Arabella...
Arabella,(F.B.),era abituata,da sempre,ad avere tutto.
Cresciuta nel lusso e nei vizi,aveva ereditato una grossa fortuna dai
genitori,venuti a mancare all’improvviso.
Essendo figlia unica,aveva ereditato tutto lei.Casa,negozi,fortune.
La sua vita era sempre trascorsa serenamente.
Adesso,si trovava ad affrontare la realtà,difficile,seppur piena di soldi e
di lusso.
Un giorno,però,accadde che,per strada,si trovasse ad incontrare una clochard
alla quale,pur essendo ricca,non aveva voluto donare nulla.
La clochard che,in realtà era un Angelo,le disse che era egoista e la volle
punire.
Le disse che,dal giorno seguente,si sarebbe dovuta guadagnare da vivere come
tutti.
Arabella,per niente intimorita,si fece una grossa risata.
L’Angelo le disse che non doveva ridere del dolore altrui e di se stessa
e,mentre Arabella stava facendo per andarsene,l’Angelo
scomparve,lasciando,dietro di sè,una scia luminosa.
Arabella,per niente turbata,riprese la sua vita di sempre,come se non fosse
accaduto nulla.
Trascorsa la giornata,andò a riposare.
L’indomani mattina,si svegliò e,al risveglio,non poteva credere ai suoi
occhi.
Non era la sua stanza da letto quella nella quale si trovava.Cosa ci faceva
in quel letto piccolo,misero,che non era il suo?
Forse,stava sognando?Ma era un sogno o un incubo?
Si alzò di corsa e andò a specchiarsi nello specchio di un grande mobile,
adagiato alla parete di fronte al letto.Non era lei quella riflessa nello
specchio.
Ma che cosa stava accadendo?La sua casa non era più la sua elegante casa.Il
suo corpo non era più il suo splendido corpo.E il suo viso!
“Dio mio,ma sono orrenda”,esclamò Arabella.
“E’ come se fossi in un sogno terribile”,pensò fra sè.
E,chissà perchè, si ricordò della clochard incontrata il giorno prima.
“Mi avrà scagliato una maledizione!”
E si ricordò anche delle parole dell’Angelo apparso al posto della
clochard...
“E tutto per non averle dato una moneta.”
“Dove sei?”,gridò Arabella.”Dove sei?”
“Sono qui.”E apparve l’Angelo,avvolto in un fascio di luce.
“Che cosa mi è successo?”,chiese Arabella.
“Sei stata punita per la tua arroganza e presunzione.”
“No,ti prego.Non mi comporterò più male con nessuno.Te lo prometto.”
“Va bene.Ti darò ascolto.”
“Ma bada,io ti osservo.” E andò via.
Arabella disse fra sè,”E ora?”
La giornata passò in fretta.Più velocemente del solito.Calò la
notte.Arabella andò a riposare.
L’indomani,si svegliò.Aprì gli occhi.Era di nuovo nella sua bella casa.
Corse allo specchio.Era di nuovo lei.
“L’Angelo è stato di parola.”
“Mi toccherà darmi una regolata se non voglio finire di nuovo come prima.”
Le cose,invece,andarono diversamente,perché Arabella continuò ad essere la
solita di sempre.
Finchè,una sera,nei pressi di casa sua, incontrò nuovamente la clochard.
“Ciao,Arabella.”
“Come fa a conoscere il mio nome?”
“Perchè io sono te.Ciò che tu diventerai.”
“Ma cosa stà dicendo!”
“Io sono te,fra qualche anno.”
“Perchè non hai dato ascolto all’Angelo,apparso al posto mio?”
E scomparve.
Arabella,spaventata,corse a casa.Ma la sua bella casa non c’era più...
Al suo posto,un anonimo palazzo,con anonimi appartamenti.
Salì le scale di corsa.Entrò in casa e andò allo specchio.La “vecchia”
Arabella non c’era più.
Vi era una nuova Arabella,vecchia e avvizzita dal tempo,con abiti laceri e
stracciati.
“Nooo!”,gridò Arabella.
“Perchè non ho ascoltato l’Angelo?”
Mentre,disperata,si accasciava sul letto,sentì una voce che le
diceva...”Svegliati,svegliati.E’ ora di alzarsi e andare a scuola.Sono le
sette.”
Arabella non credeva ai suoi occhi...”Buongiorno mamma.”
Era una ragazzina e stava per prepararsi per andare a scuola.
Era stato tutto un sogno.Un terribile sogno.
“Sapessi,mamma.Ho fatto un sogno terrificante.”
“Prometto che,da oggi,cambierò.Non sarò più la solita viziata e capricciosa
di sempre.”
“Certo,”rispose la mamma.
Arabella,felice,guardò,per un attimo,verso il cielo,che quella mattina
sembrava più celeste del solito.E,mentre stava guardando,fece l’ occhiolino
e sorrise.
Sapeva che qualcuno,dall’alto,la stava osservando...
Il vecchio marinaio...
Un pescatore,ormai in là negli anni,passava le sue lunghe giornate a
rammendare le sue consunte reti da pesca sul molo del piccolo porticciolo.
Di là passava sempre un bambino,un ragazzetto di otto anni.Spesso,quando
marinava la scuola,andava a sedersi accanto al vecchio pescatore e
l’osservava.
Gli piaceva guardarlo mentre faceva rinascere a nuova vita le sue reti da
pesca che,ormai,non usava da tanto tempo.
Il vecchio e il bambino si facevano compagnia a vicenda,ogni tanto si
lanciavano uno sguardo,però,non parlavano.Stavano tutto il tempo in
silenzio.
Fino a quando,un giorno,il ragazzino rivolse lo sguardo verso il vecchio e
gli chiese...”Come ti chiami?”
Il vecchio lo guardò sorridendo e gli disse:”Finalmente...Mi chiamo Gesualdo.”
“E tu come ti chiami,piccolo bambino?”
“Mi chiamo proprio come te,ma a me tutti mi chiamano Aldo.”
“Ma guarda un po’ che strano,”disse il vecchio,ridacchiando dietro la sua
grande pipa.
Rimasero in silenzio.Si erano simpatici,questo era certo.
Dopo un po’, Aldo disse che doveva tornare a casa.
“Scusami,ora devo andare.Mamma non sa che sono qui.Ci vediamo la prossima
volta...Ciao.”
“Ciao,piccolo Aldo.La prossima volta che ci vedremo ti racconterò qualche
storia di mare.Sai,ne ho tante da raccontare.Ciao e salutami la mamma.”
Aldo si allontanò velocemente e,come un fulmine,fu subito dietro
l’angolo,sparendo fra la folla.
Passarono diversi giorni ed il bambino non si vedeva.Il vecchio pescatore
era un po’in ansia,quando all’improvviso, lo vide sbucare dal vicolo di
fronte al molo.
“Ciao,Gesualdo,sono tornato.Mi racconti una storia?”
“Ciao.Certo che te la racconto.Vieni,siediti affianco a me.”
E iniziò a raccontare...
“Tanto tempo fa,c’era un giovane pescatore innamorato del proprio lavoro e
del mare. Quando non lavorava,amava passare le ore a fissare il mare.Era un
po’ triste perchè non era innamorato.Sognava sempre di incontrare una
giovane fanciulla ,che lo facesse innamorare.”
“E l’ha trovata?”,gridò entusiasta Aldo.
“Aspetta,fammi continuare,un po’ di pazienza,”rispose il vecchio.
“Un giorno,il giovane marinaio,stava fissando il mare,quando gli sembrò di
udire una dolce ed esile voce femminile che lo chiamava.Chi sei?,grido’ il
giovane.E come fai a sapere il mio nome?Guarda verso il mare,e mi vedrai.Il
giovanotto così fece e,meraviglia delle meraviglie,vide una splendida Sirena
che nuotava fra i flutti del mare.”
“Cos’è una Sirena?”,chiese Aldo.
“E’ una creatura mitologica,di fantasia,che però tutti i marinai giurano di
aver incontrato almeno una volta nella vita.”
“Bello!Continua,”disse il bambino.
“Il ragazzo,come vide la bella Sirena,se ne innamorò perdutamente.La
Sirena,a sua volta,si innamorò di lui.Così,una notte,mentre il giovane
marinaio si incontrava di nascosto da occhi indiscreti,con la bella
Sirena,la ragazza chiese al marinaio di andare con lei.Avrebbero potuto
vivere insieme nell’immensità del mare.Il marinaio avrebbe voluto dirle di
si,ma questo significava abbandonare tutto e tutti per sempre.Così,le disse
di no.La Sirena lanciò un urlo terrificante e scomparve nel mare.Per giorni
il marinaio tornò nottetempo in riva al mare sperando di rivedere la
Sirena,ma la fanciulla era scomparsa.Dopo qualche giorno...”
“Si si,Gesualdo continua,questa storia è bellissima,”,gridò a gran voce il
bambino.
E Gesualdo continuò..
“Dopo qualche giorno,stavo dicendo,si seppe in paese che alcuni marinai
avevano ripescato in mare una strana creatura priva di vita.Il giovane
marinaio,non appena sentì profferire queste parole,senza neppure appurare
che fossero vere o meno, corse fino all’alta scogliera e si lanciò giù nel
mare,annegando.E in paese si racconta che,da allora,nelle notti di luna
piena, si vedano in mare due figure che nuotano l’una accanto all’altra.E in
molti credono che si tratti della Sirena e del bel marinaio.”
“Che bella storia,però è un po’ triste”,disse Aldo al vecchio marinaio.
“Si,è un po’ triste,ma è una storia d’amore e soprattutto di amore fra due
creature completamente diverse fra loro.Questo è il potere dell’amore,caro
Aldo.”
“Va bene,lo terrò presente,Gesualdo.”
“Ora,però,devo andare.E’ quasi ora di pranzo e devo essere a casa fra un
po’.”
“D’accordo,”rispose Gesualdo.”Alla prossima volta.”
Come di consueto,passarono diversi giorni e il bambino non si vide.
Poi, un pomeriggio,comparve sul molo con la sua mamma.
“Buongiorno,Gesualdo,lei è la mia mamma.”
“Fra il vecchio marinaio e la donna ci fu uno sguardo di intesa.”
“Ci conosciamo?”,disse la donna.
“No,mia bella signora,non credo,”rispose il marinaio,mentre continuava a
lavorare alle sue reti.
“Mi racconti,anzi,ci racconti un’altra bella storia?”
“Certamente.Sedetevi qui accanto a me,”
“Tanti anni fa,il mare era pieno di pericoli.Le acque del porto,da un po’ di
tempo,erano infestate dalla presenza di un mostro marino, che impediva ai
pescatori di pescare.Le donne del paese andavano in chiesa a pregare per
scongiurare delle disgrazie.In paese viveva una fanciulla molto bella che
amava il mare più di se stessa.Spesso, si recava in spiaggia a passeggiare
lungo la riva del mare.Un giorno,mentre passeggiava,comparve il mostro
marino che,con voce roca e tremante gridò a tutti che se avesse potuto avere
quella fanciulla,sarebbe scomparso per sempre.I genitori della ragazza erano
disperati,non sapevano cosa fare.”
“Che storia avvincente,”disse la mamma di Aldo.
“Bella,vero?”,rispose il ragazzino.
“Allora,dicevo...La fanciulla prese una decisione importante.Avrebbe
sacrificato la sua vita per salvare il paese.E così fece.Salì sulla rupe più
alta della scogliera e aspettò che il mostro marino si facesse avanti.Dopo
un po’,il mostro era là.Per un attimo, lo sguardo della fanciulla incrociò
quello spaventoso del mostro,ma non ne ebbe paura,anzi vide brillare nei
suoi occhi una luce particolare.Era la luce dell’amore.La fanciulla,a quel
punto,si lascio cadere fra le spire del mostro e,insieme,scomparvero per
sempre negli abissi del mare.Da quel giorno,sparirono entrambi.La fanciulla
e il mostro...Però c’è chi giura di averli intravisti dall’alto della
scogliera.”
“Che belle storie che racconti.Non smetterei mai di ascoltarti.”
“Vero,mamma?”
“Certo.””Eppure ho come l’impressione di conoscervi.”
“Mi avrete visto qui sul molo,sicuramente.”
“Ora dobbiamo andare.Vieni,Aldo.”
“Ciao,Gesualdo,alla prossima.Mi racconterai qualche altra bella storia.”
“Certamente,piccolo.Ciao”
Si lasciarono così.Il piccolo Aldo andò via,voltandosi, di tanto in tanto, a
guardare Gesualdo, la cui figura andava sparendo gradualmente.
Dopo alcuni giorni,pur essendo una giornata piena di vento,Aldo si recò sul
molo.Questa volta aveva chiesto il permesso alla mamma.
Con sua grande delusione,non trovò il vecchio marinaio.Chiese un po’ in giro
ma nessuno sembrava lo conoscesse.
Poi,incrociò un uomo,anche lui un marinaio,che gli disse che si c’era un
vecchio marinaio, che spesso si metteva sul molo ad aggiustare le reti,ma
che era scomparso da diversi anni.Era morto.
Un giorno si era allontanato in mare con la sua piccola barca,e non aveva
più fatto ritorno.
In paese si raccontava che il suo spirito benevolo,di tanto in tanto,
apparisse,a chi se lo meritava,e gli raccontasse avventurose storie marine.
Il piccolo Aldo non capiva.
“Io sono solo un bambino.Se questa storia è vera,perché è venuto proprio da
me?”
Aldo,rattristato dalla notizia della scomparsa di Gesualdo,tornò a casa e
raccontò tutto alla mamma.
La mamma lo guardò e poi disse...”Adesso ho capito perché credevo di
conoscerlo.”
Corse nel soggiorno e andò a prendere un vecchio album di fotografie.
“Ecco dove lo avevo visto.”Ed indicò un signore,molto simile al vecchio
marinaio.
“Questa è la foto del tuo bisnonno.E’ il nonno di tuo padre.”
“Voleva conoscerti e insegnarti una cosa importante.Anzi due.”
“Che il mare è un bene prezioso e che non bisogna mai giudicare le persone
dal loro aspetto,perché dentro di loro si nasconde sempre un grande
mistero...”
Aldo guardò la mamma e le regalò un grande sorriso.
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