La pianta di fico Stanze spoglie, finestre logorate dal tempo, l'umiditą stacca la vernice secca dalle pareti che cade su pavimenti invecchiati; tende strappate, essiccate dal sole e macchiate dalla pioggia; fiori, secchi, in vasi dimenticati, terra arida attorno che non ricorda pił il sapore dell'acqua, dove lombrichi non vi troverebbero cibo; porte svuotate dove le termiti ormai non vi trovano pił legno; piatti rotti, sporchi, invecchiati, posate arrugginite dalle forme strane; soffitti crollanti, crollati; dipinti sepolti nelle macerie; fuori deserto arido ad un angolo di queste mura crollanti una pianta di fico dai frutti dolci, nutriti dall'astro e ricoperta da foglie verdi che la vestono e attorno a lei la vita che germoglia.
Lo Scoglio Guardo! Con gli occhi di un gabbiano, le tue acque, sono la mia fonte! Mi danno la vita, mi permettono di volare sulla tua superficie, cavalcare le tue onde ed immergermi dentro di te, per rinfrescarmi dai raggi del sole che dopo un lungo viaggio mi avevano consumato. Mi ridanno la forza, di risalir su fino alla tua superficie per aspettarti sul nostro scoglio, che ormai conosce l'ora del nostro appuntamento. |