|
Lo scambio
Meditando alle radici d'un pioppo
arsa, m'inchinai sulla corrente
scorgendo un lucente singhiozzo
nell'alveo del corso
ricolma d'ansia com'ero
adagiai le due stelle, non ancor spente
nell'azzurro d'una stola di raso
ricamata di soffice neve
irrorata da sprazzi di sole
Meraviglia!
Svanirono dinnanzi i miei occhi!
La folata di vento mi sussurrò, d'attender il tramonto
Nell'oltremare di seta, nottata in concerto
m'accorsi d'un convulso fermento..
Trionfo nel firmamento!
Per abbaglio confuse, in odio e dolore
l 'avevano esiliate ad errare..
Tripudio in onore di
Giustizia e Amore!
Sguattere
Femmine apparecchiate a dovere
perse nei dedali del tempo
rotolando nel limbo di sfarzosi banchetti
assecondano potenti lascivi
ai loro istinti peggiori
scalando la vetta agli allori
affondano nei gironi infernali
della coscienza
E sarei io la strega!
Con che maestria
rubasti il mio cuore!
Con qual sortilegio
lo legasti al guinzaglio!
E ora, pendo ogni secondo
spiando ogni sguardo
curando ogni parola
che sgorga dall'anima
respiro in attesa
d'annusare ancora l'odore
travolgente, a me familiare
e vago fra boschi e pianure
fra corolle appena sbocciate
dedicandoti ogni pensiero
erro nell'incantesimo
spaziando fra mille cose da fare
in me ogni istante
ninnata, trascinata dalla corrente
quieto il malumore
mai potrei interrompere...
il corso del fiume
Amerò ancora
Non si lega un'anima al vento
amerò ancora più forte domani
un soffio
non può spegnere
la passione del fuoco.
Illusa
Apogeo della casta
catasta di gramigna in orbita
nullità polari
saccenti onorati
d'oneri sornioni
espressionisti amorfi
artigiani arenati
e tu, femmina
neo agguerrito
aneli a dissotterrare quei geni sepolti
rigonfi i tuoi teneri seni, dolenti
ambiziosa, vorresti nutrire
colmare d'estasi e amore
stomaci avidi
folli, rigurgitanti..
Approdo
D'anomala onda mi lasciai cullare
risvegliandomi ai confini dell'oltremare
un nonnulla in balìa della burrasca.
L'infinito, effigiato di stelle
mostrò la rotta, a me smarrita
remando controcorrente
nel vuoto assoluto
esausta approdai nella battigia
col viso incipriato di sabbia
da tiepidi sprazzi di luce, illuminata.
Inermi palpebre incollate di sale
si dischiusero appena
visioni di gabbiani in incetta di cibo
con striduli gridi
destarono le mie membra sciupate.
Risorgimento!
Aquila ch'espande le ali
planando in follie universali
predatore sfuggente fra ombre volteggia
a strascico propaga ideali
camaleontica rolla fra sfumature infinite
ultimo approdo,
utopico sogno...
A Giacomo
In solitudine scriveva poesie
nelle sue isolate stanze dorate
creava odi e poemi
e dalla sontuosa finestra
mirava la transumanza
che varcava porta Cerasa
incuriosito, dal signorotto impettito
a braccetto con la giovane figlia da maritare
gote rotonde imporporate
come fuoco sacro, nel viso spiccavano
volteggiava leggiadra
col vestito migliore
fra ceste colme di frutta,
mele, uva ed arance
profumi inebrianti la stuzzicavano
ma pudica, chinava il suo capo
a sguardi curiosi
che lo scorgevano.
L'arrotino spandeva coltelli
ne affilava le lame, con maestria
urla assordanti decantavano i suoi pregiati servigi
il pecoraio dal canto suo imitava tal arte
propaganda pura, di lana pregiata della pupilla
il migliore capo, a lui tanto caro
con cravatta bisunta
barattava a caro prezzo
per un quarto di bue!
L'oste mesceva il suo vino migliore
e con la parnanza insudiciata
prendeva l'ordinazioni, agli avventori
intanto le comari,facevano chiacchiere
s'aggiornavano sugli avvenimenti
più succulenti..
di scandali a loro, non uno sfuggiva
creando fantasmagoriche favole e dicerie
tonde zitelle,
che nessuno mai
ebbe coraggio
d'accompagnare all'altare
colmo l'otre, il fiele sgorgava da labbra irrigidite.
C'era chi vendeva le stoffe migliori
pizzi, cotoni, ricamate stole di seta
corredo di gaie donzelle..
il parroco pacato, si mischiava nel girotondo
delle pecorelle smarrite
comunicando il verbo a lui fedele
intanto i fanciulli si rincorrevano, creando scompiglio
con sonore risate passavano lieti le ore.
E' uno strano racconto
un giorno del passato, al mercato
loschi figuri, negli ultimi tempi
han velato di un'ombra il suo onore,
la storia di un uomo solo
che mirava tutto dall'alto
scrutava con garbo l'animo umano
placando il suo genio
Un poeta gentile
che lasciò a noi miseri posteri, versi soavi
i suoi versi migliori
e risplenderà per sempre, nei secoli!
Prego
Mentre il sole si spegne fra i colli
io fra i filari, corro
sfuggo all'autunno
che fra le mie gambe
vorrebbe morire..
Un padrone fallito
di una vigna incolta, ribelle
un acino acerbo
non consumato
e corro, corro
annuso le fronde
impregno le mie candide membra al tepore
elargito dall'unico Dio
al quale mi prostro
senza chieder perdono
ma della luce ringrazio
la luce, che in lui confonde
mille anime vive, assopite
prego al risveglio di coscienze
di una madre ormai moribonda.
S'impicchi la figlia di Tifone ed Echidna!
Risorgano gli immacolati e leali architetti
seppelliscano le ambiguità, le distorsioni
divulghino al vento, umilmente
l'originale sontuoso progetto
a piedi ignudi demoliscano i muri e l'innalzino al cielo.
Buona Pasqua
Se fossi un agnello
dal candido vello
or ora, non renderei grazie al cielo
penserei ai miei fratelli
sgozzati celebrando una festa.
Bestemmierei al credo
di anime pie in brama di sangue
ignobili e corrotti, ovvero
s'affrancano così, dai peccati…
Inorridirei in nome di un Dio
che tanto sacrificio chiede
ad anima pura..
Proprio ella
la più tetra
redenta d'atroci bestialità
persevera.
Ma ahimè la mia natura
vuole che sia
solo un uomo
che scorge un agnello
dal candido vello
sulla via del macello.
Per un cuore che pulsa
Perle amare
rotoleranno sui tuoi lineamenti
Lui pescatore in balìa dei frangenti
le raccoglierà in una rete di seta
adornando il tuo collo elegante
catturerà un rubino scarlatto
e sarà incastonato al tuo petto
sigillo in pegno, d'un cuor trepidante
ruberà un riflesso dorato
decorando il tuo anulare aggraziato
spillerà dall'aurora una veste rosata
in cui ammanterà le tue membra avvilite.
Cheto, getterà l'ancora nel silente gelido inverno
dal suo rumore sarà intiepidito
a lui, ti arrenderai, eclissando il pianto isolato.
Lingue di luce arderanno
avvampando i vostri lividi volti
propagando effluvi confusi...
Brina rovente.
Ad ogni orma, accanto un'impronta
La vostra alchimia a disgelo
scioglimento d'un polare paesaggio
Logge
Rotolano come pietre
i pensieri fra le righe
come ciottoli vagabondi
arrotondati
fruttuose immagini
s'infrangono nel vuoto
un abisso immaginario
soffoca fertili passioni
discese elucubrate
dottrine conformate
in vita senza vita
ali pignorate..
estri senza meta
tarpati alla partenza
miraggi depredati
da sterili furfanti..
Asettici potenti
garbati educatori
euforici in sordina
vili e pusillanimi
alzano muraglie..
tirano le fila.
L'ottentotta
L'uomo curioso, ingordo.
inseguendo distrazioni
calpestò un'orgogliosa creatura
venuta da una terra infuocata
l'unica colpa, grandi labbra a ventaglio
atipica razza dell'Africa nera
quasi un babbuino evoluto.
Un animale da circo
un cuore pulsante colmo di speranza
ambiva un roseo futuro
ma per l'avidità di fauci vogliose
divenne una star d'insozzati sobborghi
al giro di panoramica ruota
come la vita, mito di un bordello alla moda
ignoranti fauci vogliose
l'esposero spoglia, senza vergogna
aride menti in incetta di gloria
comprarono carne al macello
di una povera donna
ormai libera..l'anima.
Sdegnosi la modellarono.
Imbalsamata, spalmata di cera
racchiusa in una teca..
placò nobili occhi
carenti d'umanità...
Via di fuga
Uno stormo di rondini
osservo,
diserto per qualche istante
smetto di badare un macchinario
a me riservato
dilungo la catena invisibile
che la gola circonda
ora
affacciata alla soglia
quasi senza respiro
rubo un momento
socchiudo i miei occhi
e fuggo via
fantasticando, mi tuffo
accompagno il loro viaggio
un volo leggero, verso paesi più caldi
una danza acrobatica, coordinata
in unanime ritmo
modifichiamo lo schieramento
creando svariati dipinti
opere d'arte in movimento
per sfondo, uno zaffiro chiaro lucente
meraviglioso
in una tela naturale dipinta
chiamata:"Mondo".
Giorno di pioggia
Gocce ticchettanti
inondano un vetro, come la mia mente
il nulla riempie s'accavallano pensieri
rincorrono memorie d'un lago,
quieto cobalto
leggermente tediato
dal gracidare e ciclico frinire
alternato ai palpiti d'un organo carminio
armonioso canto intonato
zaffiri raggianti, verdi gemme contempli,
vellutate ciliegie mi lambivano il ventre,
un tiepido nodo, saliva alla gola
sensi in subbuglio
cocente passione, alle soglie del pudore
ansimanti respiri, corde vibranti
languidi colpi sfogavano
in ardenti rugiade, infuocati e rauchi sospiri;
dalla finestra, scorgo un grigio disegno
molteplici gocce, rimembrano
un volto imperlato,
volgo lo sguardo, ritrovo
il tuo viso estasiato..
Speranza
Mendico un'ombra che ci avvolga
nella notte più profonda
invoco la sua benedizione
ci accompagni nell'incoscienza dei sentieri
d'indifesi labirinti intricati
come un padre che protegga e consoli
cullandoci tra le braccia
faccia svanire dell'indolenza, traccia
che assalga di sorrisi
i più nefasti e reconditi pensieri
appesantisca e allunghi ciglia
nel silenzio sopraggiunga
per rinvenire l'innocenza dell'infanzia
nei sogni il vigore che deserta.
Mani incatenate a prolunga solidale
l'unione che moltiplicò di battiti questa Madre
sfami le radici,
ridipinga di cangianti sfumature gli orizzonti
che appaghino blande iridi
quieti ansie...disseti vene aride
colori smunte pelli
tolga quei solchi ombrosi, da occhi luminosi
come ancora di salvezza..
una cascata ci rinfreschi d'ideali..
6 giugno 2011
Poetare
Imbrattare il bianco, insozzare un candido mantello
che volteggia fra vocaboli giocondi o parole amareggiate
esaltare i sensi ameni o il fiele che dall'assenza sgorga
per prender a pugni o accarezzare il cuore
neuroni roteanti, verdeggiano la mente
macchiando così, pagine desolate
illudendomi di cambiare il mondo
o almeno di gettar giovane breccia, nella sciagura
bruciar come fuoco ardente, nella ferita
variare il corso del mulinello
mutare un desueto borbottìo
castoro, architetto nel greto di un torrente
foglia lieve, nella tiepida ventata
la mia voce s'espande misera, nella carta
la sabbia delicatamente scende e svuota la clessidra
la bussola delle mie albe, inizia ad impazzire
il genio vacilla, e mi tradisce
lasciando esterrefatte e sbalordite
l'innocenti anime che s'avvicendano
fra le mie giornate
come spiegare loro, che non è dalla normalità
che sorge l'estro?
Solo chi vola senza ali
dai simili alla mia carne
trovo consolazione
loro fiutano, lo stesso odore
ma la pena è viva, l'anima afflitta
sono spaurita, dai pensieri vuoti
stordita e malinconica
ascolto il cuore, che parla a vanvera
la mente che s'azzuffa
e con pazienza rimetto
i versi in riga
e trionfante e plaudente
approda, l'incantata rima..
Ossequiosi
Una re-iena passeggia
sta andando al mercato
deve comprare pere mele e banane
dal macellaio
manzo, osso buco e tacchino
un litro di latte, uova burro e formaggio
un paio di scarpe e un nuovo vestito
barba e capelli, un nuovo profumo
completano il giro
riecco mascherata e ben rimpinzata la iena
ora sfugge all'occhio la sua vera natura
d'immonda creatura
al carnevale della sua vita
ossequiosi al suo tragitto
mentre ingrassa giovani pecore
per nutrirsi in futuro
ovini applaudono il suo ignobile animo
calcolatore..
ma la pecora ingenua non ha malizia
come avergliene a male..
quando non avrà più erba fresca
né vello né latte per nutrire i suoi figli
s'inchinerà e brucherà
e lieta degli sterpi rimasti
ringrazierà un Dio cieco
della sua carestia...
Il Popolino
Eh si, allietiamo
celebriamo di nonnulla
il popolino!
Lambito di chimere, effimere lusinghe
ed utopico cammino
Quel che conta è la dottrina
di potenza costituita
Volere è potere!
Vuoi potere?
A Noi il sedere!
Che dolere!
Per i ribelli, la forca abbiamo restaurato
che mai si dica, che ignoriamo la cultura!
Siamo Mastri d'antiquariato
lauto pasto, incantevole messaggio
farro, caffè, latte e televisione
succulenta colazione,
istruzioni per campare
come più conviene
il maiale è smagrito, il pesce avvelenato..
petroliere affondate,
evitiamo le verdure, è saltata una centrale
viste serrate, al passaggio della nube..
canoni da pagare, se, non sei asociale
ma tranquilli, siamo a guida della via
e le regole, son ripari, per chi è affine
comandamenti per emarginare ed isolare
nel contempo, sopra le vuote teste
aerei con petroli sperimentali
nuvole surreali
pioggia, sole, o uno tsunami..
cure e medici da pagare
di tendenza la malattia..
fra i ragli accodati per timore
fulgida forca fa capolino
lavori a capestro, sfavillanti ambizioni
dure restrizioni, facili da sforare
zanzare sempre pronte lì, a succhiare
il giogo stringe a strozzo..
..affannati, inconsapevoli, spettatori a capo chino, svagati
il Popolino, al Circo Massimo del duemila…
Vino
Decanto un incanto
rosso inebriante
come il mio sangue
poggio ingorde labbra, a calici
per non adirar il Dio
mai vorrei, far la fine del Trio
così sorseggio, degusto
innalzando la coppa
A te!
Nettare del passato
da gaie donzelle scalze pestato
declamo ebbre parole
alla terra, alle braccia
che ti han cresciuto
alla saggezza dei padri
che ti han seminato
ai tuoi verdi pampini dolcemente cullati
a loro alzo in alto il bicchiere
e brindo
remore allontanate
redini sciolte
troppo spesso imbrigliate, guance infiammate
esalto i miei sensi..
Vago
fra gente sfarzosa o sagre paesane
porgendoti omaggio
danzando in tuo onore...
(...ora
con magiche polverine a volte
ahimè… modificato
nota bene se ne faccia buon uso
evitarne l'ab-uso)
Rivolta
Colati a picco i sogni di ribellione
in ghingheri tre ciarlatani a tavolino
giocano a risiko
guidati da tiranni in sordina
fannulloni e straccioni ignoranti
rodeo di misteriosi personaggi
cavalcano tori furiosi
inneggiano slogan
ostacolando il passo
alla transumanza che pascola
avanzano convinti
al tiro di dadi
nella ragione della nazione
diritto, giustizia ed equità
verme sugoso che pende
cela un amo che lacera carni
ideali imbeccati in pigri cervelli
incedono verso la via
che fu trionfo in alloro
ai generali di Roma
a passo di gambero
cani rognosi
forgiano, la nuova storia..
Aborti mancati
Carne umana,
sacrificata, ignorata
mandata al macello
arbitrio a coscienza
giustizia in oblio
sul patibolo dell'egoismo
ritegno e contegno
obliato sostituito
incosciente dominio
predatori feroci
mamme, mogli, sorelle
in balìa di tiranni
brutali spietati
con gli istinti peggiori
violenza di branco
evoluzione in regresso
grembo fecondo
depredato, sciupato
Farfalle stropicciate
Ricordo la soglia
tu con le chiavi in mano
mi aspettavi
accorta e guardinga
intimorita da cotanta perfezione
a me insolita,
con cautela calcolavo ogni movimento
spaurita di peccar su tal rigore
come cristallo di sale
si sciolsero soavemente le parole
le mie ali si piegarono
non volendo scompigliare il ritmo
rintanai i miei pennelli colorati
col grigiore, apparvero stonati
in un angolo in disparte
per non turbare i tuoi pensieri
mi annidavo come polvere.
I miei sogni ricorrenti
divennero vignette di fumetti:
"Perché? Che faccio qui?
Dove son morte le emozioni
dove non c'è aria
solo odore nauseabondo
tristezza e banalità
avrò confuso porta?"
Ma restai ancora un po'
fiutavo e memorizzavo
tale squallida realtà
ingerivo veleno
e lentamente mi assopivo.
Ritrovai l'energia
che ogni giorno mi spillavi
segregata in cassaforte.
La rubai!
Mi alzai riflettendomi nei tuoi occhi
Ciechi, non mi vedevi!
Reclamavi amore senza darne.
Non potevo elargirne
ad un granello di sabbia che vola via alla prima sferzata di vento
a chi, rinchiude farfalle in una teca
a chi, ama pesci negli acquari.
Un mattino presto
volsi lo sguardo verso est
appollaiata sul davanzale
spalancai le ali
presi i miei pennelli stropicciati
feci un balzo
e iniziai a dipingere il
il mondo, a modo mio..
Apri
In una casa viva, pulsano due cuori.
Apri!
Sarò la donna che scriverà i tuoi giorni
il mio nome inciderò
con l'oro, a fuoco
nella tua mente
ti farò vagare, nelle mie terre calde
e pioniere dei miei sogni
arso e stanco,
innalzerò una fontana, alla tua sete
ti disseterai, dal nettare delle mie vene
avrai fame delle mie carni
e nell'ombra della notte
delizierò ogni tuo respiro
oblierò sotto il mio mantello scuro
l'ira dei tuoi nemici
vinceremo assieme, i malevoli pensieri
i dubbi, rinfrancherai la tua ombra
donerò a te le mie ali, se saprai
camminare al mio fianco
e metterò radici..sulla tua terra
sarò fragile pena del tuo cuore
tu pericolo fedele
imprigionato alle mie catene
non disperare
il tempo ci è amico, nulla è mutato
ho solo nascosto la chiave
nella sabbia
ma, nel tuo cuore
la mappa per trovarla.
Apri!
Farò di te
delle mie mura..Re
Lei lui l'altra
Cercava invano gli occhi dell'altra
frugava vicoli stranieri
smarrito in filosofie stravaganti
sapori stuzzicanti
che inebriavano il palato
esaltando i sensi
lambiti da caldi colori
da sete ricamate fruscianti
pelli lievemente ambrate
unte da esotici profumi
risplendevano nel sole
ma di lei, non v'era traccia.
Alfine vinse la tristezza
reminiscenze di ombre quotidiane
affollarono la mente
anche se non più entusiasmanti
rievocarono in lui
l'appartenenza ad altri mondi
Mentre il molo s'allontanava
sperava che l'immagine di lei
riempisse il suo orizzonte
ma non accadde.
Tornò mesto al casolare.
Lei era lì, come sempre
altera, ma coricata ad ora tarda
il fato crudele
si prese gioco di loro
non c'era futuro
esaurito il tempo per tornare indietro
per poter lenire quel tenero dolore
che traspariva, nell'ultimo istante
il momento tanto atteso
lui per la prima volta..
Ma era tardi
troppo tardi!
Fino al giorno in cui ultimò i suoi giorni
rimembrò un tenero sorriso
occhi gentili, innamorati.
Infine s'accorse, di non aver mai guardato
gli occhi di lei.
Approdo
D'anomala onda mi lasciai cullare
risvegliandomi ai confini dell'oltremare
un nonnulla in balia della burrasca.
L'infinito, effigiato di stelle
mostrò
la rotta, a me smarrita
remando
controcorrente
nel
vuoto assoluto
esausta
m'abbandonai nella battigia
col
viso incipriato di sabbia
da
tiepidi sprazzi di luce, illuminata.
Inermi
palpebre incollate di sale
si
dischiusero appena
visioni
di gabbiani in incetta di cibo
con
striduli gridi
destarono
le mie membra sciupate.
Risorgimento!
Aquila
ch'espande le ali
plana
in follie universali
predatore
sfuggente fra ombre volteggia
a
strascico propaga ideali
camaleontica
rolla fra sfumature infinite
ultimo
approdo,
utopico
sogno...
Censura
Bocche cucite con fili di seta
lingue ai crocevia
vocali bloccate in dogana
corde sbriciolate
sfinite usurate
geni sugli attenti ai confini
pensieri in standby
pertiche di rovi intrecciate
corde tradite
dal mi cantino del potere accordate
lettere in alta divisa per la parata
penne strozzate essiccate
inchiostri simpatici
su fogli ricamati a dovere
maschere ad un carnevale incolore
incartapecorita la stampa
a stento la satira alza la cresta
saluta l'alba
innalza un coccodè...confuso
Voci legate ad un cappio, impregnato di grasso.
Muti!
Marinaio
Marinaio
Uomo rude, ombroso
salpa dal porto verso l'ignoto
naviga l'infinito
con lo stesso orizzonte
spezza frangenti
traccia innumerevoli rotte
da levante a ponente
sfreccia su paesi a lui sconosciuti
incantevoli perle rare, cela quel mare
fra la calma appararente
a lui compagna
ascolta lo scricchiolìo
il legno racconta, il passato glorioso
lamenta i suoi acciacchi
come un vecchio, brama riposo
sotto le stelle
accanto al timone
un boccale, lenisce la solitudine
distanzia le pene
stremato e solitario
fa scalo nel porto a lui 'sì distante
abbraccia una donna
di lingua diversa
ma, senza parlare, per pochi soldi sorride
con nostalgia
sogna un viso a lui familiare
angosciato,trepidante
che attende…
..ogni sera, sul molo dal quale è partito
scruta lontano lo stesso orizzonte
che l'ha inghiottito
dove lui, è svanito
attende, che una prua squarci quell'onda
che a lei, lo riporta..
|