Paura
Le gambe
non reggono il
peso della mia
paura.
Mi stendo
sul precipizio nero
come ogni fine.
La foresta
scruta il dolce pianto
e i corni di rame
lacerano la mia
speranza.
Sono un morto pensiero
posto
e costretto in
uno stanco
cervello.
D'un tratto
m'illumino:
innanzi alla
cenere dilaniata
sono un sasso
insignificante.
M'assale la
paura del tremendo
nulla,
non so se viverlo
o rassegnarmi al suo comando,
e in un
infinito
tremare,
dormo.
Gli occhi della solitudine
Ventilato silenzio,
suon di cicale
... e quel viso sulfureo
che ai canuti raggi si
crogiola stanco,
socchiuderà i suoi mondi,
e fili di grano
lacrimati e assaporati,
sbattuti da invisibili,
gelide fiamme di tenebre.
L'immagine del silenzio
Immagine d'un silenzio tremante
oscura il sole d'un'aurora fuggente,
solo è il mio cuor nell'oblio spirante,
mesto il fuoco che pio s'alza, piangente.
Dalla polvere vola la mia luce,
incaute onde di un infinito mar,
che speranza alla vita mi conduce,
alba di sospiri, il rimpianto sfiorar.
Vento che sussurra, si ferma e tace,
della libertà un'effimera essenza,
alla quiete impavido mio ritorno.
Sovviene l'imbrunir, rosso di pace,
di vita solo sottile contorno,
dell'amore patir la grave assenza.
Vita
Effimero è il nulla
se in te
è la ragione.
Onda
D'un tratto s'innalzan le correnti,
auree cupe, trema la costa,
bagnata da paura come dolce fanciullo
alla vista d'un serpente.
Aspra impetuosa arriva l'onda,
blu sospeso, chi vedrà doman di fiori
avvolto nell'impeto suo?
Velata è la costa dall'onda struggente e
maestosa,
tonfo di vuoto in questo soffio
d'estate,
chè restan solo lumi spenti,
turbati, sotto l'ala dell'onda.
Tu, immenso signore oscuro
Tu, immenso signore oscuro,
che porti fiamme di potere,
che vesti di mistero e terror,
che mandi all'armi la luce del sol,
immemore dolore, impavido sguardo,
comandi e così sia.
Tremare al ghiaccio tuo,
lacrimare al luogo feroce,
e dir sì,
tal vicino tal forestier,
di dominio tuo
è il silenzio.
Improvvisi lampi
travagliati e
leggiadri sapori
d'un'incauta
solitudine,
ti donan l'amore ignoto,
e dir così, e così sia.
Pensare un giorno
Pensare un giorno di
poter camminare e
camminare su
pensieri e parole,
sepolte nella tremante brezza.
Pensare un giorno di
vagare nei sapori
d'arancio di
questa falsa immensità,
e sfiorare i tuoi fili di bronzo,
lampi di un'effimera
purezza terrena.
Pensare un giorno di poter bramare
sorrisi e pianti,
melodie e tenebre,
di evadere, di volare,
di sognare,
ed immergere
questo libero spirito
nel silenzio della tua
passione.
Amico, ti dico addio
Amico, dimmi addio
in questa timida aurora:
guardo cupo al tuo viso
che mi parla di
solitudine.
Impavido sulla
soglia
ti volti e passi,
verso il campo che ti invoca a sé,
e il sol che si leva
inizia a calpestar
le pietre
su cui tu,
mesto e tremante,
volgerai il tuo sguardo.
Amico,
con il cuor che mi lacrima già
disdegno l'elmo
che divide la nostra
pace.
E mi abbandono
a fissar la collina che ti
guarda e ti chiama:
Amico, ti dico
addio,
che non so del tuo
ritorno.