Poesie di Davide Maniscalco


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Nel silenzio dell'infinito
Da quando sono andato via
sigarette e caffé non hanno più sapore,
anche la musica non va più a tempo senza te.
I muscoli li sento lontani sotto coltri di tessuti,
il cuore imbolsito dà lievi segnali di nostalgia,
pulsa piano, discreto come un amico consola
con il silenzio.
Appoggio la guancia sulla paratia del vascello,
ascolto il suono del tempo e i tuoi passi,
fisso le geometrie dei raggi del sole,
ti penso sempre tanto mentre
ricordi baluginanti in punta di piedi trascinano sale
sugli zigomi ammaccati dalle bordate.
Chiedono il permesso di scendere
lungo i tappeti del tuo amore.
Aspetta ancora un momento dolcissima piaga,
lasciami chiudere le finestre
prima che il vento li porti via.
La prudenza, si sa, sta sempre in bilico
tra l'inizio e la fine.

Vivere senza respirare
Correvo all'impazzata sul marciapiede,
in strada, tra le macchine, tra la gente,
saltando cani, sacchetti della spazzatura,
mi facevano male le caviglie,
la ferita al mignolo urlava per il caldo.
Superai una persona sfiorandola con la spalla,
dal viso mi si staccò una goccia d'acqua
che gli finì sul volto.
Il tizio la cacciò via con un dito,
quella non era una goccia di sudore.
Era una goccia di disperazione.

Sospiri d'agosto

I
Quando guardo quella consapevole flessuosità, quei movimenti intimamente fluidi, i tuoi occhi sembrano color velluto liquido. Mi cercano con sussiego, con compiacimento lascivo ti avvicini a me e con voce caldamente insinuante mi rivolgi domande ovvie.

II

Solleticare la vanità è la prima impronta che ci conduce verso il piacere estatico di lenzuola di seta in cui ti rotoli allegramente pigra. Indossi abiti anonimi, le tue carezze fanno male nelle tiepide serate di agosto. Un capriccio, un altro capitolo in più dentro il diario del tuo mistero.

III

Giocando a rincorrerci sicuri di non doverci appartenere mi davi le spalle quando improvvisamente immobile, voltandoti sorridente mi spingevi affondando su di me. Spoglio lentamente la tua pelle carezzandola con il dorso di mani di pietra, mi sussurri banalità.

IV

Il velluto liquido dei tuoi occhi si insinua attorno alla brace guardando il mio viso che fissa il tuo, cosciente della tua dolente leggerezza ti chiedi quanto potrai durare. Indossi abiti anonimi per passare inosservata, le tue carezze fanno male nelle tiepide serate di agosto.

Veneficio balsamico

I
Cascate di boccoli dorati sbuffavano sopra ad impertinenti efelidi. Ineffabile distesa di ariste il suo stomaco da scorrere con guancia lieve. Che corsa benefica era quella, il balsamo che guariva le ferite dell'anima. Come vorrei addormentarmi sulla sua pancia o sul suo seno come facevo un tempo.

II

E non c'erano sonni più sereni di quelli. Che cieli videro i miei occhi chiusi in quelle notti di spensierata follia. Frullii di sinuose fragranze mi inebriavano e in uno spumeggiare di danze sciamannate, l'aroma di quell'amore schietto mi entrava nel naso e più su fino al cervello e più su fino al cuore.

III

Nel volgere di poche aurore conobbi l'arte della crudeltà, le nasse inestricabili di un crotalo indomabile. L'agonia più insensata che abbia mai conosciuto. Porto ancora il livido di quel maledetto, fulgido, veneficio. Onore a te, mia dolcissima piaga. Mai più ci furono sonni sereni come quelli.

Mesmerismo panormitano
~ Palermo allucinata ~


I
Camminare per i corridoi di un nauseante postribolo, fare i conti con l'atmosfera gotica di strade lastricate di gemiti. Ad angolo una chiesa protestante, gente con mani a croce corrotta tra egoismo e fede. Fetide strade piene di ragazzini con la morte dipinta sul volto.

II

Rauche folate di vento coniugano la vita al passato. Camminare distrattamente con il ronzio dei neon attaccati alle pareti di balconi diroccati, il rintocco del campanile della Cattedrale, il barbone addormentato sotto il pronao, si dice che sia ricco.

III

Le zagare le trovi soltanto tra le pagine di pamphlet che indossano immagini di camicie bianche e pantaloni neri. Odore di polvere e miseria nella città più cattiva del mondo dove si sprofonda ogni giorno dentro una palude di sofferenza e raccapriccio.

IV

Dietro il fianco proletario del Massimo fasto e baracche umide nel centro storico, appartamenti razziati, palazzi saccheggiati, intonaco scrostato. Prostitute, immigrati, spacciatori, magnaccia, operai, diseredati, tatuatori obesi, finti artisti con il vizio dell'alcool.

V

Ladri giocano a bigliardino dentro un garage, studenti si aggirano spaventati. In questa città la devastazione ha il colore allucinato di un'estasi al color giallo ocra. Palazzoni di cemento scarso, scoperchiane un fianco, che razza di putrido alveare. Violenze, rapine, bestemmie, scoli.

VI

Sentire il gorgoglio di un'enorme pozza di sangue, muco, sudore, una faccia di pietra bucherellata compare da un angolo. Ombre tumorali senza naso strisciano tra i vicoli dei suq senza speranza né futuro. Palermo è una biscia umida e magnetica.

VII

Ti permea con la sua aura ovattata, incanta e rintontisce, una calamita da cui non ti puoi staccare mentre stai a strologare lungo le strade della stazione spalmate di senza tetto assiderati, ombre di gesso di morti ammazzati con ancora la forza di restare. Qui c'è un cattivo uso di energia.


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