Racconti di Lucio Cornelio


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Lucio Cornelio

Nato nel 1950. Ingegnere. Appassionato di lettere italiane e latine, di storia e arte romana, di diritto romano, e di storia moderna e contemporanea, da Sedàn in poi. Conosce e ama la pittura, in particolare la moderna, da Delacroix in avanti.
Nella poesia è un dilettante assoluto. Ama e approfondisce D'Annunzio, Dante, Leopardi, e ritiene che il linguaggio del '600 sia delizioso.
Matematica e fisica sono la sua base professionale, e quindi è inutile parlarne.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi le poesie di Lucio Cornelio

Epicuro
Ad una persona sfrenata nei suoi piaceri si dice che è “epicurea”, e ciò rende Epicuro il personaggio più calunniato della filosofia greca.

Sostanzialmente si confonde l’ hedonè , il piacere dei sensi, con l’eudaimonia, la ricerca del bene e della felicità che ne consegue. Ed è di ciò che parla Epicuro, di una disciplina di vita, che porti ad un benessere della propria coscienza e ad un equilibrio dell’uomo con la propria esistenza.

Epicuro afferma che i desideri dell’uomo sono di tre specie:

- i desideri naturali e necessari
- i desideri naturali e non necessari
  ed infine:

- i desideri non naturali e non necessari


I primi, afferma Epicuro, sono il desiderio di un tetto sopra la testa, di una persona da amare, da tenersi a fianco, di un po’ di cibo per sfamarsi e di acqua per dissetarsi. L’uomo ha il diritto sacrosanto di pretendere ciò, e per procurarselo ogni mezzo è lecito;
i secondi, sono sempre naturali, ma emergono con il desiderio di mettere del prosciutto in mezzo al pane, di bere vino anziché acqua, di interessarsi un po’ troppo alle donne (o viceversa)…insomma sono il desiderio di concedersi molte indulgenze e mollezze.
Per raggiungere questi obiettivi, l’uomo spesso non ha i mezzi per soddisfarli, e allora decide di lavorare per qualcun altro per una retribuzione. In cambio di danaro però, egli rinuncia ad una fetta della sua libertà, della sua indipendenza.
I desideri della terza specie, i non naturali e non necessari, sono quelli che per cupidigia o egocentrismo spingono la bramosia al possesso: sono ad esempio, il voler molte case, anziché una che è ciò che basta, automobili lussuose, pellicce costose ed esclusive, gioielli e altri simboli di potere e di ricchezza…..
Questa terza specie di desideri è la più distruttiva in termini di libertà. Per ottenere le ricchezze, i simboli sociali, il potere che sono l’obiettivo principale e la ragione ultima della sua esistenza, l’uomo vende l’intera sua libertà: per apparire potente si riduce in schiavitù; per apparire ricco, si ricopre di debiti inestinguibili, per apparire desiderabile vende la sua coscienza e si prostituisce.
Più si persegue una vita fatta di desideri ambiziosi e non naturali più la nostra libertà diminuisce, fino a condurci in un’esistenza da schiavi, che non sarà valsa la pena d’aver vissuto.


 La ragazza saltò agilmente sul marciapiede, districandosi dal gruppetto dei passeggeri che come lei, erano discesi dall’autobus. Portava a tracolla una borsetta a forma di zaino, e la gonna leggera e colorata le vorticò sulle gambe. Si voltò solo un attimo indietro, esitò un momento, pensosa, poi si rivolse all’ampia traversa che si apriva alla sua destra, delimitata da ambo i lati da moderni palazzi di uffici.
Era la prima volta che si recava lì, al centro d’affari della città, e si assicurò sul foglietto che aveva in mano che il nome della strada fosse quello giusto. Quindi si diresse verso un palazzo tutto vetri e acciaio, ed entrò finalmente nell’atrio della EDM, la compagnia internazionale di elaborazione dati. All’agente di sorveglianza diede il suo nome, chiese della persona che l’attendeva, e venne invitata ad accomodarsi in un salottino di ricevimento.
Nonostante la calma apparente che ostentava, essa celava in realtà un subbuglio di emozioni. Non era poi così giovane per quell’impiego, le sue conoscenze tecniche erano – a dir poco – superficiali, e soprattutto limitate ai corsi che aveva seguito. Il voto di laurea era buono ma, in nome di Dio, che cosa mai poteva farsene di lei la potente EDM, leader del mercato dei computer, santuario di tecnici e professionisti dalle menti agili e sperimentate, collegata da comuni interessi a potenti aziende e ministeri? Presa dal panico, si lasciò sfuggire un sospiro nervoso che non sfuggì all’agente all’ingresso, che le ricambiò un cenno bonario e cordiale. Così distratta, quando volse lo sguardo, si avvide che frattanto un personaggio, alto e all’aria autorevole, le si era parato dinanzi:
“Dottoressa Guidi? Buongiorno, vuole seguirmi?”
In ascensore, percorrendo i vasti corridoi, incrociando persone indaffarate che si rivolgevano l’un l’altro rapidi cenni di saluto, la ragazza sentiva che ogni passo la trascinava inesorabilmente verso una scelta che ormai non sembrava dipendere più da lei, e che sarebbe maturata da sola, per sfinimento quasi, nel corso di colloqui sempre più stringenti. Si augurò di non dover scendere a troppi compromessi, di non lasciarsi sfuggire cenni su competenze che non aveva, e si chiese una volta di più come si fosse risolta a quel tentativo d’impiego, che ora le appariva quanto meno azzardato. Al primo accenno di difficoltà – si disse – si sarebbe accomiatata con tante scuse, e buona notte.
La sala era ampia e arredata con estrema eleganza. Oltre al tavolo tutto stucchi e dorature, che occupava il centro esatto dell’ambiente, facevano mostra di se due magnifiche specchiere dalle nobili curve settecentesche. L’alto balcone era schermato da una tenda bianca e ricamata, che donava all’ambiente una luminosità diffusa. I tre dirigenti, che sembrava attendessero proprio lei – oh mio Dio! – si alzarono e si avvicinarono sorridendo.
“Io sono Dossi, che l’ho convocata” introdusse il suo accompagnatore “e sono il direttore di questa filiale. Questi signori qui” e accompagnò le parole con i gesti di presentazione “sono Cattani, il nostro direttore del Personale; Zucchi, della Direzione Macchine, e Tessari, direttore delle Risorse Sistemistiche. Accomodiamoci”
Tutti presero posto al tavolo, i dirigenti con aria serena, quasi festosa, si diressero sicuri verso i loro posti, dopo aver accolto la loro ospite con una cordialità fatta di naturale e discreta galanteria. La ragazza si trovò tra loro seduta, sentendosi su una sedia gestatoria, consapevole di ogni piega della gonna e di ogni tremito delle sue membra. Chissà che faccia ho – desolata si disse – e ora, cosa vorranno da me?
Prese la parola Tessari: “Le piace questo ambiente, dottoressa Guidi?”
“A dire il vero” prese il via la ragazza, e le scappò il primo, inatteso sorriso “mi sarei aspettata una sala popolata da macchine elettroniche, con spie luminose e tutto il resto. Qui mi sembra di stare in una residenza di lusso”
“A noi piace così. E, vedrà, anche a lei piacerà lavorare in questi ambienti. Qui ci intratteniamo tra noi - e con i nostri clienti - in riunioni e discussioni. A volte, guardi – e rivolse un sorriso d’intesa con Cattani, che lo ricambiò con un lampo dello sguardo – qui litighiamo anche. I calcolatori, gli ambienti tecnici, sono altrove, e Lei li frequenterà, signorina, beninteso dopo i nostri corsi di formazione che le insegneranno tutto, dall’A alla Zeta”
“Lei ha risolto bene i nostri test - intervenne Cattani - e inoltre leggo dal suo curriculum che Lei ha fatto il liceo classico. Che cosa ricorda, che cosa le è piaciuto di più di quel periodo?
“Sa, io credo che il latino sia stata la mia più grande passione” rispose subito la ragazza, abbandonando ogni tentazione imprudente di parlare di matematica, di cui aveva sempre capito molto poco “…soprattutto la lettura dei classici” … ecco, l’aveva detto, ed ora la cacciassero pure, pensò
“ah, sì: vivamus, mea Lesbia, atque amamus, rumoresque…” citò nostagico Tessari, con fare evocativo,
“veramente: amemus” fece lei – ecco, ora mi cacciano veramente, potevo star zitta, e Cattani, ironico: “Caro Tessari, tentiamo di non rivelare subito i nostri limiti con la nuova futura collega”
Tra le risate di tutti, la ragazza si accomodò un po’ meglio sulla sedia, sorridendo imbarazzata, e Tessari continuò: “secondo lei, il latino come si accorda con il mestiere che farebbe qui da noi?”
“Direi…che non ci ho mai pensato, in questi termini. Credo però che, amando molto il latino io mi sia allora impegnata a fondo. E credo che, impegnandomi molto qui, non faticherei ad innamorarmi di questo lavoro” …lo sguardo combattivo, la persona tutta protesa, ecco la ragazza pensava: il tutto per tutto, vai!
Finalmente Zucchi, per la prima volta, prese la parola. La guardò serio, riflessivo:
“Perché, dottoressa, è venuta qui, a chiederci lavoro? Che cosa la spinge a ritenersi adatta al nostro ambiente?
La ragazza rispose calma, guardandoli tutti:
“da che io mi ricordi, fin da quando sono entrata in Università, ho sempre sognato e avuto in mente di venire a lavorare qui, in EDM”
Zucchi la guardò, rivolse a Cattani un breve cenno come a dire: ecco! Si alzò, e così si alzarono gli altri direttori. Le tese la mano:
“Signorina Guidi, Lei da oggi è dei nostri. La EDM le dà il benvenuto.”

^ ^ ^

La ragazza camminava lungo il marciapiede, frastornata e felice, con in mano i documenti firmati, il suo primo badge, il suo primo appuntamento di lavoro, la chiave della sua scrivania.
La sua scrivania!
Si avviò verso la fermata dell’autobus, era appena in tempo per la chiusura del Supermarket sotto casa. Doveva fare la spesa, la mamma le aveva raccomandato di non fare tardi.
L’autobus si profilò in fondo alla strada.
 

riflessioni su Epicuro
“Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi”

Allora, io penso che questa sua frase sulla morte vada integrata con una considerazione molto più drammatica e crudele:
non è la morte cosa che ci riguardi, e qui Epicuro ha ragione. Ma c’è un transito molto duro e implacabile, ed è l’ultimo giorno, quello prima di morire:
il giorno in cui tu sai che domani non ti affaccerai al balcone a respirare l’aria del mattino, non ascolterai la voce della vicina che discute col lattaio, il giorno in cui tu non chiederai che ti si porti un bel caffè caldo, il giorno in cui tu dovevi fare quella telefonata, dovevi sentire quella voce….
Prega di avere, quel giorno, i conti a posto, perché quel giorno, se avrai consapevolezza di non aver risolto quel tuo desiderio, di non aver compiuto quell’atto di coraggio, di non aver voluto chiedere, e saputo ottenere, allora quel giorno sarà duro, perché le lacrime che ti scorreranno non si asciugheranno mai più.
 

Confronto
Un giorno Dio decise di fare qualcosa di molto sofisticato, e creò l'uomo.
Decise però di non farlo a sua immagine e somiglianza, e quindi, piuttosto che armonia, gli indusse nell'animo forze contrastanti, come pensiero, istinto, coscienza, ragione....
Se lo mise quindi davanti, gli parlò e l'uomo gli rispose, e lui non potè non compiacersi della meravigliosa opera portata a termine. Volle tuttavia aggiungere qualcosa ancora alla perfezione che aveva dinanzi, e allora chiese all'uomo:
“ dimmi, c'è qualcosa che posso ancora fare per te? Per renderti ancora più prezioso, ed unico, nell'Universo? "
" Sì - disse l'uomo - puoi fare una cosa per me: rendimi libero da te, dotami di libero arbitrio, voglio poter decidere da solo sulla mia vita...o almeno - soggiunse ancora l'uomo guardando Dio negli occhi - dammi l'illusione di avermi dato la libertà che ti chiedo. "
Dio riflettè, comprese, approvò, e agì, brevemente. Con un brivido tutto l'universo impercettibilmente cambiò, con la sua decisione.
L'uomo, con un ultimo sguardo a Dio, girò le spalle e discese sulla terra, e mentre discendeva, pensò: “ chissà come avrà deciso… sono alfine libero, o no? ”
...e Dio rimase pensoso a riflettere: “ ho esaudito, sia pure a modo mio il suo desiderio, ma come gli sarà venuta quell'idea? ”



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