Poesie di Alessandro Gioia
Home page Lettura Poeti del sito Racconti Narratori del sito Antologia Autori Biografie Guida Metrica Figure retoriche |
Le scritte sui muri lasciano il segno. Sassi e salite, alberi e bellissimi fili d’erba incontrai da bambino. Accadde tutto nei miei sogni infantili, nelle fredde notti tedesche. Sui muri di periferia Graffiti e scritti: “ Gli stranieri fuori!” Non era poesia, e io da piccolo non capivo, indifferente a quel comando, crebbi. Ma lo straniero ero io! Dava, forse, fastidio la mia presenza. La mia assenza, in fondo, bene accettata. Quelle scritte ci sono ancora, sui muri delle nostre coscienze emigrate. Sull’anima di mio padre.
| Spesso domando a me stesso chi siamo o cosa siamo diventati, del bel paese che eravamo, fatto di colline, montagne innevate, e di vini antichi, nati da viti disperse di fianco a brulli sentieri, ora quasi nulla. Questo niente diverso, crudo, atroce qualunquismo, figlio di coscienze stordite, illumina le nostre vie, i nostri animi gaudenti. Ma c’è ancora…il mare, che non è cambiato, sempre verde azzurro, dai gabbiani sorvolato, è lì, ci guarda, osserva proprio noi, con stralunata aria, quasi umano, ci commisera, in silenzio. Solo l’andirivieni di spumeggianti onde, lo fa parlare…e uno stanco pescatore, che ammira conchiglie, in attesa di una sera, diversa e fiera, gli parla.
|
| Non i petali, non il suo stelo Un dolce oblio spesso si sofferma in me: quando osservo un prato, le mucche, l'edera e le querce, e attraversando queste sublimi immagini che trascorrevo la mia spaesata infanzia. Come può un fiore farti del male? Come può tradirti? Può invece ferirti l'ansia dell'umanità per via di un diamante, ma non i petali, non il suo stelo. Ed è da piccolo che sogno un mondo migliore, una sociale giustizia, che adesso se ne va in giro a far la puttana, forse per indifferenza, per assonnata pigrizia. Ma ricordo bene i borghi del mio paese, quando tornavo da un altro stralunato mondo germanico, dove mio padre emigrò per buscarsi del pane, valigia color anni settanta, camicia a quadroni e poca voglia di sorridere, poi mia madre, poco più che bambina, poche letture da piccola, tanti problemi in famiglia, ma credo ancora nella bellezza dei fiori, nella dolce estetica dei petali, nel color verde del suo stelo, ed è lì che li ritrovavo. Giacevano in silenzio tra il belare delle greggi, in mezzo a contadini ignari e felici. Questa calma, ora, il silenzio di adesso, mai mi abbandona, e mi ricorda le valli di allora, che baciavano le alture loro sorelle, ed esplodevano i colori, nella natura genitrice, nel mio mondo di illuso sognatore. |