Poesie di Tranquillo Giustina
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| Tranquillo Giustina, nato a
Monfalcone (GO) il 4 giugno 1929 da una famiglia di emigranti trentini, dopo
il conseguimento del diploma magistrale, insegna in varie scuole delle
province di Gorizia, Vicenza, Udine, Padova, Nuoro e Belluno fino agli anni
'60 quando prende servizio nella terra dei suoi avi. Le sue prime prove in
campo letterario riguardano la poesia sotto lo pseudonimo di Enrico Dirovi.
Compaiono a Siena con l'editrice Maia alcune pregevoli raccolte di poesie
senza che in regione nessuno ne sapesse nulla. Passò poi dalle poesie alla
critica letteraria collaborando con autorevoli riviste nazionali, sempre
firmandosi con lo pseudonimo. Nel trionfo dell'immaginazione, nella gioia
legata alla fantasia, nella bellezza dei sogni e nel risveglio dell'anima
fanciullesca ch'è riposta in ognuno di noi, Giustina ritrova la sua migliore
ispirazione. Ma a queste trova contrapposta la realtà, la fatica di tale
raggiungimento, la difficolta' di raccordo delle proprie sensazioni con
quelle di altri. E' una solitudine, è una pazienza infinita. Negli anni
Settanta affianca ai saggi letteri anche ricerche e studi di storia locale
legate alla potente famiglia Lodron per conoscere meglio le sue radici. Che
dà alle stampe dagli anni Novanta meritando riconoscimenti pubblici da parte
del Comune di Caderzone e anche il prestigioso Premio SAT della montagna
nella categoria storico-scientifica, istituito per premiare quegli autori
che si fossero particolarmente distinti nel campo alpinistico,
storico-scientifico e sociale. Giustina ebbe il merito di recuperare l'opera
completa di Nepomuceno Bolognini, nonché dell'alpinista esploratore Douglas
William Freshfield. -Estratto da:"IL TRENTINO" 03/07/2006 - Giuseppe Ciaghi- |
Leggi altre poesie di Tranquillo sotto lo pseudonimo di Enrico Dirovi
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E venne, a te, qualcuno d'improvviso con anfore di tenebra, per arsi sentieri di locuste e d'api, a spegnere la bella prima sete al tuo giardino di salici recinto. Non disse chi era. Non ti chiese il nome. Destò usignoli il tuo cancello aprendo. Tenendoti per mano. e ora corri con il suo meriggio di affreschi colorati alla navata. La tua letizia d'orli (e d'altre astuzie) con la letizia sua di sole copri. Ti basta poco marmo dietro modi provati a non mostrarti quale sai. D'amore, ai rilucenti sguardi essere. Non dai ascolto, all'assente affanno, al lamento d'una donna che compiange la tua esultanza. Non ti volgi chiara all'infranta statua d'Eros giovinetto. Non credi ancora i dolci insegnamenti, e i mesti riti d'oro, che ha la morte. Elegia Copre , ormai, la tua tomba un sonno arreso di margherite. All'orizzonte una tenue luna invaghisce assonnati luoghi dai sentieri d'oro. Nell'ora buia più non teme il cuore il fondo Accento dei rintocchi a dire il tuo riposo, candido di lino. Impazienti danzatrici, sulla strada, con piedi scalzi d'invidiata storia disegnano d'estrosi lampi e cerchi di rugiada illuse. A vortici d'oblio.
A me provveda il vento |