Parla come baci
Parla come baci se vuoi
e non darti in affanno
mi basta quanto m’è dato leggere
in fondo agli occhi tuoi stellati
per render queste tue parole
più vere dell’inganno dei fati
nascosti in fondo all’usura,
più calde di vecchie carezze
asciutte ormai dall’arsura.
Parla come baci se vuoi
e non sarai da sola
ad assordar dolce col canto
d‘una adolescente parola,
un silenzio di secoli sprecati,
a riscaldar gentile col grido
d’un timido rossore
freddo d’un’anima il pianto
che più non accendeva il cuore.
Parla come baci se vuoi
e non temere il buio
se il crepuscolo s’appressa,
nell’ègida d’un abbraccio
più non sarà la stessa
paura d’un insolito domani
a negare il sogno
nascosto nelle tue mani,
che sanno fondere il ghiaccio.
Parla come baci se vuoi
e attendi l’alba nuova
che sa diradar la sera
come il tuo sorriso rapido
sa illuminar la tenebra a chi spera,
dammi il tuo viso
e i tuoi capelli neri,
li porterò lontano
lassù, fino nei cieli veri.
A mio padre Lacrime secche nei miei occhi. Nella tua casa ti attendo, nel buio, incredulo. Fra queste mura che palpitano della tua vita e dei tuoi sogni cerco ancora, smarrito, il tuo sguardo sereno, la tua voce calma e le tue parole che m’han fatto uomo: e mi risponde soltanto l’eco di una tristezza infinita.
Teresa Bocca di rosa corallo, d’alabastro la morbida pelle, un cuore di caldo cristallo, e gli occhi di taglio orientale una luce attraversa di stelle. Contemplo d’ abbandono distesa la penombra luminosa d’un’anima virginale ché desiderio e pudore m’ eguaglia ché sublime si mostra e animale. E il cuor che commosso deraglia nel suono del giorno che scéma, sospira in silenzio: Teresa! Taormina Qui, tra quel mare e l’Etna che striscia con le giare più l’anima che il fuoco, qui non aspetto nulla e, a poco a poco, un sorriso antico fra le sue braccia mi culla, come d’antica donna, come d’Arianna. Dimentico l’attesa così gli affanni all’ombra d’un ombroso fico cui l‘inattesa luce d’un’inverno amico ha rinverdito gl’anni. Polvere di lapilli, sdrucciolosa e nera s’insinua ancora tra le calli strette come il manto dell’avanzante sera. L’ultimo raggio dalle vette, dal Tauro arrossa la precoce primavera L’ellènica cavèa s’abbruna nel mito, dove un oscuro architetto alta dié prova di costruttore ardìto. Nel mare e nel fuoco, dove ogni uomo è nato, qui ritrovo pace e letto: ogni contrasto è placato. | Per il tuo compleanno Mi apristi il cuore ad olezzose brame col guizzo incerto, che sapéa di mare, di mille stelle fra le ciglia scure. Svanì certezza di sicuri approdi ma sorse il coraggio per ignoti lidi: promessa fresca di senile amore, di rose e mughetti ch’ affrancano il cuore. Nessuna cima si paventava èrta: scalare il cielo era una porta aperta. Lacrime salse dalla notte aspèrse rendéano il giorno una speranza ansiosa. Chi mai dal nuovo qualche certezza perse sa conquistar col cuore ogni segreta cosa! Del corpo il vigore tiene appresso la grazia, il sudore ed il piacere d’ un Olimpo promesso dove picèna Venere e Marte ultòre, lontani d’ogni affanno, adesso, schiavi di gioia come d’amore, l’anima loro con l’òro legheranno sino alla fine e al tramontar dell’anno.Mani strette Tu sospìri d’amore mentre le nostre mani, strette strette, ti confortano il cuore; ché non da soli sensi ma da parole détte prende sostanza il dolce malore. Le labbra luminose si dischiudono in sorriso vago e incosciente e lentamente il corpo generoso s’apre e si tende, ancora e ancora, sicuro ed insidioso, mentre, diméntichi del mondo, lasciam fuggire l’ora. Domattina Quando m’immergo avido nel centro del tuo centro s’innalza pauroso un grido esploso dentro E’ un urlo disumano per secoli represso è come sete antica che si disseta adesso al fresco d’una fonte sgorgata un po’ per caso ma l’unica fra tante che non m’ha ancor deluso Vorrei gridare piano vorrei capire bene se tutto questo sangue che scoppia nelle vene sia rosso come il sole che non ho visto prima o se domani nasca un’ultima mattina. E’ un fiume di maree un argine sconvolto un canto disperato d’un cuore mai risorto Seppure all’alba nuova potrebbe splender meno ciò che stasera sfolgora d’un vivo arcobaleno Non vi sarà rimpianto non vi sarà rimorso se un insperato canto nel vento è ancora corso e flebile s’è spento allo spuntar del giorno. |