Rimarrò in calde acque
assonnata, in placida
quiete e stanco riposo,
giacendo i miei giorni
più verdi come vecchi
tuguri al tramonto.
Colmerò aspri sentieri
con orme di sangue
e lacrime, sfiorando
la polvere del vento,
in un deserto d'anime
che il giorno non perdona.
Muterò respiro solo
all'oracolo del tempo,
quando l'ora canterà
la frescura di zefiro
e il manto delle neve
scioglierà le sue dita
gelide, rischiarando
semplici corolle
inumidite dal sole.Sento che alla
vita si fa gelo
gloriosa,
mia degna sepoltura.
Il più tenero ramo
si frantuma
di speranze
e gemme rosate
si inchiodano nel ghiaccio.
Fiocchi di brina
tempestano una stanza
ove rintocca il cuore,
foriero
di tristi presagi.
E l'anima si spezza
piegandosi piangendo,
fuscello delicato
scosso,
dilaniato dal vento.
Sento che alla vita
Sento che alla
vita si fa gelo
gloriosa,
mia degna sepoltura.
Il ramo più tenero
si frantuma di speranze
e gemme rosate
si inchiodano
nel ghiaccio.
Fiocchi di brina
tempestano la stanza
ove rintocca
il cuore, foriero
di tristi presagi.
E l'anima si spezza
piegandosi piangendo,
fuscello delicato
scosso, dilaniato
dal vento.
Fantasma
In attesa di un tu
che non avverto,
di te fantasma,
imago immacolata,
nello specchio
posseduta
d'infinite brame.
E odo il vuoto
del suono
che consuma,
e inglobo un mondo
senza alito di vita.
Dal deserto
sentieri calpestati
assorbono orme
mie di sangue,
e tu a rodermi
folle, sconquassata
l'anima, riversa
nei miei fianchi
illanguiditi.
Tu che mitighi
i giorni al tempo,
possedendomi mi
abbandoni in una notte.
E rincorro fantasmi
nel vento.
Russia
Per poco ancora attende
paese sconfinato come cielo
di vivere le orme sulla neve
dei passi miei
sorpresi all'imbrunire.
Io suono
nell'attesa un clavicembalo,
protesa dentro il guado
dell'inverno; sgusciando
sopra i tasti di un bel fiato,
rincorro di mil
fiori le gelate.
A scorrere
sulle cortecce, dita:
le foglie di betulla
s'accarezzano,
s'accorgono del sole
che ho percorso,
che intiepida celeste
il loro prato.
Qual gravido di vita
lui m'attende,
ricolmo di natura
e ancor d'incanto,
di anime che ignorano
sospese, di anime
che calzano uno stagno.
Di spazio e un tempo sempre pieno
ma brullo di sorrisi, affetti e baci,
ai sensi miei arrisi e mai mordaci
vago silenzio, agitato come il fieno
dal vento seccato all'ombra e al sole,
portato via dal mare al litorale;
pesante, via, costringi questa mole
a stringersi succhiandosi del male.
Ogn'ora vivo e brulico di sangue
scorrevole d'un tiepido velluto,
ogn'ora vivo un'ora che ancor langue
silenzio attesi, mai gelido, mai muto. |