Poesie di Danilo Manocchio


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E venne il tempo delle ciliegie
E venne il tempo
delle ciliegie in fiore
vivendo nel lampo
l'uomo ruba l'amore,
poi segue un percorso
e poco a poco
si perde nell'universo
di ferro e fuoco…
ognuno il destino
lo sceglie tra le carte
nasconde la sua arte
come un bambino,
a volte s'infonde
con l'immenso mare
cercando di trovare
un senso alle onde…
l'esistenza intanto
silenziosa và avanti
col magico incanto
d'attimi importanti,
scolpiti uno a uno
dal grido del ricordo
non lo udirà nessuno
nel mondo così sordo…
l'imbrunire di slancio
oltrepassa ogni velo
pennellando il cielo
di sfumature arancio,
seppur un bel giorno
ad una faccia amica
domani a fatica
diremo buongiorno…
e venne il tempo
delle ciliegie in fiore
l'unico scampo
i palpiti del cuore,
custode d'un regno
più forte della vita
che disperata trita
le radici del sogno…

Resurrezione
Rinascita
in una vasca da bagno
nell’apoteosi di un sogno
tra la pioggia che scende
o nel sole che splende..
Resurrezione
seguendo di Dio l’orma
nella carne e nelle ossa
la vita non passa
solo muta forma…
formica
quel sentiero di sassi
è una strada antica…
volano adagio
cinque pettirossi
mentre il cielo si fa grigio…
cerca la sguardo
la scintilla della vita
nel fuoco del ricordo…
il sangue della memoria
sgorga dalla ferita
della nostra storia…
la morte non ha scopo
senza la paura
finita questa avventura
ne inizia un’altra dopo…
Resurrezione
tornare dal limbo
vivere di speranza
una nuova esistenza
ai confini del tempo…

Sapore di vita
Sole i tuoi riflessi sulle pareti
uno sfondo bellissimo per i poeti….
Acqua scavi la montagna
senza disturbar chi di noi sogna…
Pensiero voli dalla mente
ti fissi e diventi sfuggente…
Odore d’erba e di gioventù
carezze o qualcosa di più…
Ricordi che sembrano un morso
in fuga dal tempo trascorso…
Eterna pace del cielo
scheggiata da una rondine in volo…
Destino d’ogni essere umano
la fine si avvicina pian piano…
Ideali tra orgoglio e leggenda
traditi da come l’uomo diventa…
Verità nel manipolo di carte
inganni travestiti da arte…
Istante di congiunzione tra due cuori
devi vivere per saper se muori…
Talento sbocciato per caso
bruciato insieme ad un sorriso…
Anime in cerca d’orizzonti
nel tramonto sceso sui monti…

Notte di un Capodanno qualsiasi
Occhi della città
i piccoli fari accesi,
notte
di un capodanno qualsiasi...
capodanno con furore,
capodanno d’amore,
una stella, un sorriso
qualcosa che muore..
si illumina il viso
e ne riconosci l’odore...
capodanno infame
speranze e malinconie
del vecchio anno...
piccole e grandi bugie
che resteranno...
notte
tanti fari accesi,
notte
di un capodanno qualsiasi...

Caro amico
Caro amico
immaginario o reale
ti parlo per gioco
altro non posso fare,
non conosco la tua esistenza
se è celeste o umana
mi rimane la speranza
che basta appena appena,
a conversar con un muro
e attendere la risposta
sentirsi alfine sicuro
che la vita è proprio questa,
un filo di emozioni
la serenità e il dolore
stelle di sensazioni
nel cielo di un amore,
davvero unico e immenso
però talvolta invisibile
e all’uomo sfugge il senso
di una forza imponderabile,
che ci sentiamo dentro
negli attimi disperati
qualcosa più forte del vento
del turbine dei giorni andati,
è innegabile te lo dico
viviamo nel marasma
sia tu un caro amico
oppure un fantasma,
la nostra esistenza terrena
ha nei ricordi la sua trama
e noi rammentiamo a malapena
stralci del giorno prima,
c’è una parte del cervello
padrona del mistero
custodisce il suo fardello
colorandolo di nero,
e la rabbia allora monta
l’animo è in guerra
vorremmo lasciare un’impronta
calpestando la terra,
il senso della ragione
smarrito tra le croci
forse la nostra missione
è solo esser felici,
in questo strano mondo
d’amore e di fuoco
dove se cerchi profondo
puoi trovare un amico.

In quel viso
In quel viso
la beffa delle rughe
sempre troppo poche
per ombrarne il sorriso.
Guardare al di là del vetro
invecchiando nel corpo e nello spirito
è tutto un atto unico
l’esistenza il suo teatro.
Sentire che qualcosa sfugge
scoprire in noi stessi
l’appannarsi dei riflessi
ma la natura è legge.
Svegliarsi ogni mattina
con un nuovo acciacco
essere alfine fiacco
e convivere con la medicina.
Il forte senso dell’inutile
nei gesti ormai tremanti
cercar d’andare avanti
in un confine labile.
Ricordi diventati il presente
un futuro senza appiglio
il passato e il suo orgoglio
ciò che resta della mente.
In quel viso
tra i sentimenti spezzati
e l’ansia dei giorni andati
non mancava mai il sorriso.


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