Poesie di Rosa Giusti De Ruggiero


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Cambio casa e me stessa      7 aprile 2019 ore 18:20
E me ne vò di nuovo, stavolta senza te!
Da un mese ci ho provato e non é andata liscia
così che ho cambiato in pochi dì due case:
una, immensa, grandiosa, l'altra, un buco radioso.
Il casermone é freddo e non si può far niente,
la stanzetta compatta é calda e accogliente.
I cento metri senza un poco di armonia,
i quaranta son pochi, ma pieni di allegria.
Dove mi sento bene a mio agio e tranquilla
lì voglio rimanere e la pace godere.
Anche da te la casa é immensa e assai spaziosa,
ma se non ci sta bene, che se ne fa la Rosa?
Solo lavoro ingrato, non pagato e sfruttato.
Certo il tuo desiderio era ch'io rimanessi
per sempre accanto a te, come schiava e badante.
Ma ti chiedo una tregua di cinque giorni soli
per ogni settimana, tanto sia la domenica
che il sabato li dono a te e al tuo castello
che mi hanno tolto tanto: salute, forze e anche
tutte le mie speranze.
Non ne vale la pena e per fortuna mia
vivo ora in un'epoca in cui noi donne
un passo in avanti abbiam fatto
guadagnandolo a calci sia in faccia che nel culo.
Siam state pugnalate con ferite inguaribili
fino al sangue che é scorso a litri, a iosa piene di
sofferenze ricevute a caterva
dai maschilisti odiosi, assassini impietosi.
Spero con tutto il cuore che le mie nipotine e le loro
potranno fare passi giganti per raggiunger
davvero quel che chiamano adesso, la parità di sesso.
E che ogni donna possa trovare il suo rifugio,
non come l'angioletto del focolar-prigione,
ma liberata, equa remunerata e mai più soggiogata.
Che siamo fatte asini, buoi addomesticati?
Calpestati, schiacciati e infine assassinati?
Perciò trovo la via per scapparmene via
dal gran carcere odioso, da una vita tortuosa.
Salvo me stessa e dedico la sana dipartita
a mia mamma e a mia nonna che se la sono perduta.

Ebbene, devo dirlo!                 14.02.2019 ore 23:50
Ebbene, devo dirlo!
Io non ci credo affatto
che se mando a un concorso
alcuni dei miei scritti
essi vengano letti.
L'importante per questi
che organizzano gare
é che noi ci iscriviamo.
Siamo noi concorrenti
che infine sosteniamo
le quote da pagare
per premi da assegnare
a chi ha dei santi in cielo,
già prima della corsa,
già dall'anno passato.
É triste e deprimente.
Sento qui, in mezzo al petto,
una pietra pesante
rigirarsi e voltarsi.
Devo finire adesso
per non correre in bagno
a svuotare lo stomaco.
Voglio dimenticare!

P.S. Oggi ho fatto il digiuno...

Adoro i fiori                     15.02.2019 ore 00:22
Adoro i fiori, ma non li amo.
Mi danno tristezza e delusione.
Oggi bellissimi, domani appassiti.
Somigliano a noi esseri umani.
Spariscono subito e se non li curi
abbassano il capo dopo un paio di minuti.
Ieri, pel giorno di San Valentino,
ho ricevuto ventun tulipani.
Splendidi, freschi, di tutti i colori.
Cerco espedienti per tenerli in vita.
Ma appena inizia la decadenza
li metto lontani da occhi e presenza.
Quelli di seta sono più belli.
Li adoro e li amo perché sembrano veri.
Sono per me degli scacciapensieri.

Pesciolino d'argento          5.2.2019 ore 3:50
Mi sono affezionata a un pesciolino d''argento
che vive grosso e vegeto nel bell'appartamento
di mio figlio minore che sta a Singapore.
Mi squizza sotto gli occhi non appena entro in casa.
Si nasconde, poi esce, mi rivede e sparisce.
Non lo vuole capire che io non potrei mai
schiacciarlo o eliminarlo.
Ora gli voglio bene...
Mi chiedo solo cosa potrei dargli di più?
Vorrei fargli un regalo per non vederlo più
darsela a gambe se mi avvicino un po' a lui.
É davvero carino, vivace e birichino.
Ditemi voi, si puo' mai toglier la vita
a un esserino docile che ti fa compagnia
e ti dona allegria mentre là fuori nevica?

Figli ingrati                22.01.2019 ore 18:30
Lei ha due figli a cui non manca niente,
mentre lei vive quasi da pezzente.
Uno, e lo si può dire, é milionario,
l'altro non é sposato e non ha prole.
Lei ha dato tutto a loro, non ha niente.
Loro mangiano le prelibatezze
in ristoranti rinomati e cari.
Si fanno le vacanze da pascià.
Ai Caraibi, a New York, o alle Antille,
in Cina e in Giappone o in Australia.
"La mamma da fastidio, ha sett'anni,
é l'ora che si tolga dai coglioni.
Che vuole da noi figli? Meglio se
non si fa più vedere né sentire."
Eppure quella mamma come tante,
ha fatto tutto solo per i figli,
li ha viziati, protetti, mai menati,
e quasi mai neanche rimproverati.
Li ha serviti alla stregua di negretta
coi suoi padroni ingrati e pretenziosi.
Erano in tre, i maschi dentro casa
e lei gli cucinava separato.
L'uno voleva gnocchi, l'altro il brodo,
quell'altro trote, e lei gli obbediva.
Non diceva mai no, non ci riusciva,.
Mai un grazie o un gesto un po' gentile.
Come il padre dicevan canzonandola:
"Tu appartieni ai fornelli, vai in cucina
e prepara soltanto da mangiare!
Fai i piatti, metti in ordine e riprendi
con lena ancora a cucinar per noi!"
Infatti lei mangiava solo frutta,
solo banane, arance e alcuni datteri.
Le bastava per non contribuire
anche col cibo a avvelenarsi l'anima.
Che altro dire? Voi avete capito
che le mamme che adorano i figlioli,
che danno loro tutto il loro sangue,
presto se la vedranno con la vita
che non le lascia altro che morire
nella tristezza amara senza amore.
I figli ti rispettano e ti aiutano
finché lo tieni tu il coltello in mano.
Il contrario significa la fine
per un umano con il cuore in mano.

Ad Agrigento                21.01.2019 ore 9:40
Ad Agrigento vengono offerte case-tugurio
a un euro solo, a patto che chi se le compra,
le metta in sesto e le faccia uscire come un bijou.
A flotte a flotte si son presentate da tutto il mondo
genti col soldo che porteranno vera rinascita,
sangue nel corpo, lì dove prima tutti fuggivano,
da quel paese, in cerca altrove di un po' di fortuna.
Ora lì migrano turisti pronti a sborsare i loro quattrini
per far felici gli autoctoni poveri, che a braccia aperte
son pronti ad accogliere quelli che presto li arricchiranno.
Così non accettano i profughi 'inutili', quelli che meglio sia
muoiano in mare. Senza sapere che proprio quei profughi
saranno un giorno a pagare pensioni ai loro figli e ai loro nipoti
che altrimenti morirebbero giovani,
senza futuro, senza risorse. Fossero stalle, tuguri e simili,
li ristrutturi il vostro governo! E li conceda ai poverelli,
quelli che muoiono perché umanità e civiltà
stanno sparendo da questa terra per fare spazio
a diavolerie che accorceranno la vita di tutti.

Download maledetti.                  17.01.2019 ore una
Ma perchè fa quel che vuole sto' cornuto de computer?
Ogni volta mi costringe a cambiare posizioni
per distruggermene altre.
Prima io potevo leggere nel world pad i precedenti,
ben in ordine elencati, i miei scritti, nomi e titoli.
Ma un bel giorno mi hanno indotta, a malavoglia a scaricare,
e ripeto, solamente per la lor forza maggiore,
che ne so che cosa? E ora, non si legge niente più!
Questo pure chiamo stress,
procurato in tale caso, da pura necessità,
perché é utile per me, trovar titoli ordinati.
Ora tutti son spariti e mi tocca ritrovarli
quando mi servono all'uopo.
Quanto odio stì download!
Ve li spaccherei in capoccia!

--Sei davvero diversa    14.01.2019   00: 20
Sei davvero diversa dalle donne
conosciute finora in vita mia.
Contraddittoria é vero, ma pur sempre
piena di idee fondate ed assai chiare.
Vuoi libertà e rispetto e lo capisco.
Ma che tu non aneli a tornar giovane,
ai tuoi vent'anni, io non lo capisco.
O forse solo a dieci di anni in meno,
adesso che ne hai già ben settanta..
Anche questo é un po' strano.
Tu mi replichi: "Li ho tutti dietro
alle mie spalle ormai
e i ricordi son belli solo quelli
degli ultimi 20 anni. Gli altri, no.
Quand'ero una bambina, una ragazza,
volevo tornà indietro volentieri
assaporare anni migliori, di tranquillità.
Non erano felici gli anni miei,
passati pien di stress, di rabbia, noia,
a fare ciò che non mi andava a genio.
Doveo solo ubbidire e sottostare
agli ordini sanciti su dall'alto.
Ma or tutto é diverso, per fortuna.
Un quarto di mia vita é stato roseo,
sereno, spensierato, appagante.
É adesso che io devo un'altra volta
cambiare per tornar calma e tranquilla!
Forse non spensierata come allora,
ma libera, giostrando sia i miei passi,
sia tutti i movimenti che io voglio,
scrollandomi di dosso un giogo duro,
mesto, che mi farà certo ammalare.
Io resto positiva come sempre
per un motivo valido e fondato:
Ne conosco di donne che i settanta
purtroppo non li han neppur sfiorati.
Mia nonna a metà vita ci rimise,
come una mia cugina, una mia amica
e zia Titina e altre che le ossa
troppo presto vi hanno messo al fresco.
Fammi godere ancora un po' di musica,
ballare, saltellare e cacciar fuori
la mia energia mai spentasi, ma viva
come quella di una ragazzina.
E cerca di capirmi, ho il cuore a pezzi,
come ogni mamma per i figli suoi!"
-- Forse ha ragione lei, devo capire.
Ma sono un uomo, tento, provo e mi sforzo.
Non scevro da difficoltà. --

Intuito femminile                         24.07.2016
Di bufale siam pieni, di balle ancor di più.
A chi dobbiamo credere se non al nostro intuito?
Noi donne, che ne abbiamo, da vendere e donare,
noi non siamo al governo e, se qualcuna c'è,
vien tanto minacciata da dover sottostare
al volere dei maci (forma italianizzata di -machos-),
dominatori nati,
e deve rinunciare al suo stesso volere.
Di questo ne son certa, osservando pignola
le reazioni di donne arrivate al potere.
Ad un apice che, come affermano gli uomini,
non compete a una donna, ma solo a loro e basta.
Così siamo bloccate, come in ogni altro campo,
dal più forte di braccia, da violenza e ignoranza.
Perché, dici e ridici ciò che vuoi e ti piace,
uomo tu, maschio e fallo? Solo questo sai fare:
nefandezze, le guerre, dittatura e il dolore.
Se davvero noi donne, un bel dì nel futuro,
spero assai assai vicino, ti potremo zittire,
l'umanità completa troverà la sua pace.
Quest'ultima farebbe parte del quotidiano
pel quale ringraziamo, modeste,
la natura e la nostra bontà di donne forti e umane.
Noi niente a che vedere abbiamo col marziano
che risiede negli uomini, che senza i suoi conflitti
esistere non sa.
Per le eccezioni no, non posso aggiunger altro.
Lo so, ci sono donne che nascono soldati.
Noi altre per natura siamo soltanto mamme
con quei padri amorevoli con l'indole dolcissima
che però sono anch'essi soltanto l'eccezione.

Solo all'idea.        19.12.2018 ore 01:20
Solo all'idea.
Mi sento meravigliosamente!
Me ne vado da qui!
Esco di prigione!
Lascio questa casa in capo al mondo.
I tedeschi hanno un'espressione molto più bella per dire -in capo al mondo.
L'esprimono in gergo con: Am Arsch der Welt = Nel culo del mondo.
Ed é proprio lì che mi trovo.
Da 3 anni e 7 mesi.
La mia libertà é stata schiacciata.
Violentata. Vituperata. Torturata. Sbriciolata.
Ma io la sto rimettendo in piedi. La sto ricucendo.
Con tanta santa pazienza. La sto recuperando.
Quasi come un puzzle. I pezzi sono qua.
In me. Dentro me. In ogni cellula del mio corpo. Del mio cervello.
Del mio cuore. Del mio fegato. Dei miei reni.
Delle mie frattaglie (trovo bella questa parola, devo usarla).
Ogni giorno che passa, sto meglio.
Ho la promessa di un appartamento. Lì, nella mia città.
Sogno il trasloco. Sogno a occhi aperti 24 ore su 24.
Tutto quello che farò quando abiterò di nuovo lì.
Ogni passo che farò.
Come mi riprenderò fisicamente. Moralmente. Spiritualmente.
Come arredare tutto a mio proprio piacimento.
Secondo il miei gusti.
Senza vivere più in un cantiere. Pieno di polvere e umidità.
Appendere finalmente i miei bei quadri al muro.
Potrò andare a letto quando voglio.
Durante la notte? Durante la notte.
Durante il giorno? Durante il giorno.
Uscire di casa quando voglio.
Andare dai miei due amatissimi figli.
Abbracciarli a più non posso.
Incontrare le mie nipotine. I miei due gioielli.
Fargli i regali che desiderano.
Fare la spesa quando mi va.
Comprare solo ciò che mi pare.
Leggere quando ne ho voglia.
Cantare. Saltare. Ballare.
Aiutare il prossimo.
Lavorare le ore che desidero.
Pregare.
Mi son sentita ogni giorno troppo agitata nel vivere qua.
Sto meglio.
Fra 10 giorni mi danno le chiavi.
Conto i secondi che passano. Gli attimi. Le ore.
Le mattine. I mezzogiorno. I pomeriggi. Le sere. Le notti.
Tutto chiaro?
E tutto, per la libertà.
Solo all'idea.
Risuscito!

Mentre fai guanti e sciarpetta       25.08.18 ore 21:00
Mentre fai guanti e sciarpetta a un'età che non ha età,
perché non ci pensi su e ti trucchi, fai i capelli,
metti un vestitino sexy e non te ne vai a ballare?
Ci guadagni in autostima, allegria e gioia dei sensi.
Danza e musica ti danno ciò che la calza e il calzino,
anche se di lana vergine, non ti posson dare mai:
movimento, sentimento, con la gente sempre fresca,
e la forza di star sveglia, perché nulla é più gradevole
di un gran sabato in pedana.
Se poi fosse una rotonda sul bel mare o su un bel lago,
tanto di riguadagnato!
Vuole dire estate, caldo, luglio, agosto, una delizia
nella vita piena e colma di giornate col magone,
con acciacchi e nuvolacce.
Le canzoni, i ritornelli, boogie-woogie e rock an'roll
donano ciò che a noi serve: l'energia che ci ricarica
sulle note di un refrain.

L'importante é cantare a squarciagola 27.11.18
L'importante é cantare a squarciagola
se in compagnia o se sei da sola.
In compagnia, ballando in discoteca,
da sola, in gabbia, per smaltir la rabbia.
Quando non puoi uscire a 'prender aria'
perchè devi sgobbare e faticare,
una canzone all'uopo da calore,
guarisce, elargendo buonumore.

La candelina in più
Oh mamma, mamma bella
sulla torta c'é uno sbaglio:
la candelina in piú,
la candelina in più.
Oggi é il mio compleanno
e voglio festeggiare,
perché ho un anno in più,
perché ho un anno in più.
Ma io ne compio otto
e non ne compio nove.
La candelina in più
mi fa arrabbiare un po'.
Vorrei vedere te
se ti metton sulla torta
la candelina in più
la candelina in più.

Ammirando Marechiaro        6 sett. 2018 ore 13:25
Andrò a vedere il mare! Come sono felice!
Ovunque or esso sia, ovunque io lo vedrò,
a Portofino o a Iesolo, a Taormina o a Ugento,
resta sempre il mio mare!
Voglio sguazzarvi dentro. Godere il suo fruscio.
Spero che tutti al mondo lo possano ammirare,
almeno per una volta sentirlo nelle vene
che scoppia nel profondo.
Tra i coralli e le gemme, strisciati dai piccini
o dai grandi abitanti, fra i miliardi di vite
che lo tengono in vita, provo l'ebrezza.
E mi delizio, allegra.
Perché se sei costretto dalla vita assassina
a perderlo, a lasciarlo, trasferirti lontano,
una parte che sei, ti muore tra le onde,
tra il suo tenue colore.

Autunni-tonno                     26.09.2018
Ed ecco di nuovo l'autunno
col tempo che ti sembra un tonno
appena pescato, intontito,
che cerca ancora la vita.
Il mare, nuotare, sguizzare,
ma noi lo dobbiamo sgozzare,
tagliare e inscatolare
per venderlo a prezzi da oro
senza informare che loro,
quei poveri tonni pescati,
son pieni di plastica sporca
di nano pellicole, parti
che noi ingeriamo ormai ignari
del male che possono fare.

Che c'é da ridere?                       30.10.2018 ore 12:50
Che c'é da ridere? Dimmelo tu!
Pulisco da me e va tutto ben, poi salgo da lui e trovo cloaca,
mi viene anche il vomito tanto che é sporco,
si lava i denti e lascia lo schifo del sangue fradicio
su spazzolino e nel bicchiere per risparmiare acqua e risciacquo.
Ma dove siamo? Quando poi esce si compra cose per sé inutili,
mai usate e vane che costan spesso un patrimonio.
Come suo padre, che lui stesso ha descritto come incallito risparmiatore
che se andava in un gran magazzino a comprar sempre cose costose da non usar mai.
Cose che giacciono ancora lassù nell'abbaino o giù in cantina a rubar polvere e umidità.
Soldi buttati in un pozzo senza alcun fondo, ma l'acqua, quella é da risparmiare
se si lavano i denti o ci si risciacqua facendo la doccia. Il bagno in vasca non si fa mai!
Lo stesso accade con gli asciugamani che se non glieli cambiasse la sottoscritta,
li lascerebbe per settimane e mesi appesi nel bagno.
Ma che c'é da ridere? Il mio viso é segnato da delusione, lavoro da cani e oppressione.
Quando ha trascorso in due settimane i suoi 10 giorni di lavoro a Friburgo,
mi ero ripresa, stavo già meglio senza di lui, senza il suo peso di ben cinque uomini
per me ogni giorno sopra le spalle.
Che Dio non mai si dimentichi me!
Mi faccia trovare una casa carina, ridente e spaziosa
che prenderò repentina, con gioia e piacere, per viver di nuovo da sola per me,
senza arrabbiarmi, senza cadere nel vortice ottuso di una latente crescente depressio!

Ti riscatto domani
Ti riscatto domani, oggi t'impegno.
So che mi costerà, ma non ho i mezzi
per comprare a lui il portacravatte.
Non vorrei mai levarti giù dal collo,
mia amata collanina regalatami
con grandi sacrifici da papà.
Ma l'amore ti acceca e mi ha accecata,
al punto che l'ho messo al primo posto.
Priorità che non credevo mai
di dare a un uomo rivelatesi presto
come un mostro, un marito violento
che voleva soltanto farmi sua,
per poter poi sfruttare le mie doti
di studiosa indefessa a suo vantaggio.
Credeva che per lui fossi disposta
a dargli da mangiar, a impoltrirlo,
sostenendo il suo egoismo innato,
il suo menefreghismo ereditato.
Ma mi aveva promesso che cambiava,
che finalmente i suoi 23 anni
lo avevan maturato col mio aiuto
a crescere e non fare il debosciato.
Promessa falsa fatta con scaltrezza.
Appena lo sposai mi mandò il padre
che, senza nessun pelo sulla lingua,
mi disse: "Tu hai studiato. Hai due diplomi.
Tuo marito non ha arte né parte.
Tu devi mantenerlo e nessun altro!".
Ero già incinta. Ed ecco che di colpo
mi sentii fritta e rifritta, ormai
spacciata, senza una via d'uscita.
A quei tempi il divorzio era reato,
specialmente da parte di una donna
significava dichiararsi all'atto una puttana,
una poco di buono che veniva
abbandonata da quella società che preferiva
la morte d'agonia lunga e sofferta
di una donna giovane e indifesa,
non la dovuta libertà dal peso
di sovrumane responsabilità...
Per fortuna la collanina é qui.
Me la ripresi presto dal suo pegno.
Ma lasciai l'orco solo dopo anni
di dolori, e di perversità.
Eppure mai diedi soddisfazione
di lasciarmi schiacciare dal suo -ismo,
(Vedi: egoismo, razzismo, estremismo.)
nel cervello, nel cuore, nel mio inconscio.
Ed é da allora che tenendola al collo
ho fatto tutto pur di evitare
di farmi un'altra volta schiavizzare
da un uomo-mostro dello stampo là.

Anch'io sono poeta e ritrovarmi
tra quattro sbarre d'oro mi spaventa.
Mi toglie l'aria, ma non ho una scelta
se non pensare a te che relegata
in una vera e squallida prigione
ti fa sperar di trovarci gli antichi,
amati miti della nostra infanzia.
Vorrei al più presto esser liberata,
vorrei scappar da qui a qualsiasi ora,
proprio come lo speri tu, con tutto il cuore.
La differenza tra me e te sta in questo,
che se tu esci, certo ti risvegli
dall'incubo per sempre. Puoi rivivere.
Io non potrò mai uscir, ho settant'anni.
Non avrei più nè soldi, nè la forza,
per affrontare questo mondo folle.

Straccio magico     9.3.2018     ore 11:20
Ma che bello questo straccio,
per pulire ovunque e tutto!
Mi regala l'allegria
quando l'uso in ogni fuga,
quando l'uso nel lavabo,
dentro il bagno, per i vetri,
in cucina e in sgabuzzino.
Si riempie di capelli,
polver, sporco d'ogni tipo,
ma appena tocca l'acqua,
bella insaponata e fresca,
torna nuovo e scintillante.
Fin ad or, da casalinga,
non avevo mai trovato
un fenomeno così.
"Non mi devo più stancare
a lavarti e risciacquarti
con solerzia ed attenzione,
perché tu, straccetto giallo,
fai tutto da te, per me".

Mere e chiare    8.3.2018     ore 11:20
"Finalmente, ecco che adesso,
che c'ho quasi cinquant' anni,
scopro cosa sia la luna!
I suoi quarti, le sue mezze.
Chi ha mai trovato il tempo
di sedersi sul balcone
alle undici di notte
a potere contemplare
stelle, cielo nero e grigio,
la pioggiorellina estiva o,
la neve calda e bianca.
Una mamma é sempre qua,
sull'allerta per i figli.
Una moglie é sempre qua,
a servire il suo padrone."
Era quello che scrivevo
a un inizio primavera.
Ora che ne ho ormai settanta,
or capisco cosa sia
tempo libero, aria intorno,
il respiro e il sospiro
senza costrizioni, pianto.
Dite, ma ce n'é voluto!
Perché mai , questa domanda?
Conoscete come me
il rapporto uomo e donna
fino a qualche annetto fa.
Come ancora oggi in tante
devono subire e dare
senza troppi chiagnistei,
reazioni inopportune.
La controreazione sfocia
in violenza sia morale che
in violenza corporale.
Fino ad arrivare oltre,
sì, persino all'assassinio.
Noi vogliamo continuare
a sperar, perseverare
per raggiungere, un bel giorno,
l'anelata parità
nella nostra società
che rispetti donne proprio
come si rispetta l'uomo.
Ma per prima siamo noi
che dobbiamo rispettarci
care donne,
noi,
profondamente amarci!
Siamo grandi e straordinarie
nel profondo di un buon cuore
che deve continuare
sì, a essere benevole,
dolce, caro, rispettoso,
ma per questo cominciare
seriamente anche a pretendere
il rispetto e apprezzamento
pei servizi e pel lavoro
che da sempre, senza posa,
elargiamo a padri, figli,
a fratelli e al marito.
Prendi un libro tra le mani,
leggilo fino a finirlo.
Prenditi la libetà
di guardarti nello specchio,
fare un bagno nella vasca
con una candela accesa.
Stenditi sul tuo divano
ogni volta che ti senti
stanca, senza più le forze
di continuar lo sforzo,
molto spesso invano e inutile,
per chi non apprezza nulla,
chi sa solo disprezzare.
Cominciando dallo Stato
che se eri casalinga,
tu per la comunità,
non hai mai e mai lavorato.
Che vergogna!
Noi viviamo ancor tutt'oggi
in un mondo ove le donne
da inferiori son trattate
e perciò poi ripagate
con uno stipendio basso.
Ci pensate?
Anche in Germania,
il per cento di stipendio
giunge fino al 24
meno di retribuzione,
perchè femmina, sei donna!
Cosa aggiungere a un compendio
scarno, magro, di tre frasi?
Continuate voi le rime
sia che siano state mere,
sia che siano state chiare.

Finalmente!    10/10/2012    19:25
Finalmente!
Ma di tempo ne è passato!
Se ci pensi, un anno intero!
Calcola ogni settimana,
le domeniche e le feste
e le ore, spesso i minuti in cui non facevo altro
che aspettar solo un tuo cenno,
un accenno, una chiamata
o una breve cartolina, una mail,
una richiesta di amicizia su facebook.
Niente, niente, niente, niente!
E adesso finalmente tu mi dici,
ci vediamo tu ed io senza nessuno?
Sì, perchè in verità ci incontriamo
ogni week-end nel local che frequientiamo
per ballar, confabulare con chiunque e mai tra noi. Siamo entrambi testa dura,
io di meno, tu più fiero, non ti pieghi.
Dimmi, cosa ti ha piegato
fino al punto di comprendere
che mai nulla puo' dividerci,
nè il tempo, nè l'umore
perchè siamo fatti entrambi
l'un per l'altro, io e te?
Mi hai amata dall'inizio,
dalla prima volta in cui,
dopo appena aveo compiuto
i miei anni sola sola.
Sei apparso sul cammino
che sembrava ostacolato
da un ricordo inesistente.
Dal momento che ho sentito
la tua voce assai animata,
son rimasta affascinata.
E il tuo gran daffare pazzo per riuscire a conquistarmi,
quello mi ha ancor più incantato
fin al punto di sentirmi,
dopo solo pochi giorni,
veramente innamorata,
senza quasi via d'uscita,

dal tuo fascino affettato.
Fu lo stesso anche per te?
Se no, perchè mi mandavi
ogni giorno tante mail
con canzoni e fiori e frasi che mi conquistavan più
di che immaginassi io stessa.
Io povera cocca cotta,
con un cuore pien di te.
Che momenti! Che gran gioia!
Solo chi or vive ancora
questo sentimente a caldo, puo' capirmi e insieme a me,
eccitarsi ed agitarsi come fa un'adolescente
di appena quindici anni.
Or che sei tornato a me
e che non sai farne a meno,
son convinta di noi due.
T' amerò finchè vivrò.

Tiramisù e Amaro d'Udine    13.06.2006
Su questo foglio c'entra un bel poema
o, una poesiola che ci tiri su.
Tengo un'amica che lì proprio é nata
dove il Tiramisù vi fu inventato.
"Col Maraschino é da preparare"
diceva sempre, perché il pasticciere
del suo paese di Udine provincia,
la prima volta così l'avea creato.
Inoltre, raccontava che l'amaro,
famoso per le varie terapie,
anche laddove aveva lei i natali,
il farmacista, l'unico in paese,
lo aveva, appunto, bello e misturato.
L'Amaro d'Udine é come il buon dolce,
la panacea per stomaco e per animo.
Provate, dopo esservi 'abboffati'
o, per dormire meglio dopo cena,
a bere un bicchierino di 'cicuta'
e vedrete se non mi ringraziate!
Per quanto poi riguarda quel buon dolce
non ce n'é più pubblicità da fare.
Tutto lo sanno fare ed apprezzare
con le varie varianti a più non posso.
Concludendo, preparalo nostrano,
mangialo e, per la digestione,
prendi un amaro d'Udine del luogo.
Ti sentirai una silfide felice,
uno che sa godere la sua vita.

Non recito più       25 luglio 2008
Non recito più,
mi sono stufato,
milioni e miliardi
ho racimolato.
La prole é invecchiata,
ho dieci nipoti
che nel loro profondo
la fine aspettano
giorno per giorno,
del sottoscritto.
E passano il tempo
a contar ciò che spetta
a ciascuno di loro,
dal mio testamento.
Mi sono tra i piedi,
mi tirano i piedi.
E inopportuni
diventan banali,
perché non sanno
che a bocca asciutta
quel giorno saranno
che tra lustri verrà,
in cui i miei averi
mai più troveranno.
A chi voglio li dò,
non di certo a lor.

Ora ricordo      28.06.2014
Ora solo ricordo sempre più
della mia fanciullezza, del passato.
Finora il tempo mi scappava via
come acqua che precipita da rupe.
Ma tutto qui sta, in cuore , nella testa.
Non si può cancellare dai neuroni.
Eppure queste cose, questi fatti
sembravano cassati dal gessetto.
Riaffiorano facendo a volte male,
a volte no, mi fan sentir felice.
Sì, quante volte volevo essere un'altra!
I miei panni m'andavano assai stretti!
Ricordo che per strada avrei cambiato
i connotati, adesso con quell'una,
dopo un minuto, con quell'altra là.
Perché mai? Vi chiedete giustamente.
Perché mi dirigevo verso scuola
e non avevo letto la lezione.
Temevo l'interrogazione
con la mala coscienza da placare.
Purtroppo la gelata realtà
non la potevo certo io cambiare.
Restava ciò che era e ne ero
triste, mesta, insicura, sconsolata.
Subito per fortuna usciva il sole
che nella mia città non manca mai,
e mi sentivo or risollevata
uscita da quell'incubo, cresciuta.
E i piedi freddi riprendean calore...
Il professore non era venuto.

Mischia Francesca    8.1.2015    ore 00:35
Tu fai il -mischia Francesca-,
accumuli di tutto e sempre alla rinfusa.
Non sai che combinare e te lo metti a fare.
Con una mano sola o, due o, qualsivoglia,
cominci collezioni di inutili vasetti o di cuscini usati,
di borse e di borselli che non metterai mai.
Basta buttare i soldi e ne trovi di roba
senza gusto nè stile, orripilanti e enormi.
Il posto dove metterci bidoni alla rinfusa,
lo troverai di certo. Poi il Kitsch oggi è di moda.
Cantinola o abbaino ti servon da atelier
in cui or ti ritiri tornando da lavoro
senza neanche voglia di mangiare qualcosa.
Le tante cianfrusaglie ti riempion il cuore,
la fame si dilegua nell'ammirare estatico
tutti quei pupazzetti di stoffa colorata
o, quello del Donaggio che regalasti allora
all'amata fanciulla dei tuoi sogni volanti.
Un giorno tutto questo lo lascerai ai tuoi posteri,
poveretti, arricchiti di pesi da scrollare,
eliminare presto per fare posto alla propria
raccolta alla rinfusa, che finchè c'è la vita
riempirà l'infinito...

Il mio papà poeta    15.2.2018     ore 20:10
Il mio papà, genio della poesia,
ci consolava tutti con le rime.
Cambiava i testi di canzoni e opere
mentre cuciva nel laboratorio.
Lui era capomastro in sartoria
e lavorava a casa ogni giorno.
Iniziava al mattino con la Tosca
per finire con l'aria dell'Aida.
Ma i testi suoi erano esilaranti.
Ci facea sbellicar dalle risate.
Io n'ero abituata e, certe volte,
mi leggevo il libretto e le parole
per confrontar le frottole di babbo
con i testi assai tragici, di pathos.
Ebbene, le sue rime erano esatte,
le sapeva coniar come un poeta.
Da non dimenticare, anche mio nonno,
il padre di papà, scriveva dediche
per ogni compleanno ed onomastico,
che facean restar tutti di stucco.
Siamo famiglia Giusti come quello
che scrisse tanti brani in versi e in rime
che ancora oggi vengono insegnati
negli atenei perché fan parte ancora
della letteratura nostra, l'italiana.

Gattino spelacchiato   14.02.2018    ore 23:03
Gattino spelacchiato, dagli occhi blu curiosi,
sarai il mio futuro, l'amore che mi aspetta.
Chissà su quale strada tu ti farai trovare
in cerca di chi salva una vita assai breve
per chi ti vuole bene.
Ci ho pensato per anni di adottare un tuo simile,
ma il pensiero che un giorno poi mi lasciasse sola,
mi ha sempre frenata.
A te non potrò mai dire di no, perché sarai tu,
solo tu, che avrai scelto me.
Per ora io ti sogno, ti guardo e ti contemplo in ogni sito mio
che ho nel facebook.
Ogni volta che esco spero che tu mi appaia.
Son sicura oramai che tu mi stai cercando
come io cerco te.

Spensieratezza   13.2.2018     ore 16:30
Spensieratezza,
su carta gialla
scrivo che quando fuori c'é il sole
tutta la casa diventa felice.
Sole sui mobili, su fogli e su quadri.
Spensieratezza
su frutta e verdura.
Ti viene la voglia di metterti in gioco,
inventi una nuova ricetta col riso.
Spensieratezza,
grazie al mio sole che mi riscalda
fino al midollo, mi dona l'estate
e i trenta gradi.
Mi spoglio di tutto: via i vestiti e i pensieri
e mi butto sotto la doccia con una canzone
come "La bamba". Comincio a ballare.
Spensieratezza
accompagnami tu!

Lavora! Lavora! Lavora!     11.02.2018      ore 21:30
Lavora, lavora, lavora,
che tutti saranno contenti!
Soltanto tu non ti senti
di andare avanti così.
É troppo, ma non lo capisce
nessuno all'infuori di te.
Lor credon che tu sia d'acciaio,
ti schiacciano, troppo pretendono.
Sta' attenta che se sfuggi al riposo
ti trovi un bel giorno allungata,
senza respiro, nè vita.
Ti fanno la festa e... vai via.

Intelligenza                      29.01.2015
C'è gente che, sai, ne ha poco o niente,
per questo ha bisogno di più intelligenza.
Son quelli per cui potrebbero farsi
dei corsi specifici o, addirittura
non male sarebbe mandarli ai tropici.
Forse quel mare, quel sole abbagliante
li renderà un po' acuti e felici. Aprirà loro
gli occhi su ciò che vuol dire vedere,
sentire, annusare, tastare, provare.
Fanno venir su i nervi e scocciare
a quelli che intelligenza ne han da buttare.
Il guaio é che spesso, si vantano pure
di certe prodezze che non hanno mai fatto.
San essere grandi millantatori.
Ma se chiedi una cosa, ne capiscono un'altra.
Glielo scrivi su carta, ti procurano altro,
li mandi al lavoro non capiscono un tubo,
li preghi di leggere un piccolo articolo,
lo devon rileggere tre volte o quattro...
Alla fine han capito soltanto una frase,
se sei fortunato.
"Accendimi il fuoco!" lo spengono e basta.
"Prendimi il vino" ti portan l'aceto.
"Gioca a scopone", prendon asso a figura.
"Dormi che è ora!", restan lì impalati.
Per non parlare di quando hai bisogno
imminente di aiuto.
Ti guardano attoniti come una scimmia
e ti fanno fare tutto da solo.
Non sanno che sia l'iniziativa.
Che non gli sia mai stata insegnata?
Che fare?
Aspettare o, mandarli al paese di quelli che mettono
tutto a soqquadro e stanno a guardarti
come bestie da soma. Ed ecco, ho trovato!
Il nome più adatto per quelle persone:
asini in piedi, ciuchi, somari.
Forse la sola cosa da fare è mandarli nei campi
a raccogliere olive, una alla volta, mature e pronte.
Ma anche per questo ci avrei il mio dubbio.
Non sanno neanche distinguere le olive da bacche
da uccelli. Perciò meglio dargli un libro di scuola
da legger per ore e lasciarli stare tranquilli a oziare,
tanto non hanno granchè da offrire al resto del mondo,
all'umanità.
Non vengon trattati come i malati,
ma forse lo sono.
Perciò rassegnamoci senza parole
dobbiamo accettarli così come sono.

Tu non abbai       05.02.2018     ore 00:30
Tu non abbai, ma ridi se ti dico
che a me mi fai del male
ascoltandomi poco o, quasi niente.
E poi ti trovi perso, fai dei guai
persino irreparabili, da stupido.
Bastava soffermarsi un pochettino
sul da farsi o, meglio, star attento
a ciò che dico, per non cadere
spesso con la faccia, come fai tu,
per strada, nei fecali.
Tu ti rialzi e chissá se rimuovi
subito quello sporco dalla faccia
che ti lavi, poi, spero, la mattina.
Accada ciò che accada, non ti importa
di rotolarti a volte nella melma.
Tu sei fatto così,
io d'altro impasto.

A volte                04.02.2018         ore 22:50
A volte, per potermi riposare,
scendo giù in cantinola per fissare
la lavatrice che rotola i panni,
l'asciugatrice che gira e rigira.
E mi rilasso, non penso più a niente,
di lunedì, di sabato o domenica.
Ma il gioco dura poco, ché fulminea
devo tornare a continuare il resto.
In una casa non finisci mai di fare
e di disfare e non hai tempo
neanche di guardarti nello specchio o,
andare in tempo a fare la pipì.
Ma ciò ch'é da sbrigare é doveroso.
Non vuoi di certo far accumulare
il lavoro che svolgi, il quotidiano?
Svegliati dai tuoi sogni dei due oblò
e riprendi a pulire, a cucinare,
sciacquare, strofinare, spolverare.
Un giorno finirà, ma chissà quando...

Mal d'Africa
Lo chiamano mal d'Africa.
Che sia quel gran dolore
che mi scava nel cuore
e mi grida: "Ritorna!"?
Non guardarti più intorno,
pensa a te stesso e, vedi
che tutto il mondo
cambia, vive e resiste
anche senza di te.
A te chi penserà
quando non resterà
che vecchiaia e rimpianto
per non aver capito
l'incanto che oramai
porterai sempre dentro?
Adesso che sei in tempo.
vattene nottetempo!
Finalmente godrai
il mare, il sole, il clima
dei luoghi che tu sogni
ogni notte da anni,
da che eri bambino,
da che ti fu negato.

Lode a un ventaglio
Quante cose che compriamo
sono veramente belle
come quel ventaglio a intaglio
che hai appeso nella stanza
dove ti ritrovi tardi
ogni sera a meditar?
Tu lo miri e ti consoli.
Non somiglia a tutti gli altri
che si trovan sul mercato.
È piuttosto un pezzo raro!
È di pelle luminosa con dei fiori
e dei colori che si abbinano perfetti:
rossi, blu, crema e verdino.
Non potrà stancarti mai.
È di più un'opera d'arte
che sol semplice ventaglio.
Occhi e cuore godon tanto
che ti appare raffinato
quanto il quadro di un pittore
ispirato dall'estate.

E chi le avrebbe mai      26.4.2012     ore 00:28
E chi le avrebbe mai
volute con amore
scrivere le parole
che scaturiscon sole
e mi danno dolore
dal midollo al mio cuore?
Sembra tutto un po' opaco.
I colori sfumati,
i pensieri sbiaditi
da questa delusione
che non vuole sparir.
Ma mi devi lasciare,
voglio ricominciare.
Con un carico appresso
poi resterò lo stesso
dall'addio di tormento,
facendo ogni giorno
soltanto un passo indietro
senza guardare avanti...
Che mi aiutino i Santi!

Alla mia Lina cara       25.01.2018      ore 14:10
Ho un'amica speciale.
Mi sta sempre vicina.
Lei mi vuole assai bene,
gliene voglio assai anch'io.
Il dolore é che abita
a duecento chilometri,
ma non manca giornata
senza alcunché contatto.
Potrebbe essermi figlia,
ma la sento più mamma
per i santi consigli
che mi da con calore.
La mia Lina saluto
ed abbraccio col cuore...

Io ho solo un gatto           16.2.15
Io ho solo un gatto mi manca la volpe.
Volevo comprarla ma non ho un giardino.
Volevo affittarla ma è pericoloso,
così ho pensato a una coda pel collo.
Nemmeno piú quella si trova al mercato,
son state vietate dagli animalisti.
L'ho presa sintetica, ma non dice niente,
non è ispiratrice, nè musa danzante.
Bennato si è fatto venir la canzone
dal cuore, dal rock e dal suo gran genio.
Vorrei tanto anch'io che i miei versi un bel dì
venisser cantati e decantati e che salissi
sul podio dei vip per recitarli a squarciagola,
cantarli a mò di opera lirica e ottener
meritato successo per le ore passate a scriverli,
a stenderli, a metterli a posto e rivederli
decine di volte per non deludere i miei ascoltatori.
Che si avverino presto queste mie parole!
Ne compio un bel po' tra qualche tramonto.
Il più gran regalo del mio compleanno.
Sai, io sono nata nel quarantanove.
Nel mese più brutto e più bello dell'anno.
E per mia fortuna, quasi alla fine, vuol dir
fine inverno e inizio estate, perchè per me
logico sia avere, solo due stagioni, inverno ed estate,
un maschio e una femmina sempre a confronto,
dove prevalga il ruol femminile,
positivo e pacifico, allegro e solare.
Volevo un gatto, ce l'ho ed è bello.
Volevo la volpe, la sto ancora cercando...

Quando lo vidi                           Anno 2002
Quando lo vidi la prima volta, credei davvero fosse un po' matto.
Ma non sapevo ch'era un bugiardo, falso e crudele, come un selvaggio.
Ero il suo ostaggio quando menava e mi trattava come una schiava.
Me ne scappai! Trovai la via per terminare la pena mia.
In quel frattempo eran passati ben venticinque di anni ingrati!
Ancora oggi non so spiegarmi come abbia fatto a sopportarlo,
senza reagire, senza uno sgarbo.
Ammetto pure che in certi attimi l'avrei strozzato con queste mani.
Ma non potevo, son troppo umana, e lui tra l'altro era un violento,
un parassita, un gran villano, un disgraziato da lasciar stare.
Me lo dicevano oltre che i miei, amici, compagni, persino i suoi!
Si rifiutava di lavorare e pretendeva tutto da me,
persin che fungessi da madre e padre pei figli nostri.
Lo feci a lungo fin quando un giorno cambiai direzione.
Ma perdonai.
Come sperai che con la nuova lui si cambiasse!
Che un'altra donna lo migliorasse!
Gli parlai ancora, lo sostenei, a viver quieto lo incoraggiai,
pensando roseo, più positivo.
Non feci caso che mi derideva.
Poi quando seppi che anche l'altra da lui fuggiva o, meglio ancora, che
dopo usatelo, l'avea scacciato, mi vergognai io al posto suo.
Gli tolsi sguardo, pietà e parola.
Indifferente mi era adesso, più miserabile e più meschino
di quando allora gli ero vicino.
Se psicopatico o deficiente vorrei lo giudichi tutta la gente
che di lui sa e, anche di me.
Ma soprattutto faccia il Signore i conti alfin per quel che è
la verità o l'illusione di questa vita di confusione.

Quando un giorno
Quando un giorno morirò,
fra cent'anni o forse più,
non ne voglio piante e fiori,
nè ghirlande o mazzi grossi.
Vi dovete lì agghindare,
o piuttosto, un po' spogliare
indossando bei costumi
caldi, allegri, sexy, sgargianti
dai colori variopinti:
gialli, rossi, verdi e blu.
Canticchiar, saltar, ballare
come a Rio a Carnevale.
Poi gridate a squarciagola:
Rosa godi l'altro mondo
più di questo mondo qua:
va' a ballare pure là,
dove aspetti che veniamo,
ma andandoci pianino,
a continuar la festa
con la gioia e l'allegria
che tu sempre hai tanto amato
con cui noi hai contagiato.
Grazie Rosa, arrivederci,
per poi non lasciarci più!

Gianninella, che donnona!    9.1.2018    ore 5:00
Mi ricordo ch'eri bella,
fresca sposa maritata.
Ti conosco da bambina,
ti compravo caramelle,
ti compravo le ciambelle.
E crescevi a vista d'occhio;
grossa grossa diventasti
che soltanto a 12 anni
già sembravi di 18.
Arrivasti a un metro e 80.
La famiglia si chiedeva,
chi la sposa a questa qua?
Ma trovasti Gennarino
ch'era anche tuo vicino,
di un centimetro più alto,
lui faceva al caso tuo.
Così voi veniste a stare
proprio accanto a casa nostra.
Famigliola allegra e viva,
pien di luce e pulizia.
Ma restaste a lungo in due
anelando dei bambini.
Così che toccava a me
fare un po' di compagnia
alla bella Gianninella
fino a quando ci lasciaste,
una casa vi trovaste,
e dopo un accordo strano,
tua sorella vi prendeste
lì con voi ad abitar.
Quell'accordo fu che lei
Rafilina fina fina
a te regalasse un figlio.
Tuo marito la possesse
e il bambino vostro divenne.
Un bambino con due mamme
e un papà debole e pio
che alla fine vi impazzì
per gli scrupoli che ebbe
dopo le improperie e colpe
che tu, bella Gianninella
gli accollasti anno per anno.
Fosti sì felice e come
del figliolo tanto amato!
Ma i tuoi conti non facesti
quando Gennarino e lei,
tua sorella Rafilina,
se la intesero anche dopo.
Rafilina era illibata
quando per la prima volta
lei provò che fosse il sesso
tanto che le piacque assai
e a Gennaro su due piedi
non intese rinunciar.
Gli diventa calda amante
e tu Gianninella bella
la seconda diventasti.
Or contava solo il bimbo
ma Gennaro, uomo di cuore,
lui capi che tutt'e due
l'avevato solo usato.
Sesso a destra e a sinistra
se ne andò in depressione
dalla quale vi uscì fuori
solo quando poi morì.

Perché?       18.01.2018      ore 01:30
Perché non mi paghi a dovere?
Eppure io t'insegno cultura!
Qualcosa che manca al tuo spirito,
qualcosa che manca al tuo cuore.
Hai ancora ignoranza abissale
alla vetusta tua età dei cinquanta;
l'avremo anche io, lui e loro,
 ma a te manca davvero tanto!
Hai molte lacune profonde
ed io ti miglioro ogni volta
che noi ci incontriamo da te.
Ti porgo metalli preziosi,
gioielli di rara natura, l
e perle che cita Gesù.
Ma tu non capisci che i soldi!
Pei soldi non hai fatto figli,
pei soldi vivi da eremita.
Li accumuli e ancor non afferri
che tutto é soltanto prestato.
Domani o dopodomani
se ne vedrà bene il nipote
che tu poi tra l'altro non ami.
Ti sperpererà tutto quanto...
Dai, inizia già adesso il tuo pianto!

Ridammi l'allegria     16.02.2011     ore 12:00
Ridammi l'allegria,
quella che mi faceva ridere
dalla mattina a sera
che portavo nel cuore
piena di sole e fiore
che mi dava la forza
di resistere a te.
Me l'hai rubata tu
facendomi soffrire,
le pene dell'inferno,
dandomi tanta angoscia
con la tua gelosia
infondata e pesante,
inutile e straziante.
Se finalmente lasci
ch' io viva la mia vita
ritroverò di colpo
la mia fresca allegria.

E ti racconto             15.01.2018       ore 06:16
E ti racconto fiabe, e ti racconto storie.
Son filastrocche, a volte come piacciono a te.
Ma nascondono tanto, dal dolore alla gioia,
parolona azzardata, anche felicità.
Resto comunque donna, poco apprezzata o amata.
La competività che l'uomo prova in sè
quando teme che tu potresti scavalcarlo
é l'ostacolo amaro che ti lascia lì inerte
paralizzata al punto da farti rinunciare
per poi continuare a fare il tuo lavoro,
quello tuo abituale, in silenzio, da schiava.
Pulisci, lava, rassetta, cucina, stira, riordina.
Va' fuori a lavorare! Da docente a commessa,
da accademica a colf, l'importante é servire.
Taci e forse ricevi, sporadico, un elogio.
Piega la testa, svuotala o, almeno, fa la finta,
se no verrai schiacciata con commenti crudeli
e apprezzamenti infami.
Questo é ciò che mi accade se cerco di cacciare
la testa fuor dal sacco per dire infin la mia,
per farmi un po' valere.
Ma resto donna e basta!
Ho detto già il mio troppo.

Sono l'amica di un uccellino                  20.08.2014
Sono l'amica di un uccellino
che sta sul terrazzo sera e mattina.
Canta e fringuella, mi sembra un'orchestra.
Faccio il suo verso perché mi risponda,
e a volte lo fa, svolazzando giù in fondo.
Poi tra un cip cip e un brì brì
all'improvviso va via da qui.
Resto incantata dal suo fischiettìo
quando di nuovo riappare e cinguetta.
Son certa, capisce che io lo ascolto
e si nasconde sull'albero in alto.
Poi torna in vista restando silente.
Ma dura poco.
Il concerto riprende.

Mal di denti        18.11.2016 ore 22:45
Sembra niente il mal di denti.
Ma ti leva il sonno e i sogni.
Tu che odi medicine
devi sopportarlo e basta.
Te lo tieni, soffri, aspetti.
Per fortuna va e viene.
Mettici panno di lana
e si calma per adesso.
Poi domani, sì, al più presto
corri dal dentista e vedi
cosa far per ritrovare
la tua pace senza pene.
Perché sol chi lo conosce
puo' capirti molto bene...

Ricordando Maria             2017
Non eri una bambina molto allegra.
Io ti ricordo spesso un po' accigliata,
insoddisfatta, triste e sconsolata.
Io che ridevo sempre ne soffrivo.
Mi dispiaceva che fossi così.
Ma ricevevi tanto, ti ricordi?
Da unica figlia avevi anche i braccioli
per imparare il nuoto, e alla Befana,
che coincide col tuo compleanno
una volta ti fecero un keyboard
che mio fratello ed io preferivamo
ai giocattoli cari ricevuti,
che noi non usavamo, per noi inutili.
Poi rivedo la foto al matrimonio
di una nostra cugina giovanissima.
Tu eri bellissima, elegante e avevi
una figura perfetta, svelta e snella,
ma eri distratta, mesta, insoddisfatta.
Nell'altra foto in cui sul tuo balcone,
leggi un libro seduta sotto il sole,
sorridi e mostri fiera belle coscie;
sei cresciuta e sei, credo, innamorata.
Spero che tu da allora abbia vissuto
una vita gioiosa, spensierata.
Che apprezzando i valori più importanti
abbia trovato ciò che meritavi
e specialmente che il tuo futuro
ti dia felicità e tanto amore.
É questo quel che conta, son sicura,
che riempirà i tuoi giorni di calore.

Questione di tempo.
Questione di tempo finché mi amerai.
Il verme alla noce: Aspetta e vedrai.
Di certo ti foro e ti chiederai
com’io abbia fatto, ma non capirai.
Pazienza e costanza ci vogliono or,
profondo desio asceso dal cuor.
Domanda cruciale: Con me resterai?
Questione di tempo, semmai te ne andrai.

Le scimmiette e le banane
Come tutti sanno
le scimmiette hanno
sempre il desiderio
di mangiar banane.
Quel che loro fanno
un intero anno
è giocare insieme
e mangiar banane.
Ma non tutti sanno
lor perché lo fanno,
per restare allegre
mangian le banane.
Non tenere il muso,
non restar confuso.
Fa’ come le scimmie,
mangia le banane,
mangia le banane,
mangia le banane!

Fammi un pupazzo di neve
“Fammi un pupazzo di neve
per quando viene Natale”.
- Io te lo faccio di panna,
perché tu ti chiami Hanna. -
“Mettigli sciarpa di lana
e il berretto col fiocco,
i guanti con un ditino
e gli scarponi marroni.
Questo è il pupazzo più allegro
che abbia visto quest’anno.
È per la bimba più bella,
è per la piccola Hanna”.

Purtroppo 
        20/02/2017
Purtroppo io non ci credo a punizioni,
inferno, purgatorio e posti simili.
La Geenna era il luogo in cui gli ebrei
gettavano le cose impure e sporche
inclusi i cadaveri dei rei.
So bene che se tu vivi cent'anni
e in tutti questi anni sei un'infame,
alla fine ti aspetta solo il posto
dove andiamo a finire tutti quanti.
Questa é la vita, é l'unica realtà.
Credo nella giustizia ingiusta e cruda.
E lì fu Napoli!
Cosa dici tu?

Un oscuro momento
Un oscuro momento,
l'improvvisa visione
che il mondo mio intero
cambiano in distorsione.
La visione? Sei qua!
Ma si tratta di un sogno...
Attraverso l'immagine
il ricordo é tornato.
Ripescato passato
che io voglio scordare.
Perchè non sei del tutto
sparito da mia vita?

Stanca!                27.10.2016 ore 19:28
Vengo a dirti che sono seduta troppo scomoda per sentirmi ispirata o con
la voglia di scrivere qualcosa.
Inoltre, sono stanca.
Stanca di esser donna.
Stanca di non potermi riposare quando il corpo lo comanda.
Stanca di dovermi alzare presto la mattina anche se ho dormito solo poche ore.
Stanca di sentirmi sempre in debito con qualcuno che in definitiva non merita
il resto di niente.
Stanca, perchè ho vissuto quasi un'intera vita in questo modo.
Stanca di aver fatto quasi tutto per gli altri e di non aver alla fine quasi niente
per me.
Stanca di cercare, cercare, cercare, senza trovare ciò che mi occorre.
Stanca di dare dare dare, fortissimamente dare dei colpi nell'aria.
Stanca di non capir più niente della mia esistenza da schiavetta, da servetta,
da angelo della casa senza un segno di gratitudine in cambio.
Stanca di aver solo avuto vampiri attorno.
Stanca di non poter fare ciò che veramente mi aggrada.
Stanca di sentirmi troppo spesso stanca.
Son stanca al punto di non farcela più a tirar innanzi.
E ho solo 67 anni...

Ognuno             6.11. 2016
Ognuno vuole vivere 100 anni, ma del suo prossimo non se ne cale affatto.
A ognuno basta non pensarci mai che un giorno tutto è out, insieme al sole.
Quel che possiede deve cedere qua, a chi gli resta indietro.
Eppure a ognuno continua imperterrito l'affanno del profitto, dei soldi,
di Mammona, senza tregua nè riposo. "Più possiedi, più vali".
La mera filosofia un po' di tutti ormai.
Mia suocera diceva alzando il capo, e dice ancora all'età di 93 anni:
"Voglio vedere la morte di tutti". E ci sta riuscendo godendo il male altrui.
Mia mamma, povera, affamata e sola anche durante la guerra
godeva se la gente stava bene, trovava lavoro, faceva i soldi, si sposava.
Si augurava soltanto di fare anche lei il resto delle sue funzioni
matrimonio, battesimo dei figli, dei nipoti e infine immancabilmente
la morte in tarda età.
Ma era troppo buona, troppo attaccata al bene degli altri, quindi soffriva
se stavano male parenti, amici, conoscenti e estranei, al punto di non voler
più soffrirne lei stessa e a 72 anni ci lasciò. Sua madre l'aveva fatto a soli 52,
il papà di mio padre a 60.
I buoni hanno l'empatia innata.
O imparano a vivere sotto una campana in un mondo di sogni o,
muoiono prematuramente.
Mia mamma odiava l'ingiustizia.
Per lei ci voleva il paradiso, senza dolore e pene.
Ma la maggioranza che ci circonda è puramente egoista...
Merita l'inferno dantesco.

Intuito femminile        24.07.2016
Di bufale siam pieni, di balle ancor di più.
A chi dobbiamo credere se non al nostro intuito.
Noi donne che ne abbiamo da vendere e donare,
noi non siamo al governo e, se qualcuna c'è,
vien tanto minacciata di sottostare agli uomini,
al volere dei maci (forma italianizzata di -machos-),
dominatori nati,
che deve rinunciare al suo stesso volere.
Di questo ne son certa, osservando pignola
le reazioni di femmine arrivate al potere.
Ad un apice che, come afferma il maschilista,
non compete a una donna.
E così siamo bloccate, come in ogni altro campo,
dal più forte di braccia, da violenza e ignoranza.
Perchè, dici e ridici ciò che vuoi e ti piace,
uomo tu, maschio e fallo? Solo questo sai fare:
cattiverie, le guerre, dittatura e il dolore.
Se davvero noi donne, un bel dì nel futuro,
spero assai assai vicino, ti potremo zittire,
l'umanità completa troverà la sua pace.
Quest'ultima farebbe parte del quotidiano
pel quale ringraziamo modeste, la natura e la nostra bontà
di donne forti e umane. Noi niente a che vedere
abbiamo col marziano che risiede negli uomini,
che senza i suoi conflitti esistere non sa.

L'infame
Se ti dicessi che mi fai paura con quel tuo fare da uomo duro
cominceresti a prendermi in giro e a difenderti contro l'accusa.
Ma sai assai bene che nel tuo intimo ammazzi quasi in ogni ora
qualcuno che odi, perchè sai odiare, e stesso tu te ne fai vanto
quando racconti di un tuo prozio che sedici vittime ha sulla coscienza.
Chiaro che é morto, sepolto e in cenere, non gli puoi dire la verità
che qualche volta ti é uscita da dentro parlando con me come allo specchio.
"Ho preso di lui, non ne ho alcun dubbio. Se non lo faccio é perché ai suoi tempi,
uccider la moglie non era un reato, ammazzare un rivale non faceva scalpore,
un figlio ribelle doveva sparire e un vicino molesto, senza in flagrante,
era morto d'infarto."
Così per me, sei un potenziale, vero assassino.
Persino gli amici di tua gioventù, su un libro donatori a un tuo compleanno,
scherzando di grosso non pesaron parole scrivendo la dedica usando il tuo nome
accanto al cognome dello sterminatore, famoso infame gran dittatore.
C'é poi ancora un tuo vanto ulteriore che se i tuoi accoliti sotto il regime,
ti avessero detto di uccidere i tuoi, anche a loro tu avresti tagliato la testa
se avevano idee diverse da te.
Che aggiungere ora, io non saprei?
Ai miei lettori il giudizio finale.

Di te                15.02.2017 ore 2:50
Di te nessuno ebbe mai pietà. Il loro stomaco era sempre pieno.
Tu spesso a letto andavi senza cena. A pranzo c'era stato poco o niente,
giusto appena a riempir lo stomacino di una femminuccia esile e pallida
che la zia chiamava volentieri e assai spesso, scignetella (piccola scimmia)
per le occhiaie e il viso già scavato.
Non perchè il tuo papà fosse un pigrone. Anzi! Lui lavorava giorni interi
di sabato e domenica persino, dormendo poco, dando tutto di sè.
Purtroppo lo sfruttavano a dovere. Così portava quei pochi pidocchi
la sera tardi e mamma, che scendeva a far la spesa per preparare lesta
un pasto caldo, si accorgeva che tu, stanca e sfinita, dormivi già all'inpiedi.
La fame era sparita, e tu volevi soltanto andare a letto e niente più.
Quante volte, sol dopo due bocconi, il palato e la gola infastiditi,
solleticavano e tu rimettevi ciò che avevi ingerito troppo in fretta.
Gli zii, i cugini stavan tanto bene, erano obesi e incrapuliti a morte,
come potevan mai capire te?
Anzi, non ci pensavano nemmeno! Avevan tanti soldi, erano avari.
E sono quelli che vivono a lungo pensando solo ai propri, egointeressi!
Se fossi deceduta per inedia non eran fatti loro, vita loro.
Quelli che son capaci di allungare i loro giorni fino ai 90 anni,
che dico, ai cento anni, son davvero i più egoisti che ci siano al mondo.
Fortuna o non fortuna, l'ingiustizia la odio e la detesto a inferno colmo,
dove certo un bel giorno finiranno bruciati dal gran fuoco, per l'eterno.

~~~
Se ti dicessi che mi fai paura
con quel tuo fare da uomo duro
cominceresti a prendermi in giro
e a difenderti contro l'accusa.
Ma sai assai bene che nel tuo intimo
ammazzi quasi in ogni ora
qualcuno che odi, perche' sai odiare,
e stesso tu te ne fai vanto
quando racconti di un tuo prozio
che sedici vittime ha sulla coscienza.
Chiaro che e' morto, sepolto e in cenere
non gli puoi dire la verità'
che qualche volta ti e' uscita da dentro
parlando con me come allo specchio.
"Ho preso di lui, non ne ho alcun dubbio.
Se non lo faccio e' perche' ai suoi tempi,
uccider la moglie non era un reato,
ammazzare un rivale non faceva scalpore,
un figlio ribelle doveva sparire
e un vicino molesto, senza in flagrante,
era morto d'infarto."
Cosi' per me, sei un potenziale,
e vero assassino.
Persino gli amici di tua gioventu'
su un libro donatori a un tuo compleanno
scherzando di grosso non pesaron parole
scrivendo la dedica usando il tuo nome
accanto al cognome dello sterminatore
famoso infame gran dittatore.
C'e' poi ancora un tuo vanto ulteriore
che se i tuoi accoliti sotto il regime, ti avessero
detto di uccidere i tuoi, anche a loro tu avresti
tagliato la Testa perche' avevano idee diverse da te.
Che aggiungere ora io non saprei?
Ai miei lettori il giudizio finale. ~~~

Voglio soldi!                       18.12.2016 ore 1:50
Voglio soldi! Voglio far soldi!
Ora, da vecchia, mi vien la voglia!
Non ci ho pensato bene in passato,
ma adesso so che sono importanti.
Se in tempo e debito li avessi apprezzarti
sarei ancora in possesso di ciò che avevo:
due appartamenti svenduti male
che mi potrebbero un po' ripagare
dei sacrifici fatti a comprarli.
Mi frutterebbero due bei pigioni
di circa buoni 300€ al mese.
Perciò ora voglio in tanti modi
trovar la maniera per ricomprarli,
più fini, eleganti in centro città,
di costruzione nuova di zecca e,
perchè no, un palazzo intero
con sito e vista sul lungolago.
Devo soltanto riuscire a sfondare.
Chi vuole stringe. Chi vuole ottiene.
Lei, lui ce l'han fatta. Ce la fò anch'io!

Il treno           2008
Si ferma al capolinea.
Ti alzi col tuo trolley.
Riparte all'improvviso.
Brusca frenata.
Caschi giù con la testa.
Addio vita!

Fai bene, mia Lene!
03.04.2014 ore 2:10

Ed ecco che appare la bimba felice.
Col suo sorriso ti bacia e ti dice
che anche oggi ha bevuto e mangiato,
riempito il pancino ed ha cantato
la canzoncina del coccodrillo
che lei considera persino bello.
Perchè è bella lei, con quegli occhioni
e l'espressione un po' da gattone!
Lene ti dona ilarità,
ti porta a sorridere ed, ecco qua
il sole caldo in un giorno di pioggia.
Così ti ritrovi sopra a una spiaggia
d'estate, al mare e la vispa Teresa,
la farfalletta di poesiola famosa,
col nome in due rime:
Fai bene, mia Lene!

Rosè                         01.11.2016
Parlar di te, descriverti, squadrarti
è un'impresa un po' ardua senza il sole.
Tu, che se il sole non fosse là in cielo,
avresti rinunciato anche all'amore.
A che serve la vita senza il sole?
Senza il calore e il dolce suo tepore?
Non ho risposte, ho solo una canzone
che come dici tu, insieme al sole,
dona voglia di vivere e incentivo
a far di più con zelo e con costanza..
La canzoncina mia che canto a te
ti porta estate, mare e buonumore.
Che cosa posso aggiungere, Rosè?
Ti amo ma mi dai tanto dolore
quando dici che a te bastano musica,
amici, spiaggia, gioia con il tuo sole
non menzionando mai se provi amore
per me là nel profondo del tuo cuore..

Il tutto si rivolta.
Il tutto si rivolta da un attimino all'altro
senza darti una tregua, senza pausa nè alito.
Eri quasi sull'orlo della disperazione
per una passioncella superficiale e vuota,
poi in tempo hai capito che in fondo
non ne vale la pena, nè l'impresa.
Ama chi t'ama ma abbandona chi non t'ama.
"È finita Patà!" diceva quel vicino
che infine l'atterrò la moglie poverina.
È finita! Lo dici adesso anche per te.
Comincia un'altra vita di gran felicità.
Energia, forza, pace pien di salute e amore
Amore salutare per l'antica passione,
suonare la chitarra che ti dà sensazione
e mai una delusione.

27.08.2010 ore 24:15

Oh! Oh, quanto a te curioso chiederei
se tu invero aneli quel gran luogo
che ai tuoi avi donò natali e vita!
All'età veneranda, i tuoi settanta,
ti sei prefissa di tornarci alfine
per lasciarvi le penne con le pene.
Sarà Lucca o Firenze la tua mèta,
l'ultima ove cerchi ispirazione,
libertà in abbondanza e ammirazione?
Quesito quasi amletico che lascia
al fato con una moneta in lancio
la scelta giusta o quella del tuo cuore.
Tenta orsù adesso, ché quella risposta
rivoluziona in tempo il tuo futuro.

18.11.2016 ore 00:12
 

Via dei Guelfi, 4
Io sono uscita piangendo. Tu sei entrata piangendo.
Quanto la vita è ingiusta sì come sa essere giusta!
Io non ci avrei mai creduto che un giorno si fosse venduta
la casa ove io ho vissuto ben sette anni di vita.
Riuscivo a parlarle di cuore che non la volevo lasciare.
"Ti amo, mi sento assai bene tra queste tue mura invecchiate".
Quel luogo piuttosto centrale, il terrazzo, il giardino, l'ambiente,
mi erano ormai familiari, non lo potevo negare.
Un dì, dopo tanti dinieghi, sei apparsa tu lì e l'hai voluta.
Mi hai tolto ciò che io speravo riuscissi a ottenere alla fine.
E invece te la sei comprata e io son dovuta sparire.
Te l'ho al più presto ceduta. A che prezzo? Te l'eri già chiesto?
Quell'uomo che è apparso con te dalla prima volta al tuo fianco
e che io credevo tuo padre, lui non l'avrebbe mai presa.
Ma poi, il tuo amante ha ceduto e ti ha persino promesso
di metterla a nuovo a sue spese.
E proprio lì dentro ove tu sognavi le notti con lui,
lui lì ti ha confessato di essersi innamorato
di un'altra e non esser più tuo.
Ne hai fatti di pianti e di pianti, ti sei lamentata con me.
Io ho fatto il mio meglio per darti coraggio e tirarti un po' su.
E adesso chi tira su me che ho perso la casa che amavo,
che i miei sentimenti ho gettato e cosparsi nell'aria viziata?
Son triste. Non mi è ancora passata la gran nostalgia
di quel luogo a cui tanto anelo tornare.
Comunque io credo ai miracoli, et dum spiro, spero.

20.06.2015 ore 22:30

A Michiko           2009
La bella di Tokio, collega mia cara,
mi chiede ogni volta che cosa io ci faccia
in queste due ore di libertà,
quassù nella nostra università.
"Ma scrivi davvero?"
Quasi, quasi non crede
che bastino solo a disposizione
due fogli e matite per ricominciare
con la micromagìa qualcosa a stilare.
E non sono poi tutte da disprezzare
le idee che ti metto lì nero su bianco.
Credo esse abbiano tutte uno scopo,
non solo incitare a fare di meglio,
sia nella vita che coi sentimenti,
ma a volte a cambiare radicalmente
modi di vivere e di pensare.
Così accade nel libro di Dickens:
"A Christmas Carol",
dove un ex diavolo ora un angelo è.
Prima di dire addio alla vita
quelli che un tempo gli eran nemici
poi diventati sono suoi amici.
Sembra un finale da capogiro
ma è solamente un miracolo vero.

A Mafalda Di Leo
In certe notti non sai perchè
non riesci a dormire e resti sveglio.
Ma questa notte io conosco il perchè.
Come nasconder l'amara vicenda?
Quanto la vita sia traditrice?
Mai e poi mai, l'avrei creduto
che proprio lei venisse colpita.
Sembrava vegeta, sana, intoccabile,
con quel suo fare così giovanile.
Non solo l'età ancora immatura
ma tutto il resto, carattere e aurea,
facean pensare che fosse una donna
pien di salute e voglia di vita,
d'avere ancora il doppio degli anni,
compiuti in dicembre,
dinanzi a sè da poter goder.
E invece la grande nemica in agguato,
in pochi giorni se l'è portata.
L'ha tolta a noi, lasciandoci un vuoto
che consciamente ancor non palpiamo.
Ci mancherà quando non la vedremo
in bicicletta in giro in città,
quando purtroppo non sentiremo
l'allegra voce e la sua risatina
accompagnata da una battutina.
Mamma perfetta, nonnina perfetta,
parlava entusiasta dei suoi familiari.
Dei nipotini, in particolare.
Aveva un buon cuore e tutto pigliava
con filosofia, quella del sud.
Cosa rimane ancora da dire?
Che la tristezza è un'altra nemica,
che chi l'amava non dimenticherà
una persona sì cara e umana,
che non doveva subire la sorte
infame e crudele di quella morte.

06.02.2013 ore 05: 20

Alla cornacchia 2014
Col sole in faccia
fò una beccaccia
a quella racchia
di una cornacchia.
Lei mi pernacchia,
se la ridacchia.
Giacchè è una vecchia
prima la schiaccio
poi la spellecchio.
Sono un maschiaccio...

Volontà
È la nostra volontà che ci porta a fare questo
o quest'altro, qualsivoglia.
L'importante siamo noi.
Il cervello, il cuor, l'istinto spingono a pensare bene
sia del prossimo vicino che del prossimo lontano.
Fino a quando siam convinti di una cosa che ci piace,
la teniamo qui attaccata tra le braccia e non molliamo.
Non appena un dubbio cade da baleno a ciel sereno
se non lo cassiamo in tempo lo lasciam moltiplicare.
Addio vita, amor, lavoro, soprattutto la salute
ne rimangono colpiti trasformandoci un bel po'.
Per fortuna che riprende il cammin per la salita
ed il sole esce di nuovo e ci spinge a continuar.
Non vogliamo mai cadere con la testa ma sul culo
che attenua tutti i mali con due botte e lividure.

10.11.2016 nell'autobus ore 13:40

I nostri 27.10.2016 ore 23:23
I nostri genitori continuano a vivere in noi
e noi continuiamo a vivere in loro.
Gesti, pensieri, azioni,
persino l'intonazione della voce
e il nostro viso riflesso in uno specchio,
ci riportano a loro.
E ci chiediamo,
anche dopo decenni dalla loro scomparsa,
se davvero ci abbiano lasciati...

Al gatto 27.10.2016 ore 23.10
Devo ammetterlo: Mi fai impazzire!
Con quegli occhioni fissi nel vuoto
che voglion dire chissà che cosa,
col portamento da Re o Regina,
con quel coraggio che incute rispetto.
Ebbene tu, gattino o gattone,
mi fai sciogliere il sangue insieme al cuore.

Tu mi ricordi
Tu mi ricordi una vita passata, vissuta e trascorsa decenni all'indietro.
Un momento di spinte, salite e discese
con te, sol per te, e tu insieme a me.
Non mi hai mai lasciato. Rimasta sei dentro, chè fino al mio punto più debole e forte mi hai illuminato, svegliato, ispirato.
Non sono più triste, abbattuto, avvilito,
come apparivo qualche attimo fa.
Ho perso il pallore. Ho il color dell'amore
scritto qui sulla fronte e su queste labbra
che or sanno ridere come non mai, san godere il sorriso, mostrarlo alla luna, al gran sole e a te.
E te ne son grato, ragazza mia bella!
Con spensieratezza hai rubato di un uomo,
tutto ciò che possiede: la sua anima intera.
Mi sento rinato, io vivo per te.
Non andartene mai. Abbi cura di me!

Cento 21.11.2010
Cento, migliaia di volte ti avrei telefonata!
Prendevo la cornetta, subito riabbassata.
"Le mando un sms o una email concisa?
Voglio sentir che dice, scoprir come reagisce."
Ceder non è da me. Son uomo, non mi piego.
Eppur questo è un dolore, anche per me di tempra
dura, fredda, testarda.
Credimi ci ho sofferto come a un braccio di ferro,
senza una fine o tregua.
È durato in eterno ogni attimo, solo, senza di te al mio fianco.
Mi faceva patire, colto persin dal pianto.
E adesso son tornato, combattimento amaro,
come un cane mazziato.
Di tutto ho fatto, ho detto pur di dimenticare.
Dall'amore spossato.
Sei lì davanti agli occhi se vado a riposare.
Ti sogno. Non mi lasci nemmeno un'ora in pace.
Nel sonno più profondo sono perso, agitato.
Mi sveglio ma la mente, come la notte intera,
in un baleno cede, è di nuovo con te.
Lavoro, ma il pensiero mi logora, ossessiona.
La tua grande presenza mi sembra di un gigante.
Che cosa posso fare? A chi dovrò rivolgermi?
Solo a te. E son qui!
Mandami a quel paese, oppure dimmi sì.

Acqua di fonte e vino aspro
Scrivere e non smettere più per ore e ore.
Sembra facile, utile per i molti.
Ma non sempre ti fa approdare dove vorresti.
È come aprire il rubinetto di una fonte dalla quale puoi far sgorgare acqua o vino.
A volte, senza pensarci un istante, ti viene tutto di botto, spontaneo e credi di aver trovata la soluzione ai tuoi problemi.
Paragonerei questo all'acqua di fonte che arriva a casa tua
e con la quale mitighi felice la tua sete.
Altre volte, non sai nemmeno da dove cominciare,
intontito come ti ritrovi dalla vita, dai fallimenti, dalle delusioni, da ciò che ti va storto.
Ed ecco che lo senti come vino acido in bocca,
non ancora aceto, ma simile.
                                                                    Proprio come sta accadendo a me stasera.


Aiuto! Ho sete! Ho fame! Soffro! Ho paura! 28.04.2016
Perchè non ci sei tu al posto mio?
Quale sorte malvagia mi ha colpito?
Pensi, la meritavo a questa età?
Ne ho soli 6 e soffro da morire!
Sai dove sono? Al gelo, al freddo. Fuori.
I miei due genitori sono uno.
Mio padre è morto lì, in fondo al mare.
La mamma è assiderata, malaticcia.
Era finita pure lei nell'acqua.
Poi qualcuno è venuto e l'ha salvata.
A me è andata bene. Ero in barcone,
dal lato che non è affondato subito.
Ci hanno salvati in tempo, per un pelo.
Mi han gettato di peso in una barca
dove c'eran coperte, viveri, acqua.
Oh, quanto vi son grato!
Ma il papà mi manca e la mia mamma
non sa più cosa fare adesso che
ci ritroviamo qui, alla frontiera,
dove ci son soldati armati e rudi
pronti a sbranarci tutti o, perlomeno,
a non vederci più attorno a loro.
E se al mio posto ora la magia,
quella celeste, ci scambiasse i ruoli
e uno di loro, pieno d'odio e schifo,
si trovasse a provare i sentimenti,
il dolore di pelle, pancia e piedi,
che provo io in questa situazione,
come definireste il mutamento:
giustizia, parità o, bentistà?
L alegge del taglione non esiste.
Questi assassini potenziali fanno
e incutono timor, orror, terrore.
Che siano proprio loro i terroristi
che uccidono milioni di persone,
senza fare scalpore come i 30
che raramente muoiono per sbaglio?
Ebbene.
Aiuto!, Ho fame! Ho sete! Soffro!
Non hanno ormai più alcun significato.
Sono io a venir perseguitato
con i miei miseri 6 anni addosso.
E chissá quanti ancora ne vivrò?
E come li vivrò da oggi in poi...
Come quel bimbo lì, nato nel ghetto
con la sua prospettiva di soffrire
la fame e diventare poco di buono
per morire ucciso anch'io per sbaglio,
ingiustizia e odio e razzismo,
da un poliziotto il cui grande diletto
è togliere di mezzo le altre razze,
spazzare via chi a genio non gli sta.
Perchè il suo cuore in realtà è già morto
e vuol la morte dell'intero mondo.
Io sono qui che aspetto il mio destino
e mi domando incredulo perchè
non ci sia tu adesso al posto mio.

Te lo dico 26.01.2015 ore 01:02
Te lo dico. Lo devo dire.
Sei un poco triste per i miei gusti.
Voglio allegria, gioia, colore,
le distrazioni che fan bene al cuore.
Tanto, guardare in faccia realtà,
le situazioni che fanno pietà,
ti portano a vivere molto di meno,
o perlomenico, una schifezza.
Che puoi cambiare, rivoluzionare?
Quanto vorresti aiutare chiunque
ne ha di bisogno, chi adesso sta male!
Ma poi alla fine, sai bene anche tu,
che è proprio te stesso il primo qui al mondo
che ha bisogno di aiuto, e anche urgente.
Perciò, dimentica e cura il tuo cuore,
cantando ballando e facendo l'amore.
Perchè assai presto, ed è sempre assai presto,
viene l'odiata odiosa a pigliarti
per mani e piedi con la violenza.
Che immenso dolore! Non c'è resistenza...

Quando vuoi
Quando vuoi uscirne fuori,
sia per quanto valga o costi,
cerca sempre di pensare
che la vita tua è la tua,
che il tempo perso è perso
anche a scrivere "scrattate",
parolaccia appena uscita,
mia invenzione ora coniata,
per cambiare qualche cosa
che in realtà ripeti a iosa
e non fa più alcun effetto.
Esci dall'anonimato,
alza le tue chiappe e vola!
Va' un po' fuori, scorda il resto
che ti dona solo male!
Medita con l'aria fresca.
Giova a te molto di più
di un idiota deficiente
che non vuol capire niente
della tua bontà, del cuore
che ti porti in mano sempre
a favore della gente.
E anche quelli da lontano,
tu conforti con preghiere,
che poi guarda caso, a loro
beneficio si rivelan.
Prega un po' per te, tesoro,
pensa almeno a viver meglio,
a goder quel che ti resta
senza rinunciar a ciò
che ti offre gioia e calor.

10.02.2011 ore 10:10

 

Se                      19.08.2010
Se sei a terra non conviene
esternare i tuoi lamenti
che ti atterrano di più.
Fatti invece due sudoki
o le parolin crociate
e vedrai che scorderai
su due piedi la tristezza.
Come sottofondo scegli
musichetta brasiliana
per vederti tutt'intorno
gente allegra che reagisce
anche lei con l'allegria
per scordare i suoi problemi.
E ricordati che tu
non sei l'unica persona
che patisce a questo mondo.
Anzi devi ritenerti
fortunato e avvantaggiato.
Cosa vuoi? Sei ancora in vita?
Datti un pizzico sul braccio
così te ne accorgerai.

Quanto dolore! Ma verrà il giorno
Quanto dolore! Tu che ne sai?
Non mi eri vicino, non eri me.
Ce l'ho fino a dentro le ossa e al midollo
quel che ho passato. Solo io so cos'è.
Mi duole tanto da farmi sentire annichilita,
inerme, fragile com'ero allora,
ipnotizzata dal gran terrore che mi incuteva.
Era un infame, un disumano,
che si metteva su me e il bambino
che non potevamo difenderci o spendere
una parola in nostra difesa.
E subivamo quell'umiliazione
d'esser menati e fatti del male
come succede a una ragazza
che all'improvviso, senza preavviso,
viene assalita e violentata.
"Com'eri stupida", puoi replicare
senza sapere, senz'essere in me.
"Perché non ti sei mai ribellata,
non hai reagito, non sei fuggita?"
Allora? A quei tempi?
Con le chiare minacce:
"Quando io mi arrabbio,
non vedo più niente.
Mi si abbagliano gli occhi,
son capace di uccidere"?
E poi raccontava di un suo prozio
che in vita sua avea assassinato,
ben sedici uomini e donne.
Il bimbo, ora uomo, ne ha 41 di anni
ed io ero solo una giovane donna indifesa
che per salvare il bambin dalle grinfie,
ho sopportato di tutto, tacendo.
Avendo l'orrore dinanzi agli occhi,
di ciò che suo padre potea perpetuargli,
non c'era una scelta se non di aspettare
un giorno futuro di liberazione.
Credevo persino, scendesse il Messia a trarmi in salvo.
Pregavo, piangevo a singhiozzi, in silenzio.
Perchè guai se mi avesse sentito!
Ne avrei prese altre di santa ragione!
Non so andare avanti, mi viene un malore,
allorquando ricordo e racconto dell'orco.
Chissà quante donne han subito la sorte
che è toccata a me?
Ci perseguita ovunque, noi vogliamo scordare,
ma le immagini tornano, specialmente all'età
in cui abbiamo più tempo di pensare al passato.
Quanto oggi vorrei cancellare con l'acqua o la candeggina,
l'afflissione vissuta, la crocifissione
che ogni dì mi portava ad attender la fine.
Sono sola, ed è brutto, ma l'idea di dover
fare i conti con uno che somigli all'infame,
mi fa' esser felice di questa via d'uscita tardiva ma incruente.
Auguro a quella donna che or mi sta leggendo,
di avere la fortuna un giorno e di
scappare come l'ho fatto io.
"Verrà il giorno" , ti dico, come scrisse Manzoni.
E quel giorno anelato della resa dei conti
è vicino anche a te ogni ora e buon'ora.

Se                    15/10/2010
Se il buon Dio ti fa del male,
il cattivo dio ti sbrana.
Se il tuo prossimo ti schiaccia,
il nemico ti spellecchia.
Se il tuo capo sfrutta tutto,
il tuo Stato pappa il resto.
Che ti resta da sbranato, fatto male,
da schiacciato, spellecchiato,
da sfruttato, da pappato?
Non rimane niente più
di un brav'uomo, pover'uomo,
operaio o netturbino,
impiegato o ciabattino,
ragioniere o fattorino.
Guarda ben che sotto sotto
divorato hanno anche l'osso.

Altruismo (Gettata di getto)
Son sempre stata un angelo, non ho mai approfittato,
anzi ho lasciato che gli altri sfruttassero me.
Lo so che è inusuale, che si chiamano stupidi
quelli che come me si lascian divorare,
consapevoli eppure, senza reagire mai.
Ma se avessero tutti un po' di tal bontà,
non staremmo a stò punto di crisi maledetta.
Se tutti ci pensassero che stiam qui per morire,
nulla appartiene a noi.
Tutto quello che abbiamo, case, chiese, palazzi,
i posti preminenti, l'oro, i gioielli Armani o il caviale e i tartufi,
tutto è solo prestato, anche nella tua pancia.
Fra qualche ora è lì nella cloaca insieme
al panino raffermo della gente affamata!
Queste sono le cose che ho sempre sostenuto
e applicato qui nella mia vita piena.
Sì, piena di gran cuore e gran soddisfazione
che insiem a studi e scritti, ballo, canzoni e motti,
mi donan quel che tu, avaraccio schifoso,
pieno dei tuoi pidocchi e delle pulci sporche,
non godrai mai nei giorni della tua vita vuota.

Uno spicchio 27.4.2010 ore 6.30
Uno spicchio di luna
una sfera di sole
polvere di stelle
e la laguna blu.
Che cosa vuoi di più?
Ripensi ad "Avatar",
al film che hai visto tu,
come tutti, in 3D.
Vorresti stare lì
in quel mondo fatato
che viene dagli umani
in breve degradato.
Ma lo vorremmo forse
un poco noi di qua
perchè abbiam l'impressione
che vivere di là
ci faccia bene e come!
Pien di pace e calore.

Ma chissà?
Ma chissà quanto ci vuole
per portar fuori il liquore
preparato con maestria
dalle figlie della zia
che in vacanza dilettate
si son con tanti gelati
e un rosolio di ciliege
che nulla sottrae allo Sherry!?
Siam felici di provarlo
con il naso e con la lingua
su di una fettin di pane,
su spaghetti e arrosto medio,
per mischiarlo con sapori
che gli dian maggior profumo.
Io lo proverei persino
sulle trote, sul caviale .
Perchè no? Sui gamberetti
come gusto assai speciale.
L'avocado gli si addice.
Con le arance abbinerei
anche cachi e frutta secca
come i datteri maturi o i fichi di Gallura.
Dai, provate il buon liquore
con quel che or più vi addice
e leccatevi i baffetti
chè migliori non ce n'è!

Una mosca
Una mosca qualunque
in un gran magazzino
è molto fortunata.
Ha la vita facile e lunga.
Ha tutto ciò che le occorre
e mai nessuno si sogna di ucciderla.
Ha tanto spazio per sè,
vola di scatto lontano
infastidendo un altro cliente.
Ma chi vive meglio di lei?
Se ci viene in mente di paragonarci
a un insetto sì immondo
eppur utile al mondo,
possiamo concludere
che in certi momenti della nostra vita,
con grande piacere scambieremmo
i due ruoli per evitare fastidi e dolori,
momenti atroci, qualsiasi malore.

Occhipinti 18.11.2012
Io son un vino rosso
secco, corposo, vivo,
che subito ti inebria,
ti rende caldo, stanca.
Dimentichi le pene,
rilassi corpo e anima,
si paca anche il tuo cuore
che non sa più che fare,
quali pesci pigliare.
Fortuna tua che bevi
il migliore tra i buoni
dei vini siciliani:
Occhipinti, sincero.

Ma la vita è un'attesa!
L'ho scoperto da bimba quando nella mia mente
aspettavo già tanto.
Mi parlavan di scuola e di televisione,
delle ferie sù a Roma, di un grande matrimonio.
Si doveva sposare la zia giovane, Anna, e i preparativi
furono già una festa.
Che bello ricordare i vestiti da scegliere,
le scarpe, i cappellini!
E lo stesso accadeva ogni anno alla Pasqua.
Si combaciava spesso con l'evento del sole,
la nostra primavera.
Mamma scegliea le stoffe e i modelli più nuovi,
cucivano le sorelle di mamma e di papà.
Scendevamo poi giù a Via Chiaia a mostrare
il nostro nuovo look.
Era una tradizione indossar tutto nuovo
e l'attesa era bella, un sentimento vivo
che provo anche in questi attimi in cui lo stilo a voi.
Fresco, chiaro, infantile. Poi divenne un po' adulto.
Era felicità che la mia gran città sa dar a chi ci vive.
Proprio come un bambino che non vede i contorni,
che mano nella mano della sua genitrice
capisce solamente la gioia di cominciare
e di attendere quello che lo sta ad aspettare.

Alla fine
Alla fine di ogni giornata,
piacevole o nera che essa sia stata,
mi piace volare a rifugiarmi
nella pagina azzurra di poetare.
Ci trovo racconti, ci scopro dolori
insieme a esperienze sentite, vissute
un po' anche da me o da chi io conosco.
E in quelle riscopro ricordi lontani,
rivango la terra che ho calpestato,
ritrovo gli amici che ho perso per strada.
Mi sembra di chiudermi in un involucro,
nella corazza della conchiglia,
quella che intatta mi custodisce
fino a quest'ora, e mi prepara
in dormiveglia al sonno profondo
pieno di speme. Grazie a voi tutti,
poeti e scrittori cado felice
in trance della notte
che auguro a voi, a me ed a tutti
d'esser serena come una ode
di un giorno di maggio
che apre le braccia alla calda stagione
anche se fuori tuoneggia e divampa
il temporale della realtà.

Tu pittore
Tu pittore,
dipingimi il cielo mentre nevica.
Tutto schiarisci di bianco puro,
il prato si copre di luce abbagliante
allo splendore del sole
e non c'è più niente di cui lamentarsi.
Anche il gelo
avrà il candore della luce estiva
e nell'aria,
la purezza del cielo
alle grandi altitudini
ci ridona l'anima.

Poi ci sta
Poi ci sta questa
battuta un po' amara
che ti ritrova
tra ciuchi e somari.
"Il bue che chiama
cornuto il simile"
perchè non riesce
a specchiarsi in fiume.
Cosa distingue
costoro dal resto
in una camera
al buio più pesto?
Ma il pesto lo faccio
ancor nel mortaio
con l'olio d'oliva
del mio portinaio.
Me lo porta ogni estate
tornando da Sala,
suo luogo d'origine,
e che si consola
se in cambio descrivo,
a lui e famiglia,
in napoletano,
la scena col raglio
di un asino in volo
quel dì in cui il vento,
impetuoso e violento,
dal cielo su un monte
lo fece atterrar.
Da lì il famoso
proverbio del luogo
per i creduloni
ingenui e burloni:
"Lui crede persino
che l'asino vola".
Ma è accaduto,
questa è vera storia.

Ridiamo, ridiamo
Ridiamo, ridiamo, perchè ci avviliamo?
Sogniamo, sogniamo, domani partiamo,
voliamo per monti e mari lontani,
andiamo in Austrialia e non torniam più.
Nel bottom del cuor c'è il mio gran desiderio
andarmene a Perth per morir con gli occhiali
da sole e il sombrero nel capiente marsupio
di un canguro gigante.
Poi laggiù il bel clima vanta ventisei gradi
ogni giorno dell'anno e nessun porta mai
nè il cappello nè i guanti.
Per i molti è pazzesco aver queste speme
tanto fuor del comune, lontan miglia e miglia.
Ma in fondo, se pensi ai tanti cretini
che ti giocano a lotto per anni e decenni
sapendo che a uno soltanto fortuna
su centoquaranta milioni cadrà,
allora ti dico, è meglio guidare il tuo carro
laddove si vede già chiaro spiraglio di luce.
Potrà darti coraggio e farti felice
e vedrai anche sarde che mangian le alici...

Che me ne fo'
Che me ne fo' dei tuoi concetti saggi
se li hai copiati spudoratamente?
Come cacci farina dal tuo sacco
se è vuoto o a stenti ne contien due grammi?
Sutor, ne ultra crepidam, ricorda
che il passo che ti supera la gamba
ti fa sol ritrovar col cul per terra!

Per un po' di compagnia
Per un po' di compagnia
vi regalo l'allegria.
Io vi dò zucchero e miele
voi a me veleno e fiele.
Val la pena di tentare
basta essere leali.
Come me non c'è nessuno:
sono buona, onesta, dolce,
ma la vita è assai crudele,
ne approfitta come voi.
Io son grande e generosa
voi piccini e pidocchiosi.
Chi sta bene tra voi e me?
Ricavatelo da sè.

Per un egoistaccio
Certo che devi ancora
imparare a trattare
la gente che conosci
come è di dovere,
non a modacci tuoi
o a piacimento tuo,
non tenendo alcun conto,
mai dell'altrui bisogno.
Non esiste soltanto
il tuo sfacciato egoismo.
Sia parenti che amici
hanno delle esigenze.
Le devi rispettare
e saper soddisfare.
Se no vattene via
a fare l'eremita,
solo, come tu stesso
hai esternato spesso.
Cerca un'isola morta,
silenziosa e deserta,
noiosa quanto te,
dove contare puoi
tutti i passi e le ore
finchè vita si spegne
senza calore e amore.

Il poeta
Il poeta è un esaltato che dà sfogo alle aggressioni
con parole e frasi e rime.
La poetessa lo è un po' in più.

La mia donna canta
Mi piace da morire quando canti per me!
La voce ed il tuo estro mi fanno sentir bene.
Non tutti crederanno che mi doni la vita.
Quando torno stremato, dal lavor consumato,
l'energia che io sento crescere dentro me
la devo solo a te.
Io te ne sono grato e assai riconoscente,
non ho bisogno più di medicine e inguenti.
Lo consiglio anche agli altri: sceglietevi una donna
che da mattina a sera è come un unsignolo.
La vita di schifezza che molti vivon or
la possono cambiare con:
do re mi fa sol.

E chiamale stupidelle
E chiamale stupidelle queste mie due poesiolle
sol perchè non son tristi come vorresti tu!
Disgrazie e dispiaceri messi nero su bianco,
essi fan sensazione, non l'essenzial bisogno
d'approfittar di attimi tanto, tanto sfuggenti,
di sereni momenti che gli ormoni allegrotti
smuovono in fondo a noi.
Sapete tutti bene quanto assai son struggenti
quegli altri momenti di nostra breve vita.
Del domani un bel nulla, nessuno ne sa niente.
Perciò facciam svanire, molto presto sparire
la paura, il terrore, tutti i pansieri tetri,
di visioni di panico che per ognun di noi
sobbalzano in TV, giornali e media affini.
Non mi vò a prolungare, già mi sento un po' male.
"Goditi questo sole", dico a te fiore rosa.
Gioventù è passata e lo specchio è sfocato
quando ti ci rispecchi, chè i bei giorni son qui.
Restiam freschi di dentro, consoliamoci il cuore
leggendoci un bel libro che ci ridona l'animo
con preziosi pensieri.

Da dire o da non dire?
Da dire o da non dire?
Quesito enigmatico
posto quasi da Shakespeare
o da un innamorato.
Parlar, tacere o forse
soltanto mormorare
senza farsi sentire,
o mettersi a pensare.
Ma pensare un po' troppo
ti puo' fare fissare;
e con la fissazione
ci si puo' anche ammalare.
T'immagini le cose
che in realtà non sono
e cominci a soffrire
soltanto inutilmente
benchè sia consapevole
che non è vero niente.
Gesù ci dice inoltre che
è da abbondanza in cuore
che la tua bocca parla.
Perciò concludo ora:
a volte devi dire,
a volte non lo dire.

Che presa in giro!
Che presa in giro!
E non te ne sei accorto?
Tu, intelligente, furbo, raffinato,
ti sei fatto in un niente abbindolare
e adesso non sai più che cosa fare.
Non ne volevi più di bambinelli,
quattro eran tanti con la prima moglie.
Ma la seconda donna che hai amato,
senza chiederlo prima, ti ha incastrato.
Stavolta non si puo' tornare indietro,
è una ventenne innamorata matta
che lo desiderava un bel bebè
da un padre esperto e vecchio come te.
T'è piaciuta la fresca ragazzina?
E or pagale appien, volente o non
le conseguenze di una relazione
che presto ti fa andar anche in pensione...
7/7/2012

La poesia è...
La poesia è melodia
se hai orecchio per la musica
sei di certo anche un poeta.

C'era il sole
C'era il sole. Alzai le serrande e scomparve.
Come un piccolo gesto puo' cambiare tutto!
Così è per le idee.
Mentre vedi il mondo chiaro davanti a te, appare un grigiore.
Pian piano si trasforma in pece, catrame più nero della notte
senza nè luna nè stelle.
Come quando in guerra all'improvviso cade una bomba sulle nostre teste.
E non moriamo.
Miracolo? Soprannaturale? Accade.
E dopo, altrochè sole! Altrochè luce!
Essere in vita è più del sole quotidiano!
È sulla tua pelle, nel tuo sangue, nelle tue viscere, nel tuo midollo.
"Ci sono, ci sto. Ho ancora del tempo dinanzi a me.
Chissà quanto? Posso toccare, tastare, gustare, odorare, sentire, vedere...
E chissà quanto sarà bello ogni istante, ogni attimo, ogni batterdocchio della
mia esistenza da adesso, avendo assaporato il fiele della morte scansata!
Grazie orripilante esperienza che fa apprezzare quello che tenevo per
scontato.
Grazie a chi a cosa, non so. Ma mi sento felice.
Sì, adesso credo di sapere cos'è la felicità:
La luce del sole mentre ti ci avvicini sempre più".
3/10/2012

Quando lo vidi
Quando lo vidi la prima volta credei davvero fosse un po' matto.
Ma non sapevo ch'era bugiardo, falso e crudele, come un selvaggio.
Ero il suo ostaggio quando menava e mi trattava come una schiava.
Me ne scappai, trovai la via per terminare la pena mia.
In quel frattempo eran passati ben venticinque di anni ingrati
e ancora oggi non so spiegarmi come abbia fatto a sopportarlo
senza reagire con uno sgarbo.
Ammetto pure che certe volte l'avrei affogato con queste mani.
Ma non potevo, son troppo umana, e lui tra l'altro era anche un porco
un parassita, un gran villano, un disgraziato da lasciar stare.
Me lo dicevano oltre che i miei, amici, compagni, persino i suoi!
Si rifiutava di lavorare e pretendeva da me che fungessi
da madre e padre pei figli nostri.
Lo feci a lungo fin quando un giorno cambiai direzione.
Ma perdonai. Come sperai che con la nuova lui si cambiasse!
Che un'altra donna lo migliorasse!
Gli parlai ancora, lo sostenei, a viver quieto lo incoraggiai,
pensando roseo, più positivo. Non feci caso che mi derideva.
Fu quando seppi che anche l'altra da lui fuggiva
o meglio ancora, che dopo usatelo, l'avea scacciato,
mi vergognai io al posto suo, gli tolsi sguardo, pietà e parola.
Indifferente mi era adesso, più miserabile e più meschino
di quando allora gli ero vicino.
Se psicopatico o deficiente vorrei lo giudichi tutta la gente
che di lui sa e pur di me.
Ma soprattutto faccia il Signore i conti alfin per quel che è
la verità o l'illusione di questa vita di confusione.
27/05/2002

Adesso
Adesso solamente
capisco la ragione
di questo mio istante
d'insonnia e confusione.
Tu non mi manchi affatto
perchè tengo il bisogno
di un amore intatto,
non di quel brutto sogno.
Io non ti ho mai voluto
ma mi volevi tu
e quando ti ho lasciato
son risalita sù
dal baratro profondo
che distruggeva il mondo
ogni qualvolta noi
ci incontravamo in volo.
Non c'eri tu con me,
vedevo ancora lui,
e stavo male in più
se mi stringevi a te.
Per questo voglio solo
restare con me stessa,
non sono più la stessa
ma sto meglio così.
25/04/2012

Credo
Credo nell'amore che
scioglie gli oceani
spezza i mari
schiaccia i monti
prosciuga i fiumi
spellecchia l'acqua
serpenta i laghi
scinde la goccia
spacca l'anima
sgretola l'elettrone
scandina il protone
sbriciola il cuore.
28/01/2002

A Michiko
La bella di Tokio, collega mia cara,
mi chiede ogni volta che cosa io faccia
in queste due ore di libertà,
quassù nella nostra università.
"Ma scrivi davvero?
Quasi, quasi non crede
che bastino solo a disposizione
due fogli e matite per ricominciare
con la magìa qualcosa a stilare.
E non sono proprio da disprezzare
le idee che ti metto nero su bianco.
Credo esse abbiano tutte uno scopo,
non solo incitare a fare di meglio
sia nella vita che coi sentimenti
ma a volte a cambiare radicalmente
modi di vivere e di pensare.
Così succede come nel libro
di Charles Dickens: "A Christmas Carol",
dove un ex diavolo ora angelo è.
Prima di dire addio alla vita
quelli che un tempo gli eran nemici
qui diventati sono suoi amici.
Sembra un finale da capogiro
ma è solamente un miracolo vero.
05/11/2009

Ich kann
Ich kann jetzt nicht einschlafen
nach diesen heißen Stunden
die ich mit Dir verbrach.
Sag mir ob Du es schaffst,
oder, genau wie ich,
die Sehnsucht spürst in Dir.
Die feindliche Sehnsucht,
die Seele, Geist und Herz,
ohne Barmherzigkeit,
in mir bluten lässt.
Ich wär die ganze Nacht
an Dir geschmiegt geblieben,
an Deinem warmen Körper
so glühend wie ein Vulkan,
aktiv, im Eruption.

Come definiresti
Come definiresti questa gente
che dopo essere stati tuoi studenti,
a volte per diversi e molti anni,
ti lascian senza darti il preavviso,
e se per strada vedon la tua faccia
ti girano la loro e fanno finta
di non averti mai e mai visto prima.
A volte sono io a corrergli dietro
per chieder gentilmente come stanno
e dargli un salutino del buon angelo.
Eppure eravamo quasi amici...
Hanno appreso con me correttamente
la nostra straordinaria bella lingua,
termini tecnici, quelli commerciali,
letteratura, le frasi idiomatiche,
ed ora all'improvviso se ne vanno
senza alcuna parola di commiato,
senza un addio plausibile, appropriato.
Ci resto male e so che non è il caso
di farmi sentir io, io di cercarli.
So che non voglion esser toccati,
non vogliono venir importunati.
La loro privacy è tanto importante,
che se li cerchi per un paio di volte
son capaci di farti anche querela.
Che strana gente forestiera e fredda!
Che diversa veduta della vita!
Noi che siam troppo umani ci restiamo
a dire poco, male e assai delusi.
Ma è così, e quasi mi vergogno
d'avergli dedicato la poesia,
nemmeno questo meritan,
credetemi.
22.09.2012 ore 14:45

Dormi sereno amore
Dormi sereno amore.
Gli occhi chiusi si muovono ancora
mentre leggo per le ballate
dei grandi del passato.
Ti affascinano,
sebbene tu non le comprenda del tutto.
Ma ecco che il sonno vince l'interesse
e ti assopisci al suono della mia voce.
Spero proprio che queste mie letture serali
ti avvincino da grande quando
leggerai da solo.
Così da renderti saggio e discreto,
colto e sapiente,
mio dolce piccolo amore di otto anni.
1985

A Tessina
Il mio tesoro dorme.
Piangeva ch'era stanca,
e adesso si riposa sognando di volare,
salire ad alta quota come un uccello in cielo.
Si sente assai felice ma non ricorderà
questi momenti belli, più che altro per me,
che la osservo incantata, estasiata, stordita

dalla sua splendidezza, della sua dolce età.
Il mondo le sta innanzi, l'aspetta ancora tutto
quel che senza sorprese a lei sorprenderà.
Voglio solo le cose meravigliose e gaie,
dolce bambina mia che di mesi ne hai sei.
Come l'uccello, il tempo inesorabilmente
se ne vola lontano e passa e ti sorpassa.
Tra poco lentamente ti vedrò grande grande,
non solo per l'età, ma anche per bravura,
perchè ne son sicura, la tua bellezza e il cuore
che ti distingueranno da tutti gli altri al mondo,
felice ti faranno.
Sei unica giá adesso, dolce, tranquilla, bella,
con gli occhi a mandorlino e la boccuccia d'or.
Non sai quant'io ti ami!
E ti ritrovo a letto col visino sul mio.
Tu mi sorridi ed io...
ti bacio con amor!

C'è chi c'ha!
C'è chi c'ha una faccia tosta
che non te la puoi pensare!
È più tosta della selce
quasi come quella tua.
Ma la tua nessun al mondo
la potrà mai superare.
Quel che hai fatto, solo tu
lo sapevi immaginare.
Sei volata sulla luna
senza chiedere se anch'io
ci venivo insieme a te.
Mi hai mostrato la tua sonda
mi hai donato dieci baci
ti sei presa sei maschioni
e non sei tornata più.
14/02/2006

Berenice
Quanto sembri felice, beata Berenice!
Su questa grande foto mi sembri una nutrice
dipinta da Botero.
Non hai angoli o pizzi, tutta armoniosa, tonda,
nulla ti sposta, resti pacifica e tranquilla
anche se sul gran naso si poggia una zanzara.
Tu l'atterri di colpo e provi se ti piace,
perchè mangi di tutto e non t'importa affatto
che il tuo compagno estetico chirurgo assai famoso,
ti ripeta amoroso che ti può trasformar.
Tu continui a mangiar colatella, intestini,
cuore, cervello e fegato del ciccio maialino
che hai cresciuto tu con orgoglio e calor.

Frittata di linguine
Quella che faccio io è una variante
che mi sta bene assai e son sicura,
se la provate piacerà anche a voi.
Le uova le risparmio e così metto
per mezzo chil di pasta, lunga o corta,
solo quatt'uova e poi di pecorino,
diciamo due abbondanti cucchiaioni,
d'olio extravergine anche due cucchiai,
sale, aglio e pepe ed il prezzemolino.
La qualità di pasta preferita son le linguine,
restan più al dente. Naturalmente
quella già avanzata può andar da ziti,
a spaghetti o anche penne.
Per dar colore, se la tengo pronta,
ci metto un mestolino della salsa,
rendendo la frittata morbidetta.
La friggo poi pian piano d' ambo i lati
e appen la crosta è d'oro e croccantina,
la lascio raffreddar. Servo a fettine.
Me la sto già gustando con la mente,
or la preparo a voi velocemente.

Scrivi!
Ho scritto sì, ma sol per un'ora
e adesso si abbatte la critica amara,
squillante, avvilente qui dentro nel cuore
e dentro la mente perché non ascolto
i saggi consigli di chi già mi apprezza
e pretende l'impegno di versi in saggezza.
Devi metterti qui, incollata al computer
per almeno quattr'ore, ogni giorno descrivere
e saper scervellarti, ristancarti e stancarti
per poter dire che, a te stessa e al tuo mondo,
sei una vera scrittrice che si dedica
tutta immolata all'altare
della letteratura senza posa nè tregua.
Ma tu sei una sportiva.
Ami le passeggiate che più lunghe esse sono,
più ti rendon felice.
Qui divisa in mentale e attività fisica
ti ritrovi in tortura se far quello o quest'altro.
Meglio ancora se invece ti prepari la cena...
Si fa presto buio pesto, siamo ancora in inverno.
Mangi una piccolezza, và a letto
e più tardi, ti rialzi e ti fai, lungo il lago tranquillo,
un giretto che ispira a stilar i pensieri
che ti frullano in testa al calar della notte.
2/1/2011

Fatti abbracciare
Fatti abbracciare,
non ci pensare.
Un bell'abbraccio
ti dà coraggio.
Se tu ci credi
oppure no,
con un abbraccio
si puo' guarire.
Ti passa calore
e profumo di fiori.
È una promessa
non solo una volta.
Prova e bisprova
ti piacerà.
Sorriderai
e di più amerai.

Quando un giorno
Quando un giorno morirò,
fra cent'anni o forse più,
non ne voglio piante e fiori,
nè ghirlande o mazzi grossi.
Vi dovreste agghindare,
o piuttosto, un po' spogliare
indossando bei costumi
caldi, allegri, sexy, sgargianti
dai colori variopinti:
gialli rossi verdi e blu.
Canticchiar, saltar, ballare
come a Rio a carnevale.
Poi gridate a squarciagola:
Rosa godi l'altro mondo
più di questo mondo qua:
va' a ballare pure là,
dove aspetti che veniamo,
ma andandoci pianino,
a continuar la festa
con la gioia e l'allegria
che tu sempre hai tanto amato
con cui noi hai contagiato.
Grazie Rosa, arrivederci
al gran "nonlasciarcipiù".

Di nuovo
Di nuovo zero zero zero zero, vuè!
È l'ora dei vampiri
o degli spiritelli
ma tu non dormi ancora
e sai che ti fa male.
Domani è un altro giorno
di stress e buon umore
ma non esagerare
se no abbassi il morale.
Il sonno giova e sana,
anche se non a tutti
piace completamente
perchè sembra di perdere
un poco della vita.
Eppur dobbiam buttarci
ogni notte per forza
nelle braccia del caro
e ammosciante Morfeo
che sol se cadi in trance
si riesce a placare
anche se fuori il tempo
infuria, sbuffa e strepita.
Chiudi porte e finestre,
tappa bocca ed orecchie,
ignora la tempesta,
imbocca la coperta e...
sogni d'oro zecchino.
00:00 24/08/2012

Come sei giovane!
Come sei giovane! Quanto sei bella!
Perchè ci soffro, lucente stella?
Come ha potuto il tempo impietoso
me sorpassare ed io non vedere
quanto pian piano mi trasformavo e decadevo?
Come un'antica città allora magna
ora in rovina, una carogna.
Io rattrappito e imbianchito
non ho più forza nè voglia di dentro,
lì dove c'era freschezza e potenza
purtroppo oggi non si alza più niente.
Io ti riguardo e ti riosservo
mia dolce fanciulla ancora intatta.
Almeno lo spero, se non per me,
per chi un bel dì per sè ti avrà...
Cosa che io non potei fare
perchè una vergine mai seppi avere.
Piu disperato che sconsolato
vo' alla deriva finchè mi arriva
l'ultima ora del gran flagello che mi divora.
04/07/2008

Questi poveri dottori
Questi poveri dottori sostenere li dobbiamo!
Vivon male se stiam sani, se di rado ci ammaliamo?
Fin al sangue i mediconi per i cronici son buoni
te li spellano a ogn'ora.
Quelli vivi fino a ieri non gli danno più profitto,
ma alla porta, stan già tanti che si stan facendo avanti.
I più giovani fan pena, per fortuna son di meno.
Sono i vecchi i redditizi, perchè avevan tanti vizi
che ora devon giustamente pagar profumatamente
i servigi, lunghe cure, soluzioni ed emulsioni.
Voi chirurghi, specialisti, voi oculisti e voi dentisti
fate tante operazioni per spillar grassi milioni
da chi non vuole accettare che poi o prima rincasare
dobbiam tutti giù alla terra come i vermi a primavera,
come ognun prima di sera.
E anche voi figli di Ippocrate in quel dì constaterete,
non possiamo indietreggiare ma soltanto sottostare
all'evento che puo' dare alla fin solo la morte.
A ciascun la stessa sorte!
29.06.2010

Amo Dostoyevsky
Amo Dostoyevsky, amo il suo "Idiota"
tale perchè folle
Amo Dostoyevsky, amo il suo minuto lungo un'eternità.
Amo i suoi personaggi femminili, sfortunati, eppur vivi.
Amo la sua religiosità che non ho più.
Amo la sua realtà così attuale, nuda e cruda.
lo amo perchè nato l'11/11 ed io il 22/2.
lo amo da ragazzina, lui mi ha fatto amare la Russia e i russi.
Alioscia, Ivan, Miskin, Aklaya, nomi familiari.
Amo Dostoyevsky ancora vivo, ancora qui, ancora vegeto.
Che genio! Che personalità! Che immortale!
9.8.12 ore 24.00

 

Nacqui 24.06.2012 ore 24:00
Nacqui tra vita e morte.
Il chirurgo predisse
al mio papà la sorte
che dovevo subire:
"O madre
o il bimbo in grembo.
È un parto complicato,
si lacera ogni membro.
Forse il forcipe aiuta..."
E così fui tirata,
tra le grida di mamma,
in extremis salvata
da un inizio caino.
Ma dopo un mese ecco
ch'ero di nuovo in bilico.
Tutto ci avrei rimesso,
d'inedia ora finivo.
Non si placava il pianto,
notte e giorno interrotto
forse solo dai brevi
svenimenti notturni.
Mio padre fu costretto
a chiamare il pediatra
che a parole dirette:
"Questa bimba è spacciata
se non trovate tosto
una mamma che allatta,
che se la mette al petto
e la fa rianimar.
Fu la seconda volta
che mi salvò un dottore.
Il suo nome a favore
della mia stessa vita
suonava -Bonavita -
e chissà a quanta gente
avrà donato inoltre,
con la sua esperienza,
speranza di esistenza.
Intanto il gran problema
non era ancor risolto:
Chi mi avrebbe portata
tre volte al dì a succhiare
se mamma non ne aveva
per niente l'intenzione?
(Ripreso il 25.7.2012 ore 21:45)
Papà sgobbava già
da sarto mane e sera,
l'unica più disposta
era la nonna anziana.
Teneva sessant'anni
eppur si mise in groppa
tre volte al dì il fardello
da portare da casa,
in vico Tofa sopra,
fino alla Via Sant'Anna
di Palazzo laggiù.
Lo fece fino a quando
non fui svezzata e dopo
rimasi ancor con lei.
Era bello. Ricordo
un letto bianco,
alla francese, alto
con la coperta linda
che scendea sino a terra.
Mi vedo circondata
da nonna e zia Assuntina,
zia Lina e zia Annina
che mi coccola ancor.
Poi a due anni ebbi
un comune esantema
che chissà quanti bimbi
ha scioccato così.
Ricordo come proprio
fosse successo ieri.
Ero col mio papà
che mi portava all'alba
sulla collina bella
a farmi prender aria,
sui Camaldoli d'or,
dove in una mattina
mi prese un grande pathos
nell'espettorazione
e mi sembra ancor oggi
di vedere la morte
con i miei stessi occhi,
proprio dinanzi a me.
Anche questo passò,
eppure un altro colpo
che definisco basso
mi fu dato al momento
della partenza in gruppo
di bimbe e bambinelli
di appena pochi anni.
Sì, perchè a sei anni
e specialmente allora,
eravam più piccini
rispetto a quelli attuali.
Strappata mi sentii
da mamma e da papà.
Ma lo vollero loro,
non certo io, che porto
con me quel gran dolore
di distacco ed angoscia
nell'andare in colonia,
per me come in prigione.
Forse è anche per questo
che so stare anche da sola
con me stessa, ma soffro.
Io ero inappetente,
una buona ragione
per mandarmi tra estranei.
A mio fratello invece
non pensarono mai
di mandarlo con me,
nè in seguito, da solo.
È un maschio e per i maschi
provvede la mammà.
I miei mi trasformaron
in poche ore e attimi
da infante in un' adulta,
e non so se mi fece
davvero bene o no.
Anche stavolta lì
mi ritrovai ai Camaldoli,
dove a due anni ebbi
provato morte in brividi.
Stavolta era il mio cuore
di piccina impaurita
a soffrire e vedere
la solitudin nera.
Non ricordo granchè
se non che ogni domenica
papà veniva sù
con l'autobus per me.
Mamma non ci veniva,
soffriva nausea e vomito
se prendeva quel mezzo,
ma mi ricordo che,
se era necessario,
lo prendeva lo stesso
e di rado accadea
che si sentisse male.
Era settembre sì,
perchè cantava in coro
anche papà con noi
l'inno Italiano e fuori
era scuro e assai triste.
Sapevo che papà
tornava a casa ed io
restavo tutta sola
in mezzo a una marea
di suore e di bambini.
Non mi piaceva stare
in un posto così,
era un immenso bosco
coi grilli e le zanzare.
Quell'anno dovei andare
a scuola in prima classe.
Vi arrivai con ritardo,
un mese intero dopo.
La maestra al mio babbo
disse che certamente
avrei dovuto adesso
ripetere quell'anno.
Ma dopo un mese
lei dovette rimangiarsi
le sue stesse parole
se per me non aveva
ripetuto il programma
del mese a me mancato,
perchè io sorpassato
avevo i suoi allievi.
Così uscì dal nulla
la figura di mamma.
Avevo assai sofferto,
quando a due anni e mezzo,
un altro trauma intenso,
subii quando la nonna
cominciò coi pensieri
sul crescermi da lei
o mandarmi da mamma.
Da quest'ultima infatti,
mi trovai proprio come
un pesciolin fuor d'acqua.
Tutt'altri modi, usi,
voce alta, abitudini a cui
dovetti in breve
rifarmi per andarci
daccordo e non venire
trattata a improperie,
spintoni e scappellotti.
Mamma in realtà era brava,
intelligente allegra,
ma la vita le aveva
donato anche sfortuna:
guerra, fame, dolore
per la perdita amara
della sua amata madre.
Di lei mi aveva dato
il nome di battesimo.
Rosa mi chiamo infatti
come la nonna morta
in prematura età.
Ed ecco la ragione
per cui la mia mammà
dopo il parto restò
quaranta giorni a letto
e non volle portarmi
lei stessa ad allattare.
Preferì rinunciare
inerme a quella gioia
di crescere sua figlia
per non fare la fine
della sua genitrice.
Io non so condannarla,
cerco di metter me
al suo posto. Non posso.
Sono di un'altra pasta.
Per i miei figli sempre
disposta a dare TUTTO.
Essi, un regalo immenso
dal gran cielo ricevuto.
Ne ho fatte di nottate
felice ad occhi aperti
perchè restasser calmi
se non volean dormir!
Li ho solo coccolati,
calmati con pazienza,
soffrivo prima io
se piangevano loro.
Ma ecco, ai miei sei anni
appare sul sipario
anche mia madre che,
orgogliosa di me,
comincia ad apprezzarmi
come figlia modello,
bimba prodigio, un genio.
Questo mi rincuorava
e faceva scordare
tutto di quei momenti
non belli da affrontare
nel vivere con lei.
Diceva e ripeteva
che amava assai di più
mio fratello Umbertino,
perchè l'avea cresciuto
solo lei e a lui
avea potuto dare
l'alimento Mellin,
il latte artificiale
che sol due anni prima
non esisteva ancora,
pe gran fortuna mia. (Rido)
Inoltre io somigliavo
all'altra nonna,
a Nunzia di cui ho
il secondo nome,
con cui purtroppo mamma
non andava daccordo
e di cui per davvero
ho preso molto io.
Per me provava solo
un po' di compassione,
ma si arrabbiava tanto
perchè papà era ormai
il mio gran difensore,
il protettore in caso
lei esagerasse un po'
con la sua disciplina.
E a volte ciò accadeva;
come quando io a due anni
e forse nove mesi,
fui lasciata da lei,
com'era diventata
ormai un'abitudine,
un pomeriggio sola
con mio fratello infante
che dormiva beato
sul letto a doppia piazza.
"Non lo fare cadere,
sta' attenta! O guai a te!
Non sapevo che fare
quando a un tratto Umbertino
si rivoltò sul letto
e cadde per davvero.
In quel momento mamma
saliva per le scale.
Era certo d'estate,
il balcone era aperto.
Io son nata a febbraio...
Calcolate l'età.
Mamma sentì il suo pianto
e appena aprì la porta,
mi sgridò e mi diede
pure uno scappellotto.
Non aveva notato
che papà le era dietro,
ritornato anche lui
a casa in quel momento
e visto l'accaduto.
Un inferno scoppiò.
Papà rimproverò
la condotta di mamma,
la sua pretesa assurda
di lasciare un bebè
con un altro bebè
a far da guardia e in più
la reazione un po' etrema
di accusarmi e picchiarmi.
Sfilò in un baleno
la scarpa destra al piede
e la lanciò con rabbia,
giacchè mamma voleva
per forza aver ragione
come accadeva spesso,
in una cristalliera
bella ed assai elegante
credo fosse Cantù,
che aveva una vetrina
tutta intarsiata a mano
di fiori nei cestini.
Rimasi tanto male,
non per le botte avute
ma per quella credenza
che mi piaceva tanto.
Pur essendo piccina
la scena è nella mente.
Torno ora alle lodi
che mamma mi faceva
perchè ero diversa
dalle altre bambine.
Mi presentava a tutti
come il suo grande genio.
In seguito lo stesso
anche per mio fratello.
È vero, era un bambino
per davvero speciale.
L'ho sempre amato tanto,
fu il mio primo figliolo.
Poi nel cinquansette,
lo stesso orrendo strazio
di ritrovarmi in mezzo
a un mare di coetanei
e suore tutte in bianco
perchè ora la mèta
era ancor più lontana.
Non restavamo a Napoli,
si andava a Torvaianica!
Soltanto alla partenza
mi assalì la tristezza
che mi stringeva il cuore.
Arrivati lassù,
mi sentiron cantare.
Grazie alla mamma mia
che cantava anche lei
avevo appreso tanto
di musica e di ballo
che loro correlarono
il mio nome di Giusti
a quello di Del Frate
Marisa, la soubrette
allora molto in auge.
Aveva ricevuto
un enorme successo
al Festivaldi Napoli
con una canzoncella
del tutto strappalacrime,
"Malinconico autunno".
Proprio così divenni
famosa sulla spiaggia,
la canzoncella e il titolo
mi identificavano.
Ogni giorno venivo
da ogni parte chiamata
"Malinconico autunno"
a cantar la canzone
o a ballare il bolero
per rianimare tutti.
Ma ad un tratto ci colse
un gran guaio di sorpresa;
qualcosa chè rimasta
dentro il cuore di ognuno.
Nel mio, ritorna ancora
in sogno uno spettacolo.
Vedo davanti a me
quella spiaggia
e quel mare dove
al lato sinistro
sulla sua superficie
il colore del sangue
mi fa rabbrividir.
Erano certamente
delle alghe quel giorno
che fecer capolino
come avviene ogni tanto,
ma per me era il sangue
della bambina morta
che vibrava sull'acqua
affinchè ricordassimo
per una vita intera
che lei non c'era più.
Quel mare straordinario,
bello, pulito, limpido
ci parlava ogni giorno
del macabro accaduto. . .
Non ne avevo paura,
le suore erano brave
e ci sapean trattar.
La cosa che ci accadde
fece male anche a loro:
l'Asiatica tremenda
che spazzò per il mondo
tante vite innocenti
e lì dov'ero anch'io,
si prese una bambina.
Io spero nessun altro.
Non avevo paura,
stavolta ero più grande,
presi la febbre anch'io,
fui curata con cura.
Odiavo solamente
le supposte
ma esse ci salvaron
la vita e così mi ripresi
fisicamente e oltre.
Ebbi la gran fortuna
di aver madrina e zii
che abitavano a Roma.
Mio padre volle subito
che venissero a prendermi
per portarmi da loro.
E così fu. E iniziò
un tempo di mia vita
veramente felice
e veramente gaio.
Solo un mesetto fu
che mai ho dimenticato,
mi dà ancora oggi
profonda gioia il pensarci,
chiudere gli occhi ed ecco
che sono in Via del Campo,
in zona Centocelle.
Gusto buone ciriole,
i pescetti, il pan nell'orzo
ogni mattina insieme
alle cugine mie.
Sento ora il profumo
dei fiorellin sul prato
dal colore giallino.
26.7.2012
E Via Gattamelata,
dove dalla comara
mi divertivo tanto
con Massimo e sorella.
Anche lì mi chiamavano
le famiglie a cantare
e mi facevan
sempre sfiziosi regalini,
come confetti bianchi
di cui io andavo matta,
caramelle o lirette
che poi dimenticai
di portar via con me.
Rivedo il Vaticano
e la sua gran città
dove andavo a comprare
insieme alla comara
che portava il mio nome,
le medagliette e i santi
che lei poi rivendeva.
E quella volta che,
senza chieder permesso
alla mia genitrice
mi fece far non proprio
la messa in piega ma,
addirittura già
una permanente riccia.
Poichè da piccinina
aveo i capelli ricci,
poi si eran fatti lisci
e lei li volle ancor.
A mamma mia
non piacque
questo comportamento
e a grande ragione.
Io ero una bambina
e si sa, a quei tempi
il barbiere usava
solo prodotti
assai lesivi,
chimici, artificiali...
A Roma ero Rosetta,
napoletana doc.
Quando tornai a casa
mi chiamavan romana
perchè parlavo bene
il dialetto di là.
E ne andavo assai fiera,
in realtà non volevo
ritornare dai miei.
Il mio gran desiderio
profondo ed esternato
era di rimanere
con quella famigliola,
di zio Giuseppe Giusti,
con zia Maria e Rosanna,
mia cugina carnale
e le altre cuginette
acquisite con lei.
Regnava l'armonia,
l'amore e l'allegria
tra quelle quattro mura
diverse dalle mie,
insieme ai miei che invece
trovavan ogni spunto
per azzannarsi contro.
Mia mamma, mi ricordo,
non ne teneva una
lei rispondeva a tono
se papà si arrabbiava.
Fuoco su fuoco e il tutto
escalava in litigio
a volte era tragedia
papà da uomo ch'era
trascendeva e finiva
con minacce che io
traducevo in esagerazioni.
Da paura ero colta
o forse da terrore
tanto esplodevan strilli
e parole inaudite.
La scuola era la pace
come lo scender giù
a casa di zia Ersilia,
sorella di mia madre
ma tanto assai diversa
che stava al primo piano.
Tranquilla, laboriosa,
con i piedi per terra,
la colpa era zia Ersilia
se mamma era sposata.
Lei voleva restare
da sola e senza prole,
senza marito a cui
non sapeva obbedire.
Lei era femminista
e dover sottostare
ai comandi di un uomo
era una gran tortura. (Poesia: Di mia mamma)
Anche qui la capisco
quasi alla perfezione.
Suo padre da padrone
la prendeva a mal modo
quando disobbediva.
Sollevata da terra
per gli stessi capelli.
Un dolore tremendo!
Ma fosse solo questo...
In realtà la nonna
l'aveva uccisa lui
dandole sì agiatezza,
ma tradendola a vista.
Lui da bravo artigiano
e commerciante in gamba,
guadagnava sì tanto
che i giochi di Natale
per i suoi quattro figli
li ordinava persino
nel negozio Pepino
che esiste ancora oggi
allo Spirito Santo.
Provenivano spesso
dalle famose ditte
site in Germania lì
in Norimberga città.
Ma la nonna piangeva
quando lui se ne andava
a girar capitali
dell'Europa di allora:
Londra, Madrid, Parigi
e anche là in Germania
aveva le donnette,
le ballerine belle,
giovani e fresche che
lo aspettavano sempre
con il suo portafogli
a gambe aperte a letto,
raccontava mammà.
Poi bancarotta e crollo
portaron prematura
nonna Rosa alla tomba.
Anima e corpo ora
cedevano ai dolori.
Dopo anni sofferti,
i reni come il cuore
sede dei sentimenti
le vennero a mancar.
Mia nonna ne parlava
a volte con le figlie, diceva:
Tengo il bacile (catino) d'oro
ma per sputarci il sangue.
Figuratevi che
una sera mio nonno
ebbe la sfacciataggine
di portarle sù in casa
una giovin ragazza
che definì perbene
e la fece dormire
accanto a lui e alla nonna!
E questo mamma mia
non sapeva scordarlo.
Vedeva in ogni uomo
il suo perfido padre
e anche in suo marito
non aveva fiducia.
Mio padre era diverso
ma era pur sempre un uomo
e gli uomini si sa
non si danno la briga
di capire noi donne.
Vogliono esser serviti
e anche ringraziati
del grande privilegio
d'averci presa in sposa
o scelta come amante.
L'altra sorella giovane
di mamma dicea:
"Gli uomini son magnacci
e le donne puttane".
Quest' era un'espressione che
aveva ereditata
dal suo caro papà
che però si era scelto,
a detta di lui stesso:
"Un angel sceso in terra
a miracol mostrare",
usando le parole
del nostro grande Dante.
Tornando a me,
io parlo volentieri di mamma
e la giudico onesta,
sincera e vero genio,
come dicea di me.
(Poesia: Di mia mamma"
(Or non dimentichiamo che da studi recenti
si è appurato che ogni bambino su tre al mondo
è un potenziale genio).
Era una grande donna
che mi ha forgiata bene
con la sua gioia di vivere.
"O in un modo o nell'altro
dobbiam tirare avanti.
Tanto vale restare quanto
più lo possiamo,
spensierati, gioiosi
che siamo ancora in vita
e che vediamo il giorno.
Nelle piccole cose
troviamo ogni momento
quella felicità
che viene, passa e và.
Non serve lamentarsi
specialmente con chi
forse non ci capisce
o chi non ne ha mò colpa.
Cantiamo e sorridiamo,
cerchiamo di pensare
a cose positive,
al sole, al mare, all'aria
che respiriamo liberi
e ringraziamo Dio
con la faccia per terra
che c'è tant'altra gente
assai peggio di noi".
La sua filosofia
la porto qui con me.
Mi dà forza e coraggio
per affrontare tanto
da che ero bambina.
Io, mai data per vinta,
ne ho fatte di esperienze
che forse qualcun altro
avrebbero avvilito
ma grazie alla mia mamma
insieme al mio papà,
filosofo anche lui,
ho sempre combattuto
e vinto fin adesso.
Lor due non eran fatti
l'uno per l'altro, è vero,
ma nonostante tutto
si volevano bene.
Mamma che aveva avuto
lusso, soldi ed agiatezza
adesso si trovava
in stato disagiato
perchè papà per farci
stare meglio di prima
avea investito tutto
il suo bel gruzzoletto
da buon sarto solerte,
in vestiti con stoffa
e la manifattura,
da pagare con comodo
a più piccole rate.
La dilazione è un rischio
e così accadde anche a noi.
Dopo le prime volte
ch'eran stati solventi,
i clienti "fidati"
non pagarono più.
Addirittura alcuni
tra questi minacciaron
il mio caro papà
con un coltello a taglio
se non avesse smesso
di esigere il denaro.
Così anche papà mio,
come il mio stesso nonno
per ragioni dissimili,
perdette tutto a un tratto
e dovette asservirsi
a un suo collega infame
che lo sfruttava all'osso
per un tozzo di pane
e lo facea tornare
ogni sera di notte.
Quel periodo lì
anche ricordo ancora.
Mamma si preoccupava
se pioveva a dirotto,
pregava Dio che il babbo
tornasse ora al più presto.
Quante volte ero stanca,
cadevo addormentata
senza la cena che
mamma ci preparava
quando papà veniva
con il denaro in mano.
A quei tempi i negozi
chiudevano di notte.
Mamma scendeva andando
dal salumiere accanto
a comprare la pasta,
il pane e il resto
e così in tutta fretta
cucinava un bel piatto.
Ma per me era già tardi
e non avevo fame,
solo una gran stanchezza,
come quando si muore.
Fu allora che divenni
il suo famoso genio.
Per far risparmiar soldi,
frequentavo la terza,
la feci tutta intera
senza il dovuto libro
chiamato -Sussidiario-.
Iniziava con pagine
di nostra religione,
seguiva aritmetica,
italiano e la storia
e poi la geografia.
La maestra, la stessa
signora di cui sopra,
spiegava la lezione
e immancabilmente
il giorno successivo
prima me interrogava,
che ripetevo tutto
con le identiche frasi
che aveva usato lei
o lette dentro al libro
il giorno precedente.
Fui promossa ed il caso
si ripetè anche in quinta
quando c'eran gli esami
di elementar licenza.
Dopo le vacche magre,
vengono quelle grasse.
Grazie a Dio o a chi altri,
le cose più avvilenti
cambiano nella vita
proprio al momento giusto.
Così papà incontrò
clienti di Posillipo
che si accorsero subito
della sua abilità.
Rimasero contenti
dei vestiti cuciti
e come ricompensa,
non solo lo pagarono
come si meritava
e mandaron gli amici
chè cucisse per loro,
lo aiutarono anche
a inserirsi in un campo
dove ci si guadagna
e si lavora sempre.
Questo vale tutt'ora
perchè altro non è
che quello dei defunti.(Ridacchio)
In un'impresa larga,
famosa e assai fiorente,
in pompe funebri e affini
trovammo giovamento.
Appartiene alla vita
l'ultima estrema unzione.
Papà non lavorava più
a casa da padrone
ma per conto di altri
con gran soddisfazione.
Ci aggiustammo in quell'anno.
Che gran benedizione!
Il periodo che segue
fu abbastanza tranquillo.
Solo alla scuola media
ebbi due volte forte
l'influenza curata
con la pennicillina
che mi somministravano
ogni giorno in punture.
Papà era sempre lì
a darmi assai coraggio
e mamma, il mio usignolo,
cantava e mi curava.
Ero felice a scuola,
ne avevo di amichette
e amici assai carini.
Fantasticavo spesso
raccontando fandonie
e sollevando il riso
di chi mi stava attorno.
Ero anche religiosa,
precisa e mi sapeo
molto padroneggiare,
sia con chi provocava,
sia con quell'altro sesso.
Non volevo rischiare
di perder la mia pace
e la stima dei miei.
Dovevo dedicarmi
solo allo studio e quindi
rinunciare all'amore
a cui si davan molte.
Ma anch'io ci caddi quando
un giovine dabbene
cominciò a interessarsi di me ,
a farmi la corte.
Al cuor non si comanda,
mi piaceva perchè
consideravo lui
alla stregua di un genio.
Aveva quindici anni
ma sembrava ne avesse
almeno dieci in più.
Per dispetto gli amici
dedicarono a lui
quella canzone allegra
che diceva così:
"Un tipo serio che non ride mai,
e che ce l'ha con noi perchè si sa,
non siamo come lui".
Durò circa annetto
quello strazio d'amore
insieme a lui con cui
non poteva succeder
il niente di un bel niente
perchè io non volevo.
Mi sentivo bambina
a quindici anni soli.
Avevo il mio papà
che amavo tanto tanto
e a cui non avrei mai
disubbidito allora.
E così ci lasciammo.
Trovó subito una
che acconsentì con gioia
ai desideri suoi.
Poi finirono come,
accadeva assai spesso,
che furono scoperti,
dovettero sposarsi.
Questo mio primo amore
ha forgiato quel resto
di vita relativo
ai sentimenti miei.
E non sapendo cosa
accadeva a quel ragazzo,
me ne scelsi uno che
gli ci assomigliasse.
Quel giovin poi svelò
che dopo il matrimonio
cominciò ogni notte
a sognare di me.
Perchè proprio di me?
Sembrava inverosimile
quando mi raccontò
che quei sogni di Rosa
gli apparissero sempre
per venticinque anni.
Lo portaron a analisi
tanto per lui importanti
che la moglie ad un punto
si sentì or costretta
a studiar la materia
che sperava potesse
svelare quell'enigma
e divenne psicologa.
Ma fu lui che scoprì
la ragione plausibile
di quei sogni notturni
e non il terapeuta
che la teoria sostenne
che io rappresentassi
solo la gioventù.
Si svegliava e prendeva
con minuzia gli appunti
di ciò che avea sognato.
Ci trovavamo sempre,
in mezzo agli altri o no,
mano dentro la mano,
con la mia mano calda
dentro la sua che proprio
in quel momento lì,
sentiva un'altra mano,
quella della consorte,
però fredda e gelata.
Come dicevo, è lui
che poi ha forse scoperto
la gran vera ragione
di quei sogni cocenti:
io son semplicemente
il lato femminile,
il suo Yang del suo Yin.
Lui me lo disse quando
infin ci ritrovammo
quella volta che io,
lasciato mio marito,
cercai il contatto suo
da trent'anni sospeso.
Solo quando era nato
il primo bambino
ci mandò un suo scritto,
lungo, importante, serio,
dal triste contenuto.
Eran le riflessioni
che si fanno ad un tratto
se si diventa adulti.
Guarda caso ora era
diventato anche lui
un bel padre novello.
Parlava della vita,
della sua brevità,
della fine che attende
poi ognuno di noi.
Sin qui nulla di nuovo
che già non sapevamo.
In realtà voleva
smuovere solo il mio intimo
a capir che se Dio
davvero ci esistesse
non farebbe soffrir
tanto la sua amata
umanità piangente.
Oh mio Dio! Per me era
del tutto chiaro che
questi pensieri sì orrendi
ci toccavan vicini
ogni giorno e momento
ma come dicea mamma
non convien speculare,
è solo tempo perso,
non possiam cambiar niente
coi pensieri malsani.
Così è, e l'accettiamo
tra le lagrime e il riso,
grigiore e sole acceso.
Forse avev l'intenzione
di minarci la fede
non sapendo ch'io invece
tra le righe intravidi
la sua infelicità.
Viver sotto campana,
essere sognatori
non convien nella vita
lo sappiamo perchè
la realtà è nuda e cruda
sempre qui avanti a noi.
Ma che possiamo fare,
non ci resta che agire
come Sciesa che disse:
"Presto, tiramm innanz!"
Bene o male che fosse,
quando ci rivedemmo
non sembrava invecchiato
era pien di energia
che non traspariva
nell'età giovanile e nella missiva.
Anche lui stava solo,
il suo error madornale
quella volta, la prima,
che m'iniziò a sognare
fu di dirlo alla moglie.
Lui da sposo novello,
ingenuo pivello,
non sapeva spiegarsi
perchè quel primo sogno,
contenesse erotismo
se tra noi non ci era
stato stato mai il concreto.
Personalmente io
me lo spiego così:
Credo che abbia assai
a che fare col suo
inconscio desiderio
di voler me al suo fianco.
La voglia mai appagata
scatenò un putiferio.
E che si ripetesse
ogni notte per anni
era un segno preciso
che lui mi amava ancora.
Non voglio prolungarmi,
ma dir che quando io
finii le ferie mie
e ritornai a casa
lasciandolo da solo
cominciammo una lunga,
cara corrispondenza.
Ci scrivevamo molto,
quasi ogni giorno ormai.
Nacquero sentimenti
che credevo scomparsi.
Eran però diversi
dagli adoliscenziali,
ma ancora più difficile
da poter soddisfare.
Abitavamo infatti
alla grande bellezza
di più di mille
miglia di odiosa distanza!
Spesso era insostenibile
la nostra situazione.
Almen da parte mia.
La sua ex cominciò
a mettere gli ostacoli.
Insomma, dopo che,
per me lui ha preparato
ben tre abitazioni,
di cui una sul mare
con Capri avanti a noi
e uno specchio d'acqua
da fare invidia ai re,
io ci rinuncio e torno
purtroppo sui miei passi,
lo lascio e lui si vende
quella casa di sogno.
Lo faccio per i figli,
non so lasciarli soli
anche se sono adulti,
non son come mia madre
ch'era contenta ch'io
abitassi lontana
per venirmi a trovare
e aspettare l'arrivo
quando scendeo da lei.
Non ci so star lontana
dai miei due figli amati.
È peggio che morire.
Io so cosè la morte!
29.7.2012 ore 23:02

 

E l e n a
 Elena ballava il tango
Elena faceva gare
Elena vinceva sempre
Elena era eccezionale
            Elena sapea cantare
            Elena era un usignolo
            Elena di buon umore
            Elena ridea di cuore
Elena avea la sarta
Elena avea lo shuster
Elena avea buon gusto
Elena era elegantissima
            Elena leggeva ore
            Elena era una studiosa
            Elena molto istruita
            Elena sapeva tutto
Elena era femminista
Elena era per gli afflitti
Elena aiutava gli altri
Elena era un'altruista
            Elena era spartana
            Elena era pane al pane
            Elena era aperta e chiara
            Elena era assai sincera
Elena era staordinaria
Elena era spiritosa
Elena era fantastica
Elena era il mio genio
            Elena la mia maestra
            Elena la mia insegnante
            Elena la mia docente
            Elena era mia MAMMA!
2/8(2012 ore 5:10

A Valerio
Perchè ti senti tanto affascinato
da mondi, da galassie e da universi?
L'immensitá e il sistema solare
te li ritrovi a casa in calendari
di cui fai la raccolta anno per anno.
Un mese intero affascinar ti fai
da una gran bella foto celestiale
che dopo una giornata di lavoro
ti dona pace per fantasticar.
Te ne sali sull'astro preferito,
concentri tanto alla scoperta d'esso
che ti scordi persino di te stesso!
Se fossi in te, mio dolce caro figlio,
codesto tema approfondirei,
non sol leggendo del gran Galilei
"Siderius nuntius" ma studiando proprio
l'amata astronomia, tua materia.
Scopriresti di certo che sia tu,
che lui e lei ed io pianeti siamo,
ardenti, luminosi, sovrastanti,
che con i nostri raggi e l'energia
possiam raggiunger nella vita
il cielo per incontrar Andromeda e Perseo,
Mercurio insieme a Venere con Marte,
asteroidi e stelle che dan luce
che per il tempo ci hanno preceduti.
22.04.2006 ore 01:15

È arrivata
È arrivata la mezzanotte.
Sento i gatti che fanno a botte,
sento te che miagoli ancora,
ma perchè son sveglio a quest'ora?
Cosa ho da dire?
Che cosa mi aspetto?
Che lei mi chiami o scriva un biglietto.
Come ogni sera attendo invano
addormentandomi qui sul divano.
Il dì comincia sempre assai presto,
la notte scorre insonne e mesta.
Ma la mattina sono felice:
ti fai sentire e tutto dici.
28.04.2010

Chi rompe paga
Chi rompe paga
e or che vuoi pagar?
Mi hai rotto il cuore
me lo puoi sanar
vuoi per te i cocci
ma son tanti e tanti
che si son sparsi
per quella città.
Se ci pensavi
in tempo li incolla
quand'eran sol due
li aggiustavi.
Ma è troppo tardi ormai,
senza trapianto
entro un mesetto
è certo ed è sicuro
mi atterri cuore
e coratella pure.

E se non ti va
E se non ti va
non te la pappare
me la lasci a me
e non ci pensare.
È una torta d'oro
e l'ho fatta io.
Dentro coi diamanti
e fuori coi brillanti.
Se non vuoi ingrassare
lo fò io per te
così crescerà
l'oro nel mio cuore
e diventerò
ricca come un re.
Tu ci perderai
te ne pentirai
perchè questa torta
è il mio amor per te!

Anch'io ho chiesto a mia madre
Anch'io ho chiesto a mai madre:
Perchè mi hai messa al mondo?
La poverina non sapea come risponder.
La stessa mia domanda l'aveva posta lei
alla sua propria madre.
E così via e via...
È più che naturale, a volte nella vita,
odiare i genitori perchè ci han generati.
Se ci sentiamo male se siamo assai avviliti
la colpa è sol la loro. Potevano pensarci
almeno un paio di volte prima di farci nascere.
Così ora veniamo odiati pure noi
dai figli generati.
Più problemi lor hanno e più male ci fanno
credendo siamo noi fonte, caprio espiatorio.
Al più presto ci vogliono vedere nella tomba
per pigliarsi con rabbia quello che noi lasciamo.
E questo se siam furbi...
Perchè se i nostri averi già glieli diamo in vita
un peso diventiamo e lo stesso desideran
che avvenga al più presto il trapasso che libera
da chi li ha amati tanto!
19.06.2012

Un dì ti confidai
Un dì ti confidai che non avevo pene.
Ma poi me ne pentii.
Il sole uscì di nuovo.
Volevo essere schietto,
aperto almeno a te.
Fu un madornale errore!
M'innamorai di te...
Ormai tu conoscevi qual era il mio segreto,
potevo ora ricredermi?
Così negarti tutto?
Impossibile!
E tu, che pur mi ricambiavi,
volevi che io spiegassi,
svelassi ancor di più.
Il tutto risaliva ad un lontano giorno
in cui mi ritrovai in una selva oscura.
La lupa mi guardò e il pene mi strappò.
Quanti dolori e pianto mi afflissero d'allora!
Finchè non riconobbi che anche senza si puo'
provare tanto amore e regalarne ancora.
Io senza pene e tu... ?
Or con un uomo in più.

Anche un angelo sa parlare
Anche un angelo sa parlare quando gli viene da esternare
tutto il male che vede intorno sulla via del suo ritorno
mentre vi compie un miracolo urgente.
Ti dice in faccia quello che pensa; non ha potuto fare un bel niente
di fronte alla grande sfrontatezza di chi gli ha rubato la gaiezza.
Gaiezza e forza sono sinonimo di entusiasmo che muove il cosmo.
Senza di esso l'angelo stesso no ci riesce a essere lesto,
a svegliarsi la mente, a scrollarsi di dosso il male fattogli fin dentro all' osso.
La cattiveria che lui subisce è simile a ciò per cui svenisce
il buon Superman, la Criptonite, che però lui tra vita e morte
puo' evitare e continuare, come il protagonista che sa parlare,
perchè alla fine trionfi il Signore!
25.07.2012 ore 02:50

Siam tutti nati
Siam tutti nati con la camicia:
non conosciamo nè guerra nè fame
che i nostri cari purtroppo han vissuto,
ce l'hanno descritto, ci han raccontato
per filo e per segno con gran dolore
pianto e miseria che avevano attorno.
La disperazione su loro pioveva,
ogni qualvolta avevano fame
non c'era una briciola da masticare.
Stomaco vuoto diventato a metà.
Il proprio si sa, si puo' calmare
pensando ad altro con rassegnazione.
Ma che si prova quando si sente
un bambinello svegliarsi di notte
con un lamento lievo, piangente:
 "Mamma ci ho fame, non mi dai niente?"
In più il terrore di attacco aereo
dove in un attimo un paio di bombe
 distruggono interi quartieri, i parenti,
gli amici, quelli che noi di più amavamo.
 Chi non è stato colpito rimane stordito,
assorto con sguardo fisso si chiede ancora:
"Son vivo, son morto?"
 Uè tu, che non sai cosa significhi
   quel gran tormento chiamato guerra
  apprezza la sorte che ti è spettata.
  Diventa più onesto con gli altri e te stesso,
 dividi quello che hai in abbondanza
pensando ai bambini che vivono adesso
 come quel figlio di guerra affamato.
Sciogli il tuo cuore, apri le braccia,
vieni con me, non dimentichiamo!
30.01.2010 ore 17:50

Di mia mamma   17.10.200
Di mia mamma vi narro    
con ironica verve
da lei a me tramandata
io su carta traslata. 
Lei qualunque argomento  
ci rendeva frizzante,    
pur se superficiale       
suonava interessante.   
Padronanza di stile,  
espressioni assai chiare,  
italiano perfetto,
idee belle e geniali.
Attirava a sè tutti.  
Presto si ritrovava   
a lei attorno     
per le gran fesserie     
o le gran verità        
che riusciva a inventare.   
Già avanzata negli anni      
lei sembrava ne avesse
un bel molto di meno.
Tengo foto di lei   
a settanta sembrava   
ancora cinquantenne. 
Pelle liscia, un po' rosea,  
senza borse, nè macchie,
sorridente e brillante,
elegante e avvenente.
Non perchè sia mia mamma,    
devo ammettere che         
una donna che è  giovan     
non ha forza o energia  
nè sue prerogative.    
"Terremoto" era il nome  
che le avevan trovato.  
La chiamavano già  
se appariva lontano.     
Una donna speciale       
di gran cuore e anche dolce.  
Lei, sicura di sè,  
col sorriso reagiva    
se derisa veniva.    
Sol perchè ra allegra 
quelli pieni di invidia       
cercavano di  offenderla    
non riuscendoci mai.   
Lei trovava parata    
la grossa battuta         
che a reagir li portava 
con la grossa risata.

Ci son cose nella vita
Ci son cose nella vita che non puoi dimenticare e
la nascita di Valy appartiene a quelle lì.
Nel vederlo nessun dubbio. Neanche prima mai ne ebbi.
Era biondo, lo sapevo, e i suoi occhi già vedevo
blu turchino spalancati rispecchiarsi dentro ai miei.
"Che miracolo! gridavan le mie amiche nel vederlo.
"L'hai ordinato e ricevuto, è un regalo straordinario!
Ma quest'era il desiderio che tenevo dentro il cuore
tutto unito alla certezza che nascesse come fu.
Lo vedevo e descrivevo, molti mi prendeano in giro.
"Un neonato è una sorpresa, come sai se sarà mai
proprio come lo vuoi tu?"
"Io lo so, ne sono certa. Resterete sbalorditi quando nascerà , vedrete.
E il miracolo era lì, si è avverato quel bel dì.
Or l'osservo e me lo guardo questo giovanotto d'oro.
È davvero un gran figliolo con un cuor grosso così
e con l'indole del nonno di cui tiene le sembianze.
È il tesoro della mamma profetessa assai felice
che ringrazia la natura per un dono così caro!
Si è avverato un desiderio che in realtà io mi portavo
da piccina, dagli albori della stessa vita mia.
Lo chiedevo molto spesso al mio caro bel papà:
"Perchè non mi hai fatto uomo,
biondo, forte, occhi azzurri proprio come lo sei tu?"
Gennaio 2004

La vita è
La vita è disperazione e felicità.
È come una goccia d'acqua
che scompare a vita d'occhio,
in un baleno, nel cadere su una roccia bollente.
Dobbiamo apprezzarla mentre sta cadendo,
fermare il tempo.
Fotografarla lentamente.
meravigliarci per la sua trasparenza,
la sua forma,
la sua lucentezza da pietra preziosa.
Così solo riusciremo a goderla.
poi si poserà sulla superficie
che arde al sole,
e...
scomparirà.

La passeggiatrice
Mi ricordo, la vedevo ogni giorno per la strada
sempre a quella stessa ora nel tornare dalla scuola.
Era bionda, alta , ben fatta. elegante, raffinata.
Sorrideva un po' a metà, non sembrava assai felice,
le mancava non so che .
Finchè un giorno cominciai a notar che il suo pancino
s'era fatto più pasciuto come il viso. Si vedeva
che mangiava volentieri...
Ma la pancia si ingrandiva quasi, quasi a vista d'occhi,
non poteva essere grassa.
Aspettava, era in attesa.
Me lo disse la mia mamma.
Rimaneva sempre ancora quel sorriso malinconico.
Finchè un dì bella sparì, non ci stava
a quell'angolo di via che io percorrevo ancora
di mattina e pomeriggio.
Mi dispiacque un pochettino anche se alla mia età
non capivo esattamente che facesse quella donna
tante ore passeggiando, un po' avanti e un poco indietro,
annoiata e senza meta.

Giuseppe Giusti
Purtroppo non sono parente a nessuna
persona influente o uomo importante.
sorretta non vengo, nè raccomandata,
non ho senatori, non ho un deputato
che spinger mi possan al successo anelato.
Ma ho un gran bel nome di cui vado fiera
del Giusti Giuseppe, mio avo lontano.
Se lo ricordate, di tempo è passato,
saprete che sembra un bel moschettiere
un giovin dabbene dal romantico cuor.
Scriveva anche lui, ha contribuito
due secoli fa a fare l'unione di nostra nazione.
Perciò chiedo a voi se siete disposti
a legger gli scritti che io mi diletto
a stilar ogni notte spontanei e veraci.
Ormai ne son tanti, contarli non so,
contengon qualcosa forse a vostro buon pro'.

È arrivata 28.04.2010
È arrivata la mezzanotte sento i gatti che fanno a botte sento te che miagoli ancora ma perchè son sveglio a quest'ora?
Cosa ho da dire che cosa mi aspetto? che lei mi chiami o scriva un biglietto.
Come ogni sera attendo invano meglio dormire qui sul divano.
Il dì comincia sempre assai presto. La notte scorre profonda e mesta:ma la mattina sono felice. Ti fai sentire e tutto dici.


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