Poesie di Fabio Mariano


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Parla come baci
Parla come baci se vuoi
e non darti in affanno

mi basta quanto m’è dato leggere
in fondo agli occhi tuoi stellati
per render queste tue parole
più vere dell’inganno dei fati
nascosti in fondo all’usura,
più calde di vecchie carezze
asciutte ormai dall’arsura.

Parla come baci se vuoi
e non sarai da sola

ad assordar dolce col canto
d‘una adolescente parola,
un silenzio di secoli sprecati,
a riscaldar gentile col grido
d’un timido rossore
freddo d’un’anima il pianto
che più non accendeva il cuore.

Parla come baci se vuoi
e non temere il buio

se il crepuscolo s’appressa,
nell’ègida d’un abbraccio
più non sarà la stessa
paura d’un insolito domani
a negare il sogno
nascosto nelle tue mani,
che sanno fondere il ghiaccio.

Parla come baci se vuoi
e attendi l’alba nuova

che sa diradar la sera
come il tuo sorriso rapido
sa illuminar la tenebra a chi spera,
dammi il tuo viso
e i tuoi capelli neri,
li porterò lontano
lassù, fino nei cieli veri.   

A mio padre
Lacrime secche nei miei occhi.
Nella tua casa ti attendo,
nel buio, incredulo.
Fra queste mura che palpitano
della tua vita e dei tuoi sogni
cerco ancora, smarrito,
il tuo sguardo sereno,
la tua voce calma
e le tue parole
che m’han fatto uomo:
e mi risponde soltanto
l’eco di una tristezza infinita.

Teresa
Bocca di rosa corallo,
d’alabastro la morbida pelle,
un cuore di caldo cristallo,
e gli occhi di taglio orientale
una luce attraversa di stelle.
Contemplo d’ abbandono distesa
la penombra luminosa
d’un’anima virginale
ché desiderio e pudore m’ eguaglia
ché sublime si mostra e animale.
E il cuor che commosso deraglia
nel suono del giorno che scéma,
sospira in silenzio: Teresa!

Taormina
Qui, tra quel mare e l’Etna
che striscia con le giare
più l’anima che il fuoco,
qui non aspetto nulla
e, a poco a poco,
un sorriso antico
fra le sue braccia mi culla,
come d’antica donna, come d’Arianna.
Dimentico l’attesa così gli affanni
all’ombra d’un ombroso fico
cui l‘inattesa luce d’un’inverno amico
ha rinverdito gl’anni.
Polvere di lapilli, sdrucciolosa e nera
s’insinua ancora tra le calli strette
come il manto dell’avanzante sera.
L’ultimo raggio dalle vette,
dal Tauro arrossa la precoce primavera
L’ellènica cavèa s’abbruna nel mito,
dove un oscuro architetto
alta dié prova di costruttore ardìto.
Nel mare e nel fuoco,
dove ogni uomo è nato,
qui ritrovo pace e letto:
ogni contrasto è placato.

Per il tuo compleanno
Mi apristi il cuore ad olezzose brame
col guizzo incerto, che sapéa di mare,
di mille stelle fra le ciglia scure.
Svanì certezza di sicuri approdi
ma sorse il coraggio per ignoti lidi:
promessa fresca di senile amore,
di rose e mughetti ch’ affrancano il cuore.
Nessuna cima si paventava èrta:
scalare il cielo era una porta aperta.
Lacrime salse dalla notte aspèrse
rendéano il giorno una speranza ansiosa.
Chi mai dal nuovo qualche certezza perse
sa conquistar col cuore ogni segreta cosa!
Del corpo il vigore tiene appresso
la grazia, il sudore ed il piacere
d’ un Olimpo promesso
dove picèna Venere e Marte ultòre,
lontani d’ogni affanno,
adesso, schiavi di gioia come d’amore,
l’anima loro con l’òro legheranno
sino alla fine
e al tramontar dell’anno.

Mani strette
Tu sospìri d’amore
mentre le nostre mani, strette strette,
ti confortano il cuore;
ché non da soli sensi
ma da parole détte
prende sostanza il dolce malore.
Le labbra luminose
si dischiudono in sorriso
vago e incosciente
e lentamente
il corpo generoso
s’apre e si tende,
ancora e ancora,
sicuro ed insidioso,
mentre, diméntichi del mondo,
lasciam fuggire l’ora.

Domattina
Quando m’immergo avido
nel centro del tuo centro
s’innalza pauroso
un grido esploso dentro

E’ un urlo disumano
per secoli represso
è come sete antica
che si disseta adesso
al fresco d’una fonte
sgorgata un po’ per caso
ma l’unica fra tante
che non m’ha ancor deluso

Vorrei gridare piano
vorrei capire bene
se tutto questo sangue
che scoppia nelle vene
sia rosso come il sole
che non ho visto prima
o se domani nasca
un’ultima mattina.

E’ un fiume di maree
un argine sconvolto
un canto disperato
d’un cuore mai risorto

Seppure all’alba nuova
potrebbe splender meno
ciò che stasera sfolgora
d’un vivo arcobaleno

Non vi sarà rimpianto
non vi sarà rimorso
se un insperato canto
nel vento è ancora corso
e flebile s’è spento
allo spuntar del giorno.


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