Poesie di Bernardino Mattioli


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Bernardino Mattioli, per quasi tutti, Benna.
Sono nato il 21.12.72 a Bologna, anche se di sangue marchigiano. Fiero di ciò, dico che scrivo poesie e racconti brevi.
Appaio su diverse antologie post-concorsi. Una piacevole esperienza all' accademia belle arti di Roma (Ottobre 2002)
ad un festival della poesia, dove si è mangiato e bevuto in abbondanza....
Sono un po' troppo sognatore, e spesso mi dimentico del concreto, ma forse solo perché è superfluo. Carpito l' essenziale mi riassopisco tra le "nuvole" ad aspettare nuovi versi con i quali mi confronto, mi conosco, e mi confondo. Ma non sempre. Sono anche in tanti altri modi.

Poesia.
Ad ogni verso si diramano pensieri
che diventano versi per creare altri pensieri.
Era l’infinito potere della poesia.
Erano i secondi che nessuno contava.
Era il mio mondo superficiale, leggero,
morbido e silenzioso,
creato per distrarmi,
amato per necessità.    

Uomo
Non essere scortese col ricordo.
Sii saggio
Non esaltare il tuo animo ambizioso fino ad oscurare
il tempo di ieri.
Il tuo amico futuro ha bisogno di un confronto
per espandere la sua cinica indifferenza.
Corri, vivi inseguendolo. Dimentica!
Perché è così che si diventa forti,
è così che ti chiameranno uomo.
La fine ne terrà conto della tua debole memoria.
Lei ti aspetterà qualunque sia la tua strada,
o hai scordato anche questo, distratta marionetta del mondo.
 

L’amica
Rieccoti compagna della notte,
metamorfosi di isterie pomeridiane.
Rieccoti al mio fianco ad aspettarti un pianto.
Geniale scoperta colorata di nero,
fonte ispiratoria per illusi a tempo determinato.
Macabri pensieri e distacchi solo virtuali da quel che è il presente
inculchi in alieni di passaggio.
Duri i contrasti con le varie virtù di ognuno.
Parti sconfitta contro l’ignoranza e la perfezione di chi crede di esserlo.
Ma un covo per guarirti esiste.
Io ti ospito volentieri,
non mi oppongo ai tuoi effetti,
abbiamo bisogno l’uno dell’altro,
in fondo siamo amici da una vita,
puoi parlarmi dei tuoi problemi ad ogni ora
e magari cambiare il tuo sgradito destino
mantenendo il nome.
mia cara amica... depressione.

Morte di uno, uno qualunque.
Della fine ricordo
sospiri pesanti
e pensieri felici.
Altro dimentico
mentre plano leggero
su sentieri vergini di collera e odio,
circondati da tutto quanto non ho avuto..
di tutto quanto non ho risolto.

Di solito era agosto.
All' amore recai il danno di cercarlo
invece di attenderlo...
e lo stupore iniziale
mutava in consuetudine.

Insulti al sole.
Facili momenti
le ansie che corrono in autunno
per esprimere amore.
Cieli coperti fino ai più lontani universi,
fanno credere a fantasie e favole,
forgiano nuove speranze e certezze: d’incontrarci,
di lottare, di seguire idee di altri,
gli stessi di un tempo….loro.
Condividere, assecondare
senza opporre resistenza,
parole di altre vite corrose da eterne repliche ,
ora indifferenti sagome simili all’uomo,
morte per aver creduto di essere sole…splendente o nell’animo.

Ci sono le parole che colpiscono,
che creano visioni da confidare,
da condividere.
Poi altre, che non sollecitano l’istinto,
personali,
che rimangono segreti…
entrambe unite da lacrime diverse.

Il canto della specie.
Le parole si sprecano,
si rincorrono.
Le belle frasi
che non diventano mai concetti,
che rimangono formule.
Siamo qua per questo.
Ognuno si fa sedurre dai suoi pensieri,
da buoni propositi,
e poi tutto rimane scritto.
E l’amore è carta,
macchiata d’ incantesimo.

Con lei nei miei pensieri.
Le luci dell’alba sono le sue morbide labbra
che si dischiudono lente al primo batter d’occhi,
puro e delicato
come l’onda che s’affaccia a riva
per far continuare il mio sogno.
Perché nel momento in cui il sole non scalda e non abbaglia,
mostrando il colore della passione e della timidezza,
confondo la realtà con la magia del sogno,
e la mia favola continua.. con lei nei miei pensieri.

Malattie notturne
Ai bordi della strada si vende finto sentimento,
buttato via dal vento di chi passa di lì.
Il rischio da vigore,
e l'orgasmo da provare
fa tacere la più grande umiliazione.
Stupore fra i passanti,
felici testimoni di un eros da scoprire,
ma poi di corsa a casa a dipingere lavandini
per non distorcere la regola del vero amore.
Lo sfogo compiuto rende razionali,
si continua a parlare di primi piatti e lampadari.
E' ai bordi della strada l'epicentro della mente:
cittadini ansiosi di girare il marciapiede,
mogli schifate dalla borsetta penzolante.
Una sirena raffredda gli entusiasmi,
fa cadere gli scettri.
Torna silenziosa la monotonia di essere normali,
la noia di chi ha tutto e vuole eccedere,
la disperazione di una solitudine nascosta al sole.
Su un bordo della strada un uomo consuma e si fa consumare.
Un uomo gracile e indifeso, forte e muscoloso,
rende visita alla donna dei suoi sogni.
Paga sesso e si sente violentato dai suoi eterni problemi
che non in quel modo svaniranno.
Non è questo che si aspetta.
Non può soffrire così, colui disposto a fingersi amante
e a retribuire la sua partner occasionale....
va curato e coccolato, perché egli è un uomo malato.


Lo squalo bianco ferito.
C’era quell’uomo dentro quella fabbrica.
C’era quell’uomo che tutti temevano,
quell’uomo logorroico e disordinato che spaventava gli operai.
Imponeva il suo volere pur sapendo
che non sarebbe bastato a salvargli la vita,
utile solo per i suoi pesci e per i pochi amici comprati
nelle sere in cui la solitudine non era più una scelta.
C’era quell’uomo dentro il capannone a gettar parole,
a scandire isteria, a sfogare le sue idee, i suoi rifiuti,
quell’uomo timoroso di subire un confronto con qualcuno che gli facesse capire il suo valore che lui già conosceva e al quale non pensava per allontanare l’idea del suicidio.

Il creatore di infiniti errori da risolvere per passare il tempo, per compiacersi con la sua anima trasparente ma chiazzata di nero, per arrivare a domani e sentire la materia camminare, sentire di essere vivo solo per aver avuto un idea nata da un errore che non doveva prendere vita, una soluzione geniale trovata da continui sbagli che lo mantengono ancorato al primo giorno di vita, al primo giorno di lavoro. Ma lui crede di andare avanti, di fottere il destino, e forse di essere immortale, crede che a tutti debba interessare l’unica cosa che lui ha, che è come un tubo nella gola di un uomo in coma, che ti tiene in vita, si, ma che vita è quella di chi non sente, di chi non ascolta l’anima per paura di conoscersi, di chi non vive in armonia con ciò che è, di chi rincorre la materia e teme la poesia che gli ronza attorno fastidiosa convincendolo a salvarsi, gettando l’ancora che lui ignora per essere forte e non cadere mai, per non fermarsi a pensare, perché ormai non puoi più tornare indietro vecchio mio, continua pura a fingerti insensibile e cinico, spietato e freddo verso ciò che fa sognare. Io ti osservo ma non ti giudico, mi tengo strette queste parole per non ferirti più di quanto ormai tu non sia.

Stai perdendo sangue squalo bianco, stai perdendo sangue, chiedi perdono alla tua anima schiava per anni della tua mente chiusa e stagnante, e accetta di scomparire sereno come quando l’errore ti diede la possibilità di scordartelo.

W lo squalo 1, 2 e 3.
Vaste isole aggrappate al mare aperto.
Giovani scarti della terra
morti davanti al loro silenzio.
Spari di guerre scordate,
grida di trionfi mai premiati.
Sento voci distanti lamentare amore,
ricevo chiaro ogni loro dolore.
Muti,
all’occorrenza tesi e spietati,
cancellano orme di carne umana,
morta e fredda,
come chi una volta la scaldava.

Passatempo.
Le opportunità per restar vivo
si moltiplicano ad ogni mio pensiero.
Mi tormentano, si candidano per la serata,
non si arrendono mai. Loro: illuse, convinte di conquistarmi,
di creare in me stimoli nuovi.
Ulteriori appelli
Mi spaventa il doverne scegliere una per far passare un po’ di tempo.
Troppe idee sono nate solo per far passare il tempo.
La noia lo ferma, e far niente
diventa già una grande azione.


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