Poesie di Manunza Vittorio


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Se fosse possibile
Aiutare la morte
Senza morire…
Se fosse possibile accompagnare i popoli
Lungo la strada della libertà
Senza inciampare
Nelle bombe
Del terrore…
Se mi aiutasse Dio
A credere in Lui
Senza avere a che fare
Con la distinta varietà
Di faziosità e integralismo
E ancora,
se potessi guardare il cielo
di Bagdad
senza vedere aerei, elicotteri e uccelli neri…
la miseria è trafugata,
la mia testa sul collo ancora per poco tempo…
Andiamo via da questa Terra di mezzo
Che un tempo era Giardino,
in un tempo dove nacque la città
e dove ora muoiono le città…
sotto le macerie fatte di speranza,
dove sotto un respiro si nasconde un bambino,
dove sotto un bambino si nascondono
altri mille infanti che non ce l'hanno fatta.
Andiamo o restiamo?
In questa polvere di odio
Nel cospetto dell'interesse occidentale
Che si traveste da pace mondiale
E chi ha protocolli per intendere…
Intenda!

Per favore posso credere
In qualcosa di più divino?

Per favore posso sapere
Cosa c'è dall'altra parte dell'icona
Che rappresenta quella donna?

Posso conoscere la gente normale
Che crede in qualcosa di più terreno,
in qualcosa che mi dia la soluzione alla morte,
che mi dia le risposte senza nulla di scontato,
posso conoscere le persone normali
che lavorano per vivere e non per pregare?

Ma in fondo cos'è poi una preghiera?
Ma in fondo cosa è poi una richiesta di un posto in paradiso?
Ti dico io:
il paradiso sta tra la felicità e la tristezza
tra l'Africa e l'Asia, l'America latina
tra la fame e la sete,
il paradiso è al centro o in periferia,
è nella casa nella prateria,
il paradiso è metodista o battista
protestante o protagonista,
è nella stanza di un ospedale
che nel centro di un miraggio africano
sta aspettando l'aiuto di una mano santa.

Che lavoro posso fare per pregare senza fede?
Che lavoro posso fare per guadagnarmi un posto in paradiso?
Non lo so, per ora so soltanto che il mio posto è la terra
E con quella intenzione buona di un uomo vestito di bianco
Su di questa c'è soltanto guerra, soldi, carburante,
la gente dice che crede in dio ma nessuno ci pensa:
la vita è su questa terra, la vita eterna sulla luna
la morte sicura all'inferno…
allora ci vado di sicuro,
dopo che dio avrà letto quello che ho scritto,
e poi mi dirà che dio si scrive maiuscolo.

Immerso in un sonno artificiale
Sento del metallo che mi striscia nella colonna vertebrale,
prima freddo come ghiaccio
poi caldo del sangue mio malato.

In una mascherina si dovrà riflettere il mio respiro,
fino a quando la certezza della vita si rifarà avanti.
Nello sguardo del mio amico io riconosco un donatore,
una persona che non ama solo se stesso, ama donare la vita
a chi la vita ha donato il dolore.

Come deve essere bello
Amare senza il cuore
E senza cervello.
Cosa vedi nel mio occhio destro
Cosa vedi con il mio occhio sinistro
E cosa senti con il mio orecchio destro
Ma dimmi cosa senti con il mio orecchio sinistro
Salutami con la mia mano destra
Per favore salutami anche con la sinistra.
Come deve essere bello
Camminare con le tue gambe
Respirare coi tuoi polmoni
Fare l'amore con i tuoi sentimenti
Ricordare con la tua memoria
E leggere una pagina dal tuo libro di storia.
Come deve essere bello
Colorare il mio esistere
Di rosso pastello
Di arancio
Di giallo e aspetto il canto del tuo gallo
Perché io mi trovo in una condizione difficile.
Come deve essere giocare a palla nel tuo cortile

Come deve essere difficile
Vedere per anni il soffitto
Dal tuo posto e non capire nulla di ciò che dicono gli altri

Appena esci dal coma te lo dico…
Appena torni a casa ti riferisco tutto
E per un istante ho pensato
Che tu stavi meglio di noi
Chè in questo modo
Non hai assistito alla cattiveria delle persone
Alla miseria nel mondo
Alla sete dei bambini
E alla morte…
Si, alla morte che ti ha coccolato
Per tutto il tempo
E ti è stata molto vicina
E per quanto ti può far pensare
È l'unica cosa che avevamo ignorato nella tua vita.

Una ragazza con l'età degli ormoni in fermento
attende nell'oscura ombra di portoncino
l'amore più vecchio di qualche lustro,
mentre nell'ultimo gradino di una rampa irta e acida
si sente la voce rauca e forte di un patriarca etilico.
Nella fuga, in questo spazio che separa l'amore e l'odio,
separati a loro volta dalla figura della madre in lacrime
e del padre, in lacrime di brandy sulla tazza per il latte.
Il destino è nella cortina che sventola le parole di una donna
Che prima della soglia era bambina
E ora, in questo andito di ambizioni, è diventata la madre degli errori del padre,
e della disperata richiesta di aria della madre,
rinchiusa in uno stanzino con il ferro e con il legno,
stesa come un panno mai asciutto
in una branda di trucioli di acciaio,
ricavati dal matrimonio del tempo dell'amore possibile e casto
con un fidanzato legato ai soldi e alla bottiglia.
Amate questa donna,
amatela perché ha sofferto per tre:
lei, la madre e la vita infinita.

Cagliari
A volte mi basta sollevare gli occhi al cielo,
per capire la dimensione di questa città:
nel grigio del pomeriggio inoltrato d'autunno
gli stormi sembrano sciami d'api,
dal bastione di Santa Croce si vedono lenzuola scure che volano;
vanno a formare disegni animati,
sfumano fino a dare all'occhio umano
la rara impressione dello svanire della sostanza;
poi ricompaiono col colore del loro piumaggio.
Si perde, il tempo, ad osservarli dal Largo,
oppure dalla Piazza,
mentre ci piace immaginare ancora il Mercato,
quello amato da David H. Lawrence.

Eri convinto che tutto fosse rinchiuso
dentro quelle immagini intrappolate in un monitor,
che la tua vita sarebbe continuata
facendo finta che tutto si sarebbe spento
nell'attimo preciso di un pulsante premuto.
Ma la tua vita è finita sulla stessa scrivania
dove hai raccolto le immagini dell'orrore,
dove hai pensato di godere di un pensiero contorto
che è mutato e si è fatto piccola carne
senza oramai un futuro tranquillo.

Eri convinto e pensavi un'altra volta ancora
Di riaccendere la luce lampeggiante di una tecnologia nefasta
che ti avrebbe permesso di osservare lo sguardo
di un bambino accecato dall'orrida luce di una macchina da presa.
Ma la tua vita è finita nella stessa pagina dei giornali
che parlano di te e di lui ma con aggettivi differenti:
calmo è il tuo fiato, ti tremano le mani come tremava
il suo corpo innocente quando lo riprendevi
oppure no, non era il tuo occhio malato
ma fa lo stesso, la tua vita è finita per sempre
come l'infanzia felice che hai negato al suo destino.

Ascolta
Fino a poco fa avrei scritto molte più cose
Di quelle che scrivo ora.
Nella mente di un pittore il ritratto è già pronto,
in quella del fabbro il ferro è già battuto
ma nella mente di un poeta le parole devono ancora nascere…
nella mente di chi parla le parole scivolano dalla bocca come veleno di serpente,
o come il profumo di acqua di colonia,
nella mano del pianista le note si muovono con lui,
nella mente del poeta le parole devono avere lo stesso peso di chi le legge,
devono avere lo stesso profumo dell'aria,
lo stesso sapore della bocca di chi le pronuncia,
nella bocca del poeta le parole devono essere lente se d'amore,
o veloci se di odio e cinismo…
le parole che ti pronuncio sono d'amore e d'amore posson restare
perché lento e pacato ti sto pronunciando le parole del poeta.


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