Poesie di Angelo Lo Giudice


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La pianta di fico
Stanze spoglie, finestre logorate
dal tempo, l'umiditą stacca la
vernice secca dalle pareti che cade
su pavimenti invecchiati;
tende strappate, essiccate dal
sole e macchiate dalla pioggia;
fiori, secchi, in vasi dimenticati,
terra arida attorno che non ricorda
pił il sapore dell'acqua, dove lombrichi
non vi troverebbero cibo;
porte svuotate dove le termiti ormai non vi
trovano pił legno;
piatti rotti, sporchi, invecchiati, posate
arrugginite dalle forme strane;
soffitti crollanti, crollati;
dipinti sepolti nelle macerie;
fuori deserto arido ad un angolo di queste
mura crollanti una pianta di fico dai frutti
dolci, nutriti dall'astro e ricoperta da foglie
verdi che la vestono e attorno a lei la vita
che germoglia.

Lo Scoglio
Guardo! Con gli occhi di un gabbiano, le tue acque,
sono la mia fonte! Mi danno la vita, mi permettono
di volare sulla tua superficie, cavalcare le tue onde
ed immergermi dentro di te, per rinfrescarmi dai raggi
del sole che dopo un lungo viaggio mi avevano
consumato. Mi ridanno la forza, di risalir su fino
alla tua superficie per aspettarti sul nostro scoglio,
che ormai conosce l'ora del nostro appuntamento.

 


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