Il tronco Rimane, sulla riva, un tronco divelto, scagliato dalla corrente contro i sassi levigati e abbandonato, con indifferenza, lungo il greto dopo la piena. Il corpo, lacerato, ancora fradicio e pochi rami spezzati, tesi inutilmente verso la luce, annaspanti alla ricerca d'aria e libertà. Può solo accontentarsi di seguire con l'occhio la lenta corrente del fiume; e di notte vedere, se ci sono, le stelle o, almeno, il neon dei lampioni. Altro non può fare, se non giacere, a mezza via, tra la terra e l'acqua. Altro non può fare, nella sua legnosa immobilità, se non rassegnarsi a scrutare, nel cielo, un segno di speranza. (Fabio Martini)Berlicche L’importante è far soldi, fregarsene degli altri e di tutto, brindare alla propria salute. Dopo, uno può crepare, contento del mausoleo che potrà farsi costruire a perenne memoria. Ti prego, credilo, è vero, buon uomo o buona donna! Se vuoi, leggi le lettere di Berlicche, le trovi a poco prezzo, dappertutto; forse lì troverai qualcosa di interessante, di importante per orientare la tua fugace esistenza su alcuni valori fondamentali di ogni vita. Credimi, ti prego, perché sono qui a bella posta per aiutarti amorevolmente e condurti al sicuro, con la tua anima e il tuo denaro, a patto che sia abbastanza nera (l’anima) e sufficiente il tuo amato denaro. Ho bisogno di te, perché ti voglio donare tanto calore e condurti dove sarai grande in un’immensa reggia! Dammi retta, ascolta chi ti vuole bene senz’alcun interesse. Guarda quanti potenti si sentono già eterni e gioiscono, avidi avvoltoi, schiacciando gente pezzente, miserabile, fetente. Loro sì, i potenti, hanno capito bene quel che conta davvero. Mi raccomando, ascolta!, non ti perdere in mezzo a quelle sciocche ciance sul bene, la pace, l’altruismo: vana retorica, fesserie; scrolla le spalle, lascia che abbocchino i creduloni. Tu no, non ti perdere inutilmente, scendi dritto dove mi trovo io: non vedo l’ora di donarti la dannazione e l’infelicità eterna. Fior di speranza Quando la tristezza è un mare e cupi fantasmi ti tormentano il cuore, ai momenti più sereni della tua esistenza cerca di pensare, e serbali come un dono d’inestimabile valore. Pensa soprattutto alle piccole gioie quotidiane, agli affetti, a tutte quelle cose che di solito si danno per scontate, ma in effetti non sono; e vedi quanto la vita è stata generosa, senza che te ne rendessi conto, e continua ad esserlo sempre, come una rosa che sopravvive rifiorita. E nella rosa le spine, certo, le trovi, perché questo fiore profumato, sacro e vellutato, la natura l’ha voluto così. E così esso è. Ma, alla fine, non c’è grande traguardo che d’un piccolo boccio di rosa valga lo sguardo. Scherzo I. Nel buio, una luce s’è accesa, speranza remota di vita che nasce improvvisa e indifesa. O tu, che cammini all’oscuro, seguendo una traccia smarrita, non sbattere il naso nel muro. Lo vedi: vicina è fortuna, ti trova e soccorre. Rimane, nel pozzo, una fetta di luna. La luna nel pozzo dorata si specchia, miraggio che un cane sospira, sì a lungo latrata. Suvvia, non lasciare la vista dell’astro d’argento, che dorme di giorno e, notturno, rattrista chi viaggia, ma illumina l’orme. II. Prosegui sicuro il cammino, fissando una meta precisa; e scalda il tuo cuore col vino. Al fegato poni attenzione, e cerca di togliere, lisa, la veste che cela il magone. Ricetta salvifica certa non c’è; non esiste, in galera, l’uscita ch’è libera, aperta. Allora, rimane soltanto fiducia e coraggio, la vera risorsa dell’animo affranto. Se credi a parole scherzose, è bene aver salda speranza, che, sola, sostiene gravose le spese di musica e danza. Mistero Strano mostro è l’amore, splendido e terrificante, meraviglia e orrore al tempo stesso. Prigione, stato di equilibrio in continua oscillazione, dissociazione enorme; precarietà estrema di vita, sostanza informe e mistica follia suprema. Perché? Mistero, enigma del vero; fondo mai visto e silente, incandescente, d’un magma primordiale. Si manifesta come forza possente e brutale, energia e dolcezza immortale, che accarezza, generosa e infinita, ogni forma di vita. Mistero, ma perché? Una cosa è certa: risposta non c’è. Luce Salgo ancora sul colle, perché vorrei scomparire guardando in viso il sole. Salgo perché voglio che l’ultimo raggio della sera mi trapassi da parte a parte, come un abbraccio infinito di gioia mai provata. E dissolvermi in quella luce, di essa diventare parte trasformando me stesso in vibranti particelle. Imploro liberazione, sospiro grazia estrema e come viatico chiedo serena rassegnazione. Una muta preghiera con fede rivolgo al cielo; non voglio chiedere niente altro che affrontare, solo e leggero, l’ultima sera prima di un’alba trasparente. Rimane Torna la primavera, ma tu non torni più. Rimane fra gli ulivi una brezza leggera, restano tristi sospiri sul prato deserto e inerte, assorto nel risveglio stordito dell’esistenza; mentre il tempo senza tregua e irrimediabile trascorre. Rimane il tuo ricordo, il coraggio e la dolcezza che furono la torre della tua travagliata vita. Questo solo rimane di te: nient’altro che la sopravvivenza di un insopprimibile affetto. Questo solo è il diletto che il cuore racchiude nelle sue mani preziose e rassicuranti, dentro le spoglie ignude d’un inverno grigio e silenzioso. Ad Anna Ciao, cara amica mia! Bella è la compagnia e il calore di un affetto, di un'anima che dice la sua amicizia schietta e in mano il cuore tiene e generosa dona. Felice chi è felice dell'altrui felicità, perché in sé trova il cielo senza bisogno di cercarlo. Tu sai bene che a chi è solo spesso basta una parola semplice del cuore, per riprendere vigore. L'esperienza della vita a noi lo insegna; e soltanto con la guida del dolore, il maestro universale, si comprende tal valore. Un orecchio attento, pronto ad ascoltar benevolo l'umana sofferenza, è grande, infinito sollievo per chi, fortunato, lo trova. E io voglio ricordarti, cara amica, come un raggio di luce che, improvviso e inaspettato dal sole è giunto, a riscaldare il mio viso raggelato e spento, quando ormai disperava del vitale suo pimento. La canzona di Daria Splendida, celestial creatura: così inver m'appare Daria, e 'l suo incedere vuol che sia natura al pari d'un ritmo saltellante e bello e vivo, qual convènesi a cerbiatta che salta e schietta balza a destra e a manca, in fretta anco più che il suo desìo la chiama; e punge e l'urge rovello dolce e nuovo, la smuove ove il cor impone e a gran voce invita allo sprone altrui; e a chi chiede, pronta porge aita, ché Amor generosa e combattiva la fece; le diede l'arme consone alla pugna, e scudo e dardo non mortal, ma folgore di vita, per soccorrere solerte i men forti compagni di lotta e di ventura. Guernica Quest'anima la pioggia non la bagna d'amore, perché è lacerata da artigli di tristezza; può soltanto arrancare a fatica nel fango, sognando una meta di luce oltre il baluardo murato del buio. La strada è lastricata di vetri acuminati, pugnali sono pronti a colpire improvvisi; lame di odio spietato recidono le ali d'una farfalla inerme, che disperata tenta di librarsi in un volo convulso di salvezza. Ma una pietra d'angoscia la trattiene senza scampo al suo infelice destino. Resta l'ombra d'un urlo silenzioso, che accusa, al di fuori del tempo, inesistenti coscienze. Nel silenzio Lasciatemi solo nella stanza senza gli invadenti cicalecci del mondo A me basta un sasso, un albero o la voce del fiume del suo tranquillo fluire. Nel silenzio scorre la più profonda vena della vita - tra le asperità senza alcuna insofferenza. Sempre è paga, persino della propria precarietà. Filastrocca in onore e gloria di ogni propaganda politica ed elettorale Il battage elettorale è finito e si sta male è cambiato tutto e niente ma son salve le apparenze. Della guerra s'è parlato e già s'è dimenticato dei massacri d'innocenti perpetrati da dementi. Pur di fare propaganda al mulino o alla filanda l'acqua ognuno tira al fosso del suo campo a più non posso. Vota questo, vota quello l'elettore è lo zimbello, va sfruttato fino in fondo il coglione che sta al mondo quattro giorni a respirare; dopo deve anche crepare senza soldi, né pensione né carota, né bastone di sostegno alla vecchiaia (se ci arriva). Il can per l'aia ha abbaiato in lungo e largo e ha menato un nuovo embargo: niente colla per dentiere alle anziane colf straniere, chi non mangia e dimagrisce avrà il culo a stelle e strisce come un'onorificenza. Ed avrà riconoscenza se s'impegna nel sociale per amore nazionale con la blatera a mitraglia e più forte d'altri raglia. Rosso, giallo, verde o blu s'è stufato anche Gesù dei miracoli perfetti e dei dirigenti eletti che san bene il tornaconto personale. Il gioco è pronto per ricominciare, basta riciclare quella vasta propaganda, mare e monti ci son sempre, e pure i tonti. Senonché, a questo punto l'elettore ormai è giunto alla certa conclusione che si tratta di un bidone. La morale è dunque questa: non rompiamoci la testa, dei politici a chi frega, che si facciano una sega. | Simpatia Sento subitanea simpatia se sollazzevoli sermoni stimolano salvifiche suggestioni solari. Spontanei sussulti sonorizzati salgono solerti su se stessi, superano sicuri stupefacenti scalinate, sollecitando serene sensazioni. Serafiche serpi scivolano solitarie, svolgono spire sinuose su sentieri senza sassi, sovrastano solenni struggimenti, sogni silenziosi, sensibili solecismi, solipsismi spirituali, spassionati soliloqui, serie sentenze, sublimi stupidaggini. Salutari simboli sacroasclepiadei, separano sistri, sinistri, sole, sale senza sminuire sentimenti. Sensato sostegno sanitario, sono suoni scherzosi scelti, severamente selezionati, strani, sorprendenti, singolari.Studio S è saggiare sapidi sistemi: T è testo, testimone, tradizione: U è umore utilmente uperizzato: D è dedizione di diuturna data: I è indefesso indagare idealmente: O è ordine ottenuto, omofonia: O è onesta opinione odificata: I è istante, illazione illuminante: D è diletto, delizia del dettato: U è urgente urlo unito universale: T è tenace tensione tropizzata: S è soffiare soffici stilemi: Semplicità Due anni son trascorsi dall’addio e sembrano passati come un soffio di vento. Resta il vuoto e nient’altro; e, nel vuoto, gli affetti solamente sono oasi preziose. Se tu ancora esisti, non mi rattristi io, né mi crucci invano: un motivo ti chiedo di speranza. La speranza che sempre vive, unico sole confortevole e caldo di vita, anche se lontano, anche se sembra assente nell’oscuro universo. Vorrei sentire un’ode cristallina, semplice com’è semplice la vita che fluisce continua, e vera come è vera la sua intima essenza. E solo il cuore riconosce questa misteriosa ode, che la vita canta nel profondo silenzio. Istanti Perdersi all’infinito come un’eco dissolta nel sibilo del vento, come un filo di luce nel liquido cristallo immenso verdemare; perdersi dolcemente nel sogno di una luna invernale limpida e vitrea come il ghiaccio; volare in libertà negli occhi azzurri del cielo, fresco, caldo di sole, nel luminoso specchio d’albe senza confini: ogni istante come frammento prezioso e irripetibile dell’unico, ampio respiro della vita. La nevicata La neve a fiocchi, lenta, s’adagia sopra i tetti; cristalli son perfetti, sorgenti di calor. Irti d’acuti aghetti, gelidi al tatto e bianchi, pungono l’aria e i fianchi di luce e di candor. E’ la magia felice di tanti, tanti fiocchi che fa brillare gli occhi e rende allegro il cuor. Felici quei marmocchi che giocano contenti, sopportano gli stenti e apprezzano l’amor. Accolgono pazienti la vita come viene, le gioie e le sue pene, il dolce suo tepor. Il viandante della sera Se tante volte hai rimirato, tenero incanto d’un errare pellegrino, l’antico poggio verde e le nuvole, i prati, le ondulate colline sparse intorno; se sognavi distese di campi in fiore ed erbe e sole e vasti cieli senza fine, vedi ora il giorno che il suo corso volge e lento il sole cala dietro il colle: lascia ogni cosa e va’ laddove il fuoco avvampa all’orizzonte. E’ il vespro; petali di rosa sparsi sopra il sagrato d’una chiesa antica testimoniano il rito dell’eterno fluire della vita. Il borgo s’addormenta all’imbrunire; da una porta socchiusa sale alla luna il canto d’un villano; profumo d’arsa legna nell’aria si riversa intenso dai camini. Ora che il cielo è spento, i ricordi si fanno più vicini e l’ombra inquieta della notte avanza. Solitario viandante della sera, a te abbisogna poco: quel diletto che il lume della luna può offrire, in buona sorte, a chi vaga sui colli senza tempo. Avverte un canto dentro a sé; ma angusto è il suo cammino, e accidentato, verso l’ignota meta che tracciò il destino. E trae conforto, immerso fra le notturne tenebre, se un tetto è su di lui lo sciame scintillante delle stelle nel buio; non grigia vòlta oscura, ma auspicio luminoso di sereno. Raccogli allora i passi e i tuoi pensieri, ché il giorno è dileguato e incerto è l’avvenire. Una canzone ti risuoni dolce nell’intimo del cuore, un’armonia che i fantasmi sbiaditi dissolva limpida; ode preziosa, t’infonda quel calore che ravviva il senso e lo sostiene, sole vitale, sulla fredda via. Solo così rinasce il vigore sopito nelle tenebre; la vita si rinnova e misteriosa pace proviene da quel mondo che, in sé raccolto, nel silenzio giace. La danza del re Nel mondo del sogno conduce un folletto la veglia che inizia tra poco a palazzo del re. La corte è presente, le sale addobbate, le luci e candele circondano il trono; devote, le dame s’inchinano, insieme alla corte, davanti al sovrano. Intona l’orchestra una limpida voce; a un cenno solenne del sire, la bella regina consorte invita la folla a danzare. Chi vede all’esterno il palazzo rimane incantato, perché traspare una luce attraverso le mura e attratto ne è. Di solo cristallo le mura son fatte, di pietre preziose le torri merlate; lucente, il palazzo, arroccato sul mondo, ne domina tutti i reami: è sede, ospitale e accogliente, del sommo Principio vitale, ove regnano uniti, felici e concordi per sempre, l’amore perenne e la pace. Saudade Quando ti penso e sento la tua assenza mi invade uno sconforto profondo, e sono immerso in un amaro mare di pena e di tristezza. E ciò succede spesso, troppo spesso, e non vorrei: mi sembra ingiusto che un ricordo così bello, così solare e luminoso, venga oscurato, in breve tempo, da quel che in fondo è un’ombra. Se soltanto potessi avere sicura certezza, la nitida coscienza, non importa in che modo, d’una vicina tua amorevole essenza!, potessi percepirla, qualche istante, in un sogno sensibile. Ma questo mi è negato, né pretendere posso una consolazione, se in realtà la considero benefica illusione. E i miei occhi non vedono, non possono vedere, ancora aperti, se non quello che è folle visione allucinata. Il mistero si vede soltanto ad occhi chiusi. Paesaggio Con passo allegro me ne vado al sole, all’aria aperta, solo, in mezzo al prato profumato di fiori, sotto il cielo ove mutevoli son luci e nubi, vagando tra i sentieri del mio colle; e cerco assorto il sogno della luna. E tante volte rimirai la luna, presto raccesa allo sparir del sole lentamente assopito dietro il colle; a poco a poco abbrunano col prato tutte le forme, spente dalle nubi che silenziose salgono nel cielo. L’essere mio riflette il terso cielo, e attende la comparsa della luna; ed è felice se lontane nubi all’orizzonte dissipa il suo sole caldo e l’erbe fa crescere sul prato e d’un vestito verde veste il colle. La natura è signora e dona al colle il fascino e il mistero, insieme al cielo e al secco tufo giallo, cuor del prato; e il cuor risplende al lume della luna del pari suo colore, insieme al sole che dorato rifulge tra le nubi. E quando pioggia riversò da nubi oscure l’aere e turbinò sul colle forte il vento, riapparve infine il sole e la speranza assise in trono e in cielo; e uscì sereno il viso della luna, rotondo e rosa, a illuminare il prato. L’erbe e i fiori che nascono nel prato sono gli affetti intatti dalle nubi avverse, accarezzati dalla luna che, calma e chiara, attende assieme al colle il sorgere dell’alba, mentre il cielo s’appresta a vivere il tepor del sole. Così io vo sotto il sole tra il prato; e se ombre danno le nubi al mio cielo, la luna appare a dar luce sul colle. Barbara Non dentro carte gialle, fra polvere spessa due dita, aridi fogli sparsi presto dispersi al vento, nasce la vera gioia, l’annunzio solare di vita; ma dentro un cuore umano, fatto di fibre e luce, sgorga una fonte eterna, che genera l’umile amore, dona serena pace e dolce i sensi inonda. Il sentimento vale, spontanea sorgente feconda, quando zampilla e spegne d’acqua l’ardente sete; acqua di fresca vita, che blandi misteri rivela, regge lo stanco passo lungo la via deserta. Barbara torna e porge la ciotola colma, ristora stanco il viatore solo, che il lungo errare strema. Freme improvviso un guizzo nell’animo colto da gioia, vibra l’intensa nota di musicale essenza; intorno il mondo tace, ma un palpito vive nel cuore, schiude una fresca rosa che di rugiada brilla. Tracce Un giorno è un passo trascinato a stento tra granelli di polvere d’uno sterminato deserto Ma la speranza si rinnova fra i drappi neri del cielo lacerato Quest’anima è un occhio caparbio che si ostina a scrutare nell’azzurro tracce di vita Vola… Vola alta la speranza, messaggera del cielo, tende la mano all’alba intorpidita; di luce è la sua danza e mostra tenue un velo di trasparenti raggi della vita. Ed è solerte e ardita: soccorre senza posa, non conosce timore, ma soltanto l’amore del quale è sorella generosa. Se le si presta ascolto, poco alla volta se ne scorge il volto. Brucia incenso sull’ara di tal suprema dea, rendile omaggio semplice e devoto; ti addolcirà l’amara passione, con l’idea, viva, d’un mondo che non seppe il vuoto; avvertirai un moto felice di sollievo e di serenità, tepore e libertà, ed ogni cosa avrà maggior rilievo. Solo l’ala tenace della speranza condurrà la pace. Per il viandante, questo buon consiglio il cuore sente vero; s’uno lo ascolta, viaggerà leggero. Senonché... Il tempo dei sogni: nemmeno ne avverti il fruscio trasparente che una salita si scorge improvvisa Inaridiscono gli alberi lungo la strada, pietre nascoste gravano il passo Alle spalle rovine perdute E un luogo piano e ameno ormai lontano. Senonché... Grigio diffuso, e anche qualche radura le fronde, un ruscello o lo stagno immerso in un bianco silenzio. Senonché... Il silenzio Nel silenzio ti dico pietre grevi come il pianto di morene Nel silenzio ti cerco senza sperare visioni Un'ombra fu ciò che allora parve un inaspettato salvifico barbaglio ma subito sparì Ora, in occhi che non possono vedere, resta solo il silenzio delle nostre voci |