Poesie di Donatella Leveghi
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Volo senz'ali nel verde acido del lieve alitare. Plano tremando su note incostanti, sradicati amanti traditi, nel gemito incredulo, del plastico onirico. Forme adagiate, silenzio e colore. Perché tanti volti nel volo perpetuo? Non ho sembianze d'amaro divenire, apro il petto spaccato. M'inebrio di rosaviola, profumo d'inciso, innesto per l'ibrida vite, melma che evapora fiele. Ancora il melo s'apre al tormento, gioca di bianco, di frutti recisi.
| Giorni che sfilano come animali immobili nella pigrizia del silenzio. Anima appesa al filo del rumore distante e voluttuoso. Un pugno nel cuore declama l'urlo represso. Piangerò per me che non ascolto il vento, piangerò per voi che assenti siete a raccogliere la desolazione del momento. Ché nel dolore è l'arte del burattinaio che incide il volto dell'uomo bifronte. Ché nella poesia incontro menestrelli, che sfiorano con dita magiche la verità nascosta nel ventre di mandolini gonfi di malinconia, pieni d'acqua che scorre nelle piazze della teatralità. Accorre la gente stremata, applaude l'incognita del non consapevole ardire. E tentiamo l'ultima vita, fra stelle declamate, fra soli spenti, fra fiori mai esistiti. Odoriamo di rose sfatte, raccolte nell'ultimo giardino della fantasia.
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Liquido che brucia la gola, arpa scordata in mani improprie; io pargolo passivo sgravato dalle viscere, urlo al vezzo mio d'intenti. Nero il mio volto, d'inferno, inciso da vie di martirio, grandi laghi di occhi lavano la patina d' anni distratti, persi in parabola di sidro vinificato, trasfuso in lambicchi: essenza di pure concezioni. |