
Qualcosa di te
ti vedo, anche se chiusi
alla tua luce
sono i miei occhi;
ti sento, quando la tua voce
appare
nel silenzio del mio pensiero;
ti tocco, con le mie mani ti tocco
avide audaci sensuali
nel desiderio e nel sogno...
ti aspetto, ninfa dei boschi sognati,
tu che ogni notte rinnovi
l’incontro con l’anima mia
assetata di te
Smarrimenti
se t’assale ‘l rimpianto, e ti sorprende
ove credevi d’esser reparato
dalle improvvise e avverse traversìe,
lassa che ne la mente i tuoi pensieri
liberi dal travaglio e da sconforto
vaden lontani, e tornino cangiati;
tornino teco pronti a rintracciar
la via ch’avevi perso per smarrito
core; e sopisci la mal consigliera
melancolia che seco angustie reca,
e pavido reduce il tuo cammino.
Lassa dietro di te quelle angosciose
passioni, che di tanto han fatto guasti
nei sentimenti tuoi, onde allo specchio
ti riconosca, e non distolga il viso.
amore in chat
nel silenzio, di cui mi circondo
io ti scrivo ed attendo
e sogno e realtà
si confondono,
e quando le tue piccole
parole dall’iperspazio
ping mi raggiungono
l’universo esplode
in lucine d’argento e d’oro
che mi brillano attorno
e mi rammentano
te

La tua erba
Ti inganna il silenzio. Tu
non vedi
ma loro ci stanno,
sono vicini. Aspettano
immobili
sono addestrati. Più di te
che sei steso tra l’erba
Ma tu sei in vantaggio,
sei qui
perché tu l’hai voluto, l’animo
tuo te l’ha chiesto. Loro
no, loro sono mandati
loro hanno un altro
che li ha comandati
e tu sei in vantaggio
ma muori;
muori nell’erba
che si macchia di sangue;
è il tuo sangue, e tua
è l’erba che hai macchiato:
…non è la loro erba
Caro Piero,
nella “Fine del Giorno” tu hai osservato che avrei potuto correggere
alcuni versi, così che divenissero endecasillabi, come gli altri. Io –
seguendo il tuo pensiero (ed in principio condividendolo) ho apportato
queste modifiche, ma l’intera poesia è decaduta ed è diventata banale. Mi
sono convinto che sta benissimo così. i sono comunque grato perchè mi hai
fatto fare una faticata.
Ecco adesso un altro piccolo componimento, con endecasillabi “vaganti”,
come feci anche in “primo mattino”. In questi versi gli endecasillabi
dominano incontrastati, ma non sono organizzati assieme ai versi. Non si
tratta di enjambements, ma di frammenti che compongono il verso che
precede, e il successivo, prestandosi a servire doppie esigenze di cadenza
e di ritmo...
Trascorre il giorno
notte….
la notte silenziosa dalla terra
si leva, e niente accade
ch’io già non abbia fin’ancor vissuto
e perduto, e lasciato sfuggire
negli inutili giorni;
ahi notte, notte… ad essa invano
il sonno imploro
e inganno il mio sopir, per non soffrire,
per non pensare, e non rimpianger gli echi
delle disperse mie vane speranze
...notte…
che dai riposo e fai dimenticare…
e che già mi racconti ed avverrà,
un improvviso stare:
quando nel grembo tuo
resterò a riposare….
facciamoli dunque inciampare questi versi, in una metrica che è
presente, si fa sentire, ti fa respirare mentre leggi e mentre ripeti, ma
non domina il tuo pensiero e non condiziona l’ispirazione.....
con stima (...e trepidazione)
fine del giorno
l'opaca luna spande nella stanza
deserta pallidi raggi, che la penombra
più oscura fanno, e mi respingon fuori;
giacciono su una sedia le mie cose
a declamar con voce silenziosa
le loro identità irriconosciute;
io vado ormai, e più non appartengo
a questi luoghi, ed ad altri non anelo,
che di un nuovo soffrir l'ansia mi preme
e mi sovrasta. Stanco, è l'animo mio
e veggo dentro me, che lo sperare
non più m'è dato, e al sonno solo attendo,
e il tutto in niente tramutar desìo
onde pace trovar nel mio silenzio
e nel silenzio che m'avvolge attorno.
ombre
Si propagano
l’ombre della sera,
e stringono d’appresso
la bolla di fioca luce
sul piano, sui fogli,
sulle mie mani antiche
che tracciano segni minuti
contorti, che il tempo
presto cancellerà;
cade lo sguardo
al muro di fronte,
al calendario misterioso:
un gran numero rosso
in un quadrato bianco;
...io, quel quadrato
a mezzanotte stacco
e un giorno ancora,
sgualcito, finito, esausto
cade nel buio…
… e aspetto,
e so che dietro di esso, una notte
a mezzanotte
non ne troverò
un altro
Una storia
di chat
da molto tempo ormai
i miei pensieri più non ti racconto
non ti narro i miei sogni
non ti parlo di storie, e non mi mostro;
tu m’aspettavi, e nello schermo amico
rivelatore noi c’incontravamo
dividendoci il tempo d’un tramonto
per un amore ch’era solo nostro.
Ora, ti ricordo sol di tanto in tanto
quando ti vedo assieme a strana gente
che parla, parla, ma non dice niente
ma che ti fa sentire corteggiata;
ed io fastidio provo, oltre a dispetto;
ma in cuor mi resta un senso di rimpianto
Braci
rosse le braci
nell'inferno in miniatura
che s'apre in caverne fantastiche
illuminate a tratti
da scintille roventi,
ed in quelle
caverne io m'avventuro
e il sonno
greve mi assale
nel tepore torpido
di un giorno che lentamente
muore
io guardo, nelle braci,
e il divisar d'allontanarmi
si fonde con la voglia
di ristar nell'ipnosi
del fuoco
che riposo m'infonde;
e m'arrendo
rimango
mi assopisco;
e il calore sento
sulle palpebre chiuse
che custodiscono i miei pensieri
e i sogni
Afflato…
(dedicata al Vate)
Dopo tanto parlar, si è giunti al nesso:
solo l'Afflato genera poesia,
ma questo Afflato, niun sa cosa sia
anche se dicon tutti: a me è successo.
Or, questo Afflato, par che sia composto
d'una strana inconsueta sensazione,
qualcosa che nell'anima s'impone
e che strada si fa, a qualunque costo:
mentre il motivo in testa ti fa orchestra
tu viaggi dipingendo boschi e prati,
e l'Afflato t’affianca, in ogni istante.
Ma l'aria si fa sempre più pesante,
e tu, continui a ragionar d'Afflati…!
…io frattanto, spalanco la finestra…
finale di partita
un minuto di silenzio
per riaccordare i suoni
in tanto fragore
un minuto di silenzio
per tornare sui propri passi
e riconoscer la via
un minuto di silenzio
per ascoltare il cuore
e rivolgersi alla verità
un minuto di silenzio
per comprendere
e poi morire
Meta-Metafore
Ahi!
Se come, quando, i ciottoli
lisciati dal torrente
voleranno nei boschi
senza narrarci niente
come vorrei che, aprendoli
venisser fuori uccelli
che navigasser mari
disdegnando i ruscelli;
e che nel fuoco osceno
di crateri infuocati
si chiedesser se è vero
che ancor non siamo nati;
così il passato torni
a rompere i fondelli
per farci ricordare
che fummo buoni e belli….
e potremo diffondere
metafore abusate
prese nelle discariche
e al volgo divulgate.
Preda
tu morbida creatura,
fatta di carne calda
di carne dolce sapida
e saporita,
cosa potrai donarmi
ch'io già nei sogni miei
non t'abbia già sentita,
non t'abbia assaporata
e poi bramata,
spogliata morsicata
e fatta mia,
per tutta la mia vita?
Parole e musica
“…mi dia Il Tempo, la Gazzetta, e il Messaggero”
“Il Tempo è già finito, mi dispiace…
se vuole le do Il Resto del Carlino”
“..va bene uguale, ma non ho moneta,
ho soltanto un 50 “ “non importa…
ho, giusto avuto di che rimediare,
grazie, signore, buona passeggiata…”
sussistono ancora dubbi?
Primo mattino
scendo in giardino. In villa
l’acqua della fontana
limpida
fredda nelle mie dita
scintilla al nuovo sole; e mi disseta
il pensier tuo, di sopra,
che tra le grate
invisibile aspetti.
Io risalgo. Tra le foglie
m’abbaglia un raggio e
il guardo mio distoglie dalle lucenti
gialle macchie
dei mandarini…. Io t’amo…..
Il mondo della chat.
C’è un prepotente che adopra la sopraffazione e le minacce per
spaventare e cacciar via i nuovi arrivati...
Acquattato nell’orrido suo sito
freddo, e negli occhi il balenar del ghiaccio,
dalle volgari risse incattivito
nel mondo della chat, havvi un pagliaccio.
Ei suole rivelarsi all’improvviso
piombando sulla preda designata
e l’aggredisce con furente viso
per ottener che fugga, cancellata
Per suscitar terrore, il manigoldo
da pesanti minacce non rifugge
financo di rivolgersi a un togato
ma ormai non fa scalpor l’ordito usato
e inutilmente il suo latrato rugge:
perchè è un pagliaccio da tre palle un soldo.
Lei
c'è chi le dà l'amore
chi le promette
felicità
c'è chi la sente, e soffre
c'è chi le mente
c'è il timido, l'ardente
c'è chi le compra il sole
e la vende per niente;
c'è chi vorrebbe, e tenta
poi si sente un bambino
e si accontenta
di restarle vicino.
Spleen
Se una sera
nebbiosa od autunnale
tu, per caso o diletto,
volessi sul tuo volto
verginale
distendere il belletto
di quel far malinconico e pacato
che mi piaceva tanto.....
dimentica d'aver dimenticato
un attimo soltanto.
Roberto, 23 novembre
un lampo
di luce un lampo,
ma forse no,
eppur
l’ho appena visto
ne sono certo
ero in cucina
ma sì
ero in cucina
stavo….
stavo facendo cosa?
ma poi,
quel rapido disagio
quel male che non era
male…
ero in cucina
mi stendo un attimo
solo un momento
solo un momento
il cuscino
non sento
non sento…
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i compagni del Liceo,
Aldo con Adriana, Carlo, Genni con Tina,
e Peppe,
profondamente commossi
abbracciano con tanto affetto
Emma e Antonella
per l’improvvisa scomparsa
del prof. Roberto Taddei
amico carissimo
gentiluomo di vasta cultura
e di gran cuore
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sublimi pensieri….
io scrivo una poesia di quando in quando,
sol se dentro mi nascono emozioni,
poi con parole e ritmi vò lottando
perché armonioso e chiaro il verso suoni;
tu invece tutti i giorni ne scodelli
quando dentro di te saran prevalsi
gli stimoli fatali, onde tu eccelli
che emozioni non son, ma peristalsi
sentiero
erta e scoscesa
è la salita, e sempre
sempre più pesante
essa diventa;
ed alla sua fine nulla
c’è da vedere,
e nessuno
ti aspetta
battibecco
“tu che mi dai giudizi
clamorosi
poi mi dileggi
e non mi fai parlare,
ed anche se mi leggi
e mi fai raccontare
poi mi dici che soffro di sclerosi….
Che me lo dici a fare….
…me che non spero
altro che un po’ di considerazione…
…ma tu ti lasci andare,
mi dici sclero, e mi fai la lezione….
e poi mi imponi
di andarla a recitare
a mezzogiorno
a chi non vuol sentire proprio niente,
e che piuttosto
vuol levarsi di torno
e farsi i fatti suoi con altra gente….”
“…E, finalmente!!!...
…allora dacci un taglio,
con quest’imbroglio,
con queste tue pretese
che non han niente sotto,
che a niente sono appese….
E poi: …. m’hai rotto..!”
tormento
Guarda. E’ il mio volto
che tieni vicino,
che riempie i tuoi occhi sognanti
e bendati;
…guarda, ed ascolta. E’ la mia
questa voce
che t’accarezza, e
suadente t’implora. Guardami:
su, guardami, e senti
le mani, che mie ti cingono i fianchi,
e che mie, stretta ti tengono,
mai tu volessi da me
svincolarti….Guardami,
e infine dimmi,
ti prego:
chi sono, e che sento, amor mio,
e perché,
perché t’amo
e se è vero che t’amo;
rispondi, perché io non riesco,
impazzisco, e non so,
non capisco
le oscure passioni dell’animo mio.
notturno
percorrerò le strade
dei miei pensieri liberi
e fecondi;
sosterò nei ricordi
e ascolterò le loro
voci smorzate;
nei meandri mi aggirerò
dei desideri
nascosti, proverò nuove vie
senza curarmi
di cosa accadrà
all’anima mia.
Non userò cotone
per le orecchie mie blasfeme,
né bende
per gli occhi miei
avidi e irrispettosi;
non userò ripari
nè schermi protettivi;
alla luce mi esporrò forte,
e il buio sarà
la mia nuova guida,
come l’Auriga
quando sale nel cielo
di Levante;
mi sporcherò
nel fango della realtà
immanente
che ricompone e riduce
l’inutile dimensione
degli ideali e dei sogni;
…poi, forse,
forse,
ritornerò da te
se ancora
ci sei.
strega
Dagli abissi d’Averno vomitata
sul Monte Nuovo vive una megera;
rilucon gli occhi suoi di luce nera,
segno della coscienza scellerata.
Con le menzogne sue tutto distrugge
ché dell’amor degli altri ella si rode,
e se velen può dispensar, ne gode
e le lacrime altrui contenta sugge;
invadente, malefica, superba,
la vita d’altri a piacer suo dispone,
e per nutrir le insaziate brame,
instancabile tèsse le sue trame.
Ma attorno a lei soltanto è corruzione
e dietro ai passi suoi non cresce l’erba.

traversata
solca il traghetto il mare
lentamente;
io, dritto sulla prora
rivolgo il viso verso mezzogiorno
la terra non appare
ma impaziente
punto lo sguardo ancora
precorrendo il momento del ritorno;
s’oscura il mare sotto il maestrale,
la terra nera ormai
sembra vicina;
l’onda esplode nel ciel spuma marina.
Geme la vecchia nave, e s’intraversa
per la spinta del vento d’occidente:
sulle labbra il sapor sento del sale:
il sapor della vita mia dispersa

dorme la donna
mia
nobile il tratto della donna mia
quando s’accinge ad oscurar le stelle,
e vegnono i pensier che pur tra quelle
una s’attardi per la nostalgia…..
ella s’addorme, e attorno la natura
al suo sopir s’acqueta e sta sospesa,
le labbra sue dischiuse nell’attesa
del sognar, che più dolze ella figura…
ed i’vorrìa che drento a lo sognare
suo, trasisse il mio sembiante
che con leggera voce l’appellasse
sicchè ridente il guardo suo voltasse
amor recando all’animo mio amante,
e drento agli occhi suoi far m’annegare.

stagione calda
mattine passate dormendo
popolate di sogni e fantasie,
le melodie
dell’anima, miste a concerti rock;
Voglia di cose nuove
per ridarsi la tinta:
per ridarsi la spinta
nel troppo poco amore a te d’attorno.
Speranze sempre vicine
di sogni ancora lontani,
con il domani
che già s’accosta al viver tuo d’adesso;
la vita, Velia, tutta t’appartiene
tu la senti d’appresso, e forte essa ti cresce
e s’avvicina, e viene.
filastrocca
Tu pensi che il gioco
sia il modo di fare
che più ti ripara
dal rischio d’amare;
ma il gioco ha un difetto:
se vieni sgamata
rimani spiazzata…
e inciampi in un letto.
E dopo giocato
ti viene il pensiero
che tutto sommato
non è tanto vero
che al gioco chi vince
quell’altro distrugge:
perché nell’amore
trionfa chi fugge.
Spesso in chat si incontrano cialtroni e millantatori. ode in memoriam ad uno
di costoro, che venne smascherato e che si è auto cancellato.
Funere mersit acerbo 2
Or che cenere resta dei tuoi motti,
or che il silenzio ai ragli è succeduto,
non v'è ragion ch'io resti prevenuto
o che un moderatore ti rimbrotti;
Per ogni dove in chat, rimpianti e lai
elevan le prefiche e le matrone
scordandosi però ch'eri un bidone
e che a parlar non c'imbroccavi mai:
In tanto strazio eppur cauto s'avanza
il pensier della tua resurrezione,
e nell'assaporar questa speranza
s'apre la strada alla consolazione.
Ma un tal pensiero, scusami il bisticcio
sollievo non mi da, ma raccapriccio.
Oggi, parleremo di haiku (difficilissimi: siate clementi)
- I -
nei tuoi pensieri
le ore vuote del giorno
ti tradiscono
- II -
in tanto male
splendidi i tuoi sorrisi
nel mio ricordo
- III -
laghi profondi
il pensiero smarrisco
negli occhi tuoi
Incontro con Rowan
…no, niente parole, ti ho solo pensata,
ricordi soltanto...ricordi di strade,
di un viaggio infinito, di oscuri sobborghi,
di luci distanti, parole interrotte e represse...
la tua sigaretta, la brace rovente, il tuo corpo vicino,
le mani intrecciate, le unghie scarlatte,
il nostro parlare che ardeva e moriva,
la storia del niente... le frasi inespresse..
Ripenso all’attesa, l’incontro
voluto e cercato, il gioco deciso, il sogno
inventato e sperato….
Ma poi della notte s’è chiuso il sipario,
s’è fatto il deserto, e muta è per me
la tua voce. Soltanto….
…soltanto l’attesa rimane
a scandire il silenzio, e il ricordo di te
mi condanna.
lettera di commiato
light loves, and fatal errors….
con parole indecenti
ella ad altri si dà
col sè, il sà, il quà
sbagliate negli accenti;
dimentica del tempo
del passato fervore
sul nuovo amor si esprime
senza nessun pudore,
e tien gli amanti desti
con prosa appassionata
e d’errori farcita
dicendosi contrita
dopo che si è sganciata
adducendo pretesti.
Tu mio ricordo
a volte si vorrebbe ricordare, e soffrire ancora... ma il tempo cancella i
dolori, anche più intensi...
muta tu sei,
immobile,
tu, un giorno amata immagine
che or di tormenti tèssi
i miei pensieri,
e luminosi
di incanti e luci
e di accenti sommessi
nella mia mente
fai vibrar gli echi
tuoi,
ma inutilmente…….
tu mio ricordo
che raggelato
dentro il mio cuor ti muovi
dove si scuote
un desiderio, un tremito lontano;
e invece incontro
le parole tue vuote,
e un’emozione
ormai consunta
ormai troppo provata
troppe volte sofferta e riascoltata;
tu mio ricordo…..
invano io ti ricerco
e invano
al mio dolor do ascolto…
Ma il ricordo di te
nella nebbia del tempo si disperde
e quel dolore
che tanto devastò l’anima mia
quasi si perde,
senza nostalgia
in rinnovati canti e in altri accenti
inaspettati,
ed in essi io rinasco, e mi rivolgo
invano
al mio dolore antico;
chè le lacrime scorrere non sanno
e scorrer più non vogliono
e sul mio volto
più non bruceranno,
respinte e inascoltate,
per le sembianze tue
ormai disperse, ormai
dimenticate
nightmares
Vi canterò con trombe e campanacci
di costei che saltò di male in peggio,
che ingrata fè dell’amor mio dileggio
e fini la carriera negli stracci.
per ricercarsi una novella via
essa volle provar dubbie emozioni,
incontri nuovi, e danze con cialtroni
in lupanari di periferia;
alle mie spalle patti scellerati
furtiva escogitò, dimenticando
la dolce via che assieme fu vissuta
ora è in rovina, e nella sua caduta
trascina me, che ancor la vò sognando
nei sogni miei più amari e desolati
invito al citofono
ma come è che tu bussi, e io non ti sento?
In fondo sono qui al calcolatore
tutto impegnato, al mio progetto intento
e ad esso assorto, al consumar dell'ore...
(se parlo al ritmo degli antichi accenti
è l'esametro dolce che sorprende
e che si insinua nelle stanche menti
di chi progetta, e al database attende...)
bussa più forte, e non temer sconcerto,
ch'io certo sortirò donde son messo,
che mi riscuoterò, e - l'uscio aperto -
ti condurrò al desinar promesso.
Sonno
sonno
pomeridiano...
nel tepore di casa
i miei pensieri
sono rivolti a te
e si confondono
con le righe del libro,
con la luce del giorno
che lentamente muore
con il grigio del mare
con la voce tua di stamane
che nel ricordo mio
sospira
e si rinnova
Vieni
vieni…
vieni da me,
stammi
vicina
lascia,
lascia che il tuo
profumo
io senta
lascia,
lascia che il corpo tuo
il mio
sfiori
dimmi…..
dimmi parole
fatte di niente
lievi
dimmi,
parole che nell’aria
stanno sospese,
immote
dammi,
dammi adorata
le mani
tue, sottili
e dammi
con le tue labbra dammi
l’amore tuo
per me
Il mondo della chat
vi son coloro che diremmo buoni
che giocano a incontrarsi qui, per via
e sono grati alla tecnologia
che dona loro nuove sensazioni
ma c’è a chi non va bene quest’andazzo
e poiché vuole stare sempre in vista
e sembrare il più macho della lista
pace non trova, se non rompe il cazzo.
Nel timore che il volto suo si sperda
e che il suo nome sia dimenticato,
ei si approfitta d’ogni congiuntura
per imbrattar altrui, sua sola cura….
e nel delirio dell’aver sporcato
finisce a ruzzolar nella sua merda
se sai…..
se sai che non
verrai mai da me,
se sai che non
mi terrai mai per mano,
se sai che non
mi vedrai mai
e che mai incontro
mi correrai
con i capelli sciolti…
se sai che mai
mi bacerai
se sai che mai
t’illanguidirai
sotto le mie carezze…
se sai che mai
il fiore mi darai
tuo nascosto e segreto
se sai che mai
gemerai di piacere
nel mio piacere
allora forse
più facile
ti sarà
dirmi che mi vuoi bene
WebCam
(rappresenta un momento di intimità reso possibile dalla tecnologia)
In questa parte del nostro universo
vi son creature superdotate
che, pel timore che si ha del diverso
gli esseri umani chiamano fate;
son dolci e splendide, e se le incontrate,
trova la vita l’antico sapore
forse perduto, di cose passate,
e di un autentico insolito amore;
una di queste, ogni giorno io la guardo:
essa compare in un cerchio fatato,
mi da il suo corpo, il suo volto, il suo sguardo,
e il mio respiro s’unisce al suo fiato
minuti spessi, silenzi incantati
ore trascorse a scambiarsi un pensiero
occhi che cercano, sguardi sfiorati,
sogni…che forse ho sognato davvero…