Poesie di Roberto Luzi


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Roberto Luzi nato a Recanati il 15 marzo 1976 scrive poesie da quando aveva 9 anni da sempre appassionato di arte e di poesia ha partecipato a diverse rassegne di poesie in ambito locale ed è’ stato amico di diversi poeti tra cui Acruto Vitali e Giampiero neri, vive a Porto San Giorgio nelle Marche.


Sono innamorato della bellezza di uno sguardo, volto all’ annullamento di un pensiero, che non rincorre la sua incapacità.
 

La vita è solo tua amala, la vita è il viaggio più bello che puoi fare, è l’eternita’ che non ti aspetta,ne ti porge la mano, la
vita batte forte il suo rintocco di campana ferita, stringe i pugni nel suo vagare senza tempo,è’ una vita già’ vissuta quella che non vedremo, ci giudicheranno forse un giorno per i nostri peccati gli avvocati dalla facile penna e
i giudici del niente, i falsi moralisti , ma noi andremo oltre la vita e scavalcheremo
la morte coi nostri passi di candida attesa ,questa vita merita una libertà’ nuova, ancora da imparare, e questo Dio che tutto perdona e tutto vede ci assolvera’ col suo perdono di eterna speranza.
 

Sono nato nella polvere bianca di una stella, ho bevuto il nettare della vita eterna nel canto misterioso di una sirena, nella speranza di un altra resurrezione, oltre l’abisso.
 

Io contemplo lo spettro delle tenebre, nella vanità effimera di una vita.
 

C’è’ sempre una sottile linea di distruzione e fallimento dietro una risata,provo gioia anche nella tristezza a volte,questa tristezza che poi non è’ così distante dalla pazzia, ne dalla follia di noi esseri umani, anime erranti e girovaghe, carovanieri di inaspettate solitudini.


Ho visto l’eternita’ disvelare i suoi angeli, nei falsi demoni della nostra impotenza ho riscoperto il volto di Dio.
 

Ho amato un amore senza conoscere il peso delle sue lacrime.
 

Questa morte sempre nuova ma che non cambia mai il suo volto , questa morte malata e denutrita, fatta a pezzi dalle nostre parole vuote e fredde, questa morte che non abita più i suoi ricordi,ne’ chiama a raccolta i suoi schiavi, è una morte bambina quella che accende i nostri pensieri,il tempo passa e diventiamo sempre più soli e stanchi al suo cospetto, nell’ora più triste, è un dolore sempre uguale ma così diverso,una morte sudicia e maleodorante, con le sue rose di stelle e di spine, , è una morte sempre uguale ma cosi diversa quella che non ci appartiene, una morte che non fa sconti e non ci assolve, è una morte senza ritorno,come un treno fermo alla stazione che non riesce più a partire, anche la mia morte verrà un giorno, ma non avrò occhi per vederla.
 

L’ultima preghiera della sera assolve questo disperato bisogno di felicità, nella calda speranza di una notte d’amore.
 

Nella magia di una di parola nascosta ho ritrovato un incantata gioia, la scia di una nuvola bassa è uno sguardo eterno verso la vita.


Questi occhi hanno crocifisso un incubo diverso, bagnando nel perdono più bello queste lacrime di eterna amarezza.
 

Madre perdona questo grido che non da più voce alle mie notti, bacia quest’ attimo indefinito di eterna solitudine, come fosse un pensiero diverso, nello splendore incantato della tua bellezza.
 

La mia ombra riflette l’estasi tormentata di una lacrima, nel suo sorriso più tragico.
 

La pazzia di un amore è la sua eterna mancanza, ho rivestito il tramonto con quest’ ultimo bacio, perso per sempre in questa morte scontata che non ti so regalare.


Vorrei cantare le mie notti e profumarle col tuo odore, nel ripostiglio della mia follia.
 

Ho cantato i miei versi all’umanità come fossero sussurri e lacrime di giorni andati, la mia anima è un altare vuoto nella dolce follia di un risveglio.
 

Maledici il mio corpo e avrai trovato la chiave del tuo risveglio.
 

La più bella poesia è quella che non ti ho mai scritto, è quella scritta di fretta senza pensare, una cattedrale di fumo che spegne lontani miraggi, parvenze fatate di cieli azzurri e cavalieri di falsi misteri, che eternamente spingono il nostro sguardo oltre gli abissi.


Ho amato il tuo corpo senza baciarne l’anima, ho nutrito il mio sangue di falsi pensieri, nell’improbabile memoria di un solo attimo.


Lunghi passi abbracciati in un addio, che rivedo nei tuoi occhi da ricordare.
 

La mia poesia è un mare che mi scorre addosso, è una coperta di dolci carezze, un mantello rubato alla luna nei giorni più lunghi,una preghiera che non conosce il silenzio, come questa attesa che profuma di paradiso.
 

Siamo cacciatori di orizzonti, profeti di falsi tramonti, prigionieri della vita, nel riflesso oscuro di un' ombra.


Tu così felice nel sorriso più radioso sorridi alle dolci carezze di un bimbo che non sa cos’è l’amore, guarda più in alto e vedrai la follia disvelarsi oltre i petali di un ultimo bacio nascosto.


Ho attraversato oceani di parole, ho rubato l’amore per una gioia effimera, ho visto la pazzia dei poeti fare a pezzi un universo sbagliato.


Sono caduto nel silenzio glaciale di questa noia mentre scoprivo il tenero sorriso dell’infanzia.


Lo specchio della vita non fa paura, il cuore non perdona il vuoto che hai lasciato,un sogno abbandonato in questa nebbia che non ha pietà di me. Il mio occhio semina amore e odio in questa terra arida e scura, un' idea rinascerà nel chiarore dei tuoi occhi come un sole di candida letizia che trafigge i suoi raggi al lume di una candela, la mente si riposa in questa dolce notte, povera di inganno e dolore in un sorriso che forse domani tornerà.


Il mare cancella il tuo nome dalla sabbia bagnata, una schiuma di bianchi sorrisi è questa tristezza improvvisa, nel suo bagliore di pallida luna nascosta nell’ombra.


Siamo stelle senza luce, attaccati alle nostre parole vuote e senza senso,miele amaro da mandare giù, come la noia che ci stringe le mani in un battito diverso e ricalca i passi dell’immortalità.
 

Dal tramonto misterioso di una stella sta sanguinando la mia anima, nel buio di un vuoto che mi divora.
 


La poesia non possiede la grazia del tuo sorriso, non ha silenzi da prestare,ne sorrisi nascosti, le sue mani muovono stelle di spensierata bellezza.
 


Questo amore è un alfabeto sconosciuto, come il sorriso che ho per te.
 


Mi aggrapperò alla candida purezza di un sogno a cui non appartengo.
 


Che bello il tuo sorriso e questa pace, che invade il mio respiro.


Sono un angelo fatto di nulla, un angelo senza ali, un pensiero libero, un universo che si muove tra sogno e mistero,
un' eterna favola da ricomporre.


In questa notte di risurrezione ho trovato l’ immortalità di un pensiero.
 

Ti osservo con la grazia di un esile fiore posato su bianche maree di cristallo
spettacoli di fuochi e luci nel loro silenzio più triste.


Nel giorno più lieto vedrò spettacoli di fuochi al tramonto, e come un fiore sboccerò in questo mistero di incantata bellezza.
 


Anche nella morte sconterò questa pena di angoscia e stupore, un sonno d’attesa e di veglia per una dolce preghiera.


Abbandona lo sguardo al suono celestiale di un verso, tu poeta dell’eterna armonia,dell’incanto e della bellezza, schiavo del sogno che stritola e divora,con la tua eleganza di tenebra hai colto la stella più bella nel fragore soffuso di un alba.
(dedicata al poeta mio amico vladimiro rinaldi).


Nel fragore assordante di un abbandono, si spengono gli ultimi fuochi della sera.


Amore come allegoria del tempo andato, che non si scompone.
 

Forse un giorno parleremo lingue diverse, avremo amori diversi e stelle diverse, e andremo su pianeti diversi e ci saranno parole diverse,avremo corpi diversi, diremo bugie diverse, e forse avremo pensieri diversi per costruire ideali diversi, con sguardi diversi e con occhi diversi impareremo finalmente ad amarci come fratelli,in questa notte così diversa.


Il fiore della mia stagione sta sbocciando lentamente, sto rivestendo l’amore di un solo colore, come un diamante nascosto nel mare.


Lasciati amare e poi dimentica quella rosa rossa di sangue, nel ribollire frenetico di una passione,arcobaleni di luci e stelle in uno scrigno di baci rubati dal vento. Donna come dolce è’ la sera nel tuo miele di caldo letargo, addormenti la luna oltre ll cortile del tuo animo, dietro alla porta sento un solo respiro, il fiato sommesso della sera che muore.


Sono fiamma che brucia in un cielo agonizzante di stelle, nel risveglio tranquillo di un' Alba.


Chi sono io se non lo scudiero del mio nulla?


Vladimiro eterno sognatore della parola e del verso, tu che sbocciasti sull’ultima luna che guardava ad oriente,su questo altopiano che circonda la tua giovinezza, quanti mari e corone di spine hai sconfitto,quante battaglie la vita ti ha messo davanti ma in un bagliore accecante ti sei regalato il tramonto più bello,e con gesti timidi, di fiori appena sbocciati,raccoglievi in una poesia il profumo della tua Finlandia,che non si perde oltre la nostalgia di un tenue ricordo incancellabile.


Con l’inchiostro dei poeti ho scritto lettere piene d’amore e di rabbia, nel fuoco di una pazzia che mi divora.


Ci salveremo nel canto disperato di un grido,fino alla curva sublime del mare,che più non ci sorprende nel suo orizzonte,strozzato dal buio di una notte diversa.


Non so con quali occhi di tenebra mi guarderai stasera,se l’amore che avevo copre i tuoi occhi con getti di lava, come potrò’ amarti ancora nel fuoco danzante di un arcobaleno che ha perso i suoi raggi?E questa cenere nera di incantata memoria brucia ancora sotto il tuo occhio furtivo, rubandomi una lacrima di eterno splendore che non ho mai perso.


C’è sempre una lacrima in più che si perde, nel sorriso beffardo della luna.


Non so se la luna ha sentimenti, ma so che la vita è tutta un sentimento, fervori di sentimenti che fanno palpiti di luci
assonnate nel viaggio oscuro della morte.



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