Poesie di Brunella Grasso


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Sei diventato uomo
- mamma non lo faccio più!?-
imploravi quando in castigo ti mettevo
col visetto rivolto verso il muro
in un angolo di casa.
E io m'intenerivo e
t'abbracciavo stretto stretto.
Sei stato un bimbo spericolato,
impavido, avventato
ma affettuoso e dolce sempre.
L'adolescenza ti ha donato
quel giusto commistìo
di arroganza e ribellione e ora,
che sei alto e mi sovrasti e
pieno di forza sei,
uomo,
come novello Achille
di coraggio e giovinezza armato.
io ti amo come allora,
quando in castigo ti mettevo
e ti chiedo scusa se non ho capito
il tuo ardore nello sciogliere
catene familiari affettuose, sì,
ma delle quali tu bisogno più non hai.   

Cambiar pelle
Lasciata per terra la vecchia veste
dopo tanti contorcimenti
la serpe si cambia d'abito per sette volte
durante la sua vita
conservando denti aguzzi
sangue gelido e spire,
o lingua biforcuta se vipera
lo è.
Quante volte ho cambiato pelle
in vita mia?
La prima per disperarmi
la seconda per difendermi
la terza per combattere
la quarta per odiare
la quinta per soffrire
la sesta per dimenticare
la settima per perdonare.
Mai ho iniettato nelle carni altrui
stille di veleno
ma un dubbio mi tormenta:
non ho più abiti, sette ne ho consumati,
girerò nuda per il mondo
vestita solo della mia anima.   

Danzando un valzer lento
Siamo uomini senza ombre
cavalieri senza destrieri
fanciulli senza sogni
pavoni senza piume.
Danziamo questo valzer
come fosse di Satie.
Siamo madri senza sorrisi
cani senza collare
ballerini senza piedi
sognatori ciechi.
Danziamo,
siamo viaggiatori senza meta,
corridori senza gambe
pittori senza sguardi
cantori senza voce.
Danziamo, come fosse di Satie,
il valzer lento della vita,
uditori senza orecchie
vecchi senza speranza,
soldati senza fucili
animali senza pascolo.
Danziamo questo valzer di Satie
da un pianoforte senza coda
da un musicista senza mani
da un pentagramma senza note.
Danziamo
la sarabanda della vita
in un valzer lento
come fosse di Satie.

Uccidere sogni
Mi avrebbe fatto meno male
un colpo sparato in pieno petto
di certe tue parole
che scordate hai.
Io sempre invece le ricordo
e ti assicuro che
non servono pistole
per ammazzare sogni.

Amo la pioggia
Amo la pioggia quieta
che sento tintinnare sul balcone
quando, sotto le coperte,
mi sveglio e pigramente,
apro un occhio solo.
Assaporo il tepore
e mi raggomitolo,
nel fluttuare del tempo
che non ha spazio,
succhiando il calore
di chi mi sta accanto,
come tenera piccola gatta
riscaldata da colui
che m?ama.
Adoro la pioggia impetuosa
e tuoni e lampi accecanti,
splendido pretesto
per cercare un nido
tra le sue amorose braccia.

3 dicembre 1984
Isogenato di metile, acido cianitrico,
ammina monometlica e altri gas mortali
uscirono quella sera dalla Union Carbide.
Ma la sirena tacque e il gas,
speditamente,
avanzò casa per casa.

Sui portoni delle soglie, a Bhopal,
non c'era il segno rosso
e l'angelo della morte
entrò tranquillamente.
Arraffò uomini, donne, bambini.

La sirena della fabbrica non suonò
e nessuno disse ai medici
cosa curare
mentre si compiva
la carneficina.

Un morto indù vale,
soldo più, soldo meno,
500 dollari USA.
Neppure nella morte sono eguali
gli uomini.

Per quelli di Ground Zero
abbiamo commemorazione e pianti,
per quelli di Bophal
nemmeno un rimpianto.

Languidamente
Mi stendo mollemente al sole,
pigra,
in questa giornata calda.
Amo questo calore
e il frinire delle cicale
mentre languidamente
giaccio
assaporo ricordi e voci
mani e bocche
che mi mancano
ma che ancora avrò
e sarò preda
di passione infinita.


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