Poesie di Andrea Giancarli


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Ne faccio la mia religione
Tradito e nudo,
disperso in una radura deserta,
luogo di perdizione
che ha il sapore della morte,
sapore che a volte è più piacevole
di quello insipido dell’abitudine.
Si decolora tutto ciò che tocco qui,
si disperde ogni speranza
che qualche istante fa sembrava tale,
e piano muoio già dimenticato
prima di esserlo.
Il silenzio che c’è qui
è talmente assordante
che piano divento cieco e muto
per riequilibrare i sensi.
Il silenzio che c’è qui
è talmente denso
che molecola dopo l’altra
prende corpo e prolifera
dinanzi ai miei occhi
ormai orbi e sanguinanti…
diventa uomo e parlandomi,
pur essendo sordo,
percepisco le sue grasse parole:
“Io sono il Signore Dio tuo,
non avrai altro Dio all’infuori di me”…
come un cancro entrano in me
e a testa china,
prostrato e devoto
ne faccio la mia religione.

Insonnia
Sonnolenza.
Mi distendo sul letto
come il sole lungo l'orizzonte
parecchie ore prima.
La notte mi scandisce i pensieri
che all'unisono tornano prima di questa morte,
poi il sonno deraglia nei sogni.
Risveglio prematuro che mi annega
di nuovo nella realtà,
umido mi affanno
e di punto in bianco
sonnambulo mi ritrovo qui...
di nuovo a vomitare
parole buie senza voce.


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