Poesie di Giuseppe


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Diversità
Chiesi ad un villico una pesca
Disse di no e
Rivolse gli occhi al cielo
Chiesi ad una bella dama di giacersi con me
Disse di no e
Rivolse gli occhi al cielo
Appena me ne andai arrivò un Angelo
Salutò il villico
Sorrise alla dama
E senza aprir bocca
Ottenne una pesca dall'albero
E si giacque con la bella dama.

Candele
Quattro candele ho acceso stasera
Lucenti e profumate
La prima per vedere il tuo viso
La seconda per vedere i tuoi lunghi capelli
La terza per vedere i tuoi dolcissimi occhi
La quarta per vedere la tua bocca
Poi… ho spento tutte le candele
Per tenerti tra le mie braccia.

Ho sognato
Ho sognato un sogno di te
Bella, gioiosa, ridente
Nivee mi tendevi le mani
silvano fascino,
procace e provocante
offrivi
Sogno continuo, sogno selvaggio

Sei fiore, sgargianti colori
Chiassosi petali
Il tuo colore è il blu

Il mio sogno
Diventa fiaba
Elfi e gnomi e fate
Folletti e spiritelli
Nani e silfi

Vento e mare
Non svegliatemi
Potrei anche morire.

Come
Come passero senza nido
Come notte senza stelle
Come ruscello senza acqua
Come fiore senza rugiada
Come giorno senza sole
Come albero senza rami
Come uomo senza donna
Come valle senza fiori
Come bimbo senza madre
Come barca senza remo
Come monte senza pendio

Ecco, così sono io spoglio di te.

Come sento il ricordo
dei meriggi assolati
quando correvo
da casa allo stagno
spiando rapito
il passero implume
il girino brioso
la formica ostinata
le messi mature.

Sulle colline roventi
cianciavano
insetti loquaci ed
uccelli in amore.

Cigolando
un carro oscillante
sulla spinta dei buoi
lentamente arrancava
e con lui ciottolava
sulla strada sassosa
la ruota del carro.

Alitava un sospiro
nell'azzurro cielo
e la gente dei campi
tornava al lavoro.

E quando sei scomparsa mi son trovato
solo nel paesaggio
risplendente d'uno splendore
morivo con tristezza,
nessuno ti aveva mai amato
come io t'amavo,
davanti all'oro bruciato dell'occidente,
tra il canto melanconico che usciva dalla chiesa
e la gente del sagrato,
mi portai le mani al volto e piansi...

La ricerca
La ricerca di te
Sempre viva, sempre attuale

mi rende attento lo sguardo
la capacità di amare con gli occhi.

Gioco con il mio desiderio
freccia acuminata, profondità dell'anima.

Ho valicato monti e valli
Fiumi, laghi e mari
Ho attraversato

E non ti ho trovata
E' tardi, sono stanco ed afflitto
Mi rintano nel mio nido
E domani ricomincerò a cercarti

Muoio me stesso
Muoio con te
Muoio in te.

Gli occhi
Gli occhi e tutto
nascono dal mare
bianca spuma ti partorì

Trasparenza bianca

spiaggia e collina,
è il tuo corpo
nella continuità, giorno per giorno.

Un sorriso compare sulle tue labbra
come lucciola in fiorito campo.

Un dardo esce dai tuoi occhi
E mi trafigge

Pensier di te mi statua.

Aprimi
Aprimi le mani, le stringerò forte
aprimi le braccia, mi stringerò a te
aprimi la bocca, la riempirò di baci
aprimi il tuo cuore, lo riempirò d'amore
aprimi la tua anima e voleremo insieme

Autunno
Il mese a me caro,
disegna delicati arabeschi nell’aria.
Colori indefinibili si rincorrono e rosseggiano con le foglie.
Fa ancora caldo.
Ma ho freddo
Perché non sono amato
Il tempo è mutato e la stagione ha cambiato abito.
Ed io ? Sono mutato?

Sono un fiume di lava
E cado da scoscesi crateri
Tutto devasto
Tutto brucio
Tutto quello che incontro
Incenerisco

Incontro te

Ed anche tu
Devasti
Bruci
Incenerisci

Ma da questa cenere
Si alza impetuoso
Un grido

" Ti amo, amore mio."
Tu rispondi " Ti amo anch'io!"

Ed insieme veleggiano le nostre urla
Verso mondi irreali
Verso terre incantate.

Pensieri
Pensieri come risacca
Risacca come pensieri
Son loro che comandano
Io nulla posso

L’aria salsa del libeccio
scorteccia il mio tempo

L’aria ferma del pomeriggio, dopo pranzo,
canta i grilli del prato fiorito

L’aria densa della sera
Mi riveste

Canto il giorno che nasce
Canto il giorno che muore
Un giorno
ho passato con me stesso.

Onomatopee
Tin tin
Sona dolce nota
Gre gre rende eco la raganella
Cri cri s'appaia il grillo
Cra cra sul ramo il corvo
Cip cip gorgheggia il passero
Pio pio s'alza dal nido
Bu bu si sente in giro
Plòp plòp fa la bottiglia
Toc toc s'apre una porta
Mm mm son pien di dubbi
Ho finito e ricomincia
Il solito
Tran tran

La speranza
Di lacrime e sorrisi
Io generata fui

Come arcobaleno
Sta tra pioggia e sole

Momenti avranno gli uomini
in cui crederanno di avermi perduta
Momenti di sconforto
Ma io sarò sempre lì
Tra loro

Chi sei dunque?
Disse Efesto, il Dio del fuoco
Figlio di Zeus ed Era

"Io sono la Speranza"

Non è ombra
Non è ombra la mia vita
Nella mia mente e nelle mie parole
dipingo la vita

Il respiro dei fiori
proiettato in dimensioni di spazio,
il cantico di un ruscello
fronde che sparpagliano
ed i pensieri diventati forme vive
ed i tuoi profumi in petali delicati.

Mordo l'ansia ridotta a brandelli
Soffro sofferenza
Ma sono vivo!

La Madre
Il tuo nome, semplicemente senza nome.

Le tue mani, lunghe ed affilate
ancora mi cullano
come bimbo impaurito

Il tuo sorriso, sempre dolce e mite
evoca lampi

Le tue dolci parole, echeggiano amore
e risuonano nel mio cuore

Le tue preghiere , a Dio rivolte
chiedono grazie e doni
per me soltanto

Il tuo cuore batte e pulsa
son io l'oggetto

I tuoi sacrifici, troppo profondi per le lacrime

Ora non ci sei più

Quanto amore
quanta tristezza e nostalgia
quanto ti venero
quanto ti invoco
Madre mia!


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