me,
senza di te,
senza il tuo calore,
impossibile pensare,
impossibile stare;
torna presto…

Notte
Di pioggia,
senti lo scroscio
continuo delle gocce,
che precipitano
a secchi;
tambureggiando
il terreno e gli oggetti,
piove da un bel po’,
sei contento di essere al riparo,
e non vorresti uscire,
per niente la mondo;
te ne stai bene
rintanato,
te ne stai bene dove sei,
gli altri facciano
cosa vogliono,
il ribattio della pioggia
ti fa compagnia;
fuori un diluvio d’acqua
e di pozzanghere,
ascolti la pioggia,
mentre l’alba è prossima,
e non ti importa di nulla,
solo di casa tua…

La sera è già
Qui,
adesso,
le ore sonno
ballate,
e sono scappate via,
come cenerentola;
so che dovrei vederti,
ma ho solo voglia,
di casa mia,
casa mia,
stare tra le mie cose,
le mie pareti,
la stanzetta,
le foto,
i miei libri,
i ricordi
di scuola,
il computer
che di solito ronza,
e mi tiene compagnia
nelle ore notturne;
casa mia
casa mia,
il mondo
è là fuori,
da qualche parte,
nella notte incombente,
fa freddo,
e l’autunno,
arriva come un vecchio,
che ingrigisce,
gli alberi e le foglie,
seminando castagne ai piedi
dei viali,
le nuvole sono basse e paurose,
forse stanotte pioverà amore,
forse stanotte,
tutto succederà,
ma io sono qui che ti penso,
stà sicura,
in questa sera a casa mia,
ti penserò,
e mi mancherai un po’,
poi domani verrà,
si vedrà,
ti vedrò,
lo spero…

Sapore di stagione
Andata,
finita,
le giornate si fanno brevi,
il sole raro,
appare debole
e stantio;
il cielo e gremito di
ammassi nuvolosi,
come enormi cuscini
colorati in alto,
minaccia sempre pioggia,
freschetto;
ti aggrappi a quello
che resta dell’estate,
ma ormai
il tempo è passato;
un altro inverno,
il tempo passa veloce,
che quasi non te ne accorgi,
ed è subito tardi…

Ci siamo noi due,
e poi il nulla,
ci siamo noi due,
e il mondo
non ne sa niente,
non capisce;
parole al vento,
ci siamo noi due e
mi basta;
i tuoi occhi nei miei,
la tua voce,
il tuo sorriso;
tutto il resto si tolga dai
piedi,
non m’importa;
ci siamo noi due,
le nostre parole,
l’affetto,
le nostre anime;
tu pensi a me,
io a te,
è tutto qui,
non c’è altro,
il mondo blatera,
e tutto continua ad
andare in malora,
vada pure,
ci siamo noi due,
e mi basta,
tutto il resto è lo
stesso,
non m’importa….

È sempre troppo
Poco,
il tempo con te,
non riesco a dirti,
non riesco a farti capire,
a farmi sentire;
tele accesa,

ti guardo con la coda dell’occhio,
e ti stringo,
la serata và via così,
velocemente;
e ogni volta ti perdo,
e volta,
ricado a piombo,
nella mia solitudine,
nella tristezza;
e vorrei poter costruire
qualcosa di duraturo per noi
due,
non lasciarti,
non smarrirti,
ogni volta muoio un pochino,
quando vado via,
domani non si sa,
domani non si sa,
tutto può succedere…

Stanco,
vorrei solo
chiudere gli occhi,
e non sentire nulla,
sentire il silenzio della stanza,
solo i miei pensieri,
solo i miei sogni,
i desideri;
ascoltare me stesso,
prendermela con calma,
rimandare ogni cosa,
aspettare,
restare a casa;
tranquillo
e basta.

Casa,
non c’è altro,
nessuno di cui fidarsi,
nessuno in cui credere,
parole vuote bla
bla,
ma poi ognuno
è solo coi suoi guai,
con se stesso,
la vita,
le proprie cose,
il proprio tran tran;
nei guai sei sempre solo,
e tutto dipende da te,
gli altri,
solo parole,
ma poi spariscono,
e tutto finisce lì;
e lotti contro la solitudine,
e nessuno ne sa niente;
siamo soli,
sulla faccia della terra;
tutto difficile…

Stacco la spina,
e me ne batto,
stacco la spina,
e stò al buio,
coi miei pensieri,
le cose mie;
stacco la spina,
ne ho abbastanza del
mondo,
non lo voglio,
non mi và,
stacco la spina,
e voglio solo
me stesso,
la mia anima,
il mio mondo,
cose mie,
mie…

Vorrei
Essere
Qualcosa di più di quello
Che sono,
per capire i tuoi guai,
vorrei
saper ascoltare di più,
vorrei sapere di più,
e starti vicino,
senza lasciarti mai;
esserci quando piangi,
quando hai bisogno,
quando stai male,
e hai bisogno di me;
vorrei colmare la tua solitudine,
insieme alla mia,
e invecchiare con te,
con calma,
mandando al diavolo
i guai,
e questo mondo pazzo,
con le sue bassezze,
la sua stupidità;
vorrei parlarti
con parole nuove
e particolari,
per colpire il tuo cuore,
per farti ricordare,
così da non farti andar via,
così,che non mi lasci più…

La tua voce,
sul filo,
mi riporta a galla,
mi fa sentire vivo,
mi dà forza;
se solo tu
capissi,
se solo
ascoltassi
sul serio,
ti accorgessi
di quanto
ho bisogno di te;
ma tante cose ti
distraggono,
non mi senti,
non mi ascolti,
quanto vorrei,
quanto sarebbe necessario,
non ascolti…

Voglia di casa mia,
chiudere lo stipite,
fare silenzio,
non vedere,
non sapere,
fregarmene
del mondo intero;
voglia di casa mia,
tra le mie cose,
i miei ricordi,
le mie idee,
che sò solo io,
solo io so,
la mia storia,
la mia avventura,
la mia vita;
gli altri
non c’entrano niente,
voglia di casa mia,
del calore,
della quiete,
pareti e oggetti amici,
casa mia,
dove faccio quello che voglio,
dove,
stò con me stesso,
e dimentico il mondo,
con tutte le sue
fregature;
casa mia,
solo per me,
e tutto il resto,
stia fuori dalle
scatole…

Non è facile amarti,
tesoro,
non è facile,
avere la forza
di vincere la pigrizia,
l’inerzia,
l’abitudine
alla routine;
non è facile
mobilitarsi per
l’altro,
essere generoso;
non è facile trovare
le parole,
il momento giusto;
magari sei stanca,
non ti và,
non vuoi parlare,
non vuoi nessuno;
non è facile essere
sempre al fianco
dell’altro;
esserci sempre,
rinunciare
al proprio egoismo;
non è facile,
amarti,
non è facile come sembra,
a volte mi sento debole,
stanco,
afflitto,
solo,
e tu non lo capisci,
non mi senti..

Fuori è già buio,
avanza con flemma
sicura l’autunno,
e accorcia i giorni,
e colma il cielo di nubi
seghettate,
porta la brezza,
il freddo,
e il raffreddore,
mentre ancora sai di estate;
un'altra stagione che và,
e mi sento più vecchio,
mentre tu sei tutta
presa dalla tua gioventù,
e non ti accorgi di niente,
e vorrei stare con te un po’ di più,
adesso,
che viene il brutto
e la tristezza,
adesso che tutto passa,
adesso che sono qua,
solo,
nel grigiore
e lo squallore
della mia solitudine..

Vengo da te,
mi fermo un po’,
ma il tempo vola sempre troppo
in fretta tra noi;
sei stanca,
sonnecchi
e sbadigli,
devi andare,
devo partire;
ma mi sento solo
e triste;
quando vado ti perdo un po’,
e perdo un po’ me stesso;
mi smarrisco
e stò male,
ubriaco di malinconia,
ritorno
al solito appartamento,
la stanzetta,
le menate,
la noia,
tizi
di cui non mi frega;
ma tu non capisci,
e hai fretta
di dormire,
e io resto
solo;
e vorrei urlare,
vorrei una vita
calma,
normale,
stare con te,
essere come altri;
non separarci mai;
ed invece sono
di nuovo in viaggio,
solo…

Correre
Di qui,
di là,
inseguire chimere,
e sogni fatui;
vorrei solo
riprendermi il mio tempo,
mettere le mani dietro la testa,
e gli anni in tasca,
socchiudere gli occhi,
come da bambino,
senza pensare al passato,
né al futuro;
solo pensare per me,
e per te,
respirare sollevato,
e rimandare tutto,
tutto quanto;
fermarmi e riflettere,
non andare,
non partire;
vorrei più tempo per te,
vorrei fare quello
che tu,
vuoi che faccia,
vorrei di più,
per te,
per noi;
vorrei non
aprire quella porta,
non esserci,
e lasciare che il
mondo aspetti,
come le sue miserie,
le sue vanità;
vorrei fermare,
fermare tutto…

Momento di solitudine
Personale,
la mia stanza,
le pareti,
gli oggetti;
sto qui,
senza arte né parte,
col mio mondo che mi
crolla addosso,
e grava su di me,
con il peso
dei ricordi,
e di immagini sfocate,
il peso degli anni
perduti,
dei sogni sfioriti,
degli amici persi,
partiti per il mondo,
e non sai che fine hanno fatto;
delle cose malfatte,
quelle andate male,
e questa vita,
che non è come vorrei;
e io che non riesco a fare ,
le cose da fare,
che non so dire le parole,
con cui parlare,
che non so farti capire,
che non mi so spiegare;
dovrei chiamarti,
ma non mi sento di
vedere nessuno,
di raccontare bugie,
silenzio nella stanza,
con questa mia vita,
mezza giusta e
mezza sbagliata,
col tempo che sfugge tra le dita,
e resta poco
per fare,
per rimediare;
e avrei voglio di
dire forte
il dolore,
e la rabbia,
di questa vita,
che non è facile;
ci sei tu,
ma a volte,
sei così lontana;
momento con me stesso…

Me ne frego,
di vuote parole,
chi dice questo,
o quello,
me ne frego
delle opinioni altrui;
al diavolo il mondo intero,
e tutto quanto ,ci stà dentro;
al diavolo a chi crede,
di tenerti in pugno,
di dirti,
cosa puoi,
o non puoi
fare;
me ne frego
di tutto e di tutti,
e cerco la mia vita,
il mio futuro,
i miei sogni,
cerco le cose che mi vanno,
che mi fanno star bene,
cerco di fregarmene,
dello squallore della gente,
la loro ottusità,
la loro pochezza;
e vado per la mia strada,
fino in fondo,
coi miei pensieri,
i miei sentimenti,
vado…

Pensiero beat,
voglia di spezzare tutte le catene,
voglia di rompere i vincoli,
di alzare le spalle,
di fare come voglio,
quando voglio;
pensiero beat,
di libertà,
dare un calcio
alle regole,
a chi ti vuole lì,
ingabbiato,
fregato,
pecora nel gregge,
fregarsene,
di chi,
crede di averti
impugno,
di aver capito,
di essere chi,
decide per te;
pensiero beat,
beat,
lontano da tutto,
al diavolo
il
sistema,
le leggi
del consumismo,
materialismo;
pensiero beat,
libertà,
da chi ti vuole male,
e vuole solo
fregarti,
libertà,
alla larga,
da tutto questo…

Vorrei
Che tutto,
si fermasse,
un pochetino,
si fermasse
anche solo un ora,
o poco più;
si fermasse,
per avere il tempo
di pensare,
per fermarsi e riflettere,
per mettere in fila gli errori,
e gli sbagli,
e le cose giuste,
e cercare di rimediare,
per avere più tempo per te,
per parlarti,
quanto vuoi,
per ascoltare,
per capire,
per starti vicino,
consolarti,
aiutarti,
amarti;
vorrei si fermasse,
questa folle corsa,
di tutte le cose,
che ti porta via ogni cosa,
e resti solo,
coi rimpianti ,
i ricordi,
le occasioni perdute,
quelle non colte,
le strade che hai sbagliato,
quando capivi meno,
e magari vorresti chiedere scusa,e
stringere tante mani,
e recuperare il tempo perduto;
vorrei che tutto si fermasse,
un po’,
per avere il tempo di capire,
le cose che contano,
mentre stanno passando,
tutto passa,
senza pietà,
e resti solo,
se non stai attento…

Domenica,
l’aspetti
tutta la settimana,
e improvvisamente,
ti rotola addosso
e non sai cosa fare;
l’estate stà scappando,
il cielo e gremito di nuvole
dalle forme strane,come tante mattonelle
irregolari,
il sole nicchia ,
e non si fa vedere;
mi stropiccio gli occhi,
i bambini blaterano,
e giocano
facendo casino;
ed io penso a te,
a questa storia,
che non è come vorrei;
hai sempre fretta,
devi andare,
sei stanca,
devi russare,
ma di me non capisci,
non capisci,
che sono qui per te,
per te,
che ho bisogno di te,
per scappare dalla
solitudine,
e la tristezza,
per le cose finite,
per le cose sbagliate,
che sono andate così,
per gli errori,
e gli sbagli,
che mi porto dietro,
e le speranze finite,
e questa storia,
che non è ,
come vorrei,
e sei distratta,
non ti rendi conto,
allegramente vai,
ma non ti rendi conto,
di quanto sei per me,
non ti rendi conto,
in questa storia,
che non è ,
come vorrei;
non riesco a farti capire…

Vorrei solo
Restare con te,
riposare il capo,
appoggiato ai tuoi capelli,
seguire il tuo profilo,
il tuo naso ,
la linea della tua bocca;
vorrei solo riposare con te,
gli anni che mi restano,
e non lasciarti più,
non dover guardare
l’orologio,
e doverti salutare,
e lasciarti;
vorrei restare con te,
e dimenticare
la mia vecchia solitudine,
i giorni vuoti,
la noia di anni
andati a rotoli,
la disperazione,
la tristezza,
di giorni sempre uguali,
di menate,
di momenti
fatti di tedio
e di apatia;
vorrei passare il mio tempo
con te,
invecchiare tranquillo,
e avere la pace,
che ho perso da tempo,
con la fine dell’infanzia,
e l’incedere,
degli anni,
con lo scempio
che fanno,
delle cose umane;
non ti resta nulla,
tutto passa,
e se ne và;
e se non afferri le cose che vuoi,
che ti piacciono,
passano,
e resti
vuoto,
solo,
come uno spettro,evocato da tempi lontani,
sibilante nel vento,
legato a un passato
perduto e irrecuperabile.

Di nuovo sabato,
il solito sabato di sempre,
mezza festa e mezza nò;
ti alzi nel silenzio della stanzetta,
senti le campane rintoccare
lontane,
senti brusii e voci,
luce fioca, filtra
attraverso i pertugi
delle persiane,
purtroppo è giorno,
vorresti rimanere abbracciato
ad un sogno,
al nulla,
incoscienza,
non sentire,
non vedere,
non sapere di domani,
vorresti
stare lì dove sei,
immoto,
staccato dal mondo;
ed invece ti alzi,
socchiudi la porta,
fai entrare il chiarore,
fuori nuvolo,
con tante nubi sparse,
che transitano in alto;
bagno,
lo scroscio dell’acqua,
ti lavi la faccia,
acqua fredda in faccia,
metti a posto qualcosa,
fai spazio,
ordinando un po’,
il sabato inizia così,
sabato settembrino…

Amore mio,
questo mondo è
un gran casino,
e non c’è niente,
non c’è pace,
non c’è calma,
e soprattutto,
neanche libertà;
è tutto un putiferio,
un gran bordello,
dove tutti vogliono
comandare,
e nessuno
fare niente;
dove non c’è vera amicizia,
né pulizia,
né chiarezza;
e c’è chi ha imparato studiare,
per poterti fregare
e solo comandare;
ed è un deserto di cemento
e pietra,
dove sei solo,
come un pino solitario,
e quante porte devi
bussare,
per trovare amicizia
e affetto,
e quanta strada devi fare,
per imparare a ragionare,
per pensare un po’ di più,
e quando lo sai,
è già tardi,
e sei vecchiotto;
lotti sempre,
contro questo mondo
così
fetido,
che và a fondo;
contro la cattiveria e
l’indifferenza,
di chi crede
di sapere,
e vuole metterti a tacere,
e farti fare questo e quello,
tutto quello che non vuoi,
che non ti và,
per fregarti meglio;
amore,
è tutto un bailamme,
che ci vuoi fare,ed è già tanto,stare a galla…

Non voglio
Pensare a
Domani,
non voglio sapere,
dell’aurora che stà arrivando;
non voglio decidere niente,
solo,
starmene tranquillo,
cogli occhi chiusi,
inseguendo un sogno,
e il sonno arretrato;
non voglio pensare a cose
di domani,
fare non fare,
nulla;
voglio sparire,
nascondermi,
fregarmene,
staccare tutto,
e mandare fuori
il mondo a calci,
essere libero,
calmo,
non pensare,
non sapere;
domani,
domani,
non importa,
non voglio
sapere….

È troppo
Tardi stasera,
troppo tardi,
per pensare,
per pentirsi,
per ragionare;
la notte ci
sovrasta,
campane
scandiscono
il tempo,
luci
dalle case,
lumini,
lampioni;
aloni bianchi scarlatti,
la notte sarà giovane
se vuoi;
mi manchi,
in questa notte,
in cui ,
è troppo tardi per tutto,
e cado prigioniero,
dei fantasmi,
dei ricordi,
della malinconia,
di stare qui,
tra facce non amiche,
sento la tua mancanza,
per farmi coraggio,
ti telefono,
ma è tardi,
è troppo tardi,
per tutto;
non mi và di stare qui,
vorrei scappare,
fuggire,
vorrei uno spazio,
solo mio;
vorrei fare cose per
me,
dove non c’entri nessuno,
alla larga da tutti,
voglio solo,
pensare per me,
prendermi del tempo
per me,
fregarmene
del mondo
intero;
è tardi…

Non sento
Più le chiacchere
Sordide e vane,
le sentenze stupide,
e le scempiaggini
della gente;
ho chiuso
ho chiuso la porta
e la mente,
e volo via,
verso spazi solo miei,
e perdo il tempo mio,
come voglio,
facendo quello che mi và,
che mi piace,
esagerando sempre,
e fregandomene;
l’unica cosa che voglio,
che cerco,
è libertà,
libertà dalle opinioni,
dalle gabbie,
dalle falsità,
e dalle ipocrisie
dalle menate di ogni giorno,
dalle banalità,
e dai rituali;
non m’importa di niente,
cerco e voglio
libertà,
dalle regole,
dai luoghi comuni,
dalle balle di chi
cerca solo di fregarti,
e toglierti la tua
libertà,
e il tuo spirito libero,
libertà,
cerco libertà…

Stai ancora con me,
amore,
in questa notte fresca
e scura,
dove arriva la brezza
portata da nuvole grandi,
che annunciano l’autunno,
e poi le foglie
voleranno per terra,
e poi i rami saranno
ignudi,
stai con me ancora,
amore,
che si fa notte,
e non voglio
rimanere solo,
stanotte,
non voglio pensare,
alla tristezza,
ai guai,
agli anni perduti,
alle persone
andate,
che non torneranno
più,
ai compagni
persi per il mondo,
e la scuola e così lontana,
non mi lasciare stasera ,
amore,
stiamo insieme ancora un po’,
tu hai fretta,
vuoi dormire,
vuoi andare,
il tuo cuscino,
e poi il tuo mondo personale,
un sogno ,
la radio,
la musica,
una sigaretta;
non andare amore,
non andare via;
adesso che l’estate se ne và,
mi resti solo tu,
adesso che questo mondo
così
brutto non sa nulla,
e non capisce,
restiamo noi,
noi,
e dopo il nulla,non andare,baciami ancora…

Apri gli occhi,
la luce ferisce gli occhi,
il sole è già alto,
mattina inoltrata,
sei in ritardo,
cose da fare,
da vedere,
posti dove andare;
il tempo è scappato via,
e non ti ha aspettato,
sei ancora stordito
dal sonno,
ancora dentro e fuori
in un sogno interrotto,
ti guardi intorno,
ti alzi,
vai in bagno,
poi ti laverai,
poi la colazione,
cappuccino caldo,
devi andare,
partire,
è un nuovo giorno,
bene o male che sia,
che ti piaccia o no;
mentre settembre
è iniziato,
e le foglie si staccheranno,
e verrà la vendemmia,
e l’odore di mosto,
e le strade si copriranno,
con un velo di foglie
e di castagne;
verrà,
verrà,
tutto questo,
un nuovo giorno,
un nuovo giorno..

La sera mi
È caduta addosso,
come una stagione
non voluta;
improvvisamente,
il buio è di nuovo qui,
lampioncini accesi,
coi vetri sporchi,rischiarano
il prato e il cortile,
le fronde si muovono
al vento fresco della sera;
luci lontane dai palazzi
adiacenti,
vedo i lampadari accessi
e le tv in funzione,
cercando di immaginare
chi abita queste finestrelle
illuminate,
un pianto di bebè,
il rumore graffiante di una
moto che và,
la sera incalza,
e fa freddo,
lento viene
l’autunno,
coi giorni corti,
e le brezze forti,
con le nuvole grosse
e pregne,che stazionano
in cielo;
un gatto avanza
con prudenza tra l’erba,
la vicina chiude la persiana,
la notte giovane,
incomincia,
la notte….

Stanco,
col sonno arretrato
in tasca,
gli occhi velati
che bruciano un po’;
e i sogni infranti,
sparsi in cocci per
la stanza;
tutto tace ed è immoto,
nella stanza;
ore piccole nell’orologio,
stanco di tutto,
delle parole vane della gente,
dei loro trucchi,
del loro non capire mai niente,
stanco di essere qui,
di dover andare da qualche parte;
delle cose da fare,
voglia solo di scrollare le spalle,
di non sapere,
di non vedere,
tirare un sospiro grosso di sollievo,
fregarmene e basta del mondo intero,
e aver voglia di esagerare di nuovo,
di questo e quello,
di pensare per me,
di f armi gli affari miei,
e sbattere fuori tutti quanti;
voglia di libertà,
che è libertà.

Solo,
insieme alla notte;
col suo mistero,
il suo filing,
la sua magia,
non so che fai,
so che penso a te,
in questo momento,
tra poco alba,
tra poco,
il velluto nero
e plumbeo della notte,
sarà fugato,
scemato,
dal giorno,
purtroppo.

Albeggiando
Il giorno fende
Le ultime ombre della notte,
che si ritraggono
come spiriti
scacciati
nel regno delle ombre,
cinguettio degli uccelli mattutini,
qualche rumore ovattato,
una persiana che si apre;
mattino;
che mi cade addosso,
come un sasso non voluto,
niente,
non so niente,
dove andrò,
che farò,
non voglio pensare,
voglio solo
stare in pace,
chiudere gli occhi,
riflettere,
ascoltare
il silenzio del mattino
che inizia;
cappuccino caldo,
bagno,
riti di sempre;
la luce filtra
tra le porte;
è giorno,
un altro giorno.

Splash
Che caldo fa,
in questa città,
guardo il cielo a
caccia d’una nube,
fuggo a scoprire
un pochino d’ombra,
boccheggiando,
con una bibita in mano;
finalmente una gocciolina,
poi un'altra,
si bagna il ciottolato,
stille prendono a cadere,
boato infernale di tuono;
splash,
inizia a rovesciarsi
la pioggia,
d’improvviso,
una saetta,
fa chiaro nella notte,
scrosci
torrentizi dalle grondaie,
crepitio
e colpi
di tuono;
il mondo appare,
arcaico e primordiale,
il cielo è scuro,
la pioggia tempesta,
e si raccolgono,
pozzanghere di pioggia,
che vanno ai tombini;
splash,
un po’ di frescura,
pioggia amica,
tanto attesa,
ascolto il
rumorio della pioggia;
temporale potente,
paese slavato,
e pregno d’acqua,
la pioggia continua,
mentre cerco di prendere
sonno.

Il tempo
Và di corsa,
e non hai tempo di pensare,
non hai tempo
per fermare,
tutta questa folle
corsa di ogni cosa,
verso un destino;
tutto scappa,
tutto cambia;
e oggi ci sei domani,
non più,
non c’è niente di certo,
di sicuro;
facce intorno a te,
che passano svelte,
e svaniscono;
e cerchi un volto amico,
un sorriso,
un saluto ,
una parola,
cerchi l’amore,
tra le mura della città,
tra i portici,
e un piazzale,
bagnato di pioggia
e di brina,
con la nebbia del mattino,
che avanza;
un estate che vola via;
cerchi l’amore,
tra facce sporche
e nemiche,
tra chi non
ti vuole vedere
e non gli importa nulla;
cerchi lei,
il suo viso
tra i visi,
i suoi occhi,
tra tanti occhi;
e tiri avanti
con coraggio,
tra tanti no,
tante cose brutte,
tanti guai
e casini;
sperando in bene.

A volte,
ti senti sperduto,
smarrito,
e solo;
solo
nei tuoi problemi,
nei guai,
negli accidenti di
tutti i giorni,
che nessuno sa,
nessuno vede,
e non importa
a nessuno;
non sanno
neanche che ci sei,
ma tu continui il
tuo cammino,
sperando in bene,
guardando lontano;
cercando le piccole gioie
della vita,
accontentandoti,
tentando di non
perdere di vista,
quelle cose che contano,
come l’amicizia,
la libertà,
la serenità,
e l’amore di chi,
gli importa di te,
e ti accetta come sei;
e vai avanti ogni giorno
di più,
ricordando il passato,
di cui resta poco,
ma è dentro di te,
cercando un segno,
qualche speranza;
a volte raccogli i cocci,
a volte sei giù,
e nessuno capisce;
ma non ti fermi,
e cerchi di fare di più,
del tuo meglio,
nelle cose che ti piacciono,
senza dire niente a nessuno;
e continui il cammino,
asciugando le lacrime,
e senza pensare troppo,
alle porte sbattute in faccia,
e ai guai;e continui il cammino.

Voglia
Solo,
di stare
solo,
con le mie cose,
i miei pensieri,
chiudo la porta,
scusa tanto,
ma voglio
spazio per me,
voglio respirare,
riflettere,
pensare a tutto
e niente,
socchiudere la persiana,
ascoltare il silenzio;
i guai vadano altrove,
non ci sono oggi,
non apro,
non me ne importa;
i guai vadano altrove.
Voglio chiudere gli occhi
E sognare,
cose mai sognate;
voglio stare calmo,
pensare per me,
non fare niente
di speciale;
fermarmi,
e chiudere la porta,
il mondo
è lontano remoto,
con le sue balle,
le sue storie
assurde,
le sue menate,
questo o quello,
fai questo,
oppure quello;
il mondo non mi và,
mi ha stufato;
i guai che passino,
e vadano via;
non ci sono,
non rispondo al
campanello;
voglio solo,
tempo per me,
per ripensare,
al passato,
a quello che era una volta,al volto di nonna..

I guai
Che brutto gu