Poesie di Giuseppe Gigliobianco
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| MMXI Aqua et igni interdicere / Inaequalem non timent Syrtim Caribdaeum nec saevum gurgitem. Prurientes a Niliacis navigant mimae Lascivae a Lybicis saltatrices oris. Luxuriosam undique Mediolanum petunt. Conviviis frequentes et theatris adsunt Sed Scylla durius hic latet monstrum stemmatis atrox Italiae adsertor alienas quaerit magistratus puellas ultra pontum ad expellendas. Nocte excubantem Mauram Imperator adspicit mammosam statimque calescit. Aqua et igni interdictam Igne suo refovet. (aqua et igni interdicere = vietare l’uso dell’acqua e del fuoco =condannare all’esilio) Non temono il burrascoso golfo della Sirte, nè il crudele gorgo di Cariddi. Le attrici stuzzicanti navigano dalle coste Egiziane, le ballerine lascive da quelle Libiche. Da ogni parte puntano alla lussureggiante Milano. Affollano le cene e i teatri, ma un mostro più feroce di Scilla qui si nasconde, coraggioso difensore della nobiltà Italiana il magistrato cerca le ragazze straniere per espellerle oltre mare. L’Imperatore vede la Marocchina tettona sveglia nella notte e subito si infiamma, riscalda col suo fuoco lei che era stata privata dell’acqua e del fuoco. Cane Nero. Martialem legi, placuit, aemulor |