Racconti di Stefano Lenzi


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Cane, nero…
Cane, nero. Seduto sul grembo della donna.
In macchina sul sedile posteriore.
Un auto di grossa cilindrata. Con grandi spazi interni. La famiglia viaggia comoda.
Guida il figlio. Già grande. Occhiali scuri e atteggiamento spavaldo.
Il padre davanti. Controlla. Ma la testa è altrove.
Sta cercando un posto sicuro per il suo investimento. Una casa nuova, in una città nuova.
Ha da poco incassato i soldi per la vendita di un appartamento al mare.
Era bello ma troppo lontano. Quando ha consegnato le chiavi ai nuovi proprietari ha pure versato qualche lacrima. Tanti anni trascorsi lì, tanti ricordi. Era conosciuto da tutti.
Ma il figlio non più bambino ormai aveva altri gusti. Bisognava cambiare. E così è stato. Ha pure fatto un affare.
Adesso vive nella frenesia di spendere quel denaro.
Così è entrato nella schiera dei tipi "già pronti". Quelli che gli agenti immobiliari conoscono bene. Prede appetibili. Un facile guadagno.
Ha in mano i giornaletti di annunci immobiliari.
Non vede altro che cemento, terrazzi, finestre.
Gli stop no. Occorre stare attenti. In città si rischia.
Mostra di saperci fare. Il denaro lo fa sentire sicuro.
E' per questo che si fa riconoscere. L'aria è da grande esperto, ma la postura no.
I pantaloni corti lo tradiscono. Troppo semplici. Trasandati.
E poi i capelli sono fuori posto. Si è mai visto un possidente con i capelli fuori posto?
Gli occhi incavati per la stanchezza. Le scarpe senza calzini.
Buffo sembrare ricchi, far finta di esserlo. Buffo. E lo sa anche il figlio, ventenne, alla guida. Lui è venuto in città per vedere i modelli delle auto sfrecciare sull'asfalto. E quando gli domandi del padre indica con scherno quella figura che si muove poco lontano, convinta di se, con i giornaletti sotto braccio.
Che nessuno ascolta.
Solo una zia è comprensiva. Una zia che la famiglia trascina con sé per completare l'organico. Vive sola nella grande città. Conosce le zone. E' utile. Si dà da fare, consiglia, garantisce. Parla. Dirige. Sfrutta quei pochi momenti di compagnia per esprimersi.
La madre non risponde. E' impegnata con il cane.
Tutti insieme per una gita fuori porta. Con l'intento di comprare casa.
Ma c'è da spostare l'auto in seconda fila. Non ci si può fermare a lungo. Si è formato un ingorgo.
Non c'è respiro. Tutto di fretta. Osservare. Parlare. Decidere. E poi il cane, sempre chiuso tra le mura domestiche, abbaia a tutti. Si avvicina, mostra la lingua. Da fastidio. "Su…via in macchina… si riparte…".
Un ultimo sguardo ai palazzi del centro e poi ognuno ai propri posti.
Con il giovane figlio ai comandi.
Sarebbe l'ora di cambiarla quella vettura. Ormai ha fatto il suo tempo.
Ma questo è un pensiero che non c'entra.
"Si passa dal mare….". Tutti d'accordo.
Il mare.
Che bello il mare in una giornata ventosa! Le onde si ingrossano. Potenti. Una forza che incanta.
La vettura si ferma. Si osserva dai finestrini il fragore. Gli schizzi arrivano.
Sono come schiaffi netti e precisi. Svegliano dal torpore di un viaggio.
Si scende. Per vedere meglio. Qualcosa ha scosso la famiglia. Non si capisce cos'è.
Un'improvvisa voglia di ampi orizzonti. Poi magari c'è il tempo di un gelato.
Ma adesso si desidera un grosso respiro. Sentire sulla pelle il movimento dell'aria.
Ringo grugna, vuole correre. Libero. Marina lo tiene a fatica. Non si può avvicinare troppo alla spalletta. L'acqua arriva con scrosci violenti.
La famiglia si apre a ventaglio.
Marco con i suoi occhialoni scuri è rimasto in auto ad ascoltare musica. Ad alto volume.
Renato si è dimenticato dei soldi e delle case. Sua zia ritorna ad essere sola.
Solo poco. Ancora un po'. Per favore non disturbate.
Il tempo si è fermato. Marina dietro al suo cane ha la mente sgombra.
L'incubo di quel tradimento è svanito.
Non avrebbe dovuto sapere, ma sa. Sa di non poter far niente.
Sa che il suo matrimonio è in bilico. Ma non vuole pensarci. Adesso no. Vorrebbe tuffarsi tra quelle onde, sfogare la propria rabbia contro quella barriera di mare che avanza. Per andare incontro ad un destino. Finire. Ineluttabilmente. Finire. Nel niente più niente.
Perché? Si chiede, perché? Non ci sono risposte. Tutto rimane fermo.
Si è spezzati in due dal dolore.
Con un cane che fa impazzire.
Anche Renato ha i suoi pensieri. Il suo sguardo da bambino che piace tanto alle donne si rivolge verso l'azzurro del cielo.
Ha capito. Ma non può fare niente. Per adesso no.
Poi urla. Un comando : "via..si torna a casa". Non sa più attendere, vivere il silenzio.
Vorrebbe tutto come prima. Sentirsi vicino la famiglia.
Il figlio, anche se impazzito dalla musica. La moglie, anche se lontana. E sua zia, sempre disponibile.
Non può rinunciare. Si sente uomo di principi. Di saldi principi. Sa che la sofferenza della moglie passerà. Che torneranno a programmare le vacanze. E farà di tutto. Ma ora come fa?
Il figlio è già grande, e poi è fidanzato. Con una ragazza un po' bruttina, ma non vede altro che lei. Si, bisogna riconoscerlo, si meriterebbe ben altro, perché è bello. Veramente un bel ragazzone. Cresciuto a dismisura.
Ma si deve lasciar perdere. Non sta bene. Agli occhi degli altri non sta bene mettere il naso nelle relazioni dei figli. Solo che alle volte non può farne a meno e sbircia i messaggini nel cellulare del giovane. Sarà solo un amore passeggero? E chi lo sa.
Intanto si prende tutta l'arroganza e le provocazioni dei due fidanzati.
Quando sono insieme sono insopportabili. Se ne stanno chiusi in camera da letto per ore. Non è educato fare i propri comodi in casa altrui. Insomma, un po' di rispetto per i genitori! Ma il padre ora è più debole. Non sa dire niente.
Neanche quando lo prendono in giro.
Lui e le sue fissazioni. Le sue manie.
Il paese dove la famiglia abita non è distante. Renato ha un negozio. Si occupa di acconciature per signora. Di tagli. Sono tutte da lui il sabato pomeriggio. A farsi consigliare il trucco. Massaggiare.
Lui ascolta. E' bravo ad ascoltare. Ognuna con una storia. Poi le storie sono sempre quelle. Tutte uguali.
Tanti sospiri. Tante aspirazioni. Che restano solo speranze, perse in vite trascorse.
Molte non più giovani hanno lo sguardo più buono. Vivono nella paura. Che da un giorno all'altro qualcosa possa cambiare. Ma nel frattempo sono lì a farsi belle. Quello è un momento importante. Non si può rinunciare alla firma di Renato.
C'è in programma una sera a casa di amici. Dove si sperimentano le nuove ricette dei giornali di cucina. Accompagnate da vini scelti dai mariti. E i migliori dolci artigianali della zona.
Poche parole mentre tocca i capelli. Con il sottofondo di una musica calma che lo aiuta. Lo ispira.
Sposta, tocca, da colore. Unisce. Un ciuffo dopo l'altro. In un insieme.
Ecco il nuovo taglio. Il suo taglio. Il suo marchio. Una ciocca dopo l'altra per una creazione d'autore.
E' così che ha incontrato lei.
Un giorno, guardava quella testa bionda davanti a se. Giovane.
La sentiva.
Guardava il viso riflesso nello specchio. E la sentiva, vicina.
Gli occhi. Uno sguardo per capire.
Dove può portare uno sguardo? A far dimenticare tutto. A concedersi uno spazio mai pensato. Fuori da qualsiasi vincolo. Di lavoro. Di abitudini.
Come si fa a non pensare?
Mentre sfiorava i capelli sentiva il sangue fluire veloce, salire, salire fino alla sommità delle mani. Tutta l'energia concentrarsi nelle dita, che si muovevano.
E trasmettevano calore.
Lei capì e sorrise.

Quando si vivono storie come queste si rimane svuotati dei propri sentimenti. Con dentro un senso di amarezza. Perché non è la luce della propria vita ad avere il sopravvento, ma il lugubre paesaggio del conformismo. Di vite spente. Lasciate alla deriva.
Splende il sole o è offuscato? Diamo tono o tutto rimane uguale?
Di cosa ci occupiamo? Che cosa si forma in noi? Cosa ha valore?
Prima o poi anche per Renato doveva accendersi la luce della conoscenza.
Iniziò a chiedersi cosa voleva per la sua vita. A farsi quelle domande.
Un lavoro, il proprio lavoro. L'amato lavoro. Svolto con passione.
E sua moglie, Marina. Ormai di lei conosceva solo la presenza. Una vaga presenza. L'aveva perduta.
Accanto a se nel letto non la toccava più. Le dava quasi fastidio.
La sua mente impazziva. Stava male. Troppo male.
Ecco, finalmente aveva realizzato: stava male. E voleva uscire da quel malessere.
A cosa si era ridotto, lui, così attento, scrupoloso?
A vagheggiare nel vuoto. Senza una direzione, a farsi prendere in giro da due giovani poco più che adolescenti.
A non poter più autorizzarsi un comando.
"No… quando si mangia, voglio tutti al tavolino..". Come diceva il nonno. "Tutti al proprio posto". Ordinati.
Ma c'era ancora. Sentiva dentro la voglia di reagire. Non poteva permettersi di restare impassibile e vedersi portar via la moglie. Il figlio. Di parlare solo con la zia. Aveva perso energia. I suoi tagli erano diventati più scontati. Prevedibili.
Lo squarcio che avvertì fu così violento che decise di mettersi di nuovo in gioco.
A quarantadue anni. Di nuovo in gioco. Così aveva deciso.
Ogni giorno era sempre più difficile ma ci doveva riuscire.

Il pomeriggio trascorso in città lo ha stancato. Adesso è a casa.
Non parla di niente. E con nessuno. La zia non c'è e Marco è uscito come ogni sera.
Non vuole lasciar perdere. Ogni momento diventa importante per capire. Per trovare uno spiraglio.
Si siede sul divano. Marina è in cucina. Riordina i piatti dopo la cena. Il pigiama corto scopre le forme. E' ancora giovane. Piacente. E se succedesse anche a lei? Uno strazio.
Ma è ciò che può succedere.
E' questa la sfida. La sfida che ha deciso di affrontare.
Vuole diventare un uomo libero. Libero di vivere i propri sentimenti. Il proprio Sentire. Ancora uno sguardo alla moglie.
Sono trascorsi ormai due mesi da quando quella sera parlò. Di quella storia.
Forse era meglio non farlo. Ma il tuono della coscienza rombò troppo forte per lui.
Lui, uomo in fondo leale. Voleva dare un calcio alla stupida routine. Ma non aveva fatto i conti con se stesso. Il prezzo che ha dovuto pagare per quelle note d'amore è stato alto.
Apre un libro. Lo richiude."Forse è il momento". Si dice.
Marina ha finito. Torna. Si siede sul divano anche lei. In silenzio.
Insopportabile il silenzio quando dentro risuona un boato.
Lui si accosta. Lei non si ritrae. Un gesto. Il cuore si è sciolto. Finalmente!
Passano la notte a leggere insieme gli annunci immobiliari. Così trovare casa è più bello.
Anche Marco è tornato, ma non si è accorto di nulla.

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